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Lost Ember, la nostra Recensione

Nella vita le cose belle si fanno spesso attendere, e Lost Ember non fa eccezione. Dopo l’annuncio risalente a oltre tre anni fa, al quale è seguita una redditizia campagna di finanziamento su Kickstarter, l’opera di Mooneye Studios è stata finalmente rilasciata. In seguito a una rilevante serie di rinvii e ritardi, il piccolo team (composto da soli cinque elementi) con sede ad Amburgo ha dato vita a un’avventura in terza persona ricca di fascino e di misteri. Un titolo d’esordio non privo di difetti, ma che costituisce comunque un’esperienza memorabile per gli amanti dell’esplorazione e delle narrazioni stimolanti.

Lost Ember è disponibile su PS4, Xbox One, Switch e Pc (GOG e Steam). Di seguito la recensione di quest’ultima versione; vi auguriamo una piacevole lettura.

ALLA RISCOPERTA DI UNA CIVILTÀ PERDUTA

Il titolo di Mooneye Studios esordisce con una cutscene, che funge da prologo alla vicenda. Al centro di tutto vi è il popolo degli Yanren, un’antica civiltà a cui i membri viene riservato un destino diverso, dopo la morte, a seconda della condotta avuta in vita. Gli spiriti delle persone rette accedono infatti alla Città della Luce (equivalente del Paradiso), le altre vengono invece condannate a reincarnarsi, con il loro spirito totalmente impossibilitato ad ascendere verso la pace eterna. Lost Ember è proprio il nome dato a questi spiriti tormentati, costretti a vivere un’esistenza dopo l’altra nei panni di diversi animali.

L’avventura ha inizio nelle vesti di una Yanren, Kalani, il cui spirito risiede in un esemplare di lupo e che dovrà indagare sul suo passato alla ricerca delle cause che le hanno precluso l’accesso alla Città della Luce. Un viaggio attraverso le rovine e i resti di un popolo scomparso, gli Yanren appunto, in compagnia di un altro spirito guida, anch’egli intrappolato sulla Terra. La trama è suddivisa in capitoli all’interno di una progressione che avviene attraverso molte mappe e ambienti diversi, separati da delle grandi barriere rosse. Barriere che potranno essere infrante solamente dopo aver scoperto e indagato su dei punti d’interesse specifici, che appariranno in forma di fuochi di segnalazione.

DA UN CORPO ALL’ALTRO

Lost Ember

L’incontro con lo spirito guida con la lupa Kalani darà inizio al fulcro di Lost Ember, ovvero la possibilità di prendere temporaneamente possesso del corpo di altri animali. All’interno del gioco ve ne saranno molte tipologie diverse, alcune delle quali fondamentali per poter proseguire all’interno di determinati ambienti.

Come una carpa nel caso si voglia attraversare un fiume o un lago, o un opossum per poter passare agevolmente attraverso cunicoli troppo stretti per un lupo. Attraverso la pressione di un tasto sarà invece possibile ritornare in qualsiasi momento nella forma originale di lupo, lasciando libero l’animale posseduto dal nostro spirito. Non mancheranno animali aventi la possibilità di volare, come colibrì e anatre, o altri come talpe o bisonti ugualmente utili per superare in scioltezza muri e barriere (rispettivamente passandoci sotto o abbattendoli). Al centro del gioco resta comunque, al di là della trama, l’esplorazione. Vi è infatti una totale mancanza di violenza, e dunque di combattimenti.

Ciò è simboleggiato dal fatto che, controllando un animale, non vi saranno comandi assegnati ad azioni di combattimento, ma solo (oltre a salti, scatti ecc) delle azioni “inutili” come sdraiarsi a terra per riposare o mangiare una bacca trovata in giro. Non mancheranno piccoli minigiochi, come alcune sezioni quick-time-event, e soprattutto la ricerca, che rimane assolutamente opzionale, di alcuni collezionabili. Da svariate tipologie di funghi a delle reliquie, oggetti erosi dal tempo che tuttavia costituiscono spesso degli autentici easter egg (come una vecchia sfera poké o un tubo di Super Mario). A mò di collezionabili ci saranno persino degli animali leggendari da possedere, ben celati all’interno del mondo di gioco. Di suo la storia si completa in una manciata di ore, una durata tuttavia commisurata alla tipologia di realizzazione, che evita di annacquare inutilmente una progressione avvincente ed emozionante, che può essere intervallata efficacemente dalla suddetta ricerca di oggetti da collezione.

STUPENDO, MA NON PERFETTO

Lost Ember

E’ giusto tenere in considerazione la natura indie di Lost Ember, ma lo è altrettanto evidenziare le diverse sbavature di natura tecnica, alcune delle quali potevano sicuramente essere evitate dal principio. Visivamente il gioco si presenta in maniera egregia, con ambienti e paesaggi capaci di strappare più volte un’espressione di meraviglia. Ottimo anche il comparto sonoro, che ben si mescola alla natura riflessiva e pacifica del titolo, in cui vi è una totale assenza di lingua italiana, anche solo a livello di sottotitoli (cosa che comunque non può e non deve costituire un problema).
Giocando tuttavia le magagne non tardano a manifestarsi. Oltre ad alcuni bug e glitch grafici, l’ottimizzazione lascia non di rado e desiderare, con diversi e inspiegabili cali di framerate che interrompono bruscamente la normale fluidità di gioco.

Scarse le impostazioni a livello di settaggi: un aspetto che giustifica ancor di meno i freeze e i rallentamenti in cui capita di imbattersi. Difetti che non ledono il valore dell’esperienza nella sua totalità, ma corrompono irrimediabilmente un’autentica gemma. Al pari di quelle legate al movimento di alcuni animali, specie quelli volanti. Qualora si finisca con il cadere da una grande altezza, si verrà riportati subito in vita: ciò nonostante alcune sezioni potrebbero rivelarsi frustranti per via dell’incapacità di alcuni uccelli di mantenere una determinata quota di volo. Tutt’altro che sporadici anche i momenti in cui capiterà di ritrovarsi fusi o incastrati con una parete, con annessa telecamera bloccata. Piccole sbavature che si spera verranno risolte, magari con degli aggiornamenti futuri.


Lost Ember

Lost Ember



COMMENTO FINALE

Ci sono titoli, come Abzu o Journey, che fanno dell’esplorazione e della mancanza di adrenalina, derivante dall’assenza di combattimenti, il loro punto di forza. Lost Ember si unisce a questo filone con un viaggio nel passato da vivere a suon di reincarnazioni, passando dalle più svariate tipologie di creature viventi. Opossum, carpe, talpe, bisonti, colibrì, anatre, e altri ancora: cambi di prospettiva che non ledono la meraviglia suscitata dall’ispiratissimo level design dell’opera confezionata da Mooneye Studios.

Un titolo che si è fatto attendere per oltre tre anni, e che nonostante le svariate sbavature riesce a offrire un’esperienza memorabile, che ribadisce a tutta forza la possibilità di creare arte anche attraverso la proposizione di meccaniche semplici, quasi rudimentali. Che si cerchi la Città della Luce o del semplice relax, la via non può non passare per Lost Ember.

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Blacksad: Under the Skin – Recensione della versione Playstation 4

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Jack Bennet e il Viaggiatore dai Mille Volti – Una quasi recensione tra i sogni e gli incubi

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Sid Meier’s Civilization VI – Recensione

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Recensione: Aukey CB-CD6 cavo USB C a USB C 2m in Nylon

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Football Manager 2020, la nostra recensione

Nuovo anno, nuova versione del manageriale calcistico che tutti conosciamo. Nonostante i molti tentativi, ad oggi nessun’altra software house è riuscita a minacciare il trono su cui Sports Interactive e Sega siedono da quasi un ventennio. Da Championship Manager (da noi Scudetto) a Football Manager, questa simulazione vanta di volta in volta un sempre più alto punto di contatto con la realtà calcistica che vive ogni appassionato. In questa versione 2020 uscita su Steam il 19 novembre, troviamo qualche novità e tante conferme. Ecco quindi la nostra recensione di Football Manager 2020 per Pc. Buona lettura.

NOTTI MAGICHE

Ogni simulazione, per definirsi tale, deve poggiare le sue basi su coerenza, precisione dei dati, e una similitudine con la realtà. Simcity 4, era e rimane ancora una delle migliori forme di simulazione “cittadina”, così come Football Manager rappresenta quella calcistica.

Lo scorso anno, forti di diverse novità e una rinnovata interfaccia, Si Games decise di rompere in parte con il passato, e il risultato è stato più o meno gradito da buona parte della fanbase, zoccolo duro e fedele dei giocatori che ogni anno aprono le tasche del portafoglio per accaparrarsi l’ultimo arrivato. In realtà, non era proprio tutto rose e fiori, ma il risultato finale assicurava molte ore di gioco e tanto divertimento.

Se confrontiamo un Championship Manager 00/01 (freeware!) a Football Manager 2020, l’impatto può essere devastante quanto una sindrome di Stendhal. Se lo facciamo con un capitolo più recente, i cambiamenti si vedono ma sono più “sottili” man mano che ci si avvicina ai giorni nostri.

LE NOVITÀ DEL 2020

  • Un nuovo engine grafico in 3d, dove le partite simulate mostreranno per davvero pregi e difetti dei giocatori. Per “toccare con mano” questa caratteristica, è imprescindibile una simulazione “estesa” della partita, e non ridotta alle sole azioni chiave.
  • Il centro di sviluppo delle giovanili. In questa nuova schermata, verranno raggruppati tutti i dati circa la crescita dei nostri “pulcini” compreso il potenziale e la forma in quel momento. Il tuo staff provvederà ad indicarti lo sviluppo per mezzo delle “stelline” che oramai sono diventate parte integrante del sistema di gioco, ma qui ti verrà indicato anche il potenziale “reale” se dati in prestito o spostati in prima squadra.
  • Una profonda revisione delle responsabilità dell’allenatore e dello staff, con una più ampia scelta nelle deleghe da affidare al proprio staff tecnico.
  • L’introduzione di un codice etico, che andrà a regolamentare i comportamenti scorretti dei giocatori in campo e fuori.
  • La negoziazione dei contratti dei giocatori è stata ampliata aggiungendo clausole relative anche al minutaggio durante la stagione.
  • La “Visione del Club”, ossia un piano quinquennale a lungo termine che potrà essere modificato e ampliato, e avrà particolare importanza in fase di assunzione da parte del nuovo club.

Insomma, Football Manager 2020 non offre nessuna rivoluzione ma tante piccole novità atte a semplificare la vita del giocatore e aumentare l’immersione in un mondo calcistico, sempre più complicato e sfaccettato.

PRENDI IL PATENTINO

La prima cosa da fare in ogni carriera è quella di creare il proprio alter ego. Oltre a deciderne nazionalità, fattezze estetiche e squadre preferite, sarà nostra cura scegliere che tipo di allenatore interpreteremo, a partire dall’esperienza di calcio giocato e il patentino di partenza. Un allenatore con esperienza da giocatore dilettante, e un patentino nazionale di classe “C”, non sarà sulla bocca dei club più blasonati, e dovrà fare tanta gavetta per emergere.

Intraprendere una carriera partendo come ex calciatore famoso e con un buon patentino, potrà assicurarci la fiducia di dirigenza e staff anche di club di prima fascia, ma soprattutto per chi non ha dimestichezza con le meccaniche di questa serie, è bene tenere a mente che più si sale, più la pressione e i risultati contano.

Altra scelta determinante per ogni partita, è la selezione dei campionati. Questa, varierà anche in base alle caratteristiche del proprio sistema, e più campionati e giocatori avremo nel database, più il proseguo della partita richiederà tempo. Solitamente, una decina di nazioni e una ventina di campionati assicurano una certa soddisfazione. C’è poi la possibilità di rimuovere un campionato per il quale non abbiamo più interesse ed aggiungerne uno nuovo anche nel corso della partita.

A livello licenze, eccezion fatta per la Bundesliga tedesca, nulla di nuovo sul fronte della Premier League, assente dallo scorso anno. La community si è prontamente attivata e già ora ci sono molte modifiche che permetteranno di simulare la propria lega preferita anche a livello visivo, ma è un peccato constatare che SI Games si stia accomodando un po’ troppo nella certezza del lavoro svolto dalla propria community.

IN PANCHINA

Avete scelto la vostra squadra del cuore? Siete partiti come allenatore di belle speranze e avete trovato un club che vuole puntare su di voi? Qualche che sia la scelta iniziale, prima o poi sarà il momento di gestire il club.

Per farlo, oltre ad avere un’idea calcistica, non dovrete scappare di fronte alla gargantuesca mole di dati che il gioco fornirà. Dai preparatori, ai giocatori, tutto l’impianto ludico si basa sulle caratteristiche tecniche, fisiche, mentali, e le abilità. I “trucchi del mestiere” per avere successo (pazienza a parte), sono oggetto di guide e tutorial di ogni tipo, ma in nostro aiuto abbiamo anche i tutorial in seno al gioco che forniranno utili informazioni e ci guideranno in tutto il percorso che ci apprestiamo ad intraprendere.

Il fatto di essere più user friendly possibile, e di allargare l’immediatezza a favore di un pubblico anche non avvezzo alle difficoltà che il gioco ci propone sono oggetto tutt’oggi di discussioni piuttosto accese. Noi, da giocatori incalliti di questa da più di vent’anni, possiamo dire che forse un po’ meno aiuto e più impegno sul fronte delle novità, migliorerebbero sensibilmente la sensazione di “già visto” che permea la serie di anno in anno, spesso favorendo i critici.

Due aspetti fondamentali ma spesso lasciati “in automatico” sono quelli relativi all’allenamento e alla formazione. Il primo, non ha subito particolari cambiamenti rispetto al restyling proposto lo scorso anno, il quale ha portato diversi benefici sul fronte simulativo. C’è da notare che finalmente, l’allenamento individuale di ciascun giocatore copre tutte le aree di abilità, e potrà essere assegnato anche ai portieri.

I menu relativi alle tattiche non hanno subito grossi cambiamenti, e non a caso tutti i moduli personalizzati di Football Manager 2019 che avete scaricato da internet, saranno importabili anche in questo capitolo.

In partita, la rivisitazione dell’engine grafico si vede. Le animazioni dei portieri sono più realistiche, ci sono più passaggi lungo le linee, e le tattiche appaiono decisamente più attinenti a ciò che abbiamo impostato. Allo stesso tempo, è aumentato il numero di errori anche sotto porta per giocatori più deboli o giovani in erba, così da simulare meglio la differenza da un buon giocatore ad uno più scarso.

Ciò che invece non convince affatto è la rivisitazione di alcuni aspetti dell’interfaccia. Tanto per cominciare, sono sparite le scorciatoie per visitare la squadra under 20/riserve e l’under 18. O meglio, esistono ma verranno sbloccate solamente se accetteremo di guidare personalmente l’allenamento generale o individuale delle giovanili.

Certo, il centro di sviluppo offre un riepilogo molto approfondito, ma la mole d’informazioni tutte raccolte in una sola schermata potrebbe risultare indigesta per molti, noi compresi che preferivamo sì tante informazioni, ma non tutte insieme. Insomma, non sempre accorpare è una soluzione.

C’è poi la nuova veste dell’area riepilogativa della dirigenza, che andrebbe ripresa in toto da Football Manager 2019, perché in questa nuova iterazione è meno ordinata rispetto a prima. Basti pensare ai budget ingaggi, e il limite di staff tecnico a disposizione imposto dalla dirigenza per le varie cariche, dove prima tutto era riepilogato in una piccola schermata, mentre ora dobbiamo districarci tra ben due menu.

A CHI SI RIVOLGE FOOTBALL MANAGER 2020?

Se arrivate da Football Manager 2019, le introduzioni sono più che marginali, e pertanto il titolo potrà interessarvi solo se acquistato in forte sconto. Se invece siete ancorati alla vostra carriera di Football Manager 2017/2018, la mole di novità è tale che giustifica tranquillamente l’esborso.

COMMENTO FINALE

Football Manager 2020 non è radicalmente diverso dallo scorso anno. Chi si aspettava una revisione totale, o il famoso aggiornamento relativo ai media e alla stampa, rimarrà alquanto deluso. Le novità introdotte però, sono sicuramente un valore aggiunto ad un prodotto che ogni anno cerca di avvicinarsi alla realtà. È più coinvolgente, a suo modo sperimentale e anche divertente, soprattutto per le partite di lungo corso grazie alla visione del club.

I 54,99 euro richiesti per sedersi in panchina, sono un investimento sicuro per chi non è passato dalla versione 2019, ma è chiaro che come un giovane giocatore in erba, ci sono ampi margini di miglioramento.

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Recensione: Aukey Cassa Bluetooth 35W SK-M33

Aukey Cassa Bluetooth 35W SK-M33 è una delle più potenti casse di Aukey, che ho provato in queste settimane e di cui vi ho preparato questa recensione. Contenuto della confezione: 1 x Aukey Cassa Bluetooth 35W SK-M33 1 x Cavo di ricarica USB 1 x Cavo Audio 3.5mm 1 x Certificato di Garanzia 1 x Manuale d’uso Hardware Specifiche Tecniche: Tecnologia: BT 4.2, A2DP, AVRCP, HSP, HFP, DSP Potenza d’Uscita Audio: 2 x 10W (driver principali) + 15W (woofer) Driver Audio: Due driver principali da 52 mm, un woofer da 78 mm,due radiatori passivi da 75 mm Risposta di Frequenza: 60Hz – 18kHz Rapporto Segnale-Rumore:Read More →

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Black Hammer/Justice League – Recensione

Black Hammer/Justice LeagueLe avventure che uniscono il mondo della Justice League con quello di Black Hammer sono finalmente giunte al termine, dimostrando di avere un grande potenziale che potrebbe unire i due mondi in altre avventure. Ho atteso a lungo la serie e il finale per diversi motivi, ma al primo posto c’è la presenza di Jeff […]

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Yaga, la nostra recensione sulla versione Pc

Folklore, credenze, racconti fanno parte dell’essere umano. Tra fiabe e filastrocche, tra musiche tribali, solenni e – a volte – scanzonate e danze popolari, l’uomo è cresciuto in quanto tale. Ad ogni latitudine del nostro pianeta. Grazie anche ai videogiochi riusciamo a conoscere qualche frammento di questa o quella cultura anche se romanzato e funzionale al titolo. Yaga, opera prima del piccolo team indie romeno (di stanza a Cluj-Napoca) Breadcumbs Interactive e distribuita da Versus Evil, ci porta nel folklore slavo – ambientazione già conosciuta dai giocatori della serie Thea – con un action rpg (gioco di ruolo d’azione) uscito qualche giorno fa su Pc (Steam ed Epic Games Store), PS4, Xbox One e Switch oltre che su Apple Arcade.

Diciamo subito che Yaga è un ARPG che ha tra le sue caratteristiche quelle di avere un protagonista lontano dallo stereotipo dell’eroe senza macchia e senza paura. Il titolo, inoltre, può vantare una direzione artistica, grafica e sonora, di sicuro livello. Ma andiamo con ordine: in questa nostra recensione vi parleremo della versione Pc. Buona lettura.

IVAN, EROE DI UMANITÀ E CAMPIONE DI SFORTUNA

Abbiamo accennato nella breve introduzione al protagonista che non corrisponde esattamente al ritratto degli eroi che spesso e volentieri vengono incensati nelle favole per bambini (chi vi scrive è classe ’77 e forse da allora le cose sono un po’ cambiate, ndr). Ed anzi, colpa anche di un aspetto non propriamente aggraziato, sembra tutto l’opposto.

Ivan, questo il nome del protagonista, non è un adone ed è un placido e rotondissimo fabbro che ha vissuto una tragedia personale perdendo un avambraccio in combattimento. Ma si sa: le brutte notizie non vengono mai da sole perché dopo questo episodio, nel villaggio si è sparsa la voce che sia una persona sfortunatissima.

Questo offre lo spunto allo zar di convocarlo per una missione veramente difficile dalla quale derivano compiti altrettanto complicati per una persona normale. Figuriamoci per un uomo non più allenato (la pancia e la sua fisicità non sono da atleta) e soprattutto senza un braccio. Ma il cuore ed il coraggio fanno miracoli. Lo zar – come anche il ruolo gli consente – è imperativo (e ci mancherebbe) ed ordina al nostro Ivan di riuscire nella missione: pena l’allontanamento dal villaggio. Ma c’è molto di più nella trama (leggasi leggenda e maledizione) che però abbiamo il piacere di non narrare più.

L’incipit è piuttosto leggero e ve ne accorgerete anche durante la narrazione che a tratti ci ricorda quella di Zombie Vikings di Zoink Games. Frasi in rima e dialoghi a volte fuori dalle righe fanno si che anche la trama di Yaga sia gradevole tra un combattimento e l’altro.

Ivan, suo malgrado, diventerà eroe e grazie alla sua umanità e simpatia potrebbe essere in grado di entrare nel gotha dei vostri eroi preferiti grazie proprio alla sua normalità che diventa unica in termini di coraggio, cuore e volontà. Le scelte multiple invece faranno il resto. Ci arriviamo subito.

GAMEPLAY ARTICOLATO TRA COMBATTIMENTI E SCELTE

Il gameplay di Yaga si presenta piuttosto articolato. Non sarà soltanto un martellamento (Ivan da buon fabbro… picchia come un fabbro) contro le creature malvagie che si parano davanti ma i dialoghi a scelta multipla dipingono i tratti caratteriali del nostro Ivan che può essere onesto per esempio mantenendo la promessa di portare del cibo ad un contadino in cambio di un oggetto indispensabile per proseguire l’avventura. O si può essere egoista e furente per punire un tentativo di raggiro.

Le risposte delineeranno anche i finali della storia e quindi è possibile rigiocare il tutto optando per scelte diverse da quelle fatte precedentemente. La storia principale dura una decina di ore alla caccia di oggetti, e benedizioni. Il tutto molto gradevole a livello narrativo grazie ad una buona sottotitolazione in italiano.

Il nostro Ivan – che nel frattempo ha pure promesso all’anziana nonna di trovare moglie – vagherà per foreste, villaggi, campi e molte altre ambientazioni per far portare a termine le varie missioni dello zar. E riabilitarsi ai suoi occhi ma anche a quelli degli abitanti del villaggio. Troverà di fronte tante creature malvage e banditi che vorranno fargli la pelle. I combattimenti sono in tempo reale e generalmente è consigliabile la tattica sempre perfetta dell’hit and run soprattutto con quei nemici che sono particolarmente potenti. Le meccaniche, infatti, dei combattimenti sono piuttosto elementari e si mantengono tali per tutto il gioco anche se ovviamente bisognerà studiare i movimenti delle varie tipologie di nemici.

Da notare che se anche i punti vita si dovessero azzerare ci sarà la volontà di combattimento a tenere in piedi Ivan. Finita anche quella, stramazzerà a terra e dovremo decidere se rialzarci e continuare il combattimento con vita ripristinata (ma non del tutto) o se iniziare nuovamente il livello. Il tutto narrato da delle streghe che leggono il fato del nostro eroe attraverso un calderone. Tutto molto colorito.

Non mancano le boss fight ma nella fase hack and slash è da notare il crafting. Da buon fabbro, infatti, Ivan può combinare materiali per migliorare il suo arsenale. Ovviamente anche quanto raccolto dai nemici (loot) è utile e poi c’è la maga Baba Yaga che accoglie il fabbro sotto la sua ala protettrice. Oggetti vari possono migliorare ulteriormente le prestazioni di Ivan che – al di là di un aspetto ordinario – ha anche una forza non comune al punto che è in grado di lottare anche a mano nuda. Ma, ovviamente, col martello dà il suo meglio. Martello che può essere migliorato in diversi modi per far più danni o danni specifici o può anche trasformarsi in un oggetto da lancio per colpire i nemici dalla distanza. Sempre dalla distanza, Ivan può usare un guanto con catena che può essere utilizzato anche per arrivare in determinati punti della mappa.

UN BUON IMPATTO ARTISTICO

Un altro punto focale di Yaga è senza dubbio il contesto artistico ancor più di quello tecnico. Il team ha scelto durante le fasi di esplorazione delle mappe a scorrimento a volo d’uccello a scorrimento orizzontale. Tantissime e colorate sia le ambientazioni che i nemici ed i personaggi con i quali interagiremo.

Ma sono le scene ad offrire il meglio dal punto di vista con tratti cartoonistici di indubbio valore e sono – a nostro avviso – decisamente più gradevoli di quando si è in azione. In queste fasi, infatti, la grafica ci è parsa gradevole ma nulla più.

Ci ha colti di sorpresa, invece, la colonna sonora. Breadcumbs ha scelto per dei brani veramente forti e di impatto. A tratti quasi clamoroso. Molte musiche sono firmate dal club Subcarpati, gruppo di Bucarest che si è fondato nel 2010, ed Argatu’ – altro artista romeno che collabora con la band appena citata – e dallo svedese Mattias Olgrem. Le sonorità sono estremamente particolari, a tratti incalzanti, a tratti mistiche al punto che sembrano quasi sfuggire al contesto del gioco. Sembra, infatti, che alcune volte quanto ascoltato c’entri poco con quanto si vede nello schermo. Ma sono attimi per fortuna. E per buona parte, la musica rapisce.

COMMENTO FINALE

Yaga è sicuramente un titolo interessante per tanti motivi. Ci immerge, con tanto humor, nella mitologia slava ed offre un buon contenuto in termini di longevità e di rigiocabilità.

Ci è piaciuto molto il lato artistico del gioco anche se ha degli alti e bassi. I momenti migliori sono nelle scene di intermezzo veramente ben fatte e con uno stile interessante. Durante l’azione l’aspetto ci è sembrato senza dubbio gradevole ma non ci ha convinto fino in fondo pur avendo notato una pulizia nelle animazioni e nei vari effetti “speciali”.

Le musiche hanno fatto il resto e, pur con qualche piccolo nostro passaggio a vuoto nel contestualizzare quanto ascoltato con quanto visto, ci hanno convinto abbondantemente.

Dal punto di vista del gameplay, ci troviamo di fronte ad un action RPG a scorrimento piuttosto classico arricchito da una buona componente crafting e da tanti dialoghi a scelta multipla che nelle fasi più importanti regalano anche finali diversi delineando il carattere del nostro buon Ivan. Quest’ultimo è un personaggio molto umano e simpatico che abbiamo preso a cuore visto che è in grado di affrontare un’avventura complicata con un braccio solo.

Consigliato agli amanti degli hack and slash ma anche a chi vuole avvicinarsi a questo genere senza troppi “traumi”. Storia, ambientazione, lato artistico e sonoro fanno il resto donando a Yaga i connotati di una possibile bella sorpresa.

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Farmer’s Dynasty – Recensione

Farmer’s DynastyIn quasi 24 anni da videogiocatore ho provato molti generi che vanno dagli horror, giochi sportivi, titoli d’azione e molti altri ma non avrei mai pensato di giocare ad un simulatore di agricoltura. Farmer’s Dynasty è riuscito dove molti altri hanno fallito, permettendo al sottoscritto di divertirsi come mai prima d’ora. Per quanto a prima […]

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Klaus: I segreti del Natale – Recensione del miglior film di natale del 2019

Klaus: I segreti del NataleDa piccolo amavo il natale, come tutti i bambini credo. La sola atmosfera natalizia nasconde al proprio interno tantissime soddisfazioni e felicità e svegliarsi durante le vacanze con un film d’animazione in tv, mangiare e godermi le giornate con gli amici e non, beh, ormai è solo un bel ricordo. Le strade colorate, e quella […]

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Woodle Tree 2 Deluxe +, la nostra recensione

L’universo dei giochi di piattaforma è un continuo fermento ed è, per certi versi, un “momento ludico” piuttosto unico nella sua intrinseca essenza. I platform poggiano infatti su meccaniche dogmatiche (un gioco di piattaforme ha… le piattaforme) ma, nonostante premesse rocciose, il genere è un andirivieni di idee, una spola tra disperazione, buio ma anche spensieratezza e scanzonata follia. Woodle Tree 2 Deluxe +, titolo firmato dalla software house indie italiana Chubby Pixel, rientra esattamente in questo genere, ammantandosi di una certa leggerezza complessiva che sembrerebbe far tendere il titolo verso lidi più fanciulleschi, seppur il sistema ludo in sé mostri tutt’altro spessore.

Riuscirà Woodle Tree a ritagliarsi una fetta di “notorietà” in un settore ultra-affollato? Scopriamolo assieme.

TRAMA

Woodle Tree 2 Deluxe + è un platform in tre dimensioni che, sin dalle primissime battute, si mostrerà “obbedientissimo” ai canoni fissati commercialmente negli anni ’80 da un baffuto “saltellatore” di nostra conoscenza.

Il titolo, sarà chiaramente ispirato ai principali esponenti di questo genere, soprattutto per quanto concerne l’ambito dei piattaforma tre dimensioni. Il gioco, seguito del simpatico Woodle Tree Adventures, ci metterà nel lignei panni di un piccolo alberello che suo malgrado, si ritroverà protagonista di una impresa eroica, che lo vedrà baluardo unico nel suo mondo (Wood Land, appunto) contro una sostanza oscura che assorbe la vita di chiunque ne entri in contatto. I malcapitati, in questo caso, sono gli alberi anziani, sorta di saggi del mondo arboreo.

GAMEPLAY

Com’è piuttosto lecito attendersi, l’attività principale, sarà quella di saltellare in giro da una piattaforma all’altra, in un gameplay piuttosto classico e che sarà condito da una difficoltà grandemente accessibile.

Il giocatore sarà chiamato ad esplorare un coloratissimo mondo open world, dai vari biomi tutti correlati da una simpatica linea artistica cartoon, alla ricerca di alcune “gocce”, che costituiranno la linfa vitale, utili per far si che i malcapitati sconfitti dal “male” possano finalmente tornare in vita. In linea di massima, Woodle Tree 2 ci consentirà di esplorare quasi ogni area presente nella mappa sin dai primissimi istanti: ogni area conterrà svariati settori, oggetti e nemici specifici che si opporranno alla nostra costante ricerca.

Una prima caratteristica da segnalare, sarà proprio l’estrema libertà concessa al giocatore: una volta entrati in possesso delle prime 3 lacrime, il player sarà per certi versi “abbandonato a sé stesso” in un mondo, come detto, piuttosto vasto. Una scelta che potrebbe essere per alcuni giocatori un dettaglio negativo, mentre potrebbe al contrario fare la gioia di altri giocatori, magari stanchi della ricorrente poca libertà di esplorazione concessa dai titoli del settore. L’esplorazione non sarà però fine a sé stessa: per tutto l’universo di gioco sarà possibile intercettare delle bacche rosse e blu. Le prime permettono di acquistare potenziamenti e oggetti cosmetici nei vari negozi, mentre le seconde sbloccano abilità peculiari come il Triplo Salto, forse la skill più importante da ottenere nel gioco. E’ un peccato che, vista la disponibilità di un mondo aperto di gioco non estesissimo ma comunque piuttosto vasto, i developer non abbiano inserito qualche attività secondaria di contorno, che avrebbe resto un po’ più variegato il gameplay.



Il nostro legnoso alter-ego avrà a sua disposizione un arsenale piuttosto classico: oltre al classico doppio salto, il quale diventa più esteso se effettuato dopo un breve tratto percorso di corsa, sarà anche possibile muoversi in verticale per un breve istante su di una parete, per poi lanciarsi nella direzione opposta. Il nostro simpatico alberello potrà anche planare per brevissimi tratti. Questa abilità sarà molto utile alcune situazioni durante gli stage che affronteremo. I livelli da esplorare, infatti, saranno perlopiù percorsi colmi di ostacoli e barriere di vario tipo da superare utilizzando le abilità a disposizione nel gioco, oltre che di semplicissimi enigmi e puzzle tipici dei platform un po’ più anzianotti. Avremo anche modo di affrontare alcuni nemici, i quali saranno però piuttosto simili fra loro a livello “comportamentale” e andranno affrontati dal player con la pressione di un semplice tasto. Anche in questo caso, si poteva fare di più sfruttando proprio le possibilità offerte dall’open world.

TECNICA



Se da un punto di vista del gameplay concettuale, c’è poco o nulla da eccepire (tranne forse la mancanza di qualche modalità extra tipica del settore), da un punto di vista tecnico Woodle Tree 2 Deluxe + mostra un po’ il fianco. Un fianco non tanto a livello di efficienza tecnica (le performance saranno più che buone, con una risoluzione che appare pienamente full HD governata da un frame rate piuttosto stabile anche se non esente da vistosi cali di frame in alcuni frangenti), ma piuttosto a livello di pulizia da complessivi bug, tra minori (come compenetrazioni poligonali con “il fondale” o texture che appaiono e scompaiono) e maggiori (come animazioni imperfette, oggetti che non possono esser raccolti e nemici che causano danni “inspiegabili”).

In linea di massima, nulla che vi costringerà ad una rabbiosa disintallazione del gioco, ma comunque per certi versi limitanti e che renderanno il gioco meno piacevole. Artisticamente, invece, nulla da dire: Woodle Tree 2 è una gioia per gli occhi con uno stile a metà fra un cartoon fanciullesco e un Minecraft “Marioizzato”, unito a colori accesi e che rendono le movenze del titolo piacevolmente morbide.

COMMENTO FINALE

Woodle Tree 2 Deluxe + è un’ottima esperienza ludica a livello di platform che, però, pecca proprio nel non aver osato qualcosa in più: in linea di massima, si può descrivere il titolo come un grande calderone con tante possibilità, alcune delle quali solo accennate, altre invece possibili ma non sfruttate. Un buon gioco, che fa ben sperare per un ipotetico seguito.

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