Il futuro di Hyrule, e del brand Zelda - La Bustina di Lakitu


Breath of the Wild è il gioco che, sommando le varie incoronazioni, da più parti è stato nominato come migliore del decennio (qualche settimana fa anche dal forum di ResetEra, per quanto possa valere): questo, tuttavia, non è un risultato unico nella serie di The Legend of Zelda. Un dato simile, di per sé, dovrebbe veicolare il valore e il prestigio di questa saga. Un riscontro simile lo aveva ottenuto Ocarina of Time nel 1998, su Nintendo 64: l’opera che ha canonizzato gli action game tridimensionali, quella che ha diffuso il lock on (all’epoca detto Z-Targeting), quella che, tuttora, ha la media Metacritic più alta mai registrata (99/100).

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Ai tempi le valutazioni non erano scolpite su Metacritic, ma probabilmente avrebbero raggiunto un traguardo simile, per non dire uguale, anche A Link to the Past (Super Nintendo) e il primo The Legend of Zelda (NES). Quello che separa Breath of the Wild da ogni illustre predecessore, tuttavia, è l’enorme successo commerciale: si tratta del primo capitolo della serie a superare i venti milioni di copie (lo ha già fatto sommando le vendite di Wii U e Switch, tra poco ci riuscirà anche considerando il solo Switch). Né Ocarina of Time né The Legend of Zelda erano riusciti in un’impresa simile, anzi, nessuno dei due aveva raggiunto i dieci milioni di unità. E non si tratta soltanto di numeri assoluti: per la prima volta, la saga di The Legend of Zelda ha scalato – anche come vendite – le gerarchie interne. Breath of the Wild ha venduto più di Super Mario Odyssey, un traguardo inimmaginabile ai tempi di Skyward Sword.

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C’è un altro fattore che potrebbe rendere Breath of the Wild un punto di rottura, e cioè il fatto che, dopo Ocarina of Time, è stato il primo The Legend of Zelda a primeggiare sull’intera industria. Questa serie, dal 1998 in poi, pur rimanendo sempre eccellente, è andata via via accartocciandosi su sé stessa, sempre più simile a un prezioso orpello che a un’opera determinante nell’evoluzione dei videogame come mezzo espressivo. Breath of the Wild ha invertito la tendenza in modo dirompente, ed è impossibile che un simile risultato non comporti importanti conseguenze.

Storia

Ocarina of Time è stato così importante da originare e plasmare l’intera timeline di The Legend of Zelda; non che sia un argomento che ci stia così a cuore, ma alcuni fan lo tengono in alta considerazione, e la stessa Nintendo, pur tra il serio e il faceto, ha dato risposte ufficiali a chi chiedeva una cronologia dei vari episodi. In breve, quasi ogni capitolo della saga, precedente e successivo, è disposto in base alla sua relazione con Ocarina of Time. L’Eroe del Tempo viene sconfitto? Arriva il mondo desolato del primo The Legend of Zelda. L’eroe vince e torna bambino? Ecco Majora’s Mask. L’eroe trionfa e passa un secolo? Eccolo sotto forma di statua in The Wind Waker.

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Nintendo sperava che Breath of the Wild potesse ottenere un successo paragonabile a quello effettivamente conseguito: al titolo ha dedicato un E3 intero (2016), lo ha utilizzato per promuovere il lancio di Nintendo Switch, e ha evitato, in termini narrativi, di collocarlo precisamente nella timeline. Alcuni hanno provato a circoscriverlo all’interno di un particolare ramo della storia, ma l’opzione più probabile, essendo un po’ cinici, è che Breath of Wild sia stato inserito “migliaia di anni” dopo tutti gli altri per, be’, staccarlo dal passato. Non casualmente, all’interno della più recente Hyrule, ci sono riferimenti – geografici, archeologici e toponomastici – a ogni titolo precedente.

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Se Ocarina of Time è stato abbastanza potente da generare e catalizzare l’attuale timeline, cosa sarà in grado di fare Breath of the Wild? Quest’anno ne abbiamo avuto un primo esempio. Per la prima volta un gioco della saga non solo avrà un sequel diretto (onore già toccato a The Legend of Zelda e Ocarina of Time), ma addirittura un prequel, all’interno della stessa generazione. Quando parliamo di un “sequel diretto“, intendiamo una storia che prosegua con lo stesso Link, nella stessa Hyrule del precedente capitolo. Insomma, già in questo momento Breath of the Wild, attraverso il successore e il musou Hyrule Warriors: l’Era della Calamità, ha ricevuto un approfondimento che non era spettato a nessun antenato.

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Fin qui l’atteggiamento Nintendo è stato del tutto sensato: in molti desideravano un sequel di Breath of the Wild, tanti si stanno interessando a un genere di nicchia, come quello del progetto Koei Tecmo, solamente per l’ambientazione e i personaggi. Ma in futuro cosa accadrà? Sareste contenti se al posto di una trilogia, Breath of the Wild avesse il potere di spezzare la ritualità della serie? Se diventasse una storia più lineare, con personaggi e trame continuative, al posto che un mito reiterato nel tempo? Se il prossimo The Legend of Zelda, intendiamo quello dopo il sequel di Breath of the Wild, dovesse essere anch’esso una diretta prosecuzione della stessa linea narrativa?

Grafica

Un’altra particolarità della saga è costituita, in era tridimensionale, dalla sua continua ricerca grafica, dal suo mutevole stile visivo: ne avevamo parlato dettagliatamente qui, ben cinque anni fa. È una caratteristica che si è manifestata con la gestione Aonuma, più che nell’era di Miyamoto o Tezuka; tra alti e bassi, è diventata una delle unicità della serie. Ripercorriamone l’evoluzione in breve.

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Ocarina of Time e Majora’s Mask sono arrivati agli albori dell’era tridimensionale, erano ambiziosi e apprezzabili ma, come molti titoli coevi, non avevano una particolare ricerca stilistica alle spalle. La prima notevolissima istanza creativa è giunta con The Wind Waker, che rifiutò la direzione predominante dell’industria per rifugiarsi in uno strepitoso stile cartoonesco. Esagerato, coraggioso, divisivo, ma rimane tuttora uno dei più bei giochi – visivamente – mai realizzati. Twilight Princess ha rappresentato una reazione a The Wind Waker, dicesi richiesta da Nintendo of America, e ha esplorato il sentiero opposto: colori desaturati, una modellazione tendente al realismo, atmosfere cupe. Un’identità commercialmente apprezzata, ma che Nintendo non è – a nostro parere – in grado di abbracciare con la stessa disinvoltura e naturalezza di quella più stilizzata. Skyward Sword ha scelto una via di mezzo tra i due, con proporzioni realistiche e cromatismi vivaci, ispirati alle opere di Cezanne (soprattutto nella rappresentazione paesaggistica).

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Breath of the Wild ha trovato uno stile praticamente perfetto. Abbastanza nerboruto da non spaventare gli adulti desiderosi di magniloquenza, abbastanza cartoon da non recidere l’anelito fiabesco della serie. Personaggi in cel shading, ambientazioni realistiche. Con questo episodio, e con la sua luce (meno cartoon e abbacinante che nella primo demo, datata 2014), Nintendo ha raggiunto una sintesi bella e funzionale delle ricerche passate. E infatti verrà riproposta immutata nel prossimo Hyrule Warriors, e – salvo imprevedibili stravolgimenti – tornerà, come anticipato dal trailer, nel seguito Breath of the Wild. Che sarà più cupo e tetro – apparentemente – ma avrà lo stesso stile grafico.

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Anche in questo caso, ci poniamo lo stesso quesito: Nintendo avrà il coraggio di continuare a sperimentare? Non è una domanda scontata, ancora meno che per la timeline. Lo stile grafico di Breath of the Wild concilia le tante anime della serie. Non sarà facile deformarlo per tornare ai tempi di The Wind Waker, o incupirlo per rendere tutto più tetro. Il The Legend of Zelda per il successore di Switch, molto semplicemente, potrebbe proseguire su questa strada, aggiornandola alle nuove possibilità tecnologiche.

Game Design

Se sulla timeline e sulla ricerca grafica abbiamo tanti dubbi e poche certezze, sul game design esistono alcuni punti fermi. Non solo per scontate intuizioni, ma anche per conferme dirette: lo stesso Aonuma ha dichiarato che, almeno nell’immediato, non si discosteranno “dall’open air” di Breath of the Wild. Questa saga ha spesso alterato il proprio bilanciamento interno, la propria essenza, ma è scontato – visto il successo – che la nuova base sarà fornita dal più recente episodio.

Anche in questo caso, Ocarina of Time rappresenta un precedente da tenere in considerazione. Nonostante fosse una specie di trasposizione tridimensionale di A Link to the Past, è ovvio che abbia influenzato come nessun altro – in maniera perfino eccessiva – i successori. È probabile che Breath of the Wild, il primo a staccarsi davvero da quella struttura, ricoprirà lo stesso ruolo per i prossimi di The Legend of Zelda.

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Non intendiamo suggerire che la struttura rimarrà immutata e immutabile, anzi: i futuri capitoli espanderanno e approfondiranno l’approccio proposto da Breath of the Wild, a partire dal sequel. Ma ormai la strada è segnata: non si tornerà, almeno per i prossimi anni, alla vecchia impostazione. Nintendo non rinchiuderà più Link all’interno di percorsi lineari, in cui è necessario risolvere enigmi per proseguire. A livello astratto, difficilmente ritroveremo situazioni dicotomiche, in cui le alternative sono solamente due (tendenzialmente, giusto o sbagliato). L’overworld resterà aperto. Sarà arricchito, esplorato; magari torneranno altre armi, o un aggiornamento più lento e scandito dell’equipaggiamento di Link.

Questi sono solamente alcuni dei possibili sviluppi della saga: più che formulare previsioni, abbiamo tentato di capire come potrà evolversi The Legend of Zelda. In questo ventaglio di possibilità, abbiamo una convinzione difficile da scalfire: comunque vadano le cose, esisterà un prima e un dopo Breath of the Wild.





Vedi Post Originale: http://multiplayer.it/articoli/futuro-di-hyrule-del-brand-zelda.html


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