L’AI on-device sta mettendo in crisi gli aggiornamenti di Google?

L’AI on-device sta mettendo in crisi gli aggiornamenti di Google?


Quando Google ha annunciato sette anni di aggiornamenti garantiti per i suoi smartphone Pixel, sembrava una promessa molto convincente e, per certi versi, quasi rivoluzionaria nello scenario dei dispositivi Android.

Tuttavia, l’avvento dell’intelligenza artificiale on-device sta mettendo in crisi quella garanzia, rivelando quanto le grandi affermazioni possano essere disattese da clausole non scritte.

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Il “problema” si chiama Gemini Intelligence

Il nuovo stack di intelligenza artificiale di Google, Gemini Intelligence, è la parte centrale dell’esperienza Pixel di ultima generazione. Per funzionare, richiede un minimo di 12 GB di RAM, una soglia che esclude automaticamente molti dispositivi di fascia media, compreso il nuovo Pixel 10a, che Google stessa posiziona come opzione accessibile della propria gamma.

Ma la questione più delicata non è la RAM, bensì il modello di intelligenza artificiale locale su cui si regge l’intero sistema. Gemini Intelligence fa infatti affidamento su Nano v3, la versione più recente del modello on-device di Google, e secondo la documentazione ufficiale del ML Kit, l’unica serie Pixel attualmente in grado di supportarlo è il Pixel 10. Il Pixel 9, uscito appena un anno fa e venduto a prezzi da fascia alta, resta dunque orientato sulla versione precedente, Nano v2.

A conferma di ciò, anche installando la developer preview di AICore sull’hardware dello scorso anno, gli sviluppatori non riescono ad accedere a Nano v3 né alla futura Nano v4, suggerendo che il supporto per quei modelli non arriverà in tempi brevi sui Pixel di generazione precedente.

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Un fenomeno che non riguarda solo i Pixel

Il fenomeno non riguarda però solo i Pixel. Diversi smartphone lanciati nel 2025 e alcuni dei primi mesi del 2026, incluso lo Xiaomi 17 Ultra, sembrano infatti anch’essi limitati ai modelli on-device più vecchi. Eppure c’è un dettaglio che rende la posizione di Google particolarmente delicata, ovvero il fatto che alcuni dispositivi di altri produttori, come il vivo X200 del 2025, supportano già Nano v3, contrariamente al Pixel 9.

Naturalmente, occorre precisare come Google non abbia escluso del tutto la possibilità di un backport di Gemini Intelligence sui modelli precedenti (gli aggiornamenti via OTA restano d’altronde teoricamente possibili) ma non ha nemmeno chiarito quali siano i requisiti tecnici o commerciali che impediscono il supporto attuale.

Nessun accordo è stato violato

Si consideri inoltre che tecnicamente, però, Google non sta violando nessun accordo. Gemini Intelligence non fa infatti parte del core di Android (non è inclusa nell’AOSP) ma è uno strato aggiuntivo che si sovrappone al sistema operativo.

La distinzione di cui sopra è di grande rilievo, perché significa che Google e i suoi partner hardware hanno piena libertà di decidere quali dispositivi ricevano quali funzionalità AI, senza che ciò venga conteggiato come mancato aggiornamento del sistema.

Insomma, ci troviamo dinanzi a una situazione che sul piano contrattuale è del tutto legittima, ma che potrebbe essere ben più difficile da difendere su quello della reputazione. Google ha costruito negli ultimi due anni l’intera narrativa del brand Pixel attorno a Gemini e presentare l’AI come il futuro dello smartphone e poi abbandonare i propri dispositivi di punta dopo una sola generazione è, nel migliore dei casi, una comunicazione da rivedere.

Cosa cambia tra vecchi e nuovi chip Tensor

C’è anche una questione tecnica di fondo che aggrava la situazione sopra descritta. Il chip Tensor G4, montato sui Pixel 9, riutilizzava la stessa unità di elaborazione neurale (TPU) già presente nel G3. In sostanza, i Pixel 9 sono arrivati sul mercato con hardware AI già datato al momento del lancio. Non è comunque un approccio del tutto sorprendente, considerato che Google è stata storicamente conservativa anche sugli aggiornamenti di CPU e GPU, limitandone nella sostanza la capacità dei dispositivi più vecchi di compensare eventuali lacune.

Il Tensor G5, che equipaggia i Pixel 10, integra invece una TPU di terza generazione circa il 60% più veloce rispetto alla precedente. Un salto prestazionale che potrebbe avere un impatto reale sulle funzionalità che Google intende sviluppare: sistemi AI agentici, assistenti contestuali in tempo reale, inferenza rapida on-device, con carichi di lavoro in cui la latenza è fondamentale e in cui un hardware di livello superiore può fare davvero la differenza.



Vedi Post Originale: https://www.tuttoandroid.net/news/2026/05/28/ai-on-device-aggiornamenti-google-1154239/

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