Ghost of Tsushima: il Tagliagole – Racconti dal Sol Levante


Nel terzo capitolo di Racconti dal Sol Levante, serie di speciali dedicati al mondo di Ghost of Tsushima, vi narreremo la storia di un tagliagole la cui cecità non gli impedisce di essere un infallibile combattente.

Dopo le storie del Ronin e del Viandante, è arrivato il momento di ampliare i Racconti dal Sol Levante (uno speciale in cinque parti dedicato al mondo di Ghost of Tsushima) con il terzo capitolo della saga di questa famiglia di guerrieri.
Il protagonista, questa volta, è un tagliagole cieco, assoldato per un bel gruzzolo di denaro da un contadino preoccupato per la sua famiglia e la sua fattoria, lontani dalla città dove era andato a vendere le proprie merci.

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Il tagliagole

Mancava poco al tramonto. Il vento trasportava un forte odore di pioggia e cenere. In lontananza si sentiva il crepitio delle fiamme che divampavano sulla paglia asciutta. Un temporale si avvicinava, ma avrebbe impiegato diverse ore prima di rovesciare tutta la sua furia lungo la via del mercenario.
Delle grida squarciarono l’aria. Il feroce tagliagole prosegui pacatamente in tale direzione. Dinanzi a lui, una fattoria era stata data alle fiamme.
A terra giacevano i corpi delle vittime di tale assalto. Il sangue era ormai stato assorbito dal suolo. Solo quello delle donne era ancora fresco. I loro cadaveri si trovavano ammassati vicino a un carretto. L’edificio principale era quasi completamente arso. Dei soldati mongoli bivaccavano nei pressi di un fuoco da campo allestito alla buona.

Questo è quello che un individuo ordinario avrebbe visto, ma il tagliagole non era affatto un individuo ordinario. Per lui la vista era qualcosa di ignoto. Nacque privo di essa. Ciò che “vedeva” era lo scoppiettio delle fiamme, l’odore di paglia bruciata, il rumore delle travi che collassavano, il tanfo dei cadaveri, il calore del sangue, le risate degli invasori.
L’erba poteva essere verde, blu o dorata. Il cielo ambrato, cremisi o cobalto. A lui non faceva differenza, come non la faceva il contratto o il mittente.
Negli anni aveva lavorato per signori della guerra, commercianti, umili contadini e banditi. Tutto ciò che gli interessava era la paga che gli veniva offerta. Non importava la difficoltà del lavoro: lui lo portava a termine.

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La furia

Il tagliagole si avvicinò alla fattoria. I mongoli si voltarono verso l’intruso e si alzarono velocemente da terra. Lasciarono cadere al suolo i loro abbondanti pasti per raccogliere in fretta e furia le loro armi. L’uomo attese sulla via la carica degli avversari. Con una tecnica estremamente familiare eliminò i soldati.

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Ne rimase solo uno, che non si fece intimidire dalla fulminea controffensiva del mercenario. Con tutta la forza che aveva in corpo, il soldato sferrò un attacco devastante, che però lo sfece sbilanciare, esponendolo al leggero e deciso fendente dell’avversario.

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La minaccia era debellata. Il tagliagole si voltò, attratto dal rumore del vento che passava attraverso un shōji strappato.
Le fiamme non avevano ancora raggiunto la stanza nella quale l’uomo entrò. Si muoveva lentamente; era alla ricerca di indizi. D’un tratto, alzò il volto verso est. A terra si trovavano le tracce insanguinate di diversi passi.
Uscì dall’abitazione e cominciò a seguire il sentiero già battuto. Alcune orme erano meno profonde delle altre. Il mercenario capì che il suo lavoro non era ancora concluso. Qualcuno era sopravvissuto all’attacco.

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Il superstite

Dopo aver camminato per qualche minuto, il tagliagole arrivò su una spiaggia. Ne riconobbe subito l’odore. Il mare era quieto, sebbene fosse assediato da una flotta sconfinata, che superava di gran lunga l’orizzonte.
Vicino a un altare, un gruppo di soldati circondavano un uomo anziano. Uno dei rapitori gli parlava in un giapponese abbastanza fluente, ma comunque acquisito da poco tempo.

“A chi avete venduto il raccolto? Dimmelo vecchio! Ai ribelli? Ai profughi? Tu e la tua famiglia non siete mai stati fedeli al Kahn. E questo è ciò che accade quando non si è fedeli. Ora sei solo. La tua famiglia è morta. La tua casa, bruciata. Non hai più niente da difendere. Dimmi a chi hai venduto il raccolto e prometto che ti ucciderò velocemente con la mia lama, invece di lasciare che sia il mare a staccarti la carne, lentamente.”

Il mercenario si avvicinò silenziosamente. Nessuno si accorse della sua presenza, neanche l’uomo al quale aveva appena reciso la carotide.
Un fiotto di sangue dipinse di rosso la sabbia. Il soldato cadde sulle ginocchia, con gli occhi spalancati e la lingua attaccata al palato.
Gli altri uomini, terrorizzati, sguainarono le lame. Un fatale errore quando si combatte contro chi non ha mai visto il colore del cielo di Tsushima. Il tagliagole estrasse la katana e scattò in avanti, facendo passare la sua lama sui corpi dei soldati. L’arma riuscì a trapassare la spessa armatura di ognuno di essi.

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Il prezzo della salvezza

La spiaggia era diventata un macabro campo di battaglia.
Il salvatore si avvicinò al prigioniero e lo liberò. Gli raccontò da chi aveva avuto l’incarico. Il contadino capì subito che si trattava del figlio più giovane.
La sua espressione era impassibile, ma era evidente nei suoi occhi una certa commozione nell’udire tale notizia.
Il mercenario si voltò, pronto per rimettersi in cammino, diretto verso la città per riscuotere la seconda metà del contratto. L’anziano lo chiamò nuovamente a sé.

“C’è un uomo, a Forte Imai. È un guerriero temibile, vicino al Kahn. Tu combatti bene. Se vuoi proteggere Tsushima, è lui che devi eliminare.”

Il tagliagole si fermò. Non si voltò. Ma rispose all’umile contadino.

“Io non proteggo Tsushima. Se Tsushima vuole essere protetta, deve pagare come tutti coloro che chiedono il mio aiuto.”

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L’uomo sentiva gli occhi dell’anziano su di lui.

“Allora pagherò io per la protezione della nostra terra. Uccidi l’uomo di Forte Imai e ti ripagherò per i tuoi servigi.”

Il mercenario si voltò.

“Non accetterò un pagamento in pane e orzo, vecchio.”

L’espressione dell’anziano non mutò. Rimase in silenzio per alcuni secondi. Poi rispose.

“Torna da me quando avrai finito e ti pagherò.”

L’uomo si rimise sui suoi passi, questa volta diretto a ovest. Il sole era ormai scomparso dietro l’orizzonte; poteva capirlo dalla mancanza del suo caldo tocco.

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Una voce familiare

Mancava ormai poco al forte nemico. L’alba era alle porte. In un vasto campo, una pattuglia di cavalieri mongoli controllava la zona. Il mercenario cercò di nascondersi, ma un arciere lo vide e allertò i suoi compagni. Non restava che gettarsi nella mischia. I nemici erano troppi, perfino per un guerriero come lui. Riuscì ad abbatterne un paio, ma fu sopraffatto da tre soldati, che lo sorpresero alle spalle. La lama di uno di questi si conficco tra le costole del tagliagole. L’uomo cadde rovinosamente al suolo.

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Il soldato mongolo, fiero della sua impresa, si avvicinò all’avversario, pronto a finirlo. D’un tratto, una lama si intromise nel mortale affondo. Il combattimento riprese vitalità.

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Il mercenario faticava a capire cosa stesse accadendo. Riusciva solo a sentire dei rapidi tintinnii e il rumore di carne lacerata e ossa rotte. Poi tutto tacque. Il sole tornò a scaldare il volto del guerriero ferito. Una voce familiare ruppe il silenzio.

“Hai ancora difficoltà a orientarti quando vieni circondato, vedo. Come hai fatto a sopravvivere fino a oggi, fratellino?”

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Siamo arrivati alla fine del terzo capitolo di Racconti dal Sol Levante. Rimanete sulle nostre pagine per scoprire come proseguirà la storia di questa misteriosa famiglia, ispirata dalle nostre avventure all’interno di Ghost of Tsushima.
Nel frattempo, fateci sapere cosa pensate dell’articolo e condividete i vostri scatti con noi e gli altri utenti.

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