The Procession to Calvary, Recensione

Il mondo delle avventure è un “otto-volante” di alti e bassi che, grazie agli sviluppatori indie, è rifiorito specialmente per le “vecchie” produzioni in due dimensioni. Tra questo insieme di eclettici team ed autori troviamo Joe Richardson che nel 2017 presentò un’avventura davvero particolare poiché ambientata interamente su dipinti rinascimentali. Il titolo ricevette consenso di pubblico e critica, e questo slancio ha permesso al talentuoso sviluppatore di proporci un nuovo titolo. Stiamo parlando di The Procession to Calvary, disponibile su Steam per gli utenti Pc Windows, Mac e Linux a partire dal 9 aprile (mercoledì scorso, ndr) e oggetto di questa recensione.

Ricordiamo che il titolo, nell’estate del 2018 è stato oggetto di una fruttuosa campagna crowdfunding su Kickstarter che fruttò 8.338 sterline grazie al supporto di 351 sostenitori. Lo sviluppatore chiedeva 7.500 sterline.

Buona lettura.

LEZIONI DI STORIA… E NON SOLO

Non possiamo iniziare questa recensione senza proporvi qualche riga di carattere storico. The Procession to Calvary, da noi conosciuto come Salita al Calvario, è un dipinto ad olio del pittore olandese Pieter Bruegel il Vecchio. Rappresenta su tavola la più grande che l’artista abbia completato, e propone più di 150 personaggi vestiti in abiti in linea con gli anni ’60 del 1500. Tra le varie figure che spiccano in questa tela, trovano spazio non solo tratti ecclesiastici ma il concetto di folla che anima un paesaggio.

Interessante “contrasto” è vedere Cristo caduto durante il trasporto verso il Calvario, mentre in una radura vicina troviamo una folla di persone a creare un cerchio. Possiamo trovare diversi richiami alla morte sparse qua e là, come le gazze nere, i teschi di animali, la macabra ruota issata su un palo. È un quadro a suo modo “vivido e colorato” con molti paesaggi e folta vegetazione. Il gioco non è ambientato in questo contesto, ma in una serie di dipinti che gli appassionati d’arte e del periodo storico troveranno sicuramente familiari.

DURA LA GUERRA, SICURI?

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Ad inizio gioco, scopriamo che la guerra santa è finita. Oramai le chiese degli “infedeli” sono ridotte in macerie, i nemici d’un tempo perseguitati e uccisi. È tempo di ricostruire, ma cosa succede per coloro che in questi eventi si trovavano a proprio agio?

Questo è il caso del protagonista che, da spadaccino provetto e assassino genocida per hobby, si ritrova a dover riporre nel fodero la sua amata spada. I sentimenti sono decisamente contrastanti ma la parola del Papa è legge ed è costretto suo malgrado ad ubbidire.

Visto che il talento d’un tale “artista” è cosa rara, il Pontefice decide di offrirgli un’ultima missione, uccidere l’unico nemico rimasto ancora in vita, Havenly Peter. Sfuggito alla purga degli infedeli, dovrà essere trovato e passato per la lama. Tale missione ha, però, una condizione non negoziabile, e cioè quella di non attaccare né uccidere alcun innocente.

Questa condizione non è un semplice pretesto narrativo e, durante il viaggio, avremo più volte voglia di sguainare la spada su più di un personaggio. Ma dato che il comportamento del protagonista impatterà significativamente sul finale della storia, è bene cercare in tutti i modi di trovare il compromesso.

GAMEPLAY: PUNTA E CLICCA TRA STORIA, ARTE E SCELTE

Ci troviamo di fronte ad un’avventura punta e clicca di stampo classico, con l’uso del mouse a farla da padrone durante il gameplay. Passando da dipinto in dipinto, parleremo con molti personaggi, ognuno con la propria storia anche se parte dell’ingranaggio costituito dall’intera struttura narrativa.

In ogni scena troveremo anche oggetti da raccogliere nel nostro inventario, alcuni dei quali se combinati saranno utili per superare quelle fasi di gioco dove i puzzle non richiedono solo intelligenza e logica. Il livello di difficoltà di quest’ultimi si attesta nella media, anche se in certi casi lo sviluppatore si è divertito a regalare un buon grado di sfida ai giocatori.

L’intero comparto artistico è poi sorretto da una sceneggiatura che mescola scene tragicomiche ad un umorismo tutto inglese con sfumature sarcastiche e acide. Insomma, leggere i dialoghi strapperà più di un sorriso che andrà a stemperare un ritmo di gioco piuttosto compassato.

GRAFICA E SONORO

Si può parlare di aspetto grafico quando andiamo a valutare un prodotto basato su dipinti artistici presi dalla realtà? Secondo noi sì, e il lato artistico di questo gioco è allo stesso tempo un fiore all’occhiello e un richiamo anche per i nostalgici.

Le animazioni durante le varie scene sembrano legnose ma in realtà è un effetto voluto anche per far risaltare la qualità delle tele. In “concerto” con il lato artistico c’è l’audio che per ogni scenario presenta tracce anch’esse in linea con l’epoca storia creando un connubio davvero intrigante. È la stessa musica se ascoltata per qualche minuto, va quasi ad approfondire l’osservazione del dipinto.

COMMENTO FINALE

The Procession to Calvary è una lettera d’amore per i nostalgici amanti delle avventure grafiche e strizza l’occhio anche ai ragazzi che magari da studenti stanno “vivendo” questo periodo storico.

È, a nostro avviso, a suo modo una denuncia contro la violenza e alcune battute vogliono far riflettere sul significato di guerra, di fede. Un peccato non vederlo localizzato nella nostra lingua, anche se l’inglese proposto è piuttosto comprensibile, grazie anche ad una sceneggiatura di ottimo livello.

Con enigmi nella media e una storia godibile, è un prodotto che consigliamo a tutti gli amanti del genere.

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