PES, i 25 della serie calcistica Konami


A luglio Konami celebrerà i 25 anni della sua famosa serie calcistica. Ripercorriamo insieme la storia del franchise attraverso i suoi momenti chiave.

Il prossimo luglio Konami festeggerà il 25° compleanno della sua famosa e longeva serie calcistica. Tanti sono infatti gli anni trascorsi dall’uscita di quello che viene considerato il “papà” della serie Pro Evolution Soccer o, come ormai viene chiamato da quest’anno, eFootball PES.

E noi per celebrarla come merita abbiamo pensato di dedicargli uno speciale che, concentrandosi sulla serie internazionale e tralasciando le varie produzioni esclusive per il mercato asiatico, laddove non necessarie ai fini del racconto, ne ripercorre i passaggi fondamentali sottolineando quelli che sono i momenti chiave dell’intera saga.

Prima di PES

Konami ha sempre avuto un discreto feeling coi titoli calcistici a loro modo innovativi. Fin dai tempi in cui era una delle aziende che dominavano il mercato a 8-bit, infatti, mostra una certa predisposizione verso il genere con lo splendido Hyper Soccer, che sul vecchio Nintendo Entertainment System era considerato da molti utenti, tra i quali chi scrive, come il videogioco di calcio domestico migliore per grafica e giocabilità. Questa propensione si ripete anche quando la produzione di massa si sposta dal 1992 sulle piattaforme a 16-bit. Per il Super Nintendo, Konami realizza International Superstar Soccer (Live World Soccer Perfect Eleven – 1994) e International Superstar Soccer Deluxe (Jikkyou World Soccer 2: Fighting Eleven – 1995), che arriva poi su Mega Drive.

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Entrambi i titoli, sviluppati da un team interno di Osaka chiamato KCEO, si rivelano un successo grazie a un’ottima giocabilità e a un comparto tecnico fuori parametro per l’epoca. Soprattutto il secondo, dove tutto risulta curato in maniera maniacale: gli sprite dei calciatori, in particolare, sono grandi come solo in sala giochi si erano visti fino ad allora, e anche se non hanno i nomi reali per la mancanza della licenza dei Mondiali di USA ’94, sono facilmente identificabili con le loro controparti reali, da Roberto Baggio (Galfano) a Valderrama (Murillo), da Ravanelli (Carboni) a Batistuta (Capitale). Il titolo, che vanta perfino un principio di telecronaca, finisce di fatto per segnare un’epoca e diventare un vero e proprio simbolo per una generazione di videogame.

Pro Evolution Soccer 4 03


E questo nonostante la concorrenza di produzioni del calibro di Striker, Kick Off, Super Sidekicks e FIFA International Soccer di Electronic Arts, con la quale Konami avrebbe iniziato una lunga rivalità giunta fino ai giorni nostri. Nel 1994 Konami decide di portare un gioco di calcio sia sulla neonata console a 32-bit di Sony, PlayStation, sia sull’interessante console a 64-bit che Nintendo sta costruendo e della quale la software house ha già il kit per lo sviluppo. Anche in questo caso l’idea è quella di realizzare qualcosa di particolare. Per non disperdere energie, l’azienda decide di affidare ai soliti KCEO lo sviluppo su N64, mentre a un altro suo team con sede a Tokyo, cioè a dire KCET, quello per PlayStation. I primi realizzano così l’ottimo International Superstar Soccer 64 (Jikkyou World Soccer 3 – 1996), una versione migliorata dell’originale per Super Nintendo, ma con animazioni in 3D, una maggiore qualità generale dell’immagine, e una giocabilità più fluida e veloce.

4 International Superstar Soccer 64

Tempesta di Goal!

Dal canto suo, Konami Computer Entertainment Tokyo realizza, prima, J.League Jikkyou Winning Eleven (luglio 1995), che segna l’esordio del grande Jon Kabira come “voce narrante” dei match, dal quale deriva poi Goal Storm (dicembre 1995 – gennaio 1996), la versione internazionale con le nazionali al posto delle squadre di club del campionato giapponese. Il gioco, che vede gli atleti costruiti interamente con poligoni 3D, viene poi riproposto anche in Asia come alternativa all’originale “J.League”, col titolo di World Soccer: Winning Eleven (marzo 1996). Ma di fatto parliamo della stessa opera, che è la “base” da cui per certi versi prenderà pian piano forma il concept dei futuri Pro Evolution Soccer. Con questi titoli, infatti, KCET inizia a distaccarsi dallo stile delle produzioni targate KCEO.

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A dispetto di qualche similitudine, la produzione dei due team comincia a seguire percorsi completamente differenti a livello di stile e meccaniche, con il gruppo di Tokyo propenso a sviluppare giochi di calcio incentrati su un certo realismo, e quello di Osaka che va via via più su elementi arcade. International Superstar Soccer Pro (World Soccer: Winning Eleven ’97 in Giappone, e Goal Storm ’97 in Nord America) e il seguito International Superstar Soccer Pro 98 (Winning Eleven 3 – 1998) di Konami Computer Entertainment Tokyo sono solo l’avvisaglia di una differenza di vedute che si acuisce ulteriormente con International Superstar Soccer Pro Evolution (Winning Eleven 4 – 1999).

5 International Superstar Soccer Pro Evolution



Un gioco importantissimo, perché tra l’altro registra un altro momento chiave della saga, in primis per il debutto di Shingo “Seabass” Takatsuka nella serie come director, e poi per quello di una modalità che diventerà storica all’interno del franchise, ovverosia la Master League. Al suo interno si può disputare un campionato a sedici squadre (senza licenza, ma chiaramente ispirate a compagini vere come Juventus, Milan e Barcellona), dove l’utente gestisce un club composto inizialmente da calciatori di fantasia di medio-basso livello, dei veri e propri miti per gli appassionati, come Espimas, Minanda e soprattutto il mitico Castolo, per poi acquisirne di nuovi e veri con la valuta guadagnata dalle vittorie. Una delle intuizioni di Shingo Takatsuka, che “diventa” da quel momento per la saga ciò che Kazunori Yamauchi è per la serie Gran Turismo: il “deus ex machina”.

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L’obiettivo del game designer è quello di ricreare fedelmente, titolo dopo titolo, il gioco del calcio in un videogame. Sulla prima PlayStation ci va vicinissimo soprattutto con International Superstar Soccer Pro Evolution 2 (World Soccer Live Winning Eleven 2000: Challenge for the Olympic Medal – 2000, 2001), che la BBC definì “il miglior gioco di calcio che il mondo abbia mai visto”. Il motore grafico è uno dei punti di forza del gioco, in grado di partorire calciatori sempre più definiti, “reali”, con movimenti, pesi e altezze diverse. Le azioni si sviluppano in maniera articolata e mai monotona, il controllo che si percepisce sui giocatori attraverso il joypad è totale, e l’atmosfera che si respira è quella di una vera partita, con cori da stadio e la telecronaca di un Jon Kabira più in forma che mai, costante, dettagliata, fitta: uno spettacolo nello spettacolo.

6 International Superstar Soccer Pro Evolution 2

L’evoluzione delle specie

La reattività dei controlli e la “miscela” di realismo e divertimento delle opere KCET conquistano redattori e giocatori, diventando un marchio di fabbrica che gli utenti ritroveranno nelle successive produzioni. Nel 2001 la serie emigra su PlayStation 2 e in occidente cambia nome in Pro Evolution Soccer (Winning Eleven 5 – 2001), quasi a voler rimarcare ulteriormente il distacco dalle produzioni KCEO. Ma è l’ottimo Pro Evolution Soccer 2 (Winning Eleven 6 – 2002), che viene rilasciato anche per Nintendo GameCube (solo in Giappone), a decretare il successo del franchise anche nella nuova “Era videoludica”. I calciatori diventano sempre più realistici grazie a un’intelligenza artificiale quasi umana, mentre una fisica sempre più sofisticata dona grande credibilità ai contrasti e ai movimenti della sfera.

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Il titolo, insomma, setta nuovi standard per il genere, grazie alla tendenza di “Seabass” Takatsuka e del suo team di dare peso ai feedback degli utenti e di ricercare la perfezione assoluta. A ogni capitolo la serie evolve, migliora incredibilmente quello che fino al giorno prima sembrava quasi perfetto. Pro Evolution Soccer 3 (Winning Eleven 7 – 2003), che fa esordire la serie su PC Windows, introduce per esempio una sorta di Champions League all’interno della Master League, mentre Pro Evolution Soccer 4 (Winning Eleven 8 – 2004), che inaugura il supporto a Xbox, gli arbitri in campo e le licenze ufficiali di Serie A, Eredivisie e Liga spagnola.

9 Pro Evolution Soccer 4



E così via, fino a Pro Evolution Soccer 5 (Winning Eleven 9 – 2005) che introduce l’online su PlayStation 2, e Pro Evolution Soccer 6 (Winning Eleven 10 – 2006), forse il migliore della serie in quel periodo, che tra le tante cose aggiunge le punizioni rapide e migliora la fisicità di atleti e contrasti. Una escalation continua che sembra inarrestabile. Invece accade che nel passaggio da una generazione all’altra di console, da quelle della Sesta a quelle della Settima, la serie si perde un po’, non riuscendo inspiegabilmente a ritrovarsi. Da PES 2008, gioco d’esordio sulle nuove piattaforme con nuovo format nel titolo, a PES 2014, le cose non vanno molto bene. Mentre il rivale FIFA guadagna terreno e non sbaglia più un colpo su PlayStation 3 e Xbox 360, trasformandosi in una saga più simulativa, la serie di Konami sembra arrancare e compie un percorso addirittura inverso.

PES, i 25 della serie calcistica Konami




In difficoltà nonostante gli sforzi e perfino l’acquisizione di licenze importanti come la UEFA Champions League, il team di sviluppo inizia a commettere diversi errori tecnici, e tra un episodio e l’altro, finisce perfino per tentare un approccio più arcade. Con l’avvento di PlaySation 4 e Xbox One, le cose sembrano per fortuna migliorare per Konami. Da PES 2015 in poi la saga tenta una faticosa risalita e pian piano, seppur non ritrovando i fasti di un tempo, riesce a riproporre dei capitoli nuovamente simulativi e complessivamente validi, che lasciano ben sperare per il futuro prossimo. Perché per 25 anni, tra alti e bassi, cadute rovinose e sofferte rinascite, la serie Pro Evolution Soccer, ci ha accompagnato nei freddi inverni e nelle caldi estati, e siamo certi che continuerà a farlo ancora per molto tempo.





Vedi Post Originale: http://multiplayer.it/articoli/pes-25-anni-serie-calcistica-konami.html


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