Yakuza: Like a Dragon, recensione - IlVideogioco.com


Grazie alle sue storie in grado di traslare le atmosfere tipiche di molte pellicole giapponesi sulla criminalità organizzata in un videogioco, la serie Yakuza di SEGA è riuscita negli anni a conquistare tanti fan anche in occidente. E l’ultimo episodio rilasciato in questi giorni promette di fare altrettanto. Yakuza: Like a Dragon ha infatti tutte le carte in regola per soddisfare sia gli appassionati di vecchia data che quella fetta di utenza che per la prima volta si affaccerà eventualmente nel suo mondo.

Questo grazie a un riuscito mix di meccaniche vecchie e nuove, che a parte qualche piccolo inciampo riescono comunque a concorrere bene nella riuscita dell’opera. Detto questo, vi lasciamo alla nostra recensione della versione Pc (Steam), uscita assieme a quelle per PS4 ed Xbox One lo scorso 10 novembre. Buona lettura.

CIAO KAZUMA, BENVENUTO ICHIBAN

Considerato una sorta di reboot della serie Yakuza, Like a Dragon è anche il primo gioco in cui protagonista non è lo storico personaggio di Kazuma Kiryu. La storia, ambientata a Yokohama, nel distretto di Isezaki Ijincho, vede infatti l’ingresso in scena di un nuovo eroe. Si tratta di Ichiban Kasuga, uno scagnozzo di una famiglia di basso rango della yakuza di Tokyo. Un personaggio che dopo aver scontato 18 anni di prigione per un crimine che non ha commesso, torna in libertà solo per scoprire che nessuno aspetta il suo ritorno e che il suo clan è stato distrutto dall’uomo che rispettava di più.

Ichiban decide di scoprire la verità dietro al tradimento della sua famiglia e di riprendersi la sua vita. Così riunisce attorno a sé un gruppo di emarginati: Adachi, un poliziotto ingiustamente degradato dopo essersi opposto al suo corrotto capo, Juro Horinouchi; Nanba, un’ex infermiere senzatetto, che ha perso la sua licenza dopo essere stato scoperto a rubare e vendere medicine sottobanco, e Saeko, che gestisce un cabaret di Nonomiya ed è proprietaria della storica soapland Otohime Land. Insieme vengono trascinati in un conflitto tra esponenti della malavita locale e devono affermarsi per diventare gli eroi che non si sarebbero mai aspettati di essere.

Yakuza: Like a Dragon

Like a Dragon è il solito free-roaming a semi mondo aperto, con un gameplay che è praticamente quello tipico della saga, se si eccettuano delle interessanti aggiunte specie nelle fasi di gestione e in quelle di combattimento.

A conti fatti si può come sempre liberamente girovagare per le vie della città, imbattendosi in occasionali risse, parlando con la gente o procurandosi svariati item utili per l’avventura. Casinò, sale giochi e locali di strip-tease sono luoghi adatti a trascorrere qualche ora in allegria, magari gustandosi qualche spettacolino.

Allo stesso modo si possono frequentare locali, partecipare a diversi mini-giochi gareggiando magari in una corsa di go-kart senza quartiere per Yokohama, e svolgere decine di sotto-avventure nelle quali il buon Ichiban deve soddisfare le richieste di qualche personaggio che popola le vie della city. Una volta ottenuto un indizio da un passante o dal proprietario di un negozio, giusto per fare due esempi, scatta la missione da compiere, e a quel punto non resta altro da fare che intraprendere la strada più breve per raggiungere la zona segnata in rosso sulla mappa.

Yakuza: Like a Dragon

L’ambiente di gioco è abbastanza grande, capace di dare la sensazione di trovarsi in un’area più grande di quanto non sia in realtà. Il nostro simpatico eroe potrà perfino trovare lavoro tramite l’ufficio di collocamento: nel corso della storia, infatti, si possono sbloccare nuovi mestieri, dal Bodyguard al Musicista, per un totale di 19, per accedere ai quali ci vorranno però dei requisiti ben precisi. Per esempio, solo chi possiede un Ardore alto può abbracciare la carriera da Chef acquisendone le varie abilità anche in combattimento.

Lo stesso discorso vale anche per i personaggi del party: lavorare, insomma, è un elemento importante dell’avventura. Il motivo? Semplice, consente, come detto, anche di acquisire nuove abilità speciali nei combattimenti e accrescere le caratteristiche dei personaggi, migliorabili attraverso un sistema di upgrade in stile RPG. Ciascuno di loro vanta infatti un albero di mosse potenziabili tramite l’esperienza acquisita al termine di ogni combattimento o di attività particolari (come scritto poco sopra, anche lavorando).

COMBATTIMENTI A TURNI

Yakuza: Like a Dragon

Queste caratteristiche diventano fondamentali durante gli scontri con i membri di altre gang o dei semplici teppisti. E qui arriva una delle novità più importanti di Yakuza: Like a Dragon: per la prima volta assoluta, i combattimenti si svolgono a turni, come in un gioco di ruolo. Questo significa che le battaglie avvengono in gruppo, con ciascun elemento del party che attende un proprio turno per compiere un’azione specifica.

La parte divertente di tutto ciò è che il giocatore sostanzialmente vive queste situazioni in base a come le reinterpreta nella sua mente Ichiban. In pratica quando lui e i suoi amici si imbattono in un manipolo di delinquenti, la scena cambia in un turbinio di colori viola. E quando i due gruppi di contendenti si ritrovano faccia a faccia, hanno un aspetto diverso dall’originale: sono diventati, di fatto, una “versione” ruolistica delle rispettive controparti reali, così come li immagina il protagonista.

Questo significa che, come nei classici RPG, oltre a utilizzare attacchi fisici, combo e mosse particolari, utilizzabili da un apposito menu a croce su schermo e con i pulsanti del pad, i personaggi sono in grado di lanciare incantesimi, ma in un contesto demenziale, cariche di quella tipica ironia giapponese presente da sempre nella saga.

Yakuza: Like a Dragon

Qualche esempio? Nanba diventa un abile mago e tra le magie che può lanciare ce ne sono alcune legate al suo alcolismo. Altre, invece, al suo modo di vivere. Una delle sue mosse più celebri è il Rutto Scottante, mentre quella forse più trash attira dei piccioni sui nemici… col risultato che potete ben immaginare.

Ovviamente anche gli avversari dispongono di armi e tecniche particolari, sempre legate alla loro condizione o al proprio “mestiere”. Il maniaco palpeggiatore sfrutta così le sue “doti” per intimidire le donne del party avverso. Il mentecatto, generalmente sotto sedativi nella vita di tutti i giorni, utilizza la sua siringa al narcotico per addormentarli.

Se poi consideriamo che si possono evocare degli alleati in battaglia via smartphone, i cosiddetti Pestamici, come gruppi di aragoste-samurai o intere nubi di scoregge, il quadro appare completo. Eppure, contrariamente a quanto possa sembrare, il combat system di Like a Dragon non è solo divertente. E’, infatti, anche ben stratificato con un livello di difficoltà crescente. Questo aspetto rende necessario pianificare, specie contro i boss, delle strategie intelligenti per uscirne vincenti.

Unica pecca, come in molti giochi di ruolo, il fatto che alla lunga alcuni combattimenti risultano noiosetti, soprattutto quelli ripetuti, fatti per guadagnare esperienza. Dove invece non abbiamo novità di nessun tipo, è la parte tecnologica.

Tuttavia, nonostante Yakuza: Like a Dragon poggi le sue basi sul vecchio Dragon Engine riesce a ben figurare su computer. Soprattutto con i settaggi grafici al massimo. Noi lo abbiamo provato a una risoluzione 1080p e a 60fps con vari filtri ed effetti settati al massimo. Il tutto senza particolari problemi. Ci siamo goduti una Yokohama credibile visivamente, con le insegne al neon luminose dei negozi e dei locali che si stagliano sulla gente che affolla le strade, e si riflettono sulle pozzanghere d’acqua, i bar pieni di vita e la pioggia che talvolta si abbatte sull’asfalto.

Caricamenti rapidi e, per chi ha la scheda grafica adatta, supporto ai 4K nativi completano il quadro di un’opera nel complesso ben confezionata.

Anche il doppiaggio originale, che conferisce maggior peso e credibilità ai personaggi –  i cui volti nelle scene di intermezzo sono estremamente curati – e l’intero comparto audio sono di buona fattura e contribuiscono a calare meglio il giocatore nel mondo di Yakuza.

COMMENTO FINALE

Yakuza: Like a Dragon ha tutte le potenzialità per diventare uno dei capitoli più interessanti dell’intera serie. Questo grazie alla localizzazione dei testi in italiano e ad alcune interessanti novità nel gameplay.

Nonostante il cambio di protagonista e alcuni momenti un po’ ripetitivi, il titolo si fa giocare e apprezzare molto bene. Questo grazie al suo stile unico, che trae parecchio vantaggio dalla sua caratteristica ambientazione, dall’impronta cinematografica e da quegli elementi di contorno che affiancano la trama principale. Un gioco insomma tutto da scoprire, per i fan vecchi e nuovi della serie.



Vedi Post Originale: https://www.ilvideogioco.com/2020/11/18/yakuza-like-a-dragon-recensione/


0 Comments

Lascia un commento