Gibbous: a Chtulu Adventure, recensione Switch - IlVideogioco.com


Ci sono tanti modi di descrivere il buio: sorseggiandolo con amarezza, bruciandone i margini con della violenta furia o, come nel caso del titolo che analizzeremo oggi, ovvero Gibbous: a Chtulu Adventure, creando un cupo seppur “caldo” universo di gioco.

Il titolo, lavoro dello sviluppatore romeno indipendente Stuck in Attic (qui la nostra intervista), è giunto nei giorni scorsi su Switch dopo esser stato pubblicato su Pc nel luglio del 2019, per portare con sé una sana dose di cupo horror ispirato al mostro sacro Lovecraft, seppur con un proprio personalissimo metodo di “concretizzazione” su schermo.

Ma andiamo con ordine e vi rimandiamo alla recensione per la versione dedicata alla console ibrida di Nintendo che, ricordiamo, ha fatto il suo debutto a fine ottobre in tempo per Halloween, mentre qui trovate quella dello scorso anno scritta per l’edizione Pc.

Buona lettura.

ALLA CACCIA DEL NECRONOMICON

Gibbous: a Chtulu Adventure è un punta e clicca piuttosto classico, nei meccanismi e nei modi, che affronterà il mondo dell’occulto seppur in una visione vibrante e comica. Ma non lasciatevi ingannare dalla premessa: il titolo avrà dalla sua una stoyrline piuttosto concreta e intrigante, anche e soprattutto per l’abilità notevole degli sviluppatori di mescolare cupo e colorato, in un vortice multicolore sicuramente appetitoso.

Nel gioco, impersoneremo l’investigatore Don R. Ketype (di nome e di fatto), giunto nella “dubbia” città di Darkham alla ricerca “nientepopodimeno che” del Necronomicon, il terribile libro dei morti e dell’oscurità.

Appena giunto nella (non troppo) allegra cittadina, farà ben presto la conoscenza di un giovane e ambizioso bibliotecario, Buzz Kerwan, che, accidentalmente, trova il terribile libro e per errore, tramuta la sua gatta (che non sarà troppo contenta della cosa) in una sorta di meta umano: un po’ gatto, un po’ donna. Che non risparmierà commenti arguti a tutti.

Da qui, l’incipit di un’avventura che ci farà comicamente “affondare” nei cupi orrori Lovecraftiani, alla ricerca di un modo per far tornare alla normalità la propria gattina.

UNA RISATA LOVECRAFTIANA

È bene sottolineare sin da subito che la comicità che traspare dalle premesse narrative e dalla caratura dei personaggi, si diffonderà come una “allegra” ed irrefrenabile pestilenza anche nel resto del gioco: sicuramente, il punto forte di Gibbous è l’estetica fatta di disegni hand made di livello eccelso e una scelta di colori che mutano improvvisamente dal cupo e pastoso, sino a cromatismi più accesi e impattanti.

In generale, un design artistico notevolissimo e che dà un’impronta stilistica marcata e riconoscibile al titolo che, su Switch, fluirà senza problemi o storture tecniche di sorta. Uno stile divertente che andrà a concretizzare un cast di personaggi “assurdo” e cupamente surreale, con tanto di evidenti rimandi ed easter egg dedicati ai grandi classici del punta e clicca.

Grandi classici di cui Gibbous si nutrirà in modo evidente per quanto concerne anche le meccaniche intrinseche di gioco, che risentono un minimo della limitatezza concettuale della Switch (che, specialmente in questo settore, non può sostituire al 100% mouse e tastiera), seppur il gioco sfrutti intelligentemente tutte le possibilità tecniche della console Nintendo.

Ad esempio, se useremo il gioco in modalità portatile, riusciremo a sfruttarne appieno il touch screen rendendo la navigazione per i livelli di gioco più semplice. In modalità TV, invece, con un tasto riusciremo a richiamare tutti i punti di interesse delle varie scene, che potranno esser selezionato con un movimento della levetta destra (non sarà possibile usare il puntatore del Joy-con).

IN NOME DEI BEI VECCHI TEMPI

Ma veniamo al soldo: concettualmente parlando, Gibbous: a Chtulu Adventure potrebbe essere un inaspettato ritorno al passato per i tanti nostalgici dell’epoca d’oro dei punta e clicca, tra i vari Monkey Island, Day of the Tentacle, Full Throttle e compagnia.

Il titolo, come da tradizione, ci proporrà diversi ambienti da esplorare composti da diversi punti di interazione, strumenti da scovare ed ingegnarsi per poterli utilizzare al meglio. In linea di massima, gli enigmi che ci proporrà il gioco non saranno particolarmente ostici per chi ha masticato qualche “pietanza” dello stesso tipo: in generale, l’impostazione ludica di Gibbous eviterà alcuni “tediose” prassi del passato, come il girovagare all’infinito negli ambienti alla ricerca del “dettaglio nascosto”, sfuggito ad una prima analisi.

Un’impostazione, quindi, “quasi” old school ma non troppo e che, per certi versi, cozza distintamente con la pseudo rivoluzione che il genera ha dovuto subire per poter sopravvivere, ovvero il divenire più una sorta di film con dei punti di interazione (in stile Life is Strange, ad esempio) che una vera e propria investigazione cinematografica. Un concetto forse difficile da esplicare, specialmente per i nuovi venuti: una differenza sottile, ma enorme al contempo.

COMMENTO FINALE

Gibbous è un tuffo nel passato: giusto, fondamentale e nostalgico. Artisticamente pregevole, narrativamente solido e giustamente attaccato ai canoni di un tempo. Canoni che, oggi, non hanno granché seguito perché il genere, per sopravvivere, si è grandemente trasformato. Ciò non toglie che, il titolo di Stuck in Attic, sia fascinoso, godibile e giocabile (con qualche “forzatura”) senza problemi su Switch.



Vedi Post Originale: https://www.ilvideogioco.com/2020/11/13/gibbous-a-chtulu-adventure-recensione-switch/


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