The Last Of Us 2: Jackson, catturare l’immaginario


Esploriamo attraverso la photo mode di The Last Of Us 2 gli scenari più iconici del nuovo titolo Naughty Dog. Prima fermata, Jackson.

Abbiamo detto molto riguardo The Last Of Us 2, eppure l’ultima fatica di Naughty Dog continua a essere un catalizzatore di contenuti.

Qualche giorno fa abbiamo creato una breve guida introduttiva che illustra le particolarità della photo mode del gioco. Oggi, invece, vogliamo spingerci oltre e andare a esplorare più da vicino i vari scenari attraverso la modalità fotografica, cercando di esaltare dettagli, punti d’interesse ed emozioni che tali luoghi possono far scaturire nel giocatore. La prima tappa è Jackson, la cittadina dove tutto ha inizio.

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Il seguente articolo contiene spoiler riguardanti le prime ore di gioco di The Last Of Us 2. Se non avete ancora superato la zona iniziale di Jackson, vi consigliamo di astenervi momentaneamente dalla lettura.

Cala il sole su Jackson

Dopo il dialogo d’apertura, il giocatore si trova a controllare (in totale continuità con il primo capitolo) Joel mentre torna a Jackson insieme a Tommy.

Questa cavalcata iniziale, scandita dalla presenza dei titoli di testa, ha ricevuto naturalmente una maggiore cura da parte del team di sviluppo, dato che è il primo contatto diretto che si ha con il gioco e, quindi, deve stupire e attirare il giocatore all’interno dell’universo narrativo. L’attenzione all’illuminazione è sicuramente l’aspetto cruciale.

I raggi di sole che filtrano attraverso le fronde degli alberi sono altamente scenografici e ci accompagnano fino all’esplosione di luce che invade il vasto campo posizionato su un’altura nei pressi di Jackson. Qui sono presenti pochi elementi, ma (principalmente per il fatto che si tratta di una delle sequenze di gioco più lineari del titolo) sono tutti posizionati in una composizione tale da riuscire a recare un’idea di profondità incredibile, grazie soprattutto all’elettrodotto, che si staglia su una diagonale che indirizza lo sguardo fino a un’alta vetta in lontananza.

Tutta questa luce in procinto di scomparire, il sole che tramonta per dar spazio alle tenebre, sembra alludere al fatto che tutto sta per cambiare. Cala il sipario sulla storia di Joel e si apre su una molto più cupa (almeno inizialmente) contraddistinta dai personaggi di Ellie e Abby.

Assistiamo a un cambio di tono molto importante, che in qualche modo indica al giocatore il suo imminente avventurarsi in un territorio scomodo, molto più maturo rispetto a quanto abituato.

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Jackson: ultimo baluardo di umanità

Quando entra in gioco Ellie, ci svegliamo in questa cittadina dove la vita sembra essere ripartita. Troviamo persone al pub, bambini che giocano con le palle di neve, cacciatori che portano le loro prede ai negozianti, anziani seduti sotto al portico. La comunità di Jackson sembra una delle tante realtà rurali americane in procinto di scomparire.

È come se il mondo non fosse mai cambiato, come se nessuna infezione avesse mai spazzato via più di metà della popolazione. Le persone sembrano vivere, non sopravvivere.

Ovviamente, ci accorgeremo presto che al di fuori di quelle mura la realtà è un’altra, ma tra di esse sembra persistere un costante senso di sicurezza. Mentre all’esterno ci troviamo ad affrontare le pene dell’inferno, tra le mura di Jackson le persone continuano a vivere in modo civile, un po’ come una sorta di Eden tra le montagne del Wyoming.

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Lo chalet

Prima di lasciare Jackson in cerca di vendetta, Ellie si dirige in uno chalet avvolto dalla neve in cerca di Joel.

Una volta entrati, si viene subito catturati da una forte luce (che a prima vista pare quella di un fuoco, ma che si scopre invece provenire da una lampada) che si espande sulla parete adiacente a una grande vetrata.

Il contrasto tra i colori provenienti dalle due fonti luminose cattura immediatamente l’occhio, facendo notare al giocatore un ambiente immobile, dove ogni forma di vita (tranne Ellie) è stata privata di mobilità, come illustrano bene i trofei di caccia appesi sopra al camino.

Questa è una sezione di gioco molto spinosa; quella che darà il via alla narrazione. Quindi, quest’immobilità, amplificata da un silenzio sempre più lacerato da urla strazianti, fa crescere la tensione in modo costante, fino a condurre il giocatore alla lunga scalinata diretta verso la cruda verità.

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Un nuovo spiraglio di luce

A differenza della maggior parte delle sequenze contraddistinte da un lutto, la sezione successiva alla morte di Joel è accompagnata da un cielo sereno, luminoso, solcato solamente da qualche nuvola. Una visione in controtendenza con le emozioni di quello specifico momento. Sembra, in qualche modo, riprendere le prime sequenze di gioco illustrate poco sopra.

La “lunga” processione verso la casa di Joel ci mostra una città ricoperta da candida neve che risplende sotto i raggi solari. Il vialetto è sommerso da fiori e biglietti per la vittima della brutale violenza, apparentemente immotivata.

Arrivati nell’abitazione, si ha la stessa sensazione provata poco prima all’interno dello chalet. Il tempo sembra essersi fermato in un momento di sublime tranquillità. La luce filtra dolcemente dalle finestre (esattamente come faceva all’inizio tra le fronde degli alberi), i panni stazionano appesi ad asciugare, i lavori manuali rimangono intagliati per metà, le chitarre giacciono silenti.

Naughty Dog sembra voler catalizzare tutta la quiete in questa breve scena “pittorica”, prima di scaraventarci con tutta la forza in un mondo corrotto, accecato dall’ira.

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Qui si conclude la prima tappa del nostro viaggio per “catturare l’immaginario” di The Last Of Us 2.

Vi lasciamo spazio nei commenti per condividere con noi e gli altri lettori le sensazione che avete provato esplorando gli ambienti di gioco e, perché no, anche per mostrarci i vostri scatti.





Vedi Post Originale: http://multiplayer.it/articoli/the-last-of-us-2-jackson-catturare-limmaginario.html


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