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World of Horror, presto disponibile in early access

World of Horror, l’inquietante gioco di ruolo retrò horror cosmico di Panstasz e Ysbryd Games, già previsto per il 2019, porterà le sue storie di terrore su Steam in early access per Windows il prossimo 20 febbraio. Il prezzo è fissato a 14,99 euro.
La versione completa porterà il terrore su Switch, PlayStation 4 e Mac alla fine del 2020. Numerosi altri misteri, personaggi e dozzine di nuovi eventi verranno aggiunti per la versione 1.0

COS’E’ WORLD OF HORROR

Il titolo seguirà i residenti di una cittadina giapponese costiera alle prese con terrori disumani in un mondo folle. Il giocatore dovrà indagare sull’apparizione di mostri, risolvere puzzle per raccogliere componenti di incantesimi arcani e lotta contro leggende malvagie del folklore come l’Aka Manto e Kuchisake-onna, convocate eseguendo riti oscuri.

Ognuno dei cinque personaggi giocabili disponibili nella versione in uscita a febbraio, è caratterizzato da un approccio diverso alle battaglie contro gli spiriti che albergano nella loro città natale: tanti i boss raccapriccianti, tutti illustrati e animati con immagini inquietanti realizzate in Microsoft Paint con un classico stile grafico a 1 bit. Si potrà scegliere tra 10 misteri, con eventi generati proceduralmente e incontri casuali in grado di causare il caos ed esplorare angoli bui alla ricerca di indizi e oggetti utili nascosti e sblocca nuovi eventi da incontri.

Ispirato alle opere di Junji Ito e H.P. Lovecraft, World of Horror è un thriller psicologico con inquietanti siti urbani e trame contorte. A collaborare con Panstasz sulla sceneggiatura, è stata Cassandra Khaw, sceneggiatrice di Ubisoft, autrice dell’acclamato romanzo horror della critica Hammers on Bone e scrittrice di giochi come Wasteland 3, Sunless Skies e She Remembered Caterpillars.

Pawel Kozminski aka Panstasz, si è cosi espresso:

Lavorare con Cassandra è stato un piacere. Mi ha aiutato a mettere a punto paragrafo su paragrafo di una narrazione agghiacciante perfetta. Il suo background e la comprensione delle terrificanti mentalità mi hanno aiutato a dare risalto alla natura inquietante di misteri, personaggi nel gioco.






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Hardcore Mecha, Recensione PS4

Nella recensione di oggi vi parleremo della nostra esperienza di gioco con Hardcore Mecha, titolo testato su console PS4. Il suo sviluppo iniziava nel 2016, quando Rocket Punch, un piccolo studio indie di Beijing, decideva di creare un videogioco sul mondo dei mecha (per intenderci, i robottoni giapponesi). Questi ragazzi, per finanziare il progetto, avviavano una campagna di found raising su Kickstarter.

Probabilmente, all’epoca, nessuno tra loro si aspettava il successo che di li a poco sarebbe arrivato. In 1.959 hanno contribuito alla nascita di Hardcore Mecha (all’epoca era conosciuto come CODE: Hardcore) versando la cifra di 143.518 dollari. Di li a poco arrivarono anche i primi riconoscimenti importanti in occasione dell’anteprima del gioco avvenuta durante il Tokyo Game Show del 2016.

Tutto è partito da lì. Il resto ve lo raccontiamo noi con la nostra recensione di Hardcore Mecha, titolo, vi ricordiamo, testato su console PS4.

IL MONDO DEI ROBOT, TRA PASSATO E PRESENTE

Iniziamo la nostra recensione per PS4 di Hardcore Mecha con un po’ di nostalgia. C’erano una volta Mazinga, Goldrake, Jeeg Robot d’acciao, Daitarn 3, Voltron, Daltanius, God Sigma e forse ce ne saranno ancora a centinaia. Questa era l‘epoca dei super robot, che ha ispirato generazioni di bambini e ragazzi, adesso adulti e diventati genitori. Cartoni animati dove i protagonisti erano dei prodotti della scienza al servizio della pace e della giustizia, con l’unico compito di sconfiggere alieni e mostri disumani.

Qualcuno tra loro volava e si trasformava, dotato di armi, spade e abilità uniche e distruttive. Non stiamo parafrasando la canzone di Daitarn 3 ma vi stiamo illustrando quali sono le caratteristiche che hanno ispirato il lavoro dei ragazzi di Rocket Punch.

hardcore mecha recensione ps4

L’ispirazione tecnologica dei mecha presenti nel videogioco proviene in parte da questa epoca. In parte perchè il mondo dei super robot, con il tempo, si è evoluto e ha abbandonato progressivamente il lato bambinesco, trattando temi più maturi. Ed è su questo terreno che maturano capolavori come Evangelion, Mazinkaiser e i Cieli di Escaflowne. Anime (e non più cartoni animati) con una profondità caratteriale notevole e caratterizzati da combattimenti spettacolari, veloci e frenetici.

Hardcore Mecha riesce a cogliere il meglio di entrambi i periodi, realizzando un qualcosa che diverte e richiama alla passione verso questo mondo. Non ci sentiamo di dire che questo è un gioco rivolto principalmente agli amanti di questo genere. Magari, chi ama gli anime sui robot lo apprezzerà di più. Una cosa è certa: se cercate un platform brawler a scorrimento 2d che percorre lo stile dell’intramontabile Metal Slug, Hardcore Mecha è il gioco che fa per voi.

IL BUON VECCHIO BRAWLER NON MUORE MAI

Viene sempre il momento in una recensione in cui si deve definire un genere di un videogioco e Hardcore Mecha non si sottrae di certo a questa giudizio. Rocket Punch crea un perfetto restyle dei vecchi brawler a scorrimento 2D, anche se, il più delle volte, i modelli sembrano realizzati in 3d. Questo effetto si genera grazie alla perfetta combinazione tra la tecnica dello skeletal animation e i disegni realizzati a mano (e ovviamente renderizzati con programmi di grafica). Infatti, nonostante sia un classico gioco 2d, la dovizia dei dettagli lo rende un prodotto con un livello grafico apprezzabile.

Vi abbiamo accennato prima alla somiglianza tra Hardcore Mecha e Metal Slug. Effettivamente, Rocket Punch estrapola molto dalle meccaniche e dal meta di quest’ultimo. A partire dai collezionabili che si possono recuperare distruggendo oggetti e nemici e che si suddividono in 3 categorie: offensivi, difensivi e curativi.
Nella prima tipologia troviamo le armi di supporto che, assieme all’arma principale e a quelle corpo a corpo, costituiscono il sistema offensivo del mecha. La parte difensiva del robot, oltre allo scudo in dotazione, e supportata anche da protezioni mobili. Ovviamente il vostro mecha non è indistruttibile e per portare avanti la vostra missione avrete bisogno di cure costanti e refrigeranti per i vostri superpropulsori.

hardcore mecha recensione ps4

Il meta del gioco si basa molto sull’utilizzo degli oggetti da collezione e sono fondamentali per la riuscita della missione. Hardcore Mecha è un gioco veloce e frenetico e vi ritroverete spesso ad affrontare ondate numerose di nemici. È naturale, quindi, ricorrere a qualche aiutino extra in più.

Per il resto la formula è sempre quella dell’intramontabile genere platform brawler a scorrimento. Si va avanti, si spara, si distrugge. I propulsori danno quel pizzico di vivacità al tutto e che ricorda lo stile proprio degli anime sui robot. Menzione speciale la merita la mossa speciale in dotazione al vostro mecha. L’animazione riprodotta prima dell’esecuzione effettiva è da applausi. Vero e autentico amarcord.

I SOLITI VECCHI PROBLEMI

La longevità del gioco è più che sufficiente: 8 capitoli, suddivisi di 18 livelli, non sono numeri da poco per un platform 2d. Ve ne sono alcuni, di livelli, che vi daranno il filo da torcere. In più di un’occasione abbiamo dovuto ripetere lo stesso livello diverse volte per via dell’elevato grado di difficoltà. Ed è stato proprio durante questi momenti che ci siamo accorti del primo grande problema di Hardcore Mecha: l’arrivo della noia.

Quando si arriva verso la fine del livello e il mecha esplode a un passo dal traguardo, come le regole videoludiche insegnano, si attende di buona lena il caricamento del resume. Il problema è che si deve ripartire dal checkpoint di sezione (e non fortunatamente di livello) riguardando la scena introduttiva (il più delle volte senza possibilità di skippare), riprendere gli oggetti da collezione e i potenziamenti vari e ri-sbloccare le eventuali missioni secondarie. Capite che il ripetere questo teatrino per diverse volte fa naturalmente posizionare il dito sul tasto “ciao ciao”.

hardcore mecha recensione ps4

Anche le dinamiche base del sistema dei comandi di Hardcore Mecha presentano alcune problematiche. Come vi abbiamo anticipato il meta del gioco è quello di un platform in stile Beat ’em up caratterizzato da azione e velocità.

Ovviamente queste ultime due componenti richiedono un layout di comandi che sia reattivo e organizzato. Il robot consente di difendersi e attaccare: nel primo caso lo fa da fermo per cui la difesa in movimento non è prevista; nel secondo, si può scegliere se attaccare da fermi o in movimento.Attaccando sul posto, si guadagna una maggiore precisione con le armi da fuoco ma si diventa una facile preda. Optare per una soluzione in movimento è sicuramente più vantaggioso ma si viene penalizzati dal sistema di mira e puntamento che diventano ingestibili.

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Ma non stiamo raccontando nulla di nuovo. Queste problematiche sono esistite sin dalla notte dei tempi (dei platform) e, purtroppo, tali sono rimaste. A rendere difficoltoso il tutto ci pensa anche la localizzazione del gioco, con testi in lingua inglese e audio con gli idiomi del sol levante. Non è un inglese tecnico e complicato, ci mancherebbe, ma ne limita comunque l’accessibilità.

LE MODALITÀ DI GIOCO

Le modalità di gioco che troverete in Hardcore Mecha sono essenzialmente 3: campagna, multigiocatore e survival. Nella modalità campagna vestirete i panni di Tarethur, un soldato mercenario inviato in una missione di recupero su Marte.

Lui ha il compito di recuperare un ufficiale sotto copertura indentificato con il nome in codice “A”. Ben presto si accorgerà che su Marte le cose non stanno andando per il verso giusto. Le forze dell’UNF stanno perdendo il controllo della colonia e un gruppo di spietati ribelli sta facendo strage di vite innocenti.

Ben presto si troverà davanti a un bivio: sposare la causa della liberazione del pianeta o portare semplicemente a termine il contratto per cui si è stati ingaggiati?.

Sinceramente la trama della storia non sembra nulla di nuovo, anche se gli amanti del genere anime sui robot apprezzeranno le sequenze narrate inserite in vari momenti del gioco.

hardcore mecha recensione ps4

Rocket Punch ha inserito in Hardcore Mecha anche la modalità multigiocatore. Qui si manifesta tutto l’animo action e frenetico del gioco, elevato alla massima potenza da quello competitivo. Potrete scegliere se giocare in locale con il classico split-screen a 4 giocatori oppure se sfidare piloti di mecha online. Se invece siete degli amanti delle sfide impossibili allora potrete tuffarvi nella modalità survival, dove si dovrà sopravvivere a delle ondate infernali di nemici. Per farlo, avrete a disposizione ben 40 modelli di mecha pronti per essere testati sul campo di battaglia.

Tra le tre modalità abbiamo apprezzato maggiormente quella survival dove vi possiamo assicurare che il vostro joypad verrà messo seriamente a dura prova.

PIÙ SEI BRAVO E PIÙ CRESCI

hardcore mecha recensione ps4

Siamo arrivati alla parte finale della nostra recensione per PS4 di Hardcore Mecha. In quest’ultima parte vi descriveremo la logica di grinding sviluppata dai ragazzi di Rocket Punch per il loro gioco. Nella prima parte, se ricordate, vi abbiamo parlato dell’importanza dei collezionabili e di come questi vengono reperiti sconfiggendo nemici e distruggendo casse e oggetti presenti sulla mappa.

Oltre a questi vengono rilasciate anche delle monete che, in base alla potenza del nemico, assumono un valore diverso di volta in volta. Queste possono essere impiegate al termine del livello, andando nella sezione dedicata, dove migliorerete i componenti del vostro mecha.

hardcore mecha recensione ps4

Si può apportare ogni genere di miglioria al vostro robot: dal sistema difesa a quello di attacco, si possono acquistare nuove armi e nuove mod. I potenziamenti sono sbloccabili in base al livello raggiunto dal vostro mecha.

La crescita è subordinata alla vostra bravura. Al termine di ogni livello viene, infatti, rilasciato un voto che tiene conto del tempo impiegato per portare a compimento lo stage, dei nemici uccisi, delle volte in cui siete morti e delle missioni secondarie portate a termine. Tutto questo servirà per il calcolo del voto finale ed è propedeutico alla crescita del vostro personaggio.

Per quanto può sembrare un sistema un po’ complesso, noi lo troviamo meritocratico. È giusto che i più bravi meritino un riconoscimento maggiore.

hardcore mecha recensione ps4

COMMENTO FINALE

Siamo arrivati ai titoli di coda della nostra recensione per PS4 di Hardcore Mecha. In definitiva, è un gioco che sa far divertire e a tratti arrabbiare. La nostra esperienza finale percorre le note di questo di questo spartito, in una continua sinusoide di emozioni.

Se da un lato gli amanti degli anime sui robot apprezzeranno tantissimo il lavoro egregio svolto dallo studio indie Rocket Punch, quelli dei brawler a scorrimento e dei platform 2D non assaggeranno nulla di nuovo. Idee brillanti che poggiano su problematiche vetuste. Il lavoro svolto dal team grafico e di design merita comunque una menzione d’onore.

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Pathfinder: Wrath of the Righteous, a breve la campagna Kickstarter

Per un progetto indipendente la ricerca del sostegno della community è quasi un imperativo categorico, e Pathfinder: Wrath of the Righteous non mancherà di onorare tale consuetudine. La campagna Kickstarter del nuovo titolo di Owlcat Games, già autori di Pathfinder: Kingmaker, inizierà ufficialmente il prossimo 4 febbraio.

Pathfinder: Wrath of the Righteous

LE PAROLE DEGLI SVILUPPATORI

Dal loro sito ufficiale, così si è espresso il team di sviluppo a poche settimane dal lancio della campagna Kickstarter di Pathfinder: Wrath of the Righteous:

Sembra che solo ieri che abbiamo rilasciato Pathfinder: Kingmaker. Un gioco in cui abbiamo messo le nostre anime, il gioco dei nostri sogni. E sei stato tu, che fai parte della nostra grande community, a renderlo possibile in primo luogo. Vogliamo dire grazie a tutti i sostenitori e sostenitori, per la loro passione, i loro feedback e la loro pazienza. Come sapete, prendiamo sempre molto sul serio il lavoro con la nostra community. Specialmente con tutti i teaser e le battute del caso (se ricordi il nostro primo dlc gratuito e l’annuncio dell’annuncio, capirai di cosa stiamo parlando).

E con il nostro prossimo progetto, Pathfinder: Wrath of the Righteous, vogliamo portare il lavoro con la community al livello successivo. Coinvolgeremo i creatori di contenuti, creeremo un nuovo forum per le discussioni con i giocatori, svolgeremo sondaggi dettagliati durante i test alfa e beta e metteremo l’accento sul feedback della nostra comunità. Ci aiuterai a dare forma al gioco, a guidare la nostra visione e a realizzare le idee più audaci. E per raggiungere questo obiettivo lanceremo una nuova campagna Kickstarter.

Perché Kickstarter? Vogliamo rendere questa avventura epica come la immaginavamo quando eravamo intenti a giocare a Wrath of the Righteous sul tavolo. E, naturalmente, vogliamo che il nostro prossimo gioco diventi migliore del precedente sotto ogni aspetto. Nonostante ci siano già stati investimenti essenziali, ci sono molte altre cose da aggiungere e migliorare. E la community sarà in grado di supportarci in questo sforzo.

Il 4 febbraio sveleremo nuovi dettagli e condivideremo la nostra visione creativa, rivelando tutte le caratteristiche principali che miriamo a offrire, insieme al primo video di gameplay di Pathfinder: Wrath of the Righteous. Ulteriori dettagli e aggiornamenti sul proseguimento dei lavori arriveranno in seguito.

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Svilupparty 2020, avviati i preparativi per maggio

Maggio è ancora lontano ma l’organizzazione di Svilupparty 2020 si muove. Sono infatti aperte la “call for projects” dell’appuntamento che si terrà a Bologna dal 15 al 17 maggio prossimi e la campagna tesseramenti per l’anno in corso dell’associazione Ipid – Italian Party of Indie Developers.

Svilupparty è un evento nato nel 2010 e promosso dall’Associazione Ipid e dall’Archivio Videoludico della Cineteca di Bologna per celebrare il lavoro degli sviluppatori italiani. Tenuto a cadenza annuale, Svilupparty è il luogo dove sviluppatori indipendenti e appassionati possono incontrarsi per parlare dei propri progetti, raccontandosi ai propri colleghi e al pubblico.

L’evento si terrà presso l’Archivio Videoludico – Biblioteca Renzo Renzi, Cineteca di Bologna, via Azzo Gardino 65/B.

La prima giornata, Svilupparty BETA, sarà dedicata a incontri e presentazioni di professionisti del settore, di livello nazionale e internazionale. La giornata si terrà dalle 10 alle 18 ed è ad accesso libero.

La seconda e la terza giornata saranno dedicate agli sviluppatori e ai loro progetti. Dalle 10 alle 18 saranno a disposizione quarantadue postazioni showcase (tavoli attrezzati con prese di corrente) per la giornata di sabato e altrettante per la giornata di domenica. Parallelamente ci saranno venti presentazioni di progetti e concept il sabato e altrettante la domenica.

CALL PER PROGETTI E PRESENTAZIONI

L’associazione IPID ha aperto la call per le postazioni showcase in cui mostrare il proprio prototipo, farlo provare agli altri sviluppatori e al pubblico, e/o per gli spazi per le presentazioni, con slide e video, in cui raccontare la propria idea, il proprio team e il proprio modo di lavorare a Svilupparty 2020.

Con l’obiettivo è dare visibilità al maggior numero di progetti possibile, ci sarà alternanza fra sabato e domenica e ogni progetto sarà esposto solo uno dei due giorni.

Per richiedere una postazione showcase o uno spazio per presentazioni è necessario essere tesserati come soci sviluppatori all’Associazione Ipid.

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Infected Shelter, Recensione Pc

Specialmente su Pc, il mondo dello sviluppo indipendente è una vera e proprio fucina di produzioni più o meno innovative, che si muovono ondivagamente dai classici crismi di quel genere o quell’altro, a contesti completamente nuovi e, sin troppo spesso, totalmente folli. Infected Shelter, titolo sviluppato da Dark Blue Games, formato da due sole persone e di già autore della saga punta e clicca Silent Nights, recentemente uscito dall’accesso anticipato di Steam, è una produzione interessante nella sua complessiva semplicità: il titolo, per chi non lo conoscesse, è un gioco d’azione a scorrimento con elementi ruolistici e hardcore/roguelike ambientato in un mondo post-apocalittico.

Nello specifico, il giocatore rivestirà il ruolo di un sopravvissuto che combatte non morti d’ogni tipo e militari “cattivissimi” per riuscire, appunto, a sopravvivere.

TRAMA

Com’è lecito attendersi, Infected Shelter non poggerà le sue basi ludiche su di un intreccio chissà quanto sviluppato: un esercito di militari cattivissimi rapisce uno scienziato dal nostro piccolo insediamento, sorto come uno scoglio per arginare un enorme esercito di zombie affamatissimi.

Di lì, il nostro improbabile eroe, selezionabile da una schiera di sopravvissuti non particolarmente ordinari e che potranno essere sbloccati nel corso del gioco, si avventura in un periglioso viaggio alla ricerca non solo della scienziata rapita, ma anche di nuovi sopravvissuti da salvare e con cui popolare il proprio insediamento e che forniranno differenti bonus. Insediamento che purtroppo, non sarà gestibile in alcun modo durante il gioco e che non sarà parte delle caratteristiche specifiche del gameplay.

Sin dalle premesse iniziali, Infected Shelter mostra una certa leggerezza complessiva che è sicuramente apprezzabile, non solo per la scelta dei colori e per lo stile dei disegni, ma anche per la riuscita operazione di fare parodia su un tema, la post-apocalisse, che, in linea di massima, viene solitamente trattato utilizzando i colori scuri della tavolozza.

GAMEPLAY

Il titolo, come detto, sarà nulla più che un beat’em up vecchio stampo a scorrimento orizzontale e con stage procedurali, che ci vedrà alle prese con un sano button mashing vecchio stampo, ma non solo. Il nostro protagonista, oltre ad un combo base di attacchi, suddivisi tra leggeri e pesanti, potrà raccogliere varie armi d’offesa dal suolo, spesso lasciate dai nostri nemici e che avranno una loro limitata usabilità, e appoggiare la sua metodica opera di distruzione di non morti su di una serie di abilità speciali in grado di cambiare le sorti di un combattimento.

Come sottolineato, il titolo offrirà elementi ruolistici e roguelike: una volta morto, il nostro personaggio sarà andato definitivamente, ma non i nostri progressi. Infatti, procedendo alla sistematica eliminazione degli zombie, oltre all’ottenimento di vari oggetti che andranno da pozioni potenzianti a cibo utile per recuperare punti ferita, accumuleremo dei “punti infezione” che potremo spendere in determinate abilità che, una volta sbloccate, resteranno a nostra disposizione anche nel caso in cui il nostro personaggio dovesse perire.  In aggiunta, gli stessi punti potranno essere utilizzati per sbloccare determinati progetti che troveremo nel corso del gioco. Sostanzialmente, a livello meramente ludico, Infected Shelter è… finito: l’ossatura del gioco si fonderà su di una serie di stage, alcuni dei quali avranno a disposizione anche alcune biforcazioni fra cui scegliere, e che culmineranno in un boss di fine livello.

In linea di massima, il titolo presenterà una difficoltà elevata e i nemici, specialmente quelli speciali, saranno sempre piuttosto ardui da affrontare. Come detto, nel corso del gioco sbloccheremo diversi personaggi, i quali avranno caratteristiche individuali specifiche e potranno contare su differenti poteri speciali: ad esempio, il soldato disponibile all’inizio, oltre a combattere con una possente… stampella, potrà contare su di un raid di droni e su di una abilità che potenzierà la difesa. Nonostante un gameplay complessivamente dinamico e divertente, Infected Shelter cadrà velocemente nella ripetitività, specialmente da un punto di vista estetico (ci saranno pochi stage e poche varietà di nemici, specialmente per quanto concerne i boss).

Infected Shelter conta anche sul supporto di un multiplayer locale che può divenire online grazie alle possibilità offerte dal Remote Play di Steam: un’aggiunta che rende enormemente più divertente un titolo di già godibilissimo. Nonostante una generale qualità piuttosto elevata, il titolo non offrirà nessuna particolare caratteristica in grado di renderlo davvero differente dall’enorme vagonata di titoli che uniscono i dettami degli action game a scorrimento, con le classiche caratteristiche dei roguelike. Un peccato, viste anche le premesse per certi versi fuorvianti del titolo (in Infected Shelter non ci sarà nessuno… shelter!).

TECNICA

È un prodotto tecnicamente pulito e performante. Nonostante ovviamente non offra un comparto tecnico chissà quanto complicato, l’intero sistema si comporta in modo più che egregio, non mostrando mai bug tali da inficiare il complessivo fluire dell’esperienza, né tanto meno cali prestazionali vistosi che rendano difficile o poco godibile il gameplay. Un buon lavoro, in sostanza, che permette di poter fruire al button mashing senza (tanti) pensieri che Infected Shelter offre così bene all’utenza, nonostante offra in sostanza una possibilità di modificazione molto limitata dalle opzioni di gioco.

COMMENTO FINALE

Infected Shelter è un ottimo action/roguelike, in grado di divertire a lungo grazie ai suoi livelli procedurali e ai tanti oggetti e abilità da sbloccare e ottenibili, anch’essi in modo totalmente random, durante l’esperienza di gioco. Un titolo consigliato anche e soprattutto per le possibilità cooperative che, seppur di base siano limitatamente locali, divengono online grazie al Remote Play offerto da Steam.

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Transport Fever 2, Recensione

Transport Fever 2, è il sequel diretto del primo lavoro di Urban Games, una piccola gemma nata dal lavoro di sole quattro persone. Il buon successo del titolo d’esordio ha permesso al team svizzero di ingrandirsi, arrivando a 15 dipendenti che hanno duramente lavorato per sfornare un sequel all’altezza delle aspettative.

D’altra parte, trattandosi di una simulazione appartenente alla nicchia dei city builder, il lavoro principale non è solo quello di rimanere aggiornati a livello grafico, ma anche di tentare di innovare ove possibile, e risultare adeguatamente profondo. Il gioco, è uscito l’11 di dicembre scorso su Steam e GOG per Pc e Linux a firma del publisher Good Shepherd Entertainment.

SIMULAZIONI

Ma se non costruiamo una cittadina come in altri city builder, cos’è Transport Fever 2? Diciamo che non si discosta poi molto da un simulatore cittadino, ma in questo caso il nostro compito sarà quello di dare alle varie città una rete di trasporti adeguata, favorendone la crescita. Strada, ferrovia, trasporto marino e aereo dovranno essere collegati come parti di un meccanismo che dovrò funzionare come un orologio svizzero.

Urban Games, ha lavorato molto per aumentare il livello di dettaglio simulativo e la relativa profondità. Rispetto alla precedente iterazione, ora le catene che andranno a collegare lo spostamento delle merci rivestono un ruolo ancor più importante. Sarà necessario creare fermate ferroviarie nei pressi di una zona di parcheggio dei mezzi pesanti, e ancora una strada che porti il flusso di quelle stesse merci verso l’aeroporto e le aree portuali.
Questo tipo di pianificazione richiederà un certo periodo di ambientamento da parte del giocatore, che spesso i primi tempi si perderà queste strategie in favore di una costruzione più omogenea e che tenda a servire più che altro i centri cittadini.



Altro aspetto che potrebbe attirare sulla via del fallimento i giocatori alle prime armi, è quello di creare linee su linee parallele per movimentare i carichi da una destinazione all’altra. Grazie ad un sistema che ci permette di scaricare una determinata risorsa nella stessa città e spostarla tramite un trasporto differente, eviteremo di trovarci con grovigli il più delle volte indecifrabili.

Questo aspetto del gioco è simulato davvero bene, e ci sono un ventaglio di opzioni su come stipare localmente determinate merci, e preparare delle linee ad hoc per un materiale ritenuto più importante di altri. Insomma, già dopo poche ore sarà possibile creare quella macchina ben oliata e in grado di funzionare più o meno da sola, quindi con pochi interventi del giocatore. Tutto questo, a favore di un’automatizzazione che tiene lontani i pericoli di una microgestione inutilmente complicata e macchinosa.

Il passaggio delle merci ci permetterà di guadagnare denaro da investire nell’espansione della propria linea, sia per quanto riguarda le merci di cui abbiamo parlato sopra, che dei passeggeri. Le linee di trasporto pubblico come autobus e treni permetteranno di ricevere introiti posizionando strategicamente le varie fermate, ed è molto utile far coincidere una o più fermate autobus a quelle di una stazione, così da aumentare il numero di passeggeri trasportati.

Il bello, è che mentre pianifichiamo ed edifichiamo le varie linee ferroviarie, il trasporto pubblico, e tutto l’indotto delle merci, la città inizierà a crescere pian piano, e questa espansione è perfettamente constatabile e decisamente appagante. C’è poi il sistema di costruzione modulare dei vari edifici, che rappresenta un punto d’innovazione rispetto al primo capitolo. In pratica, potremo espandere praticamente ogni edificio che costruiremo, aggiungendo ad una stazione ferroviaria linee extra, espandere il porto aggiungendo banchine per passeggeri e merci, ampliandone le funzionalità.

INTERFACCIA

Che sia un city builder o uno strategico, l’interfaccia riveste sempre un ruolo centrale. Quella di Transport Fever 2, oltre ad essere una revisione di quella precedente, rappresenta anche un bel passo avanti. Nitida, pulita e sviluppata per rendere semplice tutti i compiti che ci attendono, specialmente quando dobbiamo impostare i percorsi delle varie linee di trasporto. Lo sviluppatore, ha avuto l’intelligente idea di dare colori differenti in base al tipo di linea, che potremo rinominare in caso di necessità.

La telecamera è perfettamente rotabile e questo si rivela molto utile specialmente quando dobbiamo impostare linee in città molto popolate, o dobbiamo sistemare trasporti differenti ma nella stessa posizione.

TRANSPORT FEVER 2 ED I TEMPI MODERNI



Di questi tempi, uno degli aspetti legati al trasporto è l’inquinamento. Per non rimanere indietro e rischiare di perdere profitti perché le persone non intendono usare i nostri trasporti, sarà necessario aggiornare con una certa regolarità tutto il parco mezzi.

Il bello è che l’inquinamento non è visto solo attraverso il tipo di carburante usato dai nostri mezzi, ma anche dal rumore che essi producono. Se non saremo pragmatici e continueremo ad espandere la nostra rete senza osservare questo particolare aspetto del gioco, i cittadini smetteranno di usare i nostri bus, i treni, gli aerei, facendoci perdere importanti profitti.

In realtà, fatte diverse prove l’impatto “negativo” dell’uso di mezzi inquinanti non è poi così prominente. Sarebbe stato molto bello andare ad approfondire ulteriormente questa meccanica. Magari l’aggiunta di mezzi ad idrogeno, o di quelli elettrici avrebbe giovato. Benché questi, a loro volta consumano perché l’assorbimento energetico avviene per mezzo di industrie inquinanti, e così via.

Ad esempio, è possibile aggiungere alcuni elementi da posizionare per rendere più attraente un determinato edificio. Ma nessuno di questi avrà un impatto positivo o negativo sull’ambiente, alberi compresi. Insomma, prova alla mano è una bella aggiunta, anche realistica, ma non approfondita quanto forse avrebbe dovuto.

Altro piccolo problema è rappresentato dal contrasto tra opere pubbliche e ampliamento cittadino. Capiterà sovente di progettare una linea, salvo poi dover correre ai ripari perché proprio in un punto dove avevamo deciso di far scorrere la strada è spuntato un nuovo edificio che ne preclude la costruzione.

Anche questo è un comportamento in parte realistico, salvo risultare frustrante quando stiamo progettando i servizi di metropolitana e bus per una città più ampia. Dobbiamo fare i salti mortali per trovare soluzioni spesso non in linea con ciò che avevamo ideato. Dei compromessi. Inoltre, dato che i trasporti sono legati anche all’inquinamento acustico, la costruzione di stazioni vicino agli edifici porterà ad una riduzione della felicità dei cittadini. Con tutto quello che comporta. Non sarebbe stato male acquistare alcune aree e poterne disporre in totale libertà, vedendo fiorire intorno a noi un’area commerciale o rurale per fare un esempio.

CONCORRENTI E MERLETTI

I city builder, sono nella stragrande maggioranza dei casi, prodotti dove la pianificazione è a lungo termine, sempre orientati al futuro. Il grado di sfida è determinato da una quantità di variabili spesso sfaccettata. Il prodotto di Urban Games non fa eccezione, ma come per l’inquinamento non va in profondità.

Fatta eccezione per errori più o meno gravi del giocatore, ci sono davvero poche minacce per la vita del giocatore. Non ci sono compagnie avversarie gestite dalla cpu, e nemmeno una reale minaccia climatica o territoriale che possa andare ad impattare sul gameplay.

Anche in caso di errori, basterà tenersi strette le piccole stazioni create ad inizio gioco e aspettare che generino abbastanza introiti per supplire alle spese. È un tipo di gameplay molto adatto ai neofiti, spesso impauriti dalla grande mole di opzioni e variabili e l’alto grado di sfida offerto da prodotti di questo tipo.

GRAFICA






Tecnicamente parlando, Transport Fever 2 segna un bel passo avanti rispetto al capitolo precedente. L’intera produzione è in tre dimensioni e tutti gli edifici vantano un discreto numero di texture. Che cambiano, ovviamente, con il passare del tempo e grazie all’ampliamento delle città.

Le animazioni, soprattutto quelle dei mezzi sono ben sviluppate. Quelle per i cittadini appaiono legnose e limitate, segno che il team svizzero ha focalizzato l’attenzione sull’aspetto visivo legato alla città e ai mezzi. Durante i gameplay abbiamo anche notato alcuni crash che ci hanno riportato alla schermata del desktop. Nulla di trascendentale e perfettamente sistemabile con qualche patch, ma è giusto riportarlo.

COMMENTO FINALE

Transport Fever 2 è un gioco davvero facile e divertente, quasi avvincente. Durante la costruzione del proprio sistema di trasporto, vedere la propria città che si espande, e le aree commerciali crescere attorno ai nostri centri di smistamento merci è davvero appagante. A volte è un po’ fin troppo “facile”, visto che non ci sono avversari, né potenziali problemi che vadano a contrastare il nostro impero. Ed è questo, insieme ad una meccanica sull’inquinamento non troppo approfondita, a rappresentare l’occasione mancata. Una chance non sfruttata completamente per un titolo che ha davvero molto da offrire, anche in termini visivi.

Considerando i margini di miglioramento quindi, non possiamo che consigliare il titolo a tutti quei giocatori che vogliono prendersi una pausa da SimCity 4. Questo per rilassarsi con un gameplay più compassato, e a tutti quei giocatori che si avvicinano al genere dei gestionali. Le ore di divertimento sono assicurate, anche se 39.99 euro sono un filino sopra la media.

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Indie 2020, Speciale sui migliori titoli in early access

Dopo aver fatto una carrellata dei migliori giochi indie in uscita nel corso del 2020, volevamo offrire anche un’occhiata a ciò che il panorama indipendente offre già adesso, specialmente in accesso anticipato.
Acquistare un gioco sfruttando questo sistema può sembrare rischioso, ma il più delle volte si rivelerà una scelta vincente, specialmente per tutti quei progetti che già dopo le prime release offrono materiale in abbondanza, e qualità uguale o anche superiore ai famigerati triple A. Siete pronti? Si comincia.

SPECIALE INDIE, PER INIZIARE…

Da cosa deduciamo se un early access è degno d’attenzione o no? Beh, innanzi tutto bisogna dire che questo tipo di esperienza è migliorata molto nel corso degli anni. Ed i progetti indie “rischiosi” si contano adesso sulle dita di una mano. Tralasciando il discorso dei triple A odierni e il fatto che spesso vengono venduti a prezzo pieno ma valgono meno di una buona metà degli early access attualmente disponibili, il primo fattore da controllare è la quantità di update e la regolarità con cui questo o quel titolo è stato aggiornato in precedenza.

Può essere utile controllare le recensioni dell’utenza, vi darà un’idea di ciò che il progetto ha da offrire o le cose che attualmente mancano o non funzionano al meglio. Nel caso il gioco che avete intenzione di acquistare disponga di un numero limitato di recensioni, non abbiate paura. Un numero esiguo potrebbe dipendere da un’uscita dell’early access recente, o un limitato numero di vendite. Questo però non significa che il titolo sia scarso, semplicemente non ha avuto la rilevanza che hanno ottenuto altri giochi.

Altro fattore da controllare è l’inserimento di un account Facebook, ma soprattutto Twitter. Molti sviluppatori indie che ascoltano l’utenza lo fanno attraverso questo canale, che spesso risulta di gran lunga superiore qualitativamente alla grande “f” di Mark Zuckerberg.

Generalmente, un titolo rilasciato da un anno o più che presenta pochi aggiornamenti, e la cui pagina Steam è orfana di un account Twitter, Facebook o un sito web, potrebbe essere un progetto abbandonato. I giochi indie che vi proponiamo di seguito, sono tutti provenienti da sviluppatori attivissimi e affidabili, e che in generale ascoltano molto la propria community.

STELLAR TACTICS



Uscito in early access a settembre 2016, ad oggi risulta essere uno dei giochi indie più promettenti dell’intero panorama Steam. Un rpg di stampo squisitamente sci fi che racchiude una galassia di stelle, pianeti, quest, navi stellari, personaggi e un background decisamente interessante. È un gioco che richiede dedizione ed impegno, ma che garantisce ore ed ore di divertimento. Scendere sui pianeti? Si può.

Cambiare navi e comandarle direttamente? Si può. Il crafting? Semplice, sfaccettato e immediato. Inventario? Centinaia di armi e armature capace di fornire diversi tipi di bonus. Vogliamo abbordare un vascello nemico? Possiamo farlo. Insomma c’è davvero di tutto, e il titolo viene costantemente aggiornato ed ampliato, grazie ad uno sviluppatore appassionato e attento anche ai desideri della community. I 16.79 euro necessari per portarselo a casa li vale tutti, ne varrebbe anche il doppio e non sarebbe un furto. Se volete un’opinione approfondita, date un’occhiata all’anteprima di qualche mese fa. Stra-consigliato.

GAIA BEYOND



Rimanendo nella fantascienza, non possiamo non parlare di Gaia Beyond, di cui abbiamo già scritto in precedenza proprio su queste pagine e di cui abbiamo recensito anche l’ultimo major content, il Mutato Update. Si tratta di uno space sim in 2d con grafica dall’alto e peculiarità uniche.
Innanzi tutto, la grafica è interamente disegnata a mano, e questo garantisce un livello artistico con pochi eguali. A questa peculiarità, aggiungiamo un livello di zoom del sistema solare pazzesco, e una meccanica open world in tempo reale molto ben sviluppata. Tante navi, quest e decisioni che andranno ad impattare seriamente sul gameplay. Insomma, un titolo da tenere in grandissima considerazione. 14.99 euro per portarselo a casa, spesi benissimo.

CHERNOBYLITE

Chernobylite

La catastrofe nucleare Cernobyl, avvenuta nel 1986, oltre a causare evidenti danni all’ambiente, ed alle persone ed animali, della zona interessata dall’incidente, ha aperto un filone narrativo in diversi ambiti. The Farm 51 sta lavorando ad un titolo in prima persona ambientato proprio nella cittadina ucraina e nei suoi dintorni (tra cui anche la cittadina di Prypjat, ndr) in cui avvenne il tragico fatto di cronaca.

Il team sta sviluppando un action-horror-survival di spessore grazie ad un comparto tecnico molto interessante. Il gioco, che si ispira al famosissimo (ed amatissimo) Stalker, è in early access da metà ottobre (e qui c’è la nostra anteprima) ma se ne è parlato per molto tempo grazie ad un’ottima campagna Kickstarter che raccolse 206.671 dollari grazie al coinvolgimento di 3.350 appassionati.

Sicuramente sentiremo ancora parlare di questo gioco.

IMAGINE EARTH



Imagine Earth è uno strategico in tempo reale, e allo stesso tempo anche una simulazione. Come manager di una colonia spaziale, il nostro compito sarà quello di espandere il nostro insediamento facendo attenzione ai delicati equilibri della flora, della fauna, e dell’inquinamento. È un titolo che promuove senza nasconderlo il concetto di ecologia e di industria “green”, quindi argomenti molto attuali.

L’esperienza di gioco indie è davvero entusiasmante, con una griglia a triangoli innovativa e che si svincola dalle solite mappe “quadrate”. La campagna è longeva e divertente, non il solito antipasto per apprendere le varie meccaniche, qui davvero sfaccettate e profonde. 19.99 euro per portarlo sui nostri schermi, ma siamo sicuri che questo titolo un giorno approderà anche sulle console, vista la grande qualità con cui è sviluppato. Ultimo ma non ultimo, è anche interamente in italiano.

STARPOINT GEMINI 3



A febbraio scorso, Little Green Man Games annunciò l’arrivo del nuovo capitolo della serie Starpoint. Tutti pensavamo ad un nuovo space sim/rpg con inquadratura in terza persona, magari permettendoci di atterrare sui pianeti.

Invece, lo sviluppatore croato sorprese tutti con un gioco interamente in 3d, personaggi animati, e un background che ci ricordava un gioco del passato per cui ancora oggi nutriamo molto affetto (anche se detto tra noi non era proprio perfetto), Protostar.

Starpoint Gemini 3 ha una trama decisamente interessante, un protagonista credibile, e un cast di personaggi secondari davvero singolare, specialmente una spassosissima intelligenza artificiale che è stata capace di farci ridere come pazzi davanti allo schermo. A tutto questo, aggiungiamo un gameplay ricco di novità, una meccanica open world profonda e sfaccettata, interni delle navi visibili e dettagliati, e la possibilità di visitare pianeti e perfino relitti di navi e stazioni stellari. I fan più accaniti sono ancora oggi impauriti della perdita delle capital, effige dell’intera serie. Ma basta guardare la roadmap di questa produzione indie per notare che alla fine di tutto, se tutto andrà per il meglio, arriveranno anche loro. 16.79 euro per sedersi nella cabina di pilotaggio, un ottimo prezzo per un gioco molto promettente.

ASTROX IMPERIUM



Astrox Imperium è la perfetta commistione tra EVE online e uno space sim rpg. Un open world indie davvero open e in tempo reale, dove il giocatore troverà pane per i suoi denti tra crafting, combattimenti e una marea di possibilità. L’economia alla base del gioco è simulata e realistica, e troveremo componenti da strategico in tempo reale e perfino FPS. Ci sono più di cento sistemi da esplorare, e il nostro personaggio potrà essere personalizzato con più di un centinaio di abilità. Più di 70 navi tra cui scegliere (in continuo aggiornamento), un’intelligenza artificiale avanzata e perfino un sistema di flotte. La roadmap, prevede la creazione delle proprie stazioni, miglioramenti alla modalità sandbox, e un sacco di altra roba. Insomma, insieme a Stellar Tactics è l’apoteosi per ogni appassionato di space sim deluso dalla serie X. Il costo per iniziare a giocare è perfino più basso degli altri, 12.49 euro. E li vale tutti.

RISK OF RAIN 2



Risk of Rain 2 è il seguito del gioco di successo ad opera di Hopoo Games. In questa nuova iterazione, oltre ad una nuova veste grafica in tre dimensioni, ci attendono ancora più sfide, livelli, nemici, boss, oggetti, ogni volta generati proceduralmente. Potremmo giocare da soli o in multiplayer, e nel secondo caso ci attenderanno ulteriori sfide, anche in PVP. Insomma, un gioco colorato e divertente che ci terrà impegnati per ore. I 17.99 euro sono più che giustificati

UBOAT



Torniamo alle atmosfere della Seconda Guerra Mondiale con Uboat. Era dai tempi di Silent Hunter III che aspettavamo un gioco che ci donasse le stesse atmosfere, catturandoci tanto per l’ambientazione quanto per le meccaniche. E sta arrivando grazie ad una produzione indie.

Ebbene, Uboat è una simulazione discretamente accurata sulla gestione di un sottomarino tedesco durante la WWII. Dato che la modalità principale è basata su una componente sandbox, dovremo gestire le risorse energetiche, le vettovaglie, e tutti i componenti della ciurma.

Potremo controllare l’intero sottomarino, ma per farlo dovremo di volta in volta “saltare” da un marinaio all’altro. Per far sì che tutto vada per il meglio, dovremo fare attenzione anche alla loro condizione fisica, mentale, al morale e alla stanchezza. Insomma, molte variabili che si aggiungono ad una campagna in tempo reale con la ricezione di incarichi durante il gameplay.

Per spiegare il livello di profondità di questa piccola perla con qualche esempio, vi basti pensare che sono correttamente e realisticamente simulati anche l’influenza della zavorra sull’assetto e la curvatura della Terra. Un titolo forse non per tutti, ma di sicuro impatto, ed è anche localizzato interamente in italiano. 24.99 euro per accedere all’accesso anticipato sono più della media, ma possiamo garantirvi che il gioco già ora è molto completo, e in continuo miglioramento e ampliamento.

BAROTRAUMA



Rimaniamo ancorati ai fondali marini con Barotrauma, un simulare sottomarino con elementi survival e cooperativi in 2d. Ispirato a FTL e Rimworld, è ambientato su Europa, una delle lune di Giove. Dato che la superficie ghiacciata è radioattiva, gli esseri umani si sono dovuti adattare a vivere tra le viscere degli oceani.

Il nostro compito in questo indie, sarà quello dei pionieri verso l’ignoto, che cela pericoli e incubi in ogni anfratto. Potremo giocare con i nostri amici, ognuno ad una postazione specifica, o affidarci ai bot e giocare in singolo, con una campagna che proprio in questo periodo sta ricevendo ulteriori sviluppi e miglioramenti.

Giocato da soli, è meglio tenere la luce accesa se avete paura del buio. Con gli amici, fate attenzione perché tra di loro potrebbe celarsi un traditore che sabotando il sottomarino, porterà tutti tra i fondali di questo satellite. Anche Barotrauma ha un prezzo un poco più alto del normale, 24.99 euro, ma la mole contenutistica e i continui miglioramenti giustificano l’esborso. Peccato al momento non sia prevista una localizzazione nella nostra lingua.

THE GUILD 3



Se vi piace The Sims, o i giochi di ruolo medievali, potreste facilmente apprezzare le meccaniche alla base di The Guild. Gestendo i personaggi della propria famiglia, il giocatore potrà aprire e veder fiorire una serie di attività commerciali che verranno amministrate durante il gameplay.

Sarà possibile vestire i panni di un oste, di un panettiere, di un alchimista, e molto altro. Inoltre, dato che parliamo di un simulatore di vita, i nostri personaggi interagiranno con una quantità esorbitante di npc, con cui potranno intrecciare relazioni romantiche e perfino sposarsi, o seminare odio e rancore dando vita a faide che perdureranno lungo il corso della propria dinastia.

Se il nostro casato verrà gestito con sapienza, potremo arrivare anche a partecipare alla vita politica locale, promulgando leggi a nostro favore o quello della comunità, o ancora danneggiando i nostri rivali.

Insomma, tanta carne al fuoco. Inizialmente, lo sviluppo di questo titolo ha vissuto più bassi che alti, a causa di una gestazione piuttosto travagliata. L’arrivo di THQ Nordic ha segnato l’addio proprio di Golem Labs, ma anche una nuova incetta di risorse e il subentro di un nuovo team di sviluppo, Purple Lamp.

Ed è proprio grazie a questo forte cambiamento che il titolo ha subito un’impennata, ed oggi è praticamente un altro gioco rispetto a quello visto nel corso del 2018. Recentemente, il language pack ha aggiunto anche la lingua italiana, davvero un must per godersi appieno questo interessante progetto. I 29.99 euro per iniziare la nostra vita medievale sono un po’ sopra la media, ma considerando la qualità odierna, risultano accettabili. Trovarlo a sconto, sui 19 euro, lo renderebbe davvero allettante.

WORKERS & RESOURCES: SOVIET REPUBLIC



Il fascino della grande Unione Sovietica non si discute, tanto per chi ama quel periodo storico, quanto per i fan della serie Stalker e Chernobylite. L’idea di un gestionale ambientato in quel contesto storico è intrigante, e questo fa di Workers & Resources: Soviet Republic uno dei city builder più promettenti del momento. Obbiettivo del giocatore, è quello di veder fiorire il proprio paesino fino a farlo arrivare ad essere una grande comunità cittadina.

In questo indie dovremo gestire l’economia pianificata di tipo sovietico, costruire infrastrutture e gestire aree aziendali, rendere felici i cittadini con svariati tipi di risorse. I mezzi e le costruzioni, sono stati ricostruiti in base ai modelli anni ‘60 e ‘90, come anche i paesaggi. Interessante la simulazione economica, che vede lo scambio e la compravendita di risorse in continuo mutamento. Il gioco è interamente localizzato in italiano, e i 21.99 euro dell’accesso anticipato sono più che accettabili per accaparrarsi il titolo.

PAX ROMANA: ROMULUS



Gli rpg in salsa RPG Maker non sono affatto da sottovalutare. Pax Romana: Romulus, ci farà rivivere le vicende della nascita della più grande forza dell’antichità, seguendo la leggenda di Romolo e Remo, i fondatori della Roma che conosciamo oggi.

Nei panni di Romolo, la nostra avventura ci porterà ad incontrare creature leggendarie, vivere situazioni più o meno divertenti a seconda delle nostre decisioni. Tutto questo, insieme ad un corposo sistema di crafting, un open world colmo di laghi, foreste, fiumi, villaggi, fattorie, e alle meccaniche tanto care agli amanti di giochi come Stardew Valley, compresa la possibilità di costruire e personalizzare la propria casa. Un titolo particolare, purtroppo disponibile al momento solo in inglese ma ad un prezzo davvero conveniente, 6.99 euro. Fino al 17 gennaio il gioco gode di un ulteriore 60% di sconto, permettendoci di fare la storia per soli 3.19 euro.

THE ISLE



Tranquilli, non parliamo di una serie televisiva né di un reality, lasciamo questi articoli ad altre testate ormai esperte sul genere. Invece, avete mai pensato a come potrebbe essere la vita di un dinosauro?

The Isle è la risposta. Indie, naturalmente. Si tratta di un survival horror in cui potrete esplorare vasti paesaggi e lussureggianti foreste, insidiose montagne ed oscure paludi. Troverete antiche rovine, segno di ciò che fu, e dovrete tentare il tutto per tutto pur di sopravvivere.

In alternativa, se gradite uno scenario più tranquillo o un’avventura più serena, potete optare per la modalità sandbox dove potrete scegliere tra un elenco molto ampio di dinosauri quello che più vi piace, e correre in libertà, facendo sempre attenzione ai pericoli che infestano l’isola, questa volta meno “incisivi”.

Nei prossimi update potrete perfino scegliere l’essere umano. Insomma, un titolo atipico che è in sviluppo da più di quattro anni ma che ora inizia a mostrare i muscoli. Il costo per l’accesso anticipato è di 19.99 euro, un costo congruo considerando l’offerta.

WARSIM: THE REALM OF ASLONA



Chiudiamo il nostro speciale sugli indie in early access con un titolo sulla scia della nostra recensione al Commodore 64 Maxi.  Warsim è un gestionale testuale dove il nostro compito sarà quello di gestire il regno. La grafica è realizzata interamente con grafica ASCII, e presenta una valanga di razze, eventi e aree tutti generati proceduralmente, con diverse opzioni circa la diplomazia e la guerra.

Il concetto di un gestionale a componente testuale, è a suo modo innovativo come i giochi a pane e assembly creati da quei folli geni di Zachtronics. È aggiornato con regolarità “svizzera”, e lo sviluppatore è conosciuto per ascoltare la propria community. 3.99 euro sono un prezzo irrisorio per ciò che questo titolo offre, e non vediamo l’ora di metterci le mani sopra per una recensione approfondita.

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Speciale giochi indie 2020

La speranza di ogni inizio anno è che porti buone nuove. Attendiamo con una certa trepidazione l’arrivo della nuova Playstation, della Xbox serie X, e di una valanga di titoli che ci auguriamo non tradiscano le aspettative. E col 2020 ormai alle porte è il momento di fare un breve focus sul fervente mercato indie, una cornucopia di entusiasmo e divagazione. Vogliamo che IlVideogioco.com sia un punto di riferimento per gli sviluppatori indipendenti che – a nostro avviso – rivestono un ruolo decisamente cruciale. Diamo, così, un’occhiata ai titoli che aspettiamo con grande interesse.

Buona lettura.

SPIRE OF SORCERY

Un prodotto che ci ricorda da lontano le atmosfere e il gameplay di Thea 2. Spire of Sorcery è uno strategico survival con chiare atmosfere dark fantasy. Tra le peculiarità del titolo, troviamo incontri casuali, un sistema di gestione del party approfondito, e uno stile grafico davvero unico.

RECOMPILE

Un gioco di hacking davvero suggestivo. Prenderemo il controllo di un singolo programma e dovremo fuggire per non farci cancellare in questo Metroidvania ispirato e decisamente fuori dalla norma. Ambientato nel vasto mondo 3d di un mainframe, troveremo pane per i nostri denti tra combattimenti, sessioni platform, e l’hacking degli ambienti.

THE LAST CAMPFIRE

Sviluppato da Hello Games, autori del noto No Man Sky, the Last Campfire è una graziosa avventura artisticamente molto ispirata in cui il protagonista dovrà viaggiare attraverso un mondo surreale e fantastico per trovare la via di casa. Strane creature, antiche rovine, luoghi colmi di bellezza e pericolo, ci aspettano in questo interessante viaggio.

EMPIRES IN RUINS

Emiliano Pastorelli ed Hammer&Ravens metteranno alla prova il nostro acume strategico in questo particolarissimo e atipico tower defense. Di questo titolo indie, abbiamo già parlato nel corso della nostra “Tripla Intervista”  e siamo davvero ansiosi di metterci alla prova con la release che uscirà in accesso anticipato il prossimo 4 febbraio. Humour nero, una campagna lunga e intensa, tradimenti, conquiste, e una valanga di strutture da costruire sono alla base di un progetto davvero interessante.

MASSIVE GALAXY

Massive Galaxy è un’interessante combinazione tra avventura punta e clicca e space sim con combattimento a turni. Esplorate la galassia viaggiando tra terre desolate, città in pieno stile cyberpunk, e stazioni spaziali. Viaggiate verso pianeti lontani pieni di culture ricche e diverse, indagate su habitat spaziali tecnologicamente avanzati e scoprite la storia e le tradizioni di antiche civiltà. Pirata, mercante, spia, la scelta su chi vogliamo essere è solo nostra.

KERBAL SPACE PROGRAM 2

Sviluppato da Star Theory, è il seguito di un simulatore spaziale profondo, interessante e – come visto dai numerosi filmati su YouTube – anche divertente. In questo nuovo capitolo del titolo indie, oltre all’aggiunta di componenti inedite per i veicoli, sono stati introdotti colonie, viaggi interstellari, un sistema di modding avanzato ed una grafica completamente rinnovata e al passo con i tempi. E non dimentichiamoci, di una nuova modalità multigiocatore sviluppata appositamente per questa nuova iterazione.

ENDZONE – A WORLD APART

Endzone è un’interessante city builder ambientato in un mondo post apocalittico. Il nostro compito, sarà quello di sviluppare e gestire una nuova casa, assicurando la sopravvivenza ai nostri abitanti mentre cercheremo di resistere alla minaccia delle radiazioni, alle piogge tossiche, a tempeste di sabbia e lunghi periodi di siccità. Gli ambienti su cui getteremo le fondamenta della nostra nuova casa saranno simulati dinamicamente, e la gestione dell’insediamento prevede anche un sistema di spedizioni.

TAINTED GRAIL

Torniamo nelle atmosfere fantasy, più precisamente nel ciclo arturiano, rivisitato per l’occasione. L’isola di Avalon non è più sicura. Sveliamo i misteri dei Menhir Guardiani e salviamo la nostra città natale in questo gioco di ruolo completamente open world a turni fortemente basato sulla narrazione. Tainted Grail offrirà un’esperienza molto coinvolgente, e garantirà un livello di scrittura decisamente elevato grazie all’apporto di Krzysztof Piskorski, uno dei migliori scrittori polacchi fantasy. In questo mondo morente, nessuna decisione è facile o moralmente ovvia e spesso dovremo affrontare scelte apparentemente impossibili.  Altre volte, le conseguenze di azioni apparentemente minori ci perseguiteranno nel corso del gioco, in momenti assolutamente imprevisti. In poche parole è uno dei titoli indie più attesi.

CLOUDPUNK

È uno dei titoli che aspettiamo con più interesse. Ambientato tra i neon e i fumi della città di Nivalis, Cloudpunk è un titolo con chiare ispirazioni cybperpunk dove il protagonista rivestirà il ruolo di tassista. Interagiremo con umani, AI, androidi, ognuno con una storia da raccontare. Nel nostro lavoro, nessun luogo è irraggiungibile. Viaggeremo nei sotterranei del Marrow, guglie che trapassano le nuvole grigie che avvolgono la città, fino ai confini della troposfera. A piedi, o usando la nostra auto volante, scopriremo luoghi nascosti che talvolta sbloccheranno anche storie aggiuntive.

SPELLSWORD CARDS: DUNGEONTOP

Un deck builder combinato a meccaniche da boardgame. Questo e altro ci aspettano in Spellsword Cards: DungeonTop, un’interessante roguelike indie focalizzato nella creazione del mazzo perfetto e lo sfruttamento di tattiche strategiche per arrivare al miglior risultato possibile alla fine di ogni scontro.
Progredire nel dungeon significherà più oro, ma anche più mostri da affrontare, cosa decideremo di fare? Stilisticamente ispirato Darkest Dungeon, si tratta di un gioco orientato ad una nicchia di appassionati, che garantirà divertimento e un ottimo grado di sfida.

FROSTFALL

Ambientato nelle lande innevate della Russia, Frostfall è un’avventura post apocalittica survival improntata su uno stile horror riconoscibile ed evocativo. Nel corso del gioco, riuscire a rimanere vivi sarà uno degli scopi principali, cercando di evitare la zombificazione del nostro corpo, e resistendo alle dure condizioni meteorologiche completamente dinamiche, con uno ciclo giorno/notte che non rappresenta solo un orpello puramente visivo.
Sete, fame, sonno, stanchezza, radiazioni, ipertermia e malattie, tutte variabili da tenere a mente durante ogni gameplay. Dopo le atmosfere di Chernobylite (già provato in anteprima qui), un altro titolo da giocare sempre con la luce accesa se… abbiamo paura del buio.

COOK, SERVE, DELICIOUS! 3?!

Stemperiamo l’atmosfera con un gioco scanzonato e divertente. Cuciniamo, serviamo e gestiamo il nostro foodtruck. In questo sequel, viaggeremo negli stati uniti per partecipare alla Iron Cook National Foodtruck Championships con la nostra fedele squadra composta dal robot Whisk (doppiato da @negaoryx) e Cleaver (doppiato da @havanarama).
In questa nuova iterazione della serie indie, ambientata nell’America del 2042, la campagna si snoderà attraverso una considerevole mole di cibi da cucinare tutti nuovi, e centinaia di livelli con una struttura di gioco completamente rinnovata. Oltre alla campagna in singolo, il gioco offrirà anche la possibilità di cooperare con un amico in locale, aggiornare e migliorare il proprio foodtruck, ed espandere la propria offerta culinaria mentre il giocatore cercherà di arrivare alla nuova capitale degli Stati Uniti, Nashville.

CRIS TALES

Dreams Uncorporated e SYCK, propongono un omaggio al genere dei giochi di ruolo giapponesi (più precisamente alla serie Chrono Trigger) con Cris Tales. Guardiamo il passato, agiamo nel presente, e osserviamo come le nostre azioni influenzeranno il futuro. Insieme alla maga del tempo Crisbell e i suoi compagni, esploreremo un mondo fantasy che sta per affrontare un’era cupa e densa di pericoli. La potente Imperatrice del tempo e le sue forze minacciano di scatenare un cataclisma che distruggerà Crystallis e gli altri quattro regni della regione. Riusciremo a fermarla?

BEAUTIFUL DESOLATION

Beautiful Desolation è un gioco d’avventura a visuale isometrica ambientato in un lontano futuro. Nel corso del gioco, esploreremo paesaggi post apocalittici ricreati con cura quasi maniacale, risolveremo enigmi e incontreremo amici e pericolosi nemici.
I paesaggi, di ispirazione africana, sono stati ricreati grazie all’innovativa tecnica della fotogrammetria, che rende ogni scenario decisamente realistico. Gli abitanti di questo mondo potranno aiutarci ma anche ostacolare le nostre azioni. Negozieremo il paesaggio con pericolosi leader tribali locali, incontreremo guaritori e guerrieri, e daremo battaglia a sciami di naniti, giganteschi scorpioni e micidiali robot.

ASTRA EXODUS

Dopo i fasti del grande Stellaris, e il buon Interstellar: Space Genesis sentivamo proprio il bisogno di un nuovo 4X a fondo spaziale. Grazie ad Atomic Kaiser sotto egida Slitherine, il 23 gennaio potremo mettere le mani sopra Astra Exodus, un nuovo 4X fantascientifico dove guideremo la razza umana attraverso un’epica campagna incentrata sulla narrazione.
Oltre alla campagna principale, che svelerà i misteri dietro all’Esodo, potremo cimentarci in una modalità sandbox corposa e sfaccettata, che ci permetterà di prendere il controllo di una delle razze aliene a disposizione, conducendola alla gloria con diverse condizioni di vittoria. Otto razze, battaglie spaziali e planetarie, tante classi di navi ed eserciti, e una forte componente votata all’esplorazione. Astra Exodus non si propone come innovatore, bensì come punto di riferimento di un genere che vanta diversi esponenti di spicco.

STONESHARD

Stoneshard è un gioco di ruolo a turni davvero interessante e con uno stile grafico che ci ha catturato appena lo abbiamo visto. Nelle lande medievali di Aldor, affronteremo tante avventure con ampia libertà di scelta per ogni situazione. Lo sviluppo del personaggio senza restrizione basate sulla classe e tante abilità e statistiche, permetteranno ad ogni giocatore di divertirsi per creare la propria build preferita.

Il gioco è interamente open world, con villaggi in rovina, dungeon infestati dai mostri, luoghi antichi e misteriosi. Un interessante sistema sanitario, metterà a dura prova le nostre scelte perché non saranno i soli punti vita a cui dovremo prestare attenzione. Cauterizzare le ferite, alleviare il dolore con alcol e droghe, purificare il sangue dai veleni, tutto pur di rimanere in vita.
Oltre duecento abilità e più di quattrocento attrezzature da indossare ed usare, insomma il paradiso per ogni amante dei dungeon crawler, per di più a sfondo strategico. Una promettente perla indie.

VAGRUS

Senza dubbio, un titolo indie molto atteso è Vagrus. Lo sviluppatore Lost Pilgrims punta a quest’anno per fare uscire quello che a noi, in sede di anteprima, è sembrato un potenziale capolavoro.

Si tratta di un gioco che unisce il fascino di un’atmosfera unica al gameplay di titoli quali Sunless Sea e Darkest Dungeon. Non è un gioco per tutti: va capito, seguito e assaporato esattamente come un libro. Ma va anche vissuto e giocato senza paura grazie ad un sistema di combattimento tanto tattico quanto appagante.

FUORI CATALOGO

Ci sono poi due titoli indie che probabilmente non vedremo prima del 2021, ma ci teniamo ad inserirli perché è più che giusto tenerli d’occhio.

GENESIS NOIR

È possibile anche solo immaginare un’avventura ambientata prima, durante e dopo il Big Bang? I ragazzi di Feral Cat Den si, e con Genesis Noir intraprenderemo un percorso che comprende buchi neri, una Terra primordiale, e fascinosi jazz caffè.
Saremo testimoni della nascita e della storia umana, e della nascita dell’universo dopo che un litigio cosmico ha frantumato un romantico quanto micidiale triangolo amoroso. Riusciremo a fermare il Big Bang e trovare la nostra amata?

PARALIVES

Sono anni che la serie The Sims viaggia a corrente alternata. I capitoli principali vengono coadiuvati da una fin troppo corposa quantità di dlc ed espansioni, ma spesso la qualità e la gestione della vita dei propri sim viene soppiantata dal tentativo di portare tutto sulla componente social, perdendo quanto fatto con il capitolo migliore, The Sims 2.
Paralives, è la risposta indie al simulatore di vita. In questo gioco, potremo costruire case con una profondità mai vista, in una città totalmente open world. I giocatori possono costruire muri di qualsiasi lunghezza e angolazione, e avranno a disposizione una lunga serie di strumenti per sviluppare la casa dei propri sogni. Grazie al mondo aperto, i nostri npc potranno esplorare un quartiere pieno di negozi, parchi, luoghi di lavoro e molto altro. Già all’uscita, il gioco vanterà la presenza di animali domestici, stagioni, auto e altri mezzi usabili, e una modalità di creazione del personaggio piuttosto approfondita. Che dire, non vediamo l’ora di provarlo.

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Game Over Carrara cerca fondi su Kickstarter

Si chiama Game Over Carrara ed è un’avventura punta e clicca che cerca consensi e fondi su Kickstarter. Il progetto di Elvis Morelli mira a raggiungere 5.000 euro per essere portato al termine. Ad ora, a 18 giorni dalla conclusione della raccolta fondi, il gioco ha raccolto più di 3.100 euro grazie al contributo di oltre 110 appassionati.

Al momento sono disponibili gratuitamente due episodi completi più la demo natalizio dell’episodio extra per Pc, Mac ed Android. Sulla pagina Kickstarter del gioco è possibile scaricare la demo.

Gli episodi condividono la stessa storia di base, ma sono ambientati in momenti e luoghi diversi. La cosa più importante è che in ogni puntata i giocatori vestiranno i panni personaggio principale diverso, affinché la storia possa essere conosciuta da vari punti di vista. E sarà addirittura possibile giocare gli episodi in ordine casuale, anche se l’autore consiglia di seguire l’ordine naturale per una migliore esperienza, almeno per la prima volta.

Lo stile grafico di Game Over Carrara è un misto tra rendering 3d fotografie fortemente modificate, fino a renderle originali elementi di design visivo: il mix di tecniche digitali si pone con coerenza all’uso di una città esistente (la cittadina Carrara, in Toscana), per l’avventura, rimappata in stile Google Map per un’ambientazione più fedele, e trasformata in uno scenario apocalittico.

La storia prevede 5 episodi principali (di cui 2 sono già disponibili gratuitamente) e 3 dlc episodi extra basati sui personaggi chiave di questa storia, di cui uno già disponibile in versione demo.

GLI STRETCH GOALS

Sulla nota piattaforma crowdfunding ci sono anche gli stretch goals ossia gli obiettivi secondari che aggiungeranno, se raggiunti, ulteriori contenuti al prodotto finale.

Detto che la soglia minima è fissata a quota 5.000 euro, ecco gli altri traguardi:

  • Ad 8.000 euro sarà aggiunto il dlc extra intitolato SAM che includerà 4 capitoli con circa 5-6 ore di gameplay. L’autore considera questo dlc come l’episodio zero di Game Over Carrara.
  • Con 13.000 euro ci sarà l’episodio 4 intitolato The Pearl con 10 nuovi capitoli e circa 12-15 ore di gameplay aggiuntivo.
  • 000 euro ed il titolo si arricchirà col dlc dedicato a Gloria (4 capitoli e 5-6 ore aggiuntive).
  • 000 euro poterà l’episodio intitolato White Diamond (10 capitoli e 12-15 ore aggiuntive di gioco).
  • 000 euro conosceremo la storia di Conrad (4 capitoli e 5-6 ore di gameplay).
  • 000 euro ci sarà la guida strategica completa.

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Annunciato Dark Gravity, uno sparatutto ispirato ai classici giapponesi

Dark Gravity è il nuovo progetto dello studio indipendente polacco Korgorus. Il gioco, edito da Ultimate Games S.A., arriverà nel quarto trimestre del 2020 su Pc (via Steam) e Switch.

Sarà un nuovo shooot’em up con gameplay incentrato su giocatore singolo e – come viene preannunciato – si concentrerà su un alto livello di difficoltà con una modalità campagna non lineare ed una grande quantità di nemici e boss da eliminare.

Il gioco sarà ambientato nella realtà futuristica dopo la Seconda Guerra Mondiale. Gli appassionati assumeranno il ruolo di un pilota, il cui destino è gettato in un turbine di eventi. Il titolo si ispira ai classici giapponesi del passato.






Così come ribadisce l’autore del gioco e fondatore dello studio, Rafał Szewczyk in queste parole:

Il progetto allude gli shoot’em up giapponesi classici. Tra le ispirazioni dietro Dark Gravity ci sono, ad esempio, Ikaruga, Radiant Silvergun e Zero Gunner. Naturalmente, ci sono qui caratteristiche uniche che faranno risaltare questo titolo rispetto ad altre produzioni. Non si tratta solo di una grafica stilizzata low poly ma una storia intrigante e le grandi possibilità di creare ed espandere i jet da combattimento.

Come annuncia Rafał Szewczyk, Dark Gravity offrirà un divertimento molto veloce e intenso, pieno distruzione, ma anche di raccolta di risorse per migliorare il proprio velivolo da combattimento. In totale, i giocatori troveranno in Dark Gravity 17 missioni altamente diversificate, 34 boss, 8 jet da combattimento e molti altri elementi aggiuntivi.

Aggiunge Rafał Szewczyk:

Il livello di difficoltà sarà molto importante: più alto sarà, più sfide, nuovi nemici, nuovi boss e segreti si aggiungeranno. È importante sottolineare che ci sono anche grandi differenze per quanto riguarda i caccia. Ognuno di loro avrà il suo carattere unico e le armi potranno essere adattate alle vostre preferenze. Tutto ciò aumenterà ulteriormente la longevità di Dark Gravity.

LE CARATTERISTICHE PRINCIPALI DI DARK GRAVITY

  • Gameplay rapido e intenso;
  • Campagna non lineare, storia intrigante;
  • Grafica elegante in stile low poly;
  • 3 diversi livelli di difficoltà;
  • Creazione ed espansione di aerei da combattimento;
  • 34 boss da sconfiggere;
  • Una modalità aggiuntiva di sopravvivenza.

La premiere di Dark Gravity sulla piattaforma Steam è prevista per il quarto trimestre del 2020. Successivamente il gioco sarà rilasciato anche su Switch e potrebbe arrivare anche su altre console.

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The Otterman Empire, anteprima

In un modo silente ma via via “devastante”, Plants vs. Zombies Garden Warfare ha creato una piccola nicchia di appassionati di un genere coop-competitivo degli shooter in terza persona. Una formula che, assieme ad elementi tower defense incorniciati nella classica estetica super-humour dell’iconica saga, ha creato una commistione che, probabilmente, non può esser definita genere ma che, al contempo, ha sin troppi elementi originali perché la si chiami, semplicemente, sparatutto in terza persona. In quest’ottica, seppur con le dovutissime differenze, si classifica The Otterman Empire, divertente shooter annunciato recentemente dalla software house indie britannica, con sede a Manchester, Tri-Heart Interactive.

Il titolo, oggetto di questa disamina “ante-tempus”, cerca di entrare proprio nel genere commercialmente consolidatosi con la saga Garden Warfare, seppur introducendo alcune differenti novità. The Otterman Empire è stato un progetto guidato dalla comunità, ampiamente testato e perfezionato con l’aiuto di una base di fan fiorente e dedicata che ha fornito feedback in ogni fase agli sviluppatori.

TRAMA E PRESUPPOSTI

Nel gioco, impersoneremo delle agguerritissime lontre antropomorfe, differenziate da dotazioni e capacità singole, alle prese con una cattivissima minaccia. Le premesse narrative del titolo, ammesso che realmente ne servano, ci parlano chiaro: in una galassia molto lontana (dalla Terra), nelle profondità dello spazio, esiste un mondo variopinto e immerso nel blu dell’acqua, minacciato dal malvagio scienziato Tiko che, utilizzando le sue robotiche creazioni, è intenzionato a conquistare il pacifico pianeta abitato da tanti, colorati abitanti, da lontre a bizzarri pesci-robotici.

The Otterman Empire, come specificato, fa sua la formula artistico-meccanica di Garden Warfare, offrendo un gameplay dinamico e divertente, seppur largamente basato su dei concept molto vicini ai classici party game.  Ed è questa infatti la prima caratteristica fondamentale: The Otterman Empire sembra sterzare vistosamente verso un qualcosa più vicino ad un’attività videoludica di gruppo attraverso uno spettacolare couch co-op e sarà quindi giocabile con gli amici, fisicamente in loco, fino a quattro giocatori contemporaneamente.

GAMEPLAY

Avviando la demo del gioco, saremo subito introdotti alle meccaniche principali attraverso un veloce ed esaustivo tutorial, che ci farà prendere il controllo di una delle quattro classi disponibili nella versione di prova. Il nostro alter ego potrà far fuoco con armi diverse a seconda della classe (ci sarà una sorta di coccodrillo-lontra in grado di sparare dei guantoni da boxe a media distanza), utilizzare una comoda capriola con un doppio tap del salto e, al contempo, tenendo premuto lo stesso pulsante si potrà adoperare il jetpack per librarsi comodamente nell’aere. L’interfaccia utente, elementare e diretta, ci mostrerà i punti ferita della nostra lontra virtuale, assieme alle munizioni restanti e al carburante rimanente per il nostro jetpack. Vita, munizioni e carburante potranno essere rigenerati semplicemente… nuotando. Del resto sono lontre.

Nei livelli, infatti, ci saranno dei piccoli fiumiciattoli in cui potersi immergere per ricaricarsi completamente e ritornare in pista più battaglieri che mai. Ognuno dei personaggi, con le relative differenze, avrà una tipologia di attacco base più un attacco speciale che si ricaricherà a distanza: ad esempio, una classe potrà creare una bolla curativa e ripristinare i punti ferita, mentre un’altra creerà una sorta di vortice in grado di danneggiare ad area i nemici circostanti.

La demo ci ha permesso di analizzare un singolo stage, ad ambientazione cittadina, che ci ha fatto ammirare il buon livello di caratterizzazione dei singoli personaggi, resi attraverso uno stile cartoon simpatico e colorato. Nella stessa ambientazione, abbiamo affrontato due modalità diverse entrambe scandite da un tempo massimo di due minuti: in una il nostro compito era di quello di prelevare delle bombe da innescare vicino dei portali da cui fuoriuscivano sciami infiniti di nemici robotici.

Nell’altra modalità, invece, l’obbiettivo era abbattere enormi laser a forma di cerchio, semplicemente… saltandoci dentro!

Il tutto, ostacolati dai “cattivissimi” nemici creati dal dottor Tiko: in questo frangente, una torretta fissa e un robottino volante in grado di rallentare i nostri movimenti. Lo stage, in aggiunta, nascondeva anche una serie di pericoli “ambientali”, come degli enormi fasci laser che si muovevano casualmente per l’intero spazio di gioco, in grado di “terminarci” al primo contatto. Il nostro compito era raggiungere il numero di punti richiesti per il superamento del livello, compiendo più volte l’obiettivo imposto dalla specifica modalità.

Nella versione finale del gioco, stando a quanto emerge dalle dichiarazioni degli sviluppatori, sarà presente una campagna sia in singolo che in cooperativo, dove si potranno affrontare tante differenti modalità mentre si cerca di salvare l’universo.

A livello più squisitamente meccanico, già in questa fase embrionale, il feeling del gioco, molto simile in quanto già visto in Garden Warfare, sarà piuttosto evidentemente legato ad un certo dinamismo e velocità complessiva di gioco.

COMMENTO

Nonostante, com’è lecito attendersi da una versione demo, ci siano ancora degli angoli da smussare, soprattutto per quanto concerne la precisione dei controlli e la telecamera di gioco, The Otterman Empire sembra avere tutte le carte in regola per poter affermarsi come un divertente action/shooter in terza persona, con la “plus valenza” dell’essere costruito per divertire i giocatori anche attraverso un cooperativo locale.

Naturalmente, per poter emergere in un settore di nicchia ma che ha già un paio di punti di riferimento notevoli (oltre Garden Warfare, anche Splatoon al quale il gioco si ispira palesemente), il titolo dovrà offrire un “motivo” per creare nell’utenza la necessità di provare. Con le giuste scelte, la svolta da “party game” del titolo potrebbe essere l’idea vincente per imporsi con personalità nel settore.

The Otterman Empire è sicuramente un titolo da tener d’occhio e che potrebbe rivelarsi una validissima alternativa in un settore piccolo numericamente, ma potenzialmente enorme a livello contenutistico.

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Remote Life, la nostra recensione

È difficile nel 2019 applicare il concetto di sorpresa in un videogioco. Soprattutto se si parla di uno shoot’em up vecchio stile. Lo sviluppatore indie fiorentino Mario Malagrino, da tre anni lavora al suo gioco, al suo progetto, al suo sogno. E la sorpresa si concretizza in un nome che vi consigliamo di ricordare e di tenere d’occhio anche se non siete appassionati del genere: Remote Life.

Un titolo che fa – e lo diciamo fin da queste prime righe della nostra recensione – della realizzazione tecnica ed artistica i suoi capisaldi. Anzi, saldissimi.

Ed è la conferma che dedizione, passione, competenza e talento anche se non supportati da grandi mezzi economici si fanno notare quando sono preponderanti.

Remote Life è un vero e proprio capolavoro ed uno dei migliori shoot’em up a scorrimento orizzontale realizzati non solo negli ultimi tempi ma anche globalmente. Uno di quei giochi che sembra seguire la naturale evoluzione tecnica senza rifugiarsi nella pixel art o senza esagerare con effetti e design che non sono congrui.

Fatta questa premessa, vi lasciamo alla nostra recensione su questo gioco arrivato su Steam in versione “definitiva” (ma sempre in costante aggiornamento e miglioramento) per gli utenti Pc dallo scorso ottobre a firma Next Game Level.

Buona lettura.

LA TERRA È IN PERICOLO, LA MINACCIA È SCONOSCIUTA

In una galassia lontana lontana, no, scusate, siamo nel ventitreesimo secolo e la tecnologia sulla Terra ha fatto passi da gigante (come è lecito aspettarsi). Gli Stati Uniti della Terra ed il pianeta tutto, sono scossi da una misteriosa forza preponderante che un mese prima degli eventi ambientati nel gioco aveva distrutto con estrema semplicità un intero avamposto spaziale. Non prima di aver segnalato una massa enorme di origini sconosciute.

Parte una missione di ricognizione ma questa non ha esito positivo: la navicella viene distrutta inesorabilmente da una forza aliena soverchiante. La triste conferma è agghiacciante: la Terra è minacciata… ed i mezzi non sono certamente dalla nostra. Un manipolo di navette ed un pilota dovranno servire per portare a termine una missione suicida per salvare l’umanità. Una missione che sembra un girone dantesco fantascientifico dove John Leone, un pilota ambizioso, deve districarsi in 16 livelli pieni zeppi di nemici ed in un’ambientazione estremamente ostile contro nemici armati fino ai denti ed installazioni spaziali veramente difficili da espugnare.

Non mancano una santabarbara di tutto rispetto e nemici di fine livello che faranno di tutto per abbatterci e continuare nel loro terribile intento: conquistare la Terra.

TRA R-TYPE E PROJECT X MA ANCHE Z ED X-OUT…



Giocando a Remote Life non si guida soltanto una navetta armata di tutto punto, che ricorda vagamente la R-9 di R-Type, ma si pilota – idealmente – una macchina di ricordi non indifferente. L’ambientazione ricorda i cliché dei giochi e dei film horror di fantascienza. I riferimenti ovvi ad Alien (dal punto di vista cinematografico) sono evidenti ma oltre a R-Type a livello videoludico, ci vengono in mente classici come Turrican, come X-Out e Z-Out (tutti titoli Rainbow Arts, ndr) o Project X di Team 17.

La nostra battaglia va contro una razza aliena fatta di creature aggressive e creature biomeccaniche. L’ambientazione sempre cupa è comunque spettacolare con un mondo aggressivo attorno a noi sempre vivo ed in movimento. Ogni livello ha le proprie peculiarità ed ovviamente insidie. Il problema oltre ad evitare i proiettili ed i missili nemici anche le pareti delle basi che sono sempre in movimento e che provocano anche esplosioni spettacolari in grado di distorcere l’ambiente e di far notare alcuni dettagli dello sfondo dell’ambientazione. Parleremo a breve dell’aspetto grafico.

Il gameplay è piuttosto classico anche se è ravvivato da alcune missioni particolari. Oltre a sparare a tutto spiano contro tutto quello che si muove ed ha più di due zampe (cit.) dovremo di tanto in tanto affrontare missioni di scorta evitando, dunque, che la nave da noi protetta venga distrutta dagli alieni. Questo ravviva il mero “spara spara” anche perché avremo in alcuni casi l’obbligo di muoverci in tutte le direzioni per raggiungere degli obiettivi sparsi in questi particolari stage che hanno mappe simili a veri e propri dedali. Questi si alternano ai classici livelli a scorrimento ovviamente.

Inoltre, il nostro John Leone potrà essere promosso di grado. Questo permetterà a lui (ed a noi) di accedere ad ulteriori due tipi di navetta che hanno caratteristiche migliori rispetto a quella base soprattutto per la velocità e la potenza di fuoco.

Lungo il nostro percorso, ovviamente, sarà possibile raccogliere armi sempre più devastanti. La raccolta è simile a quanto abbiamo visto in Project X. Abbiamo quattro tipologie di armi dalla A alla D tra le quali potremo giostrare il nostro stage. Non si potranno utilizzare tutte in contemporanea ma potremo alternarle (o switcharle). A parte la tipologia D che sono bombe e bombazze di vario tipo, le altre tre famiglie di armi sono le solite conosciute: missili, laser, plasma. Giusto ricordare come queste armi se attivate, avranno colpi limitati ma devastanti ed altamente spettacolari. Ci sono ovviamente i proiettili infiniti che, comunque, fanno il loro sporco lavoro ed il loro dovere nonostante siano poco spettacolari. Ma si sa, a volte è meglio tirare di punta a porta vuota ed essere sicuri di segnare piuttosto che piazzarla di classe con la seria possibilità di mangiarsi un gol fatto.



Non mancano altri bonus disseminati quali vite supplementari (mai troppe nonostante la patch più recente venga in favore dei giocatori casual aggiungendo un cuore al livello di difficoltà più semplice e partendo da 5) e dei pod in stile R-Type. Questi, però, hanno durata limitata di pochi secondi. State certi, però, che in quel brevissimo lasso di tempo, sarete veramente devastanti.

Inoltre, ed è un dettaglio non da poco, gli spari sono direzionali ed è possibile anche bombardare da dietro visto che le nostre mitragliatrici si girano a 360 gradi. Serviremo pan per per focaccia pure a chi ci minaccerà dietro il nostro “tubo di scappamento”.

Insomma, il gameplay di Remote Life è veramente interessante con un livello di sfida arduo e meritevole delle famose sette camice.

Altre due note sul gameplay: non esiste un punteggio, il classico score, ma come detto possiamo migliorare la reputazione del nostro pilota permettendogli di utilizzare ulteriori due tipologie di navette. Nondimeno sarà possibile ricominciare la partita dall’ultimo livello (o missione se preferite) raggiunto.

La longevità è abbastanza ampia trattandosi di uno shoot’em up e soprattutto ha anche un ampio tasso di rigiocabilità.

CAPOLAVORO DI GRAFICA E SONORO



Stentiamo a credere che Mario Malagrino sia al suo primo gioco ma è così e speriamo di sentire più spesso il suo nome accostato ad altri progetti. Remote Life oltre ad offrire un ottimo gameplay, una bella sfida e tanto divertimento ma propone un comparto grafico eccellente ed a tratti (ampi tratti) spettacolare.

Le varie ambientazioni spaziali, i dedali biomeccanici, i nemici, le esplosioni, le distorsioni date dalla potenza delle deflagrazioni e così via sono tutte allo stato dell’arte. Finezze vere e proprie in ogni angolo. Ogni pixel trasuda classe e – come dicevamo ad inizio di questa nostra recensione – ed è congrua con quella di uno shoot’em up moderno.

Non c’è la pixel art anche se è possibile scegliere due filtri retro che rendono l’aspetto del gioco vintage e datato, ma di default c’è un comparto visivo pulitissimo e dettagliatissimo. A tratti ci ricorda con le dovute proporzioni X-Out e Z-Out soprattutto.

Luci, effetti particellari ed animazioni sono altamente spettacolari. Una vera e propria gioia per gli occhi e sono strappa applausi per chi ama questo genere grazie anche ai tanti dettagli maniacali.

Apprezziamo anche l’interfaccia utente che offre anche un’informazione interessante: il livello di missione completato. Noi abbiamo molto gradito.



Dicevamo di una grafica congrua. Si perché lo stile proposto (si parla di 3d pre-renderizzato e che a primo acchito è più simile ad un 2d) in questo gioco vale mille volte un altro 3d che in determinate ambientazioni e contesti non c’entra molto. E conferma che se fatte bene, le due dimensioni rendono ancora bene il concetto, soprattutto negli shoot’em up a scorrimento.

Il sonoro accompagna più che degnamente l’azione. Non solo effetti di grande livello (con tanto di chicche “metalliche” di tanto in tanto) ma anche e soprattutto le musiche che scandiscono l’azione. Di puro effetto ed incalzanti. Qualcuna è anche in grado di dare un po’ d’ansia come è giusto che sia per il tipo di ambientazione affrontata.

COMMENTO FINALE

Remote Life senza troppi giri di parole è un grande capolavoro. Una perla indie italiana che parla inglese visto che il titolo è localizzato nella lingua di Albione. Ma chiaramente questo non è un problema anche perché nel corso del gameplay sarà del tutto ininfluente. Ed i pochi che ascoltiamo nonché le informazioni di inizio livello sono piuttosto abbordabili.

Mario Malagrino è spuntato dal nulla con questo suo titolo che omaggia i grandi del passato già ampiamente citati nel corso della nostra recensione. Un gioco umanamente quasi perfetto che offre divertimento e sfida. Unite una direzione artistica di grandissimo pregio grazie anche ad un sapiente utilizzo dei tool di sviluppo. Abbiamo detto quasi perfetto. Si perché manca la possibilità di giocare al fianco di un amico. Andare a caccia di alieni in buona compagnia fa sempre piacere. Inoltre, Remote Life a tratti è veramente difficile anche se quest’ultimo dettaglio è comunque soggettivo.

Scelta obbligata se siete amanti degli shoot’em up vecchio stile. Titolo che, però, è anche in grado di offrire alcune piccole varianti al gameplay per rinverdirne la giocabilità. Sicuramente, una delle più grandi, e gradite, sorprese di questo 2019

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Fantasy Farming: Orange Season, Anteprima

Sono tanti i titoli in cui i giocatori sono chiamati a gestire una fattoria. La vita di campagna ha sempre attirato molti e da una decina e passa di anni le produzioni videoludiche in tal senso si sono moltiplicate. Giusto ricordare FarmVille per Facebook che, sostanzialmente, ha dato vita al genere che si è evoluto enormemente fino ad arrivare al 3d della serie Farming Simulator. Bene, oggi vi parleremo di Fantasy Farming: Orange Season, titolo è in accesso anticipato su Steam per gli utenti Windows, sviluppato dal team brasiliano indipendente Tropical Puppy e distribuito da Soedesco.

Il gioco ci offre di iniziare la nostra vita di campagna in una ridente cittadina immersa nella natura. Vediamo come se la cava in queste fasi cruciali dello sviluppo. Buona lettura.

FARMING FANTASY: ORANGE SEASON E LA CAMPAGNA

Il gioco proposto da Tropical Puppy non si discosta troppo da Farming Simulator a livello di gameplay ma offre, chiaramente, diversi spunti interessanti con alcuni tocchi RPG. Rispetto al colossal di Giants Software e Focus Home Interactive, rivolto al realismo con un 3d di tutto rispetto, questo gioco propone un gameplay ed ambientazione molto più allegri e “romanzati”. Di fatto si tratta di un gestionale in pixel art che ci permette di fare la vita di campagna dei nostri sogni. I ritmi inizialmente compassati permettono di prendere confidenza con i comandi e con le dinamiche. Queste si presentano piuttosto semplici ma accattivanti e, più avanti, anche articolate.

Scelto il nostro nome, genere ed aspetto inizieremo fin da subito la nostra vita da fattore nella cittadina di Orange Town. Conosceremo subito alcuni abitanti che ci daranno sia dei consigli. Inoltre ci offriranno delle missioni da portare a termine che ci insegneranno a padroneggiare i meccanismi del gameplay.

Ma Orange Town è un posto piuttosto esteso dove non esiste soltanto la nostra fattoria. Troveremo anche altri luoghi importanti come il negozio che vende semi, quello di animali, la clinica e le botteghe di altri artigiani che saranno utili per acquistare utensili e migliorare la nostra qualità e quantità del nostro raccolto.

La profondità del gameplay sta anche nella gestione del nostro personaggio che avrà bisogno di riposare e mangiare perché ogni sforzo significativo toglie lui energie. Da questo punto di vista ricorda un po’ Punch Club. Stesso dicasi per la gestione delle risorse economiche. Tutto ha un prezzo. Il cibo, i semi, il foraggio, ma anche costruire nuovi parti della nostra fattoria come pollai, stalle ed altro.

Diventando amici degli abitanti del villaggio si scopriranno le loro storie, mentre li aiutate o passate del tempo insieme. Scoprite quali misteri si celano nella foresta con Raphael, andate a un appuntamento culinario con Lucas oppure approfondite la conoscenza di Cindy, che sogna di diventare una designer di mobili. In Fantasy Farming: Orange Season i giocatori potranno creare la propria storia ricca di sfaccettature e diventare un contadino amato da tutto il villaggio.



Le giornate sono scandite dal ciclo giorno notte e le quattro stagioni hanno anche la peculiarità di offrire semi diversi o colori diversi. Non mancano anche gli effetti atmosferici come le piogge.

Il nostro personaggio può imparare ad utilizzare utensili e, grazie alla possibilità di trovare materiali lungo le varie ambientazioni, di migliorare i propri attrezzi da lavoro. Tutto questo grazie all’utilizzo che ne migliorerà l’esperienza. In sostanza: più si utilizza un utensile, più esperienza si accumula e, una volta trovato o comprato i materiali necessari, sarà possibile migliorare vanghe, secchielli, falcetti, martelli ed altri utensili.

Le meccaniche sono semplici: con la vanga si zappa la terra, poi si semina e si innaffia (tranne nei giorni di pioggia e li è una manna perché si risparmia tantissimo tempo). È bene raccogliere i frutti del proprio raccolto ed immagazzinarli in una cesta che alle 8 del mattino del giorno successivo verrà svuotata dall’addetto del mercato con tanto di pagamento. Questo servirà a comprare frutti, materiali, e quant’altro occorrerà alla nostra attività nondimeno sarà possibile anche partecipare a fiere e concorsi che miglioreranno reputazione e casse.

Fantasy Farming: Orange Season, si pregia fin da ora, di avere un buon gameplay che si sforza di offrire varietà grazie ad una fase esplorativa gradevole che permette di visitare luoghi anche impervi e di incontrare personaggi di tutti i tipi, anche delle streghe. Le missioni dei personaggi, inoltre, si alternano con il trantran quotidiano. Il nostro contadino sarà anche in grado di pescare e di svolgere altre attività. Già, è proprio vero: la vita nella fattoria è movimentata nonostante tutto.

PIXEL ART GRADEVOLE






Fantasy Farming: Orange Season propone un aspetto grafico molto gradevole in pixel art che richiama tanto gli jrpg che tanto fecero scalpore sul Super Famicon nell’epoca d’oro dei 16 bit.

Tanti colori, forme rotonde e personaggi in stile anime. Oltre ad una insospettata varietà grazie alle tante ambientazioni che variano dalle miniere, alle foreste, alla cittadina, alle aree di mare, desertiche e molto altro. Interessante anche la caratterizzazione dei personaggi e degli animali. Davvero tanto tondi, carini e coccolosi. Le animazioni sono essenziali e comunque fanno il loro dovere. Non abbiamo notato incongruenze.

Buona anche l’interfaccia, molto semplice, che mostra inventario, soldi in cassa, stato di salute ed altre informazioni utili in modo diretto.

Gradevole anche il commento sonoro con una colonna sonora rilassante.

COMMENTO FINALE

Fantasy Farming: Orange Season è un gioco adatto a chi ama i gestionali con un pizzico di RPG. Il suo gameplay è interessante anche occorre molta metodica per iniziare fin da subito ad avere risultati. Le varie missioni e storie, alcune strampalate, arricchiscono la varietà. Ne beneficia il gameplay di questo titolo che ha anche una fase di esplorazione e raccolta risorse interessante. Per non parlare del tocco fantasy e narrativo.

Certo, il ritmo non è velocissimo e non ci sono sfide difficili. Vi garantiamo che anche se localizzato in inglese infatti, il gameplay scorre piacevolissimamente anche senza sforzarsi troppo nella traduzione. Si tratta di un inglese molto semplice e diretto.

Il comparto tecnico è gradevole presentando una pixel art varia e dettagliata dai tratti molto tondeggianti ed un sonoro appropriato.

Se vi piace la gestione e l’espansione di una fattoria questo titolo fa sicuramente al caso vostro. Siamo curiosi anche di conoscere le ulteriori novità che ci separano dalla versione finale. A tal proposito, si legge sulla pagina Steam del titolo di nuovi festival e concorsi ispirati a quelli reali, più di 30 tipi di animali da allevare. Inoltre, ci si potrà sposare scegliendo tra tante potenziali spose e sposi e mini-game. Mentre chi è esperto di codici può dilettarsi nel modificare quello del codice e realizzare le modifiche che si desiderano.

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The Shadows of Sergoth, un nuovo sorprendente dungeon crawler per Amiga

È molto probabile che i possessori di Amstrad già conoscano da qualche tempo il dungeon crawler intitolato The Shadows of Sergoth. Bene, anche gli utenti Amiga presto potrebbero cimentarsi in questo gioco. Da IndieRetroNews apprendiamo, infatti, che Double Sided Games, un team indipendente, sta realizzando questo “porting” per il 16 bit di casa Commodore.

C’è anche un video con 12 minuti di gameplay di questa nuova versione del gioco che ricorda il classico Eye of Beholder e Dungeon Masters visto che presenta la stessa visuale e gli stessi comandi, sostanzialmente, per i movimenti. E le ambientazioni si somigliano. Buona visione.

Per chi non conoscesse la trama, The Shadows of Sergoth ci porta in un mondo fantasy medievale. Più precisamente in un piccolo regno chiamato Chrisandia, nel sud della penisola di Marak. È una regione non molto popolata e ci si guadagna da vivere con la pesca ed il commercio con i paesi del nord.

Il suo vero re, Orlof VI l’indomito, fa parte di una lunga dinastia di regnanti che si sono distinti durante le conquiste dell’era delle ceneri. Durante le guerre contro il malvagio imperatore Sul Rakin, il regno dimostrò un grande coraggio nonostante le perdite. Gli eventi del gioco si svolgono cinque anni dopo la caduta dell’imperatore, nell’anno 351 dell’era del cristallo.

Il titolo arriverà presumibilmente (almeno così è indicato sul sito degli sviluppatori) nel secondo trimestre del 2020 e sarà disponibile su Amiga 500 con un 1mb di Ram.

TEAM CHE LAVORA AL PROGETTO

  • Ten Chu (grafica).
  • Colin Vella (codice).
  • Mike Richmond (musica e suono).

CARATTERISTICHE PRINCIPALI DEL GIOCO

  • Le regole sono liberamente basate su Microlite20, che è un’estrema semplificazione di Advanced Dungeon & Dragons.
  • 3 livelli di difficoltà.
  • 24 incantesimi da imparare.
  • Il personaggio può salire fino al livello 20.
  • 5 razze con caratteristiche diverse: umana, elfo, nano, mezzorco e lucertola umana.
  • Sistema di salvataggio.
  • Auto-map.
  • 16 livelli da esplorare.

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Spellword Cards: DungeonTop debutterà a metà gennaio

Si chiama Spellword Cards: DungeonTop ed è l’ultima fatica dello sviluppatore One Up Plus Entertainment e del publisher Surefire Games. Questo gioco, sospeso a metà tra uno strategico basato sulle carte da collezione e l’RPG è in accesso anticipato su Steam per gli utenti Pc e sarà disponibile in versione “definitiva” dal prossimo 16 gennaio.

In Spellword Cards: DungeonTop, gli appassionati sceglieranno un eroe e dovranno girovagare per le stanze di vari dungeon dove sarà possibile raccogliere tesori, cadere in trappola o affrontare dei nemici.

I combattimenti strategici sono a turni in stanze suddivise in griglie che vanno da una grandezza minima di 4X4 fino ad un massimo di 10×4. Sarà possibile naturalmente migliorare le carte del proprio mazzo (deck) o acquisirne altre tramite il loot di fine battaglia o generato dai tesori che andremo a prendere.

Il gioco esige tattiche per riuscire ad ottenere vantaggi come gli attacchi dalla distanza o sfruttare le abilità di fiancheggiamento, di attacco frontale e di razza.

Andare avanti potrebbe voler dire due cose: raccogliere più oro o sconfiggere più mostri. Giocate a modo vostro costruendo un mazzo basato sulla potenza o sulla velocità. Tali scelte influenzeranno sulla possibilità di riuscita delle missioni.

Lungo il tragitto sarà possibile – come detto – migliorare le proprie carte. Al momento sono presenti due classi (Guerriero e Mago) ed altrettante alleanze tra cui scegliere per guadagnare bonus ed oro, nonché tre dungeon (generati randomicamente, ndr) esplorabili. Il gioco promette longevità e varietà sia per l’esplorazione che per la costruzione del proprio mazzo vincente nonché l’arrivo della terza classe di eroe ed altre due alleanze. Questo dovrebbe chiudere la fase di early access.

ALCUNI NUMERI (ATTUALI) DEL GIOCO

Ecco alcune caratteristiche di Spellword Cards: DungeonTop, titolo sviluppato dal team composto da Andrew Chia (fondatore e sviluppatore), Maggie Xu (fondatrice, sviluppatrice ed HR) e Bryn Welsh (game designer). Il gioco abbina le scelte uniche e lo stile di gameplay di Slay the Spire ma con le miniature da tavolo da combattimento.

E se i campi di battaglia di Hearthstone avessero una seconda dimensione in un formato Slay the Spire?

Una fantasia dall’aspetto da “prigione oscura” ispirata a D&D in cui emergono gli eroi che combattono un dio morto sepolto molto tempo fa.

  • Roguelike permadeath in partite di 90 minuti (lunghezza totale).
  • 2 classi x 2 alleanze = 4 mazzi.
  • Più di 300 carte giocatore.
  • Oltre 50 incontri in un dungeon generato proceduralmente.
  • 5 tipologie di campi da battaglia che rappresentano diverse aree di diversa grandezza: da 4×4 a 10×4.



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