Blasphemous, Recensione

Per molti studi di sviluppo di piccole dimensioni, Kickstarter rappresenta la più concreta possibilità di affacciarsi sul mercato, con l’appoggio di tutti gli eventuali supporters del progetto. Nonostante The Game Kitchen abbia già avuto modo di farsi conoscere grazie al successo ottenuto con The Last Door, Blasphemous non fa eccezione in tal senso. Dopo il grande successo ottenuto nella sua campagna Kickstarter, nella quale è riuscito a racimolare circa 330.000 dollari a fronte dell’obiettivo minimo fissato a 50.000, il nuovo metroidvania è finalmente sbarcato su Pc (Steam), PS4, Xbox One e Switch.

A qualche mese di distanza da Bloodstained, un altro pregevole titolo a scorrimento in 2D fa la sua comparsa, questa volta fortemente ispirato a Dark Souls. Realizzato con una pixel art curata in ogni singolo dettaglio, Blasphemous ci proietta in un mondo di sangue e redenzione, nella quale la trama viene svelata poco a poco, in un gioco che nonostante la grande cura nel gameplay riserva anche una rilevante profondità nella lore. Di seguito la nostra recensione per la versione Pc. Buona lettura.

LA MISSIONE DEL PENITENTE

Il giocatore vestirà i panni del Penitente, privo del proprio nome così come della capacità di esprimersi, il cui unico scopo si rivelerà essere quello di liberare se stesso e la sua terra, Cvstodia, sulla quale si è abbattuta una terribile maledizione, dove i religiosi più ferventi sono stati trasformati, quasi come una sorta di contrappasso, nelle terribili trasfigurazioni della loro fede, vissuta come un cieco fanatismo. Unico sopravvissuto sia del massacro chiamato “Dolore Silenzioso” che della Confraternita Del Lamento Silente, al personaggio controllato dal giocatore spetterà il compito di risalire tanto all’origine della maledizione quanto a quelle del proprio tormento, che si materializza in un ciclo infinito di morte e rinascita.

Tra le interazioni con gli npc e le descrizioni degli oggetti che potranno essere raccolti, la trama prenderà ulteriormente forma, facendo luce su un mondo contorto, flagellato dall’Età Della Corruzione. Quello del Penitente sarà un vero e proprio pellegrinaggio, attraverso un cammino oppresso da una coltre di sangue e morte, con mostri e vari figure divine e semidivine ad ostacolare il passaggio.

UN FIUME DI CARNE E SANGUE DA GUADARE

Nonostante un contesto e un’atmosfera veramente suggestiva, il pezzo forte di Blasphemous resta il combattimento da hack and slash provetto. Pur trattandosi di un metroidvania puro, esso è permeato da elementi souls-like, oltre che ruolistici.

Nel corso dell’avventura, vissuta accanto alla fedele spada Mea Culpa, il giocatore non godrà di un vero e proprio sistema a livelli, bensì di un albero di abilità che sarà possibile sbloccare proseguendo nella storia. Nuove capacità e mosse sempre più potenti andranno ad arricchire il potenziale combattivo, rendendo le battaglie sempre più varie e appassionanti. Nella mappa di gioco, liberamente esplorabile e continuamente inneggiante al backtracking, si troveranno anche diverse aree (alcune delle quali segrete, da scoprire), dove sarà possibile aumentare la quantità massima di vita e di mana, adibito all’utilizzo dei colpi più micidiali.

Oltre a ciò, congiuntamente all’approfondimento della lore tramite le descrizione, il giocatore potrà potenziarsi tramite le numerose reliquie che sarà possibile trovare ed equipaggiare. Un numero di slot limitati costringerà a focalizzarsi su stili di gioco specifici, autentiche build tutte da costruire e orientate sulla base dei poteri dei singoli oggetti, suddivisi per tipologie e conferenti sia abilità attive che passive. In caso di morte si tornerà in vita presso l’ultimo inginocchiatoio visitato, che oltre a ricaricare le boccette (inizialmente due) con le quali sarà possibile curarsi, fungerà da punto di salvataggio. Un corrispettivo dei falò in Dark Souls, che costituiranno i simboli tangibili dell’avanzamento del giocatore lungo la trama del titolo targato The Game Kitchen.

L’ARTE IN 16 BIT

Realizzato in pixel art, un tratto sempre più comune nelle recenti produzioni indie, il design di Blasphemous riesce a catturare l’attenzione in ogni singolo frame per la cura, fin nei minimi dettagli. Sia nelle scene di intermezzo (con tanto di dialoghi) che in quelle di combattimento e di esplorazione, sarà facile volersi fermare ad ammirare i disegni, che a braccetto con le animazioni renderanno il titolo un’autentica gioia per gli occhi, capace di regalare un’esperienza lugubre e affascinante al tempo stesso. Il sangue sgorgherà da ogni singolo pixel, rendendo soddisfacente ogni uccisione compiuta con la fluidità e la maestria da Castlevania consumato.

Essendo gli sviluppatori spagnoli, è facile pensare che per il contesto essi si siano ispirati all’architettura di Siviglia (sede del loro studio) e più in generale all’iconografia cristiana, le cui manifestazioni di pregio appaiono corrotte dal marcio intrinseco dei fedeli, ora trasformati in mostri sanguinari. Disperati armati di croci giganti, cavalieri decaduti e abomini deformi: gli incubi a sfondo (corrotto) cattolico prenderanno forma lungo il cammino del Penitente, che dovrà anche vedersela con veri e propri boss, apice della difficoltà ma anche della soddisfazione, successiva alla supremazia ottenuta in uno scontro all’ultimo sangue.

TRA AMARCORD E PRESENTE

Anche dal lato tecnico la realizzazione di Blasphemous si rivela ottima, con una sostanziale assenza di bug e rallentamenti, se non quelli “stabiliti a monte”, in stile Amiga 500. Pur vantando una fluidità ineccepibile, il titolo riserva un accenno di scattosità dal retrogusto old-school, come nelle brevi cut-scene che subentreranno fin troppo raramente, nel corso del gioco. La varietà generale di ambientazioni è nemici si rivela essere piuttosto buona, nonostante l’evidente riciclo di skin nel caso di qualche mostro.

Altalenante invece la soglia di difficoltà, con ad esempio gli attacchi magici, che risulteranno particolarmente sbilanciati rispetto a quelli fisici rendendo alcuni tipi di mostri fin troppo ostici da sconfiggere in alcune circostanze.

A ciò si aggiunge la possibilità di incappare in un loop che non lascerà scampo al giocatore, che potrebbe finire intrappolato in una sequenza senza fine di attacchi magici a distanza senza possibilità di reagire, nonostante la possibilità di parare o schivare. I controlli in combattimento godono sono infatti ben implementati e reattivi, fatta eccezione per il salto che viceversa risulterà non di rado impreciso. Un aspetto che, soprattutto in sede di boss fight, potrebbe portare all’esasperazione. Quella di The Game Kitchen è complessivamente una tela pregiata, che nonostante qualche sbavatura riesce a suscitare notevole coinvolgimento negli astanti. Blasphemous, scommessa vinta in un pellegrinaggio tutto da compiere.

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COMMENTO FINALE

Non capita tutti i giorni di vedere un metroidvania scambiabile per un Dark Souls in 2D, per design, atmosfera e fluidità nel gameplay. I ragazzi di The Game Machine sono riusciti a realizzare un piccolo gioiello, che nonostante alcune sbavature tecniche entra di diritto nei must have del genere. Un level design veramente convincente e una lore fascinosamente inquietante fanno da spalla a un gameplay fluido e coinvolgente, capace di regalare molte soddisfazioni, ma anche tante morti con respawn annessi.

Blasphemous si inserisce prepotentemente tra gli indie più accattivanti, con uso sapiente e raffinato dello stile in pixel art, che ancora una volta dimostra le vette artistiche raggiungibili in fase di caratterizzazione. Anche senza l’utilizzo delle più pompate grafiche fotorealistiche da tripla A. I giocatori che pensano di essersi recentemente cimentati con titoli semplici e sono alla ricerca di una redenzione per il loro animo da pro gamer alla continua ricerca di sfide, troveranno in questa sede pane per i loro denti. Che il pellegrinaggio abbia inizio, o Penitente.

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14 consigli utili per i veterani dei souls-like su Sekiro: Shadows Die Twice

Sekiro: Shadows Die Twice è disponibile  ed è ovvio quindi, il paragone con i precedenti titoli di From Software, famosi per punire duramente i giocatori al minimo errore. Con quest’ultima fatica (qui recensita dal nostro amico Massimo Reina), il team di sviluppo si è superato, rimodernando diverse delle componenti di gioco più classiche, al fine di ambire ad un risultato ancora migliore.

Ecco quindi una lista di consigli, volti ad aiutare i veterani dei giochi From Software ad ambientarsi in questa nuova avventura che questa volta porta nell’antico Giappone feudale. Consigli che lo sviluppatore giapponese ha pubblicato sul PlayStation Blog italiano e che noi abbiamo ripreso.

1 – GLI IDOLI DELLO SCULTORE 

La luce fioca di un falò da accendere è la firma d’autore di un gioco Souls, un punto dove riposare e fare scorta di risorse per poi ripartire all’avventura.
In Sekiro: Shadows Die Twice, sarà la tenue luce azzurra di un idolo dello scultore a offrire protezione dalle avversità del luogo. Vicino a esso vi sarà possibile riempire l’inventario, fare scorta di cure, sbloccare nuove abilità e raggiungere rapidamente altri idoli scoperti in precedenza. Diventeranno sempre più utili man mano che si avanzerà nel gioco, sbloccando nuove funzioni e abilità.

2 – LIBERTA’ IN MOVIMENTO

Dark Souls è sempre stata una serie basata su un tipo di movimento lento e costante, ben diverso dall’agilità sovrumana dello shinobi Sekiro. Non essendoci limiti alla resistenza, si potrà correre e saltare per tutto l’ambiente di gioco, sfruttando i cornicioni e il rampino, per poi calarsi dall’alto direttamente sui nemici.
Questa libertà di movimento non è stata pensata solo per l’esplorazione ma anche per il combattimento: se un approccio faccia a faccia non soddisfa, si potrà sempre sorprendere i nemici correndo, saltando e arrampicandosi.

3 – SCORCIATOIE

Sarebbe certamente fantastico incontrare una statua di Buddha ogni centinaio di metri, ma i fan di Dark Souls sanno bene che gli sviluppatori di From Software rispetteranno difficilmente un’aspettativa del genere.
Come negli altri titoli, i giocatori dovranno farsi strada tra scontri impegnativi e percorsi sbloccabili. Qualora si  trovassero molto lontano da un idolo, potrebbero piuttosto guardarsi in giro per cercare un’eventuale porta nascosta che possa facilitare il ritorno.

4 – SOLUZIONI FURTIVE

Giochi come Bloodborne e Dark Souls offrono occasionalmente la possibilità di colpire un nemico alle spalle, ma per la maggior parte del tempo è necessario affrontarli faccia a faccia.
I gruppi di nemici possono circondare velocemente i malcapitati e infliggere grossi danni: controllare la zona, distrarre gli avversari e separarli gli uni dagli altri, in modo da affrontarli uno o due per volta; bisogna tenere a mente questi suggerimenti per evitare una morte certa.

5 – CONOSCENZE IMPORTANTI

Nessun’avventura di Dark Souls sarebbe completa senza incontrare viaggiatori solitari, mercanti o altre figure particolari in viaggio. In Sekiro: Shadows Die Twice questa tradizione è più che rispettata. E’ vivamente consigliato infatti, prendersi tutto il tempo di parlare con i personaggi amichevoli che si incontreranno lungo la strada: molti di essi forniranno informazioni utili, oggetti in vendita o altri dettagli interessanti, mentre altri saranno utili per scoprire ulteriori dettagli sulla trama o per ricevere suggerimenti per abbattere alcuni avversari.

6 – L’ARTE DEL COMBATTIMENTO

Il combattimento in Dark Souls si è sempre basato sul diventare maestri di poche mosse, disponibili per un’ampia gamma di armi. Lo shinobi protagonista di Sekiro, al contrario, si fida solo della sua Kusabimaru, ma è ben più versatile nell’utilizzarla. Le meccaniche di schivata e parata sono rimaste, ma il vero obiettivo è diventato sovrastare gli avversari col giusto tempismo e la tecnica più opportuna.
La forza bruta è una strategia sconsiderata: i nemici applicheranno strategie imprevedibili per rendere il protagonista vulnerabile a un loro contrattacco. Bisogna imparare a leggere i loro movimenti, dato che si potrà deviare i loro colpi e contrattaccare per rompere la loro guardia e prepararsi a ricevere un colpo letale.
Il tempo e l’impegno renderanno i giocatori maestri di queste mosse: Hanbei, nel tempio in rovina, sarà ben felice di duellare in allenamento.

7 – LA BORRACCIA CURATIVA 

La fiaschetta di Estus, componente semplice ed elegante di Dark Souls, trova il suo successore spirituale in Sekiro. Colma di una misteriosa medicina, questa umile borraccia si riempirà automaticamente durante la sosta a un idolo dello scultore, e si potrà aumentare il numero massimo di utilizzi recuperando dei semi da consegnare a Emma al tempio in rovina.
Alcune abilità da sbloccare, permetteranno di aumentare le cure ricevute per ogni utilizzo. La borraccia è indispensabile in battaglia, ma non è l’unico modo per restare in vita.

8 – SVILUPPARE LE ABILITA’ 

I titoli precedenti di From Software si sono basati sulla potenza e l’efficacia di un ristretto set di strumenti, mentre Sekiro propone un approccio al combattimento più versatile e ponderato. Anziché incrementare le statistiche, progredire nel gioco darà modo di sbloccare diverse abilità attive e passive da alcuni alberi delle abilità ben distinti. Alcune aumenteranno il potere, ma la maggior parte migliorerà le abilità esistenti oppure sbloccherà nuove strategie di gioco.
Si potrà equipaggiare una sola arte del combattimento alla volta sbloccata tramite questi alberi, per cui è importante spendere i punti disponibili nelle abilità che più si adattano al proprio stile.

9 – UN MONDO VASTO

Raramente in un gioco Souls ci si ritrova costretti a seguire un singolo percorso, senza un’altra possibilità che non sia proseguire o rinunciare. Sekiro porta avanti questa stessa filosofia, offrendo vari percorsi esplorabili a partire dalla zona iniziale, ognuno con ambienti differenti e sfide uniche da superare. Gli idoli dello scultore permetteranno di muoversi rapidamente tra queste strade.
Qualora ci si dovesse trovare davanti un ostacolo insormontabile, si può provare a esplorare altrove e sviluppare le abilità.

10 – LA PROTESI DELLO SHINOBI

Le armi secondarie non sono una novità nell’universo di Dark Souls, ma la protesi dello shinobi di Sekiro è così avanzata e versatile da superare le aspettative di molti. All’inizio non sarà più di un rimpiazzo per l’arto, ma progredendo nel gioco si avrà modo di migliorarne le capacità tramite vari accessori, che siano pesanti armi in mischia, strumenti esplosivi oppure precise armi a distanza.
Si potranno trovare accessori ovunque, sui nemici, nei santuari o in vendita da alcuni mercanti. Bisogna poi tornare dallo scultore al tempio per installarli sul braccio.
Alcuni avversari richiedono determinati accessori prostetici per essere sconfitti, per cui se si è in difficoltà con la spada, bisogna considerare eventuali strumenti da sfruttare.

11 – UN MONDO PIENO DI SEGRETI

Il team di From Software si è impegnato a lungo per ricompensare i giocatori che esplorano minuziosamente le aree di gioco, inserendo oggetti nascosti e percorsi segreti. Sekiro mantiene e migliora questa tradizione, offrendo più di oggetti e porte nascoste: studiare la zona darà modo di affrontare i nemici in vari modi, costeggiando una parete, scendendo da una rupe o passando sotto a un edificio.
Non bisogna quindi, avere paura di superare una zona, poichè ci sono tante cose da scoprire: oggetti, personaggi e intere nuove aree.

12 – AUMENTARE IL POTERE

Giù le mani dal tasto per correre: non c’è bisogno di tornare al punto in cui si è caduti per recuperare il bottino.
La morte è una componente importante in Sekiro, ma non è strettamente legata alla progressione come nei precedenti titoli From Software. Per sbloccare nuove abilità si dovranno guadagnare dei punti ottenuti sconfiggendo nemici comuni.
Per migliorare la salute e la forza, invece, serviranno degli oggetti speciali, i rosari e le memorie, ottenibili solamente da nemici ben più pericolosi. Inoltre, si potranno sviluppare le abilità e migliorare la propria efficacia in battaglia consegnandoli alle statue di Buddha.

13 – CONNUBIO TRA GIOCO E TRAMA

Il progresso come giocatore e la trama narrativa del mondo si legano assieme nell’esperienza di gioco.
Andare incontro a una morte vera e propria rivelerà un nuovo sistema che influenzerà non solo le abilità in gioco, ma anche i nemici, peggiorando la situazione a ogni fallimento.
Comunque è di fatto possibile recuperare le forze qualora vi trovaste in difficoltà, parlando con Emma al tempio.

14 – SCAMPARE ALLA MORTE

Dark Souls ha fatto della morte in gioco un vero e proprio rito di passaggio e sembra perlomeno appropriato che questo accada anche in Sekiro, seppur con modalità diverse, quasi opposte.
Come suggerisce il titolo del gioco, se si cadrò vittima dei nemici, si potrà sfruttare il proprio dono per rialzarsi dalla tomba e combattere di nuovo. Coloro che faranno giusto uso di questa benedizione e resisteranno a tutte le avversità potranno scoprire nuovi benefici in seguito.
Non è così banale come sembra. Quest’abilità infatti, utile per eludere la morte vera e propria, si ricarica solo sconfiggendo nemici, permettendo di prevenirla in più di un’occasione.

Infine bisogna sottolineare che come per tutti i titoli From Software, una componente essenziale dell’esperienza di gioco è l’esplorazione del mondo e la scoperta. Buon gioco quindi e buona morte, sperando che non siano troppo numerose.

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Dark Souls Remastered, Recensione Xbox One

Dark Souls è un videogioco che ha sette anni sulle spalle e vanta fiumi di parole versati, mentre su YouTube troviamo un ammontare di filmati, video, immagini e musiche da poter intrattenere per giorni, forse mesi o addirittura anni.

Dopo di esso si è delineata una trilogia ufficiale, tra il secondo episodio e l’ultimo è stato realizzato Bloodborne a spezzare un andazzo fin quasi prevedibile. A far da chiosa ad un successo planetario e al “culto” che si è creato intorno ad una delle più famose saghe videoludiche degli ultimi vent’anni c’è uno stuolo di titoli che, ormai, si etichettano come “Soulslike”.
In una generazione di videogiochi che vive di rendita, grazie ad operazioni nostalgiche che attingono a piene mani dall’indelebile “generazione PS3 e Xbox 360”, ecco arrivare per PS4, Xbox One X e Pc Windows Dark Souls Remastered per restare al passo con i tempi.

UNO DEI MIGLIORI GIOCHI DI SEMPRE

Se foste videogiocatori da poco, oppure aveste vissuto a giocare solo i vostri videogiochi preferiti, dovreste sapere che Dark Souls è un videogioco di ruolo d’azione che affonda le sue radici nel genere roguelike. Passa alla storia, oltre che per il suo disarmante fascino gotico-medievale, per una difficoltà rara e una curva di apprendimento molto ripida, che divenne in breve croce e delizia di tutti quelli che si cimentassero nell’impresa di portarlo a termine.

Segue a Demon’s Souls, vero e proprio “capostipite” del “genere dei Souls” oppure Soulslike, come ormai si dice. La differenza principale, nonché pregio, è l’aver fatto approdare Dark Souls non solo su PlayStation 3, come nel caso di Demon’s Souls, ma anche su Xbox 360 (all’epoca un po’ più diffusa di PS3) e su Pc Windows, con una discutibilissima operazione di porting che lasciava molto a desiderare.

Al di là delle lamentele tecniche, di un frame-rate tutt’altro che invidiabile (ma ai tempi si parlava più di giochi che di fluidità) e di un’infinita lista di dettagli che non andavano proprio giù ai puristi (come un’intelligenza artificiale a dir poco inesistente), Dark Souls diventa, prima, un fenomeno di culto e poi un tormentone. Entrambe le caratteristiche sono veicolate velocemente grazie al supporto, più o meno serio, si decine di YouTubers che ne diffondono i pregi su quella sorta di esperienza mistica, che solo un Dark Souls (o un Soulslike di From Software) è capace di offrire.

PREPARATEVI A MORIRE



Dark Souls Remastered, ora come allora, resta un gioco che – se preso alla leggera – promette tante, non totalmente metaforiche, bastonate. In Dark Souls si muore, spesso e anche male, soprattutto se non lo si è mai giocato prima d’ora e non si conoscono le “regole” del gioco.

I nemici offrono sempre un grado di sfida elevato, causano notevoli danni e ogni livello è denso di trappole e tranelli, anche visivi, che non perdonano né il distratto né l’impavido. Caratteristica che scoraggia i più è la presenza di pozioni di cura limitate, che possono essere recuperate previa sosta ad uno dei pochi falò che costellano il mondo di gioco. Quello che fa, di questa pratica, un’arma a doppio taglio, è il fatto che ogni volta che si riposa al falò (innescando anche un comodo salvataggio dei progressi) si riportano in vita tutti i nemici del mondo di gioco, con l’eccezione dei boss e dei mini-boss.

Uccidere le amenità che popolano Lordran – il mondo di Dark Souls – frutta anime. Le anime solo la moneta del gioco e si usano per passare di livello (ogni aumento di caratteristica fisica/mentale corrisponde al passaggio di un livello), comprare armi, magie ed equipaggiamenti, riparare armi ed equipaggiamenti, potenziare il tutto. Non manca la possibilità di affidarsi ad un fabbro per forgiare armi uniche, previa presentazione di ingredienti speciali come l’anima di un boss o un mini-boss.

CROCE E DELIZIA DELLA REMASTERED

Dark Souls Remastered è, né più né meno, l’esatta trasposizione di Dark Souls su console di attuale generazione. Potremmo definirlo un semplice porting, se non fosse che gli incaricati all’operazione di rimasterizzazione, oltre a impostare un grado visivo superiore ne ha modificato, in parte, l’effetto di luci ed ombre, oltre agli effetti speciali tipo fumo e nebbia.

Senza voler scendere in terminologia troppo tecnica, qui basta sapere che la differenza con i vecchi Dark Souls per PS3, Xbox 360 e Pc Windows è tutta relativa alla pulizia grafica. E’ tutto più rifinito e dettagliato ma, soprattutto, fluido. Una fluidità che su vecchie generazioni era impossibile da garantire dati i limiti tecnici, mentre su Pc poteva essere raggiunta. Adesso tutti i giocatori hanno una versione che viaggia “alla stessa velocità” con opportune riserve.

Le riserve di cui parliamo riguardano la capacità, di ciascuna console, di mantenere una fluidità visiva costante. Da qualche anno è una condizione necessaria e sufficiente perché si giochi e quindi è giusto, per molti, che questa goda della giusta attenzione tecnica. Con l’aiuto di Digital Foundry scopriamo, e amaramente ammettiamo, che a dispetto delle dichiarazioni, solo la versione Xbox One X e i Pc di fascia medio-alta possono garantire il massimo delle prestazioni. Tutte le altre console faticano oppure non riescono a mantenersi su una velocità di esecuzione delle immagini costante e quindi capita, durante un combattimento contro i boss, che l’azione rallenti inaspettatamente. Temiamo che grandi difficoltà tecniche possano emergere dalla versione Nintendo Switch di Dark Souls Remastered, già oggetto di rinvio della pubblicazione in estate inoltrata.

A parte questo, non c’è nulla che impedisca di giocare e godersi Dark Souls Remastered in totale tranquillità e serenità.

COMMENTO FINALE

Dark Souls Remastered è la versione adattata e, in parte, migliorata del gioco che è arrivato nelle nostre case nel settembre del 2011. Scriviamo “in parte” perché non tutti gli aspetti sono stati migliorati per l’occasione e la fluidità massima è solo una questione apparente, perché qualche calo di fluidità si avverte sempre, con la sola eccezione su Pc Windows oppure Xbox One X.

Per le altre console, invece, dipende dove e cosa stiamo facendo, bisogna scendere a compromessi visivi. Compromessi che di solito non incidono sulla valutazione finale ma, per un’operazione nostalgica a distanza di sette anni, consentiteci, è doveroso evidenziare.

Al di là dell’ottimo sistema di illuminazione e di effetti fumo e fuoco, l’aspetto grafico generale (le texture, soprattutto) è praticamente lo stesso di sette anni fa. Vien da sé che atmosfera, ambientazione, gameplay e qualità generale finale non risentono degli anni che passano. Dopo averne giocato ancora decine d’ore su Xbox One X, la sensazione finale è quella di trovarsi al cospetto di un indiscutibile pietra miliare che ha definito un genere, i “soulslike”, che non perde smalto dopo tanti anni ma, anzi, torna a ricordare a tutti quanto difficile sia eguagliarne il delicato equilibrio che tiene in piedi un’impalcatura invidiabile. Un’impostazione di gioco che ancora oggi ispira e genera cloni, figli e figliastri. Dark Souls, al netto di pregi e difetti, resta, tuttavia, ancora ineguagliato.

 

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Le musiche Dark Souls faranno parte dei concerti sinfonici Orchestral Memories

Bandai Namco e La Fée Sauvage hanno svelato un esclusivo teaser trailer per la prossima serie di concerti sinfonici, Orchestral Memories.

Questa volta la musica della serie di Dark Souls è protagonista. Tra i brani più epici e famosi, giocatori e fan scopriranno o riscopriranno due tracce emblematiche, composte dal celebre compositore Motoi Sakuraba: “Gwyn, Lord of Cinder” del primo Dark Souls e “Sir Alonne” di Dark Souls II. Inoltre, il pubblico potrà anche ascoltare il “Tema principale” di Dark Souls III eseguito per la prima volta da un’orchestra sinfonica.

Vediamo assieme il teaser trailer di presentazione.

Il primo concerto si terrà alle 20 del 4 febbraio presso la Salle Pleyel a Parigi, e vedrà la partecipazione esclusiva di due celebri compositori: Motoi Sakuraba e Go-Shiina.

È possibile acquistare subito i biglietti a questo indirizzo. Inoltre, sempre sullo stesso sito saranno disponibili in esclusiva 150 biglietti VIP che permetteranno agli spettatori di incontrare Motoi Sakuraba e Go Shiina dopo il concerto per una sessione di autografi e fotografie.

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Il gioco da tavolo di Dark Souls supera i 2 milioni di sterline su Kickstarter

Mancano 10 giorni alla chiusura della campagna Kickstarter del gioco da tavolo di Dark Souls e sono stati raccolti la bellezza di 2,1 milioni di sterline. E la cifra cresce di minuto in minuto assieme, ovviamente, al numero di chi ha effettuato l’offerta che supera i 20.000 sostenitori. Un enorme successo come ricalcano da Kickstarter […]

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Dark Souls III, confermato l’abbinamento al primo Dark Souls per Xbox One, dettagli

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