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Darksiders: Warmastered Edition, Recensione PC

Vi avevamo parlato al tempo di Darksiders II: Deathinitive Edition con toni alquanto lusinghieri e soddisfatti. La stessa cosa, forse, non si poteva dire subito riguardo la riproposizione del primo capitolo della saga. Darksiders: Warmastered Edition, infatti, è stato colpito al lancio da diversi problemi di prestazioni legate ai componenti AMD, nonché ad un memory leak che si mangiava progressivamente le risorse portando qualsiasi configurazione, prima o poi, all’uscita forzata (è successo anche a noi, con un Intel i5 6600 e una Gtx 970 nell’arco di 2 ore e mezza).

A seguito di una patch correttiva, tuttavia, le cose sembrano essersi sistemate, e quindi ora siamo pronti per affrontare questa rivisitazione del predecessore senza doverci dilungare in problemi tecnici la cui validità sarebbe scaduta inevitabilmente. È strano dover esaminare il primo esponente di una saga dopo il secondo, ma, che volete, di questi tempi tutto è possibile. Nel caso siate in possesso già del titolo originale, inoltre, avrete accesso in maniera gratuita a questa rivisitazione tramite Steam.

Darksiders: Warmastered Edition
Ho detto “È pronto!”

TEORIA, NOIOSA TEORIA

Leviamoci subito il dente delle migliorie tecniche, vi va? Tra le aggiunte effettuate per opera di Vigil Games e KAIKO per volontà di THQ Nordic, figurano ben più opzioni grafiche rispetto a Darksiders II: Deathinitive Edition (rispetto a quando lo avevamo giocato noi almeno), oltre al raddoppio della risoluzione delle texture, alla riesportazione in alta definizione delle scene non interattive e un rendering migliore.

Darksiders: Warmastered Edition
Darksiders: Warmastered Edition
Darksiders: Warmastered Edition

Come si traduce tutto questo ai nostri occhi? Beh, il risultato finale è piacevole e rimane fedele all’originale in quanto a “fotografia” (mentre si era fatta una variazione in questo senso per Darksiders 2: Deathinitive Edition), rimanendo quindi su toni accesi che, accompagnata sia a luoghi che a nemici accattivanti e decadenti, crea un effetto estetico agrodolce che si ritrova anche nel secondo capitolo.

SEI IN ANTICIPO, SEI LICENZIATO

Guerra, il protagonista di questo primo Darksiders, si è trovato nel mezzo di una congiura. Qualcuno ha fatto in modo che venisse destato e portato sulla terra, facendolo diventare il capro espiatorio di una fine del mondo anticipata la cui distruzione è stata adoperata dal conflitto violentissimo tra angeli e demoni. Il Consiglio quindi decide di spogliare Guerra di tutti i suoi poteri, ma accetta in seguito la sua proposta di tornare sulla terra per fare chiarezza. Il rischio è alto e perire sarà nel caso la sua punizione, in quanto egli è ormai l’ombra di se stesso in quanto a potenza.

Darksiders: Warmastered Edition
Guerra, per arrotondare, si occupa anche di odontoiatria.

Il nostro sventurato avatar, doppiato da Liam O’Brien (per noi legato indissolubilmente a Grimoire Weiss di Nier, con quel suo tono vellutato e un poco ruvido), tornerà su un mondo ormai finito e invaso da creature temibili e letali. Per chiunque non sia armato a puntino e robusto come noi, naturalmente! Il sistema di combattimento del primo Darksiders in principio risulta piuttosto elementare a causa della mancanza di varietà delle mosse da poter effettuare con la nostra spada gigante alta quanto noi. Non solo: a nostro avviso le meccaniche quali la parata e la “parata migliore” con conseguente contrattacco subentrano un po’ troppo a rilento, dando l’illusione al giocatore che Darksiders sia effettivamente privo di un comparto “mazzate” degno di nota.
La stessa impressione potrebbe essere data dalla scarsa varietà di mosse finali da compiere premendo B vicino ai nemici una volta indeboliti (o fin da subito nel caso siano “gracilini”). Solo due nemici annoverano infatti due varianti in questo senso (gli “zombi” e i demoni a quattro zampe), mentre tutti gli altri ne vanteranno solo una per tutto il gioco e, per quanto siano ben realizzate e squisitamente truculente, alla lunga potrebbero risultare deleterie.

Darksiders: Warmastered Edition
“Cos’è questa puzza? Ah, i soldi. Già” – Vulgrim

Tuttavia, con un poco di pazienza, la parte riguardante il combattimento si arricchirà puntualmente, sia di armi nuove “chiave” che ci permetteranno di accedere a nuove aree della mappa aperta (di ispirazione Metroidvania, se vogliamo) che di mosse e abilità acquistabili e potenziabili presso Vulgrim, il nostro viscido demone di fiducia, in cambio di anime sonanti. La progressione lungo la mappa e i territori è graduale e lineare, dettata da un ritmo che vede l’alternarsi dei fattori “sblocco arma/oggetto e relativa abilità” e il conseguente “sblocco della nuova area”. Darksiders tuttavia lascia spazio anche ai completisti, che potranno accedere alle aree prima inaccessibili nei luoghi visitati in precedenza in tutta libertà. A questo proposito, trovare i punti dove è solito commerciare Vulgrim sarà importante, in quanto a un tratto potremo usarli come veri e propri portali per accorciare di parecchio i nostri viaggi.

Tuttavia in Darksiders non si menano solo fendenti con la spada, ma sono presenti anche degli enigmi ambientali semplici e puntualmente basati sulle abilità giusto acquisite. I cattivissimi boss di fine area, invece, ci hanno sempre obbligato ad adottare approcci precisi e a mettere da parte l’illusione che si sarebbe trattato semplicemente dell’ennesimo scontro a base di colpi e schivate (con alti e bassi per quanto riguarda le dinamiche di questi scontri).

PARAGONE INGIUSTO MA DOVEROSO

Il primo Darksiders è, a nostro avviso, lodevole dal punto di vista estetico e, per essere precisi, per il modo in cui sono state caratterizzati il protagonista, le aree e i nemici. Dal punto di vista strettamente ludico, invece, risulta più acerbo rispetto al successore.
In questo senso, il sistema di combattimento non è assolutamente povero ma per diverse ore non lascia tanto spazio alla creatività, e ci ritroveremo spesso a basarci sulle stesse successioni di colpi sfruttando la nostra spada principale che ci contraddistingue.

Nelle prime battute del gioco, inoltre, gli sviluppatori hanno delegato lo sblocco di due vie principali al completamento di alcune sfide che hanno un sapore che rimanda innegabilmente a contenuti di natura secondaria e che non dovrebbero mai essere annoverate in un titolo come obbligatorie al fine di proseguire (“elimina 30 nemici lanciando loro addosso solo  le auto”, ad esempio).

Darksiders: Warmastered Edition
Guerra può afferrare gli oggetti circostanti per usarli come arma impropria o scagliarli lontano.

La compagine dei nostri avversari, pur essendo molto curati e ben caratterizzati, talvolta si arricchisce semplicemente di “varianti” più che di nemici nuovi veri e propri, con il riciclo conseguente dell’animazione della mossa finale che Guerra compirà sui poveretti. Alcune di queste, inoltre, sono di durata leggermente eccessiva, quel tanto che basta per renderle tediose con la semplice ripetizione nel tempo.

In tutto ciò, le ambientazioni si rinnovano puntualmente, sia nello stile che nel modo in cui andranno affrontate, riuscendo quindi a controbilanciare in parte il piccolo effetto deleterio dei punti sopracitati. Difficile, infine, curarsi più di tanto dell’intreccio, in quanto ci entreremo in contatto sporadicamente e solo in seguito al perseguimento di un obiettivo principale (che spesso coincide con la vittoria contro un’entità mostruosa “di fama”). In una fase avanzata del gioco, inoltre, è presente una chicca che fa il verso a un titolo estremamente popolare (di più non diciamo).

COMMENTO FINALE

Darksiders: Warmastered Edition, grazie alle sue opzioni grafiche ben più numerose, si è rivelata una rivisitazione tecnica più profonda rispetto a Darksiders II: Deathinitive Edition. Se possedete l’originale, manco a dirlo, non esitate a riscattarla gratuitamente attraverso Steam e a farvi un giro. In caso contrario, il titolo rimane comunque valido e merita di essere provato da tutti coloro che non disdegnano le avventure improntate all’azione, a un poco di sana violenza “fumettosa” e alla cura per il dettaglio. Darksiders, inoltre, ha dalla sua un lavoro di stilizzazione degno di nota che è ben presente anche nel capitolo successivo.

Unica pecca oltre a quelle citate? Per qualche motivo le scene non interattive hanno un volume molto più basso rispetto a quello riscontrato nell’azione di gioco, e talvolta gli effetti sonori risultano un po’ “ingenui” e un attimo fuori tempo.

Insomma, Darksiders: Warmastered Edition è a tutti gli effetti un titolo divertente e valido, ma scalfito da un paio di ingenuità di design che, non a caso, saranno corrette nel suo successore.

Pregi

Le opzioni grafiche multiple e il lavoro svolto creano una riproposizione degna di essere provata. Il titolo, a parte le piccole pecche di design che si trascina, è tuttora divertente e valido. Grande cura estetica per il dettaglio, le ambientazioni e i nemici.

Difetti

Il sistema di combattimento si arricchisce di abilità un poco a rilento. Poca varietà effettiva di nemici. Durata di alcune mosse finali leggermente eccessiva e che, alla lunga, potrebbe stancare.

Voto

7,5

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The Dwarves, Recensione Pc

Dopo una lunga attesa, scandita da una buonissima campagna Kickstarter conclusa lo scorso anno con oltre 310.000 dollari raccolti grazie al supporto di quasi 6.000 utenti, The Dwarves ha fatto il suo esordio su Steam ad inizio mese.

Il titolo firmato da King Art Games e pubblicato da THQ Nordic porta alla ribalta dei giocatori la razza dei Nani protagonista della serie Fantasy firmata da Markus Heitz, scrittore tedesco tra i più apprezzati ed autore de La Saga della Terra Nascosta che racconta le gesta di un nobile popolo dei Nani per salvare la propria esistenza e quella del mondo conosciuto.

Il titolo è un mix tra gioco di ruolo e strategia e, lo diciamo fin da subito, gli sviluppatori hanno saputo miscelare molto bene i due generi che offrono un gameplay equilibrato e con una bella sfida per gli appassionati.

Ma andiamo con ordine nella nostra recensione del gioco su Pc Windows, Mac e Linux, versione pubblicata la settimana scorsa (1 dicembre) su Steam. Le versioni console per PlayStation 4 ed Xbox One arriveranno nel corso dell’anno prossimo. The Dwarves è uno dei titoli più attesi dagli appassionati del genere. Sarà in grado di soddisfare le attese?

LE CINQUE STIRPI CI OFFRE LO SPUNTO PER LA TRAMA

Una piccola nota culturale prima di parlare del gioco. Come accennato, Markus Heitz è uno dei più quotati scrittori del genere Fantasy. Tra le sue opere figura “Le cinque Stirpi” (Die Zwerge in originale), libro uscito nel 2006, che narra le vicende di Tungdil Manodoro.

The Dwarves ci racconta proprio la storia di Tungdil. Egli è un nano semplice. Abile fabbro ma anche “topo da biblioteca” cresciuto sotto l’ala protettrice del buono e potente mago Lot-Ionan che lo ha cresciuto come un figlio. Contrariamente ai suoi simili che ancora non conosce di presenza è molto gentile nei modi. La sua cultura sui suoi simili deriva principalmente dalle numerose letture. Ovviamente, non conosce le nane al punto di chiedere se hanno la barba…

Un bel giorno, il mago lo chiama a sé per una missione che interrompe la sua tranquilla routine giornaliera. Tungdil deve varcare da solo i confini della regione di Ionadar per consegnare alcuni materiali al potentissimo stregone Nudin.

Ben presto, però, si renderà conto che questo compito, all’apparenza elementare, sarà ben più problematico. Quasi subito incontra i gemelli Boendal e Boindil e con loro inizierà un viaggio eroico per salvare il mondo da un male strisciante e serpeggiante che sta mettendo a ferro e fuoco tutte le località conosciute che sono preda di scorribande guidata da mezz’orchi ed albi, quest’ultimi sono la controparte oscura e corrotta degli elfi.

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A poco a poco verranno fuori le caratteristiche del personaggio principale, anzi, le sue qualità. Sia morali, che intellettuali ma anche da combattente.

Non andiamo oltre con la trama per evitare inutili anticipazioni. Ma possiamo dirvi che la storia ambientata a Girdlegard è molto ampia, profonda ed offre tante sfaccettature con tantissimi personaggi interessanti e ben caratterizzati e tante cose da fare. Sono 15, infatti, i personaggi principali “arruolabili” nel party.

La trama, che i ben informati dicono sia fedele all’opera letteraria, non solo è solida ma è anche magnetica: fin dalle prime fasi abbiamo avuto la voglia di andare avanti e scoprire sempre più sulle vicende. Il lato Fantasy ci ha avvolti ed abbracciati (e continua a farlo) in queste giornate invernali.

UN SAPIENTE MIX TRA GIOCO DI RUOLO, STRATEGIA ED ALTRO

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Cominciamo ad esplorare The Dwarves parlando del gameplay. Avevamo accennato che si trattasse di un ottimo mix tra gioco di ruolo e strategia. Ed in effetti lo è. Dare equilibrio tra questi generi non è sempre facile ma gli autori sono stati bravi in questo caso.

E’ altrettanto vero che entrambe le componenti siano abbastanza semplificate. Strategia e gdr si, ma non estremizzate e quindi di facile comprensione per il grande pubblico che non è avvezzo o che vuole imparare i rudimenti fondamentali.

La componente ruolistica si manifesta nel corso della storia, alcune azioni, o alcune scelte, ci permettono di guadagnare punti esperienza come un buon master saprebbe distribuire. I punti esperienza si acquistano anche con le battaglie ed è proprio qui che si concretizza la fase strategica.

C’è da dire che le schermaglie sono spesso e volentieri campali con numeri assolutamente sfavorevoli a noi: le proporzioni, nella migliore delle ipotesi sono di 8-10 nemici ad eroe. Del resto questa è una delle caratteristiche più sponsorizzate del gioco: un piccolo party formato da quattro elementi che affronta orde di nemici.

L’azione in battaglia è in tempo reale ma in qualsiasi momento è possibile mettere in pausa tattica con la barra spaziatrice. Si ha la possibilità di impartire gli ordini voluti ai personaggi del nostro gruppo che, eccetto Tungdil sempre presente, possono essere selezionati prima della schermaglia. Ogni personaggio, inoltre, può sfruttare un massimo di tre abilità ed un oggetto. Se si dispone di più abilità prima del combattimento si dovranno selezionare. Gli ordini fondamentali quindi si riducono sostanzialmente a quattro (la scelta tra le tre abilità e l’utilizzo di un oggetto, che si tratti pozione o amuleti e così via), ovviamente il movimento è libero ed è possibile scegliere singolarmente il proprio obiettivo.

Il tutto viene selezionato piuttosto facilmente: si clicca sull’eroe, (o su più eroi) si sceglie l’attacco e l’obiettivo. Scegliendo l’abilità si attiverà un arco d’azione che farà vedere il range d’efficacia di quel particolare colpo. La risposta dei nostri eroi è generalmente buona ma capita ogni tanto che stranamente non agiscano: si rifà la pausa tattica e si ridà il comando… col rischio, però, di perdere l’attimo fuggente.

Tanti i tipi di missione, dal resistere alle orde di pelleverde (mezz’orchi, o orchi o goblin o ancora elfi e zombie), o l’abbattere un determinato tipo di nemici o ancora il salvataggio di un obiettivo o di più persone, o il recupero di oggetti e così via.

The Dwarves offre molta varietà sotto questo aspetto. Alla fine di ogni combattimento, come detto, vengono assegnati i punti esperienza e si raccoglie il loot, ossia gli oggetti, le provviste e l’oro raccolto. Ogni due livelli raggiunti si può scegliere l’abilità successiva da aggiungere al proprio albero (o skill tree se preferite).
Alcune sono molto spettacolari come il salto in mezzo ai nemici, o la carica, o il lancio di pugnali. Tutte mosse molto utili che servono a farsi strada e ad evitare l’accerchiamento.

Durante i combattimenti, è bene ricordare che i nani colpiranno in automatico. Col passare del tempo, e con mosse ben assestate, si riempirà una barra di colore blu che servirà ad eseguire le mosse speciali. La barra si riempirà di Punti Azione che potremmo paragonare al mana o alla stamina. Ogni mossa speciale, infatti, costa determinati Punti Azione e man mano la barra blu che sta subito sotto quella gialla dei punti vita, si riempirà.

Come potete intuire, il tutto è piuttosto semplice: non servono trattati di tattica o ruolistici per andare avanti e la pausa tattica è una risorsa preziosa per poter riordinare le idee ma anche per individuare, laddove possibile, alcuni punti dell’ambientazione che potrebbero essere sfruttati a proprio favore come ad esempio far crollare delle colonne di pietra per provocare perdite ingenti con uno sforzo relativamente limitato. Tra l’altro, per forza di cosa, i combattimenti sono un po’ confusionari visti che spesso e volentieri si andrà in contro a mischie furibonde.
Il consiglio, comunque, è sempre quello di non farsi circondare per troppo tempo: sebbene i nostri eroi nani siano molto resistenti non sono infiniti.

Bisognerà stare molto bene attenti alla conformazione del campo di battaglia e individuare i nemici nascosti: essere pizzicati da lontano a volte è decisamente peggio di avere decine di nemici di fronte. Un altro consiglio, e qui terminiamo con i suggerimenti, è quello di andare dritti al bersaglio evitando inutili combattimenti. Ve ne accorgerete molto presto.

La fase ruolistica, così come la narrazione, si concretizza in enorme mappa del continente di gioco. Sono davvero tante le location presenti e tra villaggi da salvare, incontri casuali ed altro, ci saranno molte decisioni da prendere e tanti amici e nemici da incontrare.

Non mancheranno anche i dialoghi a risposta multipla nonché le scelte da fare mentre si esplora una singola location. Quando non in combattimento, infatti, si apriranno alcune mappe. Li si potrà investigare sugli eventi e far conoscenze di ulteriori sfumature della storia. Molte missioni secondarie si risolvono così.

Al gameplay, quindi, si alternano oltre alle fasi gdr o strategiche anche alcune sfumature puzzle e di avventura. Ricorda un po’ Drakensang che si basa su Darkeye ma appare più snello. The Dwarves, come accennato, permette di equipaggiare i personaggi al minimo e non ci sono troppe personalizzazioni. Un peccato. Ma comprensibile: la coperta benché di qualità non è infinita. Tuttavia, la componente ruolistica rimane profonda.

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La longevità si attesta su buoni livelli con tantissime cose da fare, le subquest sono poche ma interessanti da seguire ed una missione principale importante senza dimenticare che quando saremo in viaggio nella gigantesca mappa che include oltre 200 punti di interesse, gli eventi dinamici saranno oll’ordine del minuto con incontri casuali più o meno impegnativi. Potremmo considerarle mini-quest con mini-storie anche di livello.

Il tutto sorretto da un’atmosfera epica di prim’ordine che ci fa venir voglia di andare in libreria ed acquistare le opere di Markus Heitz e leggerle. Ed è questa una delle note veramente positive del gioco.

Anche il ritmo è ben reso. Si alterna a fasi estremamente frenetiche ad altre più riflessive ma anche un pizzico di gestionale: bisognerà gestire le provviste e fare attenzione ad evitare le battaglie se i personaggi saranno feriti. Queste ferite guariranno nel corso delle giornate trascorse a vagare lungo la mappa ed è opportuno ovviamente far si che si arrivi ad una nuova battaglia con gli elementi del gruppo al massimo della loro forma fisica. Insomma, condensato c’è un po’ di tutto. Un altro punto in favore del lavoro di King Art Games.

GRAFICA (PUR CON QUALCHE INCERTEZZA) E SONORO DI GRANDE ATMOSFERA

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Dal punto di vista tecnico, The Dwarves si presenta in modo assolutamente gradevole. Gli sviluppatori hanno realizzato graficamente un buonissimo lavoro in termini generali. Non ci sono punte eccelse ma ci sono molti paesaggi ben realizzati con ambientazioni deliziose: gli spunti di interesse sono tanti nonostante la qualità sia altalenante.

Uno dei meriti è quello di offrire un’interfaccia grafica molto chiara che semplifica la gestione del gameplay. In game ci sono alcune incertezze (qualche calo di frame-rate qua e la e dei rallentamenti) ed oltre ad uno stile generalmente piacevole troviamo vari effetti particellari ben resi: le animazioni del fuoco, alcune deflagrazioni, ma anche alcuni effetti luci dati dalle magie sono allo stato dell’arte ed anche gli effetti atmosferici: pioggia, neve, foschia ed altro.

Bene anche la varietà delle location, grotte, fortezze, villaggi, deserti, distese innevate, anfiteatri (!) e così via.

Il tutto si muove discretamente e, spesso e volentieri (ma non sempre), si ha una sensazione di leggerezza nonostante i nemici sullo schermo, spesso e volentieri siano tantissimi.

La visuale variabile grazie allo zoom ed alla possibilità di cambiare angolazione oltre ad offrire vantaggi al gameplay denota una certa disinvoltura dell’impianto tecnico con dettagli interessanti in mostra benché in alcuni casi le texture sarebbero potuto essere migliori.

Peccato, inoltre, per alcune inquadrature durante i combattimenti. La telecamera a volte fa le bizze e ci mette in posizioni non ottimali per poter studiare al meglio le nostre mosse. Purtroppo questi episodi capitano con una discreta frequenza anche se per fortuna non sono decisivi.

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Presenti, come accennato, anche alcuni rallentamenti dell’azione ma non c’è nulla che comprometta l’esperienza di gioco. Dobbiamo, inoltre, notare qualche glitch.

E’ vero che graficamente a dettagli alti il titolo sia molto gradevole al punto di accentuare l’epicità della narrativa ed a rendere perfettamente l’atmosfera Fantasy dell’opera letterale ma è pur vero che alcuni dettagli probabilmente potevano essere curati meglio (vedasi le incertezze della telecamera durante le battaglie).

Belle, invece, le scene di intermezzo che sembrano sfruttare il motore grafico del gioco e sono gradevoli le finestre di dialogo ed vari ritratti ed artwork.

Interessante è il doppiaggio. Lo abbiamo provato in inglese e ci ha fatto un’ottima impressione con frasi ben riprodotte e dialoghi interessanti accompagnati da una buona traduzione dei testi nella nostra lingua.

Notiamo come la voce narrante faccia di intermezzo ai dialoghi in modo efficace. Questo aiuta non poco ad immergersi nel racconto ed a rendersi effettivamente conto degli eventi.

Splendide le musiche orchestrali dirette da Benny Oschmann che fanno parte della colonna sonora che aggiunge un ulteriore enfasi al tutto. A queste va aggiunto il brano dei Blind Guardian intitolato “Children of the Smith” che fa parte della cosiddetta OST. La band tedesca continua così il suo feeling con i videogiochi Fantasy (nel 2008) siglò un brano (e c’era anche una missione in game per ritrovare gli strumenti e permettere loro di fare un concerto, ndr) di Sacred 2.

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COMMENTO FINALE

The Dwarves fa conoscere al mondo dei videogiochi e dei videogiocatori le opere Mark Heitz e porta alla ribalta i Nani, una delle razze più iconiche dell’universo Fantasy.

Il grande merito di King Art Games (che in precedenza aveva realizzato grazie a Kickstarter titoli come Battle Worlds: Kronos e The Book of Unwritten Tales 2, ndr) è quello di aver realizzato un gioco molto fedele al racconto ed all’ambientazione dei libri di Heitz con un comparto tecnico piuttosto interessante, anche se con qualche incertezza, accompagnato da una resa visiva e sonora generalmente ben realizzata non esente da difetti.

Le atmosfere e la storia Fantasy sono di prim’ordine ed in più la buona traduzione in italiano ci aiuta con l’incalzare del ritmo spingendo il giocatore a volerne sapere di più, ad andare avanti nonostante le difficoltà. Il grado di sfida è infatti interessante già a livello facile.

Non ci sono grossissime pecche, a parte le bizze della telecamera nei combattimenti, alcuni cali di frame-rate, alcuni rallentamenti e bug sparsi qua e la (dal lato tecnico) e la scarsa personalizzazione a livello di gameplay. Scegliere tra più armi, raccolte o comprate qua e la, sarebbe stato molto gradito. Di buono, comunque, oltre al comparto tecnico, tutto sommato, più che valido con una grafica molto carina e d’atmosfera, un sonoro di altissimo spessore, una longevità di decine di ore ed una trama molto articolata.

Altro punto assolutamente a favore è l’immediatezza che permette spesso e volentieri buone giocate sia a livello ruolistico che tattico. La profondità è data dal sapiente mix di questi elementi di gameplay, dalla gestione del party, dalle scelte da prendere lungo il nostro lungo peregrinare, dalle numerosissime attività e dalla fedeltà verso l’opera di Heitz.

King Art Games ha fatto colpo soprattutto se siete appassionati del genere (o dei generi), amate le belle storie e passate sopra a qualche imperfezione.

 

Pregi

Atmosfera Fantasy all’ennesima potenza. Storia interessantissima. Ottimo mix tra Gdr, Strategia e gestionale. Comandi minimali ma gameplay profondo. Tecnicamente molto gradevole con sonoro e colonna sonora decisamente all’altezza. Buona longevità.

Difetti

Qualche problemino tecnico con telecamera a volte bizzosa e framerate ballerino. Rallentamenti. Bug. Personalizzazione quasi inesistente.

Voto

8+

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Shadow Tactics: Blades of the Shogun, recensione Pc

Prodotto da Daedalic Entertainment e sviluppato dal team indipendente Mimimi Productions, Shadow Tactics: Blades of the Shogun è il secondo lavoro di questi sviluppatori tedeschi di stanza a Monaco (il primo fu The Last Tinker, platform del 2014, qui la nostra recensione della versione Pc). L’oggetto di questa recensione cambia decisamente registro rispetto a The Last Tinker, proponendo un gioco che potremmo etichettare come uno strategico in tempo reale (Rts) ma, piuttosto che metterci alla guida di eserciti come StarCraft, giusto per citarne uno, ci pone alla guida di una squadra di leggendari guerrieri che risolvono problemi e superano missioni apparentemente impossibili.

In pochi, tra i nostri lettori, forse sanno parlare di Commandos: Behind Enemy Lines, videogioco classe 1998 sviluppato da Pyro Studios, studio spagnolo capace di capitalizzare il successo del loro ibrido Rts/stealth e vendere oltre cinque milioni di copie al netto di una trilogia che, di fatto, ha scritto la storia nel suo genere. Spellbound ha provato a dire la sua con Desperados: Wanted Dead or Alive e Robin Hood: The Legend of Sherwood, ricalcando le orme di Pyro Studios e cambiando due volte ambientazione.

GIAPPONE 1615, PERIODO EDO E CINQUE PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE

Shadow Tactics: Blades of the Shogun ricalca la prospettiva isometrica dei Commandos e le linee generali del gameplay, ma lo fa in un’ambientazione del tutto inedita: il Giappone medievale del 1615 agli albori del periodo Edo (l’attuale Tokyo).
Dopo 150 anni di guerre civili, l’ultimo Shogun (un dittatore militare) della famiglia Tokugawa eredita il controllo del Giappone ma intrighi ed insidie per detronizzarlo sono sempre dietro l’angolo. Il sottotitolo del videogioco in questione serve ad indicare che la squadra di cinque personaggi dalle capacità straordinarie faranno quadrato intorno all’ultimo shogun e (come la storia insegna) lo aiuteranno a far perdurare la dinastia Tokugawa.

Il modo in cui lo fanno è spiccatamente “stealth”, termine in uso da anni nel mondo dei videogiochi e che indica un tipo di gioco che va affrontato con calma, pazienza e i nemici vanno superati in maniera furtiva, possibilmente senza spargimenti di sangue e senza allertare un’opposizione tipicamente soverchiante. Citiamo titoli quali Metal Gear Solid e Splinter Cell, o Dishonored, per rendere l’idea di “gioco stealth”.

I personaggi a disposizione del giocatore sono Hayato, maestro ninja, esperto in infiltrazione e nell’uso di spada e shuriken. Mugen è il classico “Bud Spender” del gruppo: fracassone e poco avvezzo alla furtività, ma non teme confronto fisico neppure in inferiorità numerica. Takuma è il guerriero più anziano del gruppo e si affida ad un letale fucile di precisione per liberare la strada ai suoi compagni. Yuki e Aiko sono le sue ragazze della squadra: la prima è un’orfana capace di adescare le guardie e farle cadere in letali trappole; la seconda è una maestra del travestimento e si inoltra dietro le linee nemiche senza destare sospetti.

Al giocatore è dato il compito di sfruttare a fondo le capacità e gli equipaggiamenti di ciascun membro del gruppo, di tanto in tanto anche contemporaneamente, facendo in modo che pur agendo nell’ombra, si sopravviva e si compia la missione. Come ogni gioco stealth che si rispetti, anche l’approccio più o meno chiassoso e violento è delegato alla scelta del giocatore, che deve tenere sempre a mente l’inferiorità numerica, l’assenza di abilità sovrannaturali e la fragilità di tutti i membri della squadra, con l’eccezione di Mugen.

UN QUADRO IN MOVIMENTO, ANCHE BELLO DA ASCOLTARE

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Shadow Tactics: Blades of the Shogun, tecnicamente parlando, si presenza in maniera molto gradevole in ogni reparto. L’aspetto visivo è caratterizzato da un tratto disegnato e dal sapiente uso di cel shading, una tecnica grafica che fa sembrare un cartone animato quello che, in realtà, è un autentico lavoro a base di poligoni. L’interfaccia risulta elegante, mai banale, ben studiata e chiara. Le animazioni sono ben curate, senza sbavature

Abbiamo trovato estremamente gradevole l’accompagnamento musicale, di fattura originale e per nulla fuori luogo. Anche gli effetti sonori ed i dialoghi sono resi bene e restituiscono il giusto fervore alla scena che si anima sullo schermo.

AGIRE NELL’OMBRA PER SERVIRE LO SHOGUN

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Facile da padroneggiare è quella modalità che risulta essere l’autentico valore aggiunto a Shadow Tactics: Blades of the Shogun e che sembra giustificarne il titolo: la modalità “Ombra”, che serve a mettere in pausa l’azione (che di norma è in tempo reale) per programmare delle azioni da far compiere contemporaneamente a due personaggi. Utilità e spettacolarità al servizio di un giocatore che, se capace, può innescare azioni di cause, concause ed effetti davvero spettacolari, limitando il costo di vite umane e velocizzando il termine della missione.

Le missioni, infatti, sono immancabilmente valutate secondo il grado di furtività e secondo la velocità di esecuzione. Ovviamente i giocatori più furtivi e veloci ricavano più encomi rispetto a quelli che optano per un più facile ma rumoroso approccio frontale.

A venire in aiuto di chi gioca è un piccolo ventaglio di possibilità ed equipaggiamenti che ciascun personaggio ha sempre con sé e pronto all’uso: Hayato può distrarre le guardie sfruttando dei sassi da lanciare per fare rumore, oppure può ucciderne una che non può aggirare o accoltellare alle spalle grazie ad un letale e preciso shuriken. Mugen può lasciare fiaschette di sakè in giro, facendo perdere alle ronde il cammino usuale e così via.

Altro elemento riuscito, al servizio del gameplay, è la telecamera da poter ruotare a piacimento, che risulta utilissima dal momento che le mappe, talvolta, si sviluppano in verticale oppure sono caratterizzate da strutture molto alte che potrebbero nascondere nemici e protagonisti. Senza dimenticare la possibilità di controllare il raggio visivo delle guardie, oppure se un determinato punto viene, presto o tardi, raggiunto dalle attenzioni delle sentinelle.

NON DEL TUTTO PERFETTO MA CONVINCENTE

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Shadow Tactics: Blades of the Shogun non è soltanto un concentrato di buone idee e azzeccate scelte di stile e di gameplay. Anche il titolo di Mimimi Productions soffre di qualche piccola ombra: prima di tutto il livello di difficoltà. Se i giocatori un po’ più attempati e abituati, che hanno ancora ricordi di Commandos, Desperados e Robin Hood, si sentiranno perfettamente a casa, è altrettanto vero che i novizi o coloro che pensano di affacciarsi al genere con Shadow Tactics avranno pane durissimo da masticare e mandar giù. Tuttavia, dar fondo a logica, tattica e buon senso, per fare entrare, eseguire ed uscire la squadra da un ambiente ostile, soverchiante e sorvegliato, è fonte di grande soddisfazione finale.

La trama non può essere annoverata tra le indimenticabili della storia del nostro passatempo preferito, ma quello che ci ha colpito in positivo è lo sfondo narrativo che si basa su storia vera del periodo Edo/Tokugawa e che immerge personaggi fantasiosi in contesti e situazioni reali (un po’ come accade in Assassin’s Creed). Pollici in su per il lavoro di caratterizzazione dei personaggi: certamente un tipo come Takuma non si dimentica facilmente. Il lavoro svolto per rendere i protagonisti dei personaggi a cui affezionarsi è decisamente riuscito.

COMMENTO FINALE

Shadow Tactics: Blades of the Shogun è uno strategico in tempo reale che affonda le sue radici in un genere, quello dei giochi tattici di infiltrazione, che Commandos: Behind Enemy Lines di Pyro Studios ha portato in auge sul finire degli anni ‘90.

E’ ambientato in Giappone, nel diciassettesimo secolo, agli albori del periodo Edo/Tokugawa e mette il giocatore alla guida di una squadra di cinque eroi che, con pochi mezzi, in inferiorità numerica e tanto coraggio, devono compiere missioni davvero ardue.

Visivamente è molto gradevole, le animazioni non guastano, la gestione delle telecamera è buona, il sonoro ed il doppiaggio davvero indovinati ed ispirati. Tuttavia è molto difficile e in pochi, forse, ne apprezzeranno la derivazione ed il grado di sfida proposto.

Al di là di una difficoltà davvero d’altri tempi, per pochissimi meritevoli con alta dose di pazienza, stiamo parlando di un gioco che non ha e non teme rivali nel suo genere. Genere, quello degli strategici in tempo reale con forte componente di furtività, che non viene snaturato, ma portato a nuove vette di eccellenza, soprattutto audiovisiva.

 

Pregi

Graficamente molto gradevole. Sonoro e doppiaggio sopra la media. Ambientazione sospesa fra la veridicità storica e la mitologia. Personaggi iconici e carismatici. E’ una lettera d’amore a Commandos di Pyro Studios e a tutti i suoi ammiratori.

Difetti

Molto difficile. Richiede molta pazienza. Astenersi impazienti, amanti degli action e degli sparatutto. Trama debole.

Voto

8

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The Last of Us parte II annunciato alla PlayStation Experience; trailer, immagini e dettagli

E’ stata una notte stellare quella della PlayStation Experience 2016. Tra gli annunci, spicca quello fatto da Sony e Naughty Dogs per The Last of Us parte II.

Proprio così, il sequel di The Last of Us esiste ed è stato presentato a Los Angeles con un trailer ed alcune immagini che vi proponiamo. La clip dura 4 minuti.

Ellie e Joel sono tornati, quindi, per una nuova avventura definita da Neil Druckmann (che tra l’altro domani compirà gli anni, ndr) sul PlayStation Blog italiano “Intensa, emotiva e straziante”. Ovviamente, lo scrittore era presente all’evento californiano.

Gli sviluppatori spiegano come stiano facendo di tutto per evitare che il sequel sia scontato ed hanno trascorso questo lungo lasso di tempo per cercare idee degne di nota. Gli autori dicono che sia ancora presto per il rilascio del progetto del gioco ma che non era più possibile aspettare per dare un assaggio di quello che verrà.

Secondo quando si legge sulla rete, nel nuovo capitolo di The Last of Us, Ellie sarà più grande ed avrà 19 anni. La storia, quindi, si baserà su eventi che si incentreranno cinque anni dopo quelli del primo gioco e farà parte di un concetto unico che si lega al primo The Last of Us.

Ecco le immagini.

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Silence, Recensione Pc

Daedalic Entertainment,  noto sviluppatore  e distributore  tedesco, con Silence ci porta a rivistare i territori e l’atmosfera che aveva offerto con The Whispered World nel 2009. Purtroppo noi non abbiamo giocato a quest’ultimo, ma la differenza sostanziale nella titolazione ci fa presumere che la correlazione tra i due sia piuttosto limitata. In ogni caso, ci auguriamo che questo fattore non possa inficiare le nostre impressioni.

Ma perché siamo così formali? Sarà forse il titolo che ci impone quasi un silenzio da biblioteca? Non sia mai! Silence, infatti, è un’avventura grafica la cui parte più ardua da affrontare per i giocatori sono alcuni temi trattati, mentre a livello di meccaniche il tutto è estremamente semplice, intuitivo, simpatico, scorrevole e, soprattutto, molto bello da vedere. Notate bene: tutti le immagini presenti in questo articolo rappresentano la grafica di gioco.

Silence

A LEZIONE DI DISEGNO

Ciò che balza all’occhio immediatamente è la maniera in cui gli artisti sono riusciti a fondere perfettamente sia il comparto a due dimensioni che quello a tre, che uniti vanno a creare una commistione estetica davvero degna di nota e tutta da ammirare. I bordi dei personaggi stessi sembrano talvolta sfuggire al nostro sguardo, quasi come se volessero fondersi davvero con l’ambiente circostante.

Avete notato come ci siamo subito buttati sul comparto grafico? I motivi sono due, ed entrambi positivi. Il primo è, molto semplicemente, dovuto a quanto questo aspetto sia importante per Silence e contribuisca a renderlo ciò che è. In secondo luogo e come anticipato, il titolo non presenta praticamente alcuno scoglio per quanto riguarda gli enigmi. Gli appassionati delle avventure grafiche vecchia scuola sono quindi avvertiti, in quanto non troveranno nulla che metterà a vera prova il raziocinio. Inoltre, tramite la pressione di un tasto è possibile non solo visualizzare tutti gli oggetti interagibili tramite il mouse, ma anche accedere a un suggerimento più o meno velato riguardo l’azione necessaria per poter proseguire. La totale assenza di un elemento praticamente caratteristico di questo genere quale l’inventario, beh, dovrebbe rendere bene l’idea una volta per tutte.

Silence
Silence
Silence

È evidente come quest’ultimo aspetto potrebbe far storcere il naso ad alcuni, ma la Daedalic Entertainment non ha provato a nascondere neanche per mezzo secondo la sua volontà di creare un titolo con la dose giusta di ingenuità e, anche, genuinità. I personaggi appariranno innanzi a noi in maniera del tutto naturale, manifestandosi con pochi gesti e parole per quello che sono e senza particolari sotterfugi. La meccanica più complessa, di fatto e se vogliamo, è la possibilità di poter passare da un personaggio all’altro allorquando essi si troveranno in luoghi prossimi ma differenti, talvolta in maniera complementare per risolvere enigmi incrociati.

ESSERE SORPRESI È MEGLIO

È abbastanza di norma introdurre il contesto narrativo di un dato gioco, anche un po’ per convenzione e per rompere il ghiaccio. Quando noi abbiamo avviato Silence, però, non avevamo idea di che cosa ci aspettasse, e la cosa ha senz’altro giovato alla nostra esperienza provocando stupore e sorpresa al tempo stesso. Potremmo dirvi che cos’è il mondo di Silence senza dirvi di più di quanto è possibile leggere nella descrizione del gioco ufficiale in rete (cioè molto più del necessario a nostro avviso), eppure preferiamo non farlo.

Silence

Preferiamo invece concentrarci su Spot (o “Spotty”), personaggio che accompagnerà Noah e sua sorella minore Reine in questa avventura breve (circa 5 ore). Si tratta di una creatura minuta simile a un lombrico in grado di appiattirsi a dismisura o gonfiarsi fino a diventare un pallone. È inoltre in grado di ingerire anche elementi letali o meno come la lava, e queste sue capacità saranno naturalmente la chiave di risoluzione di alcuni rompicapi. Durante il gioco talvolta dovremo scegliere tra due opzioni di dialogo, nonché risolvere alcuni brevi mini-giochi puntualmente basati sull’utilizzo del mouse.

Non c’è molto altro da aggiungere, se non che gli ambienti presentati si sono puntualmente rivelati non solo ben realizzati, ma anche vari. Possiamo quindi avviarci alla conclusione.

COMMENTO FINALE:

Silence è un’avventura che ci ha catturato, che ci ha fatto ridere e anche un poco commuovere. L’ingenuità e la genuinità (lo abbiamo già detto prima, ma ci piace il gioco di parole) vanno di pari passo con la scorrevolezza del tutto, resa possibile da rompicapi tutt’altro che impegnativi ma, tuttavia, con alcune sorprese in serbo.

Non possiamo evitare di elogiare nuovamente non solo il comparto grafico, ma anche quello musicale. Quest’ultimo infatti salterà all’orecchio sin dal menu principale, e non ci lascerà fino alla fine. La spontaneità dei personaggi (soprattutto di Spot o della piccola Reine) sarà sempre fonte di ilarità.

Uniche note leggermente amare? Verso la fine abbiamo avuto l’impressione che la vicenda premesse sull’acceleratore, non portando avanti o approfondendo personaggi appena incontrati o con cui ci eravamo da poco riuniti. Inoltre, il ritmo dei dialoghi talvolta ci è parso troppo sostenuto e innaturale, ma nulla che abbia compromesso la comprensione in generale.

Pregi

Graficamente ottimo e musicalmente stimolante. Scorrevole sia nei rompicapo che nelle situazioni senza intoppi. Ingenuo al punto giusto.

Difetti

Gli appassionati delle avventure grafiche vecchia scuola potrebbero non gradire la semplicità di Silence. Verso la fine accelera un po’ troppo il ritmo.

Voto

8

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Final Fantasy XV è disponibile in tutto il mondo per PlayStation 4 ed Xbox One, trailer di lancio

In molti lo ricorderete: oggi è il grande giorno: Final Fantasy XV è disponibile in tutto il mondo per PlayStation 4 ed Xbox One.

Square Enix ha pubblicato per l’occasione anche il trailer di lancio intitolato “In viaggio insieme”.
Il nuovo capitolo della celebre serie, è ambientato in un mondo al confine tra la fantasia e la realtà, e segue le avventure del principe Noctis e dei suoi compagni in un’intensa storia di amicizia, amore e tragedia. Nel loro lungo viaggio scopriranno il destino di Noctis e saranno costretti ad affrontare la minaccia dell’impero di Niflheim.

Con un cast di personaggi indimenticabili, una grafica spettacolare, uno scenario che invita all’esplorazione e combattimenti in tempo reale ricchi d’azione, Final Fantasy XV è un titolo imprescindibile per fan vecchi e nuovi della serie.

“Final Fantasy ha un posto speciale nel cuore di molte persone, e tutti coloro che hanno lavorato sodo su questo progetto sono orgogliosi di presentare Final Fantasy XV ai fan di tutto il mondo – ha dichiarato Hajime Tabata, game director – oltre ai nostri fedeli fan, oggi vogliamo che una nuova generazione di giocatori scopra una serie amata per quelle storie coinvolgenti, quei personaggi unici e quei mondi affascinanti che hanno caratterizzato la serie nel corso degli anni”.

Vi lasciamo al trailer di lancio in attesa della nostra recensione. Buona visione.

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Watch Dogs 2 e Football Manager 2017 in vetta alle classifiche italiane (week 46)

Una novità ed una conferma alla vetta delle classifiche italiane della settimana numero 46 diffuse da AESVI su dati Gfk Retail and Technology.

Watch Dogs 2 debutta al comando nella classifica console; Football Manager 2017 si conferma su Pc.

Su console, l’action adventure a sfondo hacker firmato Ubisoft ha spodestato Fifa 17 mentre al terzo posto troviamo Battlefield 1. Bene anche Assassin’s Creed: The Ezio Collection, la raccolta che include i tre capitoli di Assassin’s Creed 2 su PS4 ed Xbox One, che si trova al quarto posto.

A seguire Call of Duty Infinite Warfare Legacy Edition. In top ten anche Titanfall 2 e Dishonored 2.

Su Pc, detto di Football Manager 2017 che farà felici gli aspiranti Oronzo Canà, troviamo Call of Duty Black Ops II RE e Farming Simulator 17.

A seguire tutte le classifiche, piattaforma per piattaforma, che – ricordiamo – riguarda la settimana numero 46 che va dal 14 al 20 novembre 2016.

Buona lettura.

footballmanager2017

Classifica settimanale dal 14/11/2016 al 20/11/2016
TOP 10 CONSOLE GAMES
Posizione Titolo Piattaforma Publisher
1 WATCH DOGS 2 PS4 UBISOFT
2 FIFA 17 PS4 ELECTRONIC ARTS
3 BATTLEFIELD 1 PS4 ELECTRONIC ARTS
4 ASSASSIN’S CREED THE EZIO COLLECTION PS4 UBISOFT
5 CALL OF DUTY INFINITE WARFARE LEGACY EDITION PS4 ACTIVISION BLIZZARD
6 WATCH DOGS 2 Xbox One UBISOFT
7 CALL OF DUTY INFINITE WARFARE PS4 ACTIVISION BLIZZARD
8 FIFA 17 PS3 ELECTRONIC ARTS
9 TITANFALL 2 PS4 ELECTRONIC ARTS
10 DISHONORED 2 PS4 BETHESDA SOFT
TOP 10 PC GAMES
Posizione Titolo Piattaforma Publisher
1 FOOTBALL MANAGER 2017 PC SEGA
2 CALL OF DUTY BLACK OPS II RE PC ACTIVISION BLIZZARD
3 FARMING SIMULATOR 17 PC FOCUS HOME
4 CALL OF DUTY MODERN WARFARE 3 PC ACTIVISION BLIZZARD
5 BATTLEFIELD 1 PC ELECTRONIC ARTS
6 CALL OF DUTY 4 MODERN WARFARE PC ACTIVISION BLIZZARD
7 THE SIMS 4 PC ELECTRONIC ARTS
8 FIFA 17 PC ELECTRONIC ARTS
9 CALL OF DUTY MODERN WARFARE 2 PC ACTIVISION BLIZZARD
10 THE SIMS 4 LIMITED EDITION PC ELECTRONIC ARTS
Classifica per piattaforma
3DS
Posizione Titolo Publisher
1 YO-KAI WATCH NINTENDO
2 YO-KAI WATCH LIMITED EDITION NINTENDO
3 MARIO KART 7 NINTENDO
4 TOMODACHI LIFE NINTENDO
5 INAZUMA ELEVEN GO LUCE NINTENDO
6 MARIO PARTY ISLAND TOUR SELECTS NINTENDO
7 POKEMON ZAFFIRO ALPHA NINTENDO
8 MARIO & SONIC AI GIOCHI OLIMPICI DI RIO 2016 NINTENDO
9 POKEMON RUBINO OMEGA NINTENDO
10 MARIO PARTY STAR RUSH NINTENDO
DS
Posizione Titolo Publisher
1 IMPARA CON POKEMON AVVENTURA TRA I TASTI BUNDLE NINTENDO
2 PHINEAS AND FERB NELLA SECONDA DIMENSIONE DISNEY INTERACTIVE STUDIOS
3 DISNEY PLANES DISNEY INTERACTIVE STUDIOS
4 RIBELLE THE BRAVE IL VIDEOGIOCO DISNEY INTERACTIVE STUDIOS
5 POKEMON VERSIONE BIANCA 2 NINTENDO
6 LEGO LEGENDS OF CHIMA IL VIAGGIO DI LAVAL WARNER BROS INTERACTIVE
7 INAZUMA ELEVEN 2 BLIZZARD NINTENDO
8 MONSTER HIGH 13 DESIDERI LITTLE ORBITS LLC
9 WARIO WARE TOUCHED! NINTENDO
9 VIOLETTA MUSICA E RITMO LITTLE ORBITS LLC
PS2
Posizione Titolo Publisher
1 DISNEY PENSA IN FRETTA + BUZZER DISNEY INTERACTIVE STUDIOS
2 WWE SMACKDOWN VS RAW 2008 THQ
3 THE SIMS 2 PETS ELECTRONIC ARTS
4 THE BIBLE GAME 505 GAMES
4 WWE SMACKDOWN VS RAW 2 PLATINUM THQ
4 VEGGIETALES LARRYBOY AND THE BAD APPLE 505 GAMES
7 BEN 10 ALIEN FORCE D3
8 WWE SMACKDOWN VS RAW 2007 (+ DVD) THQ
8 PRO EVOLUTION SOCCER 2008 KONAMI
8 THE SIMS 2 ISLAND ELECTRONIC ARTS
8 BAND HERO ACTIVISION BLIZZARD
PS3
Posizione Titolo Publisher
1 FIFA 17 ELECTRONIC ARTS
2 CALL OF DUTY GHOSTS ACTIVISION BLIZZARD
3 PRO EVOLUTION SOCCER 2017 KONAMI
4 GTA V GRAND THEFT AUTO ROCKSTAR GAMES
5 DRAGON BALL XENOVERSE ESSENTIALS NAMCO
6 MINECRAFT SONY
7 LEGO DIMENSIONS STARTER PACK WARNER BROS INTERACTIVE
8 GRAN TURISMO 6 SONY
9 WWE 2K17 2K GAMES
10 SKYLANDERS IMAGINATORS STARTER PACK ACTIVISION BLIZZARD
PSP
Posizione Titolo Publisher
1 GRAND THEFT AUTO CHINATOWN WARS ROCKSTAR GAMES
2 GRAND THEFT AUTO VICE CITY STORIES ROCKSTAR GAMES
3 GRAND THEFT AUTO LIBERTY CITY STORIES ROCKSTAR GAMES
4 DANTE’S INFERNO ESSENTIALS ELECTRONIC ARTS
5 GRAN TURISMO ESSENTIALS SONY
6 MEDIEVIL RESURRECTION ESSENTIALS SONY
7 SPIDER-MAN 3 ESSENTIALS ACTIVISION BLIZZARD
8 ARMY OF TWO THE 40TH DAY ELECTRONIC ARTS
8 CRASH TEAM RACING ESSENTIALS ACTIVISION BLIZZARD
10 IL PADRINO SPECIAL PRICE ELECTRONIC ARTS
PS Vita
Posizione Titolo Publisher
1 MINECRAFT SONY
2 LITTLEBIGPLANET SONY
3 PLAYSTATION ALL STARS BATTLE ROYALE SONY
4 WORLD OF FINAL FANTASY SQUARE ENIX
5 CALL OF DUTY BLACK OPS II ACTIVISION BLIZZARD
6 LEGO MARVEL SUPER HEROES WARNER BROS INTERACTIVE
7 LEGO LO HOBBIT WARNER BROS INTERACTIVE
8 UNCHARTED L’ABISSO D’ORO SONY
9 SWORD ART ONLINE HOLLOW REALIZATION NAMCO
10 KILLZONE MERCENARY SONY
WII
Posizione Titolo Publisher
1 JUST DANCE 2017 UBISOFT
2 NEW SUPER MARIO BROS SELECTS NINTENDO
3 JUST DANCE 2016 UBISOFT
4 WII SPORTS RESORT SELECTS NINTENDO
5 WII PARTY SOLUS SELECTS NINTENDO
6 MARIO KART SELECT NINTENDO
7 MARIO PARTY 9 SELECTS NINTENDO
8 SKYLANDERS SUPERCHARGERS RACING STARTER PACK ACTIVISION BLIZZARD
9 FIFA 15 ELECTRONIC ARTS
10 SUPER MARIO GALAXY 2 SELECTS NINTENDO
WII U
Posizione Titolo Publisher
1 MINECRAFT WII U EDITION NINTENDO
2 LEGO DIMENSIONS STARTER PACK WARNER BROS INTERACTIVE
3 SKYLANDERS IMAGINATORS STARTER PACK ACTIVISION BLIZZARD
4 JUST DANCE 2017 UBISOFT
5 CALL OF DUTY BLACK OPS II ACTIVISION BLIZZARD
6 MARIO & SONIC AI GIOCHI OLIMPICI DI RIO 2016 NINTENDO
7 SUPER MARIO 3D WORLD SELECT NINTENDO
8 GUITAR HERO LIVE BUNDLE ACTIVISION BLIZZARD
9 PAPER MARIO COLOR SPLASH NINTENDO
10 NEW SUPER MARIO BROS + NEW SUPER LUIGI SELECTS NINTENDO
X-BOX 360
Posizione Titolo Publisher
1 FIFA 17 ELECTRONIC ARTS
2 MINECRAFT MICROSOFT
3 GTA V GRAND THEFT AUTO ROCKSTAR GAMES
4 PRO EVOLUTION SOCCER 2017 KONAMI
5 DRAGON BALL XENOVERSE NAMCO
6 LEGO DIMENSIONS STARTER PACK WARNER BROS INTERACTIVE
7 SKYLANDERS IMAGINATORS STARTER PACK ACTIVISION BLIZZARD
8 CALL OF DUTY ADVANCED WARFARE ACTIVISION BLIZZARD
9 FIFA 16 ELECTRONIC ARTS
10 WWE 2K17 2K GAMES
Xbox One
Posizione Titolo Publisher
1 WATCH DOGS 2 UBISOFT
2 BATTLEFIELD 1 ELECTRONIC ARTS
3 FIFA 17 ELECTRONIC ARTS
4 ASSASSIN’S CREED THE EZIO COLLECTION UBISOFT
5 CALL OF DUTY INFINITE WARFARE LEGACY EDITION ACTIVISION BLIZZARD
6 TITANFALL 2 ELECTRONIC ARTS
7 GEARS OF WAR 4 MICROSOFT
8 CALL OF DUTY INFINITE WARFARE ACTIVISION BLIZZARD
9 DISHONORED 2 BETHESDA SOFT
10 FORZA HORIZON 3 MICROSOFT
PS4
Posizione Titolo Publisher
1 WATCH DOGS 2 UBISOFT
2 FIFA 17 ELECTRONIC ARTS
3 BATTLEFIELD 1 ELECTRONIC ARTS
4 ASSASSIN’S CREED THE EZIO COLLECTION UBISOFT
5 CALL OF DUTY INFINITE WARFARE LEGACY EDITION ACTIVISION BLIZZARD
6 CALL OF DUTY INFINITE WARFARE ACTIVISION BLIZZARD
7 TITANFALL 2 ELECTRONIC ARTS
8 DISHONORED 2 BETHESDA SOFT
9 DRAGON BALL XENOVERSE 2 NAMCO
10 WATCH DOGS 2 GOLD EDITION UBISOFT

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Il compositore Rob Hubbard riceve la laurea ad honorem alla Aberty University

Rob Hubbard, una delle leggende viventi dei compositori di musica elettronica conosciutissimo negli anni ‘80 per tante colonne sonore di videogiochi per Commodore 64, ha ricevuto ieri la laurea ad honorem in musica alla Aberty University di Dundee, in Scozia. Ne parla Gamasutra citando la BBC.

La laurea gli è stata conferita per il suo prodigioso lavoro negli anni ‘80. Tra le sue musiche più conosciute vogliamo ricordare capolavori del calibro di Delta, International Karate, Skate or Die, la versione C64 di Commando, Sanxion ed altri. Poi entra a far parte di Electronic Arts e nel frattempo continua a produrre musica. E’ riconosciuto universalmente come uno dei maghi del SID, il chip sonoro del Commodore 64 non solo per il suo talento musicale ma anche per spingere al massimo quell’hardware.

Hubbard, nato a Kingston Upon Hull nel 1955, ha ricevuto la laurea ad honorem assieme a Judy Murray, ex tennista, madre e manager di Andy Murray, ed al giornalista Matthew Syed.

International Karate
International Karate

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Intervista a Giorgio Pica sullo status del GEC in Italia

Le competizioni eSports crescono in modo esponenziale. Si moltiplicano, infatti, i tornei di videogiochi a livello internazionale con montepremi sempre più grandi ed appetibili paragonabili a quelli dei tornei di tennis o di golf, tanto per fare un parallelo con competizioni capaci di muovere grandi cifre.

Se la situazione all’estero cresceal punto che recentemente il comitato organizzatore che promuove la candidatura di Los Angeles per le Olimpiadi del 2024 ha comunicato (non sappiamo quanto provocatoriamente o meno) l’inserimento dei videogiochi competitivi nel programma Olimpico laddove ovviamente la città californiana venisse scelta come sede tra otto anni – ci chiediamo a che punto sia in Italia.

Abbiamo sentito Giorgio Pica, segretario nazionale del GEC (Giochi Elettronici Competitivi), per fare un punto sulla situazione nel nostro Paese. Due anni fa, lo ricordiamo, c’è stata una svolta decisa grazie all’Asi, un ente riconosciuto dal Coni, che creò, appunto, il GEC.

Da allora sono nate alcune associazioni sportive dilettantistiche (ASD) che svolgono attività nell’ambito del GEC in tutto il territorio nazionale ma vediamo di cosa si tratta attraverso questa intervista con Pica. Una chiacchierata che ci ha fatto conoscere alcuni aspetti interessanti con numeri che pian piano stanno crescendo e con dettagli ai più sconosciuti ma necessari per svolgere come si deve, anche nel nostro Paese, un’attività eSports come si deve.

legaprima

Due anni fa il riconoscimento del Coni, attraverso l’ASI, qual è la situazione attuale del GEC?

“La crescita è continua, costante e generale. Siamo partiti con 4 ASD due anni fa ed adesso sono 52 in tutta Italia praticamente equamente distribuite tra Nord, Centro e Sud, con circa 20.000 iscritti. Ma ci sono anche associazioni culturali che fanno parte di questa famiglia. Aumentano anche i tornei e le manifestazioni di rilievo che si, al momento sono sempre concentrate in fiere ed eventi più ampi, stanno diffondendo”.

Come nasce l’esigenza di far conoscere il GEC attraverso l’ASI (Associazioni sportive e sociali Italiane)?

“L’idea nasce per dare uno standard a queste competizioni sul territorio. E’ nato il settore sportivo che svolge attività e tutela chi pratica gli eSports. L’ASI (Associazioni sportive e sociali Italiane) ci ha dato l’opportunità di svolgere attività sportiva. Puntiamo anche a far conoscere i videogiochi in modo più diffuso nonché il loro corretto utilizzo. Tecnicamente non è una federazione e quindi per quanto riguarda le sovvenzioni siamo noi ad autofinanziarci, ma come ente riconosciuto abbiamo già un regolamento ed offriamo servizi”.

Quali servizi offrite agli iscritti ed alle società?

“Offriamo consulenza base, burocratica in primis visto che molte associazioni sono composte da giovani alle prime esperienze con il mondo della burocrazia e più in generale col mondo del lavoro tecnico. Diamo anche consulenza fiscale alle associazioni nonché un gestionale dove è possibile fare il tesseramento, richiedere autorizzazioni tornei ed altro. Nondimeno diamo supporto logistico e materiale per lo svolgimento di manifestazioni da noi riconosciute organizzate dalle ASD iscritte”.

Quali sono le manifestazioni di rilievo, avete un calendario?

“Il calendario GEC per il 2017 non è stato ancora pubblicato, lo rilasceremo a seguire. La stagione degli eventi è suddivisa nel corso dell’anno solare. Con l’anno nuovo rilasceremo alcune pagine sul nostro sito con i prossimi tornei. Mentre è già partito, a fine settembre, il campionato a squadre che è di carattere stagionale con la regular season e che si chiuderà ad aprile con le finali dei play off dal vivo a Roma”.

Come si chiama questo campionato a squadre e che formula ha?

“La competizione si chiama Lega Prima. E’ una sorta di serie A per intenderci, alla quale possono iscriversi soltanto le associazioni (le ASD, ndr). In questa prima edizione sono presenti otto squadre da nord a sud con incontri sia dal vivo che online. La stagione regolare prevede incontri di andata e di ritorno e tutti i match sono trasmessi in streaming su Twitch.TV/GEC

Quali sono i videogiochi riconosciuti come competitivi?

“Ve ne sono tanti. Tra questi cito Overwatch, Counterstrike, Hearthstone, LOL. Quest’ultimo (League of Legends) è il più giocato ma altri stanno crescendo”.

Alle ipotetiche Olimpiadi di Los Angeles del 2024 potrebbe trovare spazio nel programma dei Giochi anche quello per gli eSports. Un suo pensiero.

“Beh, nel giro di otto anni può cambiare tantissimo e quindi potremmo anche essere maturi al punto di poter fare delle Olimpiadi. Personalmente potrebbe andare bene anche una Olimpiade parallela e specifica per i videogiochi piuttosto che una integrazione ma forse è ancora presto per parlarne. Ancora si deve decidere la sede dei Giochi del 2024 (la conosceremo a febbraio, ndr) e quindi è un po’ prematuro però l’idea potrebbe concretizzarsi visto l’enorme crescita che gli eSport hanno fatto nel corso degli ultimi anni e c’è da credere che il meglio dovrà ancora arrivare. Ci sono competizioni che non hanno nulla da invidiare a sport tradizionali ed in grado di riempire i palazzetti con pubblico di tutte le età e di portare le famiglia intere alle competizioni cosa che in alcuni sport tradizionali purtroppo avviene sempre di più rado”.

L’Italia nel contesto internazionale come è messa?

“Sul piano dell’organizzazione di eventi ancora un passetto indietro però stiamo sulla giusta scia. Adesso abbiamo eventi con postazioni ottime, sia dal punto di vista tecnico che di connessione, sponsor e pubblico. Tra le squadre più forti segnalo la ASD Forge, proveniente dalla Sardegna, che partecipa alle Challenge Series europee paragonabile un po’ alla Europa League del calcio. Manca ancora la Uefa ma a livello europeo ci si sta muovendo”.

Le nazioni più forti in Europa?

“A livello organizzativo e di movimento, sicuramente la Germania è la più avanti”.

POTREBBE INTERESSARE

Chiusa l’intervista, diamo alcune piccole informazioni utili sul GEC.

La quota di affiliazione annuale per società è di 150 euro. Ogni club ha la sua quota discrezionale da far pagare ai propri soci.

Le partite di campionato della Lega Prima sono trasmesse sul canale Twitch. Il sito ufficiale del campionato a squadre, con tanto di calendario, è disponibile a questo indirizzo.

  • Gli otto team che partecipano sono: Nextgaming; Forge; Truesport; Domina; Cyberground; Co-Hop; Impact e RedShift. Per ulteriori informazioni c’è anche la pagina Facebook
  • Le associazioni sportive dilettantistiche che sono riconosciute dal GEC sono 52
  • I tesserati in Italia (di questo si deve parlare), sono oltre 20.000.

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Paragon, recensione PlayStation 4

Epic Games è uno studio di sviluppo che, oltre a sfornare giochi, realizza un motore grafico che muove la gran parte dei titoli in commercio: Unreal Engine. A loro si devono titoli quali Unreal, oppure Gears of War. Il loro motore grafico muove la trilogia di Mass Effect, Remember Me, Splinter Cell e una miriade di tanti altri, dei più disparati publisher. Questi sviluppatori hanno pensato che l’inflazionato mondo dei Moba fosse ancora orfano di un’esponente mosso da Unreal Engine 4 che potesse risultare, oltre che divertente e vario, anche atipico e per questo interessante: il risultato si chiama Paragon, videogioco gratuito pronto a dire la sua.

IMPOSTAZIONE CLASSICA, TERZA PERSONA E CARTE INVECE CHE NEGOZIO

Multiplayer Online Battle Arena è la sigla che si cela dietro l’acronimo di Moba ed indica quei giochi che sono, per concezione, delle arene in cui la competizione tra giocatori – o meglio, tra squadre di giocatori – è padrona indiscussa dell’azione. Basti citare League of Legends e DOTA 2 come esponenti più conosciuti e più giocati in assoluto, soprattutto negli ultimi anni.

Sicuri di non poter battere la concorrenza mettendo sul piatto dell’offerta un gioco pressoché mutuato dalla concorrenza, Epic Games ha pensato bene di cambiare la prospettiva classica: dalla visuale dall’alto si passa a quella in terza persona. Altro cambiamento notevole, rispetto ai grandi classici citati più sopra, è la presenza di carte che sostituiscono il negozio che giace nei pressi della base alleata.

Per chi non lo sapesse, infatti, ogni Moba che si rispetti prevede una mappa chiusa, tre strade che collegano due basi che appartengono a due squadre opposte, cinque giocatori per parte che controllano un personaggio ciascuno (nel caso di Paragon, sono gli “Eroi”). Altri elementi condiscono e rendono più movimentata la partita, ma quelli essenziali li abbiamo detti. Lo scopo del gioco è quello di far fronte comune, cooperare in tempo reale e fare tutto il possibile per raggiungere la base avversaria per distruggerne il nucleo.

UN ESERCITO DI VENTICINQUE EROI ALLA CONQUISTA DI UNA SOLA MAPPA

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Come ogni gioco gratuito e appartenente al genere, Paragon si è presentato agli inizi per pochissimi eletti (accesso anticipato e chiuso). Pian piano si sono aperte le porte dei server fino a coinvolgere tutti i appassionati interessati (fase di open beta) a partire dal 16 agosto scorso.

Allo stato attuale, Paragon offre venticinque personaggi, tutti divisi in ruoli classici: combattente, assassino, tank, supporto, incantatore, tiratore. Ogni personaggio è ben caratterizzato, riconoscibile, a suo modo carismatico. A parte un paio d’eccezioni, forse, si può dire che gli sforzi di Epic Games di proporre figure esteticamente originali non sono stati vani. Non si può dire lo stesso sul piano delle abilità magiche e speciali di cui gli eroi dispongono: fin troppo simili a quelle già viste nel corso di questi anni.

La sola mappa a disposizione per imbastire le classiche partite 5 contro 5 è ambientata in una foresta da cui emergono monumentali blocchi di granito, resti di strutture antiche e misteriose. Le immancabili torri che difendono la base della squadra sono disegnate in maniera diversa dal normale: il nucleo che le attiva è raggiungibile da eroi e seguaci avversari, ma la sfera da cui partono i raggi che uccidono o feriscono gli attaccanti è posta in cima ad una struttura molto più alta.

Immancabili anche gli inibitori di eserciti nemici, foreste, punti difesi da personaggi neutrali e punti di estrazione di risorse. Già, perché al di là di tanto rispetto per i canoni classici del genere, in Paragon la gestione delle risorse è importante: non essendoci un negozio da cui comprare i potenziamenti per gli eroi, quello che occorre accumulare è una riserva di risorse che permette di sbloccare l’accesso alle carte che rendono più potente il nostro alter-ego.
Oltre a questa, c’è anche la classica barra di esperienza che ogni gioco di ruolo d’azione prevede, il cui riempimento garantisce passaggi di livello che sbloccano poteri sempre più grandi delle abilità e delle capacità speciali degli eroi.

APPENA ARRIVATO E DIFFICILE DA IGNORARE

Paragon paga, forse, il suo arrivo tardivo nella scena dei Moba, ma indubbiamente ha il giusto carattere per far breccia nel cuore degli appassionati. I suoi ritmi non sono lenti o esageratamente veloci, le abilità dei personaggi sono spettacolari a vedersi ma la cosa più bella di tutte è che l’utenza PlayStation 4 e l’utenza Pc si incontrano negli stessi server, nelle stesse arene e possono sfidarsi o cooperare sebbene con piattaforme e sistemi di controllo diversi.

Abbiamo provato questo cross-play a fondo e non abbiamo mai sofferto latenze o problemi di sorta. Le partite sono scandite da uno speaker dalla voce cavernosa, dal rumore dei fendenti e dei colpi speciali scagliati, da una colonna sonora pomposa ed epica.

La gestione delle carte, dei potenziamenti, dei bonus e dei ruoli degli eroi all’inizio può sembrare ostica ma bastano una manciata di partite e brevi tutorial per prendere confidenza con un impianto di gioco solo all’apparenza ostico o di difficile comprensione. Una volta fatta l’abitudine e prese le misure ad eroi avversari ed alleati, Paragon diventa un titolo discretamente divertente e risulta anche ben riuscito. Purtroppo è ancora giovane, ma la strada intrapresa sembra quella del titolo che non passa inosservato.

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COMMENTO FINALE

Paragon è un Moba come non se ne vedono tanto spesso in giro. Da il meglio di sé se giocato in compagnia di tre o quattro amici – come ogni Moba che si rispetti – e rispetto a tanti concorrenti, offre una visuale in terza persona e un Unreal Engine 4 tirato bene a lucido: texture, animazioni, sonoro sono di alto livello.

Tanta eccellenza in campo visivo mostra il fianco a qualche peccato di gioventù e qualche finezza che potrebbe arrivare prossimamente con qualche aggiornamento. Prima di tutto l’esperienza di gioco è limitata ad una sola mappa, non proprio il massimo per chi cerca un minimo di varietà. La sensazione di menare fendenti o pugni o scoccare frecce non è resa per il meglio, restituendo solo una vaga sensazione di dare colpi (in questo senso funzionano molto meglio uno Smite o un Heroes of the Storm).

Chi gioca ai Moba da un po’ di tempo si accorgerà che all’inizio della partita, o durante il raggiungimento del fronte di combattimento, manca un comodo “auto-pilota” che permetta anche solo di andare automaticamente dritto: in quel mezzo minuto abbondante di marcia forzata, si potrebbe dialogare con il team via chat piuttosto che dare vaghi input con messaggi predefiniti. Forse, questa mancanza, è dovuta alla natura multipiattaforma del titolo, con persone che giocano da Pc Windows e da PlayStation 4 senza differenza, condividendo stesso server e stessa mappa: chi gioca da PlayStation 4 non ha accesso ad una veloce tastiera per comunicare via chat.

Se foste alla ricerca di un Moba diverso dal solito, da giocare rigorosamente in compagnia, per niente pay-to-win e graficamente eccelso, Paragon certamente è la scelta migliore.

Pregi

Visivamente eccelso e offre un buon sonoro. Gameplay vario. Ottime animazioni. Niente pay-to-win.

Difetti

Da evitare in solitaria. Al momento una sola mappa. Poco “fisico”: sensazione di picchiare l’aria. Mancanza di un comodo “auto-pilota” per facilitare la chat in gioco.

Voto

8

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Watch Dogs 2, Recensione PlayStation 4

Ubisoft Montreal segue il treno dei giochi ambientati in città liberamente esplorabili, con una certa costanza dai tempi, di Assassin’s Creed. Si è anche data da fare per imporre un progetto che, pur odorando di Grand Theft Auto V, fosse a suo modo originale e carismatico: Watch Dogs. Non è questa la sede per approfondire quanto deludente fosse il risultato finale rispetto alle premesse/promesse iniziali, tuttavia l’esperimento a base di hacker, Grande Fratello e cospirazioni ha funzionato, ha convinto a tal punto da spingere gli sviluppatori a confezionare Watch Dogs 2.

DA CHICAGO A SAN FRANCISCO

Watch Dogs 2 prosegue, linearmente, la storia iniziata con il suo predecessore, ma cambia l’ambientazione – si passa da Chicago a San Francisco – e il protagonista: l’attempato Aiden Pierce lascia lo spazio al ventiquattrenne Marcus Holloway.

La premessa che scatena le attenzioni di Marcus e del gruppo di hacker DedSec è semplice: nonostante a Chicago, il sistema di controllo e sorveglianza dei cittadini si fosse rivelato fallace, è stato installato a San Francisco il central Operating System (ctOs) nella sua versione 2.0. L’obbiettivo di Marcus e soci è quello di dimostrare alle persone che questo modo di promettere sicurezza e controlli, in realtà, non è garanzia di vite più serene e tranquille.

Al giorno d’oggi, per risvegliare le coscienze non basta fare cose eclatanti come un blackout o un attentato ad una multinazionale. Occorrono “follower” sui social network: che possano così supportare il messaggio da veicolare. Nel caso della DedSec, più seguaci ottiene via social network, più potenza di calcolo condivisa può sfruttare per aggirare sistemi di sicurezza sempre più complessi. Watch Dogs 2 chiama, dunque, il giocatore, a inanellare una serie di virtuosismi dell’hacking (ma anche video e foto virali per i social) così da unire utile e dilettevole: far conoscere gli altarini delle multinazionali e ottenere sempre più potere per scomodare persone sempre più potenti.

Il cambio di ambientazione ha permesso a Ubisoft Montreal di sbizzarrirsi sul piano degli sfondi e degli scorci: litorali oceanici, colline, zone pianeggianti, collinose, montagnose. Con la sua posizione geografica, San Francisco, risulta essere il teatro perfetto per muovere il vulcanico Marcus.

AZIONE, INFILTRAZIONE, ESPLORAZIONE

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Watch Dogs 2 si fonda su tre pilatri fondamentali: esplorazione, azione ed infiltrazione. L’esplorazione, imprescindibile aspetto che fa la fortuna e gran parte del divertimento in un gioco che propone un’ambientazione vasta come quella di una metropoli americana della costa occidentale. San Francisco è piena di posti particolari, monumenti più o meno naturali da scoprire (e fotografare con il proprio smartphone). Nei suoi anfratti riposano anche borse piene di denaro ed altri tipi da collezionare che fanno la gioia dei giocatori che amano scoprire e sbloccare ogni elemento di gioco. L’esplorazione paga anche in termini di gioco di trama, perché permette di scoprire itinerari e vie di accesso/di fuga che tornano utili durante le missioni in cui bisogna infiltrarsi o fuggire.

Le fasi di infiltrazione sono molto simili a quanto visto nel primo Watch Dogs, in vari Splinter Cell e negli ultimi Assassin’s Creed, sia per animazioni che per azioni da poter compiere. Il valore aggiunto a Marcus è il potente smartphone che trae sempre più potenza con il progredire del gioco. Se in passato bastava premere un pulsante per innescare una sola reazione, adesso le opzioni sono state aumentate almeno a quattro e sono più o meno letali per chi si trova nel raggio d’azione del dispositivo colpito. Possiamo limitarci a farlo suonare oppure esplodere: la scelta è nostra.

Le fasi d’azione sono prevalentemente di tipo scontro a fuoco, con armi convenzionali quali pistole, uzi, fucili assortiti. Marcus porta sempre con sé anche uno storditore elettrico: una pistola non letale che spara proiettili elettrici che fanno svenire la vittima dopo un potente elettroshock.

MEGLIO SOLI O MALE ACCOMPAGNATI?

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Watch Dogs 2, come quello che lo ha preceduto, propone una modalità multigiocatore “fusa” con la modalità solitaria – ma chi vuole può disattivare questa opzione – e in ogni momento, la “nostra” San Francisco può essere invasa da persone che possono essere più o meno nocive per la nostra esperienza. Con l’amico giusto si possono giocare le numerose missioni studiate per essere completate in cooperativa oppure sfidarsi in gare o prove di abilità. Altri tipi di utenti possono invadere la nostra partita con finalità tutt’altro che amichevoli – come nel primo Watch Dogs – e pertanto innescano una sana caccia all’hacker, la cui finalità è quella di liberarsi dell’ospite indesiderato.

Troviamo questa modalità di gioco sempre connessa abbastanza sgradevole e preferiamo di gran lunga l’approccio di Rockstar Games con il suo Grand Theft Auto V: modalità storia e multigiocatore rigorosamente separate. Pensateci: siamo impegnati a seguire la storia con un certo interesse e d’un tratto – senza avviso né preavviso – ci troviamo con amici e/o nemici che ci mettono i bastoni tra le ruote, stemperando la tensione narrativa. Con tutto il bene o il rispetto che si può avere nei confronti di amici ed avversari, è inevitabile pensare che la festa sia stata rovinata da uno che si auto-invita senza chiedere e che inizia a far più danno che bene.

Il gameplay è solido, in larga parte mutuato dal primo Watch Dogs, in buona parte ispirato a Grand Theft Auto V con quel pizzico di parkour in più che non guasta (e che fa ben sperare per i prossimi Assassin’s Creed, vista la buona fattura delle animazioni).
Parkour a parte, anche le sessioni di infiltrazione risultano molto convincenti e non obbligano ad un solo approccio. Grazie ad un sapiente level design si può andare avanti senza essere scoperti, dando fondo alle nostre riserve di hack per distrarre o stordire chi si oppone alla nostra avanzata, oppure impugnando diversi tipi di armi e sparando a tutto ciò che si muove. La scelta, come al solito, è delegata al giocatore.

COMMENTO FINALE

Watch Dogs 2 è un gioco d’avventura, d’azione e di libertà esplorativa in terza persona. Si può procedere a piedi o con mezzi di trasporto, eredita la base gettata dal suo predecessore ma la espande, la cesella, la migliora praticamente in ogni aspetto possibile ed immaginabile. Il cambio di protagonista ci ha fatto storcere un po’ il naso. Se non fosse per il fatto che si comporta come un ragazzino e si veste come se fossero i vestiti a scegliere lui e non viceversa, passerebbe anche per “macchietta”. I suoi compagni di avventure, i membri del DedSec, risultano anche più caratterizzati di lui, a tratti più carismatici.

San Francisco è ricostruita bene, ma come ogni città appartenente al genere del “free roaming”, fa più da parco giochi a disposizione del giocatore che da contesto metropolitano in cui siamo chiamati ad agire. Al di là di questo è ben animata, pulsante di vita, i cittadini in macchina e a piedi reagiscono con una certa coerenza tanto a quel che facciamo noi che a quello che capita intorno, senza che noi ne siamo colpevoli.

Watch Dogs 2 è rivolto agli inossidabili cultori di giochi che offrono grande libertà esplorativa, come Grand Theft Auto, Just Cause, per intenderci. Non sarà il miglior gioco dell’anno, ma certamente uno dei migliori su cui puntare, specie se si cerca aria fresca dopo tante ore spese a Grand Theft Auto V.

Al netto, fra pregi e difetti, ne risulta un gioco che ha più luci che ombre: divertente, ben fatto e con una storia che riesce a tenere alto l’interesse. Animazioni, scene di intermezzo e doppiaggio sono di livello medio alto, l’intelligenza artificiale non si distingue per essere estremamente fallace ai limiti del ridicolo e in più di un’occasione è risultata coerente, sorprendendoci non poco. Da contraltare troviamo uomini e donne over 25 che si vestono e atteggiano come quindicenni, glitch e piccole incertezze di illuminazione e fisica (ma se per Skyrim erano valori aggiunti, ci chiediamo perché oggi non lo siano più) ed un sistema di controllo che spiazza un po’ i veterani del primo Watch Dogs, almeno durante le prime ore di gioco.

Pregi

Buon doppiaggio in italiano, buone le animazioni. Mondo di gioco vasto, vario e ben realizzato. Trama dai ritmi ottimi. Personaggi, tutto sommato, memorabili. Intelligenza Artificiale sopra la media. Città quanto mai viva, pulsante e abbastanza coerente con quello che fa il giocatore.

Difetti

Hacker ragazzini-troppo-cresciuti che diventano gli eroi di San Francisco? Ordinari difetti tipici degli open world quali glitch grafici e “cali di zuccheri” del motore fisico. Sistema di controllo che necessità di qualche ora di pratica per essere padroneggiato.

Voto

8,5

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Golden Joystick Awards 2016, trionfa Dark Souls III; il più atteso è Mass Effect Andromeda

Dark Souls III succede a The Witcher 3: Wild Hunt. Da un gdr all’altro. Dark Souls III, infatti, si è aggiudicato il titolo di gioco dell’anno ai prestigiosi Golden Joystick Awards 2016 di Londra.

Lo stesso The Witcher 3 è presente con l’espansione Blood and Wine che si aggiudica due statuette mentre CD Projekt RED è il miglior studio dell’anno. Ne parla DualShockers.

Il miglior gioco indipendentemente è andato a Firewatch. Il premio Hall of Fame è andato a Lara Croft. Significativa, invecee, la tripletta di Overwatch. L’fps online di Blizzard ha preso quattro premi: miglior gioco originale, miglior multiplayer, miglior titolo competitivo e miglior gioco Pc. Mass Effect Andromeda è risultato il gioco più atteso per il 2017 Saprà ricompensare questa attesa? Vedremo.

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Ecco l’elenco delle categorie e dei vincitori. Buona lettura.

  • Best Original Game: Overwatch
  • Best Storytelling: The Witcher 3: Blood and Wine
  • Best Visual Design: The Witcher 3: Blood and Wine
  • Best Audio: Fallout 4
  • Best Indie Game: Firewatch
  • Gaming Personality of the Year: Sean [Day9] Plott
  • Best Multiplayer Game: Overwatch
  • Competitive Play of the Year: Coldzera’s jumping AWP quad kill at MLG Columbus
  • Best Gaming Moment: Play of the Game in Overwatch
  • Upcoming YouTube Personality of the Year: Jesse Cox
  • Studio of the Year: CD Projekt RED
  • Innovation of the Year: Pokémon GO
  • Lifetime Achievement Award: Eiji Aonuma
  • Best Gaming Platform: Steam
  • Best Gaming Performance: Dough Cockle che interpreta Geralt of Rivia
  • Competitive Game of the Year: Overwatch
  • Nintendo Game of the Year: The Legend of Zelda Twilight Princess HD
  • PlayStation Game of the Year: Uncharted 4: Fine di un Ladro.
  • Xbox Game of the Year: Rise of the Tomb Raider
  • PC Game of the Year: Overwatch
  • Best Handheld/Mobile Game of the Year: Pokémon Go
  • Breakthrough Award: Stardew Valley
  • Golden Joystick Hall of Fame: Lara Croft
  • Critics’ Choice Award: Titanfall 2
  • Most Wanted Game: Mass Effect Andromeda
  • Game of the Year: Dark Souls III.

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Assassin’s Creed The Ezio Collection è disponibile su PlayStation 4 ed Xbox One

Oggi è il giorno di un nuovo esordio per l’amato Maestro Asssassino, Ezio Auditore da Firenze. E’ disponibile, infatti, per PlayStation 4 ed Xbox One, Assassin’s Creed The Ezio Collection. Lo comunica Ubisoft.

Immergendo i giocatori tra le strade e i tetti di Firenze, Venezia, Roma e Costantinopoli, la trilogia che compone la saga di Assassin’s Creed 2 porta in vita l’avvincente storia di Ezio, diventato nel corso degli anni uno dei personaggi più iconici del mondo videoludico.

I CONTENUTI

Questa raccolta include le campagne e i relativi contenuti aggiuntivi per giocatore singolo di Assassin’s Creed 2, Assassin’s Creed Brotherhood e Assassin’s Creed Revelations, oltre a una grafica migliorata per sfruttare le capacità di PlayStation 4 ed Xbox One.

Sono inclusi anche i cortometraggi Assassin’s Creed Lineage e Assassin’s Creed Embers, che approfondiscono la vita dello sfuggente Ezio.

Prodotto da Virtuos in collaborazione con Ubisoft Montreal, la raccolta offre una grafica migliorata che include una risoluzione a 1080p oltre a texture, luci ed effetti grafici ulteriormente raffinati. Grazie alla potenza delle console attuali, sono stati aggiunti alcuni effetti grafici in post-processing, come raggi di luce, anti-aliasing, profondità di campo e motion blur, per offrire un’esperienza di gioco ancora più coinvolgente, che inviterà il giocatore a scoprire o riscoprire le avventure di Ezio.

AMBIENTAZIONE

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Ambientata durante il Rinascimento, l’avventura di Ezio inizia con una tragedia familiare, fatto che lo spingerà a cercare costantemente vendetta. Attraverso i tre episodi inclusi in Assassin’s Creed The Ezio Collection, i giocatori potranno assistere all’evoluzione di Ezio, da giovane impetuoso alla ricerca di vendetta a Maestro Assassino, impegnato a formare nuove reclute, grazie alla sua grande saggezza e intelligenza.

Gilles Langourieux, CEO di Virtuos, ha dichiarato:

“Siamo davvero orgogliosi di offrire uno dei migliori esempi di progettazione e sviluppo. Il lancio di questa raccolta è il risultato delle nostre capacità. Non vediamo l’ora di scoprire cosa ne pensano i giocatori”.

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Torment: Tides of Numenera ci presenta i Nanos

Techland ci presenta i Nanos, una delle classi presenti in Torment: Tides of Numenera attraverso questo video. Il publisher diffonderà nuovi video nel corso delle prossime settimane su altri personaggi dell’atteso gdr vecchio stampo in fase di sviluppo da inXile Entertainment con la collaborazione di Monte Cook che ha realizzato il setting del gioco in arrivo nel 2017 su Pc, Windows, Mac, Linux, PlayStation 4 ed Xbox One.

I Nanos sono gli stregoni del gioco e le loro abilità si basano sull’intelletto: benedetti e con l’abilità di alterare la realtà per avere vantaggio sugli altri. Diversamente dall’uso della magia, i Nanos hanno un innata abilità di attingere alla tecnologia avanzata tratta dalla civiltà precedenti comunemente conosciuta come Numenera.

A livello difensivo sono limitati. I Nanos dovrebbero essere usati come personaggi a distanza in grado di leggere la mente dei nemici e scatenare una combinazione di attacchi a distanza potendo deformare tutto il campo di battaglia per ottenere un vantaggio strategico.

Eccoli in azione. Buona visione.

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Nintendo Classic Mini, Speciale

Lo scorso 11 novembre si è riscritta la storia: Nintendo Classic Mini: Nintendo Entertainment System è arrivato nei negozi e i pochi fortunati che lo hanno prenotato hanno fatto un salto nel passato di ben 30 anni. Era, infatti, il primo settembre 1986 quando in Europa arrivava una console a 8-bit dal Giappone, il mitico NES (acronimo di Nintendo Entertainment System) che con l’eterno ed immortale Super Mario Bros ha introdotto al nostro passatempo preferito almeno tre generazioni di appassionati.

Chi vi scrive, un po’ per lavoro e un po’ perché non ha mai avuto il Nintendo a casa, lo ha prenotato e lo ha provato. Così eccoci a parlare di questo piccolo oggetto di culto di cui nessuno parlava e che adesso tutti vogliono, pagando anche più del dovuto. Questa non vuole essere una recensione: parliamo di una console che non ha segreti e di videogiochi che, a distanza di trent’anni o poco meno, non hanno più nulla da nascondere tranne – forse – un fascino d’altri tempi, i tempi in cui la grafica, ancora, non batteva la fantasia e non era dominante quanto lo era oggi. I videogiochi, quelli più ricordati, erano fondati sulle emozioni, fossero semplicemente quelle scaturite dalle musiche 8-bit che accompagnavano le gesta del nostro alter-ego, che si trattasse di Mario, Link o Ryu Hayabusa.

COSA C’E’ NELLA SCATOLA

Il Mini NES arriva confezionato in una scatola fatta su misura che rievoca i mitici anni ‘80. All’interno della confezione si trova, ovviamente, il Mini NES che è tanto piccolo da far tenerezza, si può tenere nel palmo di una mano e risulta essere più piccolo di un joypad (l’immagine scattata vale più di mille parole).

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Oltre alla console si trova una replica del controller Nintendo, con croce direzionale, due pulsanti A e B, più i pulsanti “start” e “select”. Con grande sorpresa non troviamo cavi di alimentazione nel senso classico del termine: al posto della classica “spina” ecco fare capolino un piccolo cavo Usb, che ogni televisore commercializzato negli ultimi dieci anni ha sul retro. Pertanto basta quella, al piccolo Nintendo, per accendersi. Per garantire la visione dei giochi ecco un lungo cavo Hdmi, classico e senza fronzoli, che proietta le vecchie glorie Nintendo in glorioso Full HD. Chiude l’elenco dei contenuti un corposo libretto di istruzioni in cui, tra le tante cose, c’è anche scritto che volendo possiamo attaccare il Mini NES alla presa di corrente (in maniera molto classica quindi) ma l’adattatore alla presa di corrente va comprato a parte.

Nessuna traccia fisica dei giochi, perché sono direttamente installati all’interno della console e sono eseguiti tramite emulatore. Non un emulatore qualsiasi, ovviamente, ma sviluppato interamente da Nintendo e – secondo alcuni appassionati ed addetti ai lavori – migliore di quello che riposa nelle Wii.

COSA C’E’ SOTTO IL COFANO?

Qual è il motore che spinge questa mini console che rievoca i fasti del passato ad 8 bit? Su Reddit qualche giorno fa è sputata questa scheda con le componenti hardware che risulta essere più potente rispetto a quello del 3DS. Ve lo sareste immaginato?

  • SoC: Allwinner R16 (4x Cortex A7, Mali400MP2 GPU ad 1,2 GHZ se identica a quella in dotazione ad alcuni smartphone).
  • RAM: SKHynix (256MB DDR3)
  • Flash: Spansion 512MB SLC NAND flash, TSOP48PMU: AXP223

Decisamente tanta roba che permette di emulare al meglio i giochi e la loro gestione. 

UN PO’ DI STORIA

Appartenente alla Terza Generazione di computer e videogiochi, il Family Computer (conosciuto come Famicom in Giappone e Nintendo Entertaintment System nel resto del mondo) insieme al SEGA SG-1000 ha aperto la strada al glorioso ritorno dei videogiochi nelle case degli appassionati, dopo una profonda crisi vissuta tra il finire degli anni ‘70 e i primi anni ‘80. Era il 15 luglio del 1983 e i videogiochi erano ben diversi da quelli a cui siamo abituati in questi tempi. I tempi stessi, l’accessibilità ai videogiochi, i loro costi, erano notevolmente diversi.

Forte di 62 milioni di console vendute in tutto il mondo, la Terza Generazione di videogiochi è saldamente vinta da Nintendo con il suo indimenticabile Famicom/Nes, con buona pace per altrettanto leggendarie macchine quali SEGA Master System e Atari 7800.

QUALI GIOCHI CI SONO

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Il Mini NES accoglie esattamente trenta giochi, in maggioranza esclusive Nintendo dell’epoca, con qualche eccezione di terze parti. E’ possibile, per alcuni giochi, salvare i progressi per riprendere la partita in tranquillità, dopo averla interrotta. Per la precisione i titoli che “riposano” dentro il Mini NES sono:

  1. Balloon Fight
  2. Castlevania
  3. Castlevania II: Simon’s Quest
  4. Donkey Kong
  5. Donkey Kong Jr.
  6. Dr. Mario
  7. Double Dragon II: The Revenge
  8. Excitebike
  9. Galaga
  10. Ghost ‘n Goblins
  11. Gradius
  12. Ice Climber
  13. Kirby’s Adventure
  14. The Legend of Zelda
  15. Mario Bros.
  16. Mega Man 2
  17. Metroid
  18. Ninja Gaiden
  19. Pac-Man
  20. Super C.
  21. Super Mario Bros.
  22. Super Mario Bros. 2
  23. Super Mario Bros. 3
  24. Zelda II: The Adventure of Link
  25. Bubble Bobble
  26. Final Fantasy
  27. Kid Icarus
  28. Punch-Out!! Featuring Mr. Dream
  29. StarTropics
  30. Tecmo Bowl

ONLINE I MANUALI IN PDF

Nintendo ha inoltre messo a disposizione sul proprio sito a questo indirizzo i manuali in pdf dei titoli presenti sul Mini-Nes. Storia nella storia perché anche i manuali facevano parte integrante della confezione di un gioco. Era il completamento dell’opera ed in alcuni casi erano piccole opere d’arte.

ALLA SCOPERTA DELLE TRENTA PERLE DEL NES

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Di seguito spenderemo due parole per ogni titolo, per aiutare i nostri lettori a ricordare meglio cosa e perché, probabilmente, è stato eletto da Nintendo come titolo da annoverare nel Mini Nes.

  • Ballon Fight: Ancor prima di essere concepito, Super Smash Bros trova in Balloon Fight un probabile antenato. Nato nel 1986 ed inspirandosi a Joust (classe 1982), Balloon Fight porta con sé il concetto di “arena” che pone i giocatori in competizione e in combattimento tra loro.
  • Castlevania: Il capostipite di una gloriosa serie di videogiochi che ha finito col coinvolgere anche Hideo Kojima, quando lavorava per Konami, al tempo di Lords of Shadow. Qui si torna alle origini, con Simon Belmont alla caccia di Dracula nel castello stregato di quest’ultimo.
  • Donkey Kong: L’appellativo di “uno dei più famosi videogiochi da sala-giochi di tutti i tempi” di Wikipedia potrebbe bastare a descrivere questa immortale bellezza a 8-bit in cui si introducono due icone di Nintendo (Mario e Donkey Kong)?
  • Dr. Mario: Un po’ Tetris, un po’ un puzzle-game, Dr. Mario espande uno dei più grandi classici della storia in un modo che solo Nintendo poteva concepire. Allineate le capsule di colore corrispondente al virus per debellarlo.
  • Double Dragon II: The Revenge: La vendetta di Billy e Jimmy è dietro l’angolo. Bisogna vendicare la morte dell’amata fidanzata di Billy e lo si fa a suon di calci e pugni nel sequel di uno dei più apprezzati picchiaduro di scorrimento di sempre, griffati Acclaim.
  • Excitebike: Chi vi scrive, quando vedeva Excitebike in azione, desiderava così forte un Nes da invidiare moltissimo i propri compagni di scuola che potevano giocarci a casa. Fra temperatura del motore da tener d’occhio ed una carriera da pilota di cross da conquistare, ce n’era abbastanza per fare felice ogni amante di velocità e motori.
  • Galaga: Sequel di Galaxian e naturale evoluzione di Space-Invaders da cui prende molte licenze poetiche. Galaga segna il punto di inizio per tutti quegli sparatutto che procedono “verso l’alto” che vengono sviluppati anche per smartphone e tablet ancora oggi.

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  • Ghost ‘n Goblins: La sua prima apparizione avvenne nel settembre 1985. Forse non sarà il primo platform a scorrimento di genere “corri e spara”, ma a memoria non ce ne viene in mente un altro talmente bello ed epico sia da vedere che da ascoltare. Con quell’armatura che saltava al primo contatto con un nemico, e l’eroe avanzava stoicamente in mutande.
  • Gradius: Certamente non si tratta, in questo caso, del primo del suo genere. Ma indubbiamente Gradius è uno dei più spettacolari sparatutto orizzontali degli anni ‘80.
  • Ice Climber: Passa alla storia per essere uno dei titoli di lancio in Nord America, nonché spesso allegato alla console in vendita (i famosi bundle).
  • Kirby’s Adventure: L’unico titolo della serie Kirby ad essere disponibile per il Nes. Tanto gli basta per essere un “must” per la console 8-bit di Nintendo.
  • The Legend of Zelda: Primo titolo di una serie – letteralmente – leggendaria. Più di sei milioni di copie vendute, uno dei primi giochi di ruolo in assoluto a prevedere una “memory card” o comunque un dispositivo per salvarne i progressi. The Legend of Zelda è semplicemente imprescindibile, un po’ come Super Mario.
  • Mario Bros.: Prima ancora che Super Mario scrivesse la prima pagina del genere platform di nuova concezione, c’erano i Mario Bros a far divertire nelle case e nelle sale giochi, con una schermata statica, più livelli su cui saltare e creature da calciare.
  • Mega Man 2: per gentile concessione di Capcom, ecco il sequel di uno degli action-platformer più famosi di sempre.
  • Metroid: Anche nel caso di Metroid, stiamo parlando del primo, del capostipite, dell’inizio di una serie che fa “rima” con Nintendo, esattamente come Super Mario e Legend of Zelda. Serve aggiungere altro?
  • Ninja Gaiden: Il primo, arduo, mitico Ninja Gaiden di Tecmo nella sua incarnazione NES è tra i trenta fortunati esponenti dell’era a 8-bit. Non è la prima volta che lo vediamo in emulazione: lo era anche su Xbox, incluso come gioco da sbloccare in Ninja Gaiden, il reboot del 2004.
  • Pac-Man: L’uomo-palla più famoso del mondo, oggetto di film, studi, cartoni animati, fumetti, citazioni, l’icona di un’era lontana eppure vicina, altra “faccia” che identifica i videogiochi sotto una sola bandiera, l’orgoglio di Namco è pure su Mini Nes.
  • Super C: E’ il titolo originale di Super Contra, il sequel diretto di Contra, il gioco “corri e spara” che ha per protagonisti due impavidi soldati che fronteggiano mostri e alieni di ogni tipo. Parliamo di due degli eroi più gettonati ai tempi in cui i vostri padri andavano alle sala-giochi.
  • Super Mario Bros.: Basta il titolo, no? Che altro ci sarebbe da dire sul gioco che ha cambiato il modo di videogiocare e di concepire ogni videogioco dopo di lui?
  • Bubble Bobble: Immancabili Bub e Bob, draghetti della Taito, icone del videogioco degli anni ‘80 e ‘90. Qui devono farsi strada tra livelli a schermata statica, difendendosi con il saggio uso di bolle di sapone. Sono draghetti acquatici, dopo tutto.
  • Final Fantasy: Mezzo mondo attende con ansia il quindicesimo capitolo della Fantasia Finale, mentre l’altra metà starà probabilmente giocando al primo, quello di ventinove anni fa, quello che dal 18 dicembre 1987 ha accompagnato i primi, giovani, avventurieri appassionati di Fantasy.
  • Kid Icarus: Una delle esclusive Nintendo più di nicchia, non certo famoso quanto Super Mario o Link di Legend of Zelda, ma Kid Icarus resta uno dei titoli di maggior richiamo nei lidi Nintendo e gli appassionati difensori della grande N lo sanno bene.
  • Punch Out!: Mentre Rocky Balboa faceva sognare grandi e piccoli al cinema, Little Mac si faceva strada sul ring di Punch Out diventando una piccola grande icona di Nintendo. I giochi di box sono rari, i giochi belli di box lo sono ancora di più, quindi ecco servito su un piatto d’argento un campione del genere.
  • Star Tropics: Dal gameplay di The Legend of Zelda, in quel di Nintendo pensarono di concepire altri generi di action-adventure. A questi pensieri deve la propria esistenza StarTropics, come a voler dimostrare che Nintendo non faceva belle storie soltanto con Link come protagonista.
  • Tecmo Bowl: Prendete uno degli sport più famosi d’America. Aggiungete un gameplay leggero e un accompagnamento musicale molto gradevole. Mescolate tutto e ottenete quello che forse è stato croce e delizia di molte famiglie nord americane alla fine degli anni ‘80.

SOLO PER IL MERCATO GIAPPONESE

Sebbene l’Europa possa vantare, insieme al Nord America, della presenza di otto titoli in più rispetto al resto del mondo, i fortunati giocatori che vivono in Giappone (o comprano il Mini NES lì) possono godere di altri giochi in aggiunta, arrivando al numero di 38 titoli. Li ricordiamo per onore di cronaca.

  • Renegade di Taito, un picchiaduro a scorrimento in pieno stile Double Dragon.
  • Final Fantasy III, che non ha bisogno di ulteriori precisazioni.
  • NES Open Tournament Golf, un gioco di golf con Super Mario ad accompagnarci.
  • River City Ramsom, altro picchiaduro a scorrimento, come Renegade e Double Dragon.
  • Solomon’s Key, un puzzle platform di Taito.
  • Tsuppari Ozumo, un gioco di combattimento in cui si scontrano i lottatori giapponesi di Sumo.
  • Yie Ar Kung-Fu, che sembra la versione Konami di Karate Champ, da cui indubbiamente si sono ispirati in futuro per le simulazioni di Karate come IK+.
  • Atlantis No Nazo di Sunsoft, un platform in stile Super Mario.

COMMENTO FINALE

Il Nintendo Classic Mini è un tributo al mitico NES, un modo di celebrarlo per i suoi trent’anni. Ha svegliato le coscienze di giocatori più o meno attempati, di appassionati di retrogaming o nostalgici amatori.

Non è la miglior piattaforma su cui godersi i titoli Nintendo dell’era 8-bit. Tra emulatori e Virtual Console presenti in Wii e Wii U, senza dimenticare quelli presenti sulle console portatili, sarebbe certamente errato etichettare il Mini NES come il posto migliore.

Tuttavia trenta perle degli anni ’80 e ’90, alcune davvero rare, non si trovano tutti i giorni. Un NES perfettamente funzionante, perfettamente in scala con la controparte originale, perfettamente compatibile con televisori di ogni tipo e provenienza, che non costringe a studiarsi piccolo o grandi manuali di installazione per configurare emulatore ed installare ROM non si trova in giro con facilità.

Non si gioca in assoluta legalità, con la “benedizione” di Nintendo, tutti questi grandi classici tutti i giorni. Il Mini NES è bello da vedere, facilissimo da usare, ricco di titoli di varia natura e rigiocabilissimi. Non costa nemmeno uno sproposito (costa quanto un joypad per PlayStation 4 o quando un videogioco nuovo al day one). Non è una console per tutti. Astenersi i cultori del Cry Engine, del Frostbite e di Unity Engine. Qui si gioca a 8-bit, puliti ed in glorioso Full HD. Ogni pixel è poesia e storia.

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