MediEvil Remastered, Recensione

Tra i franchise che più di ogni altro gli appassionati di videogiochi volevano rivedere sui loro schermi c’era senza alcun dubbio quello di MediEvil, platform adventure tra i più amati della generazione di console a 32bit grazie a un protagonista simpaticissimo, il leggendario e maldestro Sir Daniel Fortesque, e a un’ambientazione medievaleggiante, cupa e grottesca più di quanto lasciasse intendere lo stile grafico. Due elementi che insieme riuscivano a far chiudere un occhio su qualche imperfezione tecnica.

Gli stessi che al giorno d’oggi lo faranno probabilmente apprezzare a qualche nostalgico e amare poco da chi invece bada solo al sodo. Ma procediamo un passo alla volta.

MEDIEVIL, LA LEGGENDA DI DAN L’IMPAVIDO

Cavaliere “per caso” durante la sua vita, il buon Dan aveva goduto da morto di una fama leggendaria grazie ai racconti dei cantastorie che ne avevano inconsapevolmente rielaborato le vicende come spesso accadeva nei secoli passati con le storie tramandate vocalmente e a cui di volta in volta ognuno aggiungeva sempre qualcosa. Tutti erano infatti convinti che fosse stato lui ad abbattere con un gesto eroico Zarok un secolo prima durante la celebre battaglia di Gallowmere, rimanendo a sua volta ucciso. In realtà Fortesque era morto praticamente a inizio scontro, colpito da una freccia a un occhio, e il malvagio stregone si era dileguato a un passo dalla sconfitta del suo esercito facendo credere a tutti di essere deceduto.

Un secolo dopo, infatti, rieccolo apparire all’orizzonte deciso stavolta a conquistare il Regno di Gallowmere con un esercito di zombi, demoni e creature di ogni risma (zucche che camminano, streghe, spaventapasseri, e così via, fino a dei temibili boss di fine livello). Tutti elementi che ritroviamo in questo remake sviluppato da Other Ocean Interactive in esclusiva per PlayStation 4 disponibile nei negozi dal 25 ottobre. La struttura di gioco del rifacimento di MediEvil è ovviamene identica a quella dell’originale: si tratta sostanzialmente di un platform avventuroso tridimensionale basato sull’esplorazione di vaste ambientazioni in una sorta di medioevo alternativo, come scritto all’inizio, dall’atmosfera surreale e grottesca, e sugli scontri corpo a corpo con i nemici sullo schermo con l’ausilio di armi più o meno convenzionali (alla bisogna il nostro eroe poteva utilizzare il suo braccio come fosse una mazza…).

I combattimenti, al pari della risoluzione di alcuni puzzle, dei mini giochi e delle sessioni esplorative, servono sia per proseguire nell’avventura che per accumulare potenziamenti utili a far incrementare la forza distruttiva del personaggio, nonché a fargli acquisire nuove tecniche di combattimento, nuove armi (tramite il Salone degli eroi) e nuove abilità, queste ultime poi fondamentali per il superamento di determinate aree di gioco. Ci sono poi da acquisire le cosiddette Anime Smarrite, un tipo di collezionabili inseriti nel remake utili, una volta recuperate tutte e diciannove, a sbloccare la versione di MediEvil del 1998. Il resto lo fa lui, Sir Daniel Fortesque: rivederlo caracollare per le aree di gioco, con quel suo volto scheletrico, senza la mascella e dunque incapace di parlare se non attraverso dei suoni buffi, l’espressione un po’ da ebete, non lascia certo indifferenti chi ha giocato al MediEvil originale. E anzi diventa quasi il motore che spinge il giocatore a calarsi in quel mondo e lasciarsi trasportare nell’avventura senza badare troppo alle imperfezioni.

RITORNO AL PASSATO

Perché fin da subito dopo un’introduzione che fa anche da tutorial all’interno della cripta dove il nostro eroe riposava, appare chiaro che la “nuova” proposta non sembra brillante tanto quanto altre produzioni analoghe del recente passato, come le trilogie di Crash Bandicoot e di Spyro. E non parliamo di grafica e di altri aspetti tecnologici che approfondiremo più avanti, ma di puro e “semplice” gameplay. Questi risulta infatti divertente, ma bisognoso di qualche intervento a livello di reattività dei controlli e di hitbox. Spesso è come se tra il comando impartito col pad e la reazione di Dan ci fosse sempre qualcosa che ne rallenti l’imput di quel mezzo secondo “utile” per compiere una determinata azione, col risultato di trovarsi a sbagliare una mossa o un passaggio.

Questo avviene soprattutto durante i combattimenti corpo a corpo, col rischio di venire colpiti nonostante un attacco anticipato, complice un sistema di gestione delle collisioni non precisissimo e un sistema di inquadrature migliorato quanto si vuole, ma ancora… migliorabile. In tal senso si rivela comoda la telecamera posizionata fissa sulla spalla del protagonista, come in molti giochi d’avventura moderni, attivabile tenendo premuto il dorsale L2. Una soluzione che abbiamo gradito soprattutto in fase esplorativa, per “vedere” meglio possibili oggetti nascosti e godere di un’ambientazione resa più bella dall’alta definizione.

Da questo punto di vista si nota lo sforzo dello sviluppatore Other Ocean di abbellire l’opera senza però stravolgerne troppo come detto prima l’atmosfera. Forse però si poteva mantenere la palette cromatica delle’dizione del 1988: qui i colori sono belli, ma troppo accesi rispetto a quelli più cupi dell’originale, e quindi restituiscono una dimensione cromatica più vivace in quelle aree che a giudizio di chi scrive necessitavano invece di tonalità più “classiche”, scure. Comunque è una questione di fatto soggettiva. Le animazioni dal canto loro sono sensibilmente migliorate rispetto alla demo, complice la recente patch da 15Gb rilasciata da Sony, ma restano ancora un po’ legnosette.

Quest’ultima sembra aver influito positivamente anche sul frame rate, un problema che affliggeva alcune aree nell’originale sulla prima PlayStation e che ricompariva anche in questo remake: va bene mantenere il più possibile intatto lo spirito dell’episodio apparso sulla prima PlayStation, ma “farlo” anche per le cose che non andavano non aveva senso. Specie per un titolo che punta ai 60 fotogrammi al secondo.
Così l’update sembra aver risolto parzialmente i problemi, e anche se MediEvil non riesce a raggiungere il target prefissato, almeno sulla nostra console di prova, una PlayStation 4 “classica”, non “crolla” mai sotto ai 30Fps e visivamente la cosa non risulta realmente fastidiosa o pesante.

Tornando alla grafica, splendidi dal punto di vista artistico gli scenari, su tutti il manicomio, con i suoi sotterranei e il suo parco, la nave fantasma e il cimitero, e buono il comparto audio, con una colonna sonora ispirata anche nelle fasi di intermezzo fra una cut scene e l’altra, impreziosite a loro volta da divertenti dialoghi con un buon doppiaggio in italiano, che di fatto ripropone le voci originali. 



COMMENTO FINALE

MediEvil è un titolo imperfetto, e più di remake dovremmo parlare di remastered considerando che il gioco non offre quelle peculiarità tipiche di un rifacimento, su tutte un comparto tecnologico e una struttura ricreati quasi da zero.

Il prodotto completo ci ha infatti confermato dubbi e certezze emersi provando la demo, ovverosia da un lato il buon lavoro fatto dagli sviluppatori a livello d’atmosfera e fedeltà al gioco originale, dall’altro delle perplessità su alcuni aspetti della giocabilità.

In tal senso il titolo non è stato svecchiato a dovere sul piano dell’interazione e del sistema di combattimento, anche se la patch rilasciata al day one ha in parte porto rimedio a questi problemi. In definitiva MediEvil è un bel platform avventuroso vecchia maniera, consigliato ai più nostalgici e a coloro che hanno voglia di giocare a uno dei titoli di culto della prima PlayStation.

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