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Tom Clancy’s The Division 2: Warlords of New York – Recensione

Tom Clancy's The Division 2: Warlords of New YorkAbbiamo lottato in una New York innevata e in piena crisi epidemica, abbiamo combattuto in una capitale caduta quasi in ginocchio sotto la mano di ferro dei nemici pronti a prendere il potere. Ogni cosa in The Division 1 e 2 ci ha condotto a un viaggio verso una narrazione abbastanza interessante grazie all’idea del […]

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Recensione: MINIX NEO G41V-4, mini PC con CPU Intel Celeron N4100 e Windows 10 Pro 64bit, + M.2 SSD da 240GB

MINIX NEO G41V-4 arriva a distanza di circa 2 anni dall’uscita di MINIX NEO N42C-4 (che avevo recensito su Spazio Android), si tratta di un mini pc con la CPU Intel Celeron N4100 Quad Core, 4GB di RAM DDR4, memoria da 64GB eMMC 5.1 espandibile con M.2 SSD, Windows 10 Pro 64bit, attacco VESA incluso ed altro che vi mostrerò tramite questa recensione. Contenuto delle confezioni: MINIX NEO G41V-4 1 x MINIX NEO G41V-4 1 x Alimentatore (+3 adattatori per presa Europea, UK e US) 1 x Cavo HDMI 1 x Attacco VESA 1 x Guida 1 x Brochure prodotti MINIX N x Viti eRead More →

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Bloodshot Nuova Serie #1 – Recensione

Bloodshot Nuova Serie #1Valiant Comics ha nel suo pantheon una serie di eroi potenti e talvolta diversi da quelli visti all’interno delle altre case editrici. Sapete tutti ormai che personalmente adoro in modo indissolubile Bloodshot, che rappresenta l’eroe e antieroe per eccellenza per me. La sua forza bruta e la rabbia verte sempre verso una direzione che punta […]

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Recensione: HyperParasite per Nintendo Switch

HyperParasite è un roguelike sviluppato da Troglobytes Games, Hound Picked Games e pubblicato da QuibicGames, ambientato negli anni ottanta in cui impersoneremo un parassita alieno sbarcato sulla terra. Storia Invadi una distopica e disperata versione degli Anni ’80 nei panni del mostro di cui tutti parlano. Trascinando i tuoi tentacoli insanguinati sull’asfalto viscido, assorbi un corpo dopo l’altro. Tu sei l’IperParassita, un’entità aliena in missione contro l’umanità…solo per divertimento. Infestando gli angoli più oscuri della decade più famosa di tutti i tempi, devi farti strada combattendo fino alla cima della catena alimentare della pop-culture, per poter premere il Grande Bottone Rosso e scatenare l’inevitabile fungoRead More →

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Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution, Recensione Pc

E’ il 1996 quando viene pubblicato il primo manga di una serie storica, creata dal fumettista nipponico Kazuki Takahashi. Più di 20 anni in cui si sono succeduti volumi, serie animate e diversi videogiochi per le più svariate piattaforme che hanno via via rinforzato la fama e l’amore per uno dei giochi di carte collezionabili più apprezzati di sempre. Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution sbarca su tutte le piattaforme dopo più di sei mesi di esclusiva temporale su Switch, portando con sé oltre 10.000 carte e tantissimi duellanti proveniente da sei serie animate differenti.

Sviluppato da Other Ocean Interactive e distribuito da Konami, il titolo porta sulla console Nintendo un aggiornamento gratuito (rispetto alla versione originale) che comprende 900 nuove carte e nuovi duelli e storie legate alla sesta serie, Yu-Gi-Oh! VRAINS. Su Pc, PS4 e Xbox One invece è approdata direttamente la versione completa e aggiornata, comprensiva di tutti i contenuti, duellanti compresi, rilasciati tramite dlc ai tempi del primo Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution (2016). Di seguito la nostra recensione della versione Steam del titolo; vi auguriamo una piacevole lettura.

DAGLI ALBORI FINO AI TEMPI RECENTI

Epicentro di Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution è senz’altro la modalità Campagna, che ripercorre i tratti salienti delle sei serie animate finora esistenti:

  • Yu-Gi-Oh!.
  • Yu-Gi-Oh! GX.
  • Yu-Gi-Oh! 5D’s.
  • Yu-Gi-Oh! Zexal.
  • Yu-Gi-Oh! Arc-V.
  • Yu-Gi-Oh! VRAINS.

Ogni campagna comprende un “duello introduttivo”. Questo ricopre la funzione di tutorial. Mentre quello della prima serie illustra i principi base del gioco di carte da collezionae, quelli successivi si assicurano di “aggiornare” il giocatore circa le nuove meccaniche introdotte nel corso degli anni. Evocazioni Fusione, Synchro, XYZ, Pendulum e i più recenti mostri Link, introdotti da Yu-Gi-Oh! VRAINS. Anche i completi novizi avranno gli strumenti per comprendere efficacemente l’insieme di regole base del gioco altresì noto come Duel Monsters.

Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution

Le campagne non sono altro che delle successioni di duelli, preceduti e seguiti da dialoghi con i vari protagonisti del manga/anime. Tali combattimenti possono essere affrontati sia con il “Deck Storia” (cioè quello proprio del duellante che si andrà a impersonare in quel punto della trama) che con uno costruito da sé tramite l’apposito editor. Scontro dopo scontro i giocatori potranno ottenere:

  • Ricette deck – Ogni duellante del franchise ha uno o più deck storici che è possibile utilizzare nella campagna. Sconfiggendo ognuno di loro sarà possibile mettere le mani sulle rispettive ricette deck, cioè la lista di carte incluse nel loro mazzo. Dal’editor si può crearne di nuovi sia partendo da zero che da una ricetta deck, a patto di avere le carte necessarie.
  • Nuovi duellanti – Tra i contenuti disponibili in giocatore singolo figura la possibilità di affrontare a ripetizione i duellanti sbloccati dopo averli sconfitti nella modalità campagna. In questa modalità a scontri singoli tuttavia essi non useranno il loro deck storico, bensì uno nuovo e aggiornato secondo meccaniche più recenti rispetto al loro “periodo di appartenenza”.

Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution

  • DP – Essi costituiscono la moneta di gioco, necessaria per fare acquisti nel “Negozio di Carte” contenente i vari Booster Pack. Tale moneta può essere guadagnata alla fine di ogni duello, indipendentemente dall’esito. Come è facile immaginare, le vittorie assicurano un numero considerevolmente maggiore di DP.
  • Booster Pack – Oltre agli “structure deck” (mazzi di base basati sulle meccaniche introdotte nelle varie serie), il giocatore può contare su oltre 100 carte con cui costruire il proprio mazzo. Le oltre 10.000 carte presenti nel titolo potranno essere principalmente sbloccate tramite i Booster Pack, cioè i “pacchetti” contenenti 8 carte ciascuno. Come nella realtà con le vere carte, il giocatore potrà acquistare in massa ciascun pacchetto nel tentativo di acquisire tutte le carte appartenenti alla sua collezione (circa 314 per ciascun Booster Pack).
  • Carte distintive – Sconfiggendo un duellante (tanto nella campagna quanto in uno scontro singolo) c’è la possibilità di ricevere una o più carte “distintive”, cioè presenti nel deck dell’avversario sconfitto. Questo costituisce, oltre all’acquisto di Booster Pack, l’unico metodo per completare l’intera collezione di carte del gioco, fonte di materie prime per la costruzione dei propri mazzi.

DUELLI ALL’ULTIMO LIFE POINT

Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution

Al pari degli altri videogiochi del franchise che si sono succeduti in passato, Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution presenta, oltre alle nuove meccaniche di VRAINS, le più aggiornate regole in merito alle limitazioni delle carte. Come sapranno i giocatori agonisti, oltre ai semplici appassionati di lunga data, il gioco di carte da collezione  Yu-Gi-Oh! prevede un elenco (che viene aggiornato ogni anno) comprendente i vari tipi di carte mostro, magia e trappola soggette a limitazioni. Da quelle proibite, cioè non utilizzabili in competizioni ufficiali, a quelle limitate e semi-limitate, cioè inseribili rispettivamente in un massimo numero di uno e due all’interno di un deck (dove normalmente posso essere inserite fino a tre copie della stessa carta).

Queste norme sono altresì vigenti nel videogioco. Infatti nei duelli competitivi (con classifiche online) della modalità multigiocatore i giocatori dovranno sottostare a tali regole, nell’atto di costruire il proprio deck. Diverse le cose nei duelli normali e i vari scontri singoli nella campagna. In tale sede si potranno ignorare tali limitazioni facendo sfoggio di tutte le carte che si sarà riusciti a ottenere vincendo duelli e aprendo pacchetti. Il resto si svolge secondo le meccaniche note da sempre: un’evocazione normale per turno, 8.000 LP (Life Points) complessivi a disposizione e via discorrendo.

SCONTRI PER TUTTI I GUSTI

Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution

Oltre alla campagna e ai duelli singoli, giocabili sia contro avversari controllati dall’IA che online (divisi in partite classificate e normali), il titolo comprende un’ulteriore modalità, chiamata Battle Pack. In essa i giocatori potranno cimentarsi in vari incontri casuali sulla base di condizioni particolari di sfida, stabilite a monte. Per esempio “Gioco Draft”, in cui sarà possibile pescare un massimo di 45 carte in soli tre turni di gioco; oppure “Gioco Sigillato”, che farà felici i duellanti più hardcore. Questi ultimi dovranno combattere con un mazzo assemblato casualmente con 10 pacchetti contenenti cinque carte ciascuno. A completare il quadro vi è la funzione più importante del titolo, ovvero quella rientrate sotto il nome di “Modifica Deck”. L’hub di costruzione del proprio mazzo, che racchiude tutto l’elenco di carte ottenute, liberamente inseribili nel proprio mazzo. Quest’ultimo può arrivare ad un numero massimo di 60 carte.

Dato l’enorme ammontare di carte del gioco, tale editor comprende numerosi filtri e funzioni per facilitare la ricerca di carte, anche specifiche. Esse sono ordinabili e cercabili per tipo, valore di attacco/difesa (nel caso dei mostri) e persino tramite ricerca letterale. Si potrà cercare una singola carta per nome, oppure consultare una lista di carte “collegate” a un’altra singola.
Per esempio, partendo da “Clayman Eroe Elementale”, con due semplici click sarà possibile localizzare all’interno della collezione tutte le carte mostro, magia e trappole collegate a esso. In questo caso, appartenenti all’intrepido Jaden Yuki, protagonista di Yu-Gi-Oh! GX. Che si parta da una delle tantissime Ricette Deck, o completamente da zero, i propri mazzi potranno poi essere salvati e registrati, così da poter essere selezionati prima di ogni duello.

FEDELTÀ INCROLLABILE AL PASSATO..

Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution

Non c’è dubbio che un fan della serie possa trovare in Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution la raccolta più completa di carte, duelli e duellanti al momento esistente. Una vastissima enciclopedia del franchise su cui far sbizzarrire la propria fantasia di costruttore di mazzi e la propria abilità di giocatore… Un riconoscimento del quale poteva tuttavia fregiarsi anche il primo Legacy of the Duelist, di cui questo nuovo titolo, targato ancora una volta Other Ocean Interactive e Konami, può considerarsi per diversi aspetti la copia carbone.

Scarse sono infatti le novità sostanziali rispetto al gioco lanciato 4 anni fa. Edizione da cui sono riprese con precisione interfaccia grafica (menu ed editor su tutti), comparto audio, animazioni e in generale l’architettura tecnica. Se non fosse per l’aggiunta di nuove carte e regole aggiornate, oltre alla campagna di Yu-Gi-Oh! VRAINS e qualche nuova animazione, l’impressione sarebbe quella di trovarsi esattamente di fronte al titolo del 2016, di cui si sono trascinati in blocco i vari limiti. La povertà di dettagli nelle ambientazioni e nell’effettistica generale del titolo non rendono giustizia alla ricchezza di carte e di duellanti, capaci di assicurare centinaia di ore di duelli.

A livello di ottimizzazione il gioco si difende egregiamente, con un framerate stabile privo di qualsivoglia incertezza: ma ciò, di fronte a un’architettura tecnica così visibilmente scarna, finisce praticamente con l’essere doverosa. Inspiegabile ad esempio la totale assenza di modelli 3d delle carte mostro, presenti (seppur con inevitabili limiti) già 12 anni fa su titoli per Nintendo DS come Yu-Gi-Oh! World Championship 2008. I pochi e brevi filmati che vengono riprodotti in seguito all’evocazione di mostri iconici mettono a nudo l’arretratezza del comparto tecnico, inadeguato quattro anni fa come oggi.

Limite dei mille occhi

COMMENTO FINALE

Konami e Other Ocean Interactive hanno confezionato per duellanti e aspiranti tali un nuovo e aggiornatissimo compendio. Questo racchiude oltre 20 di storia evolutiva del franchise. Con oltre 10.000 carte e più di 150 personaggi provenienti dalle sei serie animate realizzate finora, Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution si impone sul mercato come nuovo punto di riferimento dell’omonimo gioco di carte collezionabili. Una successione avvenuta sulla pelle del primo Legacy of the Duelist uscito quattro anni fa e da cui questo nuovo capitolo riprende oziosamente in blocco l’intero comparto tecnico, con tutti i suoi limiti.

L’esborso richiesto a un giocatore già in possesso del titolo precedente non è certamente giustificato dai contenuti obiettivamente aggiunti. Certamente più gradito sarebbe stato infatti un aggiornamento comprendente la nuova campagna di Yu-Gi-Oh! VRAINS con annesse carte e duellanti. Ma per tutti gli altri resta indubbiamente un must have. Centinaia di ore da passare costruendo deck e cimentandosi in duelli contro un’ottima IA o duellanti provenienti da tutto il mondo.

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Operencia: The Stolen Sun, Recensione

Quando si parla di dungeon crawler, il pensiero corre alla serie di The Bard’s Tale, ai Might and Magic, agli Eye of the Beholder, i due Legend of Grimrock. Come saprete questa nicchia è densamente popolata da esponenti di ottimo livello, ed è quindi con grande piacere chi ci apprestiamo a proporvi le sensazioni che abbiamo provato giocando ad Operencia: the Stolen Sun. Sviluppato dall’eclettico team ungherese Zen Studios, questo RPG è disponibile su Steam e GOG per Pc, su PS4 ed Xbox One, a partire dallo scorso 31 marzo, ovvero da martedì di questa settimana.

Vi lasciamo alla nostra recensione della versione Pc. Buona lettura.

EROI, PRINCIPESSE, E NIENTE DI TUTTO QUESTO

Una bella storia, con personaggi credibili e interessanti, rappresenta solo una delle caratteristiche per un buon gioco di ruolo, sia esso un rpg on dungeon crawler. Per la storia, non contano solo le vicende narrate ma anche il setting. Non è tanto la questione dei cliché, che se ben riproposti funzionano, quanto l’ambientazione stessa a fornire un giusto appeal per il giocatore. Zen Studios ha portato sui nostri schermi flipper, mini golf, tower defense, e si dimostra tanto poliedrica quanto intelligente.

Per evitare di cadere nella trappola del “già visto”, lo sviluppatore ungherese ha deciso di sfruttare per il proprio gioco le leggende “di casa”, quelle magiare, innestandole in una terra inventata: Operencia.
Poco rimane ad oggi di testimonianze scritte sulla mitologia del popolo ungherese, dalla ricerca e ricostruzione effettuata soprattutto durante il ventesimo secolo si è appreso che il mondo veniva rappresentato su tre livelli (Mondo Superiore, Mondo Medio e Mondo Sotterraneo) e che la religione di carattere sciamanico adorava un pantheon di dei tra cui svettava Isten (Dio), creatore del mondo e supervisore delle vicende umane. Di questo immenso patrimonio, sono state raccolte molte fiabe, vi basti pensare che l’elenco dei titoli è in grado di riempire interi volumi. Tra gli eroi più famosi, ricordiamo Garabonciás il mago, lo sciamano Göncöl, e il famoso Attila.

E non abbiamo citato a caso il Signore della Guerra. Il tutorial infatti, ripercorrerà le vicende che hanno dato vita a questa figura mitologica, ripercorrendo le gesta che lo hanno visto ricacciare insieme al suo gruppo di compagni le forze degli Inferi dal Medio Mondo. Ammettiamo che impersonare il guerriero unno è stato divertente, anche grazie ad una buona scrittura, che alterna vicende a battute davvero azzeccate, ci hanno strappato più di una risata.

Alla morte di Attila, i poteri oscuri faranno nuovamente capolino sul continente. Spetterà a noi, un semplice contadino, abbandonare la nostra fattoria per ricacciare ancora una volta le forze del caos negli inferi, e diventare il nuovo eroe di Operencia.

SCRIVERE DI NOI STESSI

Il nostro personaggio è discretamente personalizzabile. Oltre al genere e alla classe, potremo decidere anche il ritratto, e possiamo già dirvi che il lato artistico del gioco non delude affatto, un peccato ce ne siano solo una manciata.

Le classi disponibili rispettano i canoni del genere, e in questo caso abbiamo il guerriero, il mago, e il cacciatore. Quest’ultima figura è una versione “ranger” del ladro. La scelta successiva riguarderà le origini e le caratteristiche quali ad esempio forza, intelligenza e così via.

Ogni classe ha le sue affinità, pertanto per la classe del mago puntare su saggezza e intelligenza si rivelerà una scelta quasi obbligata. Non potremo agire sul resto del party, ha già background e classe definiti. Quello su cui potremo intervenire sono le abilità, che potremo personalizzare al passaggio di livello.

A conti fatti, condividiamo appena la scelta del team ungherese, perché gli altri eroi sono davvero approfonditi e ben caratterizzati. Ogni elemento del party gode inoltre di un set di battute e linee di dialogo che si espandono durante le esplorazioni, garantendo una buona immedesimazione nel contesto di gioco. Durante le scene di intermezzo, la maggior parte delle conversazioni si snoderà attraverso disegni statici dei ritratti durante le sessioni dialogate, e una gradevolissima animazione che ricorda da lontano un libro pop-up per le fasi relative alla storia.

SOLCANDO TERRE PERICOLOSE

Le meccaniche di gioco combinano i dogmi classici e alcune variazioni sul tema. Il movimento è garantito dalla combinazione di mouse e tastiera, ma la possibilità di usare il mouse per guardare liberamente è apprezzabile, soprattutto perché i dungeon sono davvero ben sviluppati. Gli enigmi in cui spesso ci imbatteremo sono molto vari e generalmente intuitivi, ma non mancano situazioni in cui spetterà al giocatore usare quella materia grigia che troppo spesso è lasciata in soffitta.

Nella maggior parte dei casi, ci troveremo a premere pulsanti e trovare oggetti da incastonare in ingranaggi, quindi sarà molto importante esplorare la mappa, perché spesso l’oggetto di cui abbiamo bisogno ce lo siamo lasciati indietro in qualche angolo sparuto cui non avevamo prestato particolare attenzione. La gestione della mappa presenta le classiche due modalità: mappatura automatica e mappatura manuale, entrambe a portata di vari tipi di giocatore.

Gli incontri non sono casuali, e i nemici sono visibili sul piano di gioco. Appena entreremo in contatto con un mostro, partirà il combattimento.

Come in molti dungeon crawler moderni, attaccare da dietro i nemici garantirà un bonus in termini di ordine d’attacco. Il sistema di gioco per ogni battaglia è a turni, e l’ordine di partenza è deciso in base al valore di iniziativa di ogni personaggio. I nemici si posizioneranno su tre file, e i danni riportati varieranno in base al tipo di attacco o di abilità. Ogni eroe ha a disposizione attacchi normali, abilità speciali che hanno un costo in termini di mana e di stanchezza, più varie abilità passive in grado di garantire svariati bonus.

In Operencia: The Stolen Sun è molto interessante il concetto di stanchezza. In pratica, oltre al mana, determinate abilità potranno essere usate solo un numero determinato di volte durante lo scontro. Questo elemento fa sì che le scelte strategiche e “lungo termine” per gli scontri duraturi, siano fondamentali. È un vero peccato che gli sviluppatori non abbiano implementato la possibilità di posizionare il proprio party come avviene ad esempio in The Bard’s Tales IV, perché avrebbe aumentato ancora il valore strategico di una produzione alquanto meritevole.

Le magie sono di vario tipo, e si vanno dalla classica magia offensiva “alla palla di fuoco”, ad altre che possono creare alterazioni di stato o colpiscono i nemici in una determinata area. Alla fine di ogni scontro, potremo ricevere oggetti ed equipaggiamenti, e i punti esperienza verranno distribuiti anche per gli eroi che non hanno preso parte alla battaglia. Dovremo prestare particolare attenzione anche alle risorse in nostro possesso. Ad esempio, per riposare all’interno di un dungeon avremo bisogno di legna da ardere, e le pozioni garantite sono tutto meno che infinite. Questo fattore, alza il livello di sfida del gioco, anche se generalmente la difficoltà si attesta su standard piuttosto “leggeri”, anche a livello normale.

GRAFICA E SONORO

Abbiamo già parlato del comparto artistico e di quanto ci sia piaciuto, e possiamo dire lo stesso del mondo di gioco basato sull’Unreal Engine 4. Il lavoro di Zen Studios è pregevole e sia i dungeon che aree aperte godono di un buon livello di dettagli risultando vari e mai scontati. Ognuno dei territori di Operencia: The Stolen Sun in cui viaggeremo mostra caratteristiche estetiche uniche, in linea con la propria “finestra” mitologica. Durante la nostra esplorazione, abbiamo notato che molti oggetti, pur particolareggiati, risultano statici. E stona un drappo che non si muove all’aperto.

Ovviamente parliamo di meri orpelli, ed è chiaro che lo sviluppatore ungherese abbia preferito focalizzarsi sulla direzione artistica, sul mondo di gioco, e anche sui modelli dei nemici. Ci sono molte creature, caratterizzate davvero in profondità, e con un buon numero di animazioni che risultano anche fluide.

L’accompagnamento dal compositore ungherese Arthur Grósz è incalzante, orecchiabile e vario. Sicuramente degno di nota. È in linea con l’intero comparto ludico e potrà trovare spazio nella vostra chiavetta usb per godervela in mobilità, durante le passeggiate o guidando. C’è anche la possibilità di acquistarla attraverso un dlc che comprende una serie di sfondi, e la raccolta delle mappe per tutti i livelli di gioco.

FERITI DA UNA PAROLA



Normalmente, è consuetudine che questo tipo di giochi rimanga ancorato alla sola lingua inglese. Pensare che un piccolo studio indie punti su altre lingue che non siano cinese, russo, e altre lingue “maggiori” è praticamente una chimera.

Eppure, Zen Studios ha deciso di tradurre questo gioco di ruolo anche nella lingua della penisola più famosa d’Europa, la nostra. Per giudicare la qualità della traduzione, abbiamo provato Operencia: The Stolen Sun sia in italiano che in inglese. Il risultato è davvero di buon livello, e godersi le avventure senza “tradurle” mentre giochiamo, non ha prezzo. Complimenti quindi al team ungherese, e ai curatori della traduzione.

COMMENTO FINALE

Operencia: The Stolen Sun, è un gioco molto ben sviluppato. Riesce ad unire meccaniche consolidate nel genere e qualche variazione sul tema, propone una storia semplice che si sviluppa pian piano, e personaggi piuttosto approfonditi grazie anche ad una scrittura di ottimo livello. Non presenta bug di particolare rilevanza, è visivamente accattivante, e il livello di sfida proposto è di sicuro interesse anche per i neofiti, che non vogliono perdere troppo tempo in scontri particolarmente difficili.

Peccato solo ci siano 13 livelli, e non sia possibile posizionare i propri eroi in griglia come i nemici. Nulla di tutto questo va ad intaccare un prodotto appagante e apprezzabile, che garantirà ore di gioco. Complimenti a Zen Studios, capaci di proporre un’avventura a tutto tondo, che speriamo continuerà in un secondo capitolo.

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Il tesoro del Cigno Nero di Paco Roca – Recensione

Il tesoro del Cigno NeroAlcuni nomi del campo fumettistico suscitano sempre molto hype per il peso che portano e per il contributo dato al fumetto. Paco Roca indubbiamente è l’autore spagnolo più importante e grazie alle sue opere si è creato un pubblico eterogeneo e molto caloroso nel sapere di una nuova uscita. Personalmente, dopo aver letto Rughe ho […]

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Doom Eternal – Recensione

Doom EternalUn minuto fa ho terminato Doom Eternal e, ragazzi, che casino. Non ho mai giocato un FPS così veloce, così brutale, così puro. Vi posso anticipare che questa recensione avrà toni entusiastici, e che a pieno titolo Doom Eternal entra direttamente nell’Olimpo degli sparatutto. Vediamo perché. Non dimenticate di acquistare Doom Eternal su Amazon al […]

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TT Isle of Man: Ride on the Edge 2 – Recensione

TT Isle of Man Ride on the Edge 2Non tutti sanno che nel Mar d’Irlanda esiste una piccola nazione, grande quanto un isola di medie dimensioni chiamata Isola di Man nella quale ogni anno avvengono delle corse di moto. Questa tipologia di corse ha suscitato interesse di molti appassionati del settore, per via della mancanza di un circuito e di gareggiare fra i […]

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Recensione Huawei Mate Xs 5G: questo è il design giusto per i pieghevoli

Scopri tutto su Huawei Mate Xs 5G, lo smartphone pieghevole per eccellenza con un display che si trasforma letteralmente da 6,6 pollici verticale a 8 pollici quasi quadrato. Tutto su hardware, software, batteria e non solo.

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Wanking Simulator, Recensione sui generis

Capita nella vita di ogni recensore di videogames, di arrivare ad un punto fatidico, ad una recensione che è poi punto di svolta professionale. Un titolo magari attesissimo oppure “difficile” e che divide, il quale potrebbe far divenire “noto” un giornalista o un opinionista videoludico. Insomma, un titolo “pesante” a cui segue un articolo “pesante”. Ebbene… Non è questo il caso. Wanking Simulator, epopea masturbatoria e distruttiva creata dallo sviluppatore indie polacco MrCiastku e diffusa come un virus attraverso Steam, dallo scorso  è follia e un serio “vaffa” al mondo dei Tripla A e dei giochi “pensati”.

Vorrebbe (il condizionale è d’obbligo) appartenere alla saga infinita dei “simulator”, riuscendo poi nell’obbiettivo “ripropositivo” solo in una cosa: la demenzialità assoluta. Ecco la nostra recensione del gioco che aveva ricevuto anche una demo ad inizio anno. Buona lettura.

DISTRUZIONE? NON FACCIAMOCI PRENDERE LA… MANO

Wanking Simulator è un sandbox d’azione in prima persona dove prenderemo il controllo, sostanzialmente, di un tizio ignudo, masturbatore compulsivo, con il solo scopo di girovagare per una improbabile quanto classica cittadina nord-americanam, Gay Bay, e distruggere qualsiasi cosa ci venga… ahem, sotto mano… ahem. Nel titolo, NON vestiremo i panni di Winston Gay, un uomo a cui il governo corrotto ha portato via la casa dopo la denuncia dei vicini per le sue masturbazioni troppo rumorose e compulsive.

Ora Winston ha una missione: farla pagare a tutti in città per aver sottratto lui il suo teporoso sancta… masturbatorum. Follia e distruzione hanno davvero bisogno di una trama? Probabilmente no, ma lo studio polacco di sviluppo ha sentito l’urgente necessità di dare un senso logico alla totale follia. Tanto di cappello. Se volessimo descrivere in modo concettualmente concreto il titolo, si potrebbe tranquillamente affermare che Wanking Simulator è il “parto” ideale fra Goat Simulator e l’indimenticato Postal: follia + follia.

Wanking Simulator

Complessivamente, il gameplay propostoci è una commistione tra uno sparatutto in prima persona ed un gioco di ruolo, con la presenza di una serie di… “abilità straordinarie” che potremo via via sbloccare per potenziare il buon Winston, in salsa appunto Rpg.

Il gioco ci offrirà, nella sua assurda demenzialità, due sole modalità ludiche: la prima sarà la classica “campagna”, un’epopea di una manciata di ore che ci vedrà spargere il seme (ahem…) della distruzione per Gay Bay. La seconda modalità, sbloccata dopo aver interamente completato la campagna, sarà una sorta di sandbox mode, in cui girovagheremo per la relativamente grande mappa di gioco distruggendo senza uno scopo ma per il solo gusto di farlo.

RIDENDO E SCHERZANDO? RIDENDO E… MASTURBANDO!

Il nostro eroe sarà dotato di tutta una serie di “poteri” supereroistici quali super velocità, super forza e addirittura la possibilità di utilizzare degli “incantesimi”… a tema. Naturalmente, il gioco ci proporrà un ventaglio di missioni paradigmaticamente ineccepibili, quali rubare bibbie, fumare Lsd o tuffarsi nei ricordi andando a discorrere amabilmente con un proprio professore, con i gioielli di famiglia in bella vista.

Ma ci saranno anche compiti secondari da portare a termine, nel mentre si esplora la verdeggiante cittadina con le mani… impegnate. Il gioco ci chiederà ad esempio, di masturbarci su di un numero di persone, far esplodere auto o picchiare ignari passanti con una bibbia.

L’obiettivo principale sarà, di base, quello di distruggere quante più cose possibili prima di essere “sconfitti” dalla polizia, con il rischio quindi di veder finire prematuramente la nostra carriera da signore dell’apocalisse… in mutande. La distruzione sistematica ci farà accumulare punti specifici che potremo spendere, appunto, per ampliare la “gamma” di poteri a disposizione del protagonista. In aggiunta, nel gioco accumuleremo anche moneta sonante, che potremo utilizzare da alcuni improbabili vendor sparsi nella mappa di gioco per acquistare qualsiasi cosa, da nuovi incantesimi a potenziamenti per il nostro “getto” di materiale genetico.



Solitamente, l’ultimo paragrafo è quello dedicato all’ambito tecnico, ma la domanda è una e una soltanto: ce n’è davvero bisogno, in questo caso? Wanking simulator è, ridotto all’osso, una serie di ragdoll pronte al massacro sparse per una mappa che utilizza asset “base” del pur potente Unity. Zero o quasi lavoro di grafica e personalizzazione, il tutto incorniciato da un coacervo di bug grossolani, texture spiattellate e glitch grafici della peggior specie.

Quindi, un plus assoluto: se già ricoprire di sperma innocenti pedoni non fosse sufficiente, vederli incastrarsi in pareti o nell’asfalto è, sostanzialmente, il migliore dei mondi possibili. Il tutto, naturalmente, condito dall’assurda follia pericolosamente predisposta dagli sviluppatori: Gay Bay sarà ricolma di qualsiasi cosa, da nerboruti crossdresser, ad agenti segreti e a riproduzioni in massa di Walter White in versione Eisenberg. Apprezzabile (e, questa volta, siamo seri) anche il tentato doppiaggio del gioco, con una sorprendente (nel suo essere parodisticamente scadente) recitazione vocale, mentre il comparto sonoro, così come quello grafico, seguirà la logica degli asset standard di Unity copia/incollati selvaggiamente.

COMMENTO FINALE

Wanking simulator è il miglior gioco di sempre. Non c’è storia. L’industria videoludica nasce e muore con lui. Non c’è niente di meglio, né ci sarà. Conviene creare più account di Steam e comprarne più copie. Tutti i vostri soldi devono esser spesi per questo gioco. Ma proprio tutti… o no? A buon intenditore…

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My Hero One’s Justice 2, Recensione Pc

Nel pantheon delle opere fumettistiche nipponiche (e dei conseguenti adattamenti animati) vi sono mostri sacri che difficilmente vedremo mai minacciati, in termini di popolarità. Pietre miliari che hanno nondimeno ispirato la realizzazione di molti videogiochi, come One Piece, Naruto e più recentemente, ancora una volta, Dragon Ball. Tutti battle shonen nel senso classico della definizione, che continuano a ispirare intere generazioni di adolescenti e a riscuotere consensi anche tra i più grandi, soprattutto tra chi, ormai adulto e vaccinato, è cresciuto proprio con loro. My Hero One’s Justice 2 è il secondo picchiaduro a cura di BYKING, e distribuito da Bandai Namco, dedicato all’universo di My Hero Academia.

Negli ultimi anni il battle shonen di Kōhei Horikoshi ha percorso una parabola ascendente davvero notevole, grazie al manga ma soprattutto all’adattamento anime, giunto alla quarta stagione (prossima alla conclusione). E ora, a poco più di un anno dal primo My Hero One’s Justice, lo studio BYKYNG ci riconduce nel mondo di Izuku “Deku” Midoriya, il giovane protagonista sulle cui spalle ricade l’eredità dell’eroe All Might, (ex) simbolo della pace all’interno della società. Di seguito la recensione della versione Pc (via Steam) del gioco, che ricordiamo essere disponibile anche su PS4, Xbox One e Switch. Vi auguriamo una piacevole lettura.

LA MELA NON CADE MAI LONTANO DALL’ALBERO

La storia di My Hero One’s Justice 2 riprende lì, dove il recente primo capitolo (2018) si era interrotto, complice l’andamento della serie animata, che continua a costituire il punto di riferimento principale. Il filmato introduttivo della campagna mostra infatti i momenti immediatamente successivi all’incidente di Kamino, culminato con l’epico scontro tra All Might e All For One. Portato a compimento il salvataggio di Katsuki Bakugou, Izuku Midoriya (nome da eroe “Deku”) e compagni si ritrovano di fronte alla realtà. All Might si è ritirato, e sulla società si proietta minacciosa l’ombra dei criminali, pronti ad approfittare del vuoto lasciato da quell’eroe che sino a quel momento aveva costituito il simbolo della pace.

La campagna di gioco copre infatti le vicende della terza stagione dell’anime, arrivando fino alla metà della quarta, con lo scontro tra Deku e Overhaul. Si passa dal trasferimento dagli studenti dello Yuei al dormitorio scolastico e ai successivi esami per l’acquisizione della licenza provvisoria da eroe, fino all’introduzione dei “nuovi” antagonisti dell’arco narrativo. Non più l’Unione dei Supercattivi guidati da Tomura Shigaraki, bensì l’organizzazione mafiosa nota come Shie Hassaikai (tradotta come “Otto Precetti di Morte”). Un nucleo di criminali della Yakuza, capeggiato da Kai “Overhaul” Chisaki, che ha come obiettivo la “purificazione del mondo” dall’esistenza dei quirk, cioè dei poteri sviluppati e manifestati naturalmente dalla stragrande maggioranza della popolazione mondiale.

My Hero One's Justice 2

Lo svolgimento della campagna segue la formula del primo capitolo: battaglie picchiaduro intervallate da sequenze narrative. Queste ultime sono realizzate in stile fumettistico, sulla base delle immagini e del doppiato (disponibile solo in giapponese, ma con sottotitoli in italiano) originale. I momenti topici sono stati viceversa realizzati tramite filmati, che mostrano tutta la bellezza e le potenzialità del cel-shading. Una delle novità principali è costituita dalla possibilità di seguire gli avvenimenti da entrambi i punti di vista. Una volta terminata la campagna “Eroi” sarà infatti possibile ripercorrere la stessa trama dalla prospettiva dei “Villain”.

La campagna è sì la principale componente del single-player (anche se non l’unica), ma funge sia da tutorial che da “palcoscenico” per buona parte del roster dei personaggi, che in questo secondo capitolo contempla diverse novità, tanto tra i buoni che tra i cattivi. Dagli studenti Mina Ashido e Minoru Mineta, ad eroi come Fat Gum, Gang Orca e Sir Nighteye; a completare il quadro vi sono sia dei criminali quali Mr.Compress e Twice, sia alcuni esponenti della Yakuza, come Kendo Rappa e lo stesso Overhaul. Interessanti i “rami paralleli” che è possibile percorrere nel corso della campagna, e che approfondiscono alcune vicende dalla prospettiva di personaggi secondari. Completando ogni livello, anche seguendo delle determinate condizioni (come conservare un tot di percentuale di vita), sarà possibile sbloccare delle decorazioni e dei titoli con cui personalizzare sia la propria tessera eroe per l’online, sia gli stessi personaggi.

EROI (O CRIMINALI) DA PESTARE

My Hero One's Justice 2

Il gameplay di My Hero One’s Justice 2 pone le sue radici nel genere arena fighter, con scontri 1vs1 all’interno di campi di battaglia di dimensioni contenute, ma anche altamente distruttibili. Ciascun personaggio, che avrà anche la possibilità di avvalersi di due spalle (o combattenti di supporto), potrà liberare la forza del suo quirk attraverso dei sistemi di combo piuttosto tradizionali.
Combo semplici, parate, schivate e soprattutto le mosse speciali, ovvero le piene manifestazioni dei suddetti quirk. Oltre alla barra della vita, vi sarà anche un indicatore, sotto forma di scritta, chiamato Plus Ultra, che potrà riempirsi fino a 3 volte. Con una o due cariche si potranno scatenare delle mosse speciali uniche: un breve sequenza animata precederà l’attacco del personaggio, che non andrà necessariamente a segno; perciò bisognerà conoscere la portata e il tipo di attacco del combattente.
Una volta raggiunte le tre cariche, sarà invece possibile utilizzare un potente attacco in trio, nel caso in cui si sia scelto di combattere con due spalle e non in solitaria.

My Hero One's Justice 2

Assieme alla campagna, l’offerta di contenuti single-player comprende due modalità distinte:

  • Missioni – Rifacendosi fortemente alle agenzie supereroistiche del manga/anime, questa modalità comprende anche una connotazione ruolistica. Il giocatore potrà scegliere fino a tre personaggi (che non saranno subito disponibili nella totalità) e dare il via alla sua personale agenzia. Varie “mappe” faranno da base alla successione di scontri da sostenere, al termine dei quali si potranno incrementare le statistiche dei propri eroi e accumulando denaro, con cui si potrà anche variare il proprio organico sbloccando eroi via via diversi. La difficoltà è riposta nel fattore strategico da tenere in considerazione: la quantità di HP persa durante uno scontro non verrà recuperata in automatico al termine del medesimo. Si potrà “curare” il proprio personaggio solamente tramite degli appositi strumenti disseminati lungo i diagrammi di cui le mappe si compongono.
  • Arcade – Dopo aver scelto un personaggio, eventualmente con due spalle a supporto, il giocatore potrà scegliere tra alcuni “percorsi”, che non saranno altro che delle serie casuali di nemici da affrontare. Rispetto alla modalità Missioni, in Arcade la vita verrà recuperata del tutto al termine di ogni scontro, dove si colloca inoltre l’aspetto più interessante della modalità. Al termine di una battaglia ci sarà infatti una breve scenetta, un piccolo dialogo che andrà ad approfondire il legame tra quei due personaggi o semplicemente un aspetto della trama di gioco. I fan più appassionati saranno perciò invogliati a giocare con tutti i 40 personaggi disponibili nel titolo, per cui ne sono stati annunciati già altri 5 che arriveranno in seguito tramite dlc.

My Hero One's Justice 2

Come ogni picchiaduro moderno che si rispetti, in My Hero One’s Justice 2 non poteva mancare la componente multigiocatore, sia offline che online, suddiviso in partite Amichevoli e partite Classificate. Prima di scendere in campo, attraverso un sistema di matchmaking ben realizzato, i giocatori dovranno selezionare attentamente il proprio team, composto dal personaggio prediletto e da due spalle a scelta. Personaggio principale che potrà essere personalizzato nell’omonima voce del menu principale del gioco.

Un editor notevolmente potenziato rispetto al titolo precedente, e che permetterà di accessoriare il proprio personaggio preferito con tantissimi elementi cosmetici, sbloccabili sia completando gli obiettivi secondari delle missioni della compagna, sia tramite l’acquisto mediante la moneta di gioco accumulabile dopo ogni scontro, in Arcade e nella suddetta modalità Storia. Stessa cosa con la propria tessera da eroe, che farà da autentico biglietto da visita negli scontri online.

NON PROPRIO ONE FOR ALL

My Hero One's Justice 2

Generalmente i titoli tratti da manga/anime presentano un’imponente presenza di fanservice, atta a deliziare i fan consumati dell’opera di riferimento. Titoli che difficilmente si rivelano capaci di porsi a un pubblico più ampio, esterno alla platea di appassionati.

Ciò ha ovviamente delle eccezioni, come la serie Ultimate Ninja Storm di Naruto, che rimane tra i pilastri del genere di picchiaduro tridimensionale, e da cui lo stesso My Hero One’s Justice 2 ha cercato di pescare a piene mani, senza tuttavia riuscirci pienamente. Un fanservice, quello appena menzionato, che solitamente tra le varie cose solitamente si traduce in un’altissima fedeltà all’opera originale: il titolo di BYKING si rifà intenzionalmente all’anime, ma con delle sbavature che tuttavia non sfuggiranno ai fan più sfegatati. Sia per traduzioni, riportate nei sottotitoli, a volte imprecise, sia soprattutto nella realizzazione delle sequenze-fumetto durante la campagna.

Sequenze che sulla base delle immagini fornite dall’anime dovrebbero approfondire e portare avanti la trama tra un combattimento all’altro, ma che presentano in alcune casi degli errori marginali, ma assai visibili agli occhi dei più pignoli. Un esempio è la scena successiva allo scontro tra Deku e Overhaul, quando viene mostrato Sir Nighteye in punto di morte con vari personaggi al suo capezzale, tra cui il suo allievo Mirio “LeMillion” Togata.

Un eroe distintosi nello scontro con lo stesso Overhaul, che aveva messo alle corde assieme a diversi suoi tirapiedi, e che nell’opera originale raggiunge il suo mentore, prossimo a spegnersi per le ferite riportate, trascinandosi coperto di bende (dopo essere stato anch’egli ferito gravemente, e dopo aver perso il suo quirk). Nella sequenza-fumetto del gioco invece, esso appare vestito nella normale uniforme scolastica: un errore che si ripresenterà anche poco dopo, insieme ad altre piccole sbavature di questo tipo.

My Hero One's Justice 2

Come abbiamo accennato in riferimento ai (pochi) filmati della campagna realizzati completamente in cel-shading, graficamente il titolo si difende molto bene. La cura riservata ai personaggi e alle animazioni è tanta: un po’ meno quella per i modelli poligonali delle arene di combattimento, che messi a confronto appaiono irrimediabilmente sottotono. Esse desteranno molta meraviglia nella loro distruttibilità, operabile sia in orizzontale che in verticale: ma i pop-up grafici generati da polvere ed esplosioni causeranno, in alcuni casi, non poca confusione. Rispetto al primo capitolo il gameplay risulta essere invece già più fluido e tendenzialmente più vario, seppur lungi dal raggiungere i livelli dei capisaldi del genere.

Lo stesso, ampio roster di eroi e cattivi giocabili appare tutt’altro che bilanciato: ad esempio gli attacchi a distanza di alcuni personaggi, che si rivelano praticamente impossibili da schivare (a volte persino da parare) e che permettono di creare (o di subire) concatenamenti di mosse che non lasciano scampo alla sconfitta della vittima di turno. L’impressione generale è dunque quella di un combattimento spettacolare e appagante, ma poco curato dal punto di vista tecnico e competitivo. Framerate tendenzialmente stabile, ma con diverse incertezze soprattutto nelle fasi più concitate e ricche di elementi visivi da processare.

My Hero One's Justice 2
My Hero One's Justice 2



COMMENTO FINALE

My Hero One’s Justice 2 appare più come un’espansione del titolo base, che come vero e proprio sequel. Le novità, i miglioramenti e le aggiunte introdotte non sono nominalmente tali da giustificare la realizzazione di un altro titolo a sé stante, visto e considerato il passaggio di neppure due anni dall’uscita del predecessore, anch’esso a cura di BYKING. Un’espansione nei panni di un dlc, capace di aggiungere i nuovi archi narrativi e i nuovi personaggi insieme alle varie migliorie, sarebbe stata certamente la scelta più onesta da parte del team di sviluppo e della stessa Bandai Namco, che invece offre ai fan di My Hero Academia una versione un po’ più pompata dello stesso picchiaduro uscito nell’inverno 2018.

Nonostante le diverse sbavature su più piani, il gioco riesce comunque nel suo intento principale, ovvero quello di suscitare l’interesse degli appassionati della serie, che a conti fatti resteranno ugualmente soddisfatti. Un po’ meno perseguito (e di conseguenza realizzato) l’intento di impressionare i cultori dei picchiaduro tridimensionali, specie di fronte alla presenza sul mercato di esponenti del genere tecnicamente più validi dal mero punto di vista del gameplay.

Un titolo e un concept strettamente consigliati ai fan dell’opera di Kōhei Horikoshi, che speriamo possa migliorarsi sempre di più in futuro, nello spirito del Plus Ultra.

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Panzer Corps 2, Recensione

Lo scorso gennaio, abbiamo avuto la possibilità di provare in anteprima Panzer Corps 2,  il nuovo capitolo di quella che possiamo ormai definire una serie. Le prime sensazioni erano molto positive, ed ora andremo ad analizzare più nel dettaglio quello che il prodotto sviluppato da Flashback Games, e pubblicato da Slitherine, ha da offrire. Ricordiamo che il gioco è disponibile a partire da ieri, 19 marzo, sia sullo store del publisher inglese che su Steam, al prezzo di 58,99 euro.

Detto questo, vi lasciamo alla recensione di Panzer Corps 2. Buona lettura.

TERRENI IMPERVI

Ad oggi, i giochi di strategia necessitano di un livello di profondità, realismo, varietà a cui non sempre si è abituati. Ci sono diversi prodotti con vari livelli di difficoltà scalabili, ma nel complesso la categoria “wargame” è appannaggio di una nicchia ristretta di affezionati. Il più delle volte, in questo insieme non rientrano tanto i soli appassionati di “giochi di guerra” o di simulazione, quanto più giocatori che abbiano voglia di perdersi tra le pieghe delle pagine di un manuale, giocare e rigiocare scenari per carpire al meglio le varie meccaniche, accettare l’aiuto di altri appassionati sui forum specializzati o su vari social, Youtube in primis.

C’è poi il problema della lingua, che nel nostro vede i prodotti sviluppati solo in inglese, aggiungendo in altri casi il francese, il tedesco, e lingue commercialmente redditizie quali il cinese e il russo. Il suolo italico dovrebbe essere una terra più che fertile per giochi ambientati nell’antica Roma, o nella Seconda Guerra Mondiale.

Purtroppo, se non sono sparatutto o pvp multiplayer, non vengono nemmeno considerati. Ed è un gran peccato perché Panzer Corps 2 è quanto di meglio si possa trovare come compromesso tra la profondità di un wargame duro e puro, e un gioco adatto anche ai neofiti. Chissà come sarebbe andata se Slitherine avesse optato anche per una traduzione italiana. Non lo sapremo mai.

TEMPI TUMULTUOSI

Panzer Corps 2 è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, e seguirà le vicende storiche dal punto di vista tedesco. Avviato il gioco, avremo diverse modalità a nostra disposizione. Una serie di campagne dinamiche, dove gestiremo i nostri eserciti con scelte che determineranno alcuni fattori tra un “livello” e quello successivo, scenari storici slegati da giocare per brevi sessioni e scenari “what if”. Ci sono poi un generatore di scenari casuali e un potente editor che ci permetterà di creare scenari personalizzati, che rispetto alla precedente iterazione è stato reso davvero approfondito.

Per concludere, troviamo anche una corposa modalità multiplayer, con PbeM, hotseat che presto saranno colme di generali virtuali pronti a darsele di santa ragione, tatticamente parlando.

Le campagne, offrono uno “spaccato” storico ampio, e vanno dall’invasione polacca del 1939 fino all’arrivo degli Alleati in Italia del 1943. Ogni campagna, ha al suo interno diversi scenari, che offriranno vari livelli di longevità. Ad esempio, quello dell’invasione della Polonia è al momento il più lungo, e si snoderà attraverso una ventina di missioni. È praticamente ovvio che queste campagne verranno ampliate con vari dlc, e non vediamo l’ora di goderci Market Garden in questa nuova iterazione.

DECISIONI, SEMPRE DECISIONI

Panzer Corps 2

Tra una missione e l’altra, le decisioni che prenderemo e le unità che riusciremo a mantenere, determineranno l’esito complessivo dell’intera campagna, offrendo uno spunto ideale su cui i wargame non hanno mai puntato, ossia l’immedesimazione. Le unità che decideremo di sacrificare in onore della vittoria, e quelle che sopravviveranno acquisendo esperienza, diventeranno parte della nostra esperienza, a tal punto che cercheremo in tutti i modi di difenderle pur di non farle cadere in battaglia.

Il fattore “gioco di ruolo” è ulteriormente approfondito grazie alla vera e propria creazione del personaggio, in questo caso il generale che comanderà le truppe durante la campagna. Deciso il nome e il ritratto, il nostro personaggio dovrà possedere alcune abilità ma anche alcuni punti deboli. Il sistema è molto semplice, e prevede che pregi e difetti abbiano diversi punteggi a seconda della portata. Se un particolare pregio necessiterà di tre punti ad esempio, dovremo aggiungere tratti negativi fino a che non arriveremo al fatidico tre.

Ci sono diverse abilità primarie e secondarie, e nel complesso possiamo dirvi che la scelta sarà da subito durissima.  Potremo essere in grado di ispirare le truppe affinché acquisiscano esperienza ad un tasso “maggiorato”. Allo stesso tempo, per fare un esempio, non potremo usare rimpiazzi nel mezzo della battaglia. Non “rimpinguare” le nostre truppe con uomini freschi durante gli scontri può risultare cruciale soprattutto nelle fasi avanzate di uno scenario, quindi pensate a quanto questo punto debole possa incidere sul gameplay.

Ci sono anche altri esempi, come la possibilità di ricevere prototipi ad ogni scenario escluso quello iniziale, fino ai tre punti pesantissimi che porteranno le unità nemiche a potersi muovere liberamente nelle nostre zone di controllo (ZoC).

Abbiamo provato per puro diletto a creare un generale che avesse tutti i punti deboli e nessuna abilità particolare. Gli scenari si sono rivelati un vero inferno, rendendo di fatto quasi impossibile riuscire ad ultimarli. Va da sé che il personaggio che creeremo, non sarà soltanto un profilo con alcuni parametri buttati li a caso, ma una strategia di fondo basata anche sul nostro stile di gioco.

MAPPE E PIANIFICAZIONE

Panzer Corps 2 recensione

La fase “ruolistica” di Panzer Corps 2, decisioni e unità a parte, finisce lì. Le missioni che intraprenderemo durante le campagne sono piuttosto lineari, e passano dal prendere determinati punti strategici entro un certo numero di turni, al mantenerli mentre i nemici sciamano come cavallette. Nonostante non siano visibili, anche se attivabili come opzioni, gli esagoni che contraddistinguono questo prodotto dal padre Panzer General ci sono e vengono sfruttati al meglio.

La plancia nella quale muoveremo le unità è una sorta di “mappa” posta su di un tavolo. Il livello di zoom è davvero approfondito, ed è un fattore non da poco considerando che tutte le unità godono di un alto numero di dettagli, ma ne parleremo in seguito.

L’inizio di ogni scenario eccetto il primo, è contraddistinto da una fase di posizionamento delle unità, il rinforzo o l’upgrade delle unità rimaste in gioco che hanno subito danni, l’eventuale acquisto di nuovi mezzi e truppe, e l’inserimento dell’eroe che si metterà a capo di una delle nostre truppe.

In particolare, gli eroi portano in gioco un ulteriore livello di profondità, e pur risultando “passivi” all’atto del combattimento in senso stretto, offrono abilità non scontate. La selezione di una truppa o di un bombardiere giusto per fare un esempio, darà accesso ad una scheda dove verranno riepilogate le varie caratteristiche e i tratti, che andranno a definirne la composizione. Il movimento delle stesse è semplicissimo e richiede il solo uso del tasto sinistro del mouse, come anche il combattimento che vedrà fronteggiarsi le due compagini sullo stesso piano di gioco scambiandosi qualche scaramuccia. Il tipo di danno, il quantitativo, è determinato da una serie di fattori quali tipo d’armamenti, morale, “forza” dell’unità, eventuali altre unità amiche/nemiche negli esagoni adiacenti, le caratteristiche del generale, e altre “casuali”.



Non potevamo più aspettare per parlare delle singole unità, vogliamo farlo ora. Truppe di fanteria, mezzi corazzati, autoblindo, artiglieria, caccia e bombardieri, prototipi, e molto altro. Panzer Corps 2 offre un totale di oltre 1000 unità disponibili già al lancio, un numero che osiamo definire “leggendario”, considerando che il primo capitolo della serie portava a 700 il numero massimo con tutti i dlc a corredo.

Avete capito bene, il solo capitolo base supera di più di 300 unità il capitolo precedente con tutti i dlc inclusi. E l’aggiunta di un numero così esorbitante di unità e variabili, non è solo un mero “more of the same”, in quanto ogni unità ha statistiche uniche, ed è perfettamente distinguibile graficamente. Un lavoro del genere, ci dice due cose:

1- La passione dello sviluppatore nel creare il gioco dei propri sogni è palpabile

2- Il lavoro di ricerca per portare in campo così tante forze, è stato più che certosino.
Unico neo antistorico è che dovendo cercando di migliorare e acquistare sempre nuove unità, ci si trova spesso nelle fasi avanzate di una campagna a portare sul campo forse storicamente più recenti rispetto alla data dello scenario. A livello gameplay, questo tipo di sbavatura è comprensibile considerando le meccaniche che Panzer Corps porta in campo. Sarebbe però auspicabile l’introduzione di campagne storiche con un numero limitato di unità in base al periodo d’appartenenza. Ovviamente non via dlc a pagamento, ma via patch gratuita.

Durante i combattimenti, saremo poi chiamati ad invadere alcuni punti secondari della mappa che offriranno denaro che servirà per rinforzare le truppe a nostra disposizione. Per farlo, potremo optare per rimpinguare le forze con reclute appena arrivate, o con veterani d’élite. Ovviamente il costo sarà sensibilmente diverso, e anche le prestazioni dell’unità in combattimento.

La mappa fa il suo lavoro, il livello di zoom è fantastico, però anche qui c’è qualcosa che avremmo desiderato ardentemente, ossia poter ruotare a 360° la telecamera. Al momento in cui scriviamo l’articolo, è vincolata all’asse delle “Y”, quindi orizzontale/verticale. Non cambierebbe in alcun modo il gameplay, dato che il movimento delle unità rimarrebbe lo stesso, ma garantirebbe una migliore visione di fondo quando le mappe iniziano ad ingrandirsi.

L’INTERFACCIA DI PANZER CORPS 2


Ogni gioco strategico che si rispetti, wargame compresi, richiede un’interfaccia che sia snella, semplice da usare, non invasiva. Flashback Games ha svolto un ottimo lavoro visto che il gioco gode di un’interfaccia ricca di strumenti ma che non vanno in alcun modo ad intaccare il quadro generale della plancia di gioco. Molti menu sono a scomparsa, e possono essere usati solo nel momento del bisogno.

Non è minimale e come quella di Field of Glory II, ma decisamente usabile e comprensibile anche da chi non è avvezzo al genere. Rispetto al capitolo precedente poi, ci troviamo letteralmente in un altro mondo, ed è davvero fantastico. Dato che fa parte dell’interfaccia, spendiamo due parole sul tasto “undo”. In tutti i wargame, la possibilità di tornare indietro dopo aver eseguito una o più azioni è vincolata dai salvataggi eseguiti in precedenza. Anche il primo Panzer Corps non era dotato di questa funzione, che troviamo invece nel secondo capitolo. Sicuramente, i puristi saranno pronti a gridare all’eresia, e lì per lì anche noi eravamo scettici sull’aggiunta di una feature così “casual”. Dopo averla provata, possiamo dire che è davvero comoda, anche perché è possibile settarla affinché corrisponda alle nostre esigenze.

Potremo decidere di disabilitarla in toto, così da tornare al tipo di gameplay classico, o di scegliere un numero di possibilità per tornare indietro determinato, fino ad infinito. Quest’ultimo fattore, pur facendo l’occhiolino a giocatori che pretendono un livello di difficoltà scalabile, è utile anche per chi si muove in questo tipo di giochi per la prima volta, visto che l’AI di gioco è decisamente aggressiva e non aspetta altro che fare a pezzi le nostre unità nel minor tempo possibile

GRAFICA E SONORO

Panzer Corps 2 recensione B

Rispetto all’iterazione precedente e a Panzer General, uno dei cambiamenti di maggior rilevanza è senza dubbio il passaggio ad un motore grafico in 3 dimensioni. A livello prettamente estetico, non possiamo certo gridare al miracolo, in quanto sia gli effetti grafici che la plancia di gioco sono ben realizzate, ma nella media. Quello che svetta su tutto questo sono le unità, che godono di un livello di dettaglio davvero impressionante, sembrano delle unità dipinte a mano e messe su di un wargame da tavolo.

Lato sonoro invece, siamo nella media. Gli effetti audio delle varie unità e quelli del combattimento, si attestano su livelli discreti. Il tema principale è evocativo ed orecchiabile ma le altre tracce audio non sono allo stesso livello e risultano un po’ ripetitive. Ovviamente non è il tipo di gioco che pone il sonoro tra le caratteristiche primarie che sono ben altre.

COMMENTO FINALE

E venne il giorno. Il giorno in cui l’erede finalmente ascese al trono. Ad oggi non c’è Panzer General che tenga, perché Panzer Corps 2 è quanto di meglio si possa trovare sul genere. Un numero soverchiante di unità, particolareggiate a tal punto da non essere lontani da un database storico.

Moltissimi scenari storici, altri “what if” davvero interessanti, un editor e un generatore di mappe casuali che ci terrà impegnati per ore ed ore. Una grafica in tre dimensioni che non fa gridare al miracolo, ma rende bene e risulta sempre chiara e particolareggiata all’aumentare dello zoom. E per concludere, una serie di campagna dinamiche che non disdegnano alcuni richiami ai giochi di ruolo, e risultano appaganti. Il tasto “undo”, tanto amato dai neofiti ma non disdegnato nemmeno troppo dai nostalgici, risulta davvero comodo. Il gameplay di base non è cambiato poi troppo e come potrebbe?

Era già praticamente perfetto. Raccomandiamo il gioco ad occhi chiusi ad ogni appassionato di Seconda Guerra Mondiale, di wargame e di strategici. Ma una volta tanto, lo raccomandiamo anche ai neofiti che grazie ai tutorial, al tasto undo, e ad una curva d’apprendimento sopra la media ma molto scalabile, sarà perfetto per apprendere le meccaniche base per un genere che troppo spesso si è rivolto solo ad una nicchia. Il prezzo proposto non è da discount, ma la mole di contenuti giustifica ampiamente l’esborso. Il Re è morto, viva il Re.

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