Recensione Nothing Phone (4a): la Glyph si reinventa e si fa più seria

Recensione Nothing Phone (4a): la Glyph si reinventa e si fa più seria


Ci sono smartphone che esistono per vendere numeri, e poi ci sono quelli che esistono per raccontare qualcosa. Nothing, sin dal suo esordio con il Phone (1) nel 2022, ha scelto la seconda strada. Non senza inciampi, non senza critiche, ma con una coerenza di visione che pochi brand possono vantare nel panorama Android attuale. 

Il Phone (4a) arriva oggi sul mercato e rappresenta la quarta iterazione della serie “(a)”, quella più accessibile, quella pensata per chi non può, o non vuole, spendere cifre da flagship ma vuole comunque un telefono che abbia qualcosa da dire, in senso letterale e figurato.​

Ma cosa cambia davvero rispetto al Phone (3a), che era già considerato uno dei migliori acquisti sotto i 350 euro del 2025? Non molto ma idealmente sembrano cambiare le priorità, come la filosofia dello strumento luminoso che più caratterizza questo brand, e cambia, finalmente, il rapporto tra ciò che il telefono promette e ciò che riesce a mantenere nell’uso quotidiano.​ In questa recensione cercheremo di raccontare il Nothing Phone (4a) da tutti i punti di vista.è+

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Nothing Phone (4a): la video recensione

Design: continuità e rottura al tempo stesso

Parliamoci chiaro: Nothing non ha rivoluzionato l’estetica e la forma del Phone (4a). E ha fatto bene. L’identità visiva di questo brand è uno dei suoi asset più preziosi, e stravolgerla per stupire sarebbe stato un errore. Ciò che troviamo è quindi un dispositivo che mantiene la scocca posteriore semi-trasparente, con la griglia di componenti in mostra come fosse un oggetto di design industriale, e i bordi squadrati che ormai identificano questa famiglia di prodotti da lontano.​ Ma il vero cambiamento è altrove, ed è molto più significativo di quanto possa sembrare a prima vista.

La Glyph Bar: un passo indietro che è in realtà tre passi avanti

Quando Nothing ha introdotto il Phone (1), la Glyph Interface era composta da cinque strisce LED sul retro. Con il Phone (2) sono diventate undici, aprendo le porte a personalizzazioni più elaborate. Con i modelli della serie “(a)”, dal Phone (2a) fino al Phone (3a), le strisce si sono ridotte a tre, mantenendo il concetto ma semplificando l’implementazione.​ Con il Phone (3) è arrivata la Glyph Matrix, una matrice circolare di 489 mini-LED che trasformava il retro del telefono in un display posteriore capace di mostrare informazioni vere e proprie. Era spettacolare, era innovativo, ma, diciamolo onestamente, era anche eccessivo. Stava diventando una feature che si guardava più che si usava, un po’ come quei gadget tech che compri entusiasta e poi lasci sempre sul comodino.​

Con il Phone (4a), Nothing fa una mossa inaspettata e, a nostro avviso, coraggiosa: introduce la Glyph Bar. Non più strisce LED curve disposte in modo casuale attorno ai componenti interni, non più una matrice circolare da mostrare agli amici come un trucco di magia. La Glyph Bar è una barra verticale composta da sei luci quadrate e nove mini-LED controllabili, posizionata sul lato destro del retro del telefono.​

Perché coraggiosa? Perché in un mercato dove tutti vogliono aggiungere feature per giustificare il prezzo, Nothing ha scelto di sottrarre, o meglio, di distillare. La filosofia dichiarata dall’azienda è precisa: “la Glyph Bar è l’ultima evoluzione della nostra idea originale: lo stesso modo di ridurre le distrazioni. Ci siamo mossi verso un output più pulito, segnali più nitidi e un sistema progettato per essere letto all’istante.”​

E nella pratica, questa filosofia funziona. Nella nostra esperienza d’uso, la Glyph Bar del (4a) è molto più immediata da “leggere” rispetto alle versioni precedenti. Con le strisce LED del Phone (3a), capire cosa stava accadendo richiedeva una sorta di apprendimento: questa striscia per le chiamate, quest’altra per i messaggi, quell’altra ancora per la ricarica. Con la Glyph Bar, il layout è pulito, lineare, riconoscibile a colpo d’occhio anche senza guardare deliberatamente.​

Il fatto che sia circa il 40% più luminosa rispetto alla precedente serie “(a)” è un dettaglio che non va sottovalutato: in condizioni di luce diretta, le notifiche Glyph sul (3a) erano quasi invisibili in certi angoli di visione. Qui il problema è sensibilmente ridotto.

C’è però una critica che ci sentiamo di muovere, ed è una critica “di anima”: la Glyph Bar è meno “poetica” delle versioni precedenti. Le strisce LED del Phone (1) e del Phone (2), pur essendo meno funzionali, avevano qualcosa di artistico nella loro disposizione. Sembravano circuiti stampati che prendevano vita. La Glyph Bar è più seria, più professionale, più utile, ma perde un po’ di quel fascino visivo quasi naïf che rendeva i primi Nothing così memorabili quando li posavi sul tavolo di un bar. È un trade-off consapevole da parte di Nothing, e lo rispettiamo, ma è giusto segnalarlo.

Materiali, ergonomia e build quality

Guardando il Phone (4a) da vicino, si nota subito come Nothing abbia ridisegnato la disposizione dei tasti rispetto al Phone (3a), e la scelta è più ragionata di quanto sembri a prima vista. Sul lato destro troviamo i due tasti del volume in cima, seguiti immediatamente sotto dal tasto di accensione: una collocazione verticale pulita, che concentra tutto sul lato dominante per chi tiene il telefono con la mano destra. Il feedback tattile di tutti e tre è solido, con una corsa precisa e senza giochi, uno di quei dettagli che tradisce immediatamente la cura costruttiva di un prodotto.

La vera novità è sul lato sinistro, dove compare un tasto dedicato all’Essential Space, la sezione di Nothing OS che raccoglie le informazioni prioritarie per l’utente. È una scelta che dice molto sulla filosofia del brand: dare un accesso fisico, immediato e intenzionale a uno spazio digitale “meno rumoroso”. Nella pratica quotidiana, avere un tasto hardware dedicato a questa funzione cambia le abitudini: invece di scorrere notifiche su notifiche, ci si abitua a premere quel tasto come primo gesto istintivo quando si prende in mano il telefono. Ci vuole qualche giorno per interiorizzarlo, ma una volta fatto diventa difficile tornare indietro. È esattamente il tipo di scelta che distingue Nothing dai brand che riempiono ogni tasto con funzioni dimenticate dopo una settimana.

Le cornici laterali sono in plastica, ed è giusto dirlo chiaramente, senza eufemismi. Non è alluminio, non è acciaio. In questa fascia di prezzo è una scelta comprensibile, e Nothing la gestisce bene con una finitura opaca che non cattura le impronte e non trasmette una sensazione di economicità al tatto. Detto questo, rispetto a competitor, che già offrono frame in alluminio attorno ai 400 euro, è una differenza che si percepisce stringendo il telefono con decisione. Non compromette la solidità generale, la scocca non scricchiola, non flette, ma è un limite da citare onestamente.

Il pannello posteriore in vetro temperato è invece una piacevole conferma: resistente ai graffi nella quotidianità, con quella finitura semi-trasparente che è la firma visiva di Nothing. Il trattamento anti-impronta è efficace: dopo una giornata di utilizzo, le sbavature sono meno evidenti rispetto a certi vetri lucidi da flagship che sembrano calamite per le ditate. 

La porta USB-C è posizionata sul bordo inferiore, centrata, affiancata dai fori del microfono e dall’altoparlante principale. Supporta USB 2.0, e qui Nothing fa ancora una scelta conservativa: niente USB 3.2, niente DisplayPort, niente trasferimento dati ad alta velocità via cavo. Per chi trasferisce file pesanti regolarmente o usa il telefono come sorgente video esterna, è una limitazione concreta. Per l’utente medio che carica il telefono e al massimo sposta qualche foto, nella vita reale non cambia nulla.

Display: quando 1.5K fa davvero la differenza

Il Nothing Phone (4a) monta un pannello AMOLED da 6,78 pollici con risoluzione 1.260 × 2.800 pixel (quella che viene definita 1.5K), refresh rate a 120 Hz e picco di luminosità di 4.500 nit. Il PWM Dimming si attesta a 2.160 Hz, un valore che tutela gli utenti più sensibili alla luce.​

Confrontatelo con il Phone (3a): il predecessore montava un pannello AMOLED flessibile da 6,77 pollici con risoluzione FHD+ (1.080 × 2.392) e luminosità di picco a 3.000 nit. La risoluzione più alta del (4a), da 388 ppi del (3a) si passa a circa 453 ppi, non è rivoluzionaria, ma in uso pratico si percepisce: il testo è leggermente più nitido, le icone più definite, e la lettura prolungata su testi fitti risulta meno affaticante.​ Peccato forse per le cornici che rimangono assolutamente simmetriche, e questo è un plus non indifferente, ma abbastanza marcate anche se nel loro insieme non creano alcun fastidio soprattutto con un pannello flat come questo. 

Nella pratica quotidiana, il display del Phone (4a) è uno dei migliori della sua fascia di prezzo, punto. I colori sono bilanciati di default, con la possibilità di personalizzarli attraverso Nothing OS. Il bianco non ha quella tendenza bluastra che spesso affligge i pannelli AMOLED economici, e il nero è, come da tradizione OLED, assoluto. Guardare un film in HDR, anche su Netflix con contenuti certificati HDR10+, è un’esperienza soddisfacente.

Processore e prestazioni: Snapdragon 7s Gen 4, la sorpresa vera

Se c’è un componente che cambia davvero del Phone (4a) rispetto al (3a), è il processore. Si passa dallo Snapdragon 7s Gen 3 allo Snapdragon 7s Gen 4, prodotto a processo 4 nm e affiancato da GPU Adreno 810.​

Sulla carta, le differenze sembrano moderate. Ma nella pratica sono più sostanziali di quanto i benchmark possano comunicare. La combinazione di processore più veloce con una memoria UFS 3.1 (contro la UFS 2.2 del Phone (3a)) crea un dispositivo che risponde in modo sensibilmente più reattivo.

Aprire app pesanti come Lightroom Mobile, YouTube con video in 4K, o persino sessioni di editing fotografico leggero non produce le micro-pause che a volte si percepivano sul (3a) sotto carico moderato.​ Il multitasking è migliorato: con 12 GB di RAM, il gestore della memoria di Nothing OS 4.0 riesce a mantenere aperte in background molte più app senza ricarichi fastidiosi. Il Phone (3a) con 12 GB si difendeva già bene, ma qui l’accoppiata RAM + storage più veloce dà al sistema una sensazione complessivamente più “solida”, quasi da medio-gamma premium.

Sul fronte gaming, lo Snapdragon 7s Gen 4 gestisce titoli come Genshin Impact a impostazioni medie con una fluidità accettabile, con qualche calo di frame nei momenti più concitati. Non siamo di fronte a un chipset gaming, e non è quello il target di questo telefono. Ma per Call of Duty Mobile, PUBG Mobile, Fortnite a impostazioni standard, l’esperienza è genuinamente soddisfacente.

Un aspetto che spesso viene trascurato nelle recensioni dei medio-gamma è la gestione termica. Il Phone (4a) tende a scaldarsi leggermente nella zona del processore durante sessioni di gaming prolungate (oltre 30-40 minuti), ma senza mai raggiungere temperature fastidiose al tatto. Il throttling si attiva con gradualità, senza i crolli di prestazioni bruschi che caratterizzano certi telefoni della stessa fascia. Nothing ha evidentemente lavorato sul dissipatore interno.

Software: Nothing OS 4.0 su Android 16 con maturità raggiunta

Nothing OS 4.0, basato su Android 16, è forse il capitolo in cui questo brand ha compiuto i progressi più significativi negli ultimi anni. Non perché prima fosse brutto, Nothing OS è sempre stato uno dei sistemi operativi Android più curati esteticamente, ma perché ora è anche più funzionale.​

La filosofia minimalista di Nothing OS si esprime in ogni elemento visivo: font Dot Matrix per gli orologi e i widget, icone che guardano a un’estetica tech-industrial, animazioni ridotte all’essenziale ma curate nei dettagli. Nessun bloatware, nessuna app di terze parti preinstallata (a parte quelle Google, ovviamente), nessuna pubblicità nelle impostazioni come invece accade su certi telefoni di brand cinesi più economici.

Rispetto alla versione 3.1 presente sul Phone (3a), Nothing OS 4.0 introduce alcune novità significative:

  • Integrazione AI migliorata: l’assistente AI di Nothing è ora più profondo nell’integrazione con le app native. Dalla galleria si possono generare didascalie automatiche, dalle note si possono fare riassunti, e la funzione di ricerca “intelligente” nella libreria fotografica funziona sorprendentemente bene con ricerche in linguaggio naturale come “foto al tramonto con amici”.​
  • Glyph Bar Manager: l’applicazione per gestire la Glyph Bar è riscritta da zero e notevolmente più intuitiva rispetto al vecchio gestore delle strisce LED. Si possono assegnare pattern luminosi specifici a contatti, applicazioni e tipi di notifica con pochi tap. La granularità dei controlli sui nove mini-LED è ottima: si possono creare sequenze animate personalizzate che si attivano solo per certi orari della giornata.
  • Modalità Focus integrata con Glyph: quando si attiva la Focus Mode, la Glyph Bar si spegne completamente e non risponde a nessuna notifica. È una scelta di design che parla a chi usa il telefono consapevolmente, e apprezzo profondamente questa coerenza.
  • Widget Clock aggiornati: i nuovi widget dell’orologio per la schermata di blocco e la home sono tra le aggiunte più piacevoli esteticamente. Piccolo dettaglio, ma in un sistema operativo che si distingue proprio per il design, i dettagli contano.

Essential Space è la sezione del sistema operativo che raccoglie le informazioni più importanti per l’utente: appuntamenti imminenti, messaggi non letti da contatti preferiti, aggiornamenti meteo. Sul Phone (4a), questa sezione si integra con la Glyph Bar in modo nuovo: quando arriva un messaggio da un contatto “essenziale”, la Glyph Bar si illumina con un pattern diverso rispetto alle notifiche comuni. È un livello di personalizzazione che richiede un po’ di configurazione iniziale, ma che una volta impostato diventa parte invisibile e potente del flusso di lavoro quotidiano.

La schermata di blocco di Nothing OS 4.0 supporta widget personalizzabili in modo più flessibile rispetto a prima. Si possono posizionare informazioni come meteo, prossimo calendario, livello batteria e, novità del (4a), lo stato della Glyph Bar con un singolo tap per accenderla/spegnerla direttamente dalla lock screen. Un’aggiunta piccola ma intelligente.

Peccato che a parte questo Essential Space, le funzionalità AI oltre a Gemini e ChatGPT praticamente sono assenti o quasi. C’è l’implementazione della ricerca generale su tutto lo smartphone tramite parola chiave che funziona e la possibilità di trascrivere il testo delle chiamate ma che da noi non funziona. Peccato la mancanza di modifiche AI sulle foto che i competitor ormai posseggono tutti. 

Nothing ha promesso per il Phone (4a) tre major update di Android (da Android 16 fino ad Android 19) e sei anni di patch di sicurezza. È un miglioramento rispetto al Phone (3a), che si fermava a tre anni di OS e quattro di sicurezza. Non siamo ancora completamente soddisfatti, ma per un medio-gamma in questa fascia di prezzo è un compromesso accettabile, e soprattutto onesto.

Fotocamere: il comparto che cambia meno di tutti

Il sistema fotografico del Nothing Phone (4a) è composto da tre sensori:

  • Sensore principale: 50 MP Samsung GN9 – f/1.8 – 1/1.57″ con OIS
  • Ultra-wide: 8 MP Sony IMX355 – f/2.2 
  • Teleobiettivo: 50 MP Samsung JN5 – f/2.88 – 1/2.75″ con zoom ottico 3,5x​ e OIS 

Il confronto con il Phone (3a) qui è interessante: il predecessore montava un triplo sistema 50 MP (principale) + 8 MP (ultra-wide) + 50 MP (tele), con zoom ottico 2x. Il Phone (4a) alza lo zoom ottico a 3,5x, un salto che nella pratica non è da sottovalutare.

Il sensore principale da 50 MP con OIS è il cuore del sistema fotografico. In condizioni di luce abbondante, produce foto di ottima qualità per la fascia di prezzo: dettaglio elevato, gamma dinamica gestita bene, colori naturali senza la tendenza alla sovrasaturazione che affligge molti competitor asiatici. La resa fotografica di Nothing ha sempre avuto un carattere “fedele alla realtà” che può sembrare meno appariscente in un confronto diretto, ma che premia nel tempo, soprattutto guardando le foto sui propri ricordi dopo mesi.

In condizioni di scarsa illuminazione, il sensore principale si difende bene con la modalità notturna, che lavora con fusione multi-frame. Il risultato è generalmente pulito, con buona conservazione dei dettagli nelle ombre, ma il rumore cromatico sulle tonalità medie è ancora percepibile se si zooma al 100% sulle foto. Non è un difetto esclusivo di Nothing, è il limite del sensore fisicamente piccolo di un medio-gamma, ma è onesto dichiararlo.

Il teleobiettivo 3,5x è, nella nostra esperienza d’uso, la feature che usiamo di più dopo il sensore principale. Il Phone (3a) con il suo 2x era già utile per ritratti e situazioni in cui non potevi avvicinarti al soggetto, ma il 3,5x apre uno scenario di utilizzo sensibilmente più ampio. Fotografare un dettaglio architettonico a distanza, catturare il volto di qualcuno in un concerto o a un evento sportivo, isolare un soggetto in un paesaggio affollato: con il 3,5x ottico queste operazioni diventano genuinamente naturali. La qualità del tele è buona anche in condizioni di luce media, con l’OIS che fa un lavoro efficace nel ridurre il mosso nelle mani meno ferme. In condizioni di luce ridotta, invece, le limitazioni diventano evidenti: il tele produce foto più “sgranate” e meno dettagliate, e il software deve compensare con aggressività. È un comportamento normale per questa tipologia di sensore in questa fascia, ma vale la pena saperlo.

L’obiettivo ultra-wide da 8 MP è il punto più debole del sistema fotografico, e lo era già sul Phone (3a). Gli 8 megapixel nel 2026 sono pochi, lo diciamo da tempo ormai, soprattutto quando il sensore principale e il tele offrono entrambi 50 MP. La differenza qualitativa tra i tre sensori è troppo evidente al momento dello switching, creando una disomogeneità che disturba il fotografo attento. I bordi delle foto ultra-wide mostrano una perdita di nitidezza marcata, e la distorsione geometrica, sebbene corretta via software, lascia tracce evidenti nelle linee orizzontali. È il difetto più facile da correggere con un futuro aggiornamento hardware, un sensore ultra-wide da almeno 13 o 16 MP costerebbe poco di più, e ci aspettiamo che il Phone (5a) risolva questo problema. Per ora, è una lacuna che in certi scenari si fa sentire.

Il sensore frontale da 32 MP produce selfie di buona qualità, con una resa cutanea che preserva la texture senza esagerare con la morbidezza artificiale. Il Portrait Mode sull’anteriore funziona in modo accettabile, con un rilevamento dei bordi che si inceppa solo sui capelli particolarmente “mossi”. Nulla di rivoluzionario, ma nulla di cui vergognarsi per questa fascia.

Sul fronte video, il Phone (4a) registra in 4K a 30fps con il sensore principale. La stabilizzazione è buona grazie all’OIS hardware + EIS software combinati, ma in modalità 4K non è disponibile la stabilizzazione Ultra Steady (che funziona solo in 1080p). Per i creator che producono contenuti per Instagram Reels o TikTok, questo non è un problema, il 1080p con Ultra Steady è ottimo per quello scopo. Per chi vuole girare materiale più “cinematic” in 4K, la stabilizzazione richiede un po’ di attenzione in più sui movimenti.

Batteria e autonomia: il salto più sorprendente

Qui c’è forse la sorpresa più grande dell’intero dispositivo. Il Nothing Phone (4a) monta una batteria da 5.080 mAh, leggermente più capiente rispetto ai 5.000 mAh del Phone (3a). Una differenza minima sulla carta, ma nella pratica quello che accade è che dura molto di più rispetto a prima. 

Da dove viene questo salto? Da una combinazione di fattori che agiscono all’unisono in modo così efficace: processore più efficiente (7s Gen 4 a 4 nm vs 7s Gen 3 a 4 nm, ma con ottimizzazioni sostanziali) e Nothing OS 4.0 con una gestione energetica delle app in background più aggressiva.

Nella pratica quotidiana, con un utilizzo misto che include 5 ore di schermo tra social, fotografia, alcune chiamate e un po’ di navigazione, il Phone (4a) arriva tranquillamente a fine giornata con il 30-40% di carica residua. Peccato in questo caso anche per Nothing il non aver utilizzato una batteria al silicio carbonio che avrebbe permesso il vero salto generazionale di questo smartphone. Probabilmente il costo di acquisto di questo tipo di componente non rientrava nei canoni prestabiliti da Nothing.

La ricarica rapida a 50W rimane invariata rispetto al Phone (3a). Non è una cattiva notizia, 50W in questa fascia è nella media, anche se la competizione si è spostata verso i 65-80W su alcuni competitor cinesi. Non aspettatevi ricariche lampo: da 0 a 100% ci vogliono circa 60-65 minuti. Da 0 a 50% ci si arriva in circa 19-20 minuti, un compromesso accettabile per chi vuole una “carica di emergenza” rapida.​

La mancanza di ricarica wireless rimane una critica che si muove a Nothing da anni: in questa fascia, nel 2026, inizia ad essere un’omissione difficile da giustificare. Capisco la filosofia “essenziale” del brand, ma sarebbe stato un plus reale senza impattare significativamente sul prezzo.

Connettività: tutto quello che serve, niente di superfluo

Il Nothing Phone (4a) copre tutte le basi della connettività moderna: 5G, Wi-Fi 6 (802.11 a/b/g/n/ac/ax), Bluetooth 5.4, NFC, GPS e USB-C. Nulla di eclatante, ma tutto quello che si aspetta da un telefono del 2026 c’è tranne il supporto alla eSIM e anche qui è un passo falso che pesa per alcuni. Ci poteva e doveva stare l’aggiunta, avrebbe dato lustro ad un telefono in questa fascia di prezzo. 

L’NFC funziona bene con Google Pay e Apple Pay equivalenti Android. Il lettore di impronte digitali ottico sotto al display è rapido e preciso, migliorato rispetto alla versione del (3a) sia in velocità di risposta che in affidabilità con dita umide (anche se non è ancora infallibile in questa condizione, un limite strutturale dei sensori ottici). Il riconoscimento facciale è veloce e funziona in ambienti con scarsa illuminazione, ma è basato su fotocamera 2D e quindi non è sicuro come sblocco per app bancarie, comportamento standard per questa tipologia di sistema.

Conclusioni 

Dopo giorni di utilizzo, abbiamo maturato una riflessione che vorremmo condividere in modo diretto. Nothing è un brand che ha costruito la sua identità sul concetto di “meno è più”. Meno bloatware, meno fronzoli, meno rumore visivo nel software, meno LED decorativi e più LED funzionali. Il Phone (4a) porta questa filosofia al livello più coerente che abbiamo mai visto nella storia del brand. La Glyph Bar è la prova: invece di aggiungere altri LED, altri effetti, altra complessità, Nothing ha tolto e ha distillato.​

Questo ci affascina, perché è esattamente l’opposto di ciò che fanno la maggior parte dei brand tech. Samsung aggiunge ogni anno funzioni che la maggioranza degli utenti non userà mai. Xiaomi riempie il software di scorciatoie, widget e impostazioni che creano più confusione che utilità. Nothing fa il contrario, e lo fa con una coerenza che si percepisce ogni volta che si apre il menu delle impostazioni e si trova esattamente dove ci si aspetta di trovarlo, senza sorprese.

Detto questo, vorremmo essere critici su un punto specifico: il prezzo. Passare da 349 euro del Phone (3a) a 369 euro del Phone (4a) non è un aumento esagerato per la versione base. Sono 20 euro in più che in qualche modo giustificano gli upgrade di processore e fotocamera. I 50 euro in più per la versione top da 12+256GB potrebbero orientare qualche utente verso il Phone (3a) in offerta o verso competitor di casa come il CMF Phone 2 Pro rinunciando chiaramente a qualcosa. Nothing deve guadagnarsi quei 50 euro, e in gran parte ci riesce, ma non completamente.​ L’ultra-wide da 8 MP nel 2026 è imbarazzante. Lo era già sul (3a), lo è ancora di più sul (4a) a 409 euro. Se Nothing avesse aggiornato anche quel sensore, il prezzo sarebbe giustificato senza alcun dubbio. 

Abbiamo apprezzato la Glyph Bar più di quanto pensassimo. Nelle prime ore di utilizzo la trovavamo eccessivamente sobria, quasi anonima rispetto alla storia delle Glyph Interface precedenti. Poi ho capito che non è un elemento da “mostrare”, è un elemento da “usare”, e in questo è genuinamente superiore a tutto quello che Nothing ha fatto prima. Abbiamo apprezzato anche Nothing OS 4.0 per la sua maturità: è un sistema operativo adulto, che ha imparato dai propri errori, che è stabile e piacevole da usare ogni giorno. Non è il più ricco di feature, ma è il più curato esteticamente e tra i più coerenti nella propria visione.

Vale la pena comprarlo? Il verdetto finale

Il Nothing Phone (4a) a partire da 369 euro è un prodotto maturo, consapevole di sé e onesto nella sua proposta. Non finge di essere quello che non è, non imbottisce il listino di feature che non funzionano, non utilizza numeri di megapixel gonfiati per impressionare gli ignari. 

Rispetto al Phone (3a), è oggettivamente migliore anche se in poche cose ma importanti: processore, storage, display, autonomia, zoom fotografico, software. La Glyph Bar è una scelta coraggiosa che si rivela più saggia di quanto sembri a prima vista. Il Phone (3a) rimane una buona scelta se lo trovate intorno ai 260-280 euro, che è il prezzo a cui circola regolarmente nelle offerte nel 2026. Ma se state comprando a prezzo pieno, il (4a) non lascia molti dubbi.​

Il consiglio d’acquisto è questo: se avete già un Phone (3a) e siete soddisfatti, non è un aggiornamento obbligatorio, non ci sono rivoluzioni tali da giustificare 400 euro se il vostro (3a) funziona ancora bene. Ma se state cercando un nuovo telefono in questa fascia, o se venite da un dispositivo ancora precedente, il Phone (4a) è il riferimento del segmento mid-range per il 2026, il prodotto attorno al quale molti si misureranno in molti. 

Nothing ha fatto qualcosa di raro: ha costruito un medio-gamma che non si vergogna di essere tale, e che anzi trasforma i propri limiti in punti di stile. In un mondo di smartphone che si assomigliano tutti, è ancora, nonostante tutto, una boccata d’aria fresca.



Vedi Post Originale: https://www.tuttoandroid.net/speciale/recensioni/nothing-phone-4a-1142548/

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