Wasteland, speciale – parte 2, il sequel

Sul finire della prima parte di questo nostro racconto vi abbiamo lasciato con l’antefatto che avrebbe portato a Wasteland 2. Nel 2002, infatti, nasce inXile fondata dagli stessi produttori di Wasteland insieme al talentuoso Brian Fargo che, inizialmente, insieme al suo team ha lavorato su progetti di carattere secondario. Ma i primi grandi amori si dimenticano con difficoltà. Nella mente del designer americano, infatti, le serie di Wasteland e The Bard’s Tale erano un chiodo fisso.

La compagnia stessa aveva acquisito i diritti del gioco post apocalittico nel 2003 da Konami, quindi lo sviluppo di un sequel era pressoché scontato. Dato che i fondi della compagnia non avrebbero garantito la produzione di un gioco della portata desiderata, nel 2012 inXile decise di proporsi direttamente ai fan. E lo face per mezzo di una campagna di crowdfunding su Kickstarter.

L’obbiettivo minimo per il successo era di racimolare un milione di dollari, cifra che venne raggiunta in meno di una settimana tra il tripudio dei fan che per l’occasione tornarono a giocare il primo capitolo su Pc e Commodore 64. Quel periodo fu interessante, perché tra forum e social pieni di discussioni sulla lore del gioco e una gran quantità di immagini, il primo capitolo visse una nuova giovinezza. Alla fine della campagna, inXile riuscì a racimolare una cifra che sfondava il muro dei 3 milioni di dollari. Un record, all’epoca, anche per la piattaforma Kickstarter stessa.

WASTELAND 2, UN PO’ DI STORIA

Piuttosto che puntare su un remake o reboot, Wasteland 2, uscito ad oltre 25 anni dal primo capitolo, è un vero e proprio sequel ed è ambientato circa 15 anni dopo le vicende del capostipite. Sebbene sia passato del tempo il mondo è ancora una landa desolata e radioattiva, che solo grazie ai Desert Ranger conserva una parvenza di “società”. Il gioco inizia con un trailer di taglio cinematografico, e mostra il funerale di un importante membro del gruppo caduto in circostanze misteriose.

È Snake Vargas (capo dei Desert Ranger e uno dei protagonisti del primo capitolo) in persona a promuoverci ed inviarci nella prima missione. Questa consiste nello scoprire chi ha fatto fuori uno dei nostri. Le prime esplorazioni nella mappa dell’Arizona, la prima grande area di gioco, forniranno indizi e quest di vario tipo che permetteranno al proprio party di acquisire armi, equipaggiamento e punti esperienza per sviluppare i personaggi.

Le quest secondarie sono in linea con un contesto oscuro e brutale di una civiltà ormai rassegnata alla disperazione, con le decisioni del giocatore ad impattare sui destini di molti personaggi. La maggior parte di queste avventure secondarie sono interessanti e non scontate, e forniranno un quadro ancor più completo di un’ambientazione già di per sé affascinante.

La mappa di Wasteland 2 è divisa in diverse aree con incontri casuali che possono essere ridotti in base all’abilità “sopravvivenza”. Cercare in ogni anfratto non solo è appagante perché si possono trovare casse con equipaggiamenti, ma anche dischi dati e alcune chicche. La più celebre e divertente è sicuramente il ritrovamento delle cassette per Atari di E.T the Extraterrestrial, che va a citare un fatto realmente accaduto. Stiamo parlando della sepoltura dei videogiochi Atari, avvenuta nei primi anni ‘80 e considerato uno dei misteriosi eventi della storia dei videogiochi, quel tipo di fatti che alimentano il fuoco delle teorie cospiratorie persino in questo settore.

Nel 1983 a causa delle numerose perdite dovute a politiche economiche sbagliate, Atari iniziò ad usare la discarica di Alamogordo nel Nuovo Messico. Questi avvenimenti vennero dapprima smentiti, poi confermati ma sotto con varie spiegazioni. Ad aprile 2014, durante gli scavi nel deserto sopracitato da parte di Microsoft per un documentario sui videogiochi arrivò una notizia importante. Larry Hryb conosciuto come Major Nelson ed un pezzo grosso della comunicazione di Microsoft annunciò su Twitter il ritrovamento effettivo delle cartucce di E.T the Extraterrestrial per Atari 2600.

I fatti ci dicono che le cartucce appartenevano in realtà anche ad altri giochi, più altro materiale sia hardware che cartaceo. Ma E.T. è decisamente il più famoso perché da molti considerato il “peggior gioco mai sviluppato” della storia. In tutta sincerità, valutando la qualità di alcuni prodotti odierni, siamo sicuri che un “premio” del genere richiederebbe come minimo una convention tutta sua.

Questo “easter eggs”, ma anche altri in cui vi potrete imbattere durante l’esplorazione contribuiscono a creare un perfetto tessuto narrativo. Una storia capace di tenere incollati allo schermo i giocatori che spulceranno minuziosamente tutte le aree per trovarli. Sia le quest che le attività secondarie saranno farcite da battute più o meno acide che strapperanno di un sorriso.

E UN PO’ DI GAMEPLAY

Il sistema di combattimento in Wasteland 2 è rigorosamente a turni e tattico con personaggi che sfrutteranno un sistema di punti azione da dividere tra movimento, fuoco, uso di oggetti e abilità. Dato che siamo delle reclute appena promosse, le fasi iniziali saranno ardue. Troveremo difficoltà anche in presenza di scontri con nemici non troppo numerosi. Se riusciremo a sviluppare il nostro party al meglio, già nella seconda parte del gioco saremo in grado di usare armi ed abilità capaci di abbattere un nemico con un colpo.

A proposito dei compagni che ci seguiranno, ad inizio gioco creeremo la nostra squadra di quattro elementi. Si uniranno altri personaggi man mano che avanzeremo nella storia principale ma anche completando sidequest. Angela Death, altro personaggio caratteristico del primo capitolo, ci accompagnerà per buona parte del gioco. La sua guida ci permetterà di superare le difficili fasi iniziali. La progressione di un componente del party è basata su abilità con le armi da fuoco o mani nude. Ed altre legate alla tecnologia o all’hacking o alla sopravvivenza.

In Wasteland 2 distribuire i punti ad ogni livello sarà un’impresa davvero ardua, il nostro consiglio è cercare di specializzare il più possibile i personaggi in modo diversificato, anche perché nel caso delle armi la riserva è comune e finireste le munizioni piuttosto in fretta se ad esempio tutti i membri usassero fucili con proiettili da 5,56mm. Non è il tipo di gioco dove un personaggio è in grado di fare tutto e gli altri sono un contorno, siamo un gruppo che deve operare da squadra.

LA VARIETÀ DI SCELTA

Ci sono poi una serie di fazioni, che incontreremo durante la campagna principale. Ogni gruppo è diversificato dagli altri anche se in alcuni casi troviamo fazioni simili in lotta tra loro. Sarà lì che dovremo scegliere quale fazione favorire o appoggiare. Le nostre azioni in queste circostanze avranno un impatto non da poco anche sul finale di gioco. La scelta dovrà basarsi non solo sulla simpatia ma anche su quello che accadrà dopo.

Decidere di favorire i violenti, significherà quasi certamente “l’inferno” per molti innocenti. Tra le fazioni più importanti che ci hanno colpito e ricordiamo ancora oggi a distanza di tempo, ci sono sicuramente i Rail Nomads un gruppo con chiare ispirazioni agli indiani americani e i Mannerites, dei “dandy” con il vizio dell’esecuzione.

E PERSONAGGI CARISMATICI

Ma uno gioco di ruolo di questo tipo, deve avere anche personaggi dalle spiccate caratteristiche malvagie, e anche in questo caso inXile ha fatto davvero un buon lavoro. I Children of the Citadel e la God’s Militia sono “costole” malvagie di un mondo non più orientato ai soli umani, e dove i deboli faticheranno ad arrivare al giorno dopo. I primi vorrebbero la fusione tra uomo e macchina e sono inclini alla paranoia, mentre la milizia è una vera e propria setta i cui adepti vivono nella credenza di essere i prescelti per guidare i sopravvissuti, che lo vogliano o meno.

In particolare la God’s Militia ci riporta ad un piccolo aneddoto. Durante il gameplay di qualche anno fa, siamo stati così “assorbiti” dagli avvenimenti in gioco da farci riflettere su determinati concetti. Il “male” è stato creato dall’animo umano, ma troppo spesso oggi viene quasi miticizzato da una società dove la violenza è parte della vita di tutti i giorni. Criminali come eroi, assassini come vendicatori, un vero dietrofront rispetto ad un concetto di “bene” nettamente più chiaro. Sarà l’età, ma noi preferiamo quella visione decisamente meno moderna.

Dopo una serie di vicissitudini, il gruppo approderà nella città di Los Angeles. Ad “attenderci”, oltre alla God’s Militia troviamo anche un gruppo di sopravvissuti divenuti abili mercanti, tiranneggiati e sottomessi da un gruppo di pazzi scatenati non tanto lontani dalla psicopatia. Le nostre sensazioni sono state da subito negative, perché quella setta fondata da un ex scavenger era brutale, e non lasciava scampo nemmeno ai bambini.

MA COSA FARE?

Avremmo potuto iniziare le quest relative a questa fazione nella speranza di porre un cambiamento con le nostre azioni ma non ce l’abbiamo fatta, volevamo solo una cosa: fare PIAZZA PULITA. Eravamo indecisi perché il timore era di “rompere” la questline e compromettere la possibilità di finire il gioco, così ci siamo premuniti con un paio di save “di sicurezza” e abbiamo iniziato a ripulire tutto il santuario e le aree adiacenti. Dato che il gruppo era ben sviluppato e gli armamenti non mancavano, siamo riusciti ad avere ragione di tutti gli elementi compreso Luke Samson, il loro capo.

Inutile dire che l’aver eliminato una fazione dal gioco ha portato nelle nostre casse soldi, armamenti e munizioni a iosa. Ma soprattutto non ci ha impedito di proseguire il gioco andando anche ad influire sul finale in modo più che soddisfacente.

Il gioco ci offre quindi ampia libertà per cui se volessimo optare per un party squisitamente malvagio potremmo farlo, ma ad un prezzo. Se i nostri comportamenti non saranno in linea con i dogmi dei Desert Ranger, Snake invierà delle squadre punitive per eliminarci.

L’ITALIANO…

Uno dei potenziali problemi di questo gioco è che la mole di testi è tutta in inglese. Il gioco è tradotto in molte lingue, persino il turco, ma l’italiano presente nella SOLA edizione Steam è… beh inutile girarci attorno, scadente.

Ai tempi in cui gli sviluppatori offrirono la possibilità di realizzare traduzioni, quella italiana venne affidata al crowdsourcing. Quest’ultima è una pratica rischiosa e il perché è facile intuirlo. Un team lavora su una struttura, incarichi precisi e revisioni tramite beta tester che portano a traduzioni magari non perfette ma quanto mento comprensibili.

Il crowdsourcing si affida a volontari, spesso non preparati al 100%, che per finire in fretta usano mezzi non adeguati. Le prime versioni della localizzazione erano così imperfette da storpiare il significato di intere frasi e facendo fallire quest. Tale imprecisione obbligò i giocatori a tornare alla lingua inglese lasciando perdere l’italiano che, infatti nella versione console, non verrà implementato.

A causa delle continue critiche vennero apportati numerosi miglioramenti ma la qualità è ancora oggi appena sufficiente. Suggeriamo, pertanto, l’uso solo a chi ha seri problemi con l’amata lingua della Regina. A tutti gli altri possiamo serenamente dire di giocarlo in inglese. I testi, infatti, non richiedono una profonda conoscenza della lingua, cosa che accade ad esempio in Torment: Tides of Numenera.

Nonostante una sceneggiatura e una scrittura di ottimo livello e un gameplay vecchia scuola che funziona, il lato tecnico di Wasteland 2 è forse l’aspetto meno riuscito del gioco. Gli scenari di questo gioco di ruolo post apocalittico sono evocativi ma molto “fermi” con animazioni minime e modelli dei personaggi poveri di particolari. Lo sviluppatore americano ha chiaramente concentrato i propri sforzi sul lato artistico. Un po’ meno su quello tecnico.  Appoggiamo, tuttavia, questa scelta perché ha portato sui nostri schermi un rpg di cui si sentiva la mancanza da troppo tempo.

LA DIRECTOR’S CUT

Wasteland-2-speciale

Nel 2015 il gioco è stato poi oggetto di una director’s cut che ha portato numerosi miglioramenti al gameplay e una revisione dell’intero comparto grafico. Nondimeno ha aggiunto il supporto gamepad su Pc. Proprio in quella data il titolo è sbarcato anche su console ricevendo un caloroso benvenuto.

Wasteland 2 è un gioco di ruolo davvero superbo che non dovrebbe mancare nelle collezioni degli appassionati. E  suggeriamo di giocare anche ai ragazzi più giovani.  Noi l’abbiamo apprezzato come pochi altri titoli, grazie ad una libertà fuori dall’ordinario, un’interfaccia immediata e completa, una storia avvincente e sidequest non scontate. Giocandolo, vi affezionerete sia ai vostri personaggi che a quelli che incontrerete durante il percorso, lungo grazie ad una longevità sopra la media. Aver portato a termine il primo capitolo non è necessario per godersi il sequel anche se i richiami sono diversi.

TO BE CONTINUED…

Nel 2016 inXile ha annunciato il terzo capitolo che questa volta sarà ambientato nelle lande innevate del Colorado. Dal deserto ai ghiacci, quindi. Ad inizio ottobre di quell’anno fu anche proposta una campagna su Fig che raggiunse l’obiettivo in appena tre giorni raccogliendo al termine dell’iniziativa globalmente 3.121.000 dollari e spicci. Wasteland 3 proporrà una struttura ancor più interessante e variegata. Il gioco, salvo rinvii, sarà disponibile a partire dal 28 agosto di quest’anno. Avrete tutto il tempo per tuffarvi in una serie tanto sfaccettata quanto profonda. Non ve ne pentirete.

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Wasteland, Speciale – parte 1

Gli anni ‘80 dovevano essere davvero splendidi da vivere. Certo, i problemi erano presenti come lo sono oggi ma tutto sembrava una continua scoperta. Nel 1982, grazie alla Commodore, sui televisori di molti appassionati fece capolino un computer che sarebbe diventato il fulcro dell’interesse sui videogiochi ed anche sulla produttività. Il Commodore 64 è un’icona leggendaria che a quasi quarant’anni di distanza vede lo sviluppo e la commercializzazione di nuovi prodotti grazie a publisher ed appassionati. L’elenco di giochi dai quali sono derivati molti dei prodotti odierni, è praticamente infinito. Ci sono però alcuni titoli che trovano posto in una speciale classifica di pietre miliari. Tra questi, il capostipite dei giochi di ruolo post apocalittici: Wasteland.

Titolo distribuito da Electronic Arts e firmato Interplay, già basterebbe citare questa software house storica per aprire mille dibattiti, che nel 1988 fece capolino per tanti computer dell’epoca non ultimo, appunto, sul C64 ed è questa la versione protagonista della prima parte di questo nostro speciale.

Buona lettura.

POSTAPOCALITTICO, UNA NUOVA SFUMATURA RPG

Wasteland-in-game

Nella letteratura e nel campo videoludico, il genere post apocalittico presuppone che in seguito ad una catastrofe di diverse tipologie, ma con speciale riferimento all’autodistruzione insita nell’animo umano, uno o più “fortunati” tentino di sopravvivere su un pianeta che non possiamo più chiamare Terra e che non è più adatto alla vita, quantomeno la nostra.

Nel caso di Wasteland, in seguito ad un olocausto nucleare, zone radioattive coprono la maggior parte del pianeta. Poche gocce di civiltà sono riuscite a resistere stoicamente al richiamo della morte. Purtroppo, i sentimenti più negativi dell’animo umano sono emersi in fretta, portando su quelle che una volta erano strade, gang feroci e prive di scrupoli.

LE TANTE SFUMATURE DI UN MONDO SCONVOLTO

Wasteland-C64

Ma questo “nuovo” pianeta, ha in serbo altre sorprese. Fanatici religiosi, mostri mutanti, robot e persino cyborg, girano per i deserti che separano quei pochi barlumi di società civilizzata. In questo mondo da incubo, dove lacrime di dolore si trasformano in polvere, i coraggiosi Desert Ranger sono l’ultimo baluardo che si erge in favore dei deboli. Come reclute di questa importante fazione, il nostro compito sarà quello di viaggiare nelle “badlands”, vivendo mille avventure e trovandoci a compiere scelte morali e combattere scontri sanguinosi.

All’epoca, leggere manuali di oltre cento pagine e trovarci di fronte al game over erano due consuetudini molto frequenti. Il termine gioco di ruolo era usato principalmente per i primi videogiochi fantasy e per il famoso e cartaceo D&D. Interpretare un eroe in terre dimenticate da Dio era una vera e propria novità, che si innestava in un gameplay tutto sommato semplice a partire dalla creazione del personaggio. Per costruire il proprio alter ego virtuale, bastava aggiungere qualche punto nelle varie statistiche e scegliere qualche abilità.

UNA LIBERTÀ D’AZIONE MAI VISTA

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A differenza di prodotti dello stesso genere, Wasteland offre ampia libertà anche in questo aspetto. Niente classi e niente razze, ogni personaggio può imparare tutto e usare tutto. L’unica variabile sul successo è rappresentata dalla connessione tra le abilità e le statistiche che ne fanno uso.

Presa confidenza con il contesto e con i comandi, la progressione nelle varie aree è omogenea, e il ritmo equilibrato. Ovviamente il gioco non seguirà l’avventuriero passo dopo passo e questo porterà facilmente al game over gli stolti che oseranno allontanarsi prima di essere realmente pronti.

Esplorare con intelligenza senza allontanarsi troppo nelle prime fasi si rivelerà una strategia vincente, soprattutto quando dovremo abbracciare i fucili. E andando a parlare del combattimento, il gameplay è rigorosamente testuale come il resto del gioco. Ad ogni turno, il personaggio potrà scegliere di usare oggetti, combattere, difendersi, alternandosi con i compagni e i attendendo le mosse nemiche. Forse l’unico difetto è che si combatte spesso, ma valutando la mole di quest che si dovranno affrontare e i nemici finali, l’impegno è certamente giustificato.

UNA STORIA VERAMENTE APPASSIONATE

Wasteland-C64-C

Il vero fulcro del gameplay però, non è sicuramente il combattimento, quanto la storia principale e soprattutto l’intero mondo e le tante avventure che ci aspettano. La maggior parte dei giochi di ruolo odierni segue il giocatore agli inizi e propone una difficoltà scalabile, una storia principale che risulta protagonista, o scelte che hanno poco peso nell’economia della storia.

Il lato rivoluzionario di Wasteland risiede proprio nella possibilità di affrontare ogni situazione in modi diversi, dettati sia dalle scelte del giocatore che dalle abilità dei propri compagni.
Il mondo aperto e molto vasto, vede lo scorrere del tempo in modo realistico. Facendo un esempio, muovendoci da un punto ad un altro della mappa del mondo farà scorrere il tempo molto più velocemente rispetto allo spostamento tra un edificio ed un altro della stessa città. Questo fattore, risulta particolarmente importante per la riuscita delle quest.

Inoltre, il mondo persistente era sviluppato così che se un giocatore usciva da un’area per tornarci in un secondo momento, l’avrebbe trovata nello stesso stato in cui l’aveva lasciata. Dato che i dischi rigidi erano ancora rari nei computer domestici nel 1988, ciò significava che il disco di gioco originale doveva essere copiato per primo, come indicato dal manuale, uno dei più completi ed utili nella storia dei videogiochi.

COME ERA IL GIOCO

A quei tempi, quando la scheda video non era quella all’interno della periferica ma la nostra fantasia, per aumentare l’immedesimazione del giocatore gli sviluppatori trovavano sempre modi stravaganti e intelligenti. Nel caso di Wasteland, Interplay propose un sistema che prevedeva la lettura di alcuni paragrafi del manuale venduto insieme al gioco.
Molti di questi brevi scritti, se letti in sequenza andavano a formare un racconto unico, che pur non essendo legato alle vicende di gioco, costituisce una lettura interessante e decisamente accattivante sia per gli appassionati che per i giocatori. All’interno del manuale si trovavano anche indizi su come risolvere determinate quest. Ultimo fattore d’utilizzo del manuale, era un rudimentale sistema di protezione da copia. Questo portava i giocatori non in possesso del gioco originale a digitare password errate rimanendo bloccati.

CINQUE ANNI PER REALIZZARE WASTELAND

Interplay ci mise ben cinque anni per sviluppare questo prodotto, ma l’impegno profuso fu ampiamente ripagato dal tripudio del pubblico e della critica. Nonostante l’atmosfera cupa e oscura, il mondo di gioco di Wasteland offriva molte battute di spirito, e tante sfumature morali. Divenne quasi immediatamente la pietra di paragone per la maggior parte dei titoli usciti successivamente.

Per finire questo capolavoro, servono non meno di una sessantina d’ore, e per l’epoca era qualcosa di incredibile. È un gioco fantastico a tutto tondo, che ogni appassionato che si rispetti dovrebbe quanto meno provare. Anche se sono passati tanti anni, Wasteland non ha mai perso il successo acquisito, che lo ha fatto diventare una vera e propria icona. E soprattutto, non è mai stato dimenticato dal suo creatore Brian Fargo.

BRIAN FARGO FONDA INXILE E POI…

A fine ottobre del 2002, a capo della sua nuova compagnia, inXile, Fargo acquisì i diritti del gioco da Konami. E così, nel 2012, il team di sviluppo americano decise quindi di rivolgersi direttamente ai fan. La software house propose a metà marzo di quell’anno una campagna di crowdfunding su Kickstarter con l’obbiettivo di racimolare un milione di dollari. In pochissimo tempo la voce si diffuse (in due giorni venne raccolta la cifra minima di 900.000 dollari per realizzare il sequel) e gli appassionati portarono nelle casse di inXile il triplo della cifra, andando a sfondare i 3 milioni. Wastelannd 2 è un buon seguito, ma questa è un’altra storia.

Sulla falsariga dell’operazione The Bards Tale Trilogy, una riedizione della campagna originale, inXile ha sviluppato anche la il remake di questa pietra miliare, disponibile dal 25 febbraio su Steam ed Xbox One. Questa versione è da tenere in particolare considerazione per noi italiani, visto che oltre ad una grafica completamente nuova e una colonna sonora estesa, il gioco offre anche una localizzazione completa nella nostra lingua.

L’inglese dell’epoca non è particolarmente complesso paragonato ai giorni nostri, ma godersi questo titolo in italiano non ha prezzo, come del resto qualsiasi gioco di ruolo dove troviamo molti dialoghi.

E detto questo, vi diamo appuntamento alla seconda parte di questo nostro viaggio in una delle serie più importanti della storia dei videogiochi.

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Wasteland, la remaster su Pc ed Xbox One e breve

Wasteland è un videogioco storico e la remaster sta arrivando. Uscito nel lontanissimo – videoludicamente parlando – 1988, questo titolo è il capostipite di un filone apprezzato nel corso degli anni da sempre più appassionati: i giochi di ruolo ad ambientazione post-apocalittica. Un filone che si è arricchito con Fallout, tanto per intenderci e che ha visto la serie rinata con Wasteland 2 – uscita nel 2014 e nato dopo una ottima campagna Kickstarter – e col terzo episodio che è attualmente ancora in fase di lavorazione e dovrebbe arrivare in primavera.

La notizia però sta nel fatto che la versione rimasterizzata di Wasteland arriverà su Pc ed Xbox One a breve, ossia il 25 febbraio prossimo. Lo leggiamo dalle pagine di IGN.

L’editore inXile Entertainment ha confermato giovedì tramite un trailer di lancio di YouTube. Eccolo.

Secondo gli sviluppatori di Xile Entertainment e Krome Studios, la versione rimasterizzata manterrà il cuore dell’originale Wasteland del 1988 portando nel gioco una grafica revisionata, correzioni di bug, un comparto sonoro aggiornato ed ampliato.

Wasteland Remastered metterà il giocatore nei panni di un ranger del deserto: i legislatori incaricati di proteggere l’umanità dopo una guerra nucleare hanno devastato il mondo nel 2087.

Il titolo, come detto, arriverà il prossimo 25 febbraio ed è ora disponibile per il preordine. Sarà disponibile tramite Xbox Game Pass, su Steam e GOG.com.

Ci sono anche le prime immagini. Eccole.






CARATTERISTICHE

  • Wasteland Remastered mantiene lo spirito del gioco originale con grafiche e audio aggiornati.
  • Lo storybook fisico del gioco originale è disponibile in gioco, completamente illustrato e doppiato.
  • Colonna sonora estesa dalla versione “Wasteland 1 – The Original Classic”.
  • Sono stati sistemati dei vecchi bug che risalivano alla presidenza Reagan.
  • Sopravvivi all’apocalisse nella comodità del tuo divano con supporto totale per controller.
  • Migliorie alla qualità della vita che rendono il mondo post-apocalittico un po’ più amichevole.

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