Expeditions: Viking, Recensione Pc

Dopo aver messo tutti d’accordo con Expeditions: Conquistador, arrivato sui nostri monitor (soprattutto via Steam e GOG) quasi esattamente quattro anni fa, gli sviluppatori indipendenti di Logic Artist che fanno base in Danimarca pubblicano Expeditions: Viking. Si tratta di un titolo che unisce il classico videogioco di ruolo strategico, con tanto di scacchiera esagonale, al gestionale che ci pone alla guida di un clan per farlo sopravvivere e portarlo all’eterna gloria.

LA DURA VITA DEL CAPOCLAN

Le premesse narrative di Expeditions: Viking gravitano intorno alla dipartita del padre del protagonista (e nostro alter-ego), nonché capo di un piccolo clan vichingo. Come ogni uomo di potere, anche nostro padre aveva valenti alleati e acerrimi nemici, e saranno proprio questi ultimi a farsi avanti a minacciare l’integrità del clan e a mettere in discussione l’eredità diretta e conseguente passaggio di consegne e poteri.

Il gioco parte dalla creazione del personaggio: tra lo scegliere quello che sa fare e quanto bene sappia farlo, facciamo prendere forma anche alla personalità del nostro alter-ego. Sia che vogliamo un fabbro ignorante che picchia tutto e tutti come se si sentisse sempre nella propria forgia, sia che vogliamo un giovane rampollo tuttofare ma poco specializzato, le facoltà di plasmare a piacimento il nostro personaggio sono molteplici. Possiamo decidere di puntare tanto sulla diplomazia sacrificando le capacità in battaglia, per fare un altro esempio: la scelta è sempre nostra. Il modello poligonale del personaggio e le scelte per personalizzarne l’aspetto non ci hanno fatto gridare al miracolo: tutto è molto semplice e sbrigativo, ma è compensato dal fatto che i ritratti fra cui scegliere (e che vedremo spesso durante i tanti dialoghi) sono tutti ben realizzati e ben assortiti, lasciando l’imbarazzo della scelta.

Quello che ci ha più stupito, fin dalle prime battute è la spietatezza, la durezza e l’assoluta veridicità della vita medievale nell’Europa settentrionale. Mentre ancora il corpo di un defunto è ancora caldo si inizia a congetturare o complottare per il potere. A noi giocatori, catapultati subito in un contesto aspro e avverso, viene dato il compito di farsi degli amici, compiere scelte. Inevitabilmente queste provocano l’insorgere di nemici e conseguenze.

TRA DIALOGHI, ESAGONI E MAPPE

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Expeditions: Viking, di base, possiamo inquadrarlo come un videogioco di ruolo di stampo occidentale con visuale dall’alto e affidato ad una grafica interamente poligonale. E’ come rivedere giochi tipo Might & Magic, Baldur’s Gate, Ultima. La creazione del personaggio, i dialoghi anche ben narrati e descritti come se si sfogliasse un libro, la presenza di punti esperienza da accumulare, punti abilità da assegnare ed equipaggiamenti da gestire fanno pendere l’ago della bilancia verso quel genere. Si avvalora l’aderenza al genere dei giochi di ruolo anche per merito della presenza di scelte e conseguenze, che generano bivi narrativi non indifferenti.

Durante le fasi di combattimento, l’ambiente viene suddiviso in esagoni. Ogni personaggio ha a disposizione due azioni da compiere (generalmente movimento e combattimento) ma si può sacrificare la fase di combattimento per attivare un abilità, una trappola o un’interazione particolare. Niente che non abbiamo visto in azione su XCOM, per citare un titolo recente e ben fatto. In queste fasi occorre spremere un po’ le meningi, perché l’inferiorità numerica e quasi sempre una costante e bisogna apprendere in fretta i punti di forza e debolezza del nostro personaggio e dei suoi alleati. Sotto l’aspetto tattico, Expeditions: Vikings sorprende tanto per la semplicità dell’interfaccia quanto per la profondità del gameplay. Lancieri che possono sfruttare la portata dell’arma ponendosi nelle retrovie con gli arcieri, mentre in prima linea restano i guerrieri con gli scudi ad impedire il passaggio è solo la punta di un iceberg tutto da scoprire.

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Expeditions: Viking, a dispetto della grande mole di dialoghi e dei preponderanti aspetti da videogioco di ruolo, non nasconde anche un’offerta prettamente gestionale. Tra esigenze di copione e volontà di approfondire il ruolo di capoclan, ecco arrivare delle mappe da cui gestire le genti che si radunano sotto il nostro stendardo. Da qui bisogna impartire ordini che segnano la nostra politica nei confronti di amici, nemici e neutrali. Occorre gestire le provvigioni di cibo, decidere se fare scorribande e saccheggi, scegliere se fermarsi a leccare le ferite dopo le ultime battaglie.
Tutto questo comporta conseguenze e ben presto l’ansia di dover fare la scelta giusta ci assale. La sensazione di responsabilità è ben replicata: dal nostro modo di fare e di prendere decisioni dipende la vita (anche se virtuale) di tanti altri.

Se non fosse per la totale mancanza di una localizzazione nella nostra lingua (a fronte di una mole di dialoghi non indifferente aiuta – e non poco – alla totale comprensione delle sfaccettature narrative e dei personaggi) e per qualche problema di troppo con il bilanciamento durante i combattimenti (sempre in inferiorità numerica e sempre con statistiche a sfavore anche quando, sulla carta, non dovrebbe) staremmo parlando di un gioco davvero epico ed indimenticabile. Invece dobbiamo accontentarci di parlare di un gioco bellissimo ma non imperdibile.

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COMMENTO FINALE

Expeditions: Viking è il successore spirituale di Expeditions: Conquistador dello sviluppatore indipendente con base in Danimarca: Logic Artists. Si tratta di un gestionale e di un videogioco di ruolo che pone molta enfasi su due parti soprattutto: i combattimenti su scacchiera esagonale e le conseguenze generate dalle scelte che effettua il giocatore. Non manca la parte gestionale che chiama a gestire, coltivare e valorizzare tutte le potenzialità del clan che si forma intorno alla figura dell’alter-ego di chi gioca: un giovane capo clan.

Sotto al profilo tecnico si fatica a credere che sia una produzione indipendente e con basso budget. Le ambientazioni sono ben ricostruite e il livello di dettaglio è di tutto rispetto. Effetti sonori e – soprattutto – colonna sonora originale sono di ottimo livello e alzano l’asticella della qualità verso vette di eccellenza.

Anche sotto il profilo di gioco si fatica a scendere sotto il discreto, perché al di là di oggettivi problemi di bilanciamento, facilmente risolvibili dalle immancabili e puntuali correzioni (patch) postume al lancio (a tal proposito, l’aggiornamento 1.04 che ri-bilancia il gameplay, fixa i bug ed aggiusta altri aspetti, è già disponibile da una decina di giorni), il titolo si fa apprezzare per la profondità delle fasi di combattimento, per i dialoghi sapientemente descritti ed interpretati, per la direzione artistica mai banale o superficiale, per farci sentire tutto il peso delle responsabilità di avere tante personalità sfaccettate sotto il nostro comando.

Il gioco è difficile e lento nei ritmi narrativi, ma è ben fatto, stimolante e con un alto grado di sfida. Astenersi giocatori della domenica, esordienti totali nel genere e chi cerca un’esperienza rilassante: la vita, ai tempi dei vichinghi, era dura, sanguinosa e piena di pericoli. Peccato per la mancanza dei testi in lingua italiana e per delle fasi di combattimento ai limiti della follia (ci è capitato di veder mancare un colpo con una probabilità di successo del 97%…tre volte consecutive).

 

Pregi

Ambientazione norrena e medievale molto evocativa. Sistema di combattimento con plancia ad esagoni e a turni eccezionale. Sistema di scelte e conseguenze degno di una produzione ad alto budget.

Difetti

Niente italiano, nemmeno testuale. Mancare tre volte su quattro un colpo che sarebbe andato a buon fine nel 97% dei casi è un problema, non solo di sfortuna.

Voto

8,5

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