
Ci sono smartphone che si posizionano bene nel mercato, e poi c’è Vivo X300 Ultra. Un prodotto che non cerca di piacere a tutti, che ha un prezzo da capogiro e che su un aspetto preciso, il comparto fotografico, fa semplicemente uno sport diverso rispetto a qualsiasi concorrente attualmente in commercio. Vivo ha accumulato anni di know-how sulla fotografia computazionale, ha stretto una partnership solida con Zeiss e ha messo tutto in questo flagship: hardware, software, ottiche, accessori. Il risultato è uno smartphone pensato per chi vuole il meglio, senza compromessi, in campo foto e video.
Per la prima volta la linea Ultra di Vivo sta per arrivare in Italia, già questa è una grande notizia e se rientrate nella categoria degli appassionati di fotografia, di chi porta lo smartphone al posto della reflex nei viaggi importanti o di chi semplicemente vuole il massimo disponibile in questo momento, X300 Ultra merita tutta la vostra attenzione.
Video recensione di Vivo X300 Ultra
Contenuto della confezione
La confezione include lo smartphone e il cavo USB-C. È presente anche la cover protettiva ufficiale, mentre una pellicola in plastica la troverete preapplicata allo smartphone.
Separatamente, Vivo ha reso disponibile un kit fotografico composto dal Camera Grip con batteria extra da 2300 mAh, dalla cover con agganci e dal teleconverter Gen 2 Ultra da 4,7x di ingrandimento, pari a circa 400 mm equivalenti montato sul tele da 85 mm. In fase di lancio è disponibile in bundle omaggio con lo smartphone, e se siete interessati all’acquisto è sicuramente una buona occasione da considerare, basta registrarsi qui (fino al 15 aprile).
Design, Display e Qualità Costruttiva
Il design di X300 Ultra riprende quello del predecessore X200 Ultra con variazioni limitate, e siamo onesti: non ci ha convinto del tutto. La doppia colorazione del pannello posteriore e la scritta orizzontale ci lasciano qualche dubbio e se dovessimo scegliere tra le generazioni preferiremmo l’estetica più sobria dello scorso anno. Sono gusti, ovviamente, ma vale la pena dirlo. Quello che invece non si discute è la qualità costruttiva: frame in metallo, vetro anteriore con protezione Armor Glass, certificazioni IP68 e IP69 contro polvere, acqua e getti ad alta pressione. Qualità effettiva e percepita ai massimi livelli.
Il modulo fotografico posteriore si è ulteriormente ispessito rispetto alla generazione precedente, ma non per ragioni estetiche, come vedremo tra poco quando parleremo di ottica. Il peso è di 237 grammi, non pochissimi, però la distribuzione è buona: il modulo si appoggia naturalmente sull’indice durante l’uso con una mano, rendendo l’ergonomia più accettabile di quanto ci si aspetterebbe sulla carta. Lo schermo è da 6,82 pollici, quindi siamo su un formato importante.
Il display LTPO AMOLED Quad HD+, con risoluzione di 1440×3168 pixel, circa 510 ppi, refresh rate fino a 144 Hz e 2160 Hz di PWM dimming, è semplicemente eccellente. Supporta HDR10+, Dolby Vision e offre due calibrazioni cromatiche di livello professionale per la revisione di foto e video, un dettaglio che gli utenti più tecnici apprezzeranno. Sotto il display c’è un lettore di impronte ultrasonico, rapido e preciso.
Sul fronte audio, il miglioramento rispetto all’X200 Ultra è netto: lo speaker è stato completamente rivisto, è più corposo e potente, e si allinea ai migliori flagship del momento. Da segnalare anche la porta USB-C 3.2 Gen 2 con supporto DisplayPort e trasferimento dati che sfiora 1 GB al secondo di velocità reale, una coccola per chi deve spostare grandi quantità di dati, peccato però che non si possa sfruttare per collegare uno storage esterno durante la registrazione video.
Hardware e Caratteristiche Tecniche
Sotto la scocca gira lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 a 3 nm, il SoC di punta di Qualcomm, affiancato da 16 GB di RAM LPDDR5 Ultra Pro e 1 TB di memoria interna UFS 4.1. I benchmark parlano chiaro: sono i numeri più alti che abbiamo mai visto, e nell’uso quotidiano il telefono non mostra mai incertezze. Nemmeno durante sessioni prolungate di foto e video, che su un flagship fotografico sono il vero banco di prova.
La connettività è completa: Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4 con supporto aptX Lossless e LHDC 5, NFC, porta infrarossi e GPS multibanda con supporto a L1+L5 su tutti i sistemi principali, Galileo incluso. Sono presenti due nano-SIM fisiche e il supporto eSIM, la ricezione del segnale è ottima, sopra la media.
Tra i sensori troviamo accelerometro, giroscopio, bussola, sensore di prossimità e il già citato lettore ultrasonico. Vale la pena notare che la versione da 16 GB con 1 TB supporta anche i messaggi di emergenza satellitari, funzione che inizia a fare capolino anche nel mondo Android, per ora solo in Cina, ma chissà. Assente il jack audio da 3,5 mm.
Software: OriginOS Global su Android 16
X300 Ultra arriva con OriginOS Global basata su Android 16, un’interfaccia che abbiamo imparato a conoscere con gli ultimi smartphone della casa cinese, ben organizzata e priva di bloatware, con un focus evidente sulle funzionalità fotografiche. L’esperienza d’uso è fluida e l’interfaccia pulita: Vivo non eccede con app preinstallate inutili e la gestione della memoria è efficiente.
Qualche lacuna si nota sul fronte intelligenza artificiale: mancano strumenti specifici come la ricerca negli screenshot o un assistente agentico. Sono presenti le modifiche AI nelle foto, la traduzione, le funzioni generative sui testi e la suite Gemini completa con Cerchia e Cerca. Non è poco, ma i competitor più vicini su questo fronte fanno meglio.
Positiva l’app Note, ottimizzata e piacevole da usare. Presente anche la piattaforma Vivo Salute, che avrebbe ancora più senso con un ecosistema di wearable disponibile sul mercato italiano, ma questo è un limite del brand in Europa più che del software in sé.
Fotocamera: il vero motivo per cui esiste questo telefono
Eccoci al cuore di tutto. Vivo X300 Ultra monta tre fotocamere posteriori, tutte con ottiche Zeiss e rivestimento Zeiss T* coating, che riduce ghosting, flare e aberrazioni cromatiche in modo misurabile. Questo non è marketing: la differenza rispetto a lenti prive di questo trattamento si vede nelle foto, specialmente in controluce o in condizioni di luce mista.
La fotocamera principale monta il sensore Sony Lytia 901 da quasi un pollice, più precisamente 1/1.12″, con risoluzione di 200 megapixel, lunghezza focale equivalente di 35 mm, apertura f/1.85 e stabilizzazione ottica. È una combinazione che dà risultati straordinari in termini di quantità di luce catturata e qualità del bokeh ottico, praticamente naturale senza bisogno della modalità ritratto.
Il teleobiettivo è forse la novità più discussa di questa generazione. Monta il sensore Samsung HP0 da 200 megapixel, dimensione 1/1.4″, lunghezza focale equivalente di 85 mm, apertura f/2.67 e un sistema di stabilizzazione gimbal a 3 assi con certificazione CIPA 7.0, il massimo attualmente disponibile. Le lenti APO garantiscono una qualità del bokeh fuori dal comune: morbida, tridimensionale, con una pulizia che ricorda più una reflex con un buon obiettivo che uno smartphone. L’apertura è leggermente ridotta rispetto alla generazione precedente, passata da circa f/2.3 a f/2.67, compromesso necessario per integrare il gimbal. Di notte però quel sistema di stabilizzazione permette di usare tempi di esposizione più lunghi, compensando in buona parte la differenza.
L’ultrawide è il sensore Sony Lytia 818 da 1/1.28″, 50 megapixel, apertura f/2.0 e stabilizzazione ottica CIPA 6. Quello che stupisce davvero è la coerenza cromatica e qualitativa tra tutti e tre i sensori, anche di notte. Solitamente l’ultrawide è il tallone d’Achille dei comparto fotografici degli smartphone, qui invece si può scegliere liberamente la focale senza temere cali di qualità drastici. Completano il set un sensore multispettrale a 12 canali da 5 megapixel, utile per la gestione del bilanciamento del bianco, e una fotocamera frontale da 50 megapixel, f/2.5 con autofocus.
Come vengono le foto?
Benissimo, con tutte le ottiche e con alcune peculiarità davvero uniche come la morbidezza del bokeh o il nuovo profilo colore Authentic, certificato Blueimage, che va a sostituire il precedente Zeiss Natural con alcune rifiniture sulla gestione delle ombre e dei toni medi. La resa cromatica generale è la più naturale e tridimensionale che abbiamo visto su uno smartphone: i verdi non sono sovrasaturati, le carnagioni hanno profondità, le ombre vengono conservate senza risultare piatte. Il punta e scatta è l’arma affilata di questo X300 Ultra, ancor di più capace rispetto ai predecessori di esaltare qualunque condizione di luce.
Nella prima settimana di utilizzo l’effetto wow è assicurato anche per chi, come noi, si trova a provare e recensire i migliori top di gamma in commercio. Solo questo Vivo è stato capace di darci la sensazione di avere per le mani uno strumento di livello superiore, vicino in tutto e per tutto ad una macchina fotografica ma con quella potenza di elaborazione software che solo gli smartphone di ultima generazione possiedono. Un gioiellino, davvero.
L’app nel complesso fa parte del “pacchetto qualità” di Vivo X300 Ultra, è personalizzabile, ricchissima di setting e facile da utilizzare con in più una modalità video professionale dedicata e tutta nuova, una vera chicca. Interessante poi la possibilità di modificare e condividere i profili colore con altri utenti dello stesso smartphone, semplice e funzionale.
Ci sono anche alcuni aspetti più critici da segnalare, il più evidente è la profondità di campo molto ridotta con la principale, conseguenza diretta di un sensore così grande abbinato a un 35 mm. Scattando velocemente, senza fare attenzione a dove si mette a fuoco, ci si può ritrovare con immagini in cui solo una porzione del soggetto è nitida. Sulle persone il sistema va a cercare automaticamente gli occhi con precisione, sui soggetti inanimati va prestata più attenzione.
Un piccolo difetto che abbiamo riscontrato, probabilmente risolvibile via aggiornamento software, riguarda la tendenza a sovraesporre le alte luci nella conversione JPEG, specialmente con la principale.. I RAW hanno meno questo problema ma in parte è presente, segno che la gestione delle alte luci è un tema su cui Vivo dovrà trovare la quadra con il nuovo LYT 901: i file grezzi sono estremamente ricchi di informazione nelle luci e nelle ombre, ma anche molto rumorosi, richiedono una riduzione del rumore in post che un professionista saprà apprezzare ma che per l’utente comune può risultare un passaggio in più. Sembra quasi che l’ISO nativa del sensore sia fin troppo alta per una lente con apertura F/1.85 ad apertura fissa, vedremo.
Sul fronte video, X300 Ultra registra in 4K a 120 fps in Dolby Vision su tutte le focali, inclusa l’ultrawide. Supporta il Log a 10 bit in formato APV, un file estremamente lavorabile in post-produzione, ricco di latitudine e adatto a un utilizzo professionale. La qualità dell’immagine video è la più alta che si possa ottenere su uno smartphone in questo momento. Non solo video professionali ma anche in SDR potrete star tranquilli di ottenere risultati favolosi, dove emergeranno con forza le caratteristiche ottiche del sistema a 3 obiettivi.
Disponibile anche l’ecosistema di accessori fotografici: il teleconverter Gen 2 Ultra da 4,7x (400 mm equivalenti totali) si monta sulla cover dedicata e si aggancia al tele da 85 mm, portando la lunghezza focale su territori che non hanno paragoni nel mondo mobile. Insieme al camera grip non abbiamo ancora avuto modo di testarlo a dovere, ma le prime impressioni sono tanto di qualità quanto di specificità nei casi d’uso. I 400 mm non sono facili da utilizzare per creare composizioni “intelligenti” e sicuramente il teleconverter G2 (200 mm) o il 2,35x, entrambi compatibili con X300 Ultra, sono strumenti più semplici da padroneggiare e probabilmente più versatili.
Batteria, Autonomia e Ricarica
La batteria al silicio-carbonio da 6600 mAh garantisce un’autonomia solida anche durante sessioni intensive di foto e video, che sono tra i carichi più pesanti per qualsiasi smartphone. In un utilizzo quotidiano normale si chiudono due giornate piene senza particolari ansie. Su questo tipo di flagship fotografico è esattamente l’autonomia che serve: non sarà un primato assoluto, ma non ti lascia mai a secco sul campo.
La ricarica cablata arriva a 100W con il caricabatterie incluso in confezione, e ci vogliono circa 40 minuti per una ricarica completa. Presente anche la ricarica wireless a 40W.
Conclusioni: per chi è (davvero) questo smartphone
Vivo X300 Ultra si posiziona attorno ai 2000 euro, (aggiorneremo la recensione quando sarà comunicato il prezzo ufficiale) nella configurazione da 16 GB di RAM e 1 TB di storage. Non è uno smartphone per tutti, e Vivo non finge che lo sia. È pensato per chi ama la fotografia, per chi porta già con sé una mirrorless ma vorrebbe avere qualcosa di simile in tasca, per chi fa viaggi importanti e vuole tornare con foto che tra dieci anni sembreranno ancora belle. La qualità delle ottiche Zeiss, la versatilità dei tre sensori, la coerenza cromatica tra focali e la capacità video professionale con Log a 10 bit non hanno paragoni attualmente in commercio.
I compromessi esistono: il peso di 237 grammi non è per tutti, la profondità di campo ridotta della principale richiede attenzione, la tendenza a sovraesporre in JPEG va tenuta d’occhio e il prezzo è impegnativo. Ma se rientrate nel target, e sapete riconoscerlo, questo è il miglior smartphone che possiate acquistare in questo momento. Senza discussione.
Pro:
- Prestazioni e qualità generale da top assoluto;
- Ottiche Zeiss T* su tutti gli obiettivi;
- Combo 35 mm e sensore da 1 pollice affascinante;
- Tele 85 mm con gimbal e lenti APO;
- Profilo colore con resa spettacolare;
- Video professionali;
Contro:
- Prezzo impegnativo;
- Profondità di campo ridotta sulla principale, richiede attenzione;
- Origin OS ancora indietro sul fronte AI
Vedi Post Originale: https://www.tuttoandroid.net/speciale/recensioni/vivo-x300-ultra-1147436/






