Feather, la nostra Recensione Pc - IlVideogioco.com


Feather è uno di quei videogiochi che rappresentano simbolicamente l’atto di “staccare la spina”. Un titolo che si distanzia dall’adrenalina e dalla necessità di rimanere sempre concentrati di un Doom Eternal o di un Ghostrunner. Dove una distrazione o un momento di esitazione può costare la vita (in-game). Non è però il caso di questo gioco d’esplorazione realizzato dallo studio indie australiano Samurai Punk. In cui i giocatori potranno lasciar scivolare via ogni pensiero e preoccupazione, senza doversi preoccupare di nemici, combattimento o obiettivi.

Di seguito la nostra recensione della versione Steam di Feather, che ricordiamo essere disponibile anche su PS4, Xbox One e Switch. Vi auguriamo una piacevole lettura.

A PASSO D’ALA

Già il nome (Feather significa infatti “piuma”) suggerisce quella che rappresenta l’idea al centro del gioco, cioè la leggerezza. Difatti non vi sono nemici da sconfiggere o obiettivi da perseguire. Ma solamente la possibilità di esplorare liberamente l’ambiente controllando quello che sembra essere un giovane falchetto. Un volo perpetuo alla scoperta dell’isola che rappresenta il mondo di gioco, dove non mancano anfratti e luoghi interessanti da ammirare.

Un atto, quello di girovagare, che può essere compiuto anche in compagnia di amici, grazie al multiplayer (per giunta multi-piattaforma). Che si tratti di un singolo volatile o di un piccolo stormo, la formula del titolo di Samurai Punk non subisce tuttavia mutazione alcuna. La mancanza di obiettivi è senz’altro il tallone d’Achille del gioco. Già dopo 20-30 minuti la falce della noia si abbatte con vigore sul malcapitato giocatore.

Feather
Scendendo in picchiata acquisteremo velocità per il successivo volo in orizzontale

L’esplorazione è incentivata dalla sola volontà del giocatore, che può provare a immergersi in ogni esperienza possibile (attraversare una nuvola, volare radente sull’acqua, finire in una tempesta di neve ecc). In giro per gli ambienti potremo inoltre rinvenire alcune altre specie di volatile, che da quel momento potremo selezionare e controllare.

Il sistema di controllo è tutto sommato ben realizzato. Grazie a esso sarà possibile effettuare piroette, planare, scendere in picchiata e persino cinguettare. Un richiamo che, fatta eccezione per il già menzionato comparto multiplayer, non riceverà alcuna risposta. Gli ambienti saranno pervasi di diversi suoni e rumori “naturali”, ma di fatto non vedremo altre forme di vita al di fuori della nostra.

LIBERTÀ FEAT(HER) NOIA

Feather
Attraversando uno di questi anelli potremo cambiare istantaneamente la traccia musicale riprodotta

Il punto di forza principale (forse l’unico..) di Feather è la colonna sonora, realizzata dall’artista Mitchell Pasmans. Nove brani unici, che si sposano armoniosamente con quello che, ribadiamo, è l’intento del gioco. Cioè far rilassare il giocatore, in una sorta di viaggio introspettivo che di per sé non conosce né un inizio né tantomeno una fine. Oltretutto non è neanche possibile “morire”. Nel caso in cui dovessimo andare a sbattere, il tempo “si riavvolgerà” ad alcuni secondi prima dell’impatto, così da permetterci di correggere la rotta.

Il comparto grafico risulta gradevole e in linea con lo spirito del gioco. Esso infatti è realizzato con un gradevole stile low poly, che conferisce alle ambientazioni un fascino particolare. Pochi settaggi disponibili fanno da cornice a un’ottimizzazione forzatamente buona, che altro non sarebbe potuta (e dovuta) essere in virtù di quanto presente in-game. Un titolo affascinante, ma veramente tanto (troppo) essenziale. Una produzione al quale un obiettivo, come in un Journey, avrebbe dato al gioco una notevole spinta, sotto molti aspetti.

COMMENTO FINALE

Con Feather gli sviluppatori dello studio Samurai Punk si sono coraggiosamente avventurati in una vera e propria nicchia. Stiamo parlando dei “walking simulator” (anche se qui si vola invece di camminare), di quei titoli spesso contraddistinti dalla mancanza di obiettivi veri e propri. Che anzi, puntano proprio su questo aspetto, nell’atto di far rilassare il giocatore come in un videogioco sandbox. Dove però, almeno lì, ci sono tradizionalmente tante cose da fare.

Lo stesso non si può dire di questo simulatore di volo d’uccello, che si configura appunto come un’esperienza “zen”, introspettiva e capace di far distendere i nervi grazie a una pregevole colonna sonora. Una delle poche luci in mezzo a tante ombre rappresentate dalla mancanza di contenuti, e che fanno sembrare il prezzo (circa 8 euro) fin troppo alto in relazione all’offerta. La possibilità di giocare in VR avrebbe probabilmente costituito un notevole valore aggiunto a un’esperienza che in meno di un’ora già non ha più nulla da dire.





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