Remote Life, la nostra recensione

È difficile nel 2019 applicare il concetto di sorpresa in un videogioco. Soprattutto se si parla di uno shoot’em up vecchio stile. Lo sviluppatore indie fiorentino Mario Malagrino, da tre anni lavora al suo gioco, al suo progetto, al suo sogno. E la sorpresa si concretizza in un nome che vi consigliamo di ricordare e di tenere d’occhio anche se non siete appassionati del genere: Remote Life.

Un titolo che fa – e lo diciamo fin da queste prime righe della nostra recensione – della realizzazione tecnica ed artistica i suoi capisaldi. Anzi, saldissimi.

Ed è la conferma che dedizione, passione, competenza e talento anche se non supportati da grandi mezzi economici si fanno notare quando sono preponderanti.

Remote Life è un vero e proprio capolavoro ed uno dei migliori shoot’em up a scorrimento orizzontale realizzati non solo negli ultimi tempi ma anche globalmente. Uno di quei giochi che sembra seguire la naturale evoluzione tecnica senza rifugiarsi nella pixel art o senza esagerare con effetti e design che non sono congrui.

Fatta questa premessa, vi lasciamo alla nostra recensione su questo gioco arrivato su Steam in versione “definitiva” (ma sempre in costante aggiornamento e miglioramento) per gli utenti Pc dallo scorso ottobre a firma Next Game Level.

Buona lettura.

LA TERRA È IN PERICOLO, LA MINACCIA È SCONOSCIUTA

In una galassia lontana lontana, no, scusate, siamo nel ventitreesimo secolo e la tecnologia sulla Terra ha fatto passi da gigante (come è lecito aspettarsi). Gli Stati Uniti della Terra ed il pianeta tutto, sono scossi da una misteriosa forza preponderante che un mese prima degli eventi ambientati nel gioco aveva distrutto con estrema semplicità un intero avamposto spaziale. Non prima di aver segnalato una massa enorme di origini sconosciute.

Parte una missione di ricognizione ma questa non ha esito positivo: la navicella viene distrutta inesorabilmente da una forza aliena soverchiante. La triste conferma è agghiacciante: la Terra è minacciata… ed i mezzi non sono certamente dalla nostra. Un manipolo di navette ed un pilota dovranno servire per portare a termine una missione suicida per salvare l’umanità. Una missione che sembra un girone dantesco fantascientifico dove John Leone, un pilota ambizioso, deve districarsi in 16 livelli pieni zeppi di nemici ed in un’ambientazione estremamente ostile contro nemici armati fino ai denti ed installazioni spaziali veramente difficili da espugnare.

Non mancano una santabarbara di tutto rispetto e nemici di fine livello che faranno di tutto per abbatterci e continuare nel loro terribile intento: conquistare la Terra.

TRA R-TYPE E PROJECT X MA ANCHE Z ED X-OUT…



Giocando a Remote Life non si guida soltanto una navetta armata di tutto punto, che ricorda vagamente la R-9 di R-Type, ma si pilota – idealmente – una macchina di ricordi non indifferente. L’ambientazione ricorda i cliché dei giochi e dei film horror di fantascienza. I riferimenti ovvi ad Alien (dal punto di vista cinematografico) sono evidenti ma oltre a R-Type a livello videoludico, ci vengono in mente classici come Turrican, come X-Out e Z-Out (tutti titoli Rainbow Arts, ndr) o Project X di Team 17.

La nostra battaglia va contro una razza aliena fatta di creature aggressive e creature biomeccaniche. L’ambientazione sempre cupa è comunque spettacolare con un mondo aggressivo attorno a noi sempre vivo ed in movimento. Ogni livello ha le proprie peculiarità ed ovviamente insidie. Il problema oltre ad evitare i proiettili ed i missili nemici anche le pareti delle basi che sono sempre in movimento e che provocano anche esplosioni spettacolari in grado di distorcere l’ambiente e di far notare alcuni dettagli dello sfondo dell’ambientazione. Parleremo a breve dell’aspetto grafico.

Il gameplay è piuttosto classico anche se è ravvivato da alcune missioni particolari. Oltre a sparare a tutto spiano contro tutto quello che si muove ed ha più di due zampe (cit.) dovremo di tanto in tanto affrontare missioni di scorta evitando, dunque, che la nave da noi protetta venga distrutta dagli alieni. Questo ravviva il mero “spara spara” anche perché avremo in alcuni casi l’obbligo di muoverci in tutte le direzioni per raggiungere degli obiettivi sparsi in questi particolari stage che hanno mappe simili a veri e propri dedali. Questi si alternano ai classici livelli a scorrimento ovviamente.

Inoltre, il nostro John Leone potrà essere promosso di grado. Questo permetterà a lui (ed a noi) di accedere ad ulteriori due tipi di navetta che hanno caratteristiche migliori rispetto a quella base soprattutto per la velocità e la potenza di fuoco.

Lungo il nostro percorso, ovviamente, sarà possibile raccogliere armi sempre più devastanti. La raccolta è simile a quanto abbiamo visto in Project X. Abbiamo quattro tipologie di armi dalla A alla D tra le quali potremo giostrare il nostro stage. Non si potranno utilizzare tutte in contemporanea ma potremo alternarle (o switcharle). A parte la tipologia D che sono bombe e bombazze di vario tipo, le altre tre famiglie di armi sono le solite conosciute: missili, laser, plasma. Giusto ricordare come queste armi se attivate, avranno colpi limitati ma devastanti ed altamente spettacolari. Ci sono ovviamente i proiettili infiniti che, comunque, fanno il loro sporco lavoro ed il loro dovere nonostante siano poco spettacolari. Ma si sa, a volte è meglio tirare di punta a porta vuota ed essere sicuri di segnare piuttosto che piazzarla di classe con la seria possibilità di mangiarsi un gol fatto.



Non mancano altri bonus disseminati quali vite supplementari (mai troppe nonostante la patch più recente venga in favore dei giocatori casual aggiungendo un cuore al livello di difficoltà più semplice e partendo da 5) e dei pod in stile R-Type. Questi, però, hanno durata limitata di pochi secondi. State certi, però, che in quel brevissimo lasso di tempo, sarete veramente devastanti.

Inoltre, ed è un dettaglio non da poco, gli spari sono direzionali ed è possibile anche bombardare da dietro visto che le nostre mitragliatrici si girano a 360 gradi. Serviremo pan per per focaccia pure a chi ci minaccerà dietro il nostro “tubo di scappamento”.

Insomma, il gameplay di Remote Life è veramente interessante con un livello di sfida arduo e meritevole delle famose sette camice.

Altre due note sul gameplay: non esiste un punteggio, il classico score, ma come detto possiamo migliorare la reputazione del nostro pilota permettendogli di utilizzare ulteriori due tipologie di navette. Nondimeno sarà possibile ricominciare la partita dall’ultimo livello (o missione se preferite) raggiunto.

La longevità è abbastanza ampia trattandosi di uno shoot’em up e soprattutto ha anche un ampio tasso di rigiocabilità.

CAPOLAVORO DI GRAFICA E SONORO



Stentiamo a credere che Mario Malagrino sia al suo primo gioco ma è così e speriamo di sentire più spesso il suo nome accostato ad altri progetti. Remote Life oltre ad offrire un ottimo gameplay, una bella sfida e tanto divertimento ma propone un comparto grafico eccellente ed a tratti (ampi tratti) spettacolare.

Le varie ambientazioni spaziali, i dedali biomeccanici, i nemici, le esplosioni, le distorsioni date dalla potenza delle deflagrazioni e così via sono tutte allo stato dell’arte. Finezze vere e proprie in ogni angolo. Ogni pixel trasuda classe e – come dicevamo ad inizio di questa nostra recensione – ed è congrua con quella di uno shoot’em up moderno.

Non c’è la pixel art anche se è possibile scegliere due filtri retro che rendono l’aspetto del gioco vintage e datato, ma di default c’è un comparto visivo pulitissimo e dettagliatissimo. A tratti ci ricorda con le dovute proporzioni X-Out e Z-Out soprattutto.

Luci, effetti particellari ed animazioni sono altamente spettacolari. Una vera e propria gioia per gli occhi e sono strappa applausi per chi ama questo genere grazie anche ai tanti dettagli maniacali.

Apprezziamo anche l’interfaccia utente che offre anche un’informazione interessante: il livello di missione completato. Noi abbiamo molto gradito.



Dicevamo di una grafica congrua. Si perché lo stile proposto (si parla di 3d pre-renderizzato e che a primo acchito è più simile ad un 2d) in questo gioco vale mille volte un altro 3d che in determinate ambientazioni e contesti non c’entra molto. E conferma che se fatte bene, le due dimensioni rendono ancora bene il concetto, soprattutto negli shoot’em up a scorrimento.

Il sonoro accompagna più che degnamente l’azione. Non solo effetti di grande livello (con tanto di chicche “metalliche” di tanto in tanto) ma anche e soprattutto le musiche che scandiscono l’azione. Di puro effetto ed incalzanti. Qualcuna è anche in grado di dare un po’ d’ansia come è giusto che sia per il tipo di ambientazione affrontata.

COMMENTO FINALE

Remote Life senza troppi giri di parole è un grande capolavoro. Una perla indie italiana che parla inglese visto che il titolo è localizzato nella lingua di Albione. Ma chiaramente questo non è un problema anche perché nel corso del gameplay sarà del tutto ininfluente. Ed i pochi che ascoltiamo nonché le informazioni di inizio livello sono piuttosto abbordabili.

Mario Malagrino è spuntato dal nulla con questo suo titolo che omaggia i grandi del passato già ampiamente citati nel corso della nostra recensione. Un gioco umanamente quasi perfetto che offre divertimento e sfida. Unite una direzione artistica di grandissimo pregio grazie anche ad un sapiente utilizzo dei tool di sviluppo. Abbiamo detto quasi perfetto. Si perché manca la possibilità di giocare al fianco di un amico. Andare a caccia di alieni in buona compagnia fa sempre piacere. Inoltre, Remote Life a tratti è veramente difficile anche se quest’ultimo dettaglio è comunque soggettivo.

Scelta obbligata se siete amanti degli shoot’em up vecchio stile. Titolo che, però, è anche in grado di offrire alcune piccole varianti al gameplay per rinverdirne la giocabilità. Sicuramente, una delle più grandi, e gradite, sorprese di questo 2019

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Fonte: Remote Life, la nostra recensione