Kursk, la nostra recensione Xbox One - IlVideogioco.com


Appuntamento con la storia quello offerto da Kursk, il titolo della nostra recensione, provato nella sua versione per console Xbox One. Un docu-game quello realizzato dallo sviluppatore polacco Jujubee, che apre una finestra su quello che è stata una triste pagina nera del nuovo millennio. Il 12 agosto del 2000, nelle gelide acque del Mar di Barents, il sottomarino nucleare Kursk si inabissava senza far mai più ritorno in superficie. Con esso, stessa sorte venne riservata ai 118 componenti dell’equipaggio.

Le cause, ancora oggi, non sono del tutto chiare. I cospirazionisti credono in un coinvolgimento americano, anche se la tesi più valida resta quella di un incidente. Nei panni di una spia americana, ci infiltriamo all’interno dello scafo russo, in cerca di informazioni. Il gameplay è quello tipico di un FPP, con una propensione verso l’investigazione. I dialoghi e la raccolta delle informazioni, infatti, sono una parte fondamentale del gioco.

kursk recensione xbox one

L’idea di base era buona, ma la resa non è stata delle migliori. I troppi tempi morti e uno schema di comandi piuttosto bizzarro azzoppano la fruizione del titolo in maniera irreversibile. La localizzazione in italiano è, senza ombra di dubbio, uno dei valori aggiunti del gioco. Questa, assieme al 4K, tentano di rendere appetibile un gameplay che manca di mordente e, in diverse occasioni, anche di senso logico.

L’onore al merito va alla funzione educativa che il titolo realizzato da Jujubee porta con sé. Un videogioco, come gli sviluppatori dimostrano, può essere un medium in grado di spiegare la storia, come in un documentario. È un punto di vista, è come tale è suscettibile di interpretazione. Nonostante questo, la missione la svolge egregiamente, anche se l’occasione, ripetiamo, non è stata sfruttata al meglio. Vi lasciamo, quindi, alla nostra recensione di Kursk, titolo, vi ricordiamo, provato nella sua versione Xbox One.

IL METRONOMO DEL GAMEPLAY

Ogni videogioco ne ha uno, e se il gameplay non ne segue il ritmo chi sta dall’altra parte finisce con il lasciarsi andare all’apatia. Parliamo del ritmo, quello scandito da un metronomo immaginario creato dalle dinamiche e dagli eventi di gioco. Trattandosi di un FPP, il fattore immersione è guidato da questo aspetto. Se manca, tutto il castello rischia di crollare su sé stesso.

Kursk ci fa andare su un’altalena di emozioni. Si parte con l’adrenalina a mille, con la sequenza dell’incidente e con noi che dobbiamo trovare una via di fuga prima di finire soffocati. E poi, fine delle trasmissioni. Il momento del “prequel”, quello che ricostruisce gli instanti prima dell’incidente, è pura sonnolenza. I troppi dialoghi “sterili” deragliano su un binario morto tutta la nostra voglia di giocare. E la cosa che fa rabbia è che l’idea di base era buona.

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L’ambientazione claustrofobica del sottomarino nucleare K-141 genera un effetto simile a quello di un survival horror. Ci si sente braccati dalle fredde pareti dello scafo, con la certezza che, prima e poi, diventeranno la nostra nemesi (e la nostra tomba, ndr). Di fatto, poi, è quello che succede. Le sequenze dell’incidente sono raccontate con una dovizia di dettaglio non indifferente, rendendo questo gioco un importante documento storico da analizzare.

Il layout dei comandi non è dei migliori. Per correre bisogna sempre tenere premuto il tasto L3. Capite bene che spostarsi velocemente da una parte all’altra diventa un “patema d’animo”. A volte, inoltre, non si capisce bene cosa si deve fare per generare un’interazione. I suggerimenti si “impastano” con l’ambientazione, colpa del tono su tono cromatico che non crea il giusto stacco.

L’A.I. generale non spicca per la troppa intelligenza. Il pattern dei movimenti del nemico di turno è piuttosto prevedibile. Per superare l’ostacolo basta prendergli “il tempo” e il gioco è fatto. A peggiorare ulteriormente questo aspetto ci pensano anche le animazioni dei diversi PNG presenti. Le sessioni “open”, sotto questo aspetto, lasciano a desiderare, con la voglia di finire sotto coperta che galoppa di minuto in minuto.

GIOCARE CON LA STORIA

Se il lato gameplay scricchiola, quello che riguarda la narrazione storica è inappuntabile. Kursk racconta una triste pagina di attualità del nuovo millennio e lo fa con una precisione tale da stimolare in noi la voglia di sapere. Ci sono dei passaggi che non trovano riscontri nelle vicende di cronaca. Gli sviluppatori hanno subito messo le mani avanti, indicando che si tratta di un gioco ispirato alla triste vicenda. Questo, però, non ci convince poi più di tanto.

La scelta della spia americana per il ruolo di protagonista non è, poi, così tanto casuale. Di fatto, nelle acque del Mar di Barents, il giorno dell’incidente vi erano due sottomarini statunitensi a poche miglia di distanza dal K-141, il Memphis e il Toledo. L’interesse, come nel gioco, era tutto rivolto verso il progetto segreto dei nuovi siluri russi Shkval, in grado di sfruttare la supercavitazione e raggiungere oltre i 350 km/h di velocità.

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Jujubee, in un certo senso, decide di interpretare la storia partendo da un punto fermo, quello, appunto, della presenza di una spia americana a bordo del sottomarino russo. Nel corso delle investigazioni, attraverso un palmare, passiamo costantemente delle informazioni top-secret sino al momento dell’incidente. Ad un certo punto si arriva quasi a pensare che l’incidente non è poi tanto casuale visto quanto reperito sino a quel punto.

Pure speculazioni storiche che, a distanza di oltre 20 anni dall’accaduto, servono solo a stimolare la nostra voglia di conoscenza. Il bello e il brutto di Kursk è quello di sapere già come va a finire. La storia e gli eventi scorrono, inesorabili, in attesa di quel momento. Già all’inizio di tutto conosciamo il nostro destino, e in parte si è complici, oltre che testimoni, del noto epilogo a cui si va incontro.

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POTREBBE DARE SODDISFAZIONI

Ed eccoci qui a fare un ultimo resoconto di questa recensione Xbox One di Kursk. Si tratta di un bell’esperimento, sicuramente da replicare. Giocare nella storia, e farne parte con il ruolo di protagonisti, è un’ottima leva per lasciarsi andare al fattore immersione. È difficile restare indifferenti al fascino della scoperta, e se prima di questo gioco non conoscevate nulla sulle vicende di attualità, dubitiamo che la vostra curiosità non vi spinga verso la ricerca di informazioni. Questo obiettivo è raggiunto.

Non ci togliamo, però, dalla testa il fatto che Kursk, sulla carta, era una bella occasione. Con un gameplay che, però, non è in grado di creare stimoli validi per proseguire nella scoperta. Il ritmo è fatto da alti e bassi, con momenti topici e altri di pura sonnolenza. Le sequenze dell’incidente sono la parte più interessante di tutto il gioco. Il resto, invece, non è in grado di generare un interesse vero, ma solo di circostanza.

I PNG sono lì in attesa di una nostra interazione e non sempre, questa, trova una risposta valida dall’altra parte. I movimenti e l’AI dei personaggi rientrano tra le noti dolenti, con il fattore “sfida” che resta una cortesia. La nostra verso il gioco.



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