R-Type Final 2, combattiamo ancora una volta i Bydo, recensione - IlVideogioco.com


La serie R-Type è una di quelle entrate ormai di diritto nella storia dei videogame. Il primo episodio di questo famosissimo sparatutto a scorrimento orizzontale con navicella spaziale iniziò infatti a spopolare nei bar e nelle neonate sale gioco già nel lontano 1987 grazie ad Irem, e da allora non ha praticamente conosciuto flessioni di sorta, non risentendo né dell’usura del tempo, né dell’evoluzione dei gusti dei videogamer.
Non a caso è stato capace di dar vita a un franchise che, tra serie principale e spin-off, ha saputo negli anni conquistarsi una schiera nutrita di fan trovando ospitalità su tutte le più importanti console e home computer fino ai giorni nostri, con l’ultimo capitolo intitolato R-Type Final 2, nato grazie a una efficace campagna di crowdfunding su Kickstarter.

Il titolo è uscito a fine aprile. Vi lasciamo alla nostra recensione, buona lettura.

CLASSICO SENZA TEMPO

R-Type Final 2 è il seguito dell’omonimo gioco che vide la luce diciotto anni fa su PlayStation 2, ed è quindi incentrato sullo scontro tra i terrestri e il malvagio Impero dei Bydo. A bordo di una navicella spaziale upgradabile (e intercambiabile), il giocatore deve sparare e distruggere centinaia di alieni.

Come da tradizione, infatti, anche R-Type Final 2 mantiene quelli che sono i canoni su cui la serie ha fondato il suo successo, ovverosia lo scorrimento della navicella spaziale da sinistra verso destra su un fondale 3d, ondate di nemici più o meno predefinite che il giocatore può memorizzare per stabilire di volta in volta quale sia il tipo di sparo, navicella ed equipaggiamento più adatto a fronteggiare la situazione, l’enorme potenza di fuoco a sua disposizione e il modulo globulare Force, vera e propria icona della saga, che volando al fianco della navicella principale per conto suo, oppure agganciato a essa sul davanti o sul retro, funge da elemento protettivo ma alla bisogna anche offensivo a seconda del tipo di armamento implementato (il supporto ha tre livelli di potenza e tre tipi differenti di armi).

Altra figura iconica di questa saga è poi l’opzione speciale chiamata Beam, che consiste in un colpo potentissimo che si attiva al riempimento di un’apposita barra. A seconda del tempo impiegato nella pressione del pulsante apposito, il raggio può risultare più o meno devastante.

In questo caso bisogna però fare attenzione ai nemici sullo schermo, visto che questi sono piuttosto agguerriti e non staranno certo fermi in attesa di farsi blastare, ma anzi in alcuni casi si rigenerano dalle loro stesse carcasse e aspettano proprio un attimo di esitazione del videogame per colpirlo e fargli perdere una vita. Tra l’altro nei livelli di difficoltà da Byto in su, ovverosia R-Type, il titolo sfrutta un suo sistema di analisi del modo di giocare dell’utente, così da adattarsi a esso. R-Type Final 2 è quindi un titolo che non porta mai alla frustrazione l’utente, ma che è comunque difficile, soprattutto ai livelli di difficoltà più avanzati.

Complici i “continui” limitati, finiti i quali occorre iniziare di nuovo dal primo livello, i sette livelli che compongono l’intera modalità principale possono risultare abbastanza complicati da completare.

R-TYPE FINAL 2, UNA SFIDA TOSTA IL GIUSTO

R-Typer Final

Il combattimento, quindi, va approcciato prestando particolare attenzione a un’infinità di aspetti, compresi i potenziamenti del velivolo, i power-up a tempo da raccogliere, il tipo di veicolo adottato per una determinata fase (l’utente inizia con tre modelli di navi nell’hangar, altri li acquisisce dopo, ciascuno personalizzabile e con abilità uniche che possono dare un vantaggio in certe fasi specifiche) e lo scenario, che di per sé può costituire un valido alleato per venire a capo dello scontro, ma anche un pericoloso ostacolo se viene sfruttato a proprio vantaggio dagli antagonisti, che di certo non sono stupidi e rappresentano ciascuno un ostacolo tutt’altro che facile da superare. Specie i boss, presenti alla fine di ogni livello, molti dei quali davvero enormi, capaci di tenere impegnati “il giusto” anche gli utenti più esperti.

In tal senso c’è da segnalare un piccolo errore (voluto?) degli sviluppatori, che per le navicelle del giocatore hanno adottato un sistema di hitbox troppo grande in proporzione al mezzo, al punto che a volte il giocatore perde una vita senza nemmeno aver visto avvicinarsi il colpo.

Idem a causa di qualche elemento dello scenario tridimensionale, che a volte sembra solo un orpello sul fondale, mentre in realtà si trova proprio sulla linea di volo della nave spaziale dell’utente, provocando una fastidiosa quanto inattesa morte.

R-Typer Final

Ad ogni modo, in combinazione con la difficoltà generale, a mantenere discretamente alta la longevità del titolo ci pensano i diversi sbloccabili, come le decalcomanie delle navi, le uniformi dei piloti e un database dei nemici, nonché la possibilità di acquisire nuovi modelli di navi.

Chiuso il discorso relativo alla giocabilità, gettiamo uno sguardo alla parte tecnica. Da questo punto di vista R-Type Final 2 poggia le sue basi su una direzione artistica tutto sommato ispirata, che riesca che a propone una grafica concettualmente simile a quella dei vecchi titoli, anche se stilisticamente un po’ diversa per la presenza di elementi 3d.

Ad ogni modo, il titolo è estremamente curato, capace di restituire scenari molto evocativi, belli effetti di luce e una discreta varietà nelle ambientazioni, nei nemici e nelle navette terrestri. Allo stesso modo il titolo presenta degli interessanti boss di fine area, diversi dei quali davvero enormi e ben disegnati. Dulcis in fundo, R-Type Final 2 vanta un comparto audio in linea con il tipo di produzione, quindi con un’effettistica valida e una colonna sonora che riporterà in mente, almeno ai più “anziani” tra i giocatori, atmosfere e sonorità del passato, dei cabinati da bar e delle prime sale giochi.

COMMENTO FINALE

Nonostante un sistema hitbox da rivedere, R-Type Final 2 è uno dei titoli meglio riusciti dell’intera serie, un ottimo sparatutto a scorrimento orizzontale che, a livello di difficoltà massima, non fa sconti a nessuno e bastona alzando costantemente il picco di sfida, senza però mai sfociare nell’estremo o nella frustrazione. Granzella, lo sviluppatore per Nis America, ha fatto un buon lavoro.

Un gioco che cattura, quindi, attraverso un’esperienza vecchia scuola, contraddistinta da una giocabilità estremamente divertente dove però non basta premere a casaccio il pulsante di fuoco per progredire, ma occorre imparare i pattern nemici e la loro distribuzione nei livelli per approcciare ogni scontro al meglio.

A completare il quadro ci sono poi un mondo di gioco stilisticamente azzeccato, con la sua grafica ibrida 3d-2d dal tratto comunque evocativo, e le musiche ben orchestrate, soprattutto durante gli scontri con gli imponenti boss di fine area. Non sarà un capolavoro assoluto, ma di certo un bel titolo che merita attenzione.



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