
Il Redmi Note 15 Pro+ 5G rappresenta l’evoluzione premium della storica serie Note di Xiaomi. Con un design raffinato, batteria da 6500 mAh e Snapdragon 7s Gen 4, si posiziona come un mid-range ambizioso sotto i 500 euro, ideale per chi cerca autonomia e prestazioni senza spendere una fortuna.
Rispetto al Redmi Note 14 Pro+ dello scorso anno, il Note 15 Pro+ 5G del 2025 non porta rivoluzioni sostanziali, confermando una strategia conservativa da parte di Xiaomi che privilegia l’evoluzione incrementale anziché stravolgimenti. Le uniche novità tangibili riguardano il processore, passato dallo Snapdragon 7s Gen 3 al più efficiente 7s Gen 4 con un +15% in single-core e migliori ottimizzazioni AI, e i materiali premium come il Dragon Crystal Glass e il frame metallico più raffinato, che danno una percezione tattile migliore senza alterare le dimensioni o il peso di fondo. Elogio però la scelta sui materiali, che rendono il 15 Pro+ più “premium” in mano con minor scivolosità rispetto al vetro lucido del 14 Pro+ che attirava impronte come una calamita.
Per il resto, batteria da 6500 mAh, display AMOLED 1.5K a 120Hz e capacità di ricarica velocemente a 100W (lo scorso anno era a 120W), mentre la fotocamera tripla con sensore principale da 200 MP, ultra grandangolare da 8 megapixel e una macro da 2 megapixel sembra un copia-incolla senza upgrade hardware evidenti.
Questa continuità lascia forse un po’ perplessi: nel quotidiano il salto prestazionale è percepibile solo in task AI come la trascrizione vocale, ma svanisce in gaming prolungato dove il throttling termico persiste simile al predecessore. Xiaomi avrebbe potuto osare di più sul comparto fotografico invece di riciclare lo stesso setup che, seppure solido di giorno, delude ancora in low-light con rumore a volte un po’ troppo elevato. Peccato soprattutto per il fatto che rispetto alla versione cinese qui si perdono 500 mAh di batteria che potevano far comodo e qualche altra specifica tecnica.
Redmi Note 15 Pro+ 5G: la video recensione
Design e costruzione: robusta eleganza
Il Redmi Note 15 Pro+ misura 163.3 x 78.3 x 7.9 mm e pesa 207 grammi, dimensioni generose che lo rendono un bel mattoncino seppur comodo in mano nonostante il grande schermo da 6.83 pollici. Chiaramente non è il classico smartphone facilmente tascabile ma ammettiamo di non aver trovato grossi problemi nel porlo in tasca dei jeans o anche in un marsupio. Il modulo fotografico imponente nella parte posteriore, che sporge di 1.5 mm, rende lo smartphone po’ squilibrato superiormente: bisogna farci l’abitudine nel maneggiarlo in modo corretto per non farlo cadere.
La scocca in fibra di vetro al posteriore con Gorilla Glass 7i, sul fronte con pannello Gorilla Glass Victus 2, il frame in metallo rendono questo nuovo device di Xiaomi più premium di quanto non ci si potrebbe attendere in questa fascia di prezzo. Questa versione con finiture opaca nera, seppur a volte un po’ scivolosa, riduce al massimo le impronte e permette di avere un tocco di eleganza che Xiaomi solitamente relega ai flagship Xiaomi.

Abbiamo apprezzato la resistenza IP66/IP68 che permette immersioni fino a 2 metri per 24 ore senza che lo smartphone possa avere ripercussioni di sorta.
Positiva la presenza della dual SIM nano con anche la possibilità di avere una eSIM al posto di una delle due fisiche. Rispetto al predecessore Note 14 Pro+, è più sottile (da 8.5 a 7.9 mm), ma il peso resta un limite per chi preferisce device leggeri. Per il resto c’è un doppio speaker stereo (superiormente e inferiormente) potente anche se non esageratamente corposo. Il sensore di impronte digitali è sotto al display e dobbiamo dire che non ha creato problematiche di sorta, è veloce e sicuro e lo si può utilizzare comodamente.
Display: brillantezza da flagship
AMOLED da 6.83 pollici con risoluzione 1220 x 2772 pixel (443 ppi), 120Hz, HDR10+, Dolby Vision e picco di 3200 nits è la miglior definizione per capire quanto spinga il display di questo Redmi. Nel quotidiano scorrendo Instagram Stories o guardando serie su Netflix, i colori risultano sempre molto vivi con neri profondi e contrasto elevato; il PWM a 3840Hz riduce il flicker, rendendolo comodo per sessioni lunghe, lo abbiamo testato con una maratona di “Stranger Things” e non abbiamo percepito alcun affaticamento oculare.
All’aperto sotto la luce del sole diretta, la luminosità automatica spinge veramente tanto e tutto risulta perfettamente leggibile oltretutto il Dolby Vision spinge i film HDR su Prime Video, con dettagli nitidi che non sempre si riescono a vedere su di un device di questa fascia di prezzo. Il touch sampling a 480Hz risponde fluidamente nei giochi come Genshin Impact, ma manca l’Always-On Display personalizzabile oltre le basi di HyperOS ed è una mancanza che per molti può fare la differenza.



Il display può spingere fino ai 120Hz e sulla carta promette un’esperienza ultra fluida, ma nell’uso reale, soprattutto in ambito gaming, emergono alcuni limiti pratici. Se nel quotidiano quasi sempre raggiunge i 120Hz per spingere al massimo nella fluidità dei contenuti visibili dall’utente è nei giochi più diffusi, anche quelli che supportano frame rate elevati, che il pannello fatica a spingersi davvero fino ai 120Hz: spesso ci si ferma ai 90Hz, e in diversi titoli non si va oltre quella soglia, complice un mix di ottimizzazione software, limitazioni dei giochi stessi e gestione energetica aggressiva del sistema. Il refresh è adattivo, ma lavora a step fissi di 60 e 120Hz, il che significa che non scala in modo completamente fluido fotogramma per fotogramma: nella pratica, si passa da uno “scalino” all’altro in base al contenuto, con la conseguenza che durante le sessioni di gioco si percepisce sì una buona scorrevolezza, ma raramente quell’effetto wow a 120Hz pieni e costanti che ci si aspetterebbe leggendo solo la scheda tecnica.
Sappiate infine che il quad-curved protegge i bordi dalle cadute accidentali e lo abbiamo testato involontariamente con un drop da un metro, ma i bordi curvi causano a volte qualche tocco fantasma durante la navigazione con una mano nulla di preoccupante ma noi solitamente amiamo di più un bel display completamente flat che non crea distorsioni di immagini e nemmeno questi tocchi fasulli.
Prestazioni: Snapdragon 7s Gen 4 solido per il quotidiano, gaming da medio gamma
Lo Snapdragon 7s Gen 4 (4nm), con CPU octa-core (1×2.7GHz A720, 3×2.4GHz A720, 4×1.8GHz A520) e GPU Adreno 810, gestisce multitasking con 8 e 12GB RAM LPDDR4X e storage UFS 2.2 da 256 o 512GB.
Le prestazioni del Redmi Note 15 Pro+ 5G sono trainate proprio dal nuovo Snapdragon 7s Gen 4, un processore che segna un salto qualitativo rispetto al 7s Gen 3 del modello 2024, con un +15% circa in single-core e ottimizzazioni AI più spinte che emergono nei benchmark e task specialistici come la trascrizione vocale o il riconoscimento scene in tempo reale. Chiaramente sono differenze che gli addetti ai lavori come noi notano solo confrontando dati numerici o stress test prolungati, mentre per l’utente medio svaniscono o quasi nel quotidiano.
Il vero problema, però, risiede nell’ottimizzazione software di HyperOS 2.0: nonostante il chipset spinga forte e abbia margine per dare di più, abbiamo trovato scatti sporadici e lag micro durante il multitasking, tipo nel passaggio rapido tra 15 app aperte o nel caricamento di preview video, chiaramente non imputabili al processore, ma a una coordinazione imperfetta tra hardware e firmware da parte di Xiaomi, che non ha affinato a modo le animazioni, la gestione RAM e i driver GPU per sfruttare appieno il potenziale. Un peccato perché il SoC da solo meriterebbe elogi, ma Xiaomi qui pecca di puntigliosità, lasciando un retrogusto di “quasi perfetto” che frustra chi sa quanto conti l’armonia totale.



Altra critica riguarda le memorie: UFS 2.2 è uno standard un po’ datato e i trasferimenti di dati importanti impiegano più del doppio di smartphone con UFS 4.0 ormai onnipresente e ben rodate. Nel gaming, PUBG Mobile a 60fps regge 2 ore senza throttling eccessivo (45°C max), ma Genshin Impact su Alto cala a 45fps dopo 30 minuti con un bel po’ di caldo sul frame.
Per il resto tutto nella norma con una buona ricezione in 5G anche in punti un po’ più nascosti o ancora veloce la ripresa della rete da scantinati o buchi di rete. Nessun problema con il modulo NFC per i pagamenti così come nessun problema con sensori di luminosità o di prossimità che sembrano migliorati rispetto al passato.
Fotocamere: ottimo il 200MP ma non con qualche punto debole
Il sistema fotografico del Redmi Note 15 Pro+ 5G ruota attorno al sensore principale da 200MP (f/1.7, 1/1.4″ con OIS), un’unità che, binning a 12.5MP per scatti quotidiani, brilla negli ambienti diurni con un livello di dettaglio interessante e un dynamic range che cattura le sfumature del cielo senza bruciature o ombre perse. Nei nostri test abbiamo ottenuto scatti abbastanza nitidi con colori vividi ma anche altrettanto naturali e lo zoom digitale fino a 4x è riuscito a mantenere una qualità accettabile per ritagli post-editing su Lightroom, ideale per i contenuti Instagram dove ogni pixel conta. La stabilizzazione OIS si fa apprezzare in video 4K@30fps durante le camminate, permettendo riprese fluide anche con una mano sola, mentre la modalità ritratto sfrutta l’AI per separazioni soggetto-sfondo precise, con bokeh che esalta i volti nei selfie da 32MP.
Passando alla notturna il sensore da 200MP tiene botta grazie all’HDR computazionale e al Night Mode, che accumula luce per 3-4 secondi producendo scatti luminosi con meno rumore del predecessore, ma non è esente da critiche: in scene davvero buie emerge un granulo a volte importante e una perdita di dettagli. Nulla di esagerato ma qualcosa di cui tenerne conto. Il sensore principale salva la baracca con colori fedeli e texture recuperabili.



Critica più aspra va all’ultragrandangolare da 8MP (f/2.2, 112° FOV) che a quasi 500 euro suona obsoleto e noioso, senz’altro un retaggio di generazioni passate senza motivo di esistere su un mid-range premium del 2025: l’ultra-wide distorce ai bordi, con risoluzione bassa che pixelizza i dettagli lontani e colori slavati rispetto al principale.
L’utente medio oggi, smaliziato da anni di smartphone top, distingue eccome la qualità fotografica e pretende sensori moderni anche in medio gamma, un 50MP ultra-wide con correzione AI e una macro integrato nel principale sarebbero stati obbligatori, invece Xiaomi ricicla hardware datato che delude in un segmento dove concorrenti come Realme o Samsung spingono su array più equilibrati. Forse sarebbe ora di smetterla con questi compromessi: chi spende 450-500 euro merita versatilità vera, non reliquie che gonfiano solo la scheda tecnica senza sostanza pratica. E questa non è una critica a Xiaomi ma a tutti i brand che assumono questo tipo di atteggiamento sui medio gamma.
Software e aggiornamenti: HyperOS 2 fluida ma perché non mettere già Android 16?
Android 15 con HyperOS 2 offre gesture fluide e intuitive, come lo swipe laterale per il multitasking o il pin screen per condividere contenuti rapidi, rendendo la navigazione quotidiana un piacere nonostante le dimensioni generose del dispositivo. Le feature AI ci sono come la traduzione in tempo reale durante chiamate WhatsApp, note riassunte automatiche da riunioni Zoom e Circle to Search che identifica oggetti nelle foto con un cerchio. Personalizzazioni tramite temi dinamici, icon pack scaricabili e always-on display (minimale)con widget customizzati permettono di modellare l’interfaccia al proprio stile, dal minimalista per produttività a colorato per social scrolling. Ottimizzazioni gaming via Game Turbo bloccano notifiche e boostano frame rate, permettendo sessioni di COD Mobile a 60fps stabili per varie ore.



C’è un fatto che non può passare inosservato però: il bloatware è invadente, con giochi preinstallati e app inutili che occupano 5GB iniziali, e ads sporadiche nei file manager o weather app stock, disinstallabili sì, ma richiedono pulizia post-unboxing e che non tutti gli utenti potrebbero essere in grado di eliminare velocemente e facilmente. Un fastidio che Xiaomi ripete da anni senza imparare e senza ascoltare gli utenti.



La promessa di 4 anni di patch di sicurezza + 3 aggiornamenti di sistema (fino ad Android 18) è solida per un mid-range, ma qui emerge il vero peccato: HyperOS 2 al lancio significa perdere un anno di major update rispetto a una ipotetica HyperOS 3 basata su Android 16, che avrebbe permesso AI più avanzate e ottimizzazioni mirate.
Batteria e ricarica: il vero asso nella manica
La batteria da 6500 mAh del Redmi Note 15 Pro+ 5G, abbinata alla ricarica turbo da 100W wired (0-100% in soli 40 minuti nei nostri test reali e da 0% a 50% in 12 minuti netti) e 22.5W reverse, si conferma il punto di forza assoluto di questo mid-range, offrendo un’autonomia che garantisce standard elevati nella categoria e libera da ansie di presa per intere giornate intense.



In uso misto, 8 ore di screen-on tra social scrolling su Instagram, editing video su CapCut, streaming Netflix e sessioni WhatsApp oltre a foto e video continuativi, il dispositivo dura comodamente due giorni pieni con il 15% residuo al momento di ricaricarlo, superando di gran lunga rivali che implorano la spina dopo 24 ore.
Elogio alla gestione adattiva di HyperOS 2, che scala CPU e refresh rate in background per preservare batteria senza sacrificare reattività rendendo il Note 15 Pro+ compagno ideale per viaggi o giornate sul campo. La reverse charging a 22.5W si rivela salvavita per ricaricare smartwatch o auricolari TWS in emergenza, fornendo un 50% in 30 minuti.
Conclusioni: equilibrio tra virtù e limiti
Redmi Note 15 Pro+ 5G è un mid-range che fa il suo lavoro senza strafare, con batteria da 6500 mAh che garantisce autonomia solida per due giorni di uso misto e ricarica 100W rapida nei fatti, ma senza il fascino di vere rivoluzioni rispetto al predecessore. Lo abbiamo apprezzato in scenari quotidiani come social e editing leggero, ma le poche novità, un processore aggiornato percepibile solo in benchmark e materiali un po’ più premium, forse non giustificano un upgrade immediato, lasciando un’impressione di continuità più che di progresso.



Si posiziona sul mercato con la variante base 8+256GB che costa 479 euro, mentre la top 12+512GB che sale a 529 euro. Prezzi alti che lo collocano in una fascia medio gamma con un approccio non esageratamente aggressivo. Forse la versione da 12+512GB a 529 euro vale l’extra per multitasking pesanti, mentre l’8+256GB basta per uso standard.
Redmi Note 15 Pro+ 5G è insomma un mid-range funzionale con autonomia top e design premium, ma evoluzioni minime dal Note 14 Pro+ e compromessi evidenti (fotocamere e lag software) lo relegano a scelta pragmatica, non entusiasta. A quasi 500 euro, ci si aspetta di più da un device che ricicla fotocamere secondarie obsolete e software con qualche ottimizzazione non precisa.
Pro:
- Autonomia eccellente con batteria da 6500 mAh e ricarica 100W
- Display AMOLED 1.5K luminoso e fluido a 120Hz
- Ottima qualità costruttiva
- Buone prestazioni generali con Snapdragon 7s Gen 4
- Audio stereo Dolby Atmos potente e ben bilanciato
Contro:
- Fotocamera secondaria da 8MP ultra-wide anacronistica
- Storage UFS 2.2 lento rispetto ai concorrenti con UFS 4.0
- Assenza di ricarica wireless e supporto eSIM
- Micro-lag e bloatware in HyperOS 2
- Prezzo alto per le poche vere novità
REDMI Note 15 Pro+ 5G – colorazioni Black, Gracier Blue e Mocha Brown
Vedi Post Originale: https://www.tuttoandroid.net/speciale/recensioni/redmi-note-15-pro-plus-5g-1136019/
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