Disponibili i tre classici Dragon Quest su Switch

Square Enix ha annunciato che i primi tre giochi dell’amata serie rpg Dragon Quest sono ora disponibili su Switch, per la prima volta in Europa su una console. Questi titoli sono perfetti sia per i fan di vecchia data che per i nuovi giocatori vogliosi di scoprire questi classici della storia dei videogiochi.

Ognuno dei titoli della leggendaria trilogia di Erdrick può essere acquistato individualmente in formato digitale sul Nintendo eShop.

LA SERIE CLASSICA

Nella celebre serie Dragon Quest, i giocatori si dovranno mettere nei panni di un eroe che avrà il compito di salvare il mondo esplorando luoghi e dungeon pieni di mostri e magie. Fin dal suo debutto nel 1986, l’iconica serie è diventata un fenomeno culturale capace di attirare moltissimi fan e appassionati da tutto il mondo, arrivata a definire il genere dei giochi di ruolo giapponesi.

Questa saga suddivisa in tre parti ha inizio con l’epico viaggio dell’Eroe, un discendente del valoroso Erdrick, nel magico regno di Alefgard. Dragon Quest II: Luminaries of the Legendary Line è ambientato invece un secolo più tardi, quando il giovane principe Midenhall partirà per un viaggio alla ricerca degli altri due eredi di Erdrick per sconfiggere il malvagio Hargon. Il terzo titolo della saga di Erdrick, Dragon Quest III: The Seeds of Salvation, porterà i giocatori nella terra di Aliahan, in cui un giovane eroe dovrà partire in una missione per salvare il mondo dal temibile signore oscuro, Baramos.

Per maggiori informazioni rimandiamo al sito ufficiale.

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I classici Dragon Quest su Switch a fine mese

I primi tre capitoli di Dragon Quest saranno disponibili su Switch a partire dal prossimo 27 settembre in digitale. Lo ha annunciato poco fa Square Enix.

I fan potranno riscoprire le origini di questa leggendaria saga RPG e quindi l’intera trilogia di Erdrick su Dragon Quest, Dragon Quest II: Luminaries of the Legendary Line e Dragon Quest III: The Seeds of Salvation, che potranno essere scaricati individualmente in formato digitale da Nintendo eShop.


Fin dal suo debutto nel 1986, l’iconica serie è diventata un fenomeno culturale che ha attirato moltissimi fan appassionati da tutto il mondo e ha definito il genere degli RPG giapponesi. Questi tre titoli classici includono dei comandi semplici e intuitivi che imitano uno stile di gioco rétro e rendono omaggio alle origini della saga.

La celebre trilogia di Erdrick ha inizio con l’acclamato Dragon Quest, in cui i giocatori dovranno partire per il loro viaggio attraverso lo storico regno di Alefgard nei panni dell’Eroe, un discendente del valoroso Erdrick.


Luminaries of the Legendary Line è ambientato un secolo più tardi, quando il giovane principe Midenhall partirà per un viaggio alla ricerca degli altri due eredi di Erdrick per sconfiggere il malvagio Hargon.


Il terzo e ultimo titolo della trilogia di Erdrick, porta i giocatori nella terra di Aliahan, in cui un giovane eroe deve partire per una missione quasi impossibile: uccidere Baramos, il signore oscuro.

 

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Dragon Quest XI – Echi di un’era perduta, Recensione PS4

Migliaia di copie vendute nei giorni del lancio nel Paese del Sol Levante, con le consuete code chilometriche di fronte ai negozi, di quelle che i giapponesi riservano solo ai grandi eventi. E Dragon Quest XI – Echi di un’era perduta per certi versi lo è: è il grande ritorno di Square Enix al JRPG classico, un titolo bello e ricco di contenuti, degno di entrare a far parte di una serie storica e amatissima dal pubblico.

Era infatti il lontano 1986 quando lo sceneggiatore Yuji Horii, l’artista Akira Toriyama e il compositore Koichi Sugiyama formavano all’interno di Enix un sodalizio professionale per la creazione di un universo fantasy che avrebbe segnato una svolta epocale nel mondo dei videogame.

Ecco cosa ne pensiamo di Dragon Quest XI, uscito lo scorso 4 settembre su Pc e PS4. Buona lettura.

ESPLORANDO UN MODO ENORME

Tornando comunque in tema, Dragon Quest XI è un JRPG single-player con combattimenti a turni, incontri non casuali, e tantissime cose da fare all’interno di un mondo libero di essere esplorato nella sua interezza. I paesaggi che si stagliano a perdita d’occhio sono dettagliati e variegati e spaziano dalle vaste praterie ai caldi deserti passando per le immense distese marine alle montagne innevate, grandi dungeon e dettagliate città e castelli.
Ci possono volere decine di minuti, anche ore, per visitare con cura tutto. Dipende solo dal giocatore, dal suo modo di concepire un’esperienza videoludica simile.

L’elemento esplorativo è una componente fondamentale del gioco, così come grande importanza è stata data all’interazione con gli elementi che “popolano” le varie cittadine o i vari locali che si possono esplorare.

In questi ambienti si potrà infatti parlare con gli abitanti per raccogliere informazioni utili o sbloccare side-quest, sia interagire con diversi oggetti quali botti, vasi, librerie, pozzi e sacchi, nei quali molto spesso si celano preziose sorprese. Il trascorrere del tempo ha infatti un ruolo fondamentale in Dragon Quest XI: alcuni abitanti del villaggio usciranno solo la notte, per esempio, altri si barricheranno in casa lasciandovi magari in sospeso qualche preziosa informazione fino all’indomani mattina, mentre determinati eventi o “quest” saranno possibili essere svolti solo di giorno.
Perfino i mostri cambiano a seconda del momento della giornata in cui ci si trova in una determinata area. Oppure ancora giocare al casinò, che offre la possibilità di raddoppiare i propri danari (ma anche di perderli del tutto) con il Bingo, le roulette o le slot machine, o fare acquisti nei classici negozietti o bancarelle piene zeppe di armi, protezioni e oggetti di ogni tipo.

LIVELLO DI SFIDA CALIBRABILE

Raramente ci si trova in difficoltà e a conti fatti non è necessario ricorrere al grinding selvaggio per migliorare le statistiche del proprio party prima di qualche scontro particolarmente ostico, ma basta essere preparati il giusto per affrontare senza patemi d’animo le missioni più complesse. Il livello di difficoltà generale non è molto alto (ma nella edizione occidentale, quella presa qui in esame, si possono settare dei parametri per renderlo più difficile), e male che vada, in caso di sconfitta il gioco si limita a rispedire l’utente e la sua truppa all’ultimo salvataggio, ma con meno danaro nel portafogli. Ad ogni modo, i combattimenti si svolgono dopo la classica schermata di battaglia che segue il contatto fisico con qualche nemico sullo schermo: gli scontri non sono casuali, quindi gli avversari sono visibili sulla mappa e talvolta evitabili.



Una volta che inizia il combattimento, questo avviene a turni, col videogiocatore che può decidere se controllare solo il protagonista, col resto del party che agisce automaticamente seguendo una delle tattiche predefinite scelte precedentemente, oppure tutti i membri uno alla volta. Il sistema di combattimento è semplice e intuitivo, con i classici attacchi fisici e magici via menu, e le abilità univoche di ogni personaggio da alternare abilmente per sfruttarle a dovere in base alle caratteristiche e alle debolezze dei nemici. La vera novità è qui costituita dai Poteri Pimpanti, una tipologia di attacchi speciali che un personaggio può eseguire da solo o in cooperativa con altri membri della squadra che a loro volta si trovano nello stesso status.

La condizione affinché si possano usare questi poteri prevede che il membro del party abbia subito prima una certa quantità di danni. Una volta acquisito il necessario numero di punti esperienza per salire di livello, i giocatori hanno l’opportunità di decidere da se come spenderli su una apposita scacchiera che ricorda un po’ la Sferografia di Final Fantasy X. In pratica con questo sistema è possibile far apprendere al proprio eroe virtuale nuove abilità con una spada o un boomerang, per esempio, in modo che egli impari ad usare meglio quella specifica classe di armi e magari scopra nuove combo.

ECHI DI UN’ERA PERDUTA

Dragon Quest XI conferma di essere un RPG “classico” anche a livello di trama e ambientazione. Maghi, castelli, borghi medievali, tutti elementi chiave della storia nel più puro e tradizionale stile fantasy, fanno da contorno alle vicende di un giovane cresciuto nel tranquillo villaggio di Roccapietra che dopo aver partecipato alla cerimonia di passaggio all’età adulta del suo villaggio, scopre un’incredibile verità: infatti è la reincarnazione del leggendario “Lucente”, un eroe che ha salvato il mondo in epoche passate, ed è destinato a fare grandi cose… Ma dopo aver rivelato la sua vera identità, l’eroe viene marchiato come “Figlio dell’Ombra” e l’esercito inizia a dargli la caccia. Durante la sua fuga, raduna un gruppo di coraggiosi avventurieri, tra i quali la guaritrice Serena, il ladro Erik dai capelli blu e il vecchio misterioso Rab.

Questi credono davvero alla reincarnazione del Lucente e con lui partono per un viaggio che li porterà ad attraversare continenti e oceani, dove scopriranno una terribile minaccia che incombe sul mondo. La storia, pur non essendo complessa o melodrammatica come quella di Final Fantasy XV, si rivela fin da subito accattivante grazie a un sapiente miscuglio di ironia, colpi di scena e drammaticità. Pur non essendo molto ampio, il party appare ottimamente caratterizzato, specie per quanto riguarda la personalità di ogni singolo componente del gruppo. Senza contare la forte impronta visiva che solo la mano di un artista del calibro di Toriyama può dare ad un personaggio.

COME IN UN CARTONE ANIMATO

Per quanto riguarda il comparto tecnico, Dragon Quest XI è un vero spettacolo per gli occhi grazie alla scelta dei colori e alla modellazione tridimensionale di personaggi, scenari e creature. I personaggi sono realizzati in uno splendido cel-shaded 3D e possono vantare una “rivestitura” di texture d’alta qualità. Ognuno di loro è caratterizzato da un elevato numero di animazioni, soprattutto in battaglia, e a seconda delle armi che hanno equipaggiate, il loro look cambia visivamente.

Questo “trattamento” estetico è stato riservato perfino ai mostri. Tutte le creature presenti nel gioco sono animate in maniera egregia e curate in ogni particolare, alcuni perfino con un dettaglio tale da sembrare quasi personaggi chiave del gioco piuttosto che semplici “sparring-partner”. Da segnalare l’aspetto piuttosto divertente di certe creature, in puro stile Toriyama.



Città affollate, villaggi pittoreschi, foreste lussureggianti, castelli e dungeon tenebrosi da esplorare, tutti disegnati con cura e rappresentati con una pulizia dell’immagine davvero notevole. Note conclusive per il comparto audio. Le musiche bene si sposano col contesto narrativo entro cui vengono eseguite, aggiungendo di fatto al gioco grande carisma e impatto. Peccato solo che siano in formato midi, che fa perdere un po’ quella qualità garantita da altri formati. Infine ai più nostalgici farà certo piacere sapere che per quanto concerne i vari effetti sonori, esplosioni, rumori di battaglia, etc, sono presenti dei suoni che ci hanno riportato alla mente i vecchi Dragon Quest.

BOX EDIZIONE EUROPEA

L’edizione europea del gioco presenta alcune novità rispetto a quella giapponese. Voci in inglese: che portano in vita il fantastico cast di personaggi. La missione estrema: una modalità molto difficile che offre sfide aggiuntive per i giocatori più esperti. Menu e interfaccia utente rinnovati: con miglioramenti grafici e un sistema di navigazione più intuitivo.
Modalità foto: che permette ai giocatori di fotografare in dettaglio i fantastici paesaggi, i personaggi e i mostri del gioco. Una nuova funzione per correre e vari altri miglioramenti di sistema, come l’ottimizzazione dei movimenti dei personaggi e della visuale.

COMMENTO FINALE

Dragon Quest XI – Echi di un’era perduta è con ogni probabilità il miglior JRPG di questa generazione di console. E lo è perché su un impianto tecnico “moderno” è riuscito a costruire un titolo capace di mantenere intatti lo spirito e il gameplay della serie. Cosa che, in un periodo in cui assistiamo a continui stravolgimenti tecnici in molte saghe storiche, può paradossalmente far piacere ai più tradizionalisti. Il feeling, l’atmosfera dei vecchi titoli dell’era 8/16 bit c’è tutta, insomma, nonostante il passaggio ad una grafica tridimensionale moderna ed estremamente piacevole da vedere. Consigliatissimo.

 

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