Recensione: Aukey Dash Cam Specchietto DRA3 con schermo touch e telecamera frontale e posteriore | Spazio Tech Italia

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Recensione: Darius Cozmic Collection Arcade per Nintendo Switch | Spazio Tech Italia

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Super Soccer Blast, recensione PS4

Unfinished Pixel è uno studio indipendente spagnolo che negli ultimi anni si è distinto in particolare per una serie sportiva di stampo prettamente arcade chiamata Super Sport Blast. Questa è formata per ora da tre produzioni, dedicate rispettivamente al beach volley e al tennis, alle quali si è recentemente aggiunto Read more…

Recensione: Darius Cozmic Collection Arcade per Nintendo Switch

Darius Cozmic Collection Arcade è una compilation di Shoot ‘Em Up (sparatutto a scorrimento laterale) sviluppato da TAITO Corporation ed M2 e pubblicato da ININ Games, con 4 diversi titoli in 7 versioni dei classici giochi Arcade. Prova Il primo gioco della serie Darius è stato rilasciato nelle sale giochi giapponesi ben 33 anni fa, cioè nel 1987, e in questa raccolta sono incluse ben tre versioni dell’originale, tre versioni di Darius 2 (noto anche come SAGAIA) e una di Darius Gaiden. Più precisamente nel menu di gioco sarà possibile scegliere tra: Darius (Arcade, versione originale) Darius (Arcade, nuova versione) Darius (Arcade, versione extra) DariusRead More →

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Super Mega Baseball 3, Recensione

Se parliamo di baseball, soprattutto in Italia, la mente di molti va al film comico del 1989 Major League – La squadra più scassata della Lega con Charlie Sheen, Tom Berenger e, tra gli altri, un giovanissimo Wesley Snipes. Un film cult, una sorta di Allenatore nel Pallone ma rapportato al mondo di questo sport americano che in Italia ha comunque la sua nicchia e che vede la nostra Nazionale tra le migliori in Europa con 10 titoli continentali in bacheca ultimo dei quali conquistato nel 2012 e ben 15 secondi posti.

Nel mondo dei videogiochi, chi vi scrive ricorda la serie Hardball di Accolade, su Amiga a C64 e, agli inizi degli anni ’90, i titoli della saga Baseball Star di SNK. In entrambi i casi parliamo di serie molto ben fatte. In tempi più recenti RBI Baseball e MLB The Show che ormai sono un po’ come Fifa e PES per il calcio. Ma noi vi parleremo di un altro titolo che, a differenza degli ultimi due che sono più simulativi, offre più sfumature arcade.
Parliamo di Super Mega Baseball 3, nuovo capitolo della saga firmata dal team indie canadese Metalhead Software. Questo gioco è uscito lo scorso 13 maggio su Pc, PS4, Xbox One e Switch e vi diciamo subito che offre un approccio rapido e diretto. L’uscita è stata ritardata, giusto sottolinearlo, per l’emergenza Covid-19 che ne ha slittato il lancio di avvio della nuova stagione inizialmente previsto ad aprile.

Potremmo, fin da ora, definirlo a metà tra l’arcade e la simulazione. E, sempre fin da ora, vi diciamo che si tratta di un gioco davvero interessante ed adatto anche ai neofiti di questa disciplina sportiva.

Vi parliamo della versione su Steam del titolo. Buona lettura con la recensione di Super Mega baseball 3.

TANTI CONTENUTI IN QUESTO TERZO CAPITOLO

La serie griffata da Metalhad Software è nata nel lontano 2014. I tratti caratteristici sono una grafica cartoon molto stilizzata ed un gameplay immediato ma non per questo meno profondo di quello che potrebbe essere una vera e propria simulazione. Ovviamente, su quest’ultimo aspetto, ci sono certamente differenze ma approfondiremo la giocabilità poco dopo.

In Super Mega Baseball 3 troveremo sempre l’essenza dei primi due capitoli ma con tante caratteristiche più raffinate e soprattutto molti contenuti. Troveremo 14 diamanti dettagliati, dove sarà possibile giocare match in diurna e notturna, si potranno fare le partite amichevoli anche online o in multiplayer locale 1 contro 1 o in cooperativa contro la CPU scegliendo anche il numero di inning da disputare.

Super Mega Baseball 3
La presentazione delle due squadre contendenti

La novità più grande, però, è senza dubbio la modalità Franchising che permette di scegliere tra una squadra e poterla personalizzare, ampliare e migliorare. In questa modalità sarà possibile effettuare la compravendita dei giocatori, il loro sviluppo delle caratteristiche, intervenire sul mercato, acquistare gli svincolati e così via attraverso più stagioni. Sarà possibile durante la selezione anche scegliere la lunghezza delle stagioni (corte, medie o lunghe fino ad un massimo di 48 match della regular season e 7 incontri per ogni turno di play off).

Tra le modalità online c’è anche la Pennant Race con sfide uno contro uno nel tentativo di salire di livello e raggiungere le divisioni più alte.

Inoltre si può personalizzare l’aspetto dei propri atleti in tantissimi dettagli.

UN GAMEPLAY DIVERTENTE, PROFONDO E CON EGO

Super Mega Baseball 3
Un bant, o smorzata, può essere un’arma a doppio taglio

Uno dei punti di forza di Super Mega Baseball 3 è senza dubbio il gameplay. Le motivazioni sono molteplici. In primis l’immediatezza dei comandi. Sia sul monte di lancio che in battuta sarà intuitivo fin dalle prime fasi cosa fare e come farlo.

La profondità del gioco sta nel fatto di poter realizzare – a patto di avere l’atleta adatto – quello che si voglia. Lanci poderosi, insidiosi, effettati, lanci pazzi o anche tentare di cogliere in “flagrante” i corridori presenti nelle basi. Mentre se si batte si può sempre sperare di piazzare bordate per effettuare fuoricampo o – ancora – smorzate per far perdere tempo utile ai ricevitori avversari e guadagnare quante più basi possibili.

Il baseball è un gioco molto complesso dal punto di vista tattico ed è importante osservare cosa succede nel diamante. Abbiamo già accennato al fatto che il titolo offra un gameplay misto tra arcade e simulazione grazie proprio al classico concetto applicato: facile da imparare difficile da padroneggiare. Merito dell’intelligenza artificiale chiamata Ego. Questa ci fa configurare il tipo di gameplay e ci permette di controllare al meglio diverse azioni che animano questo sport come la possibilità di rubare le basi e di renderlo automatico o casuale.

EGO

Dal punto di vista del battitore, sarà home run?

Ego era già presente nei due precedenti giochi e ci fa scegliere tra una difficoltà che va da 0 a 99 e questa la si può applicare nei vari reparti: battitore, corsa, riflessi, lanciatore, presa. I gradi vanno da facile (0-9), a casual (10-19), da medio (20-29), a tough (30-39), da serious (40-49), ad hard (50-59), da extreme (60-69), ad élite (70-79), da master (80-89), a super mega (90-99).
Va da sé che con tutti questi parametri il gameplay sia veramente articolato ed ogni partita, anzi, ogni inning, sarà una storia diversa dall’altra.

A dare ulteriore pepe al tutto è la fisica con rimbalzi e traiettorie della pallina che possono infiammare le azioni. Non tutte le ricezioni sono scontate e l’errore è dietro l’angolo, questo permette di poter sfruttare in fase di corsa anche due basi o tre, addirittura, in una sola azione. Certo, si aumenta il rischio e si può anche permettere alla difesa di effettuare un “doppio gioco”, ossia una doppia eliminazione.

Battere in modo pulito, inoltre, aumenterà i rischi di vedere i propri sforzi offensivi andare in fumo. I campanili sono generalmente facile preda dei difensori ma anche salvataggi spettacolari in tuffo o in salto possono farci strozzare in gola una esultanza per un possibile home run.

ADATTO A TUTTI

E adesso te la piazzo li

Molteplici, dunque, le caratteristiche del gameplay che rendono Super Mega Baseball 3 un titolo adatto tanto ai neofiti di questo sport che agli appassionati di vecchia data. Questi apprezzeranno la profondità di ogni singola azione e ce ne rendiamo conto anche nel corso di una singola partita. C’è il fattore stanchezza che – soprattutto – nel lanciatore influisce parecchio nelle prestazioni. Sempre il lanciatore dovrà fare i conti anche con la pressione.

Avere le basi piene aumenterà la percentuale di compiere lanci sbilenchi o prevedibili e facilmente ribattuti dagli avversari. A quel punto si deve per forza fare una sostituzione sul monte di lancio ed, in quest’ottica, è bene avere in rosa un altro lanciatore di buon livello. Altra finezza nel gioco: c’è il battitore designato.

Giusto ricordare che ogni atleta ha le proprie qualità: potenza, velocità, precisione, presa (col guanto) e così via.

Insomma, il gameplay è davvero interessante e sicuramente divertente per le tantissime sfumature possibili ed azioni da poter fare. Peccato che, nonostante i comandi siano ben realizzati, le azioni difensive ogni tanto non riescano a dovere e questo provoca errori gratuiti e basi conquistate dagli avversari. Ad ogni modo, il merito degli sviluppatori è stato quello di aver ascoltato la vasta community di gioco.

E per chi non ne capisse troppo di baseball che non è immediato ma non impossibile da capire c’è anche il tutorial.

GRAFICA CARICATURALE ED UN OTTIMO SONORO

Diciamoci la verità: anche l’occhio vuole la sua parte. Magari non sempre, è vero. Ma in questo caso è la ciliegina sulla torta. Ebbene, Super Mega Baseball 3 offre agli utenti una grafica caricaturale molto efficace con tantissimi dettagli e chicche.

Ogni giocatore ha le proprie peculiarità con forme rotondissime. A volte un po’ esagerato. Le 20 squadre presenti sono miste e quindi sono composte da giocatori maschili e femminili che si alternano sul diamante. Quattordici gli stadi presenti che offrono una buona varietà a livello ambientale. Ed è possibile giocare in tre diversi momenti del giorno: pomeriggio, sera, notte. Sono belle anche le inquadrature, sia dal monte di lancio che dal battitore ma anche quelle durante le corse dei giocatori. Ogni diamante, ogni impianto, ha superfici diverse ma anche spalti ed ambientazioni che variano.

Ottime le luci, le ombre, gli effetti particellari e buona parte delle animazioni. Quest’ultime sono di buon livello ma ogni tanto sono un po’ rigide. Generalmente però parliamo di un prodotto gradevole ed alcune animazioni sono piuttosto caratteristiche come i battitori che indicano il punto spediranno la pallina. Il gioco si prende in giro e non lo nasconde. Ma è anche efficacie: non ci si perde negli orpelli e grazie ad una interfaccia valida che ci permette di accedere a tutte le informazioni di cui avremo bisogno.

Ottime le musiche che accompagnano le nostre azioni. Non certo le musichette della Major League ma brani molto buoni e duri. A tutto questo bisogna aggiungere anche gli effetti sonori che aumentano l’atmosfera da stadio. Super Mega Baseball 3 è oggettivamente un buonissimo prodotto dal punto di vista tecnico.

COMMENTO FINALE

Super Mega Baseball 3 è un ottimo gioco che cattura lo spirito – e la ironia che gira attorno – di questo sport. Metalhead Software ha svolto un bel lavoro sotto diversi punti di vista riuscendo nell’impresa di mixare l’arcade ed un pizzico di simulazione. Questo offre tanta profondità di gameplay che permette sia agli affezionati del baseball che ai novellini di apprezzarlo. Inoltre la difficoltà è scalabile in ogni reparto. Intuitivi i comandi. Peccato per alcuni “black out” nelle fasi difensive ma bisogna fare l’abitudine con i comandi. Stesso dicasi per le azioni dedicate al rubare le basi.

Ottima la longevità con tantissime modalità presenti: amichevoli, stagioni, Franchising, editor e molto altro. Per non parlare delle partite multiplayer online e locale.

Tecnicamente parlando, il titolo si presenta piuttosto bene. Non è perfetto ma l’aspetto è gradevole, autoironico ed inoltre c’è molta varietà. I modelli degli atleti sono graziosi, molto caricaturali, ma a tratti altalenanti. Questo è il rischio dello stile caricaturale. Buonissimo il lato sonoro che va oltre le musiche e si concentra anche su effetti ambientali e da stadio di primo livello.

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Monster Train, Recensione

I giochi strategici basati sulle carte stanno vivendo un loro periodo d’oro. Sono tanti, infatti, i titoli che anche con vari riflessi presi dai giochi di ruolo o dai roguelike si sono fatti apprezzare. Dal “piccolo” Card Quest a Slay the Spire o, ancora, da Steamworld Quest: The hand of Gilgamech a Deck of Ashes. E potremmo continuare per molto tempo. Ultimo arrivato in questa larga famiglia è Monster Train, titolo firmato da Shiny Shoe e distribuito da Good Shepherd Entertainment. Il titolo è arrivato su Steam per gli utenti Pc lo scorso 28 maggio ed è uno strategico roguelike basato sulle carte da collezione e sul deck building. Non indugiamo oltre e passiamo alla recensione di Monster Train. Buona lettura.

DESTINAZIONE PARAD… INFERNO

La trama di Monster Train è piuttosto rapida ma lega insieme il tutto: l’inferno si sta congelando e solo noi possiamo sconfiggere le forze del Paradiso e far tornare gli inferi a bruciare.

Il nostro compito è quello di far arrivare a destinazione il treno carico di mostri attraverso diverse fermate tutte con un bivio per altrettante battaglie all’ultima carta. Bisognerà difendere la pira, il cuore pulsante della locomotiva, da diverse ondate di nemici angelici che proveranno a fermarci in tutti i modi.

Ad ogni fermata corrisponde una battaglia formata da ondate sempre più impegnative di nemici e poi da un boss finale. Sconfiggendolo andremo alla fermata successiva, nel frattempo potremo scegliere quale tragitto prendere. Il tragitto scelto non cambia la meta ma permette di optare su come e cosa poter migliorare sulla gestione del proprio deck. Ma di questo ne parleremo più in là.

CINQUE CLAN, OLTRE 200 CARTE E MOLTO ALTRO

Una freccia molto importante nella faretra di Monster Train è senza dubbio il quantitativo di contenuti. Potremo, infatti, scegliere di affrontare la nostra missione tra due dei cinque clan presenti. Ad inizio partita, infatti, opteremo per il clan principale e per quello secondario. Le carte di questi due formeranno il nostro deck che, andando avanti, aumenterà di quantità e migliorerà in qualità.

Dal clan principale sceglieremo il campione, ossia la carta creatura sulla quale basare il nostro grimorio. Le carte si distinguono in creature, artefatti ed aure. Ovviamente ogni clan ha propria peculiarità ed abilità. Gli Hellhorned sono i demoni con creature fisicamente fortissime o gli Awoken, creature vegetali altrettanto possenti. Gli Umbra agiscono nell’ombra ed hanno una caratteristica che è simile al “Travolgere” di Magic the Gathering. Completano il quadro gli Stygian (che utilizzano il ghiaccio) ed i Melting Renmant, forti ma dalla breve durata.

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Come miglioreremo il nostro Campione? Su di lui ruota il nostro deck (o mazzo se preferite) e perderlo durante un’ondata potrebbe avere conseguenze nefaste

Va da sé che la scelta di ogni possibile combinazione comporta strategie diverse e meccaniche sempre da studiare e padroneggiare per poter attuare una tattica raffinata. E questa è una grandissima qualità di Monster Train che può vantare anche la presenza di 220 carte che possono essere aggiornate.

Ognuna di esse, infatti, ha due spazi aggiornabili (slot, se preferite). Al termine dei combattimenti sarà possibile scegliere il percorso del treno e durante il tragitto si può andare a far visita a diversi mercanti. Ci sono quelli che permettono di aggiornare le carte creature aggiungendo, ad esempio, punti vita supplementari, o qualità come la capacità di far più danno, o infliggere danni agli scudi. Ci sono anche delle caratteristiche più costose che conferiscono il doppio attacco o la possibilità di utilizzo della carta nella mano successiva e così via. Per gli artefatti, invece, è possibile optare su un maggior numero di danni da infliggere o se ancora è possibile spendere un mana in meno per poterla giocare.

La carta campione, invece, la si aggiorna dal fabbro infernale. Monster Train offre innumerevoli combinazioni e riteniamo sia davvero interessante.

Oltre al single player è presente la modalità multiplayer a tempo di Monster Train, Hell Rush. Questa consente fino a otto giocatori di scontrarsi gli uni contro gli altri in sfide a tempo per scoprire chi può sconfiggere il Paradiso più in fretta. Solo affrontando sfide giornaliere globali, i giocatori possono progettare partite uniche e personalizzate per condividerle con gli amici.

STRATEGIA “VERTICALE” MOLTO RAFFINATA

Monster Train Recensione
La nostra locomotiva ha tre piani dove poter piazzare i mostri a difesa del convoglio. Ecco perché parliamo di strategia verticale

È sicuramente il gameplay la vera nota positiva di Monster Train e cercheremo di essere chiari in questa parte della nostra recensione. Grazie ai numerosi contenuti appena indicati, infatti, possiamo affermare che la giocabilità di questo strategico è veramente notevole. Ogni partita sarà una storia a sé. Realmente.

La varietà di gioco è lodevole a partire dai cinque clan che, dovessimo guardare il lato RPG del titolo, possono essere paragonati alle classi. Abbiamo detto che ad inizio partita si sceglieranno due delle cinque case a disposizione. Una sorta di doppia-classe. Le combinazioni sono tante: usare la potenza bruta degli Hellhorned a quella travolgente degli Umbra, o far quagliare l’enorme potenziale (a tempo) dei Melting Renmant o la concretezza “naturista” degli Awoken.

E poi, cosa potenziare? Quale creatura o quale carta magia da migliorare e/o copiare? E quale artefatto scegliere?

Si perché è possibile anche acquisire degli artefatti che doneranno effetti permanenti, durante la partita. Ad esempio uno scudo per la nostra pira, il cuore pulsante della nostra locomotiva infernale. O possiamo trovarne uno che immobilizza i nemici per uno o più turni o che li indebolisce o che ci offre uno spazio in più per uno dei tre piani della locomotiva. Abbiamo scritto che il titolo una strategia verticale ed il motivo è presto detto: l’area di gioco non sarà il classico tabellone come è possibile trovare in Hearthstone o non ha un’ambientazione che si basa su un solo piano.

Monster Train propone tre piani dove poter piazzare i nostri mostri. A patto ovviamente di avere il mana sufficiente per giocarli e lo spazio in quel determinato piano.

La fase di gioco è sostanzialmente questa: giocare la carta piazzando i mostri nei ripiani o indicando il bersaglio della magia che vogliamo utilizzare. Finito le nostre azioni, il turno passerà all’avversario che farà le sue contromosse. Ad ogni turno è possibile – fortuna e carte permettendo – nuovi mostri o comunque giocare nuove magie.

La lettura dei dati sulle carte è tipica di questo genere di giochi. Oltre al nome, ed al numero di mana che ci occorrerà per utilizzarla, sarà indicato lo spazio “fisico” che occupa nel ripiano. Dovremo quindi stare attenti anche a questo dato per potere piazzare la nostra creatura dove desideriamo e nel modo migliore dal punto di vista tattico. I ragionamenti che abbiamo fatto durante le numerose prove ve li risparmiamo. Così come alcuni errori di valutazione che nelle fasi più concitate possono essere errati.

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Dopo le battaglie si dovrà scegliere il percorso da fare e con esso alcune scelte che determineranno l’acquisizione di carte, artefatti, miglioramenti della pira e del grimorio e così via

Sono inoltre indicati i punti vita (all’interno di un core) ed i punti ferita (con allo sfondo due spade incrociate). Al centro, invece, si leggerà – laddove ci sia – la capacità speciale (o le capacità speciali, ndr) della carta come ad esempio la presenza di uno scudo o di una qualità come l’attacco multiplo o simultaneo a più creature. O se, ancora, applica malus ai nemici e così via.

Nel nostro tragitto sceglieremo quale percorso intraprendere per migliorare e limare il nostro mazzo acquisendo carte (o anche toglierle), acquistando artefatti e così via.

Per chiudere una run bisognerà sconfiggere otto mostri (e tutte le orde che ci invieranno questi simpatici signori celestiali che picchiano come fabbri). Si bloccherà a quel punto un nuovo livello di difficoltà. La partita sarà più difficile con nemici e boss più ostici da superare. Ci sono 25 livelli di questo tipo chiamati Covenant. Chiaramente, maggiore sarà la difficoltà, più ampia sarà la ricompensa.

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C’è anche un diario storico in Monster Train che tiene conto di ogni miglioramento generale ed ottenuto con i vari clan

Al termine di ogni partita, inoltre, riceveremo punti esperienza da suddividere nei due clan che abbiamo utilizzato. Ogni clan, o fazione se vogliamo, ha 10 livelli di crescita. Proprio qui si concretizza la vena roguelike del gioco che sblocca carte sempre più potenti da mettere “in circolo” durante le varie partite.

Insomma, come avete già intuito nella nostra recensione, le sfide in Monster Train non mancano. Ed è alto il fattore rigiocabilità grazie ai livelli Covenant ed alla sfida sempre più ardua che si propone. Tante meccaniche riunite e ben orchestrate. Il tutto è ben ricordato nel diario di gioco che ci mostra i livelli raggiunti dai vari clan, le vittorie, le carte sbloccate, il livello Covenant raggiunto. E ci fa da album mostrandoci le carte sbloccate.

GRAFICA COLORATA E BEN CARATTERIZZATA

Dopo ogni vittoria dovremo scegliere da quale lato andare. Da esso deriverà la possibilità di aggiornare un determinato numero di carte piuttosto che altre o intervenire sul mazzo in un modo determinato modo preferendo, ad esempio, migliorare le carte creatura piuttosto che le magie, o il nostro campione in un modo più aggressivo o altro

Monster Train si offre al pubblico con una grafica molto gradevole, colorata e ben caratterizzata. Lo stile sul classico con personaggi ben definiti con animazioni basilari ma estremamente incentrate sulla spettacolarizzazione degli effetti. Fiamme, ghiacci, ombre, fumo, scintille, e quant’altro sono resi molto bene. Così come gli scontri. Generalmente, le illustrazioni delle carte sono ben fatte anche se con qualche alto e basso dovuto – a nostro personale avviso – al fatto che alcuni soggetti siano più ispirati di altri. È naturale, fisiologico. I cinque stili diversi, ognuno per fazione, sono ben differenziati. Alcune unità inoltre sono veramente ben fatte mentre sui boss possiamo anche affermare di trovarci ad una realizzazione di buon livello.

La mappa del percorso è colorata e caratterizzata così come i menu piuttosto chiari e schematici ma sempre gradevoli. Poco importa che il testo sia in inglese e non sia disponibile l’italiano. Un peccato a dire il vero, ma non influirà più di tanto nelle dinamiche di gameplay.

Musica ed effetti sonori accompagnano molto bene l’azione e le fasi di gioco. I brani sono abbastanza convincenti e “potenti” da farsi apprezzare in ogni fase.

COMMENTO FINALE

La recensione di Monster Train volge al termine e possiamo sicuramente promuovere a pieni voti questa fatica di Shiny Shoe. Questo titolo è una vera e propria manna per gli amanti dei deck builder rpg e roguelike.

Il gioco propone una buonissima quantità di contenuti con più di 220 carte aggiornabili e cinque clan da scegliere. I punti esperienza che sbloccano i livelli di ogni singolo clan ed il conseguente accesso a carte migliori, gli artefatti da raccogliere fanno da sfondo ad un gameplay sul “campo” immediato nell’apprendimento della dinamica ma dannatamente profondo da padroneggiare.

Monster Train ha il merito di offrire una buona sfida a tutti, di non essere troppo frustrante e di far sudare le classiche sette camice. Ma anche di generare partite sempre diverse tra loro e di sfidare gli appassionati con uno strategico “verticale” veramente brillante. Il tutto è condito da una buona grafica e da un sonoro che fa la sua parte anche grazie a degli effetti sonori azzeccati.

La longevità fa il resto perché la voglia di giocare e migliorarsi è sempre elevata grazie anche al fatto di dover sbloccare i vari livelli clan e di vincere le singole run che aumentano poi il livello di difficoltà. Si tratta di un titolo estremamente rigiocabile. E se per altri giochi questa fase può essere anche saltata, il fattore di rigiocabilità in Monster Train è determinante ed è un obbligo per godere appieno delle potenzialità di questo titolo.

Peccato – ma è un nostro appunto perché siamo un po’ schifiltosi – che i round siano solo otto e che i boss siano più o meno gli stessi. Qualche tappa in più o qualche boss supplementare avrebbe sicuramente giovato. Così come la presenza dei testi in italiano. Non che questo sia un grosso problema ma per chi non conosce la lingua di Albione potrebbe essere un ostacolo alla fluidità e costanza nel gioco. Ad ogni modo, si tratta di un titolo stimolante e divertente ben oltre la media.

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Mortal Kombat 11: Aftermath, Recensione

La serie di Mortal Kombat sembra aver ritrovato una seconda giovinezza grazie al lavoro compiuto in questi anni da NetherRealm Studios, team capace di riportarla a grandi livelli nell’ambito dei picchiaduro a incontri grazie a un certosino quanto efficace lavoro di cesello che ha saputo coniugare una grafica che sfrutta la terza dimensione con un ottimo gameplay ancorato alla più tradizionale espressione del picchiaduro e del concept da sempre alla base del brand. Altro punto di forza della rinascita della serie è stato poi il continuo supporto che lo sviluppatore ha dato ai nuovi capitoli in termini di aggiornamenti tecnici e contenuti extra: nuovi combattenti, costumi, mosse, elementi narrativi, NetherRealm Studios non ha davvero fatto mancare nulla ai suoi fan. Ecco la nostra recensione di Mortal Kombat 11: Aftermath per PS4, espansione arrivata martedì scorso anche su Pc ed Xbox One sotto marchio Warner Bros. Buona lettura.

DOPPIO PACCHETTO

Seguendo questa tradizione proprio in questi giorni arriva nei negozi un nuovo dlc a pagamento dedicato all’ultimo titolo della saga, ovverosia Mortal Kombat 11 (qui la nostra recensione, ndr). Intitolato Aftermarth, include tre nuovi lottatori, ovverosia Fujin, dio del vento e protettore del Regno della Terra, Sheeva, la regina a quattro braccia metà umana e metà drago dell’antica razza Shokan e, sulla scia dei famosi combattenti “esterni” apparsi in Mortal Kombat, RoboCop, il popolare personaggio apparso nei cult movie Robocop e Robocop 2.

Altri elementi inclusi nel dlc sono poi tre nuovi skin pack, il ritorno di Klassic Dead Pool e Soul Chamber e, dulcis in fundo, quello che è il piatto forte dell’offerta, l’espansione per la modalità Campagna. Quest’ultima aggiunge nuovi elementi narrativi (e giocabili) alla trama che fa da sfondo ai combattimenti del gioco. Il Dio del fuoco, Liu Kang, è il nuovo custode del Tempo, nonché protettore del Regno della Terra.

Mortal Kombat 11: Aftermath

Forte del suo potere vuole quindi garantire il futuro che ha pianificato, ma per riuscirci sarà costretto a stringere alleanze inattese e a chiedere l’aiuto di vecchi nemici. E come recita l’incipt di questa inedita mini-avventura, “il destino è nelle mani dei giocatori, che dovranno decidere di chi fidarsi e chi combattere”. L’espansione è divertente da giocare e conferma ancora una volta l’ottimo livello raggiunto da NetherRealm Studios nel saper produrre un racconto che senza eccessivi fronzoli si sviluppa attraverso sequenze cinematografiche di sicuro impatto e combattimenti ben articolati.

Una rarità all’interno di produzioni come questa. La storia di Aftermath si sviluppa in maniera lineare ma a suo modo coinvolgente, c’è tanta azione e i vari scontri offrono un ottimo livello di sfida senza però mai sfociare in momenti di frustrazione. Unica pecca, forse, è la longevità, ma dipende dai punti di vista, considerando che parliamo comunque di una modalità all’interno di un picchiaduro. Ad ogni modo, questa aggiunta alla Campagna principale ha una durata approssimativa di due ore e mezzo – tre a seconda delle abilità del videogiocatore.

NUOVI COMBATTENTI

Mortal Kombat 11: Aftermath

Tornando alla recensione, con Aftermath in Mortal Kombat 11 diventano disponibili tre nuovi eroi per tutte le sessioni di gioco. Il primo, come anticipato prima, è Fujin, il dio del vento fratello di Raiden, vecchia conoscenza dei fan. Il suo esordio nella serie risale al 1997 in Mortal Kombat Mythologies: Sub-Zero come boss, mentre come lottatore giocabile a Mortal Kombat 4. A livello di gameplay, Fujin può essere definito come un personaggio versatile, bello da giocare con i suoi potenti attacchi a lungo raggio e la sua capacità di coprire le distanze con facilità arrivando addosso all’avversario in un attimo. I suoi movimenti a terra sono agili e quando questi agiscono in combinazione con le sue abilità di teletrasporto o legate ai poteri di dio del vento (tornadi, trombe d’aria e così via), può diventare devastante. Il lottatore può contare anche su una spada, cosa che lo rende ancora più potente.

Mortal Kombat 11: Aftermath

Secondo personaggio incluso nell’offerta di Aftermath è Sheeva. Apparsa per la prima volta in Mortal Kombat 3, la guerriera Shokan torna a combattere nelle arene di Mortal Kombat 11 più in forma che mai. Non è il combattente più forte del gioco, non squilibra i rapporti all’interno del roster, ma i suoi tre stili di combattimento forniscono alcune opzioni strategiche che, se usate correttamente, possono renderla un personaggio ostico da affrontare e molto gratificante da utilizzare. Come Goro e Kintaro, il personaggio poggia molti dei suoi attacchi base su potenti calci di sfondamento a mezza altezza, i pugni e le prese mortali, oltre che su una forza sovrumana e una grande resistenza.

In combinazione con la sua immensa resistenza e durata, RoboCop è invece un avversario ostico con cui fare i conti, soprattutto per la forza dei suoi pugni “rivestiti” di metallo e la capacità di infliggere ingenti percentuali di danni in combo. E’ un lottatore caratterizzato da tre varianti di combattimento non molto dissimili l’una dall’altra, lento, ma grazie ai suoi gadget tecnologici può scatenare una vera e propria pioggia di proiettili sui malcapitati nemici. Dal punto di vista visivo, nulla da eccepire sulla qualità del personaggio: l’iconico poliziotto cibernetico è stato modellato perfettamente nell’aspetto e nella voce su Peter Weller, l’attore che lo interpretava sul grande schermo. Non a caso è dotato di quei movimenti e quelle azioni tipiche della controparte cinematografica, e non mancano situazioni e ammiccamenti vari ai film che lo hanno visto protagonista.

AGGIORNAMENTO GRATUITO

Contestualmente al rilascio di Aftermath sono arrivati anche degli update gratuiti riservati a tutti i possessori di Mortal Kombat 11. Ai “vecchi” elementi di gameplay, cioè a dire le devastanti X-Ray o le Brutality, da eseguire in particolari condizioni per mutilare l’avversario ormai annichilito, e mettere così subito fine al combattimento, si aggiungono così le redivive Stage Fatality e, soprattutto, le spettacolari e amate Friendship. Le prime, come suggerisce il nome stesso, sono delle mosse finali che in particolari casi, a fine incontro, permettono al vincitore di fare scempio del corpo inerme dell’avversario, con soluzioni spesso fuori di testa, eseguibili però in combinazione con qualche elemento predefinito dello scenario. Le seconde sono invece delle varianti delle Fatality in salsa ironica: soddisfacendo particolari condizioni che variano da personaggio a personaggio durante un incontro, generano delle sequenze nelle quali il vincitore assume atteggiamenti amichevoli con i suoi avversari, oppure compie gesti che risultano in netto contrasto con l’atmosfera violenta che permea il gioco.

Dai baci ai cuoricini lanciati contro gli avversari, dagli abbracci di gruppo agli assoli di sax di Jax, passando dal barbecue al laser di Kano fino al balletto di RoboCop o ai gelati venduti da Sub-Zero, c’è di che sbellicarsi dalle risate.

Ad accompagnare Stage Fatality e Friendship c’è, infine, quello che secondo noi è il secondo piatto forte offerto da NetherRealm Studios ai suoi fan, anche se poco pubblicizzato. Ci riferiamo all’aggiunta di un nuovo set di mosse per tutti i combattenti del roster che va a influire direttamente sul gameplay, chiamate “armor break“. Si tratta di una tipologia di attacchi in grado di creare danni all’avversario durante le fasi  in cui si interrompono le combo o altre manovre generalmente invulnerabili. Questa bella introduzione aggiunge ancora più pepe ai combattimenti, anche se riteniamo che necessiti ancora di qualche limatura visto che al momento appare un po’ sbilanciata in favore dei lottatori più rapidi.

COMMENTO FINALE

Per quanto proposto da NetherRealm Studios, Aftermath è nell’insieme un pacchetto abbastanza valido, soprattutto per coloro che non vogliono lasciarsi sfuggire nulla di Mortal Kombat 11. Tre nuovi personaggi tutto sommato interessanti e uno scenario inedito che amplia la Campagna principale restano tutto sommato delle proposte non certo malvagie, anzi. Qualche dubbio nasce semmai dal fatto che forse si sarebbe potuto fare di più, magari proponendo un’espansione più longeva, qualche lottatore extra e un prezzo di vendita più basso rispetto ai 39,90 euro necessari per accaparrarsi il dlc.

Ma tant’è, non si può avere tutto dalla vita. Ad ogni modo a noi Aftermath è piaciuto, pertanto lo consigliamo ai fan della saga desiderosi di tornare a combattere nelle arene di Mortal Kombat.

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Those Who Remain, Recensione PS4

Un’esperienza da brividi quella di Those Who Remain, raccontata nella nostra recensione della versione per console PS4. Wired Productions ci ha preso gusto a produrre avventure narrative. Dopo Close to The Sun degli italiani di Storm in a Teacup e il recente Deliver Us to Moon di KeokeN Interactive, questa volta tocca agli sviluppatori di Camel 101 dimostrare tutta la loro bravura. Questa software house indie fondata nel 2009, con studi in Portogallo e negli Stati Uniti, conta all’attivo 3 componenti, due di questi sono fratelli. Questo trio è accomunato da una grande passione: l’amore per i classici cult horror, thriller e soprannaturali.

Questa loro inclinazione pervade tutta l’esperienza di gioco di Those Who Remain, coinvolgendo anche gli elementi chiave del gameplay. Se siete appassionati di Twin Peaks, Stranger Things e i lavori di Stephen King e John Carpenter allora siete nel posto giusto. Saranno 6 ore di intense emozioni, pelle d’oca e colpi di scena inaspettati. Noi vi abbiamo avvisati. Se ne avete il coraggio non vi resta che proseguire con la lettura della nostra recensione per console PS4 di Those Who Remain. Buona fortuna… e, naturalmente, buona lettura.

PAURA E DELIRIO A DORMONT

Come di consueto, iniziamo a parlare del gameplay di Those Who Remain, evidenziandone, nella nostra recensione PS4, gli elementi chiave. Il gioco si sviluppa come un’avventura narrativa, tutta raccontata in prima persona. Storia ed eventi sono molto importanti per la fruizione e la comprensione del gioco. In quest’ottica, ringraziamo gli sviluppatori per la localizzazione del gioco in italiano. L’audio e dialoghi in inglese vengono resi accessibili da sottotitoli e traduzioni (talvolta con errori perdonabili).

Those Who Remain racconta le vicende di Edward, un padre di famiglia afflitto da un passato oscuro e tormentato. Quella notte, come tutti le notti, si dirige al Golden Oak Hotel, deciso, più che mai, nell’interrompere il rapporto clandestino con la sua amante. Il destino, però, ha in serbo per lui qualcosa di estremamente diverso. Quella notte Edward scoprirà la verità dietro agli eventi che hanno colpito la cittadina “fantasma” di Dormont.

Those Who Remain recensione ps4

Those Who Remain riesce a tenere sempre alto il livello di attenzione, introducendo spesso elementi di tensione e paura. Dovete fare attenzione al buio e alle zone poco illuminate altrimenti la vostra partita finirà ancora prima di iniziare. Li, dove non arriva la luce, strane presenze non vedono l’ora di trascinarvi via con loro (e scusate se non possiamo dirvi di più). Fate, quindi, attenzione a interruttori, lampadine, lampadari, bajour, computer, schermi, fari di auto e tutto quello che emette anche un flebile fascio di luce. Vi salverà la pelle.

Il gameplay di Those Who Remain vi mette spesso di fronte a decisioni, tutti influenti sull’esito finale del gioco (ci saranno, forse, più finali?!). Per compiere queste scelte dovrete raccogliere indizi, leggere documenti e sfogliare diari, osservando molto bene l’ambiente circostante. Sebbene gli oggetti da raccogliere siano illuminati da un colore diverso, non sempre si capisce cosa si debba fare esattamente. Molte volte si finisce con il girare a vuoto rendendosi poi conto che la cosa da fare era li, alla mercé dei nostri occhi “poco attenti”.

CINEMA E VIDEOGIOCHI, UNA STORIA INFINITA

Those Who Remain è l’ennesima avventura narrativa di questo 2020. Quest’anno il genere è partito alla grande, sfornando storie e avventure originali. Infliction ci ha fatto provare l’emozione di vivere un horror, provando le stesse sensazioni di paura del protagonista. Draugen, invece, ci ha fatto apprezzare le bellezze dei fiordi norvegesi, mostrandone anche il loro lato oscuro.

Those Who Remain si piazza perfettamente al centro di questi due, raccogliendo il meglio da entrambi. Ritroviamo enigmi psicologici, viaggi ultra-dimensionali e creature aberranti le cui ispirazioni provengono dal cinematografia cult e d’autore. Camel 101 non ne ha fatto alcun mistero, ribadendolo sin dai primi “vagiti” della loro creazione. Loro stessi hanno dichiarato che l’ispirazione è arrivata dai lavori di Stephen King e John Carpenter, e film e serie tv cult come il famoso Twin Peaks e Stranger Things.

Those Who Remain recensione ps4

Si respira aria dei famosi horror e thriller degli anni ’90 in Those Who Remain, periodo molto amato da chi vi scrive. Colori intensi e fluo nel cuore della notte, cittadine fantasma dimenticate da Dio, creature che osservano impassibili le nostre richieste di aiuto, aberanti mostruosità in cerca della nostra vita e la costante sensazione di non capire esattamente il nostro ruolo nella storia (nell’attesa del gran finale “spezzagambe”).

La bravura di Camel 101 non sta solo nella capacità di calare questi elementi nel gameplay e nella storia di Those Who Remain, ma anche di farli ri-vivere. Un gamer attempato è attratto dal fattore nostalgico, quello, invece, più giovane ne apprezza l’originalità, non avendo vissuto in prima persona quei tempi. Per certi aspetti sembra quasi di giocare a un retro-game, visto con gli occhi di chi, quei tempi, oltre a viverli non li ha mai dimenticati. Quando un videogioco, oltre a intrattenere, ha la capacità di rievocare ricordi ed emozioni, allora siamo di fronte a qualcosa di raro. Those Who Remain ci riesce, e anche piuttosto bene.

LA SCELTA DI UN ENGINE: UNITY E UNREAL?

Prima di lasciarvi al nostro “Commento finale”, vogliamo dedicare le battute conclusive della nostra recensione PS4 di Those Who Remain al motore grafico utilizzato in gioco. Per quanto possiamo spendere belle parole, su storia, personaggi e gameplay, quando si parla di videogiochi, alla “fine della fiera”, si guarda molto alla grafica e ai riflessi in chiave giocabilità.

Quando si parla di PC questo discorso è estremamente relativo per via delle configurazioni e delle build dei vari computer. Non per questo viene data la possibilità di livellare la qualità grafica in favore di una buona giocabilità. Su console questo discorso non vale, in linea generale.

Those Who Remain recensione ps4

Sebbene qualche sviluppatore, da qualche anno a questa parte, abbia fornito la possibilità di scegliere se privilegiare la qualità o gli fps, la stragrande maggioranza dei videogiochi è un monolite a tenuta stagna. Vi prendete quello che ha da offrire. Those Who Remain appartiene a questa ultima categoria di giochi.

Camel 101, contrariamente a quanto visto sinora con altri competitor di genere, si affida alle doti grafiche di Unity. Sinora lo avevamo visto in azione con platform e giochi di strategia, apprezzandone le capacità, anche in chiave giocabilità. Era la prima volta che lo vedevamo alle prese con una dimensione di gioco, intesa come elementi gestibili, così ampia.

Those Who Remain recensione ps4

Dobbiamo dire il che graphic engine si è comportato piuttosto bene, soprattutto sulla gestione delle luci e delle ambientazioni. Dobbiamo, però, evidenziare delle frequenti ed evidenti situazioni in cui i cali di frame sono piuttosto invasivi. Trattandosi di un’avventura narrativa queste defezioni rovinano il pathos dei momenti ad alta intensità emotiva. Se una bestia assetata di sangue ti corre dietro, reclamando la tua anima, correre “a scatti” rovina la poesia del momento.

Deliver Us to Moon, Draugen e Infliction, non soffrivano di questi problemi. Alle loro spalle, tutti e tre, avevano l’Unreal Engine come motore grafico. Sarà solo un caso?

Those Who Remain recensione ps4

COMMENTO FINALE

Arriviamo, dunque, al termine della nostra recensione di Those Who Remain, facendo mente locale su quella che è stata la nostra esperienza generale di gioco. Il bilancio è più che positivo, anche al netto delle defezioni segnalate. I vistosi cali di frame, seppur frequenti, sono circoscritti a determinati momenti e sequenze di gioco. Anche il fattore “incomprensione” si presenta solo in determinate occasioni. Il resto è tanta ansia, tensione, suspence e anche brividi.

La pelle d’oca l’abbiamo avuta e non solo in senso figurato. Camel 101 è riuscita a creare un’avventura narrativa decisamente immersiva. Ai nostalgici, certi momenti di gioco strapperanno più di un sorriso, ricordando qualche episodio delle loro serie preferite.

Storia e gameplay riescono a far scivolare agevolmente le complessive 6 ore di gioco in cui si articolano gli eventi di Those Who Remain. Non stancano ed allieteranno le vostre sere d’estate. Come succedeva ai vecchi tempi, dopo il Festivalbar, con il ciclo “Notte Horror”. Un consiglio spassionato: non giocateci a luci spente. Una piccola lampadina tenetela sempre accesa.

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Fury Unleashed, la recensione PS4

Fury Unleashed, il nuovo gioco di Awesome Games Studio, ha attirato subito il nostro interesse, invocando la nostra recensione per console PS4. La software house polacca approda sulla console di casa Sony dopo essersi fatta le ossa dapprima su Xbox e poi su Steam. La gavetta, se così la si può definire, è servita. Fury Unleashed è una interessante e originale reinterpretazione di un genere, quello dei action platform, il più inflazionato della storia del gaming. Ci vuole, comunque, sempre il dovuto rispetto. Capolavori come Super Mario, Sonic e Metal Slug hanno ispirato generazioni di videogiocatori, sia su console che nelle sale giochi di tutto il mondo.

Awesome Games Studio riesce, però, a creare la tanto ambita “novità” e lo fa creando delle contaminazioni tra generi molto interessanti. Attingendo alle meccaniche RPG, inserisce uno skill tree e il concetto di progressione e crescita. Il nostro Fury diventerà sempre più forte anche grazie ai punti esperienza maturati e le armi ed equipaggiamento ottenuti. Il sistema dei comandi, estremamente reattivo, segue il gameplay sui binari dell’azione e della frenesia.

Fury Unleashed recensione ps4

Il gioco non è localizzato in italiano anche se non incontrerete difficoltà enormi nella comprensione generale del gioco. La storia e la trama di Fury Unleashed sono delle componenti accessorie rispetto le dinamiche del gameplay. Molto interessante è la modalità co-op (solo in locale e non online), anche se difficilmente la preferirete al classico single player. La difficoltà scalabile rappresenta, da sempre, la vera sfida per gli amanti del genere. La quantità dei contenuti extra offerti, tra bonus stage, sfide in-game e inediti backstage, migliora molto l’esperienza di gioco, allontanando l’ombra della monotonia.

Adesso non ci resta che raccontarvi la nostra esperienza di gioco con Fury Unleashed, sulle note della nostra recensione della versione per console PS4.

UN GAMEPLAY COMBO-LIKE

Iniziamo la nostra recensione PS4 di Fury Unleashed parlando subito del gameplay e delle sue caratteristiche principali. Il nuovo gioco di Awesome Games Studio si presenta, sin dai primi istanti, carico di azione e di frenesia. Mostri mutaforma provenienti da antichi rituali Maya, interi eserciti di truppe di nazi fasciste e orribili creature aliene ci renderanno la vita un inferno nel corso dei dodici livelli.

La meccanica di gameplay di Fury Unleashed è quella tipica di un action platform. Fare “piazza pulita” dei nemici, evitando le varie trappole infernali. Sopravvivere, però, non sarà per niente facile, soprattutto se iniziate il gioco in modalità hard. Ed è qui che si concretizza il primo colpo di genio del gameplay: la joint-venture combo/salute.

Ad ogni nemico abbattuto si incrementa il contatore delle combo. Al raggiungimento del numero 5, il nostro Fury viene pervaso da una aura di energia, che funziona anche da scudo temporaneo. Oltre a questo, quando si raggiungono le 5 e più combo, più si picchia (e si uccide) e più ci si cura. I cadaveri dei nostri nemici rilasceranno delle sfere di sangue, utili per curarsi.

Come vedete, è proprio il gameplay a richiamare azione e frenesia, anchè perché altrimenti si finisce al creatore. Il creare, però, un legame biunivoco tra combo e cure è un puro colpo di genialità. Ma le sorprese non finiscono qui.

Fury Unleashed recensione ps4

Vi abbiamo detto di come il gioco sia difficile, soprattutto se lo si inizia in modalità Hard. Preparatevi a morire un numero indefinito di volte, al punto da cominciare a dubitare delle vostre facoltà di gamer. E qui si concretizza il secondo colpo di genio, caratteristica tipica di un roguelike: ad ogni respawn il level design cambia. Sebbene i nemici siano sempre gli stessi, cambia la loro disposizione.

Le vignette sulla famosa tavola cambiano la loro disposizione, offrendo la possibilità di leggere un fumetto sempre inedito. In chiave gameplay, Fury Unleashed sconfigge la monotonia che affligge il genere degli action platform.

NON CHIAMATELO SOLO PLATFORM

Sebbene Fury Unleashed rientra di diritto nella categoria degli action platform, con una spiccata vena roguelike alla Dead Cells e Rogue Legacy, c’è molto di più in questo gioco. Vi abbiamo già parlato delle meccaniche combo/cura e del respawn, due veri punti di forza del gioco. Adesso è il turno di dare un’occhiata a quella contaminazione RPG, introdotta nelle battute iniziali della nostra recensione PS4 di Fury Unleashed.

Siamo abituati oggi a vedere sempre più spesso dinamiche ruolistiche in generi del tutto inediti. Il roguelike porta con sé delle “pillole amare” come la morte permanente (conosciuta come permadeath) e la generazione di mappe casuali. L’introduzione dello skill tree e di un sistema di progressione del personaggio, sono quelle contaminazioni che le indorano.

Tutto merito dell’enorme varietà di potenziamenti e perk da sbloccare, che invogliano il giocatore a migliorare e migliorarsi. In quest’ottica rientra di prepotenza il meccanismo delle combo. Seguendo la stessa logica delle cure, più nemici cadono sotto i nostri colpi e più sfere di inchiostro e monete d’oro si collezionano. Concentrandoci sulle prime, queste serviranno per sbloccare i potenziamenti prima citati, popolando sempre di più il nostro skill tree.

Fury Unleashed recensione ps4

Anche le monete hanno la loro importanza. Il level design di Fury Unleashed offre una miriade di NPC amici che vi aiuteranno in cambio di qualcosa. Nuove armi ed equipaggiamenti, potranno essere sbloccati pagando una determinata somma di denaro. Ovviamente il potenziamento non è temporaneo e vi accompagnerà sino alla fine della vostra avventura.

Definirlo un semplice action platform, a nostro avviso, è riduttivo. Awesome Games Studio dimostra come un genere così inflazionato, a oltre 30 anni dalla sua prima apparizione ha ancora molto da dire. Le contaminazioni, si sa, al giorno d’oggi sono quasi naturali nel mondo dei videogiochi. In ottica next-gen Fury Unleashed si ritaglia, con merito, uno spazietto.

METAL SLUG REMAKE?

Questa software house polacca ha avuto coraggio con Fury Unleashed, bisogna riconoscerlo. Quando si parla di videogiochi si ragiona per termini di paragone. In questa ottica il gameplay di Fury Unleashed, per certi aspetti, ricorda quello di Metal Slug. La logica del looting di armi e potenziamenti in-game è molto simile. Più che similitudini, però, oseremo di dire che Awesome Games Studio raccoglie l’eredità della saga prodotta da SNK Playmore.

Metal Slug era uno sparatutto a scorrimento sinistra-destra, con un level design accessorio ma non funzionale al gameplay. Il looting serviva solo a potenziare il personaggio, senza alcuna logica RPG dietro. Era pura azione e frenesia, perfetta per la sala giochi, un po’ meno per il gaming da salotto. Erano altri tempi, che ricordiamo con rispetto e nostalgia.

Fury Unleashed recensione ps4

Fury Unleashed è un inno a quei tempi, un perfetto ritorno di fiamma che crea un ponte di congiunzione tra passato e presente. Si vede moltissimo di Metal Slug, anche nello stile grafico utilizzato. Il cartooncomics style è un chiaro riferimento alla famosa saga di SNK Playmore. Questa, però, è resa ancora più funzionale grazie al level design scelto in Fury Unleashed. I classici stage di un platform si trasformano in vignette di un albo a fumetti.

Ci si allontana, quindi, dalla sola logica dello scorrimento sinistra-destra, sperimentando anche una top-down con tanto di spostamento rapido. Le dinamiche RPG consentono, inoltre, di costruire una build che permette di specializzare il nostro personaggio e lo stile di gioco. Possiamo decidere, per esempio, se privilegiare la velocità di ricarica dell’arma o la quantità e la qualità del looting. In tutto questo sarà fondamentale “far fiorire” il vostro skill tree, connesso alla qualità del vostro gameplay e, quindi, al numero di combo che collezionate.

Fury Unleashed recensione ps4

COMMENTO FINALE

Concludiamo la nostra recensione per console PS4 di Fury Unleashed tracciando un sunto della nostra esperienza. Ci siamo divertiti, come non succedeva da diverso tempo a questa parte. Il gameplay è coinvolgente e ricorda tanto il buon vecchio Metal Slug. Awesome Games Studio, secondo noi, è riuscita a crearne il suo erede legittimo. Ne ha complicato le meccaniche, complice anche la scelta delle dinamiche del rogulike. Il gioco, in generale, è difficile ma il sistema di comandi reattivo e dinamico, unito all’enorme varietà dei contenuti offerti, vi farà dimenticare il permadeath e gli “infiniti” respawn.

Ci sarebbe piaciuto giocarlo con qualcun altro, magari con qualche nostro amico di PSN, ma questo non è stato possibile. Gli sviluppatori, probabilmente anche per questioni economiche, hanno preferito optare per un multigiocatore locale e non online. Non potendo condividere la nostra esperienza, ci siamo impegnati nel migliorare il nostro record personale, come si faceva ai vecchi tempi dei cabinati.

Awesome Games Studio guarda ai platform classici con rispetto, dimostrando, con intelligenza e metodo, che il genere non è sulla via del tramonto. Anzi, tutt’altro. Vi aspettiamo sulle next-gen.

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Recensione: MINIX NEO U22-XJ – 4K Ultra HD Android Media Hub con Android 9.0 Pie + air mouse NEO A3

Dopo circa 5 mesi dall’uscita di MINIX NEO T5 con Android TV, arriva sul mercato il nuovo MINIX NEO U22-XJ – 4K Ultra HD Android Media Hub con Android 9.0 Pie, supporto al 4K HDR10+, Dolby Vision, Dolby Audio e tanto altro, insieme all’air mouse NEO A3. Contenuto delle confezioni: MINIX NEO U22-XJ 1 x MINIX NEO U22-XJ 1 x Telecomando MINIX 1 x Alimentatore 1 x Adattatore presa europea 1 x Adattatore presa americana 1 x Adattatore presa inglese 1 x Cavo HDMI 1 x Cabo USB – USB C 1 x Antenna Dual Band 1 x Guida MINIX NEO A3 1 x MINIXRead More →

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Recensione: Xiaomi FIVE UVC-LED scatola sterilizzatore per smartphone e altri oggetti con ricarica wireless

Xiaomi FIVE UVC-LED scatola sterilizzatore per smartphone e altri oggetti è un dispositivo pensato per distruggere direttamente il DNA e RNA di batteri, virus e muffe in maniera rapida, sicura e senza effetti collaterali per l’uomo e gli oggetti, che vi mostrerò tramite questa recensione. Contenuto della confezione: 1 x Xiaomi FIVE UVC-LED scatola sterilizzatore 1 x Cavo USB C 1 x Manuale utente in cinese Hardware Caratteristiche: Modello: YSXDH001WX Alimentazione: 5 V-2 A / 9 V-2 A Consumi per la Disinfezione: ≤20mW Metodo di Disinfezione: UVC-LED Ricarica Wireless: 10W Materiale: ABS Dimensioni: 18,95 x 10,50 x 3,80 Peso: 272g E’ un dispositivo che haRead More →

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Recensione: MINIX NEO G41V-4, mini PC con CPU Intel Celeron N4100 e Windows 10 Pro 64bit, + M.2 SSD da 240GB

MINIX NEO G41V-4 arriva a distanza di circa 2 anni dall’uscita di MINIX NEO N42C-4 (che avevo recensito su Spazio Android), si tratta di un mini pc con la CPU Intel Celeron N4100 Quad Core, 4GB di RAM DDR4, memoria da 64GB eMMC 5.1 espandibile con M.2 SSD, Windows 10 Pro 64bit, attacco VESA incluso ed altro che vi mostrerò tramite questa recensione. Contenuto delle confezioni: MINIX NEO G41V-4 1 x MINIX NEO G41V-4 1 x Alimentatore (+3 adattatori per presa Europea, UK e US) 1 x Cavo HDMI 1 x Attacco VESA 1 x Guida 1 x Brochure prodotti MINIX N x Viti eRead More →

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Recensione: HyperParasite per Nintendo Switch

HyperParasite è un roguelike sviluppato da Troglobytes Games, Hound Picked Games e pubblicato da QuibicGames, ambientato negli anni ottanta in cui impersoneremo un parassita alieno sbarcato sulla terra. Storia Invadi una distopica e disperata versione degli Anni ’80 nei panni del mostro di cui tutti parlano. Trascinando i tuoi tentacoli insanguinati sull’asfalto viscido, assorbi un corpo dopo l’altro. Tu sei l’IperParassita, un’entità aliena in missione contro l’umanità…solo per divertimento. Infestando gli angoli più oscuri della decade più famosa di tutti i tempi, devi farti strada combattendo fino alla cima della catena alimentare della pop-culture, per poter premere il Grande Bottone Rosso e scatenare l’inevitabile fungoRead More →

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Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution, Recensione Pc

E’ il 1996 quando viene pubblicato il primo manga di una serie storica, creata dal fumettista nipponico Kazuki Takahashi. Più di 20 anni in cui si sono succeduti volumi, serie animate e diversi videogiochi per le più svariate piattaforme che hanno via via rinforzato la fama e l’amore per uno dei giochi di carte collezionabili più apprezzati di sempre. Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution sbarca su tutte le piattaforme dopo più di sei mesi di esclusiva temporale su Switch, portando con sé oltre 10.000 carte e tantissimi duellanti proveniente da sei serie animate differenti.

Sviluppato da Other Ocean Interactive e distribuito da Konami, il titolo porta sulla console Nintendo un aggiornamento gratuito (rispetto alla versione originale) che comprende 900 nuove carte e nuovi duelli e storie legate alla sesta serie, Yu-Gi-Oh! VRAINS. Su Pc, PS4 e Xbox One invece è approdata direttamente la versione completa e aggiornata, comprensiva di tutti i contenuti, duellanti compresi, rilasciati tramite dlc ai tempi del primo Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution (2016). Di seguito la nostra recensione della versione Steam del titolo; vi auguriamo una piacevole lettura.

DAGLI ALBORI FINO AI TEMPI RECENTI

Epicentro di Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution è senz’altro la modalità Campagna, che ripercorre i tratti salienti delle sei serie animate finora esistenti:

  • Yu-Gi-Oh!.
  • Yu-Gi-Oh! GX.
  • Yu-Gi-Oh! 5D’s.
  • Yu-Gi-Oh! Zexal.
  • Yu-Gi-Oh! Arc-V.
  • Yu-Gi-Oh! VRAINS.

Ogni campagna comprende un “duello introduttivo”. Questo ricopre la funzione di tutorial. Mentre quello della prima serie illustra i principi base del gioco di carte da collezionae, quelli successivi si assicurano di “aggiornare” il giocatore circa le nuove meccaniche introdotte nel corso degli anni. Evocazioni Fusione, Synchro, XYZ, Pendulum e i più recenti mostri Link, introdotti da Yu-Gi-Oh! VRAINS. Anche i completi novizi avranno gli strumenti per comprendere efficacemente l’insieme di regole base del gioco altresì noto come Duel Monsters.

Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution

Le campagne non sono altro che delle successioni di duelli, preceduti e seguiti da dialoghi con i vari protagonisti del manga/anime. Tali combattimenti possono essere affrontati sia con il “Deck Storia” (cioè quello proprio del duellante che si andrà a impersonare in quel punto della trama) che con uno costruito da sé tramite l’apposito editor. Scontro dopo scontro i giocatori potranno ottenere:

  • Ricette deck – Ogni duellante del franchise ha uno o più deck storici che è possibile utilizzare nella campagna. Sconfiggendo ognuno di loro sarà possibile mettere le mani sulle rispettive ricette deck, cioè la lista di carte incluse nel loro mazzo. Dal’editor si può crearne di nuovi sia partendo da zero che da una ricetta deck, a patto di avere le carte necessarie.
  • Nuovi duellanti – Tra i contenuti disponibili in giocatore singolo figura la possibilità di affrontare a ripetizione i duellanti sbloccati dopo averli sconfitti nella modalità campagna. In questa modalità a scontri singoli tuttavia essi non useranno il loro deck storico, bensì uno nuovo e aggiornato secondo meccaniche più recenti rispetto al loro “periodo di appartenenza”.

Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution

  • DP – Essi costituiscono la moneta di gioco, necessaria per fare acquisti nel “Negozio di Carte” contenente i vari Booster Pack. Tale moneta può essere guadagnata alla fine di ogni duello, indipendentemente dall’esito. Come è facile immaginare, le vittorie assicurano un numero considerevolmente maggiore di DP.
  • Booster Pack – Oltre agli “structure deck” (mazzi di base basati sulle meccaniche introdotte nelle varie serie), il giocatore può contare su oltre 100 carte con cui costruire il proprio mazzo. Le oltre 10.000 carte presenti nel titolo potranno essere principalmente sbloccate tramite i Booster Pack, cioè i “pacchetti” contenenti 8 carte ciascuno. Come nella realtà con le vere carte, il giocatore potrà acquistare in massa ciascun pacchetto nel tentativo di acquisire tutte le carte appartenenti alla sua collezione (circa 314 per ciascun Booster Pack).
  • Carte distintive – Sconfiggendo un duellante (tanto nella campagna quanto in uno scontro singolo) c’è la possibilità di ricevere una o più carte “distintive”, cioè presenti nel deck dell’avversario sconfitto. Questo costituisce, oltre all’acquisto di Booster Pack, l’unico metodo per completare l’intera collezione di carte del gioco, fonte di materie prime per la costruzione dei propri mazzi.

DUELLI ALL’ULTIMO LIFE POINT

Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution

Al pari degli altri videogiochi del franchise che si sono succeduti in passato, Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution presenta, oltre alle nuove meccaniche di VRAINS, le più aggiornate regole in merito alle limitazioni delle carte. Come sapranno i giocatori agonisti, oltre ai semplici appassionati di lunga data, il gioco di carte da collezione  Yu-Gi-Oh! prevede un elenco (che viene aggiornato ogni anno) comprendente i vari tipi di carte mostro, magia e trappola soggette a limitazioni. Da quelle proibite, cioè non utilizzabili in competizioni ufficiali, a quelle limitate e semi-limitate, cioè inseribili rispettivamente in un massimo numero di uno e due all’interno di un deck (dove normalmente posso essere inserite fino a tre copie della stessa carta).

Queste norme sono altresì vigenti nel videogioco. Infatti nei duelli competitivi (con classifiche online) della modalità multigiocatore i giocatori dovranno sottostare a tali regole, nell’atto di costruire il proprio deck. Diverse le cose nei duelli normali e i vari scontri singoli nella campagna. In tale sede si potranno ignorare tali limitazioni facendo sfoggio di tutte le carte che si sarà riusciti a ottenere vincendo duelli e aprendo pacchetti. Il resto si svolge secondo le meccaniche note da sempre: un’evocazione normale per turno, 8.000 LP (Life Points) complessivi a disposizione e via discorrendo.

SCONTRI PER TUTTI I GUSTI

Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution

Oltre alla campagna e ai duelli singoli, giocabili sia contro avversari controllati dall’IA che online (divisi in partite classificate e normali), il titolo comprende un’ulteriore modalità, chiamata Battle Pack. In essa i giocatori potranno cimentarsi in vari incontri casuali sulla base di condizioni particolari di sfida, stabilite a monte. Per esempio “Gioco Draft”, in cui sarà possibile pescare un massimo di 45 carte in soli tre turni di gioco; oppure “Gioco Sigillato”, che farà felici i duellanti più hardcore. Questi ultimi dovranno combattere con un mazzo assemblato casualmente con 10 pacchetti contenenti cinque carte ciascuno. A completare il quadro vi è la funzione più importante del titolo, ovvero quella rientrate sotto il nome di “Modifica Deck”. L’hub di costruzione del proprio mazzo, che racchiude tutto l’elenco di carte ottenute, liberamente inseribili nel proprio mazzo. Quest’ultimo può arrivare ad un numero massimo di 60 carte.

Dato l’enorme ammontare di carte del gioco, tale editor comprende numerosi filtri e funzioni per facilitare la ricerca di carte, anche specifiche. Esse sono ordinabili e cercabili per tipo, valore di attacco/difesa (nel caso dei mostri) e persino tramite ricerca letterale. Si potrà cercare una singola carta per nome, oppure consultare una lista di carte “collegate” a un’altra singola.
Per esempio, partendo da “Clayman Eroe Elementale”, con due semplici click sarà possibile localizzare all’interno della collezione tutte le carte mostro, magia e trappole collegate a esso. In questo caso, appartenenti all’intrepido Jaden Yuki, protagonista di Yu-Gi-Oh! GX. Che si parta da una delle tantissime Ricette Deck, o completamente da zero, i propri mazzi potranno poi essere salvati e registrati, così da poter essere selezionati prima di ogni duello.

FEDELTÀ INCROLLABILE AL PASSATO..

Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution

Non c’è dubbio che un fan della serie possa trovare in Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution la raccolta più completa di carte, duelli e duellanti al momento esistente. Una vastissima enciclopedia del franchise su cui far sbizzarrire la propria fantasia di costruttore di mazzi e la propria abilità di giocatore… Un riconoscimento del quale poteva tuttavia fregiarsi anche il primo Legacy of the Duelist, di cui questo nuovo titolo, targato ancora una volta Other Ocean Interactive e Konami, può considerarsi per diversi aspetti la copia carbone.

Scarse sono infatti le novità sostanziali rispetto al gioco lanciato 4 anni fa. Edizione da cui sono riprese con precisione interfaccia grafica (menu ed editor su tutti), comparto audio, animazioni e in generale l’architettura tecnica. Se non fosse per l’aggiunta di nuove carte e regole aggiornate, oltre alla campagna di Yu-Gi-Oh! VRAINS e qualche nuova animazione, l’impressione sarebbe quella di trovarsi esattamente di fronte al titolo del 2016, di cui si sono trascinati in blocco i vari limiti. La povertà di dettagli nelle ambientazioni e nell’effettistica generale del titolo non rendono giustizia alla ricchezza di carte e di duellanti, capaci di assicurare centinaia di ore di duelli.

A livello di ottimizzazione il gioco si difende egregiamente, con un framerate stabile privo di qualsivoglia incertezza: ma ciò, di fronte a un’architettura tecnica così visibilmente scarna, finisce praticamente con l’essere doverosa. Inspiegabile ad esempio la totale assenza di modelli 3d delle carte mostro, presenti (seppur con inevitabili limiti) già 12 anni fa su titoli per Nintendo DS come Yu-Gi-Oh! World Championship 2008. I pochi e brevi filmati che vengono riprodotti in seguito all’evocazione di mostri iconici mettono a nudo l’arretratezza del comparto tecnico, inadeguato quattro anni fa come oggi.

Limite dei mille occhi

COMMENTO FINALE

Konami e Other Ocean Interactive hanno confezionato per duellanti e aspiranti tali un nuovo e aggiornatissimo compendio. Questo racchiude oltre 20 di storia evolutiva del franchise. Con oltre 10.000 carte e più di 150 personaggi provenienti dalle sei serie animate realizzate finora, Yu-Gi-Oh! Legacy of the Duelist: Link Evolution si impone sul mercato come nuovo punto di riferimento dell’omonimo gioco di carte collezionabili. Una successione avvenuta sulla pelle del primo Legacy of the Duelist uscito quattro anni fa e da cui questo nuovo capitolo riprende oziosamente in blocco l’intero comparto tecnico, con tutti i suoi limiti.

L’esborso richiesto a un giocatore già in possesso del titolo precedente non è certamente giustificato dai contenuti obiettivamente aggiunti. Certamente più gradito sarebbe stato infatti un aggiornamento comprendente la nuova campagna di Yu-Gi-Oh! VRAINS con annesse carte e duellanti. Ma per tutti gli altri resta indubbiamente un must have. Centinaia di ore da passare costruendo deck e cimentandosi in duelli contro un’ottima IA o duellanti provenienti da tutto il mondo.

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