Natural Instincts, anteprima della versione alpha – IlVideogioco.com

Natural Instincts capita in un momento storico particolare, in cui anno dopo anno il dibattito intorno alla tutela dell’ambiente si è fatto sempre più vasto e complesso. Un tema che abbraccia nondimeno le problematiche relative alla salvaguardia della biodiversità e in generale alla conservazione delle specie, soprattutto quelle minacciate dal Read more…

Rise of Humanity, anteprima demo alpha

Si chiama Rise of Humanity ed è la nuova fatica di Cybernetic Walrus, team indie belga di stanza ad Antwerp. Si tratta di un gioco strategico a turni basato su carte (deck builder se preferite, ndr) ad ambientazione futuristica dove l’umanità è in lotta contro la tirannia dei robot. Il Read more…

Jack Redrum, la nostra anteprima

Il panorama italico è sempre più interessante a livello videoludico, specialmente nella sua controparte indie. Rough Cyber Humans è un duo formato da Maraia e Rsaienz. Quest’ultimo è conosciuto per aver sviluppato due giochi per Nintendo DS, XGBlast! e Double Sequence. E grazie all’esperienza maturata con il frenetico shooter e il psichedelico puzzle game, i ragazzi si sono dati da fare per proporre al pubblico qualcosa di nuovo: un frenetico puzzle game “action”. Stiamo parlando di Jack Redrum, che ancora non ha una data d’uscita ma di cui eravamo ansiosi di parlare. All’uscita, il gioco sarà disponibile su Pc Windows e Linux e su dispositivi mobile Android e iOS.

Lo sviluppatore sta anche cercando un publisher per una versione Nintendo Switch, chissà che la nostra anteprima non sia di buon auspicio.

PERDERSI IN UNA CASA

Jack Redrum B

Il protagonista della nostra storia è Jack, un omino tozzo e simpatico che si perde in una casa davvero strana. Sembra uscita da una fiaba dei fratelli Grimm ed è colma di quadri pieni di piccoli incubi. Risucchiato all’interno di uno di questi dipinti, scopre di essere sotto tiro da fantasmi di varie forme e colori. Ma invece di farsi prendere dal panico, decide di usare un bel lazo magico per catturarli e mandarli dentro due ampolle che, se riempite nel giusto ordine, ci permetteranno di uscire!

L’antefatto che fa da apripista ad un simpatico ma impegnativo puzzle è divertente e scanzonato. E la casa offrirà molte stanze, tutte da esplorare liberamente. I livelli della demo sono 11, ma nella versione finale saranno ben centocinquanta. Una cifra altissima, che la dice lunga sulla longevità e le potenzialità di un titolo davvero particolare.

Avremo quindi due fasi distinte e legate. Una fase impegnativa in cui dovremo affrontare i livelli con un gameplay di cui discuteremo tra poco. Poi ci sarà una fase più rilassante nella quale vedremo Jack andare a scoprire i vari ambienti di questa villa davvero grande.

JACK REDRUM OVVERO, QUADRI E CARTA DA PARATI

Jack Redrum C

Lo stile grafico prende tantissimo da Tim Burton, con alcune reminiscenze grafiche dello studio Ghibli. Ma quello che eccelle oltre al gameplay è una grafica interamente disegnata a mano. Sapete già che colui che scrive questa anteprima è un fan della grafica disegnata a mano, che dona ad ogni produzione un tocco personale e profondo non raggiungibile anche dal foto realismo odierno.

Ogni singolo particolare dei livelli e delle stanze che visiteremo è realizzato con cura e passione. Dal sentiero di una foresta scura e tenebrosa ad una carta da parati molto anni cinquanta. Da anguste nicchie a vetri impreziositi da splendide immagini di sottofondo. Lo stile artistico di questo gioco è davvero un fiore all’occhiello e visto che parliamo poco più di una demo, chissà cosa potranno proporci gli sviluppatori in futuro.

GAMEPLAY

 

E dopo aver visto il cuore, veniamo all’anima del prodotto targato Rough Cyber Humans. Ogni livello vede Jack al centro della schermata con il suo lazo pronto a catturare i fantasmini. Per far sì che il nostro eroe riesca a superare il livello, dovremo catturare fantasmi dello stesso colore e posizionarli in sequenza in una delle due grandi fiale poste ai lati dello schermo.

Ogni fiala ha due posizioni, una bassa e una alta. Questa distinzione ci permetterà di “ordinare” i fantasmi catturati e facilitare il nostro compito. Preso il fantasma useremo i tasti “I”e “K” per la fiala di sinistra, mentre i tasti “O” e “L” andranno a riempire la fiala di destra. Fin qui sembra tutto facile ed in realtà le spiegazioni sul funzionamento del gioco potrebbero finire lì, se non ci stessimo dimenticando del fattore più importante: la velocità.

Creando Super Mario, Shigeru Miyamoto raccontò che secondo lui un grande gioco è quello in cui si capisce subito cos’è necessario fare, ma la difficoltà sta nel superare livelli colmi di insidie. Queste poche parole si adattano perfettamente a Jack Redrum, perché il funzionamento è tanto semplice quanto intuitivo.

I primi livelli di Jack Redrum si lasciano giocare e sono perfetti per introdurre le meccaniche, ma basta andare poco più avanti per trovarsi a fronteggiare uno sciame di fantasmi da far impallidire. Ed è lì che il gioco dà il massimo, perché il giocatore sarà costretto a pianificare le sue mosse anche mentre sta recuperando un fantasma semplicemente dando uno sguardo a quelli che sono in arrivo. È un po’ Tetris e un po’ Puzzle Bubble, con un livello di sfida nettamente più impegnativo ed è un bene.

Terminate le ondate di fantasmi, il conto dei “tris” fatti ci permetterà di capire se abbiamo superato il requisito minimo per il passaggio di livello. Se è andata bene, un nuovo quadro si sbloccherà nella casa. Se la fortuna ci ha voltato le spalle, una bella saetta ci informerà del nostro fallimento.

COMMENTO FINALE

Jack Redrum ci ha divertito, entusiasmato, frustrato, tenuti incollati allo schermo. Si capisce che un gioco funziona quando si è tentato di provare e riprovare nonostante i fallimenti. Lo stile artistico è ispirato e le tavole disegnate a mano conferiscono a questo puzzle game una profondità difficilmente riscontrabile in altri prodotti anche dello stesso genere.

Il gameplay è a tratti punitivo ma funziona ed è dannatamente divertente anche se impegnativo. Su Switch, sarebbe una potenziale killer app da giocare soli ma soprattutto con gli amici. Considerato che ci troviamo davanti a poco più di una demo, non possiamo che essere ottimisti sul futuro di questa produzione che siamo sicuri saprà ritagliarsi una nicchia tutta sua.

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Exanima, la nostra Anteprima

Le vicende dietro alla nascita di Exanima sono oscure quanto le sue ambientazioni. Tutto inizia nell’ormai lontano 2012, quando lo studio indipendente Bare Mettle Entertainment lancia una campagna Kickstarter. L’obiettivo è quello di finanziare la realizzazione di Sui Generis, un originale rpg open-world isometrico con al centro una trama dinamica e un combat system basato sulla fisica. Il traguardo viene raggiunto, con quasi 7.000 sostenitori che finanziano il progetto: circa 160.000 sterline a fronte delle 150.000 richieste.

I lavori però sembrano richiedere più del previsto, e così nel 2015 lo studio britannico pubblica Exanima. Un dungeon crawler stand-alone ambientato nel mondo sotterraneo di Sui Generis, di cui costituisce il preludio. Il rilascio avviene in early access su Pc, via Steam. Una fase che secondo gli sviluppatori sarebbe dovuta durare tra i sei e i nove mesi. Periodo nel quale avrebbero raccolto i feedback degli utenti, per poi rilasciare il gioco completo in attesa della portata a compimento del progetto iniziale, Sui Generis.

Al momento però, di quest’ultimo non si sa granchè. Viceversa nel lungo periodo (ormai cinque anni) di accesso anticipato si sono susseguiti piccoli e piuttosto sporadici aggiornamenti a Exanima. L’ultimo il mese scorso, con l’update 0.8, che tra le novità ha introdotto le skill taumaturgiche. Di seguito la nostra anteprima del titolo: vi auguriamo una piacevole lettura.

BRANCOLARE NEL BUIO

Come abbiamo detto pocanzi, Exanima è un preludio a Sui Generis e alle sue vicende (che precede di circa 20 anni), che qui non sono tuttavia praticamente trattate. Fatta eccezione per alcuni approfondimenti rinvenibili nei dungeon sotto forma di libri e papiri, la trama ricopre nondimeno un ruolo secondario. L’rpg di Bare Mettle Entertainment è più una sorta di anticamera. L’obiettivo del giocatore infatti è semplice: trovare l’uscita dal dungeon, che si compone di un enorme sotterraneo, presumibilmente appartenente a un castello.

L’avvio di una nuova partita viene preceduto dalla classica realizzazione del personaggio tramite un pratico (seppur limitato) editor. Sesso, barba e capelli, tonalità della pelle e soprattutto la costituzione, che si articola in altezza ed età. A differenza del resto però, questi due parametri non ricoprono una funzione meramente estetica. Bensì svolgono un ruolo neanche troppo silenzioso nel gameplay, esercitando concretamente un ruolo nel combat system, basato su una fisica realistica (che tratteremo più avanti).

Exanima
Dopo aver creato il personaggio, si potrà scegliere una skill con cui iniziare. Partita dopo partita potranno esserne aggiunte altre

Exanima si compone di.due modalità. L’arena (suddivisa in Carriera e Pratica), nel quale si può prendere parte a una serie infinita di combattimenti con lo scopo di affinare la propria tecnica, e la “campagna” principale. Quest’ultima inizia nel più totale mistero. Il giocatore si risveglia in una stanza tetra, appena rischiarata dalla luce di una torcia adagiata sul pavimento. Non sa chi è, né come sia finito lì. L’unica cosa da fare è dunque quella di raccogliere la torcia, aprile la porta e avventurarsi nel dungeon.

Un’infinità di corridoi e stanze, con numerose porte (alcune delle quali chiuse a chiave, che andranno trovate) e oggetti disseminati da poter raccogliere. Libri e papiri con qualche informazione, e naturalmente equipaggiamenti di ogni sorta. Partendo da una sbarra di metallo e da un coperchio di barile usato a mò di scudo, si potrà tentare la fortuna cercando armi e armature di fattura superiore. Tutto questo essendo però consci dei rischi.

UN TETRO REALISMO

Exanima
La modalità Arena è utile per far pratica con il complesso e realistico sistema di combattimento

Nell’oscurità si celano infatti svariate creature, come zombie e scheletri. Il loro comportamento non è tuttavia scontato come uno potrebbe pensare. Essi non sono necessariamente ostili: a volte reagiranno solo se provocati o ingaggiati direttamente. E ciò assume un’importanza cruciale se messa in relazione con il meccanismo di permadeath del gioco. Mentre la barra blu corrisponde al mana in possesso, da usare con le abilità taumaturgiche recentemente introdotte da un aggiornamento, quella gialla ha una duplice valenza.

Nominalmente corrisponde alla stamina, che tuttavia non viene meno muovendosi o attaccando: essa è infatti la quantità di colpi che si potrà sopportare. Scesa a zero il personaggio cadrà svenuto sul pavimento, mentre con il tempo potrebbe essere rimpiazzata da una rossa, che equivarrà alle ferite procurate dal personaggio. Ferite che difficilmente potranno essere curate, e che causeranno una diminuzione di resistenza ai colpi sempre maggiore. Una volta che la barra sarà interamente coperta di rosso, il personaggio morirà e il giocatore dovrà cominciare dall’inizio. Conservando però i progressi ottenuti nella crescita delle varie skill.

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Bisogna tener presente che l’obiettivo è fuggire dal dungeon. Perciò è meglio combattere solo se diventa inevitabile

Come abbiamo detto nell’introduzione, Exanima è un titolo basato pesantemente sulla fisica. L’interazione con porte e oggetti avviene infatti con il mouse. Tenendo premuto il tasto sinistro e muovendo il cursore, si potranno aprire e chiudere porte, e interagire in tanti modi con gli oggetti dello scenario. Persino creando barricate dietro a una porta, o spostando oggetti alla ricerca di armi ed equipaggiamenti nascosti.

Ciò si unisce anche alla risoluzione di alcuni rompicapo durante l’esplorazione del dungeon (che col tempo diventerà più sfarzoso, ma sempre inquietante). Come grate che andranno tenute alzate con delle travi rinvenute lì vicino, o giochi di leve per innescare meccanismi di apertura. Il giocatore dovrà in generale usare l’ingegno per sopravvivere, sfruttando tutto ciò che può trovare, e conservando il più possibile un’integrità fisica e spirituale.

COMBATTIMENTO E TECNICA

Exanima
Durante l’esplorazione sarà anche possibile trovare qualche sopravvissuto. A seconda delle scelte di testo potranno diventare dei fidati compagni. Non esenti dalla possibilità di morire, tuttavia

Bare Mettle Entertainment sfrutta un motore grafico realizzato a tavolino per il suo Exanima, che in questo caso presente un sistema di combattimento peculiare e iper-realistico. Il tempismo nelle mosse si rivela cruciale, ma sono davvero molti i fattori a giocare un ruolo. Età e corporatura del personaggio, materiali di armi e armature e anche il modo in cui si usano i vari fendenti e affondi. Il cursore del mouse funziona infatti da “guida” ai colpi, con oscillazioni ed estensione dei colpi che influenzano nondimeno l’eventuale sbilanciamento del nemico, oltre all’ammontare dei danni inflitti.

Fondamentale anche il gioco di gambe: contro i nemici in possesso di armi a due mani (quindi di notevole lunghezza), sarà possibile avvicinarsi e “bloccare il colpo” azzerando il loro raggio di azione. Schivate e parate dipendono anch’esse dal modo in cui il giocatore decide di giocare le sue carte da guerriero, come in un combattimento reale. Il personaggio creato è infatti umano in tutto e per tutto, in una dimensione realistica contro ogni videoludica previsione. Non c’è spazio per connotazioni arcade qui.

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Non mancano alcune statistiche sulle varie armi. Il valore “balance” risulta essere determinante come in pochi altri rpg, dato il combat system basato sulla fisica

Sull’aspetto tecnico (pur datato) il gioco si difende piuttosto bene, nonostante i pochi settaggi grafici disponibili. Gli effetti di luce e ombra sono ben realizzati, e regalano una tensione palpabile a ogni passo compiuto all’interno del dungeon. Idem il comparto sonoro, che si sposa egregiamente con l’atmosfera cupa e ricca di mistero che avvolge inevitabilmente l’esplorazione di stanze e corridoi.

Le pecche emergono giusto sul versante dell’ottimizzazione, con alcuni rallentamenti randomici certamente figli della fase early access del titolo. Che ricordiamo essere un preludio al progetto originale, Sui Generis, in cui il video diffuso ormai sei anni fa dagli sviluppatori mostra il medesimo comparto tecnico e il medesimo gameplay applicati però in un mondo di superficie, invece che sotterraneo.

Exanima


COMMENTO FINALE

Cinque anni di accesso anticipato sono un periodo notevolmente lungo. Specie se a detta degli stessi sviluppatori tale fase sarebbe dovuta durare un massimo di nove mesi. Va detto tuttavia che gli aggiornamenti proseguono, seppur a cadenza (quasi) semi-annuale. Alimentando la speranza di vedere, un giorno, il titolo al pieno del suo vastissimo potenziale. La formula di Bare Mettle Entertainment è infatti assimilabile a una fiammella che fende le tenebre.

Le meccaniche e il sistema di combattimento basati su una fisica realistica regalano una visione del gioco di ruolo vecchio stampo assolutamente peculiare. Exanima conduce i giocatori attraverso sotterranei pieni di fascino e mistero, dove la chiave della sopravvivenza è data da tanti fattori concatenati e concatenabili. A partire dall’editor del personaggio, la cui corporatura non è solamente estetica, e dove il materiale degli equipaggiamenti non determina solamente dei meri valori numerici di attacco e difesa. Un’avventura epica e solitaria, da condurre a passi felpati.

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Super Arcade Football, nuova anteprima

Quando Super Arcade Football venne annunciato ed iniziò la sua fase di accesso anticipato su Steam venne pubblicata una versione interessantissima con un gameplay veloce fresco, tipicamente votato all’azione. Era, possiamo definirlo così, il lontano 2016. Aprile 2016 per l’esattezza. Nel corso di questi quattro anni, il gioco ha vissuto diverse fasi e tante rivoluzioni.

Il team indie OutOfTheBit doveva trovare la sua strada. Introdusse anche il 3d, modificando di parecchio anche il gameplay aggiungendo modalità, anche interessanti, fuorigioco e molto altro. Tuttavia, però, gli stessi autori non erano soddisfatti. Ed in più nacque l’idea per un altro progetto: Super Arcade Racing. Quest’ultimo, a quel punto, spinse la piccola software house a mettere in pausa il progetto calcistico che aveva ricevuto l’ultimo update a maggio 2018. Il racing venne pubblicato ad ottobre del 2019, ed a novembre il cantiere su Super Arcade Football riaprì. Da allora, gli autori si sono messi a lavorare duramente e venerdì hanno pubblicato un aggiornamento a quasi due anni di distanza rispetto all’ultimo.

Ecco la nostra piccola anteprima su questa nuova build che porta il gioco alla versione 0.700 e che vi diciamo subito ha conciliato molto il feeling con il passato: ci è sembrato di tornare agli anni ’90. Buona lettura.

RIVOLUZIONE TOTALE… GUARDANDO AL PASSATO

Super Arcade Football aggiornamento 7.00

L’update ha portato ad una vera e propria rivoluzione del progetto Super Arcade Football. Via il 3d che lo rese simile – a nostro avviso – a Sensible Soccer 2006, si è tornati  alla visuale dall’alto (a tre quarti) ma in più c’è la grafica in pixel art. Ne parleremo a breve. Rivoluzionato il gameplay.

Con questa nuova formula è possibile realizzare azioni manovrate con passaggi anche millimetrici e precisi. Il tipo di gameplay favorisce gli scambi visto che i dribbling sono complicati perché è facile rubare palla. Molto difficilmente ci saranno grossissimi spazi ma grazie al particolare tipo di gameplay è possibile effettuare passaggi rapidi ed efficaci e finalizzare a due passi dalla porta dove, però bisogna avere tempistica perché il portiere tra i pali è discreto in questa tipologia di attacchi.

La novità più grande sul gameplay però è quella è l’utilizzo di un solo pulsante per passaggi e tiro. La pressione sul pulsante determina la forza di tiro o passaggio. Ovviamente c’è la possibilità di effettuare tiri o passaggi ad effetto ma senza quella intensità che c’era nelle versioni precedenti quando era possibile disegnare traiettorie impossibili e davvero complicate per i poveri portieri.

Con la giusta sensibilità, quindi, è possibile tirare da posizioni difficili e mettere in difficoltà il portiere. Quest’ultimo, come dicevamo, è piuttosto forte sui pali con i tiri diretti e centrali (anche se ad effetto). È anche piuttosto reattivo nelle ribattute (i tap-in non saranno automaticamente gol, ndr), è intuitivo sui rigori ma sui diagonali e sui tiri effettati da posizioni defilate (anche sui tiri-cross) lascia un po’ a desiderare. Inoltre notiamo che non esce mai, salvo rarissime occasioni in cui riceve il retropassaggio.



I ritmi del gameplay sono discretamente elevati ed il tutto è votato all’arcade. Non c’è nulla di simulativo. Anche sui falli l’arbitro fa molto correre anche se qualche rigore o punizione la assegna.

Una cosa è rimasta dalle vecchie edizioni: il meteorite che cade. Ogni tanto, durante la partita, infatti, un bolide si scaglierà sul terreno di gioco provocando confusione che possono favorire una o l’altra squadra.

Completamente cambiata anche la fisica che nelle versioni precedenti sembrava comunque più “fluida” e “libera”. Ma forse è una nostra sensazione. Di fatto la fisica in questa versione 0.700 è stata completamente cambiata. Me è normale: engine nuovo, regole nuove.

A noi è capitato anche di segnare una rete grazie al rimbalzo del pallone sul meteorite che ha cambiato la traiettoria della sfera che ha spiazzato l’estremo difensore avversario infilandosi beffardamente nell’angolo opposto a quella che era la direzione di tiro (e del portiere). Tutto molto divertente ma aspettiamo ulteriori aggiornamenti per farci un’idea ancora più precisa. Ed aspettiamo anche una sfida più probante: sovente abbiamo vinto con punteggi più che tennistici segnando in tanti modi e divertendoci, è vero, ma giocando praticamente senza ostacoli.

PIXEL ART GRADEVOLE, EFFETTI SONORI DIVERTENTI



Dal punto di vista tecnico, benché si tratti di una versione essenziale, apprezziamo la grafica in pixel art che lo fa assomigliare più a Sensible World of Soccer ma con sprite decisamente più grandi ed animati molto bene. Gradevoli anche le trame del taglio d’erba dei cambi e per ora abbiamo notato due superfici che però non influenzano sul gameplay. Va detto che, OutOfTheBit ha realizzato la nuova veste grafica sfruttando lo stesso engine di Super Arcade Racing. E si vede visto che tutta questa rivoluzione visiva lo fa sembrare un gioco dell’era 16 bit.

Segnaliamo pertanto che alcuni tocchi di classe sono rimasti come i segnali delle scivolate sul campo che rimangono un po’ e poi vengono riassorbiti dal terreno. Il meteorite ed il relativo cratere che, anch’esso, poi sparisce poco dopo senza lasciare segni sul campo, è fatto molto bene. Il pubblico assiepato è animato ed a bordocampo troviamo i “bobby” (i poliziotti inglesi col caratteristico copricapo) e le telecamere.

Il sonoro per ora si limita agli effetti. Nessun brano, solo effetti ambientali, il rimbalzo del pallone, la folla che esulta ai gol, il fischio dell’arbitro ed i lamenti dei giocatori che subiscono le scivolate (con relativo scricchiolio delle ossa, ouch! Ndr).

CONTENUTI RIDOTTI ALL’OSSO PER UNA PICCOLA DEMO

I contenuti al momento sono ridotti all’osso. Si può scegliere se giocare la partita singola e solo due squadre, quella che gioca in casa (i Viking) e quella in trasferta (i Red) o se giocare online con altri giocatori.

È possibile giocare con tastiera (WASD) o con il joypad. Poi nient’altro. Una demo piccolissima solo per far saggiare un po’ la nuova veste grafica ed il gameplay.

COMMENTO FINALE

La nuova versione di Super Arcade Football segna un netto cambio di rotta rispetto al passato. Del resto gli autori lo avevano già accennato perché avevano espresso le loro riserve sull’andamento del loro progetto. In quest’ottica si è tornati al passato ed anche oltre.

Il gameplay è promettente ma evidentemente ancora un po’ acerbo. L’aspetto tecnico è gradevole anche se un paio di volte il gioco è crashato rimandando al desktop ed abbiamo notato che è successo sempre facendo un intervento in scivolata con l’avversario che saltava.

Il gioco rimane con un potenziale incredibile e se dovessero modificare alcune cose o aggiungerne altre (suggeriamo lo sprint anche se limitato e la possibilità di colpire anche di testa, cosa che in diverse ore di gioco non c’è riuscita) ed ovviamente dotando il portiere di qualche spirito di iniziativa ed un po’ di attenzione in più (un pizzico, perché sennò diventa troppo forte e non va bene per un gioco arcade), permettendo magari azioni di contropiede con possibilità di eludere l’estremo difensore o che questi anticipi gli attaccanti avversari, ci troveremmo di fronte – forse – ad una nuova hit. Non parliamo di Kick Off o SWOS, titoli ai quali sicuramente il gioco si ispira, ma avere una sua identità ed essere apprezzato per un nuovo titolo arcade si.

Anche se proprio il gameplay votato all’arcade è già molto divertente ma deve avere un minimo di sfida che non c’è stato: in una trentina di partite abbiamo subito appena 3 reti segnandone abbondantemente più di un centinaio.

Non ci esprimiamo sui contenuti. È ovvio che gli autori ci stiano lavorando su e preparando il loro bouquet di offerta.

Aspettiamo fiduciosi i nuovi aggiornamenti sperando che la nuova strada intrapresa sia definitiva e che questo titolo, che comunque ci era piaciuto anche nelle altre due versioni, possa trovare la sua via del goal. Ne siamo sicuri.

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The Alien Cube, prime impressioni

Allo sviluppatore Alessandro Guzzo non è bastato spaventarci e angosciarci con The Land of Pain. Infatti, alla fine del 2020 uscirà The Alien Cube, sviluppato sempre dallo stesso Guzzo, avventura horror lovecraftiana di cui abbiamo abbiamo potuto provare la demo, disponibile su Steam. Una versione di prova decisamente breve ma in grado di farci sobbalzare dalla sedia, non solo per gli spaventi ma anche per un’ottima grafica, realizzata grazie alla quinta versione del motore CryEngine.

Ecco le nostre prime impressioni su questa versione dimostrativa che, ricordiamo, è uscita lo scorso 9 marzo. Buona lettura.

INQUIETUDINE SIN DALLE PRIME BATTUTE

The Alien Cube

La demo inizia con il risveglio del nostro protagonista Arthur, in un luogo un po’ diverso dalla classica casa del Mulino Bianco: una grotta; per di più circondato da oggetti degni del miglior rito sacrificale: teste mozzate, cadaveri appesi al soffitto e candele (no candele, no party). Appena prendiamo il controllo del nostro eroe, pensiamo subito alla fuga, iniziando a percorrere i cunicoli di questa grotta. Nonostante i rumori di sottofondo tutt’altro che rassicuranti e dopo aver risolto un semplicissimo enigma, ci ritroviamo fuori e possiamo subito goderci la luce e la foresta, con degli edifici a fare da sfondo. Sarà quello il nostro obiettivo?

Non appena ci mettiamo in marcia verso le strutture in lontananza intenti ad ammirare il paesaggio, il cielo e i fiori, un meteorite (si avete capito bene) si schianta al suolo, poco distanti da noi. Qui, il pensiero che il nostro Arthur sia una calamita per la sfiga, cresce sempre più. Noi comunque procediamo, avvicinandoci al cratere creato dal meteorite, attirati da un bagliore verde emesso da una strana pietra.

Neanche il tempo di capire cosa ci sta succedendo, ed ecco che ci risvegliamo nel nostro letto e ci rendiamo subito conto che si trattava di un brutto sogno…un classico. Immaginiamo dunque che il risveglio dopo un lungo sonno o successivo all’attacco di strane creature, sarà un tema ricorrente durante tutto il gioco. La nostra prova continua nella nostra casa, caratterizzata da un silenzio assordante e, successivamente alla ricezione di una lettera lasciataci da un nostro vecchio zio, si conclude nella casa di quest’ultimo, tutt’altro che rassicurante, dopo essere stati colpiti alla testa da una figura scura. Sicuramente uno stimolo a continuare.

UN HORROR MOLTO PROMETTENTE

The Alien Cube 4

Da subito riusciamo ad inquadrare la figura e il ruolo di Arthur: un uomo solitario la cui vita sta per essere sconvolta per sempre. Quello che non sappiamo è se il nostro protagonista sia pronto o meno a vivere questa esperienza che di terreno e di reale ha ben poco. Il mondo che lo circonda sembra nascondere una verità terribile, una realtà oscura e misteriosa che nessun uomo dovrebbe mai vedere.

Questa breve demo può essere sintetizzata con un breve ma intenso: come già prima accennato, il gioco può vantare di un motore grafico CryEngine 5 che aumenta ed enfatizza tutto l’ambiente che ci circonda, rendendo l’esperienza più viva e coinvolgente. Inoltre, l’assenza di suoni di sottofondo e la sensazione di avere sempre qualcuno alle spalle pronto a catturarci fanno da cornice a questo titolo che prima aveva suscitato il nostro interesse ma che adesso si è meritato la nostra attenzione.

COMMENTO FINALE

Questa prima prova di The Alien Cube ci ha lasciato soddisfatti e ottimisti per la versione finale. Nonostante la sua brevità, infatti, ci ha dato ben più di un assaggio delle sue potenzialità, per via di tanti fattori: batticuore, ansia costante e sentirsi perennemente osservati. Tre fattori che da soli bastano per costruire un horror degno di nota ma vengono comunque infiocchettati da una resa grafica veramente importante e all’assenza di musiche di sottofondo. Infine, non bisogna dimenticare l’ispirazione lovecraftiana, che non guasta mai.

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Comanche, prime impressioni

Un po’ di emozione è impossibile da nascondere, soprattutto per tutti quei giocatori non esattamente imberbi. Perché, quando si parla di Comanche, specialmente per un appassionato di velivoli di guerra, ciò non può che portare a circa 30 anni fa. Anni che diventano ere geologiche, da un punto di vista squisitamente ludico, quando i pixel erano pochi, i suoni ancora meno ma, forse, il divertimento era esponenzialmente maggiore.

Comanche è una serie incentrata sugli elicotteri da guerra, cominciata nel 1992 con il capitolo Maximum Overkill e giunta, una decina di chapter dopo, sui nostri Pc in una versione moderna e aggiornata. Ed è bene specificarlo: il capitolo precedente a quello che analizzeremo oggi in questa sede, Comanche 4, uscì nel lontano 2001 e, da allora, il silenzio. Quindi, tra i due, un’eternità in termini puramente “scenici” e che sembra voler traslare l’animo “vetusto” (in senso, ovviamente, positivo) di un titolo di punta del passato, nel moderno, pandemico mondo del gaming. Ci riuscirà?

Ecco la nostra anteprima del titolo portato su Steam in accesso anticipato dallo scorso 12 marzo grazie al publisher THQ Nordic ed al lavoro dello sviluppatore Nukklear. Buona lettura.

L’INFERNO IN CIELO

Comanche è uno sparatutto simulativo che ci metterà al comando di un potentissimo elicottero da guerra, chiamato ad affrontare missioni che partono da semplice routine sino ad arrivare al suicidio sfiorato. Il titolo ci porterà su differenti scenari bellici via via più complicati da gestire e differenti anche da un punto di vista più strettamente morfo-geografico.

Una volta superati i canonici fotogrammi introduttivi, ci si parerà innanzi una duplice scelta praticabile dal nostro comodo hangar: affrontare la campagna in singolo oppure sfidare altri giocatori in un multiplayer competitivo online. Per quanto concerne la campagna, il titolo ci offrirà sul piatto una atipica, per una simulazione, storia sulla falsariga di una produzione action di celluloide.

Dopo l’incidente Iran-USA RQ170, in cui un UAV (veicolo aereo senza pilota) è stato violato e catturato attraverso la guerra informatica, l’esercito americano ha segretamente ripreso lo sviluppo del programma elicottero RAH-66 per operazioni speciali. L’obiettivo era quello di sviluppare una macchina da guerra invisibile altamente manovrabile e altamente avanzata per terreni impervi e montuosi, in grado di distribuire droni a bassa portata non riparabili per operare in ambienti ad alto rischio.

Il programma ebbe un pieno successo e le unità speciali Comanche sembrarono inarrestabili nelle loro missioni. Ma poi, quando i progetti trapelarono attraverso un sito Web di informatori, ogni gruppo e potere, che potevano permetterselo, costruì e modificò il Comanche per i propri scopi. Con ciò, era iniziata una nuova era della guerra, metallicamente inscatolata in un elicottero. Premesse interessanti per una campagna che, però, non sarà particolarmente estesa in termini di longevità, principalmente perché il titolo si trova al momento in early access.

In sostanza, il gioco sviluppato da Nukklear Digital ci introdurrà in un potente strumento di morte che, però, non sarà esattamente facile da domare. Qualsiasi sia la nostra scelta, tra lanciarsi nel belligerante single player o battere altri piloti online, il consiglio spassionato è quello di giocarsi (e rigiocarsi, se serve) il tutorial introduttivo: Comanche non è un shooter arcade, ma una simulazione piuttosto accurata di ciò che comporta domare un velivolo del genere. La vera sfida primaria che quest’ottimo gioco simulativo ci presenterà davanti sarà proprio quella di “imparare a manovrare un elicottero”.

Niente comandi semplificati, niente aiuti assistiti o altro, fin dal primo momento di gioco ci ritroveremo un simulatore sviluppato in modo preciso e puntuale, con tutti i pregi e i difetti che la scelta può contenere.

PASSA LA CERA, TOGLI LA CERA… DALLE PALE

Anche per i più smaliziati, Comanche non risulterà affatto semplice. Vuoi per una routine complessa da seguire alla lettera per poter controllare efficacemente il velivolo, vuoi anche per una sfilza di comandi e procedure impressionante, il titolo risulterà piuttosto ostico da deglutire e basato, fondamentalmente, su di un continuo “prova, sbaglia, riprova” che potrebbe frustrare alcuni giocatori abituati a “vincere” sin dai primi istanti.

In Comanche non saremo solo chiamati a primeggiare in operazioni di guerra, ma avremo modo di partecipare anche a missioni di ricognizione con dei droni da guerra, in gran numero e dotati di diverse caratteristiche peculiari, oppure di infiltrazione in basi nemiche, in cui saremo chiamati ad attivare o disattivare sistemi di sicurezza e abbattere i nemici all’interno dei quartier generali avversi. Potremo comandare i droni a distanza direttamente dall’elicottero stesso e che si riveleranno fondamentali specialmente nell’ispezione di zone morfologicamente inaccessibili per un elicottero, come grotte o altre location di dimensioni ridotte.

Avremo modo di accedere ad una vasta gamma di elicotteri differenti, che potremo sbloccare completando varie missioni all’interno della campagna di gioco, ognuno con le sue caratteristiche e dotazioni speciali che potremo adattare al nostro personalissimo stile di gioco.

Comanche
Sia droni che elicotteri, in base a caratteristiche fisse riguardanti il complessivo equipaggiamento, potranno essere contemplati quasi fossero delle classi in senso strettamente ruolistico, con diversi parametri base che potranno essere successivamente potenziati sbloccando i necessari componenti. Il vero punto forte e focus di Comanche è sicuramente il multiplayer: due squadre si contenderanno diversi obiettivi per portare a casa la vittoria, in una battaglia sia d’azione che di strategia.

Qui il gioco acquista un fascino completamente diverso, anche grazie all’ottima capacità degli sviluppatori di equilibrare da un lato la strategicità del titolo, piuttosto accentuata e basata su manovre da centellinare al centimetro, che si respira nella campagna in singolo, coadiuvata da una sfida che, nonostante si tratti di una simulazione, resta sempre piuttosto accesa online.

E passeremo dalla prima persona alla terza alternando, appunto, fasi sparatutto e fasi un po’ più studiate.

UN EGREGIO SPETTACOLO VISIVO

Comanche prime impressioni

Visto il prezzo budget in accesso anticipato, Comanche non è certamente un titolo qualitativamente eccelso da un mero punto di vista grafico ma, contestualmente, nemmeno così brutto. Anzi. Le peculiarità dell’Unreal Engine sono sfruttate più che degnamente. Ci sarà una buona alternanza e varietà di biomi differenti, giochi di luce tutto sommato buoni e il cockpit dei velivoli sarà piuttosto dettagliato e verosimile.

Anche i modelli di elicotteri e droni, pur non facendo gridare al miracolo, si mostreranno piuttosto in forma e egregiamente realizzati, con sufficienti dettagli in bella mostra tali da non rendere scontento nessuno. Una realizzazione complessivamente sopra la media ma che, con un adeguato sviluppo e supporto futuro, potrebbe tranquillamente toccare vette decisamente superiori. Anche da un mero punto di vista computazionale, Comanche non ha sofferto durante il nostro test di bug e glitch piuttosto gravi e questo è decisamente un punto a suo favore, considerando il suo stato apertamente “acerbo” di sviluppo.

Una performance solida, sessanta fotogrammi raggiungibili abbastanza velocemente e senza grandi compromessi e “decisioni drammatiche” tra le opzioni, sufficienti per ottenere le prestazioni desiderate, e che restano in linea di massima stabili per la gran parte del tempo.

Per quanto concerne il sonoro, tutto è parso già sostanzialmente d’alto livello, con effetti audio “giusti” e che rendono più coinvolgente la simulazione (e in alcuni casi, sono anche d’aiuto).

COMMENTO FINALE

Comanche va a riempire un vuoto importante, sia per coloro che amano le simulazioni belliche ma anche per i tanti fan che hanno amato la serie originale.

Ci sono tutti gli elementi di partenza per permettere che il titolo possa essere apprezzato, seppur si tratti sempre di una simulazione “tosta” e che, anche per non snaturare sé stessa, non potrà probabilmente mai esser apprezzata da chi ha una vena più arcade.

Con un adeguato support post pubblicazione in early access, ci sono tutte le condizioni per far sì che il titolo Nukklear Digital divenga punto di riferimento in un settore sì di nicchia, ma al contempo ingiustamente abbandonato.

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Alien Scumbags, Anteprima

Il mondo degli shooter conta vari esponenti di spicco, ma gli sviluppatori indie sono sempre pronti a raccogliere la sfida quando si parla di progetti interessanti. È sicuramente questo il caso di Monster Finger Games, sviluppatore indipendente britannico che porta sui nostri schermi Alien Scumbags, un’interessante sparatutto pieno di easter eggs, segreti e un sacco d’azione.

Disponibile su GameJolt e su ITCH.io a poco meno di 5 dollari, farà presto la sua comparsa anche su Steam.

VIENI CHE TI SPARO

Siamo parte di un gruppo di marine spaziali addestrati alle tecniche di morte assoluta. Il nostro compito, è quello di ripulire un’astronave invasa da xenomorfi e creature spaventose di vario tipo. La breve sequenza introduttiva al gioco mostra il più classico dei sergenti maggiori tutto ferro e aggressività mentre ci “prepara” all’arrivo sull’astronave.

È divertente perché ci troviamo a metà tra una scena del più classico film da ridere splatter, e un gioco anni ‘80. La grafica in perfetta pixel art dona a tutta la produzione un tocco unico e retrò, ma non per questo privo di interessanti dettagli che anzi, il gioco stesso in larga parte ci spinge a notare, sia con giochi di ombre e luci, che colori scuri che si alternano ad acide luci psichedeliche quasi cyberpunk.



Entrati nell’astronave e iniziato il primo livello di gioco, ci accorgiamo che i comandi sono piuttosto semplici ed intuitivi. Ci si muove con le frecce, si spara con il tasto “Ctrl”, si salta con spazio, si scatta con “Shift”. Si cambia arma con “X”. Insomma quanto di più immediato si possa desiderare.

Sebbene il primo livello sia introduttivo, il gioco offre da subito un buon grado di sfida, con piccole orde di scienziati/zombie che se colpiti, ci arrivano addosso con veemenza pronti a mangiare le nostre carni come fossero braciole appena uscite dalla brace.

Gli scienziati/zombie, sono contraddistinti da due occhi rossi che risaltano su una tenuta bianca, e appena colpiti aprono le fauci come fossero posseduti da un’altra creatura al loro interno, è davvero particolare.

Esplorando la nave, potremo incontrare casse che distruggeremo semplicemente sparando, e potranno contenere preziosi medkit, o armi di vario tipo. Di tanto in tanto incontreremo anche degli armadietti nei quali potremo nasconderci, sfruttando questa fase leggermente “stealth” per sfuggire ad incontri forse troppo difficili, o nel caso fossimo feriti gravemente.

DA DOVE DIAMINE VENITE?



Il gioco è pieno di creature e vari altri oggetti che ci ricorderanno produzioni molto note. Da alieni e un fucile a pompa presi direttamente dai film Alien e Alien 2, passiamo per portali che ci ricordano da lontano gli stargate. Ci sono poi creature che se dovessimo contestualizzare, citeremo senza alcun dubbio il primo Doom.

Insomma, per gli amanti del genere è un po’ come tornare a casa, e tanto vale per l’aspetto prettamente grafico quanto per il sonoro. Le tracce audio virano all’indietro, all’era della musica digitale anni ‘80, e passano da momenti in cui rendono l’atmosfera ancor più claustrofobica, ad altri in cui incalzano il giocatore. Lo stesso discorso vale per gli effetti audio, molto “caratteristici” mentre spargiamo sangue con il nostro arsenale, e si sposano perfettamente con le tracce audio parlate aggiuntive che troveremo nel corso dell’avventura, sotto forma di “bonus” da raccogliere nei livelli. Per quanto riguarda le armi che avremo a disposizione, passano dalla classica pistola al fucile a pompa, dall’arma a raggi laser al lancia granate. Insomma, ce n’è per tutti i gusti.

E sempre di bonus, parliamo anche quando si tratta di personaggi. Infatti, al marine iniziale, si affiancano altri eroi da sbloccare trovano le giuste casse sparse nei livelli. Ci sono poi le “uova”, vere e proprie uova che garantiranno punti che useremo successivamente.

La morte non è troppo punitiva, a parte il fatto che dovremo ripetere il livello dall’inizio. Per “resuscitare” spenderemo i punti acquisti nel corso dei livelli precedenti, a cui si sommano le uova di cui parlavo prima e che garantiscono un bonus al punteggio totale.

COMMENTO FINALE

L’anteprima di Alien Scumbags ci ha lasciato con sensazioni molto positive. Una bella grafica in pixel art, una colonna sonora in linea con il setting, ed un gameplay che ci tiene sempre sul filo del rasoio. È un gioco dal buon grado di sfida, che non deve affatto essere preso sottogamba pena la morte dopo pochi minuti. E quando arriva, a parte la rabbia per essere costretti a ripartire, ci incita a continuare a giocare facendoci perdere ore davanti allo schermo senza che ce ne accorgiamo.

Ed è questa la miglior caratteristica che può portare un gioco, il divertimento, e con Alien Scumbags è assicurato. Aggiungeteci poi un fiume di citazioni, easter eggs, segreti, e la cena è servita. Il gioco, approderà su Steam nei prossimi mesi, e considerando che nella sua versione finale, dovremo farci strada attraverso ben 14 livelli, attendiamo fiduciosi il periodo che ci separa dalla release finale.

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Rustler, anteprima della versione Pc

La realtà umana è fatta di dati oggettivi e di opinioni correlate a questi dati, interpretabili in base a tutta una serie di variabili più o meno oggettive. Questa premessa generica, universale e talmente generale, serve in questa sede ad un unico, sin troppo scontato scopo: celebrare l’immortalità di Grande Theft Auto. Ma perché, vi chiederete, visto che qui dovremmo parlare della versione Pc, attualmente l’unica esistente, di Rustler (il cui titolo completo è Grand Theft… Horse), folle progetto di Jutsu Games pubblicato da Games Operators?

Ma perché il gioco, in questione, è uno spassoso, insano e violento omaggio medievale a quanto Gta, negli anni, tra alti e bassi, ha saputo fare: divenire un’icona non solo videoludica, ma addirittura pop. Ma torniamo alla concretezza delle cose: Rustler.

TRAMA

Il titolo è un gioco d’azione a mondo aperto, con visuale dall’alto e che “copia/incolla” i fondamenti ludico-meccanici dei primissimi Grand Theft Auto. Rustler è comparso recentemente su Steam ed è approdato su Kickstarter, dove ha già raccolto un discreto successo, ottenendo quasi 10mila euro (sui 17mila richiesti) di supporto da parte dei sostenitori (al momento in cui scriviamo questa anteprima, 571), con ben 23 giorni restanti per concludere la raccolta fondi.

Un (potenziale) successo che premia un progetto originale nel suo essere sfacciatamente un “plagio”, ma fatto con amore e religiosamente, nei confronti di un gioco che ha da tempo travalicato i meri confini videoludici per divenire, come detto, un’autentica icona popolare. Ma torniamo a Rustler: il titolo ci mette nei discutibili e nemmeno troppo puliti panni di Guy, meglio noto come “tizio”. Questi è, sostanzialmente, un gonzo di strada che si ritroverà, suo malgrado, trascinato senza un perché in un mondo medievale folle e violentissimo. Un mondo dove l’unica legge è quella della spada (ma anche dell’alcolismo incontrollato).

GAMEPLAY

Come già specificato, il titolo di Jutsu Games sarà, riassumendo per estremi, una rivisitazione fedele ma in chiave moderna dello standard scolpito nella pietra dai primissimi capitoli di Gta con visuale dall’alto.  Le nostre peripezie, tra una rissa ed un inseguimento delle Forze dell’Ordine, dotate dei canonici cavalli con sirena “tipici” del medioevo, ci porteranno ad esplorare un mondo aperto. Ambientazione in cui scoveremo attività a cui dedicarci. Un mondo intriso di quello humour cinicamente nero che caratterizza da decadi il parto geniale di Rockstar al quale il titolo palesemente si ispira.

Il gameplay, com’è lecito attendersi, sarà semplice e divertente in modo devastante: il giocatore sarà letteralmente catapultato nell’azione senza una spiegazione di sorta. Di lì a poco, partirà la nostra storia, senza un background narrativo o qualche linea di testo per offrire qualche risposta. Semplicemente, il player assisterà ad un folle tutorial che, dopo pochi istanti, ci trascinerà nella prima rissa necessaria a conquistare una sacrosanta bottiglia d’alcool.

Naturalmente, data la natura ancora “acerba” di programmazione del gioco, Rustler al momento offrirà una mappa limitata (composta da una grande città e alcuni piccoli villaggi) così come saranno limitate le attività che potremo svolgere, tutte finalizzate all’accumulo di soldi e che, tendenzialmente, copriranno task semplici come raccogliere oggetti o malmenare figuri vari e rubare cavalli.

Accedendo alla mappa di gioco, troveremo ivi indicate le attività disponibili al completamento, oltre che i vari insediamenti che potremo esplorare. Naturalmente, in Rustler non mancherà la possibilità di dotarsi di vari strumenti “di dolore”, da spade ad accette, passando per arnesi di morte a distanza come balestre e… granate. Perché no?
In tutto, nonostante i già sottolineati limiti contenutistici dovuti all’attuale stato di programmazione, il titolo offre già adesso un’esperienza “guidata” che si attesta sulla decina di ore. Non calcolando, ovviamente, l’infinito in termini di tempo opzione per portare devastazione in lungo e in largo. Ovviamente il tutto in completa libertà e senza scopo… se non un certo appetito per l’apocalisse.

Rustler poggerà le sue movenze meccaniche su di un classico sistema di controllo degli shooter top-down, in cui dovremo “sterzare” il protagonista usando saggiamente le levette del pad (consigliatissimo, seppur ci sia il supporto per la tastiera), per consentire di mirare perfettamente all’obbiettivo. La curva d’apprendimento, per adattarsi al controllo tipico dei top down shooter, sarà un po’ ostica per i neofiti in prima battuta. Ma non appena si sarà presa la mano, il folle divertimento di Rustler sarà a vostra completa disposizione. E sarete voi a giostrarlo come meglio preferite.

Nel gioco, ci sarà anche spazio per conversazioni varie ed eventuali, che appariranno nella parte bassa dello schermo coadiuvate dall’immagine del personaggio parlante. Solitamente saranno brevi battute che serviranno a dare un minimo di sfondo ad un gameplay che, al momento, ruoterà intorno a due/tre concetti specifici.

TECNICA

Tecnicamente parlando, nonostante si tratti di una produzione ben lungi dall’essere completa (a metà tra un’alfa ed una beta, per noi è una “belfa”), Rustler si presenta ben realizzato e caratterizzato: i villaggi saranno abbastanza diversificati, così come sarà netto il distacco estetico e visivo quando ci si avventurerà nelle campagne che attorniano le città più grandi.

Sufficienti qualitativamente, ma anche per mera questione di visualizzazione meccanica, i modelli dei personaggi presenti in gioco, diversificati tendenzialmente solo dalla diversa combinazione dei colori di capelli e vestiario. Meccanicamente parlando, il gioco funziona di già egregiamente, seppur i limiti di una programmazione non completata possono esser scorti. A partire dalle collisioni, parzialmente implementate, e da una certa imprecisione dei controlli, ancora da limare perfettamente.

Un plauso va invece al comparto sonoro. Già praticamente pronto. Questo consisterà una intelligente commistione di suoni moderni “delicatamente” ricamati su trame medievali folli (come i bardi che si abbandoneranno a del sano Hip Hop agli angoli delle strade), incorniciati da tutta una serie di flatulenze ed emissioni “bio-gassose” che impreziosiranno l’esperienza (che rasenta visibilmente la follia) del titolo di Jutsu Gaes.

COMMENTO FINALE

Rustler è una promessa della scena indipendente. Folle, divertente e completo nella sua immediatezza, il gioco di Jutsu Games potrebbe essere la rivelazione indie di quest’anno. E questo nonostante non ci sia una data d’uscita fissata, dovrebbe esser rilasciato nel corso del 2020.

Al momento, dato anche lo stato di programmazione ancora “immaturo”, il titolo ha limiti netti. E non offre chissà che contenuti ma le basi tecnico-estetiche ci sono già tutte. O quasi.

Magari, anche a patto di riscuotere il giusto successo su Kickstarter, si potrebbe valutare l’ampliamento e la diversificazione dei contenuti come ad esempio l’inserimento di una componente ruolistica più marcata (sviluppo del personaggio, equipaggiamento rpg ecc). Questa andrebbe anche a rimuovere (magari anche solo parzialmente) l’idea che Rustler sia, “semplicemente”, un clone della leggenda Rockstar. Pensiamo, infatti, che Rustler abbia una propria anima.

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Disintegration, Anteprima

Il mondo dei videogiochi è un continuo fermento, fra alti cristallizzati in un olimpo irraggiungibile (e che poi, giunti sul mercato, sono ben lungi solitamente dall’essere “divini”) e bassi preannunciati ma che, lentamente, guadagnano la propria fetta di estimatori. Per questo, quando si ha la possibilità di testare un gioco spiccatamente multiplayer come Disintegration, tramite una beta tecnica breve ma intensa, il giocatore “comune” ha la possibilità di vedere sul serio cosa un gioco ha da offrire, senza pubblicità sensazionalistiche e marketing distruttivo.

O quasi: perché il gioco di cui parleremo è il nuovo titolo del cocreatore di Halo, Marcus Letho, in partnership con lo studio di sviluppo V1 Interactive. E cosa, un utente afiçionados dei videoludi, può pretendere da chi ha creato una delle saghe più iconiche della storia dei videogames? Naturalmente, il massimo.

COSA È DISINTEGRATION

Partiamo dal principio: Disintegration è un interessante shooter in prima persona con spiccati elementi strategici e, in misura minore, ruolistici. Se volessimo avere un quadro concettualmente chiaro del gameplay complessivo, in un numero molto esiguo di parole, potremmo dire che Call of Duty ha incontrato Age of Empires, in una versione futuristica e shooting che non disdegna elementi più puramente dinamici appartenenti al primo settore, ma neanche le necessità temporali che premettono un agire marcatamente riflessivo e strategico del secondo.

Grazie alla succitata closed beta che ha permesso di testare due delle tre modalità multigiocatore, oltre che il breve ma “pulito” tutorial che ci introduce alle meccaniche di gioco complessive, siamo riusciti a comprendere la superficie di un gioco sicuramente interessante ma che non è, di già, esente da alcuni interrogativi. È bene sottolineare che, secondo quanto dichiarato dagli sviluppatori, Disintegration avrà a disposizione una campagna in singolo e quindi, di base, non sarà un titolo rivolto esclusivamente al pubblico che ama la competizione multiplayer.

Disintegration ci farà controllare un gravcycle, un agile mezzo volante, a metà fra una nave spaziale ed un classico Mech, che rappresenterà la nostra primaria postazione di attacco. Il mezzo avrà a disposizione due bocche di fuoco, due piccoli mitragliatori ed una abilità speciale, oltre che la possibilità di muoversi liberamente nell’area di gioco, sia in orizzontale che verticale.

GAMEPLAY E CONTENUTI

La vera novità di Disintegration, probabilmente punto forte del titolo, è proprio la possibilità di librarsi in volo, avendo una prospettiva di campo allargata e non statica come nella stragrande maggioranza degli shooter in prima persona.

Ma, oltre a ciò, come già anticipato, Disintegration si doterà di caratteristiche simili ad un classico gioco di strategia: avremo infatti la possibilità di controllare delle truppe di terra, differenti a livelli di attacco/difesa e capacità speciali e che potremo comandare utilizzando una (intelligentemente) semplice combinazione di tasti. Potremo impartire ad ogni singola unità di muoversi in un determinato punto dello stage, concentrare il fuoco su di una singola unità nemica oppure, semplicemente, non dar loro comandi. In quest’ultimo caso, essi ci seguiranno e apriranno il fuoco automaticamente, non appena abbastanza vicini agli avversari.

Nonostante all’apparenza possa sembrare complicato mescolare il dinamismo tipico degli shooter con la relativa “calma” necessaria agli strategici, Disintegration riesce ad unire le due caratteristiche in modo armonico: il titolo risulta, a livello di gameplay, più “lento” di un canonico shooter competitivo senza risultare tedioso, permettendo quindi, anche grazie ad un button mapping snello e semplificato, il controllo delle truppe in modo intuitivo e veloce. Il cuore pulsante del gioco, a livello di gameplay, sarà il multiplayer: tralasciando l’aspetto più squisitamente meccanico del titolo, buono ma non eccelso (ma si tratta pur sempre di una beta tecnica), la closed ci ha permesso l’accesso a due modalità specifiche che faranno parte della versione finale del gioco.

In una modalità dovremo controllare delle zone e nell’altra modalità una squadra deve impedire che l’altra consegni un nucleo energetico prima che questo esploda, presso un punto di estrazione. Ed è qui che, forse, iniziano ad evidenziarsi alcuni limiti: è un peccato, viste le premesse originali del gioco, aver potuto testare unicamente il gioco in due game mode sicuramente divertenti ma che, nella loro “scontatezza”, probabilmente non riescono a valorizzare pienamente lo spirito di Disintegration. Il tutto, in due stage piuttosto ordinari e con poca caratterizzazione, soprattutto per quanto concerne la strategicità potenziale che il titolo offre.

In aggiunta, Disintegration online è apparso piuttosto caotico: se si parte dal presupposto che, almeno limitatamente alle modalità accessibili durante la closed beta, il titolo pone innanzi due squadre da 5 player ciascuna, con ognuno che oltre al proprio veicolo getta nella mischia sino a 3 minion, è facile rendersi conto di quanto caos possa potenzialmente generarsi in una mappa, rendendo anche complicato l’eventuale approccio strategico e, com’è capitato spesso durante il breve test, abbandonandosi al caso e all’intelligenza artificiale.

L’ESTETICA E LA TECNICA

Da un punto di vista tecnico ed estetico, Disintegration si è sin da subito mostrato valido e piuttosto solido: pochi rallentamenti (seppur presenti), lobby abbastanza veloci, lag contenuto e una buona varietà di personalizzazione e customizzazione del proprio alter ego e dei subordinati disponibili, attraverso la selezione di differenti “skin” per il proprio “esercito”, ognuno dei quali con caratteristiche specifiche diverse.

Graficamente, il titolo è apparso in forma e pregevole, seppur non perfetto anche in questo frangente: alcune texture ambientali non sono proprio il massimo, in più gli ambienti alternano cura e dettagli interessanti, a spazi “vuoti” oppure con uno spam continuo di oggetti simili/uguali fra loro. Anche le unità, graficamente parlando, non saranno particolarmente eccelse per quanto concerne la caratterizzazione estetica.

COMMENTO FINALE

Disintegration è un titolo molto interessante, nonostante la closed beta abbia evidenziato di già “gioie e dolori” almeno potenziali.

Sicuramente, per chi è alla ricerca di un’esperienza online diversa dagli standard, il titolo potrebbe offrire meccaniche originali ed un gameplay “nuovo”, a patto che gli sviluppatori si concentrino nel costruire modalità e ambienti che sfruttino al massimo le possibilità, sulla carta illimitate, che una fusione tra sparatutto e strategici può donare. Da tener d’occhio.

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Panzer Corps 2, nostra anteprima

Rilasciato nel 2011, il primo capitolo di Panzer Corps è riuscito nella difficilissima missione di raccogliere il testimone di un mostro sacro quale Panzer General, elevarne l’offerta e crearsi una nicchia di giocatori e fan entusiasta. D’altro canto il gioco era davvero ben sviluppato, e la gargantuesca mole di dlc usciti in questi anni fanno capire quanto Slitherine credesse in questo progetto. Ma il tempo passa, e così il publisher britannico ha messo in cantiere il sequel, Panzer Corps 2, che vi proponiamo in questa anteprima.

Il gioco sviluppato dal team indie Flashback Games debutterà su Pc il prossimo 19 marzo.

UN PO’ DI STORIA

La vita è divertente, perché a volte ti mette davanti a ricordi del passato di cui non avevi più memoria, o meglio ancora, non ci pensavi. Infatti, chi redige questa anteprima, aveva lavorato sul primo capitolo della serie con una recensione nel 2012. Se vogliamo, era l’articolo d’esordio, rimasto lì a prender polvere. Per varie vicissitudini, ci sarebbero voluti ben sette anni e un incontro fortunato per tornare a “strimpellare” sulla tastiera parlando di videogiochi.

Panzer Corps 2, sequel diretto del primo capitolo, porta in seno un ventaglio di novità così vasto che da solo copre non solo l’intero capitolo precedente, ma una valanga di contenuti digitali usciti in seguito.

NUOVO MOTORE GRAFICO…



Il primo aspetto che andremo ad analizzare, ed è quello che salta subito all’occhio, è il cambio del motore grafico. Infatti, in questa nuova iterazione potremo osservare sprite e grafica completamente tridimensionale, grazie al passaggio all’engine Unreal. Fin da subito il colpo d’occhio è notevole, anche se abbiamo notato che la telecamera non può essere girata a piacimento, e rimane ancorata solo a livello verticale, con diversi livelli di zoom.

Le unità godono di un buon numero di dettagli, e a livelli di zoom più alti i particolari sono ancora più marcati. Gli effetti e le animazioni sono invece nella media, pur risultando secondari in questo genere di giochi.

… NUOVA INTERFACCIA

L’interfaccia, uno dei pilastri portanti dell’impianto del gioco, vede l’abbandono del consueto menu a destra, in favore di una più minimale barra orizzontale, dove sono raggruppate le informazioni relative alla nostra unità, ad eventuali unità nemiche, e ai comandi di movimento, miglioramento, e gestione delle unità. In alto, troviamo il riepilogo relativo alle finanze, e ai mezzi a disposizione. Interessante la minimappa posta sul lato inferiore destro, che nonostante le ridotte dimensioni risulta utile per avere un’idea di fondo delle forze in campo.

Il piano di gioco in cui si svolgeranno gli scenari, è preso pari pari da quello che potremmo definire un modello tattico, pensate ai plastici che realizzano gli appassionati, e nonostante ci sia bisogno di qualche minuto per adattarsi alla visuale, risulta tanto comodo quanto immediato.

TANTISSIMI CONTENUTI





Ogni scenario offre una fase di briefing, dove verranno illustrati gli obbiettivi da conquistare più alcuni consigli tattici. Successivamente si passa alla seconda fase: quella dello spiegamento delle unità che comprende il miglioramento di quelle già esistenti più l’acquisto di truppe fresche. Come in passato, queste verranno mantenute tra uno scenario e l’altro acquisendo esperienza, migliorando le proprie statistiche.

Fin da ora, possiamo dirvi che il numero di truppe e mezzi a disposizione è davvero impressionante, e gli sviluppatori parlano di 1000 unità disponibili dal lancio, contro le 700 totali del primo Panzer Corps ma considerando tutti i dlc usciti. Avete capito bene: da solo questo sequel vanta un numero maggiore di tutto quanto uscito fin’ora.

CREAZIONE DEL PERSONAGGIO

Un’altra gradita aggiunta è quella della creazione del proprio personaggio. Ad inizio partita potremo sceglierne il nome, l’estetica e diverse abilità e debolezze. Per ogni “pregio” che selezioneremo, dovremo scegliere anche una debolezza, e fin da subito vi diciamo che i lati negativi che aggiungeremo al generale sono davvero “pesanti”.

Il nostro generale potrà acquistare unità di fanteria o mezzi a prezzi inferiori, garantire punti di esperienza extra alle nostre unità, mettere in seria difficoltà unità circondate in metà tempo. Ma a questi pregi, potrebbe contrapporsi la paura dell’ignoto, che ci impedirà di muovere le unità oltre la “fog of war”. O se fosse molto sfortunato, i combattimenti non andranno mai oltre le previsioni.

Insomma, la creazione del personaggio e dei tratti sarà oggetto di studi e guide. In ogni scenario le unità posizionabili occuperanno diversi tipi di slot, quindi non potremo creare armate infinite e dovremo gestire l’esercito con acume tattico e in base alle forze avversarie.

Acquisendo villaggi e città conquisteremo denaro sotto forma di Prestigio, necessario per migliorare le truppe e acquistarne di nuove. Le unità presenti, potranno essere migliorate o reintegrate con giovani reclute dal costo inferiore, o unità d’élite dal costo ovviamente superiore. La scelta sarà sempre nostra, ma dipenderà molto anche dalle unità presenti e dalla necessità di avanzare a tutti i costi, scenario in cui ci si imbatterà spesso verso la fine dei turni disponibili per una campagna.

Per avanzare negli scenari, dovremo sfruttare al meglio il movimento delle unità, anche perché il gioco stesso punta più sulle manovre di cattura e accerchiamento che la creazione di una linea di fronte. Spesso capiterà di dividere le proprie forze per catturare obbiettivi differenti allo stesso, soprattutto quando si hanno solo una manciata di turni a disposizione per il completamento dello scenario.





Il comparto di gioco promette dei gameplay piuttosto veloci, pur con una dose strategica di alto livello, anche grazie ad un’intelligenza artificiale coerente e decisamente aggressiva. Come lo stesso Panzer Corps, anche questo secondo capitolo fornisce davvero l’idea di essere il generale di una brigata, a differenza di altri operazionali dove il nostro compito sarà anche quello di gestire la logistica e i rifornimenti.

COMMENTO FINALE

Durante il corso della nostra prova di Panzer Corps 2, abbiamo assistito a qualche crash e qualche rallentamento, nulla che non si possa sistemare e perfettamente normale per una build anticipata di questo tipo. La release finale promette una campagna ramificata di oltre 60 missioni (contro la ventina del primo capitolo), che andranno a coprire i più importanti scenari della Seconda Guerra Mondiale.

Insomma, tantissima carne al fuoco che insieme alle unità, un editor di scenari potenziato, e nuove modalità multiplayer, fanno di Panzer Corps 2 l’oggetto del desiderio di ogni appassionato del genere, soprattutto l’utenza esperta che vive di pane e operazionali.

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Gothic Playable Teaser, Anteprima

A volte ritornano, diceva qualcuno. Gothic Playable Teaser riporta in vita un franchise storico; nella fattispecie quel primo Gothic che quasi 19 anni fa diede vita a una trilogia di grande successo destinata a essere ricordata nell’Olimpo degli rpg. Questo nonostante un sensibile calo mostrato con il terzo e ultimo capitolo della serie, che risale al lontano 2006.

Lo sviluppo, realizzato con l’ausilio dell’Unreal Engine 4, è stato affidato a THQ Nordic Barcellona,  che ha lavorato a questa sorta di demo sperimentale della durata complessiva di due ore. Un punto di domanda su un eventuale remake di Gothic, un amo lanciato ai fan per carpire ciò che si aspettano da una resurrezione videoludica che avrebbe molto da dire.

Gothic Playable Teaser è stato lanciato su Pc, via Steam, ed è disponibile gratuitamente per tutti i possessori di un qualunque titolo sviluppato da Piranha Bytes, acquisito lo scorso anno dalla stessa THQ Nordic. Di seguito l’anteprima di una versione che non ha nulla di definitivo, ma che comunque offre uno stralcio di ciò che potrebbe offrire il futuro della serie: non a caso in seguito gli addetti ai lavori proporranno un sondaggio agli utenti circa le sensazioni e i desideri relativi a quanto provato. Vi auguriamo una piacevole lettura.

Gothic Playable Teaser

IL CONTESTO

Questo non è un gioco completo. È una versione teaser giocabile che ha lo scopo di dimostrare un potenziale approccio a un nuovo titolo della serie Gothic. Non c’è nulla di definitivo. Il tuo feedback è essenziale per trasformare Gothic in un gioco moderno. Di conseguenza, e per premiare la tua fedeltà, Gothic Playable Teaser è gratuito per tutti i fan in possesso di un titolo della saga di Gothic o sviluppato da Piranha Bytes!

L’avvio di Gothic Playable Teaser si apre con un messaggio di testo a opera degli autori, che tuttavia non rivela le scelte compiute all’interno della “demo”. Nell’atto di riportare in vita un titolo irrimediabilmente vetusto infatti, solitamente gli addetti ai lavori possono ad esempio percorrere la via della remastered (come con Medievil), che aggiorna il più possibile i comparti tecnici principali lasciando però inalterata la struttura del gioco e i suoi caratteri distintivi. Una scelta che non di rado, tuttavia, fatica a cancellare la cocente sensazione di “vecchio” che determinate meccaniche possono suscitare a distanza di tanti anni. La via più coraggiosa, oltre che più dispendiosa, è invece quella del remake (come con Resident Evil 2), che viceversa cerca di modernizzare ogni aspetto, mettendo sul piatto una creazione capace di soddisfare sia i palati storici che quelli più recenti e tecnologicamente esigenti.

Gothic Playable Teaser

In quest’ultimo caso però, si corre spesso il rischio di stravolgere l’identità dell’originale, il che non costituisce, di principio, né un bene né un male. Almeno in teoria. Nel caso di THQ Nordic Barcellona, già all’inizio si ha modo di constatare con mano la direzione intrapresa dal team di sviluppo, in totale contrasto rispetto allo storico primo capitolo.

Il giocatore viene introdotto al gioco in stile Uncharted, con una rocambolesca sequenza d’avvio che inaugura un abbondante, e oggettivamente eccessivo, utilizzo di cutscene (prima sconosciute alla serie) e di sezioni guidate. Se nel lontano 2001 si veniva abituati a un universo di gioco nudo e crudo segnato dall’azione e dal pericolo fin dai primi minuti, adesso si ha invece a che fare con una realtà irrimediabilmente facilitata, che di fatto snatura uno dei punti di forza del franchise. Un ecosistema dinamico pervaso dalla necessità di essere cauti, come in un verosimile (a livello di approccio) mondo fantasy medievale.

Gothic Playable Teaser

IMBOCCATI DALL’INIZIO (ALLA FINE)

Non mancano le citazioni, come quella (palese) a Dark Souls. Il protagonista, incredibilmente loquace rispetto alla sua controparte di inizio millennio, inizia infatti la sua avventura con una spada spezzata, che trova poco dopo il suo ingresso nell’universo di Gothic Playable Teaser.
Da lì avviene poi il primo faccia a faccia col pericolo, nei panni di un piccolo branco di scavenger: pericolo per modo di dire dal momento che a un certo punto si verrà salvati da Diego, il primo storico npc che si incontra in Gothic. Nel primo capitolo una sortita fuori da un sentiero poteva rivelarsi fatale anche con un buon equipaggiamento: qui si riesce a tenere testa ai propri avversari anche con una spada spezzata.

E’ presto per giudicare un’eventuale (a livello di remake ufficiale) scelta di distaccarsi tanto dai tratti distintivi dell’originale. Di certo però gli aficionados della serie avranno provato una confusione non irrilevante nell’avere a che fare con uno stravolgimento tanto possente. Anche i dialoghi risultano cambiati radicalmente, con l’introduzione di scelte di testo alla Mass Effect che tuttavia, come altre innovazioni, svecchiano non poco un titolo che nei panni di semplice remastered farebbe, oggi, irrimediabilmente molta fatica a imporsi. L’interazione con Diego introduce il giocatore alla situazione nella Colonia, con le tre fazioni impegnate a contendersi la supremazia.

Gothic Playable Teaser

La missione principale affidata da Diego fa da pretesto per conoscere gli altri punti cruciali su cui il team di sviluppo voleva (e doveva) operare una netta modernizzazione: interfaccia utente e combat system. La prima si rivela un po’ scomoda con mouse e tastiera, ma mostra un consistente avvicinamento agli odierni standard. Le varie sezioni (Inventario, Armi, Armatura ecc) sono accuratamente divise e dettagliate, anche se talvolta l’abbondanza di voci presenti può dare adito a della confusione. Discorso diverso invece per il gameplay relativo al combattimento, che ispirandosi a quello di For Honor propone la possibilità di effettuare colpi e parate direzionali, così da mettere su un confronto dinamico che prevede, nondimeno, finte e contro-finte.

Tale sistema risulta tuttavia raffazzonato in questo caso specifico, con lo spam di tasti che risulta essere più efficace in svariate occasioni rispetto a un approccio più strategico al combattimento. La sensazione generale rimane tuttavia quella di un’esperienza eccessivamente semplificata, troppo in linea con l’andazzo videoludico recente e troppo in disaccordo con le caratteristiche peculiari del Gothic originale. Tra alcuni buoni spunti, il quadro che emerge è dunque quello di una direzione che, probabilmente, potrebbe rivelarsi più fruttuosa dando vita a un titolo a parte, più che a un remake.

Gothic Playable Teaser

COMMENTO FINALE

Le scelte d’autore, si sa, vanno discusse con le pinze. E THQ Nordic è stata brillante a proporre una demo sperimentale che facesse da sondaggio popolare circa un eventuale ritorno di Gothic tramite un remake. Particolarmente saggia è stata la decisione di non specificare il livello di fedeltà all’originale, che obiettivamente è piuttosto basso. Gothic Playable Teaser ha infatti il (de)merito di stravolgere completamente le meccaniche, oltre che la stessa filosofia, di un titolo che a prescindere costituisce parte integrante della storia degli rpg.

I riferimenti e in generale i prestiti da altri titoli contribuiscono alla realizzazione di un quadro che finirebbe irrimediabilmente con lasciare l’amaro in bocca ai nostalgici del franchise, traditi da un’esigenza di modernizzazione arrivata a snaturare i tratti distintivi dello storico primo capitolo. Cosa ci riserverà il futuro, se un gioco a parte oppure un remake messo a punto tramite i feedback della community, non ci è dato ancora sapere. Ai posteri l’ardua sentenza.

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Fantasy Farming: Orange Season, Anteprima

Sono tanti i titoli in cui i giocatori sono chiamati a gestire una fattoria. La vita di campagna ha sempre attirato molti e da una decina e passa di anni le produzioni videoludiche in tal senso si sono moltiplicate. Giusto ricordare FarmVille per Facebook che, sostanzialmente, ha dato vita al genere che si è evoluto enormemente fino ad arrivare al 3d della serie Farming Simulator. Bene, oggi vi parleremo di Fantasy Farming: Orange Season, titolo è in accesso anticipato su Steam per gli utenti Windows, sviluppato dal team brasiliano indipendente Tropical Puppy e distribuito da Soedesco.

Il gioco ci offre di iniziare la nostra vita di campagna in una ridente cittadina immersa nella natura. Vediamo come se la cava in queste fasi cruciali dello sviluppo. Buona lettura.

FARMING FANTASY: ORANGE SEASON E LA CAMPAGNA

Il gioco proposto da Tropical Puppy non si discosta troppo da Farming Simulator a livello di gameplay ma offre, chiaramente, diversi spunti interessanti con alcuni tocchi RPG. Rispetto al colossal di Giants Software e Focus Home Interactive, rivolto al realismo con un 3d di tutto rispetto, questo gioco propone un gameplay ed ambientazione molto più allegri e “romanzati”. Di fatto si tratta di un gestionale in pixel art che ci permette di fare la vita di campagna dei nostri sogni. I ritmi inizialmente compassati permettono di prendere confidenza con i comandi e con le dinamiche. Queste si presentano piuttosto semplici ma accattivanti e, più avanti, anche articolate.

Scelto il nostro nome, genere ed aspetto inizieremo fin da subito la nostra vita da fattore nella cittadina di Orange Town. Conosceremo subito alcuni abitanti che ci daranno sia dei consigli. Inoltre ci offriranno delle missioni da portare a termine che ci insegneranno a padroneggiare i meccanismi del gameplay.

Ma Orange Town è un posto piuttosto esteso dove non esiste soltanto la nostra fattoria. Troveremo anche altri luoghi importanti come il negozio che vende semi, quello di animali, la clinica e le botteghe di altri artigiani che saranno utili per acquistare utensili e migliorare la nostra qualità e quantità del nostro raccolto.

La profondità del gameplay sta anche nella gestione del nostro personaggio che avrà bisogno di riposare e mangiare perché ogni sforzo significativo toglie lui energie. Da questo punto di vista ricorda un po’ Punch Club. Stesso dicasi per la gestione delle risorse economiche. Tutto ha un prezzo. Il cibo, i semi, il foraggio, ma anche costruire nuovi parti della nostra fattoria come pollai, stalle ed altro.

Diventando amici degli abitanti del villaggio si scopriranno le loro storie, mentre li aiutate o passate del tempo insieme. Scoprite quali misteri si celano nella foresta con Raphael, andate a un appuntamento culinario con Lucas oppure approfondite la conoscenza di Cindy, che sogna di diventare una designer di mobili. In Fantasy Farming: Orange Season i giocatori potranno creare la propria storia ricca di sfaccettature e diventare un contadino amato da tutto il villaggio.



Le giornate sono scandite dal ciclo giorno notte e le quattro stagioni hanno anche la peculiarità di offrire semi diversi o colori diversi. Non mancano anche gli effetti atmosferici come le piogge.

Il nostro personaggio può imparare ad utilizzare utensili e, grazie alla possibilità di trovare materiali lungo le varie ambientazioni, di migliorare i propri attrezzi da lavoro. Tutto questo grazie all’utilizzo che ne migliorerà l’esperienza. In sostanza: più si utilizza un utensile, più esperienza si accumula e, una volta trovato o comprato i materiali necessari, sarà possibile migliorare vanghe, secchielli, falcetti, martelli ed altri utensili.

Le meccaniche sono semplici: con la vanga si zappa la terra, poi si semina e si innaffia (tranne nei giorni di pioggia e li è una manna perché si risparmia tantissimo tempo). È bene raccogliere i frutti del proprio raccolto ed immagazzinarli in una cesta che alle 8 del mattino del giorno successivo verrà svuotata dall’addetto del mercato con tanto di pagamento. Questo servirà a comprare frutti, materiali, e quant’altro occorrerà alla nostra attività nondimeno sarà possibile anche partecipare a fiere e concorsi che miglioreranno reputazione e casse.

Fantasy Farming: Orange Season, si pregia fin da ora, di avere un buon gameplay che si sforza di offrire varietà grazie ad una fase esplorativa gradevole che permette di visitare luoghi anche impervi e di incontrare personaggi di tutti i tipi, anche delle streghe. Le missioni dei personaggi, inoltre, si alternano con il trantran quotidiano. Il nostro contadino sarà anche in grado di pescare e di svolgere altre attività. Già, è proprio vero: la vita nella fattoria è movimentata nonostante tutto.

PIXEL ART GRADEVOLE






Fantasy Farming: Orange Season propone un aspetto grafico molto gradevole in pixel art che richiama tanto gli jrpg che tanto fecero scalpore sul Super Famicon nell’epoca d’oro dei 16 bit.

Tanti colori, forme rotonde e personaggi in stile anime. Oltre ad una insospettata varietà grazie alle tante ambientazioni che variano dalle miniere, alle foreste, alla cittadina, alle aree di mare, desertiche e molto altro. Interessante anche la caratterizzazione dei personaggi e degli animali. Davvero tanto tondi, carini e coccolosi. Le animazioni sono essenziali e comunque fanno il loro dovere. Non abbiamo notato incongruenze.

Buona anche l’interfaccia, molto semplice, che mostra inventario, soldi in cassa, stato di salute ed altre informazioni utili in modo diretto.

Gradevole anche il commento sonoro con una colonna sonora rilassante.

COMMENTO FINALE

Fantasy Farming: Orange Season è un gioco adatto a chi ama i gestionali con un pizzico di RPG. Il suo gameplay è interessante anche occorre molta metodica per iniziare fin da subito ad avere risultati. Le varie missioni e storie, alcune strampalate, arricchiscono la varietà. Ne beneficia il gameplay di questo titolo che ha anche una fase di esplorazione e raccolta risorse interessante. Per non parlare del tocco fantasy e narrativo.

Certo, il ritmo non è velocissimo e non ci sono sfide difficili. Vi garantiamo che anche se localizzato in inglese infatti, il gameplay scorre piacevolissimamente anche senza sforzarsi troppo nella traduzione. Si tratta di un inglese molto semplice e diretto.

Il comparto tecnico è gradevole presentando una pixel art varia e dettagliata dai tratti molto tondeggianti ed un sonoro appropriato.

Se vi piace la gestione e l’espansione di una fattoria questo titolo fa sicuramente al caso vostro. Siamo curiosi anche di conoscere le ulteriori novità che ci separano dalla versione finale. A tal proposito, si legge sulla pagina Steam del titolo di nuovi festival e concorsi ispirati a quelli reali, più di 30 tipi di animali da allevare. Inoltre, ci si potrà sposare scegliendo tra tante potenziali spose e sposi e mini-game. Mentre chi è esperto di codici può dilettarsi nel modificare quello del codice e realizzare le modifiche che si desiderano.

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Alder’s Blood, Prime impressioni

Shockwork Games è una piccola software house indie, che come titolo d’esordio ci propone uno strategico che da lontano ci ricorda Warsaw, recentemente recensito proprio sulle nostre pagine. Con alle spalle il publisher No Gravity Games, Alder’s Blood si propone come un titolo ricco di contenuti e con un’anima decisa, che darà filo da torcere anche ai giocatori navigati. Il titolo, è in uscita nel primo quarto del prossimo anno. Seguiteci in questo nuovo assaggio più corposo rispetto alla demo di qualche mese fa.

NUOVI TERRITORI

Ad oggi, un po’ tutte le ambientazioni vengono sfruttate in ambito videoludico, quindi spesso per proporre qualche novità si va a cercare periodi meno sfruttati, o mescolando ambientazioni differenti per dar vita a qualcosa di nuovo e unico. È sicuramente questo il caso di Darkest Dungeon, ma anche di Warsaw.

Quest’ultimo, ci ha piacevolmente stupito tanto per la difficoltà, quanto per uno stile artistico e un’ambientazione tanto vera quanto ben realizzata. Gli sviluppatori di Alders’ Blood, hanno solcato quindi questa strada portando il tuo gruppo di pistoleri in giro per un’ambientazione solida, accattivante e con tematiche note.

SERVIMI IN UN BICCHIERE SPORCO

La storia di Alder’s Blood inizia con il tuo personaggio in solitaria, scocciato e decisamente stanco di svolgere il proprio lavoro in un territorio tutt’altro che tranquillo, infestato da creature uscite dai suoi peggiori incubi. Seguendo il corso della storia senza andare a spoilerare troppo in sede di preview, possiamo dirvi che il contesto di questo gioco non è tanto post-apocalittico quanto “pre-apocalittico”, e dobbiamo dire che questa scelta si rivela azzeccata.

Oramai tra ambientazioni storiche e civiltà distrutte, la scelta di portare il giocatore in un mondo dove “l’apocalisse” è vicina all’arrivo, ci propone una visione nettamente diversa, dove cacciatori non del tutto umani, rappresentano l’ultimo baluardo contro questa fine che prima o poi arriverà.

I cacciatori in questione, non sono proprio dei mutanti, e nemmeno dei semi umani. Senza andare troppo per le lunghe, hanno la capacità di percepire i mostri nelle vicinanze, e un’innata resistenza all’oscurità. A parte questo, utilizzano ancora strumenti e armi umane.

Mentre il nostro personaggio impreca, veniamo a sapere che il Dio di questa ambientazione è venuto a mancare, e non si tratta di una battuta a sfondo religioso ma una descrizione letterale degli eventi. Sembrerebbe un classico cliché usato e riusato, invece gli sviluppatori sono stati capace di proporre qualcosa di interessante, anche perché la caratterizzazione dei personaggi è davvero degna di nota.

MONTA A CAVALLO

La progressione del gioco si dipana attraverso una serie di missioni. Ovviamente non è tutto li, perché oltre a quella principale ce ne sono diverse secondarie che daranno accesso a nuove armi, dialoghi, e punti esperienza per la nostra “truppa”.

Il bello di questo gioco è che appare come un tattico “invisibile”. Ed è questo che permette ad Alder’s Blood di distinguersi, grazie ad un sistema bilanciato anche se non perfetto, che garantisce ore di divertimento e un ottimo grado di sfida.


Le missioni si svolgono su una mappa esadecimale, mentre gli spazi tra i vari luoghi sono indicati da puntini lungo una griglia dalle forme precise. I vari incontri e gli obbiettivi della missione, verranno segnalati con icone precise. Il piano di gioco è talmente preciso e ben caratterizzato che già da solo rappresenterebbe un ottimo biglietto da visita, eppure non è finita qui.

Il sistema di combattimento è a turni, e ogni scontro è decisamente difficile. I nemici hanno quasi sempre più salute di te e infliggono un sacco di danni. Molti di loro chiederanno rinforzi non appena ti vedranno, e tutti correranno per indagare se ti vedono, ti ascoltano o addirittura ti fiutano. Sul serio, in determinate circostanze sarà utile mettersi sottovento per impedire di essere localizzati.

Il movimento e le azioni sulla mappa sono garantiti da una meccanica relativa alla resistenza, In pratica, per muoverti o svolgere azioni consumerai il valore di base, che se ridotto a zero ti costringerà a riposare per porvi rimedio. Durante l’esplorazione della mappa, potresti anche incontrare dei nemici che non vuoi affrontare, magari perché troppo debole o non preparato a sufficienza. In questo caso, potresti lanciare qualche pietra (consumando resistenza), per distratte i nemici, e passare quasi inosservato. Una bella trovata davvero.


Anche durante il combattimento, verrà utilizzato questo valore. Ed è qui che la tattica e l’uso delle armi diventano davvero coinvolgenti. Ogni cacciatore porta sia un’arma di grosso calibro che una leggera. Le pistole infliggono un sacco di danni ma fanno molto rumore e potrebbero attirare attenzioni indesiderate. Di contro, un pugnale può essere silenzioso e letale ma molti nemici sono resistenti alle armi bianche e da taglio.Abbattere con successo un nemico ti dà anche la possibilità di “bandire” quel nemico dal piano di gioco, uccidendolo all’istante… ma bandire rafforza anche l’oscurità, il che significa che i mostri ancora presenti diventeranno più potenti e il gioco decisamente più difficile. Insomma, svolgere missioni ed esplorare, ma non certo andare in giro come fosse un hack and slash.

Svolgere missioni e “purificare” il mondo di gioco, farà guadagnare punti esperienza, sbloccando abilità e migliorando le statistiche del proprio party. I tratti di ogni personaggi sono utili e svariati, dando libero sfogo a diversi tipi di build a seconda delle proprie necessità.

C’è poi il sistema di sostentamento. Esplorare non è gratis, e ci sarà bisogno di vettovaglie e strumenti per sopravvivere in queste terre senza Dio. La maggior parte attrezzature viene fabbricata piuttosto che acquistata, e per rifornirsi spesso si inizierà a scavare. Ma anche in questo caso, potrebbero capitare incidenti, quindi è meglio sempre mettere qualcuno di guardia ed avere un dottore pronto ad intervenire.

SCHIZZO E LINEA

Visivamente, Alder’s Blood è davvero intrigante. Sarebbe molto facile per lui copiare lo stile artistico di voci più conosciute sul generis, invece si è optato per uno stile decisamente particolare, e allo stesso tempo distintivo.

È una via di mezzo tra i toni dark e l’inchiostro volutamente stilizzato, sembra un fumetto in movimento. Personaggi compresi, evocativi fin dall’inizio. Tutta l’atmosfera e il comparto artistico, sono sorretti da una soundtrack non molto varia, ma ben rappresentata da un numero di tracce sufficienti ad immedesimarci nel mondo di gioco.

COMMENTO FINALE

Queste Prime Impressioni si sono rivelate una bella sorpresa. Alder’s Blood non è un gioco perfetto, ovviamente, ma in parte è dovuto al fatto che chiaramente non è ancora pronto per essere rilasciato. Anche così, se fosse rilasciato nel suo stato attuale senza miglioramenti, sarebbe un ottimo punto di partenza per un “early access”.

Non è sicuramente adatto a tutti. Il movito? Come altri esponenti dello stesso genere è piuttosto difficile e l’ambientazione va capita prima di essere apprezzata a pieno. È a suo modo inquietante e bello da vedere nella sua desolazione, e vuole proporre una mole di contenuti importante sotto un impianto user friendly. Aspettiamo i mesi che ci separano dall’uscita della “versione finale” con grande fiducia. E consigliamo a tutti gli amanti di Darkest Dungeon di tenere d’occhio questo gioco.

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