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Indivisible, la nostra recensione

Indivisible è un titolo ambizioso: annunciato nel 2015 dallo sviluppatore Lab Zero Games, il gioco indipendente si è posto obiettivi piuttosto complicati, tra cui una piuttosto riuscita ibridizzazione di genere che ricorda la gemma Valkyrie Profile, raggiunti grazie ad una campagna di successo su Indiegogo di successo (oltre 1.820.000 di euro raccolti con oltre 32.000 donatori, ndr) ed al supporto del publisher 505 Games.

Un titolo che, seppur sia un evidente omaggio agli Jrpg classici, ha cercato di dire “la sua”, grazie ad una serie di accortezze specifiche e scelte stilistiche di spessore, frutto di un lavoro profuso con evidente amore e dedizione che derivano dall’altro titolo noto di Lab Zero, Skullgirls, picchiaduro stiloso al femminile uscito sette anni or sono. Ma andiamo con ordine. Ecco, dunque, la nostra recensione della versione PS4 uscita assieme alle altre piattaforme lo scorso 8 ottobre.

DESIGN + GENERE

Indivisible è un gioco ibrido, che unisce sezioni piattaforma altre di ruolo a turni ispirato visibilmente al mondo giapponese, che può vantare un’estetica personale e di rilievo.

Ed è proprio dall’estetica che partirà questa disamina di Indivisible: gli sviluppatori, reduci dal “successo” in termini di caratterizzazione e di realizzazione tecnica di Skullgirls, hanno nuovamente svolto un lavoro di altissimo profilo qualitativo.

Non solo da un punto di vista meramente tecnico, ma anche da un lato più strettamente legato al design complessivo e alla realizzazione delle animazioni, degne di un “cartoon” di alto livello e dall’altissima fluidità. Ma non è solo questo: ben presto ci troveremo “immersi” negli splendidi ambienti e fondali disegnati a mano, tra città vive, deserti e tanti altri biomi splendidamente realizzati.

Qualità artistica che trasla ininterrotta e omogenea anche al comparto sonoro, inestricabilmente legato proprio all’eccellenza visuale e in grado, in modo davvero ben elaborato, di creare il giusto tappeto sia in situazioni divertenti che più “emozionali”. Il tutto, condito da una realizzazione ineccepibile, che offrirà una risoluzione in Full HD sostanzialmente piacevole assieme ad un frame rate bloccato a 30 fotogrammi e che non va mai in affanno.

LA TRAMA VEDE PROTAGONISTA AJNA

Ma passiamo alla storiac che ruota intorno ad Ajna, una ragazza dal carattere ribelle che sa il fatto suo. Allevata dal padre nei sobborghi di una cittadina rurale, la sua vita precipita quando la sua casa viene attaccata. Dentro di lei si risveglia dei poteri misteriosi e straordinari. Di cosa parliamo? La nostra eroina potrà assimilare l’essenza di chi incontra, per poi evocarla in battaglia.

Nella sua lunga missione, Ajna incontrerà oltre 20 “Incarnazioni”: persone che può assorbire ed evocare per lottare al suo fianco.

Ma, dopo alcuni tragici eventi che colpiscono il suo pacifico villaggio, la nostra alter-ego, accompagnata da diversi comprimari che incontrerà sul cammino, si ritroverà suo malgrado al centro di un travagliato viaggio, iniziato per vendetta ma che lentamente, tra situazioni un po’ più stereotipate e piccoli, inattesi colpi di scena, si evolverà in qualcosa di sicuramente più profondo e immaginifico.

Nonostante la linea narrativa poggi su alcuni canoni del settore, specialmente quello ruolistico, con la solita contrapposizione fra un male che si svela lentamente ed un bene che, sin dall’inizio, si rivela completamente o quasi “luminoso”, Indivisible offrirà una scrittura sostanzialmente buona e che ci darà sufficiente spunto per proseguire, seppur abbia una certa tendenza a semplificare questioni e situazioni potenzialmente “mature”. Il mondo di gioco, vastissimo e che offrirà un buon grado di differenziazione non solo estetica ma anche narrativa, ci consentirà l’esplorazione di un micro-cosmo sufficientemente dettagliato e interessante.

GAMEPLAY IBRIDO

Il vero e ambizioso “cuore ludico” di Indivisible è proprio il suo gameplay ibridizzato: un po’ piattaforma, in una realizzazione che ricorda molto da vicino un classico Metroidvania: avremo livelli piuttosto intricati in cui arrampicarci, sfruttare diverse abilità e movenze per poter superare puzzle piuttosto classici del genere. Ma, e qui arriva il bello, i livelli saranno infestati da nemici: approcciandone uno, scatterà in pieno l’ibridizzazione.

Infatti, il gioco confluirà in modo del tutto armonico verso i lidi canonici dei ruolistici a turni, con il nostro gruppo di eroi che si schiererà da un lato, fissando all’opposto i nemici. In questo frangente, Indivisible, ci offrirà un’esperienza piuttosto classica di facciata, ma differente nei dettagli: i nostri eroi disporranno di vaste possibilità a livello di abilità da sbloccare ed utilizzabili, alcune delle quali potranno essere addirittura utilizzate nella sezione platform per scoprire le classiche “hidden door” (porte nascoste, ndr) dei Metroidvania.

Ma, meccanicamente parlando, Indivisible offre di più: ogni personaggio (il team sarà composto da 4 eroi), sarà legato ad un tasto specifico del pad, che ci consentirà di attaccare ma anche di difendere a seconda del turno. I nostri eroi potranno anche collegare gli attacchi fra loro, seguendo lo stesso meccanismo: in sostanza, Lab Zero ha, in modo semplice ed intuitivo e ricordando la “lezione” di Valkyrie Profile, reso personale, originale e dinamico un sistema di combattimento il cui suo “fianco debole” era proprio la perdita progressiva di dinamismo.

Unico neo è un livello di difficoltà ondivago (non preciso) che, sebbene tendenzialmente semplice e accessibile, si acuirà “drammaticamente” e improvvisamente, ponendoci dinanzi, senza preavviso, nemici in grado di annientare il nostro manipolo di eroi in un sol colpo.

Altra carenza, anche se probabilmente parte di una cosciente scelta di design, gli elementi ruolistici saranno ridotti al lumicino: chi si aspetta inventari colmi di oggetti, crafting o possibilità di personalizzazione estese al level up, resterà deluso. Indivisible pone l’accento su altri aspetti, fra cui il citato dinamismo e l’accessibilità complessiva, ma ciò non toglie che un comparto RPG più profondo avrebbe fatto spiccare al gioco un “enorme” salto valutativo.

COMMENTO FINALE

Indivisible prende e fa sua la formula di Valkyrie Profile, unendola ad un design accattivante e ben realizzato, unito a contenuti piuttosto estesi.

Una produzione che ha dei nei, riscontrabili in una difficoltà disomogenea, una sentita mancanza di elementi ruolistici maggiormente profondi oltre che, a conti fatti, ad un salto qualitativo “tematico” della linea narrativa. Tuttavia, rimane un ottimo gioco che, per poco, non riesce ad imporsi come “esempio”.

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Valfaris, la nostra recensione

Iniziamo da una frase che solitamente metteremmo in un commento finale: Valfaris è il sogno di chi negli anni ’80 e ’90 giocava a titoli come Turrican. Potremmo definirlo un’evoluzione del genere ma se amate gli sparatutto a scorrimento con tocchi di metroidvania, allora il gioco sviluppato da Steel Mantis (che include Andrew Gilmore, lo stesso autore di Slain: Back from Hell uscito tre anni e mezzo or sono), deve far parte della vostra softeca. Senza se e senza ma.

Questa nostra brutalità nell’iniziare la recensione di Valfaris è giustificata dalla brutalità di un gioco nudo e crudo che, senza troppi giri di parole, offre un gameplay vecchio stile che premia i più bravi e che sfida i giocatori alle prime armi.

Il merito va senza dubbio ad Andrew Gilmore che ha portato l’anima di Slain in una nuova ambientazione. Ecco la nostra recensione (rapida e cruda) di questo interessantissimo titolo indie uscito pochi giorni fa (10 ottobre scorso, ndr) su Steam per Pc Windows, ma disponibile anche su PS4, Xbox One e Switch sotto l’etichetta Big Sugar.

Buona lettura.

UNA TRAGICA STORIA DI VENDETTA

Diamo un’occhiata al quid che muove tutto il carrozzone (e che carrozzone). La storia semplice narra di Therion, un impavido e fiero figlio di Valfaris, che torna a casa per scoprire la verità sul suo destino e per sfidare nientepopodimeno che suo padre per eliminarlo.

Vroll, questo il nome del cattivone di turno, ha sostanzialmente trasformato quello che un tempo era un paradiso in un vero e proprio inferno. La cittadella sfarzosa di un passato non troppo lontano, si è trasformata in un meandro oscuro, triste, ossessionante, malato dove l’oscurità è crescente ed il male è dietro l’angolo sempre in agguato. Questo dopo che Valfaris è scomparsa misteriosamente dalle carte stellari per ricomparire improvvisamente nell’orbita di una stella morente.

Deciso a far giustizia ed armato di spada, mitragliatore e scudo, il nostro eroe che ha la parvenza di un metallaro ed un fabbro scozzese (sempre metallaro) si immerge in questi meandri per salvare Valfaris da una fine atroce.

MI RITORNI IN MENTE… SHOOT OR DIE

Il cuore pulsante di questo gioco è senza dubbio l’azione veloce e senza tregua. Valfaris non lascia spazio alle riflessioni e qui come poche volte vale il motto di Turrican “Shoot or die” – “Spara o muori”. Ma se il capolavoro di Rainbow Arts uscito ad inizio anni ’90 sulle piattaforme dell’epoca (assieme ai suoi sequel) aveva attimi di pace (se così si può dire), il titolo sviluppato da Steel Mantis non ha letteralmente tregua.

Complici anche i velocissimi respawn dei mostri abbattuti. Quasi un peccato che non si possa avere un attimo di tregua per ammirare alcuni scorci notevoli delle ambientazioni. Di questo ne parleremo dopo.

Per il resto la dinamica del gameplay è molto classica: il nostro Therion può saltare, accovacciarsi, usare diversi tipi di arma, a patto di attivarle, usare uno scudo che ad ogni impatto si indebolisce ma che è possibile ricaricare raccogliendo le sfere dedicate lungo il tragitto, affettare o trafiggere i nemici di ogni genere: organico, meccanico, misto ed abomini di ogni genere.

Ripetiamo: diverse volte ci è sembrato di giocare a Turrican… al doppio del ritmo, però, e con meccaniche più oleate, raffinate grazie, ovviamente ai quasi 30 anni di differenza tra le due produzioni.

Ci sarà anche da sparare agli ambienti per attivare varchi o interruttori ed andare in zone desiderate, affrontare fasi platform frenetiche, combattere contro nemici implacabili che proliferano selvaggiamente in diverse zone.

Azione, colpo d’occhio, riflessi e soprattutto grande sangue freddo (per evitare di imprecare), saranno fondamentali lungo il nostro peregrinare per Valfaris. Non mancheranno certo le boss fight ad effetto. Ad ogni nostra morte ricominceremo dall’ultimo checkpoint attivato. Si perché in Valfaris funziona in questo modo: dovremo attivare gli altari che sono i nostri punti di ritorno. Ovviamente lungo il cammino potremo raccogliere anche dei cuori (pulsanti, mica quelli di Zelda) per ripristinare l’energia.
Ma fondamentale sarà trovare il metallo di sangue che serve a potenziare la nostra dotazione e permettere di avere bocche di fuoco sempre più potenti ed efficienti, oltre che altamente spettacolari. Fuoco triplo, laser, raggi di energia ed altro ci aiuteranno nell’impresa.


Per migliorare le proprie prestazioni sarà possibile anche sacrificare gli idoli della resurrezione a delle colonne speciali. Questo renderà più difficile il nostro percorso visto che i punti di salvataggio si diraderebbero, ma per compensazione avremo armi più forti. Ah, quasi dimenticavamo: sarà possibile anche salire – in alcuni tratti – a bordo di robottoni (molto resistenti). Insomma, non manca nulla. A no, ultima chicca sul gameplay: la spada non sarà solo figurativa. Attaccando con essa e quindi rischiando il corpo a corpo, permetterà di raccogliere delle sfere d’energia che serviranno a ricaricare l’energia dello scudo e poterlo così utilizzare efficacemente.

Ecco perché Valfaris ha si l’anima antica del classico che abbiamo più volte nominato, ma ha pure qualche cosa di moderno che rende maturo anche un titolo apparentemente “ignorante” come uno sparatutto dai toni metal.

La sfida è veramente ardua ed il livello di difficoltà generale è molto alto, soprattutto dopo la prima mezz’ora di gameplay. È un continuo che agli estimatori del genere, sicuramente piacerà. Buona anche, per questo genere di giochi, la longevità. La media può attestarsi sulle 5 ore ma dipende molto dalla bravura dell’utente. I più bravi possono metterci anche tre orette, i più distratti anche 10 ore a salire.

UNA BELLEZZA PER GLI OCCHI E PER LE ORECCHIE

Un rapido capitolo sul comparto tecnico ed artistico di Valfaris. Avevamo accennato del nostro rammarico per non aver tempo di ammirare questo o quello scorcio delle tantissime ambientazioni del gioco. È semplicemente così. La varietà ed il design sono spettacolari.

Artisticamente è stato svolto un lavoro con i fiocchi esaltato da una pixel art splendida e da diverse ambientazioni mai banali e sempre evocative dove le linee dei paesaggi ed i colori della natura presente in Valfaris si mischiano sapientemente con i toni oscuri dell’inferno bio-meccanico e tecnologico.

In questo gioco, non solo alcuni mostri sono epici ma anche diversi nemici comuni. Lupi, piranha e molto altro. Splendide e spettacolari anche le esplosioni. Ottimo il frame-rate che rimane granitico e non si schioda anche nei momenti di maggior affollamento dello schermo che spesso e volentieri si riempie di nemici ma anche di esplosioni (e smembramenti scenici).

Tante le chicche anche per gli effetti ambientali.

Non poteva mancare anche un comparto sonoro adeguato. Abbiamo parlato di metal ed ecco il metal grazie alla colonna sonora firmata da Curt Victor Bryant, ex chitarrista dei Celtic Frost. I suoi riff accompagneranno il nostro Therion nel miglior modo possibile. Le musiche, così come l’art book, sono in vendita grazie a dlc specifici.

COMMENTO FINALE

Abbiamo già detto tutto. Se amate gli sparatutto a scorrimento probanti, difficili, ma al tempo stesso esaltanti e vari in grado di offrire anche scorci grafici e brani musicali di un certo livello, Valfaris (brutale al punto giusto) non deve mancare. Soprattutto se siete amanti di questo genere di titoli.

Chi ha amato Turrican dovrebbe farci più di un pensierino. Lo ricorda parecchio, è vero, ma ci mette tantissimo del suo amplificando la sfida grazie ad un gameplay raffinato e dalle meccaniche più moderne.

A nostro avviso una delle migliori produzioni indie di questo 2019 e con un sapore dolcissimo di retro. Beh, si, Valfaris è il nuovo Turrican.

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Blasphemous, Recensione

Per molti studi di sviluppo di piccole dimensioni, Kickstarter rappresenta la più concreta possibilità di affacciarsi sul mercato, con l’appoggio di tutti gli eventuali supporters del progetto. Nonostante The Game Kitchen abbia già avuto modo di farsi conoscere grazie al successo ottenuto con The Last Door, Blasphemous non fa eccezione in tal senso. Dopo il grande successo ottenuto nella sua campagna Kickstarter, nella quale è riuscito a racimolare circa 330.000 dollari a fronte dell’obiettivo minimo fissato a 50.000, il nuovo metroidvania è finalmente sbarcato su Pc (Steam), PS4, Xbox One e Switch.

A qualche mese di distanza da Bloodstained, un altro pregevole titolo a scorrimento in 2D fa la sua comparsa, questa volta fortemente ispirato a Dark Souls. Realizzato con una pixel art curata in ogni singolo dettaglio, Blasphemous ci proietta in un mondo di sangue e redenzione, nella quale la trama viene svelata poco a poco, in un gioco che nonostante la grande cura nel gameplay riserva anche una rilevante profondità nella lore. Di seguito la nostra recensione per la versione Pc. Buona lettura.

LA MISSIONE DEL PENITENTE

Il giocatore vestirà i panni del Penitente, privo del proprio nome così come della capacità di esprimersi, il cui unico scopo si rivelerà essere quello di liberare se stesso e la sua terra, Cvstodia, sulla quale si è abbattuta una terribile maledizione, dove i religiosi più ferventi sono stati trasformati, quasi come una sorta di contrappasso, nelle terribili trasfigurazioni della loro fede, vissuta come un cieco fanatismo. Unico sopravvissuto sia del massacro chiamato “Dolore Silenzioso” che della Confraternita Del Lamento Silente, al personaggio controllato dal giocatore spetterà il compito di risalire tanto all’origine della maledizione quanto a quelle del proprio tormento, che si materializza in un ciclo infinito di morte e rinascita.

Tra le interazioni con gli npc e le descrizioni degli oggetti che potranno essere raccolti, la trama prenderà ulteriormente forma, facendo luce su un mondo contorto, flagellato dall’Età Della Corruzione. Quello del Penitente sarà un vero e proprio pellegrinaggio, attraverso un cammino oppresso da una coltre di sangue e morte, con mostri e vari figure divine e semidivine ad ostacolare il passaggio.

UN FIUME DI CARNE E SANGUE DA GUADARE

Nonostante un contesto e un’atmosfera veramente suggestiva, il pezzo forte di Blasphemous resta il combattimento da hack and slash provetto. Pur trattandosi di un metroidvania puro, esso è permeato da elementi souls-like, oltre che ruolistici.

Nel corso dell’avventura, vissuta accanto alla fedele spada Mea Culpa, il giocatore non godrà di un vero e proprio sistema a livelli, bensì di un albero di abilità che sarà possibile sbloccare proseguendo nella storia. Nuove capacità e mosse sempre più potenti andranno ad arricchire il potenziale combattivo, rendendo le battaglie sempre più varie e appassionanti. Nella mappa di gioco, liberamente esplorabile e continuamente inneggiante al backtracking, si troveranno anche diverse aree (alcune delle quali segrete, da scoprire), dove sarà possibile aumentare la quantità massima di vita e di mana, adibito all’utilizzo dei colpi più micidiali.

Oltre a ciò, congiuntamente all’approfondimento della lore tramite le descrizione, il giocatore potrà potenziarsi tramite le numerose reliquie che sarà possibile trovare ed equipaggiare. Un numero di slot limitati costringerà a focalizzarsi su stili di gioco specifici, autentiche build tutte da costruire e orientate sulla base dei poteri dei singoli oggetti, suddivisi per tipologie e conferenti sia abilità attive che passive. In caso di morte si tornerà in vita presso l’ultimo inginocchiatoio visitato, che oltre a ricaricare le boccette (inizialmente due) con le quali sarà possibile curarsi, fungerà da punto di salvataggio. Un corrispettivo dei falò in Dark Souls, che costituiranno i simboli tangibili dell’avanzamento del giocatore lungo la trama del titolo targato The Game Kitchen.

L’ARTE IN 16 BIT

Realizzato in pixel art, un tratto sempre più comune nelle recenti produzioni indie, il design di Blasphemous riesce a catturare l’attenzione in ogni singolo frame per la cura, fin nei minimi dettagli. Sia nelle scene di intermezzo (con tanto di dialoghi) che in quelle di combattimento e di esplorazione, sarà facile volersi fermare ad ammirare i disegni, che a braccetto con le animazioni renderanno il titolo un’autentica gioia per gli occhi, capace di regalare un’esperienza lugubre e affascinante al tempo stesso. Il sangue sgorgherà da ogni singolo pixel, rendendo soddisfacente ogni uccisione compiuta con la fluidità e la maestria da Castlevania consumato.

Essendo gli sviluppatori spagnoli, è facile pensare che per il contesto essi si siano ispirati all’architettura di Siviglia (sede del loro studio) e più in generale all’iconografia cristiana, le cui manifestazioni di pregio appaiono corrotte dal marcio intrinseco dei fedeli, ora trasformati in mostri sanguinari. Disperati armati di croci giganti, cavalieri decaduti e abomini deformi: gli incubi a sfondo (corrotto) cattolico prenderanno forma lungo il cammino del Penitente, che dovrà anche vedersela con veri e propri boss, apice della difficoltà ma anche della soddisfazione, successiva alla supremazia ottenuta in uno scontro all’ultimo sangue.

TRA AMARCORD E PRESENTE

Anche dal lato tecnico la realizzazione di Blasphemous si rivela ottima, con una sostanziale assenza di bug e rallentamenti, se non quelli “stabiliti a monte”, in stile Amiga 500. Pur vantando una fluidità ineccepibile, il titolo riserva un accenno di scattosità dal retrogusto old-school, come nelle brevi cut-scene che subentreranno fin troppo raramente, nel corso del gioco. La varietà generale di ambientazioni è nemici si rivela essere piuttosto buona, nonostante l’evidente riciclo di skin nel caso di qualche mostro.

Altalenante invece la soglia di difficoltà, con ad esempio gli attacchi magici, che risulteranno particolarmente sbilanciati rispetto a quelli fisici rendendo alcuni tipi di mostri fin troppo ostici da sconfiggere in alcune circostanze.

A ciò si aggiunge la possibilità di incappare in un loop che non lascerà scampo al giocatore, che potrebbe finire intrappolato in una sequenza senza fine di attacchi magici a distanza senza possibilità di reagire, nonostante la possibilità di parare o schivare. I controlli in combattimento godono sono infatti ben implementati e reattivi, fatta eccezione per il salto che viceversa risulterà non di rado impreciso. Un aspetto che, soprattutto in sede di boss fight, potrebbe portare all’esasperazione. Quella di The Game Kitchen è complessivamente una tela pregiata, che nonostante qualche sbavatura riesce a suscitare notevole coinvolgimento negli astanti. Blasphemous, scommessa vinta in un pellegrinaggio tutto da compiere.

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COMMENTO FINALE

Non capita tutti i giorni di vedere un metroidvania scambiabile per un Dark Souls in 2D, per design, atmosfera e fluidità nel gameplay. I ragazzi di The Game Machine sono riusciti a realizzare un piccolo gioiello, che nonostante alcune sbavature tecniche entra di diritto nei must have del genere. Un level design veramente convincente e una lore fascinosamente inquietante fanno da spalla a un gameplay fluido e coinvolgente, capace di regalare molte soddisfazioni, ma anche tante morti con respawn annessi.

Blasphemous si inserisce prepotentemente tra gli indie più accattivanti, con uso sapiente e raffinato dello stile in pixel art, che ancora una volta dimostra le vette artistiche raggiungibili in fase di caratterizzazione. Anche senza l’utilizzo delle più pompate grafiche fotorealistiche da tripla A. I giocatori che pensano di essersi recentemente cimentati con titoli semplici e sono alla ricerca di una redenzione per il loro animo da pro gamer alla continua ricerca di sfide, troveranno in questa sede pane per i loro denti. Che il pellegrinaggio abbia inizio, o Penitente.

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Horace fa il suo esordio su Steam

L’action adventure platform Horace fa il suo debutto odierno su Steam.  Puntuale come d’annuncio. Frutto del lavoro degli sviluppatori Paul HelmanSean Scaplehorn approda su Pc grazie all’etichetta 505 Games. Il prezzo del gioco è di 14,99 euro con uno sconto del 10% per la settimana di lancio per cui sarà possibile acquistarlo a 13,49 euro.

Ecco il trailer di lancio, buona visione.

Horace è un platform con caratteristiche ispirate al genere metroidvania che possono essere progressivamente sbloccate man mano che si avanza nella storia. Il titolo inviterà i giocatori a risolvere puzzle impegnativi e a sconfiggere fortissimi boss all’interno di una trama di gioco divertente e allo stesso tempo profonda ed emozionale.

Il gioco vuole insegnarci quanto sia importante non smettere mai di inseguire i propri sogni. Paul Helman lasciò il suo lavoro con l’idea di poter realizzare prima o poi il gioco a cui avrebbe da sempre voluto giocare.  Durante i sei anni successivi, Horace è stato sviluppato con l’obiettivo di combinare un vasto universo open-world con una parte narrativa importante, elementi del tutto atipici per il genere platform.

Ispirato alle più recenti produzioni indie e ai grandi classici molto amati dai fan del genere, Horace cerca di creare una connessione emotiva con il giocatore attraverso una narrazione profonda ed è ricco di imponenti cut-scene che danno a questo titolo un taglio decisamente cinematografico. Il titolo è anche disseminato di mini giochi, molti dei quali ispirati ai giochi classici della storia della cultura pop. Un lavoro fatto con il cuore e una produzione dalla cura artigianale che di sicuro delizierà tutti i fan dei giochi a 8 e 16 bit.

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Aggelos debutta su PS4 ed Xbox One

Se siete nostalgici amanti delle avventure di Wonder Boy, la notizia vi farà piacere: Aggelos – action platform metroidvania con spruzzi RPG – fa il suo debutto su PS4 ed Xbox One. Lo annunciano i publisher PQube e LookAtMyGame, e gli sviluppatori  indie Storybird Games. Questo gioco in pixel art che si ispira proprio alla serie Wonder Boy vuole stupire anche sulle ammiraglie Sony e Microsoft.

Ad un anno dall’uscita su Steam ed a tre mesetti dal debutto su Switch, il titolo dalla evidente impronta retrò è quindi disponibile da oggi su console.

Vediamo il trailer di lancio che accompagna la notizia, buona visione.

In Aggelos, i giocatori dovranno trovare il loro percorso attraverso un vasto regno non lineare e avventurarsi tra foreste, aree sottomarine, sistemi di grotte e antichi templi per scoprire elementi magici e nuove abilità grazie ad una “spruzzata” di GDR (o RPG).  Gli appassionati sono invitati ad usare e combinare gli elementi in modo creativo per superare i boss unici e mortali ed avanzare nella storia.

Le opzioni di movimento dinamiche e diversificate fanno di Aggelos un omaggio alla leggendaria era dei titoli giapponesi non lineari a 16 bit e danno ai giocatori gli strumenti per combo spettacolari e creative che si vogliono soddisfare gli amanti del genere soprattutto a chi ha apprezzato i classici griffati SEGA.

Per soddisfare ancora di più i veterani del genere e migliorare ulteriormente la rigiocabilità, gli sviluppatori hanno aggiunto la modalità Difficile. Questa offre una reale differenza nel modo in cui gli appassionati si approcciano al gioco. Affronteranno ora i nemici che infliggono più danni, hanno maggiore velocità di movimento e di attacco e sparano proiettili aggiuntivi.

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Horace si avvicina al debutto su Pc

Horace ha una data di lancio. Il platform in stile metroidvania debutterà il prossimo 18 luglio su Pc. Lo ha annunciato il publisher 505 Games.

Vediamo il trailer d’annuncio ed alcune immagini. Buona visione.

Horace inviterà i giocatori a risolvere puzzle impegnativi e a sconfiggere fortissimi boss all’interno di una trama di gioco profonda ed emozionale. Sarà quindi un mix tra platform classico e puzzle in pixel art.

505 Games darà la possibilità ai giocatori di determinare il prezzo al lancio di Horace su Steam semplicemente aggiungendolo alla propria wishlist Steam

Sono stati creati quattro diversi livelli di scontistica per Horace che si attiveranno solo al raggiungimento di specifici obiettivi.

Se almeno 200.000 giocatori della community di Steam includeranno Horace nella loro wishlist entro martedì 16 luglio, questo videogioco sarà disponibile a 3.75 euro, che corrispondono a uno sconto del 75%.

Il gioco, sviluppato da Paul Helman e da Sean Scaplehorn, tornerà al prezzo iniziale di vendita di 14,99 euro dopo una settimana dal lancio.











I VARI SCONTI

Qui di seguito i quattro livelli di sconto che potranno attivarsi al lancio del gioco, sulla base del numero di giocatori Steam che includeranno Horace nella loro lista dei desideri:

  • Livello di Sconto 1: 1.000 aggiunte alla lista desideri Steam = 13,49 euro (Sconto 10%).
  • Livello di Sconto 2: 50.000 aggiunte alla lista desideri Steam = 11,25 euro (Sconto 25%).
  • Livello di Sconto 3: 100.000 aggiunte alla lista desideri Steam = 7,50 euro (Sconto 50%).
  • Livello di Sconto 4: 200.000 aggiunte alla lista desideri Steam = 3,75 euro (Sconto 75%).

Sviluppato da Paul Helman e Sean Scaplehorn, Horace è un avvincente titolo platform caratterizzato da un eccentrico umorismo britannico, una trama emozionale e un’avvincente narrazione cinematografica mai apparsa prima su titolo platform. Paul Helman ha lasciato il suo lavoro per dedicarsi alla creazione del videogame che ha sempre desiderato giocare. Dopo sei anni questo piccolo capolavoro è pronto a vedere la luce. Inspirato da alcuni recenti gioielli del panorama indie e dai più celebri videogiochi di questo genere, Horace include anche una serie di minigiochi ispirati ai titoli classici della cultura pop.

Sviluppato con grandissima passione e amore, Horace desidera deliziare tutti i fan dei giochi delle ere 8-bit e 16-bit.

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Cathedral, ad ottobre su GOG

Se siete amanti degli action adventure in stile 8 bit che hanno reso famoso il NES, Cathedral fa al caso vostro. Stiamo parlando di un titolo in arrivo ad ottobre su GOG per Pc Windows, Mac e Linux in fase di sviluppo da Decemberbon Interactive.

La notizia arriva da IndieRetroNews ed abbiamo approfondito un po’ perché siamo stati rapiti da quel poco che abbiamo visto attraverso l’ultimo trailer, altre clip ed immagini. Il gioco in questione sembra avere il fascino retrò che calamitava l’attenzione di molti appassionati negli anni ’80.

Tra i tratti peculiari del volto di Cathedral troviamo un mondo di gioco ampio composto da 600 schermate, sette dungeon pieni di oggetti da collezione, tesori nascosti, equipaggiamento, trappole da evitare e nemici da combattere. Non mancano anche le quest secondarie ed una mappa che traccia i progressi. Insomma, il team indipendenti di stanza ad Helsingborg, in Svezia, sembra aver pensato a tutto. Di fatto, gli autori hanno iniziato a realizzare i tool per lo sviluppo di un gioco in 2d in stile NES nel 2014.

Ecco il trailer d’annuncio su GOG.

SINOSSI

Il protagonista si sveglia in un mondo sconosciuto e senza ricordare il perché e come sia arrivato. Un mondo pieno di segreti, stanze nascoste, dungeon e città. Cathedral presenta un vasto mondo, pensato per essere esplorato.

Attraversate più di 600 stanze e scoprite i segreti del passato trovando le cinque sfere elementali. Queste sono state poste in tempi antichi dal semi-dio conosciuto come Ardur e sono protette da cinque spaventosi guardiani. Fatevi strada attraverso i loro sotterranei, affrontateli frontalmente in combattimento.

CARATTERISTICHE

  • Gioco di avventura per giocatore singolo.
  • Un grande mondo da esplorare, pieno di segreti.
  • Combattimenti contro i boss provocatori.
  • Un sistema di mappe che rende l’esplorazione e il backtracking del mondo divertente.
  • Un sacco di puzzle, aree e nemici diversi.
  • Musica a 8 bit, realizzata in Famitracker
  • Oltre 35 ore di gioco.

LE IMMAGINI





























ALTRI TRAILER

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Gato Roboto debutta sinuosamente su Switch e Steam

Amate i gatti? Vi piacciono i metroidvania? Bene, Gato Roboto è disponibile da oggi per Pc (Steam) e Switch. Lo rendono noto lo sviluppatore Doinksoft ed il publisher Devolver Digital. C’è, inoltre, da segnalare uno sconto promozionale del 15% durante la settimana di lancio.

Da questa collaborazione è nato il primo “meowtroidvania”. I giocatori sono invitati a guidare un gattino e ad immergersi nel proprio ed accogliente mech corazzato e partire per un pericoloso viaggio attraverso un mondo sotterraneo alieno pieno di creature irritabili ed ostacoli insidiosi. Ci vorrà uno sforzo coraggioso per salvare il capitano arenato e la sua astronave precipitata. In punta di piedi fuori dai confini amichevoli della vostra meraviglia tecnologica e seguite i vostri istinti felini attraverso tunnel stretti e corsi d’acqua misteriosi per cercare nuove armi, equipaggiamenti… e la via di fuga.

Ecco il trailer di lancio, buona visione.

Fork Parker, CFO di Devolver Digital, ha detto:

Il nostro team ha sempre sostenuto la scienza di mettere animali domestici all’interno di portanti corazzati di livello militare a beneficio di tutta l’umanità.

CARATTERISTICHE

  • Esplorate il sottosuolo sotterraneo di un pianeta nello spazio profondo e scoprite le vili azioni che si sono svolte prima del vostro arrivo.
  • Fate esplodere i nemici e gli ostacoli in un agile mech vestito per affrontare i guardiani disposti in modo precario in tutta la base.
  • Avventuratevi cautamente fuori dal mech e rischiate tutte le nove vite per esplorare aree inaccessibili alla vostra ingombrante armatura meccanica.
  • Scoprite i segreti abbondano e raccogliete nuove armi e oggetti per aiutare ad aprire nuove aree nel vostro viaggio attraverso dozzine di ambienti realizzati in modo artigianale.










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The Messenger, Recensione

Il mondo dei videogiochi ha visto, soprattutto in passato, i ninja tra i protagonisti di alcune serie di gran successo. Eroi-antieroi. queste figure misteriose hanno mosso la fantasia di molti sviluppatori. E non solo.

Ed è così che Sabotage Studio, software house indipendente canadese, ha realizzato The Messenger, un action-platform metroidvania di grande spessore che si ispira chiaramente ai primi Ninja Gaiden, quelli per intenderci usciti tra la fine degli anni ’80 (il tutto iniziò con Shadow Warriors nel 1988) e seconda metà anni ’90, ben prima del 2004, anno in cui Koei Tecmo realizzò il primo, clamoroso, Ninja Gaiden in 3d su Xbox.

Che The Messenger non si ispiri soltanto ma omaggi calorosamente Ryu Haybusa è chiaro fin da quando si vede il protagonista che ricorda davvero l’iconico protagonista di Ninja Gaiden sia nell’aspetto che nelle movenze.

Ma il lavoro di Sabotage va oltre all’apparenza ed all’omaggio. Dopo il primo impatto, infatti, si supera questa apparenza e si assapora l’anima di The Messenger, edito da Devolver Digital e pubblicato su Steam e console.

Noi vi lasciamo alla recensione Pc. Buona lettura.

UNA STORIA, TANTA IRONIA, RICHIAMI AI CLASSICI

Il gioco in questione rappresenta quello che sarebbe stato un sogno per molti appassionati che adesso sono vicini o hanno superato la quarantina. The Messenger ha tutto: è vasto, è vario (soprattutto nel set di location proposto), offre una sfida davvero ardua (solo ogni tanto con passaggi davvero problematici) ma che si fa giocare con una buonissima fluidità.

Ma ha, come accennato sopra, un’anima propria. Il tutto nasce da una storia che ha un incipit piuttosto semplice e scontato: il nostro eroe deve portare un messaggio evitando al contempo che un’armata di demoni invada non solo il villaggio ma anche la terra. Il suo messaggio non è altri che una pergamena magica da consegnare a tre saggi che vivono sulla vetta di un monte.

Il cliché è servito… se il tutto fosse narrato in modo tradizionale. The Messenger offre tantissima ironia. A cominciare dal demonietto, il Quarble, che ci accompagna dopo aver perso la vita. Terrà il conto delle nostre dipartite (se saranno numerose non esiterà a sfotterci con le sue battute taglienti) ed in più prenderà alcuni cristalli che raccoglieremo lungo il tragitto (ne parleremo dopo) per pagare il suo servizio: quello di averci resuscitato all’ultimo checkpoint. Ed a tal proposito c’è anche un’abilità che andremo a sbloccare proprio per dimezzare il costo di ogni nostra resurrezione. Questo non lo fermerà dallo sbeffeggiarci dopo ogni morte.

L’ironia non finisce qui. Anzi. A dare ancora più pepe alla ricetta è lo Snopkeeper, un venditore druidico (anche se ci ricorda Orko di He-Man). Da lui acquisteremo non solo i potenziamenti necessari per andare avanti: sbloccheremo abilità attive e passive come aumentare i nostri punti vita nella barra d’energia, acquisire la possibilità di lanciare shuriken o di avere una miglior difesa. Cose che fanno bene alla profondità del gameplay.

Ma il dialogare con lui diventa divertente soprattutto quando cercheremo di aprire l’armadio del suo negozio (più volte ci intimerà con diversi messaggi di evitare di dare una sbirciata) e soprattutto quando chiederemo informazioni sui vari luoghi in cui saremo e su eventuali boss da affrontare. Sono indizi dati a cuor leggero che comunque possono dare un’idea di quello che da li a poco capiterà e dovremo affrontare.

Non è soltanto lui ad essere sui generis ma anche i dialoghi pre-combattimento contro i boss presentano battute divertenti. The Messenger offre un canovaccio brillante che non si prende mai veramente sul serio visto che va anche a sfruttare ed ironizzare sui cliché.

GAMEPLAY DI LIVELLO PER UN VIAGGIO LUNGO

Altro punto forte di The Messenger, che davvero è una sorpresa, è senza dubbio il gameplay. Il livello di sfida è arduo ma mai assillante. Certo, qualche passaggio può essere complicato ma quasi mai la giocabilità è frustrante. Basterà inoltre conoscere un po’ quel determinato ambiente osservando i movimenti dei nemici, i loro attacchi, le loro tempistiche e la struttura dell’ambiente circostanze e non ci saranno troppi problemi. Insomma, per una buona percentuale, il gioco coccola gli appassionati grazie anche ad una curva di difficoltà mai ripida ma al tempo stesso in grado di dare soddisfazioni.

La sfida dura molto per essere un action in 2d. La storia può essere conclusa in una dozzina d’ore. Questa indicazione è variabile dalla bravura dei giocatori. Uno esperto può anche terminare la corsa in meno di 9 ore, un altro meno smaliziato in più di 15. Inoltre c’è la possibilità di raccogliere degli oggetti da collezione (medaglioni verdi) che sono circa una quarantina e che i “completisti” vorranno senza dubbio arraffare anche ripetendo il cammino.



Il gameplay è avvalorato, però, da un ottimo lavoro sulla risposta dei comandi. Non potremo dare la colpa all’impunt lag (una delle frasi carine a noi rivolte da Quarble quando il protagonista muore): oggettivamente i comandi sono ottimi per questo genere di giochi e ce ne accorgeremo soprattutto nella seconda parte dell’avventura quando dovremo utilizzare piccole combo per poter superare alcuni passaggi.

È comunque giusto far notare che i comandi sono semplici ma padroneggiarli non sarà sempre facile: soprattutto nel doppio salto che si concretizza quando faremo un salto mortale colpendo un oggetto a mezz’altezza. Il nostro Ninja ha altre abilità che saranno importanti per portare a termine il suo delicato compito: il “volo in planata” che permette di svolazzare in maniera controllata per qualche attimo, il già sopracitato lancio degli shuriken, la possibilità di usare un rampino per poter raggiungere in volto appigli e la corsa sull’acqua.

La gestione di questa progressione è comunque libera e si concretizzerà quando andremo dal venditore per spendere i nostri cristalli. Ci sarà un piccolo skill three che sbloccheremo sbloccando abilità. Una piccola sfumatura RPG benché non si menzioni mai a “livellare”.

Tutto finito? No. Un’altra caratteristica del gioco che lo fa evolvere al rango di Metroidvania (benché quest’ultima caratteristica non possa essere paragonata a quella, ad esempio, di La-Mulana, soprattutto come grandezza del mondo da esplorare). Ad un certo punto, il gioco – per trama – ci porterà nel futuro.












L’anticipazione è minimale: si sfrutteranno i viaggi nel tempo per compiere il nostro cammino fino in fondo. Questo porta anche a far cambiare aspetto al titolo. Da una grafica in pixel art ad 8 bit ne ritroveremo una a 16 bit. Anche le musiche saranno adeguate. L’esplorazione a questo punto diventa libera riassaporando le ambientazioni già conosciute in precedenza ma, appunto, in chiave 16 bit. Ed ovviamente non mancheranno le citazioni anche ad alcuni classici.

Ma su questi omaggi non diremo nulla lasciandovi a voi il piacere della scoperta. Abbiamo detto dell’esplorazione libera, questo renderà ovvia la presenza di passaggi segreti, scorciatoie e location nascoste oltre al backtracking (il tornare indietro ad ambientazioni già conosciute). Questo può complicare la fluidità ma sarà possibile chiedere aiuto al nostro simpatico venditore (o vendor se vi piace il termine inglese) per avere le giuste indicazioni. Il gioco lascia libertà permettendo agli appassionati di fare per conto proprio senza aiuti.

Segnaliamo, inoltre, che il respawn dei mostri è molto rapida. Basterà superare anche una parte del segmento affrontato per poi ritrovarsi di fronte altri nemici nello stesso posto di quelli eliminati.

PIXEL ART, BUONA MUSICA, VARIETA’ NELLE AMBIENTAZIONI




Siamo pronti a parlare del comparto tecnico di The Messenger. È un piccolo gioiello sia dal punto visivo che sonoro.

La grafica ha una doppia veste in pixel art a 8 e 16 bit. Le ambientazioni sono discretamente vaste e soprattutto sono molto variegate. Anche i nemici sono differenti tra loro, vi è un discreto numero di nemici diversi anche se sotto questo aspetto, probabilmente si sarebbe potuto fare di più.

Sabotage, ad ogni modo, ha fatto un gran bel lavoro e se la pixel art in 8 bit è ottima, quella a 16 bit fa il suo lavoro in modo splendido. Bella la transizione dalle due grafiche (una cosa simile già vista in Castlevania: Simphony of the Night per citare un classico e, in tempi più moderni, in Rad Rodger ed altri titoli). Il nostro protagonista e tutti gli altri nemici, sono comunque evocativi e le animazioni sono eccellenti. Alcuni boss, inoltre, sono veramente belli da vedere.

Da elogiare anche le musiche in chiptune firmate da Eric W. Brown ed i vari effetti ambientali. Ci sono piccole finezze che le orecchie apprezzano. Ad esempio, andando sott’acqua, la musica di sottofondo sarà più ovattata, mentre altalenando dal mondo ad 8 bit a quello a 16 bit, cambierà anche il sound diventando più “pulito” ed adeguato ai tempi nelle ambientazioni a 16 bit.

COMMENTO FINALE

Cosa si può aggiungere? The Messanger strizza l’occhio agli amanti dei platform action ad 8 bit omaggia moltissimo i Ninja Gaiden in 2d (quelli della “prima ora” per intenderci), si trasforma in metroidvania, cambia aspetto in 16 bit.

Offre una bella sfida (ardua ma non impossibile e ricca di soddisfazioni), un ottimo comparto tecnico supportato da un buonissimo supporto artistico. Colonna sonora adeguata ed insomma, un vero e proprio paradiso che aggiunge anche nella sua seconda parte, elementi metroidvania. The Messenger offre tanta ironia e moltissimi momenti narrativi che regalano più di un sorriso. Il gioco ha il merito di non prendersi mai sul serio. E, nonostante manchi la traduzione in italiano, la storia è godibile visto che l’inglese utilizzato è poco più che scolastico.

Il cammino verso la gloria del nostro ninja (che strizza l’occhio più volte a Ryu Hayabusa) è lungo e non lineare. Ci sono dei difetti? Forse gli stessi combattimenti con i boss che non sono troppo complicati. Inoltre, ad una varietà di ambientazioni non corrisponde la stessa moltitudine di nemici. Inoltre, a meno che non si sia dei “completisti”, una volta terminato, si hanno ben pochi motivi – se non per piacere personale – per rigiocarlo. Ma per il resto, The Messenger deve far parte della vostra ludoteca, soprattutto se siete amanti del genere.

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Guacamelee! 2 piomba su Xbox One tra due settimane

Dopo il debutto estivo su Pc e PS4, Guacamelee! 2 ha una data di lancio su Xbox One. L’eccellente metroidvania di DrinkBoxStudios sarà disponibile sulla console Microsoft dal prossimo 18 gennaio. Due settimane ed anche gli utenti Xbox One potranno cimentarsi in questo titolo.

Tale versione includerà i dlc Three Enemigos e Providing Grounds. Inoltre, su Xbox One supporta il Play Anywhere e quindi permette il download anche della versione Pc Windows 10… e viceversa con la compatibilità cross-save tra le due versioni. Sarà così possibile andare avanti nel gioco indifferentemente dalle due piattaforme senza perdere i proprio progressi.

Guacamelee! 2 ci porta in un’ambientazione coloratissima molto stilizzata che riporta alle fantasie e mitologie messicane.

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Guacamelee 2, Recensione PS4

Approdato nel lontano (videoludicamente parlando) 10 aprile 2013 su PS3 e PS-Vita, il primo Guacamelee ha conquistato la simpatia del pubblico grazie a due enormi pregi: presentazione visiva coloratissima e un modo di fare che non prendere con troppa serietà nessuno, né i giocatori né se stesso.

Il risultato è un metroidvania frizzante, veloce, vivace e divertentissimo, da giocare da soli o in compagnia: il risultato è sempre lo stesso, puro divertimento. A cinque anni di distanza, dopo essere approdato praticamente su ogni recente piattaforma di gioco esistente, arriva il figlio legittimo di quella scommessa vinta dai DrinkBox Studios: Guacamelee 2. E lo fa su PS4 e su Pc con il titolo uscito lo scorso 20 agosto.

Vi parliamo della versione PS4. Buona lettura.

IL RIPOSO DEL GUERRIERO

Il protagonista di Guacamelee 2 è lo stesso del prequel: il lottatore (luchador) messicano di nome Juan che, dopo aver conquistato il cuore della ragazza più bella del villaggio mette su famiglia e si lascia andare ad una dieta degna di un combattente in pensione. Tutto questo idillio dura relativamente poco, qualche anno, giusto il tempo di far leccare le ferite agli storici nemici, che tornano alla carica minacciando l’intero “Mexiverso” creando un’instabilità critica fra piani di esistenza (mondo dei vivi e dei morti) e multiversi assortiti.

A Juan non resta altro da fare che tirare indietro la pancia, trattenere il respiro, spolverare la mitica maschera da lottatore e rispedire i nemici nell’ombra da cui sono venuti. Può farlo da solo o affiancato da vecchie conoscenze che uniscono le forze per il bene e la salvezza di tutti.

AZIONE CLASSICA, PLATFORM D’ALTA SCUOLA



Guacamelee 2 alterna, di base, due fasi di gioco. La prima è quella esplorativa, condita da veloci dialoghi di poche battute e che serve a raggiungere punti nevralgici della storia, boss da combattere e abbattere, potenziamenti di abilità o oggetti necessari al superamento dei vari livelli.
La seconda fare è quella che viene immersa nella prima, rendendola meno noiosa, e riguarda le fasi di combattimento. Fasi di combattimento, lo ripetiamo, che diventano vere e proprie boss fight in concomitanza di un nemico (o gruppo di nemici) particolarmente forti che impediscono al protagonista di proseguire nel suo cammino.

Le fasi platform sono quelle che ci hanno colpito di più, perché sono palesemente ereditate dal prequel, tuttavia sono state arricchite da situazioni e punti dello scenario che prima non conoscevamo. Interagire con tutto quello che ci è stato messo a disposizione è la condizione necessaria per raggiungere, di base, la fine del livello e del gioco, ma a livello più avanzato è l’unica via per ottenere i bonus più rari.

Superare le fasi di platform, specie le più difficili, è anche questa una ricompensa non dichiarata, perché ci spinge a padroneggiare elementi di gameplay e movenze che, altrimenti, non saremmo mai stati capaci di apprendere. La sensazione di bravura, soddisfazione e appagamento che se ne ricava è tanto rara quanto genuina.

Le fasi di combattimento non ci hanno entusiasmato più di tanto e sono prese quasi fedelmente dal predecessore. Quasi, perché anche qui gli sviluppatori non si sono risparmiati nel voler inserire quante più novità possibili senza per questo snaturare una parte del gameplay che era abbastanza solida e soddisfacente. Juan, adesso, ha tre rami di abilità da apprendere, ogni ramo ha le sue peculiarità (uno è marcatamente più offensivo, uno più difensivo, il terzo è più bilanciato: ne consegue che possiamo plasmare il nostro lottatore secondo i nostri stili di gioco, senza obblighi di avanzamento su binari.

FIANCHI POCO SCOPERTI

Per quel che riguarda il risultato finale, Guacamelee 2 si dimostra un ottimo sequel o meglio: quel che un seguito dovrebbe sempre saper fare, cioè migliorare il predecessore senza snaturare i punti di forza. In questo senso la fatica di DrinkBox Studios è stata ampiamente ripagata, perché Guacamelee 2 è almeno una spanna sopra il prequel, da ogni parte lo si guarda.

Una nota di colore va dedicata alla presenza di citazioni di videogiochi più o meno illustri, provenienti praticamente da tutta la storia dei videogiochi. Queste citazioni sono tacite ed eleganti come poster o insegne sullo sfondo, oppure evidenti ed esilaranti come veri e propri “livelli bonus” che sembrano essere stati presi in prestito da illustri concorrenti o esponenti di tutti i generi, di quelli che hanno scritto la storia nei picchiaduro, negli sparatutto, nei platform, negli action adventure e così via.

Cosa si può bocciare a Guacamelee 2? Molto poco, secondo noi: a molti non piace l’impostazione da metroidvania e l’accenno al backtracking (tornare indietro, anche di molto, sui propri passi). Ad altri, la prospettiva di cadere miseramente e morire in fasi platform troppo ardite potrebbe dispiacere molto fino a sfociare in spiacevolissima frustrazione. A questi giocatori poco pazienti non possiamo fare a meno di sconsigliare l’acquisto.

COMMENTO FINALE

Guacamelee 2 è il degno seguito del primo titolo di DrinkBox Studios, che prende i punti di forza del “padre” e li evolve in una forma ancora migliore. Tutto, in questo sequel, suggerisce miglioramento ed esperienza. A distanza di cinque anni (Guacamelee è stato pubblicato nel 2013), si può dire che l’attesa ne è valsa la pena.

Si tratta di un videogioco di impostazione platform, aderente ai canoni dettati da Metroid e Castlevania (che danno il nome al genere di riferimento: i Metroidvania). Non lesina fasi d’azione in cui si tramuta in uno spettacolare picchiaduro di scorrimento, il cui progresso permette di arricchire l’arsenale di colpi e combo dei protagonisti, nonché colpi speciali che permettono il raggiungimento di aree altrimenti impossibili da esplorare.

Quando non si combatte, si affronta un titolo dalle fasi di piattaforme sopraffine, dove esperienza, tentativi, studio e tempismo la fanno da padroni e alla fine delle ardue prove si trova, oltre alla ricompensa di gioco, un profondissimo senso di appagamento e soddisfazione.

Longevo quanto basta (una decina di ore per completarne la storia ed esplorare gli incarichi secondari), include la possibilità di essere giocato da quattro giocatori in contemporanea, anche sullo stesso schermo, ridisegnando almeno un poco tutto l’approccio a combattimenti ed esplorazione, incoraggiando la cooperazione e la combinazione delle forze di ciascun giocatore.

Per farla breve: se avete apprezzato, almeno un po’, il primo, difficilmente resterete delusi Guacamelee 2.

 

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Debutta oggi Ghostly Matter in esclusiva Steam

Da oggi, gli appassionati di metroidvania avranno un nuovo gioco con cui divertirsi. Si tratta di Ghostly Matter, un titolo sviluppato da Small Bros e distribuito da Milestone che è disponibile in esclusiva su Steam per Pc.

Il gioco prende in prestito elementi alle avventure di fine anni ‘80, ed è caratterizzato da una grafica in pixel art e da una trama ricca di misteri soprannaturali e citazioni alla cultura pop anni ‘80 e all’horror italiano anni ‘60.

Ghostly Matter è un’opera realizzata con passione e amore, ma, cosa ancora più particolare, è soprattutto un videogame realizzato da una sola persona: Ivan Porrini, classe 1986, che ha investito tre anni della sua vita in questo incredibile progetto, oggi pubblicato da Milestone.

Ecco il trailer di lancio, buona visione.

SINOSSI DEL GIOCO

Il professor Penderghast, massimo esperto mondiale nella cattura di fantasmi, riceve via radio una disperata richiesta d’aiuto: è Melvil, suo vecchio amico e collega.

Gli indizi portano alla misteriosa magione Blackwood, una tenuta situata in una remota zona della Scozia. Risoluzione di enigmi, esplorazione, oggetti da trovare e una componente narrativa di primo piano formano le basi del gioco, ma non mancheranno armi micidiali ed esplosioni, nemici ripugnanti e azione frenetica.

CARATTERISTICHE CHIAVE



  • Mappa open world liberamente esplorabile
  • 40+ tipologie di nemici, suddivise in 3 categorie
  • 14 potenziamenti da conquistare
  • 6 armi, ognuna delle quali dotata di effetti diversi in base alla classe del nemico
  • Oltre 100 oggetti da trovare
  • Usa il visore Polterscope per vedere i fantasmi e altri oggetti segreti
  • Filtro CRT completamente personalizzabile: decidete la sfocatura, la curvatura del monitor, la desaturazione e i glitch
  • Tantissimi rompicapo da risolvere
  • Scoprite poco a poco la storia trovando gli indizi e parlando con i PNG (personaggi non giocanti).

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Indivisible posticipato al 2019

La giornata di oggi è stata quasi un bollettino sui rinvii al 2019. Dopo quelli di Metro Exodus e Shenmue III, segnaliamo anche quello di Indivisible.

L’action in 2d che mischia elementi metroidvania a sfumature gdr non uscirà quindi quest’anno. Zero Lab Games ha bisogno di più tempo per essere ultimato.

Su Twitter gli sviluppatori spiegano che Indivisible è cresciuto molto di più di quanto era preventivato inizialmente. A questo si è aggiunta anche la lavorazione per la versione Switch.

Hey, everyone. We need more time to make #IndivisibleRPG the game we know it can be, so we’re pushing the release to the first half of 2019. We guarantee it’ll be worth the wait!

More info at the link, along with the latest on the Backer Preview Update.https://t.co/8PsE5aJGBw pic.twitter.com/9oyY1ltlrJ

— Indivisible (@IndivisibleRPG) May 16, 2018

Ci sono stati anche alcuni problemi tecnici che hanno convinto gli autori, costretti ad un lavoro supplementare, ad annunciare lo slittamento del gioco.

“Non è stata una decisione semplice – sottolineano sul sito ufficiale – ed abbiamo bisogno di più tempo per terminare i lavori sul gioco. Questo significa spendere più fondi. Fortunatamente, 505 Games ci è venuta incontro con un finanziamento extra mentre il resto dei costi sarà coperta con gli introiti delle royalties di Skullgirls”.

Il messaggio si conclude:

“Non solo vogliamo consegnare il gioco che avevamo immaginato, la struttura del gioco e la sua storia hanno reso praticamente impossibile tagliare i livelli o fare altri tipi di tagli “facili” . Come sempre, continueremo a condividere tutto ciò su cui stiamo lavorando attraverso post, stream ed eventi del blog. Lab Zero non sarebbe qui senza il tuo supporto, finanziario e non. E ci impegniamo a rendere Indivisible il miglior gioco possibile. Apprezziamo la vostra pazienza.

Grazie per la comprensione”.

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Annunciato Bloodstained: Curse of the Moon

Inti Creates ed Artplay hanno annunciato Bloodstained: Curse of the Moon. La notizia, battuta da DualShockers, arriva nel corso di un incontro al Bitsummit di Kyoto.

Per chi non lo ricordasse, nel corso della campagna Kickstarter per Bloodstained: Ritual of the Night, era stato promesso un gioco in stile 8 bit come parte degli stretch goal. Course of the Moon è proprio quel gioco e sarà un’appendice del capitolo principale.
Sarà disponibile dal 24 maggio per Pc, via Steam, PS4, Xbox One, Switch e 3DS. Chi ha sostenuto il progetto principale, ossia Bloodstained: Ritual of the Night con almeno 28 dollari, lo riceverà gratuitamente. Ricordiamo che la campagna Kickstarter si chiuse con un bottino di oltre 5,5 milioni di dollari nel giugno del 2015.

Sarà un titolo che ricalca i classici di Koji Igarashi ed i fan della serie Castlevania senza dubbio apprezzeranno. Ci saranno quattro personaggi giocabili: Miriam, Zangetsu, Alfred e Gebel.

C’è anche un interessante video di presentazione e gameplay che dura quasi quattro minuti. Eccolo. Buona visione.

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Forma.8 approda su iOS la settimana prossima

MixedBag ha ufficializzato che il suo Forma.8 sarà disponibile su iOS e su Apple TV dal 15 giugno. Si tratta di un interessantissimo metroidvania ambientato nella fantascienza già disponibile su Pc, PS4, Xbox One, PS Vita, Xbox One e Wii u ed in procinto anche di arrivare su Nintendo Switch.

In Forma.8 si guida una sonda in missione su un pianeta sconosciuto, solo apparentemente disabitato ma ricco di insidie. Un titolo di spessore dall’aspetto grafico minimale ma artisticamente molto interessante, sviluppato dalla software house torinese che tra qualche gioco sarà giocabile tramite i dispositivi touch iOS.

Vi lasciamo al trailer di presentazione ed al relativo cinguettio. Buona visione. Qui, invece, la nostra recensione su PlayStation 4.

We can finally announce that forma.8 is coming out on iOS + Apple TV on June 15! #indiegamehttps://t.co/LuGzm8hHaE

— MixedBag Games (@MixedBagGames) June 9, 2017

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