
C’è un momento preciso, ogni anno, in cui aprire uno smartphone nuovo smette di emozionare. Lo riconosci: è quando apri la scatola di vendita e sai già esattamente cosa troverai sotto. Un rettangolo di vetro con angoli arrotondati, una fotocamera nell’angolo in alto a sinistra, magari un’isola dinamica, un bordo in alluminio levigato.
Tutti diversi, tutti uguali. Il mercato degli smartphone è entrato in una fase di straordinaria staticità estetica, e chi segue questo settore lo sa benissimo: i produttori si sfidano su decimali di millimetro di spessore e su benchmark di processori che, nella realtà quotidiana, nessuno riesce davvero a distinguere l’uno dall’altro.
È in questo contesto che Nothing esiste. Ed è per questo che, ogni volta che arriva un nuovo telefono di questo brand, si ha una sensazione diversa nell’aprire la scatola. Non si tratta solo di marketing, non è solo storytelling aziendale: è una precisa scelta di campo. Nothing dice apertamente di voler “sfidare lo status quo”, di costruire tecnologia per chi vuole rompere gli schemi. E il Nothing Phone (4a) Pro è, finora, l’espressione più matura e convincente di questa filosofia.
L’abbiamo avuto in mano per settimane, nella colorazione Silver, quella che Nothing chiama così ma che nella realtà si traduce in un grigio metallo elegante, a volte freddo, con riflessi che cambiano a seconda della luce. E dobbiamo dire una cosa subito, prima di entrare nei dettagli: questo è il telefono Nothing più convincente che abbiamo mai provato. Non perché sia perfetto, non lo è, ma perché per la prima volta sentiamo che l’azienda di Carl Pei ha costruito qualcosa che riesce a essere sia un oggetto di design sia uno strumento serio, senza che uno dei due aspetti comprometta l’altro.
Nothing Phone (4a) Pro: la video recensione
Design: finalmente ‘’metal’’, finalmente adulto
La prima impressione quando si prende in mano Phone (4a) Pro è quella di un oggetto solido e maturo. I 210 grammi si sentono, ma non in senso negativo: è il peso di qualcosa che sembra costruito per durare, non leggero come carta come certi concorrenti che poi si piegano al primo colpo storto. La scocca in alluminio aeronautico unibody ha un tocco freddo e piacevole, e i bordi piatti, una scelta estetica sempre più diffusa ma che qui non sembra copiata da nessuno, danno una sensazione di grip precisa e intenzionale. Il colore Silver è sobrio quanto basta: non urla, non cerca attenzione a tutti i costi, ma la cattura comunque.
Bisogna capire cosa significa questo passaggio al metallo per Nothing. La serie (a) è sempre stata quella “accessibile”, quella con la scocca in policarbonato, quella che sacrificava qualcosa pur di mantenere un prezzo più basso. Il Phone (2a) e il (3a) avevano una qualità costruttiva ottima ma non premium: i bordi in plastica si sentivano seppur con un grado di ressitenza superiore ad altri device più “cheap”.

Con il Phone (4a) Pro, Nothing fa un salto netto. La scocca unibody in alluminio aeronautico non è solo un upgrade di materiale: è una dichiarazione di intenti. A 7,95 mm di spessore, questo è il telefono più sottile mai prodotto da Nothing, e, stando a quanto dichiarato dall’azienda, il full-metal phone più sottile sul mercato in questo momento.
Il bump della fotocamera merita una menzione speciale. È in plastica trasparente con contornatura 3D, realizzata con stampaggio a iniezione nano-level: è due volte più resistente ai graffi rispetto al retro del Phone (2a) e la sua forma, che richiama apertamente il design delle cuffie Headphone (1), non è un caso. Nothing costruisce un ecosistema visivo coerente, e ogni prodotto dialoga con gli altri in modo silenzioso ma riconoscibile.
Se in alto, l’area trasparente mette in evidenza la fotocamera centrale, la spia di registrazione rossa, che è diventata un dettaglio iconico della serie, e la Glyph Matrix, in basso la parte rimanente del corpo del device non c’è più dando spazio ad una lamina di metallo. È un’estetica che convince facendo raggiungere una maturità al telefono che non aveva avuto così nei modelli precedenti.

Una critica? L’unica che mi sento di fare riguarda il peso. 210 grammi è tanto. Non è il telefono più pesante della fascia media, anzi, ci sono concorrenti più pesanti, ma con queste dimensioni (163,66 x 76,62 mm) e questo spessore ridotto, si sente la massa in modo un po’ sproporzionato. Non è un problema nell’uso quotidiano, ma dopo una lunga sessione di navigazione tenendo il telefono con una mano sola, il polso comincia a sentirlo. È il prezzo da pagare per l’alluminio unibody e il grande sistema di raffreddamento VC da 5.300 mm², e personalmente lo ritengo un prezzo accettabile, ma vale la pena segnalarlo.
La resistenza è migliorata rispetto al predecessore in modo significativo: certificazione IP65, contro l’IP64 del Phone (3a) Pro, con possibilità di immersione fino a 25 cm per 20 minuti. Il Gorilla Glass 7i protegge lo schermo ed è il doppio più resistente ai graffi rispetto al vetro di copertura della generazione precedente.
I pulsanti fisici sono in metallo, con un click preciso e soddisfacente. Il tasto Essential Key, novità delle serie recenti, è stato spostato sul lato sinistro, separato da tutti gli altri controlli che stanno a destra: una scelta ergonomica intelligente che riduce le pressioni involontarie e rende il tasto dedicato all’AI facilmente distinguibile anche senza guardare il telefono. Il sensore di impronte è ottico, sotto al display, e funziona in modo rapido e preciso: qualche rara imprecisione con le dita bagnate, ma nulla di diverso dalla media del segmento.

Display: il migliore che Nothing abbia mai fatto
Il pannello del Phone (4a) Pro è, senza mezzi termini, ottimo per la sua categoria. Parliamo di un display AMOLED LTPS flessibile da 6,83 pollici con risoluzione 1.5K (1.260 x 2.800 pixel) a 440 PPI, frequenza di aggiornamento adattiva da 30 a 144 Hz e una luminosità di picco di 5.000 nit ossia il 66% in più rispetto alla serie (3a). Lo scrolling a 144 Hz è fluido in modo vischioso, quasi ipnotico, e la luminosità outdoor è impressionante: anche sotto la luce diretta del sole invernale milanese, il display rimane perfettamente leggibile.
La risoluzione 1.5K è un upgrade significativo rispetto al Full HD+ del Phone (3a) Pro: la differenza si vede sul testo piccolo, sui contenuti in streaming ad alta risoluzione e soprattutto nelle foto Ultra XDR scattate con il telefono stesso, che su questo schermo trovano finalmente la vetrina che meritano.

Il PWM dimming a 2.160 Hz è un dettaglio che apprezziamo molto: riduce l’affaticamento degli occhi in condizioni di bassa luminosità in modo concreto e percepibile, ed è una caratteristica che non tutti i display offrono a questa frequenza.
Il rapporto schermo-corpo del 93,4% con bordi simmetrici sui quattro lati migliora l’ergonomia nonostante le dimensioni generose, mentre il touch sampling rate da 2.500 Hz in modalità gaming rende la risposta alle dita istantanea e precisa, un dato quasi da flagship su un telefono di questa fascia.

Glyph Matrix: l’Interfaccia che ridefinisce le notifiche
La Glyph Matrix è la firma visiva di Nothing, il dettaglio che più di ogni altro identifica questi telefoni in modo immediato anche a distanza. Sul Phone (4a) Pro arriva alla sua versione più evoluta: 137 mini-LED individualmente indirizzabili, in un’area il 57% più grande rispetto alla Glyph Matrix del Phone (3), con una luminosità che tocca i 3.000 nit, il doppio rispetto alla generazione precedente.
Abbiamo sempre guardato la Glyph Interface con una certa cautela critica: nelle prime generazioni era, diciamolo chiaramente, più un gimmick che uno strumento utile. Con il Phone (4a) Pro la situazione è diversa. Avere il telefono con lo schermo verso il basso e sapere comunque chi sta chiamando, quanto è carica la batteria o se il timer sta per scadere, questo è utile davvero, e nel nostro utilizzo abbiamo iniziato a poggiare il telefono spesso in quella posizione proprio per evitare di essere distratti dallo schermo.

I Glyph Tools, orologio digitale, indicatore batteria, timer, Solar Path, Glyph Mirror, funzionano tutti anche in modalità AOD, creando una sorta di orologio da tavolo sul retro del telefono. Vale però una precisazione critica: la Glyph Matrix copre una porzione specifica del retro trasparente, non l’intera superficie. Chi si aspetta che il retro si “illumini tutto” rimarrà sorpreso nel vedere quanto sia concentrata l’interfaccia LED.
La funzione Essential Notifications rimane una delle idee più brillanti dell’ecosistema Nothing: assegnare un simbolo specifico a un contatto, in modo che la Glyph lo mostri quando quella persona chiama o scrive, è semplice nella concezione ma potente nell’uso quotidiano. Dopo qualche giorno diventa istintivo riconoscere le notifiche senza nemmeno guardare lo schermo.

Fotocamera: il salto generazionale più importante
Parliamo della fotocamera, perché è qui che il Phone (4a) Pro fa il salto più significativo rispetto ai predecessori e, devo dirlo, rispetto alle nostre aspettative. La serie (a) di Nothing è sempre stata “buona” fotograficamente, ma mai eccezionale: il Phone (2a) aveva due sensori e si difendeva nella media della fascia media; il Phone (3a) Pro ha introdotto il periscopio 3x e ha migliorato il sistema in modo deciso. Il Phone (4a) Pro fa un altro passo avanti netto, su tutti i fronti.

Sensore principale: Sony LYT-700C
Il sensore principale è il Sony LYT-700C da 50 MP con apertura f/1.88, sensore da 1/1.56″, OIS ed EIS, circa il 24% più grande rispetto ai sensori da 1/1.95″ comuni nella categoria, capace di catturare fino al 64% di luce in più. Le foto di giorno sono naturali, ben contrastate, con un processing che si sente ma non sovrasta: Nothing ha sempre avuto la mano leggera sull’elaborazione, e il TrueLens Engine 4 aggiunge una gestione delle luci e delle ombre più sofisticata grazie alla segmentazione semantica AI. Le foto Ultra XDR, co-sviluppate con Google, che fondono 13 frame RAW a diverse esposizioni, sono il formato in cui questo sensore dà il meglio, con una gamma dinamica impressionante e condivisione diretta su Instagram e Google Photos senza perdere le informazioni HDR. La modalità notturna è veramente buona: 7 frame fusi in uno, con un rumore gestito bene dall’AI che mantiene i dettagli senza quella plasticità artificiale che affligge spesso le foto notturne elaborate in modo aggressivo.
Il teleobiettivo periscopico: la vera novità
Il vero game changer è il teleobiettivo periscopico con costruzione dual-prism: Samsung JN5 da 50 MP, f/2.88, sensore 1/2.75″, OIS ed EIS, zoom ottico 3.5x (equivalente 80mm), zoom lossless a 7x e ultra zoom fino a 140x. Per contestualizzare: il Phone (3a) Pro arrivava a 60x. Il vero utilizzo quotidiano sta nel range 3.5x-7x, dove la qualità è eccellente e paragonabile a flagship di fascia superiore: l’equivalenza focale 80mm è perfetta per i ritratti, comprime i piani, separa il soggetto dallo sfondo in modo naturale. Lo zoom a 140x è utile per soggetti lontani ma richiede mano ferma e buona luce. Da segnalare anche il risultato ingegneristico: la costruzione dual-prism occupa il 32% di spazio in meno rispetto al design L-shaped del predecessore, permettendo a Nothing di mantenere i 7,95 mm di spessore.
Ultrawide, Selfie e Video
L’ultrawide Sony IMX355 da 8 MP è il punto più debole del sistema: funziona bene di giorno, ma 8 MP sono pochi nel 2026 e in condizioni di scarsa luce il limite del sensore si sente. Il selfie Samsung KD1 da 32 MP è invece ottimo per la fascia di prezzo, con foto naturali e una modalità ritratto ben riuscita. Sul video, la registrazione 4K Ultra XDR a 30 fps è di buona qualità con una stabilizzazione che combina OIS, EIS e AI anti-shake in modo efficace, ma l’assenza del 4K a 60 fps si sente: la maggior parte dei concorrenti nella fascia €500-600 lo offre, ed è una limitazione che Nothing dovrebbe affrontare nella prossima generazione.
Prestazioni: Snapdragon 7 Gen 4, finalmente all’altezza
Il chipset scelto per il Phone (4a) Pro è lo Snapdragon 7 Gen 4 di Qualcomm, prodotto a 4nm da TSMC con CPU Kryo a 8 core fino a 2.8 GHz. Rispetto allo Snapdragon 7s Gen 3 del Phone (3a) Pro, offre il 27% di CPU in più, il 30% di GPU in più e il 65% di AI in più. La memoria è LPDDR5X, la prima volta sulla serie (a) di Nothing, e lo storage UFS 3.1 garantisce velocità di lettura il 147% più rapide e di scrittura il 380% più rapide rispetto al Phone (3a).
Nella pratica, il Phone (4a) Pro è un dispositivo fluido, reattivo, con poche esitazioni in pochissimi contesti d’uso. Abbiamo testato browsing intensivo con decine di tab aperte, gaming prestante, editing fotografico, streaming 4K e multitasking pesante: mai lag rilevanti. Il sistema di raffreddamento VC da 5.300 mm² fa il suo lavoro in silenzio, qualche calore percepibile nella zona centrale durante sessioni di gaming prolungate, ma nessun thermal throttling nei benchmark ripetuti.
Nella configurazione da 12+256 GB che abbiamo provato, la fluidità nel passaggio tra app è importante: Teams, Chrome, Lightroom mobile e Spotify attivi contemporaneamente non creano problemi, e le app restano in memoria molto più a lungo rispetto ai telefoni con RAM inferiore. Una prima assoluta per la serie (a) è la capacità di eseguire Stable Diffusion 1.5 on-device: una funzione di nicchia, ma che dimostra chiaramente la direzione verso cui Nothing sta spingendo l’AI locale senza dipendere dal cloud.
La connettività è un punto di forza: 7 antenne in design esposto e simmetrico garantiscono un segnale 5G solido in qualsiasi posizione di impugnatura. Nothing dichiara velocità di download il 42% più veloci e upload l’81% più veloci rispetto a flagship unibody di altri produttori. Nella nostra esperienza a Milano, dove la rete 5G è capillare ma spesso congestionata, il Phone (4a) Pro ha mantenuto un segnale stabile e una velocità di navigazione consistentemente sopra la media.
Nothing OS 4.1: Android 16 nel modo più pulito possibile
Nothing OS è sempre stato uno dei punti di forza più underrated dell’ecosistema Nothing. Ci sono brand che modificano Android in modo pesante, aggiungendo strati di personalizzazione che rallentano il sistema e creano confusione; altri che lasciano Android quasi stock. Nothing fa qualcosa di diverso: lo reinterpreta con un design system coerente, con font e icone che formano un linguaggio visivo immediatamente riconoscibile, aggiungendo funzioni che hanno senso nell’uso quotidiano senza appesantire il sistema.
Nothing OS 4.1 si basa su Android 16, e portare l’ultima versione di Android su un dispositivo di fascia media al lancio non è affatto scontato. L’interfaccia è più pulita rispetto alle versioni precedenti, con icone ridisegnate, lock screen personalizzabile con effetto profondità, nuovi widget posizionabili direttamente sulla schermata di blocco e una modalità scura più profonda. Le animazioni sono state ulteriormente curate: la fisica di apertura e chiusura delle app è più naturale, lo scrolling usa l’interpolazione di frame per sembrare fluido anche oltre i 144 Hz fisici del display. È il tipo di dettaglio che non si nota esplicitamente, ma che quando manca si sente.

Le app flottanti, le Quick Settings ridimensionabili e i widget più flessibili completano un sistema di personalizzazione tra i più profondi nell’ecosistema Android senza sacrificare la semplicità d’uso. Il Playground rimane il marketplace interno per Glyph Tools, widget, preset fotografici ed EQ audio creati dalla community: un’idea che funziona perché arricchisce il telefono nel tempo, rendendolo più interessante man mano che si usa, non meno.
La garanzia software è di 3 anni di aggiornamenti Android e 6 anni di patch di sicurezza: un impegno rispettabile, i principali competitor offrono ormai 4-5 anni di aggiornamenti OS, ma un supporto software come quello di Nothing è comunque di tutto rispetto.
Essential AI: l’Intelligenza artificiale che non disturba
L’AI è diventata la parola più inflazionata nel settore tech degli ultimi due anni. Ogni brand la cita, ogni feature viene chiamata “AI”, spesso senza che ci sia niente di particolarmente intelligente dietro. Nothing fa un’operazione diversa: invece di gridare all’AI in ogni comunicazione, costruisce un set di strumenti coerente che chiama Essential AI e lo integra in modo organico nell’interfaccia senza renderlo invadente. Il punto di accesso è l’Essential Key, il tasto fisico dedicato sul lato sinistro, che con un click cattura screenshot, registrazioni schermo o note vocali, salvandole direttamente nell’Essential Space. Sembra banale, ma nell’uso quotidiano è genuinamente comodo e più rapido di qualsiasi menu contestuale di Android.

L’Essential Space raccoglie e analizza automaticamente tutte le catture, screenshot, note vocali, call recordings, contenuti web, estraendone titoli, argomenti e to-do list implicite. Con Nothing OS 4.1 è sincronizzato via cloud su tutti i dispositivi Nothing, il che lo rende finalmente utile anche per chi vive nell’ecosistema. L’Essential Search è forse la feature più pratica in assoluto: uno swipe dal basso apre una ricerca universale su tutto il telefono con domande in linguaggio naturale, senza aprire browser o assistenti. Nel tempo è diventato il mio primo punto di accesso a qualsiasi informazione sul dispositivo.
Detto questo, è giusto essere onesti: al di là dell’ecosistema Essential, l’offerta AI del Phone (4a) Pro non è particolarmente ricca. La novità più pubblicizzata sul fronte fotografico è l’AI Photo Eraser, che promette di rimuovere oggetti indesiderati, pedoni, elementi di sfondo, distrazioni visive, dalle foto. L’idea è giusta, ma nella pratica il risultato è ancora acerbo: su soggetti semplici e sfondi uniformi funziona discretamente, ma su scene complesse lascia artefatti evidenti e riempimenti innaturali che richiedono comunque un editing manuale successivo. È una funzione che ha bisogno di crescere, e al momento non regge il confronto con implementazioni analoghe su dispositivi di fascia superiore.

Gli Essential Apps, tool personalizzati creabili con linguaggio naturale — sono ancora in fase embrionale, ma l’idea è ambiziosa e promettente per il futuro. L’AI Dashboard centralizza il controllo su tutte le funzioni AI, permettendo di attivarle, disattivarle e personalizzarle: una scelta di trasparenza che apprezzo, perché l’AI viene offerta senza essere imposta. Nel complesso, l’approccio di Nothing all’intelligenza artificiale è più sobrio che spettacolare, il che, in un mercato che tende all’overselling, è già di per sé una virtù.
Batteria e ricarica: niente Silicio Carbonio
La batteria è da 5.080 mAh con ricarica rapida da 50W e ricarica inversa via cavo a 7.5W. Nothing promette 17 ore di utilizzo misto, e nella nostra esperienza il dato è realistico: con un utilizzo intenso, foto, streaming, gaming, navigazione, il telefono arriva a sera con ancora il 20-30% di carica residua; con un utilizzo moderato si raggiunge facilmente la seconda giornata.
La ricarica da 50W porta la batteria dallo 0% al 60% in 30 minuti e al 100% in 64 minuti. Il sistema Safe Cell Technology mantiene la salute della cella sopra il 90% dopo 1.200 cicli di ricarica, circa tre anni di uso quotidiano, un dato importante per chi vuole un telefono che mantenga le sue prestazioni energetiche nel lungo periodo.

L’assenza della ricarica wireless rimane la critica più ovvia. A €549 per la configurazione top sarebbe stata un’aggiunta più che giustificata, e la ricarica inversa cablata a 7.5W, utile per auricolari e piccoli dispositivi, non la compensa. È una scelta fatta per contenere spessore e costi, ma che inizia a fare sempre meno senso man mano che i prezzi della serie (a) si avvicinano alla fascia premium.
Un peccato, però, che Nothing non abbia fatto il salto alla tecnologia silicio-carbonio, sempre più diffusa nella fascia media di nuova generazione: avrebbe permesso di aumentare ulteriormente la capacità a parità di ingombro, o di ridurre le dimensioni della cella mantenendo la stessa autonomia.
Audio e connettività: nessun compromesso
I doppi speaker stereo del Phone (4a) Pro sono tra i migliori che Nothing abbia montato sulla serie (a): audio ben bilanciato, medi presenti, bassi discreti ma presenti, e volume elevato in vivavoce senza distorsioni. I 2 microfoni HD garantiscono una registrazione vocale chiara, utile anche per la trascrizione delle chiamate integrata in Nothing OS. L’assenza del jack da 3.5mm è ormai standard del settore e non stupisce, ma rimane una limitazione per chi usa ancora cuffie cablate.
La dotazione connettività è completa: Wi-Fi 6, Bluetooth 5.4, NFC con Google Pay, 5G Dual Mode (NSA & SA), GPS con GLONASS, BDS, Galileo e QZSS, dual SIM nano senza supporto eSIM. Il sistema di antenne a 360° con Hybrid Coexistence 3.0 gestisce la coesistenza tra Wi-Fi e Bluetooth in modo più efficiente rispetto alle generazioni precedenti. La presenza dell’eSIM è una novità apprezzata, specialmente per chi viaggia spesso e vuole mantenere due numeri attivi senza portare due SIM fisiche.
Prezzo, posizionamento e conclusioni
Il Nothing Phone (4a) Pro è disponibile in due configurazioni: 8+128 GB a €479 e 12+256 GB a €549, con vendite aperte dal 27 marzo 2026. Il posizionamento è ambizioso ma non irragionevole: a questi prezzi competono smartphone con processori più veloci o fotocamere più complete, ma nessuno ha il design, il software e l’identità di Nothing. Il confronto con il Phone (3a) Pro mostra un incremento di costo che si giustifica pienamente con il salto nella costruzione (metallo vs policarbonato), nel display (1.5K 144Hz vs FullHD 120Hz) e nelle prestazioni (Snapdragon 7 Gen 4 vs 7s Gen 3). Non è un upgrade marginale: è un salto generazionale vero.
Il mercato degli smartphone è in un momento curioso: tecnicamente avanzatissimo, esteticamente statico. I flagship dei grandi brand si assomigliano in modo crescente, le innovazioni vere si contano sulle dita di una mano ogni anno. In questo contesto, Nothing fa qualcosa di raro: costruisce oggetti con una personalità riconoscibile che non è solo una trovata di marketing, ma un sistema coerente che si evolve nel tempo. Il retro trasparente, la Glyph Matrix, il font proprietario, le icone dot-matrix, i suoni di notifica disegnati da zero, sono tutti elementi di un linguaggio. E il Phone (4a) Pro è il punto in cui questo linguaggio raggiunge la sua maturità più convincente, perché finalmente la qualità costruttiva è all’altezza del design.

Phone (4a) Pro non ha bisogno di colmare gap hardware con specifiche pompate, perché Nothing ha capito una cosa che molti altri brand forse ancora non hanno capito: un software snello, ottimizzato e con una sua identità precisa vale più di qualsiasi numero benchmark.
E se oggi ormai è facile fare uno smartphone che funziona. Il problema è fare uno smartphone da ricordare anche dopo il primo impatto. Farlo in modo che le persone continuino ad apprezzarlo anche dopo tanto tempo. del telefono che hanno in tasca. E con il Phone (4a) Pro, almeno per me, ci sono riusciti.
Vedi Post Originale: https://www.tuttoandroid.net/speciale/recensioni/nothing-phone-4a-pro-1145213/

