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Cyberpunk 2077 rinviato a metà settembre

Cyberpunk 2077 è stato rimandato a settembre. Anche l’attesissimo RPG di CD Projekt RED, infatti, uscirà in ritardo e da aprile slitterà al 17 settembre. Ne dà notizia lo stesso sviluppatore polacco con una nota su Twitter.

Gli stessi autori hanno quindi spiegato che hanno bisogno di più tempo per le rifiniture e migliorare ulteriormente il prodotto in modo da garantire la migliore esperienza di gioco possibile. Ed inoltre hanno bisogno anche di più tempo per testare quanto finora fatto. Si sa che Cyberpunk 2077 è al momento giocabile interamente dall’inizio alla fine ma evidentemente è ancora acerbo per essere mostrato al grande pubblico. Gli sviluppatori, già autori per la trilogia di The Witcher nonché per altri titoli legati a quel mondo fantasy, sono rinomati per il loro perfezionismo.

Il 2020, iniziato nel segno dei rinvii eccellenti, come quello di Final Fantasy VII Remake e Marvel’s Avengers, conferma questo trend visto che un altro gioco molto atteso come Cyberpunk 2077 uscirà solo a settembre. Invariate le piattaforme, ovviamente: il titolo sarà fruibile su Pc, PS4, Xbox One e Stadia. Qualcuno – a ragione – parla di “Delay Generation”.

Non tutti i mali, però, potrebbero nuocere. Potremmo trovarci di fronte ad un nuovo titolo in grado di ridefinire il genere dei videogiochi ruolistici. Vedremo. Il gioco è stato annunciato nel lontano 2012. Poi anni di silenzio fino a qualche mese fa. Adesso il rinvio a settembre. Il titolo, lo ricordiamo, si basa sul quasi omonimo gioco di ruolo cartaceo Cyberpunk 2020.

Ecco il cinguettio di CD PRojekt RED a firma di Marcin Iwinski ed Adam Badowski rispettivamente cofondatore e capo dello studio.

We have important news regarding Cyberpunk 2077’s release date we’d like to share with you today. pic.twitter.com/aWdtR0grYV

— CD PROJEKT RED (@CDPROJEKTRED) January 16, 2020

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World of Horror, presto disponibile in early access

World of Horror, l’inquietante gioco di ruolo retrò horror cosmico di Panstasz e Ysbryd Games, già previsto per il 2019, porterà le sue storie di terrore su Steam in early access per Windows il prossimo 20 febbraio. Il prezzo è fissato a 14,99 euro.
La versione completa porterà il terrore su Switch, PlayStation 4 e Mac alla fine del 2020. Numerosi altri misteri, personaggi e dozzine di nuovi eventi verranno aggiunti per la versione 1.0

COS’E’ WORLD OF HORROR

Il titolo seguirà i residenti di una cittadina giapponese costiera alle prese con terrori disumani in un mondo folle. Il giocatore dovrà indagare sull’apparizione di mostri, risolvere puzzle per raccogliere componenti di incantesimi arcani e lotta contro leggende malvagie del folklore come l’Aka Manto e Kuchisake-onna, convocate eseguendo riti oscuri.

Ognuno dei cinque personaggi giocabili disponibili nella versione in uscita a febbraio, è caratterizzato da un approccio diverso alle battaglie contro gli spiriti che albergano nella loro città natale: tanti i boss raccapriccianti, tutti illustrati e animati con immagini inquietanti realizzate in Microsoft Paint con un classico stile grafico a 1 bit. Si potrà scegliere tra 10 misteri, con eventi generati proceduralmente e incontri casuali in grado di causare il caos ed esplorare angoli bui alla ricerca di indizi e oggetti utili nascosti e sblocca nuovi eventi da incontri.

Ispirato alle opere di Junji Ito e H.P. Lovecraft, World of Horror è un thriller psicologico con inquietanti siti urbani e trame contorte. A collaborare con Panstasz sulla sceneggiatura, è stata Cassandra Khaw, sceneggiatrice di Ubisoft, autrice dell’acclamato romanzo horror della critica Hammers on Bone e scrittrice di giochi come Wasteland 3, Sunless Skies e She Remembered Caterpillars.

Pawel Kozminski aka Panstasz, si è cosi espresso:

Lavorare con Cassandra è stato un piacere. Mi ha aiutato a mettere a punto paragrafo su paragrafo di una narrazione agghiacciante perfetta. Il suo background e la comprensione delle terrificanti mentalità mi hanno aiutato a dare risalto alla natura inquietante di misteri, personaggi nel gioco.






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I migliori giochi sportivi/corse del 2019

È stato un 2019 molto intenso anche per gli appassionati di giochi sportivi e di corse automobilistiche. Tantissime le produzioni, grandi e piccole, griffate ed indipendenti, che hanno fatto divertire o disperare i giocatori. Non c’è stato soltanto il dualismo tra Fifa e PES ma l’anno passato agli archivi da poco più di due settimane ha fatto emergere tante altre realtà.
Si consolida Pro Cycling Mananger che a nostro avviso è andato ben oltre la sufficienza e che può soltanto crescere. Sarebbe un bene per gli amanti del ciclismo che già da qualche tempo possono comunque contare su una simulazione ricca di eventi e di cose da fare.

Così come WRC 8, il titolo ufficiale del Mondiale Rally. Ottimo come sempre F1 ed anche lo scorso anno ha portato alla luce qualche buon miglioramento e l’arrivo della F2, categoria ricca di talenti e di futuri piloti di F1.

Milestone dal canto suo ha recitato bene il suo ruolo di leader del settore delle due ruote che si tratti di MotoGP 19 o di motocross e supermotocross. Anche qui si evince una buona crescita del team italiano.

Il 2019 ha segnato il ritorno di Grid, un titolo molto solido e piuttosto interessante sotto tutti i punti di vista. Non potevamo aspettarci di meno da Codemasters.

Football Manager 2020 si è fatto, ovviamente, notare ma sono state poche le effettive novità rispetto al capitolo precedente.

La grande delusione, però, è stata per WWE 2K20 che ha avuto un lancio decisamente disastroso. Colpa di diversi bug e glitch fastidiosi ed evidenti che hanno rovinato un lavoro mastodontico. Un peccato ma un monito per questo 2020: siamo sicuri che Visual Concepts con WWE 2K21 non rifarà gli stessi errori.

Ma è stato anche un anno sorprendente per le produzioni indie. Super Tennis Blast ad esempio è nato da un piccolo team spagnolo Unfinisched Pixel, che ha saputo realizzare un gioco essenziale ma divertentissimo, in stile retrò. Altro gioco molto carino è Legendary Eleven, un titolo calcistico che vuole esaltare gli anni ’70 ed i primi anni ’80 e ’90. Ottimo lo stile, discreto il gameplay anche se con qualche appannamento qua e la.

Horizon Chase Turbo si è arricchito, dal canto suo, con i dlc Summer Vibes e Rookie Series aumentando l’ottima offerta. Ottimo, ed è entrato nella cinquina dei migliori titoli italiani, Active Soccer 2019 che su Switch è l’unica vera alternativa calcistica a Fifa 20 visto che, l’altro colosso, PES, non è uscito. Beh, sempre in tema di italiani e di sportivi, si potrebbe ricordare – per certi versi – anche Football Drama.

Detto questo, vi lasciamo alla nostra cinquina sui migliori giochi sportivi del 2019 in base alle nostre recensioni. Buona lettura.

5) DiRT Rally 2.0

DiRT Rally 2.0 ha portato su monitor e tv il Campionato ufficiale Fia World Rallycross Championship, disciplina che vede auto modificate simili a quelle utilizzate nei rally sfidarsi su circuiti caratterizzati dall’alternanza di superfici asfaltate e sterrate, e – una chicca – i Rally Storici. Quest’ultima è una sezione dove l’utente è chiamato a disputare una serie di corse con vetture dagli anni ’60 a oggi, suddivisi per categoria.

Un gioco, quello di Codemasters, solido sotto tutti i punti di vista con un buon gameplay (scalabile come da tradizione ed in favore di un vasto pubblico) ed una buona componente tecnica. Merita di figurare tra i migliori giochi sportivi e di corse automobilistiche del 2019.

Massimo Reina ha scritto nel commento finale della sua recensione:

Codemasters migliora quanto precedentemente visto nel primo episodio. Da questo punto di vista gli sviluppatori non hanno lavorato per apportare miglioramenti clamorosi o stravolgimenti di sorta, ma per operare una serie di aggiustamenti a un gameplay capace come sempre di proporre di base un buon compromesso tra arcade e simulazione, con la possibilità di personalizzarlo più o meno a piacimento, e a una struttura di per sé già solida.

4) FIFA 20

Da menzionare Fifa 20. L’edizione del gioco di EA Sports è da ricordare per la chiusura della modalità IlViaggio ed il ritorno del calcio da strada grazie alla modalità Volta. Questa ha permesso a Fifa 20 di continuare ad avere una sorta di modalità Storia facendoci fare il giro del mondo attraverso i campetti di calcio da strada di tutto il mondo.

C’è anche il calcio a 5 con le regole ufficiali oltre a sfide in 4 contro 4 e 3 contro 3. Bello, carino, grazioso. Ma finisce li: il calcio femminile ad esempio non è stato potenziato come ci si sarebbe potuto attendere ed aspettare. Sul punto di vista tecnico i miglioramenti sono stati piuttosto pochini, così come sul gameplay. La politica dei piccoli passi può premiare a livello commerciale ma per fare il salto di qualità ci vorrebbe qualcos’altro.

Una miriade di modalità e contenuti, modalità Carriera ancora più completa, controlli sui calciatori più reattivi. Ultimate Team e Volta sono un valore aggiunto. Però non bastano. Attendiamo una rivoluzione sperando di non attendere Godot.

3) NBA 2K20

Solido come sempre, ricco di contenuti e con un gameplay di livello mostruoso. Una produzione tripla A come ci si aspetterebbe: NBA 2K20 non ha tradito le attese. Come da tradizione. E non poteva non essere tra i migliori giochi sportivi del 2019.

Tra i pregi del gioco annotiamo un comparto tecnico splendido, la fisica ed il sistema di feedback al tiro ulteriormente perfezionato. L’introduzione della WNBA, ovvero il basket femminile, ed una giocabilità generale meglio equilibrata. Mentre tra i difetti c’è sempre il sistema di micro-transazioni che, però, risulta essere meno fastidioso del passato.

Massimo Reina ha concluso così la sua recensione:

Per l’edizione 2020 della sua creatura, Visual Concepts si affida alla tradizione, proponendo il classico “more of the same” in attesa della nuova generazione di console. Come scritto nel corso della recensione, il team di sviluppo ha infatti lavorato di cesello più per rifinire, che stravolgere, modalità collaudate e un gameplay di base già solido ed equilibrato, per poi completare l’opera con un’offerta come sempre ricca dal punto di vista dei contenuti.

NBA 2K20 è quindi un titolo che propone poche novità di rilievo ma che resta ugualmente uno dei migliori simulatori di basket e sportivi attualmente in circolazione. E questo nonostante la presenza di micro-transazioni farà storcere il naso a molti, anche se queste ultime non trasformano affatto il gioco in un “pay to win”.

2) EFOOTBALL PES 2020

Da qualche anno, Pro Evolution Soccer, sta risalendo la china. Un’operazione di rilancio per un titolo che nei primi anni del 2000, e fino a PES 6 era in netta superiorità rispetto alla concorrenza. Poi il cambio generazionale ed il passaggio da PS2 a PS3 ha creato qualche problema alla creatura di Konami. Ma poi la risalita è iniziata. Più precisamente da PES 2017 ed anno dopo anno si è materializzata sempre più fino ad arrivare ad eFootball PES 2020.

Ci piace ricordare come nel 2018 la serie in questione abbia perso i diritti della Uefa per poter utilizzare loghi e poter giocare la Champions League e l’Europa League. Per i più scettici sarebbe significata la fine. Per fortuna Konami ha puntato dritto sul gameplay ed ha migliorato il comparto tecnico. EFootball PES 2020 è visivamente mostruoso (fotorealismo superiore a Fifa) e vanta un gameplay che ricorda e rievoca – finalmente – i fasti di PES 5 (a nostro avviso uno dei migliori titoli calcistici della storia in termini di giocabilità). Non poteva mancare nella cinquina dei migliori giochi sportivi.

Massimo Reina ha scritto al termine della sua recensione:

Possiamo tranquillamente affermare che questo è un titolo bello e ricco di sfaccettature, con un gameplay ben definito, dove la differenziazione del gioco di ogni singola squadra acquista valore in base alle strategie e alle caratteristiche dei suoi atleti, che riescono a replicare le giocate delle rispettive controparti reali grazie a una serie di parametri.

Se però a livello di giocabilità il titolo può rassicurare i fan, l’infrastruttura necessita ancora di qualche intervento per ampliare un’offerta, a livello di contenuti e di profondità, buona ma non ancora pienamente soddisfacente. Inoltre c’è bisogno di una patch che stabilizzi il gioco eliminando un paio di fastidiosi bug presenti nella Master League e nel Matchday. Nulla però, a giudizio di chi scrive, di così compromettente da scalfire troppo la qualità generale della produzione targata Konami.

And the winner is… ASSETTO CORSA COMPETIZIONE

Chi è il migliore tra i migliori giochi sportivi del 2019? Vi diamo un indizio: è italiano. Non vi basta? E se vi dicessimo Kunos Simulazioni?  Ok, ci siete arrivati. Vale il ragionamento che abbiamo fatto quando abbiamo assegnato qualche giorno fa il titolo di miglior gioco italiano del 2019. Assetto Corsa Competizione di Kunos Simulazioni è il Racing con la R maiuscola. Se siete appassionati di automobilismo ed avete un Pc all’altezza, dovete assolutamente avere e giocare ad Assetto Corsa Competizione. Il titolo è in grado di sorprendere per la sua bellezza ed offre grandi sfide grazie al suo gameplay.

Il videogioco ufficiale della Blancpain GT Series è sicuramente uno dei titoli più importanti e prestigiosi del 2019 ma anche degli ultimi anni, soprattutto in campo automobilistico. Senza se, senza ma.

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Hardcore Mecha, Recensione PS4

Nella recensione di oggi vi parleremo della nostra esperienza di gioco con Hardcore Mecha, titolo testato su console PS4. Il suo sviluppo iniziava nel 2016, quando Rocket Punch, un piccolo studio indie di Beijing, decideva di creare un videogioco sul mondo dei mecha (per intenderci, i robottoni giapponesi). Questi ragazzi, per finanziare il progetto, avviavano una campagna di found raising su Kickstarter.

Probabilmente, all’epoca, nessuno tra loro si aspettava il successo che di li a poco sarebbe arrivato. In 1.959 hanno contribuito alla nascita di Hardcore Mecha (all’epoca era conosciuto come CODE: Hardcore) versando la cifra di 143.518 dollari. Di li a poco arrivarono anche i primi riconoscimenti importanti in occasione dell’anteprima del gioco avvenuta durante il Tokyo Game Show del 2016.

Tutto è partito da lì. Il resto ve lo raccontiamo noi con la nostra recensione di Hardcore Mecha, titolo, vi ricordiamo, testato su console PS4.

IL MONDO DEI ROBOT, TRA PASSATO E PRESENTE

Iniziamo la nostra recensione per PS4 di Hardcore Mecha con un po’ di nostalgia. C’erano una volta Mazinga, Goldrake, Jeeg Robot d’acciao, Daitarn 3, Voltron, Daltanius, God Sigma e forse ce ne saranno ancora a centinaia. Questa era l‘epoca dei super robot, che ha ispirato generazioni di bambini e ragazzi, adesso adulti e diventati genitori. Cartoni animati dove i protagonisti erano dei prodotti della scienza al servizio della pace e della giustizia, con l’unico compito di sconfiggere alieni e mostri disumani.

Qualcuno tra loro volava e si trasformava, dotato di armi, spade e abilità uniche e distruttive. Non stiamo parafrasando la canzone di Daitarn 3 ma vi stiamo illustrando quali sono le caratteristiche che hanno ispirato il lavoro dei ragazzi di Rocket Punch.

hardcore mecha recensione ps4

L’ispirazione tecnologica dei mecha presenti nel videogioco proviene in parte da questa epoca. In parte perchè il mondo dei super robot, con il tempo, si è evoluto e ha abbandonato progressivamente il lato bambinesco, trattando temi più maturi. Ed è su questo terreno che maturano capolavori come Evangelion, Mazinkaiser e i Cieli di Escaflowne. Anime (e non più cartoni animati) con una profondità caratteriale notevole e caratterizzati da combattimenti spettacolari, veloci e frenetici.

Hardcore Mecha riesce a cogliere il meglio di entrambi i periodi, realizzando un qualcosa che diverte e richiama alla passione verso questo mondo. Non ci sentiamo di dire che questo è un gioco rivolto principalmente agli amanti di questo genere. Magari, chi ama gli anime sui robot lo apprezzerà di più. Una cosa è certa: se cercate un platform brawler a scorrimento 2d che percorre lo stile dell’intramontabile Metal Slug, Hardcore Mecha è il gioco che fa per voi.

IL BUON VECCHIO BRAWLER NON MUORE MAI

Viene sempre il momento in una recensione in cui si deve definire un genere di un videogioco e Hardcore Mecha non si sottrae di certo a questa giudizio. Rocket Punch crea un perfetto restyle dei vecchi brawler a scorrimento 2D, anche se, il più delle volte, i modelli sembrano realizzati in 3d. Questo effetto si genera grazie alla perfetta combinazione tra la tecnica dello skeletal animation e i disegni realizzati a mano (e ovviamente renderizzati con programmi di grafica). Infatti, nonostante sia un classico gioco 2d, la dovizia dei dettagli lo rende un prodotto con un livello grafico apprezzabile.

Vi abbiamo accennato prima alla somiglianza tra Hardcore Mecha e Metal Slug. Effettivamente, Rocket Punch estrapola molto dalle meccaniche e dal meta di quest’ultimo. A partire dai collezionabili che si possono recuperare distruggendo oggetti e nemici e che si suddividono in 3 categorie: offensivi, difensivi e curativi.
Nella prima tipologia troviamo le armi di supporto che, assieme all’arma principale e a quelle corpo a corpo, costituiscono il sistema offensivo del mecha. La parte difensiva del robot, oltre allo scudo in dotazione, e supportata anche da protezioni mobili. Ovviamente il vostro mecha non è indistruttibile e per portare avanti la vostra missione avrete bisogno di cure costanti e refrigeranti per i vostri superpropulsori.

hardcore mecha recensione ps4

Il meta del gioco si basa molto sull’utilizzo degli oggetti da collezione e sono fondamentali per la riuscita della missione. Hardcore Mecha è un gioco veloce e frenetico e vi ritroverete spesso ad affrontare ondate numerose di nemici. È naturale, quindi, ricorrere a qualche aiutino extra in più.

Per il resto la formula è sempre quella dell’intramontabile genere platform brawler a scorrimento. Si va avanti, si spara, si distrugge. I propulsori danno quel pizzico di vivacità al tutto e che ricorda lo stile proprio degli anime sui robot. Menzione speciale la merita la mossa speciale in dotazione al vostro mecha. L’animazione riprodotta prima dell’esecuzione effettiva è da applausi. Vero e autentico amarcord.

I SOLITI VECCHI PROBLEMI

La longevità del gioco è più che sufficiente: 8 capitoli, suddivisi di 18 livelli, non sono numeri da poco per un platform 2d. Ve ne sono alcuni, di livelli, che vi daranno il filo da torcere. In più di un’occasione abbiamo dovuto ripetere lo stesso livello diverse volte per via dell’elevato grado di difficoltà. Ed è stato proprio durante questi momenti che ci siamo accorti del primo grande problema di Hardcore Mecha: l’arrivo della noia.

Quando si arriva verso la fine del livello e il mecha esplode a un passo dal traguardo, come le regole videoludiche insegnano, si attende di buona lena il caricamento del resume. Il problema è che si deve ripartire dal checkpoint di sezione (e non fortunatamente di livello) riguardando la scena introduttiva (il più delle volte senza possibilità di skippare), riprendere gli oggetti da collezione e i potenziamenti vari e ri-sbloccare le eventuali missioni secondarie. Capite che il ripetere questo teatrino per diverse volte fa naturalmente posizionare il dito sul tasto “ciao ciao”.

hardcore mecha recensione ps4

Anche le dinamiche base del sistema dei comandi di Hardcore Mecha presentano alcune problematiche. Come vi abbiamo anticipato il meta del gioco è quello di un platform in stile Beat ’em up caratterizzato da azione e velocità.

Ovviamente queste ultime due componenti richiedono un layout di comandi che sia reattivo e organizzato. Il robot consente di difendersi e attaccare: nel primo caso lo fa da fermo per cui la difesa in movimento non è prevista; nel secondo, si può scegliere se attaccare da fermi o in movimento.Attaccando sul posto, si guadagna una maggiore precisione con le armi da fuoco ma si diventa una facile preda. Optare per una soluzione in movimento è sicuramente più vantaggioso ma si viene penalizzati dal sistema di mira e puntamento che diventano ingestibili.

hardcore mecha recensione ps4

Ma non stiamo raccontando nulla di nuovo. Queste problematiche sono esistite sin dalla notte dei tempi (dei platform) e, purtroppo, tali sono rimaste. A rendere difficoltoso il tutto ci pensa anche la localizzazione del gioco, con testi in lingua inglese e audio con gli idiomi del sol levante. Non è un inglese tecnico e complicato, ci mancherebbe, ma ne limita comunque l’accessibilità.

LE MODALITÀ DI GIOCO

Le modalità di gioco che troverete in Hardcore Mecha sono essenzialmente 3: campagna, multigiocatore e survival. Nella modalità campagna vestirete i panni di Tarethur, un soldato mercenario inviato in una missione di recupero su Marte.

Lui ha il compito di recuperare un ufficiale sotto copertura indentificato con il nome in codice “A”. Ben presto si accorgerà che su Marte le cose non stanno andando per il verso giusto. Le forze dell’UNF stanno perdendo il controllo della colonia e un gruppo di spietati ribelli sta facendo strage di vite innocenti.

Ben presto si troverà davanti a un bivio: sposare la causa della liberazione del pianeta o portare semplicemente a termine il contratto per cui si è stati ingaggiati?.

Sinceramente la trama della storia non sembra nulla di nuovo, anche se gli amanti del genere anime sui robot apprezzeranno le sequenze narrate inserite in vari momenti del gioco.

hardcore mecha recensione ps4

Rocket Punch ha inserito in Hardcore Mecha anche la modalità multigiocatore. Qui si manifesta tutto l’animo action e frenetico del gioco, elevato alla massima potenza da quello competitivo. Potrete scegliere se giocare in locale con il classico split-screen a 4 giocatori oppure se sfidare piloti di mecha online. Se invece siete degli amanti delle sfide impossibili allora potrete tuffarvi nella modalità survival, dove si dovrà sopravvivere a delle ondate infernali di nemici. Per farlo, avrete a disposizione ben 40 modelli di mecha pronti per essere testati sul campo di battaglia.

Tra le tre modalità abbiamo apprezzato maggiormente quella survival dove vi possiamo assicurare che il vostro joypad verrà messo seriamente a dura prova.

PIÙ SEI BRAVO E PIÙ CRESCI

hardcore mecha recensione ps4

Siamo arrivati alla parte finale della nostra recensione per PS4 di Hardcore Mecha. In quest’ultima parte vi descriveremo la logica di grinding sviluppata dai ragazzi di Rocket Punch per il loro gioco. Nella prima parte, se ricordate, vi abbiamo parlato dell’importanza dei collezionabili e di come questi vengono reperiti sconfiggendo nemici e distruggendo casse e oggetti presenti sulla mappa.

Oltre a questi vengono rilasciate anche delle monete che, in base alla potenza del nemico, assumono un valore diverso di volta in volta. Queste possono essere impiegate al termine del livello, andando nella sezione dedicata, dove migliorerete i componenti del vostro mecha.

hardcore mecha recensione ps4

Si può apportare ogni genere di miglioria al vostro robot: dal sistema difesa a quello di attacco, si possono acquistare nuove armi e nuove mod. I potenziamenti sono sbloccabili in base al livello raggiunto dal vostro mecha.

La crescita è subordinata alla vostra bravura. Al termine di ogni livello viene, infatti, rilasciato un voto che tiene conto del tempo impiegato per portare a compimento lo stage, dei nemici uccisi, delle volte in cui siete morti e delle missioni secondarie portate a termine. Tutto questo servirà per il calcolo del voto finale ed è propedeutico alla crescita del vostro personaggio.

Per quanto può sembrare un sistema un po’ complesso, noi lo troviamo meritocratico. È giusto che i più bravi meritino un riconoscimento maggiore.

hardcore mecha recensione ps4

COMMENTO FINALE

Siamo arrivati ai titoli di coda della nostra recensione per PS4 di Hardcore Mecha. In definitiva, è un gioco che sa far divertire e a tratti arrabbiare. La nostra esperienza finale percorre le note di questo di questo spartito, in una continua sinusoide di emozioni.

Se da un lato gli amanti degli anime sui robot apprezzeranno tantissimo il lavoro egregio svolto dallo studio indie Rocket Punch, quelli dei brawler a scorrimento e dei platform 2D non assaggeranno nulla di nuovo. Idee brillanti che poggiano su problematiche vetuste. Il lavoro svolto dal team grafico e di design merita comunque una menzione d’onore.

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Metro Redux approda su Switch il mese prossimo

La notizia farà senza dubbio piacere agli appassionati di un certo tipo di fps: Metro Redux, già apprezzato su Pc, PS4 ed Xbox One, si appresta ad arrivare su Switch. Deep Silver e 4A Games hanno infatti annunciato poco fa che l’ultimo capitolo della propria serie fps sarà disponibile sulla console ibrida di Nintendo a partire dal prossimo 28 febbraio.

Oltre alle due campagne, Metro Redux contiene tutti i dlc di Metro: Last Light offrendo altre 10 ore di contenuti bonus. I giocatori potranno farsi strada nella Metro di Mosca con due stili di gioco unici: “Survival” per affrontare la campagna come in un survival horror, o “Spartan” per scatenarsi con le abilità di uno Spartan Ranger.

Ecco il trailer d’annuncio segnato PEGI 18. Buona visione.

I possessori della versione fisica di Metro Redux troveranno entrambi i giochi e tutti I dlc su una cartuccia da 16GB che non richiede un download ulteriore; presso alcuni retailer selezionati, sono aperti i pre-order per l’edizione The Ranger Cache che contiene un set di spille di Metro Redux, la custodia del gioco, un artwork reversibile, 4 cartoline reversibili e un poster formato A2 reversibile.

Chi preferisce possedere la versione digitale di Metro 2033 Redux e Metro: Last Light Redux può acquistarli individualmente su Nintendo e-Shop.

STORIA





Nel 2013 il mondo è stato sconvolto da un evento apocalittico che ha quasi spazzato via il genere umano e ridotto la superficie del pianeta a una landa deserta e contaminata. Un manipolo di superstiti si è rifugiato nelle profondità della metropolitana di Mosca, e la civiltà umana è entrata in un nuovo Medioevo.

Un’intera generazione è nata e cresciuta sottoterra. Le città-stazione della metropolitana sono sotto assedio e lottano per sopravvivere, fra loro e contro gli orribili mutanti in agguato all’esterno.

I giocatori vestono i panni di Artyom, nato poco prima della catastrofe ma cresciuto sottoterra. Pur non avendo mai varcato i confini della città, un fatidico evento dà il via a una missione disperata nel cuore della metropolitana nel tentativo di mettere in guardia gli umani superstiti contro una terribile minaccia.

Ma ascolteranno? Invece di restare unite, le fazioni della metropolitana sono impegnate in una lotta per conquistare il potere supremo, rappresentato da un ordigno dell’apocalisse contenuto nei depositi militari di D6. Si sta scatenando una guerra civile che potrebbe spazzare via per sempre dalla faccia della terra il genere umano.

CARATTERISTICHE CHIAVE




Entrate nella metropolitana di Mosca e vivete uno dei mondi più coinvolgenti della storia dei videogiochi su Switch.

  • Sfidate gli orrori dell’apocalisse russa – usate la maschera antigas e un arsenale di armi di fortuna per affrontare pericolosi mutanti, nemici umani e le insidie dell’ambiente.
  • Due campagne e tutti i dlc – Metro Redux offre due campagne complete che insieme creano un’avventura epica, più altre 10 ore di contenuti bonus. Due esclusivi stili di gioco e la Modalità Ranger aumentano la longevità.
  • Due esclusivi stili di gioco: “Spartan” e “Survival” – affrontate la campagna come in un survival horror, o scatenati come uno Spartan  Ranger in queste due incredibili modalità.

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Dragon Ball Z: Kakarot, trailer di lancio

Mancano due giorni al debutto di Dragon Ball Z: Kakarot, action rpg di Bandai Namco in arrivo il 16 gennaio su Pc, PS4 ed Xbox One. Il publisher ha pubblicato il trailer di lancio del gioco.

Goku, conosciuto anche come Kakarot, è un alieno mandato da bambino sulla Terra con lo scopo di sottomettere l’intero pianeta. La sua memoria però era alterata ed è cresciuto diventando un uomo gentile e il più grande difensore.

Dragon Ball Z: Kakarot racconta, come mai prima d’ora, la storia di Goku dall’arrivo di suo fratello Raditz alla battaglia finale contro Buu.

I fan avranno l’opportunità di giocare nei panni dei loro personaggi preferiti e diventare i protagonisti della saga di Dragon Ball Z. Come ha anche detto Vegeta nel suo famoso monologo, “Forza, Kakarot… Sei tu il numero uno!”.

IL GIOCO

Dragon Ball Z Kakarot sarà il titolo più grande e accurato a raccontare la vita di Goku. Esso porterà i giocatori attraverso gli archi narrativi più celebri di Dragon Ball Z, farà incontrare gli amici più amati e combattere contro i nemici più potenti, facendo inoltre svelare alcuni dei misteri della storia della serie animata.

Bandai Namco ha inoltre annunciato che l’arco narrativo di Buu sarà incluso nel gioco. I fan potranno quindi sperimentare fin dal lancio tutta la storia di Dragon Ball Z e prendere il controllo di personaggi provenienti da ogni saga, inclusi Goku, Gohan, Vegeta, Piccolo e molti altri, in aggiunta ai tanti personaggi di supporto.

BACHECA COMUNITÀ

  • Quando si completano le quest di alcuni personaggi o si raggiungono determinati punti nella storia, i giocatori possono guadagnare degli Emblemi Anima (ognuno dei quali rappresenta un personaggio dell’universo di Dragon Ball).
  • Dopo aver assegnato questi Emblemi Anima sulla propria Bacheca Comunità, sarà possibile attivarli in combinazione con gli altri per guadagnare bonus speciali e potenziamenti.
  • Combinare diversi personaggi con gli altri sblocca anche dialoghi esclusivi tra quei personaggi.

CAMPI D’ALLENAMENTO

  • I Campi d’allenamento possono essere trovati in diverse aree e permettono di combattere contro Guerrieri Z o nemici con cui si è lottato in passato, o anche contro se stessi.
  • Completando l’allenamento, i giocatori guadagneranno dei nuovi Super Attacchi o in alternativa potranno potenziare quelli esistenti (come il poter trasformare la propria Kamehameha nella Super Kamehameha).

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Final Fantasy VII Remake rinviato al 10 aprile

La notizia non farà piacere a molti: Final Fantasy VII Remake slitta al 10 aprile. Lo ha svelato Square Enix con un messaggio nel quale spiega le motivazioni che hanno portato il team a rinviare di circa 5 settimane il debutto.

L’action RPG per PlayStation 4, infatti, era atteso per il 3 marzo. Ecco cosa hanno firmato da Yoshinori Kitase, produttore del gioco:

Sappiamo che non vedete l’ora che esca Final Fantasy VII Remake e che state aspettando pazientemente di divertirvi con il gioco su cui stiamo lavorando. Per assicurarci di pubblicare il titolo che abbiamo in mente con la qualità che i nostri fan si meritano, abbiamo deciso di spostare la data d’uscita al 10 aprile 2020.
Abbiamo preso questa difficile decisione per avere qualche settimana in più per perfezionare il gioco e potervi offrire la miglior esperienza possibile. Da parte di tutto il team, voglio scusarmi, perché significa che dovrete aspettare un po’ più a lungo per il gioco.  Grazie per la pazienza e il vostro immancabile sostegno.

Final Fantasy VII Remake non è un classico rifacimento ma una vera e propria rivoluzione. Il gioco originale, uscito nel lontano 1997, è stato rifatto da zero ricalcando ovviamente ambientazione e tratti ma elevati all’ennesima potenza grazie all’hardware a disposizione. Nondimeno la storia è stata espansa (ci saranno più uscite) ed il sistema di combattimento rivisto.

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I migliori strategici/gestionali del 2019

Il 2019 è stato un anno prolifico per gli appassionati di giochi strategici gestionali. Non possiamo non menzionare Civilization VI uscito per PS4 che merita un voto molto alto (e presto leggerete la recensione). Il grande classico, però, è già uscito su Pc da anni e quindi non può essere inserito nella top 5. Impossibile, però, non parlare di come 2K sia riuscita a portare un gioco epico su console a portata di joypad.

Così come di Stellaris per console che ha regalato agli utenti PS4 ed Xbox One un’esperienza 4X sci-fi di sicuro impatto.

Interessanti anche molti titoli indie come il futuristico Age of Wonders: Planetfall. Gli amanti della storia ameranno il colossal Total War: Three Kingdoms che ci ha portati nella Cina dei Tre Regni. Tra i gestionali, il 2019 verrà ricordato per Tropico 6 e per Transport Fever 2 con quest’ultimo che offre l’opportunità di realizzare un impero ferroviario, portuale, stradale ed aereo.

La più grossa delusione per la nostra redazione, invece, è stato il colossal annunciato Imperator: Rome. Buon gioco, senza dubbio, ma non epocale come ci saremmo aspettati.

Detto questo, ecco la nostra top cinque sui migliori giochi strategici gestionali del 2019. Buona lettura.

5) INTERSTELLAR SPACE GENESIS 

Interstellar Space Genesis, firmato da Praxis Games, è un sandbox 4X vario con una curva d’apprendimento non ripida. Tuttavia richiede impegno e dedizione. È da considerarsi un ritorno al futuro di un gameplay che pensavamo fosse destinato al limbo. Una storia di fondo interessante ma non invasiva, eventi casuali integrati perfettamente nel corso dei turni, ed eroi con desideri e ambizioni. Una corposa mole di scelte tra diplomazia, albero tecnologico ed esplorazione.

Trattandosi di una produzione interamente indie, il risultato è a dir poco incredibile, pur accettando i compromessi sul fronte grafico, e va a collocarsi di diritto nella nicchia che annovera i migliori esponenti del genere. Considerando che il team di sviluppo ha tutte le intenzioni di migliorarlo, e che i margini sono ampissimi, siamo davvero felici di guardare al futuro del gioco con grande ottimismo.

4) AT THE GATES

Quando si sente parlare di Jon Shafer, la memoria ci porta a Civilization, una serie mitica, intramontabile. Non solo è per definizione il capostipite dei 4X (Explore, Expand, Exploit, Exterminate), ma ancora oggi i suoi capitoli più in là con l’età vengono giocati da una valanga di giocatori di tutte le età.

Ed è ovvio che At the Gates, primo genito di Conifer Games (la software house fondata da Shafer) abbia lasciato il segno nella nostra redazione. E non solo. Danny DSC che ha curato la recensione ha scritto nel commento finale:

Il lavoro di Jon Shafer è un’opera sapiente di design, ricerca dell’innovazione senza stravolgimenti, e di profondità e longevità uniche. È un titolo che richiede dedizione, impegno e pazienza.

Soprattutto nelle prime partite, il giocatore dovrà aspettarsi il game over senza troppe preoccupazioni. Ad ogni fallimento corrisponderanno nuove informazioni, strategie e tattiche da utilizzare in quelle successive. La grafica ad “acquarello” è uno spettacolo, il sonoro ci accompagna perfettamente, e nonostante la grande mole di informazioni, il gioco non stanca. È il classico: “ancora un turno e vado a dormire, no aspetta devo muovere questa unità, ancora un paio di turni”. Questo non significa che il titolo si rivolge solo ad utenti “hardcore”, perché grazie alla grandissima mole di tutorial, anche chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di giochi potrà davvero divertirsi. Se amate i 4X, At The Gates non deve mancare nella vostra collezione.

Come non essere d’accordo?

3) FANTASY GENERAL II – INVASION

Realizzare un sequel a distanza di 23 anni è un compito che generalmente fa tremare le gambe. Soprattutto se il sequel in questione è quello di Fantasy General, che nel lontanissimo 1996 ridefinì il genere degli strategici-fantasy. Un compito non certamente facile anche per una software che è si al suo primo titolo ma che è composta da veterana dell’industria. Una bella sfida, vinta con pieno merito. Owned by Gravity ha realizzato per Slitherine, Fantasy general II – Invasion, che ci ha stupito sotto tutti i punti di vista. Owned By Gravity ha sviluppato il degno erede di Fantasy General, proponendo un gioco all’apparenza semplice, ma profondamente complesso e sfaccettato, con una buona storia e diverse scelte con impatti reali sul gameplay.

L’introduzione del sistema dei punti ferita e del valore regionale sono meccaniche che ci auguriamo vengano riproposte anche su altri prodotti, perché faranno la felicità degli amanti del genere. Moltissime unità, che a parte qualche piccola sbavatura sono riccamente sviluppate e non banali. Insomma, non manca sostanzialmente nulla.

2) THEA 2: THE SHATTERING 

Thea 2: The Shattering, è il degno erede del suo predecessore e va ad ampliare una formula collaudata, miscelandola con un sistema di gioco 4X che funziona sorprendentemente bene. Non è un gioco facile, non è per tutti, e richiede impegno. Il gameplay è infatti spesso punitivo e questo potrebbe scoraggiare molti.

Muha Games ha sfornato un sequel che ci riporta nell’atmosfera della mitologia slava. Un’ambientazione insolita ma altamente affascinata sfruttandola al meglio. Merita di figurare tra i migliori giochi strategici gestionali del 2019.

Nel suo commento finale, DannyDSC ha scritto:

Gli amanti dei 4X e degli strategici, saranno compiaciuti per un prodotto non hardcore, ma profondo e sfaccettato. Conoscendo poi la politica dei Muha Games, che vede espandersi un gioco con dlc gratuiti, non possiamo che essere soddisfatti.

And the winner is… Field of Glory: Empires

Il re dei migliori giochi strategici gestionali del 2019 è senza dubbio appannaggio di Field of Glory: Empires, firmato da Ageod e Slitherine. Lo ricordiamo per tanti motivi (anche per il trailer in latino) come ad esempio la possibilità di utilizzare 70 nazioni e che ognuna di esse avesse la sua storia e le sue unità specifiche. È un gioco che rende giustizia alla grandiosità dell’Impero Romano avendo tutto quello che si potrebbe volere da uno strategico di questo tipo.

Decisioni, ampia possibilità in materia di edifici, una moltitudine di unità. I concetti di Legacy Point e di Decadenza, sono due trovate di stile, specialmente la seconda. Fronteggiare la decadenza, sarà come combattere contro lo scorrere del tempo, ed è forse la battaglia più dura in tutto il gioco. L’intelligenza artificiale è arguta e aggressiva, e l’interfaccia è tra le migliori in circolazione. Passano in secondo piano alcune piccole e marginali (nel contesto) sbavature sul fronte grafico e sulla colonna sonora.

Danny DSC ha concluso la sua recensione così:

Negli ultimi tempi, Slitherine non ha sbagliato un colpo, e non ha errato puntando su Ageod per lo sviluppo di questo gioco, uno dei migliori strategici in circolazione. In grado, appunto, di rendere giustizia alla grandezza di Roma.

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La storia dei porcellini che tutti credevano orsetti: Pooyan

Qual è l’elemento che unisce un branco di lupi affamati, una famiglia di maialini, il favoloso mondo dei giochi arcade, le zoppicanti conversioni casalinghe e… Gli Orsetti? Iniziamo dal principio. Nella prima parte degli anni ’80, i sistemi da gioco casalinghi non disponevano di un hardware in grado di competere con le schede arcade del periodo. Questa condizione costringeva gli sviluppatori a scendere a compromessi più o meno drastici per replicare, nei sistemi casalinghi, giochi spesso impossibili da convertire a causa di tali disparità tecniche. Ciò produsse spesso conversioni atroci, alcune delle quali annoverate fra i peggiori incubi videoludici di sempre. Le conversioni di qualità si contavano sulle dita della mano: una di queste è Pooyan, uno sparatutto a schermo fisso commercializzato dalla Konami per il circuito arcade nel 1982, l’anno dei Mondiali di calcio di Spagna. Si trattava del primo lavoro di Tokuro Fujiwara, il geniale autore di Ghosts ‘n Goblins, Ghouls and Ghosts, Commando, Tiger Road, Mega Man e Strider e tanti altri titoli. In Pooyan dovremo controllare la maialina Mama Pig e salvare la sua prole dalle bramosie alimentari di un branco di lupi.

La feroce battaglia avrà luogo con mezzi a dir poco eccentrici: un ascensore a carrucola azionato dai piccoli porcellini, probabilmente in contatto telepatico con la madre, e un arco dotato di frecce infinite. I lupi, tradendo la leggenda che li dipinge come esseri dotati di notevole arguzia, decidono di attaccare la povera famigliola di suini lanciandosi da un dirupo agganciati a una serie di… palloncini. Nel secondo livello del gioco, i lupacchiotti cercheranno di scagliare un improbabile masso gigante sulla povera Mama Pig, risalendo un crepaccio agganciati agli immancabili palloncini.

Lo scopo del gioco consiste nell’usare l’arco per colpire i palloncini e causare la caduta e lo spappolamento dei lupi al suolo. I poveri canidi cercheranno di difendersi lanciando sassi contro la povera maialina, che potrà anche avvalersi di un’arma speciale: un cosciotto di carne (!) che, per motivi arcani, consente di eliminare i lupi al solo contatto.

Cosa c’entrano gli orsetti? Abbiate pazienza, ci siamo quasi. I due livelli del gioco vengono ripetuti ciclicamente, intervallati da un bonus stage utile per rifiatare e accumulare punti.
Durante i livelli è possibile anche colpire i palloncini vaganti e i frutti insensatamente lanciati da alcuni lupi, ottenendo punti extra. Il sonoro del gioco è allegro e piacevole: all’inizio viene riprodotta la musica “The Other Day I Met a Bear”, una canzone da campo americana del 1919, mentre il tema del primo livello è parte del “Desecration Rag (An operatic Nightmare)” di Felix Arndt, la sezione della composizione che ricorda l’introduzione dell’Humoresque Opus 101 numero 7 di Antonín Dvořák.
Dopo aver completato per la seconda volta il quadro numero due, verrà eseguita la celebre canzone del vecchio West “Oh! Susanna” di Stephen Foster. Come avveniva per gran parte delle schede arcade dell’epoca, anche Pooyan fu oggetto di una pirateria spietata.

La scheda utilizzava componenti piuttosto comuni e facili da reperire, vale a dire una CPU Zilog Z80 a 3,072 Mhz, un secondo Z80 a 1,789772 Mhz per l’audio, 2 chip sonori AY8910 a 1,789772 Mhz e 6 filtri RC (resistenza-condensatore) a 1,789772 Mhz. La scelta di questi componenti agevolò il bieco lavoro dei creatori di bootleg, vale a dire le schede pirata realizzate da produttori senza scrupoli. Uno dei bootleg più diffusi del gioco Konami era denominato “Pootan”, un termine dall’assonanza tristemente greve per noi italiani. E gli orsetti? Ecco svelato il mistero. Pooyan è stato convertito su diversi sistemi casalinghi dell’epoca (Atari 2600, Atari a 8 bit, Tandy Color Computer, Commodore 64, Sord M5, MSX, Apple II, Tandy TRS-80, Tomy Tutor, PV-1000 e Nintendo Famicom), ma una delle versioni più note al pubblico italiano è l’eccellente versione per Commodore 64, che offriva un buon adattamento nonostante la presenza di uno schermo orizzontale (Pooyan in versione arcade utilizza uno schermo verticale).

Il gioco originale ottenne un buon successo di vendite e fu distribuito nel circuito delle cassettine pirata con il nome “Orsacchiotti” o “Orsetti”, errore dovuto probabilmente alle approssimazioni grafiche della conversione, che presentava i maialini con un aspetto simile a quello di famigliola di orsetti dal capo tondeggiante. Per dovere di cronaca, anche la versione arcade presentava una rappresentazione confusa dei maialini a causa dell’utilizzo di un assurdo colore bianco per dipingere la pelle dei coraggiosi suini. Questo banale equivoco ha impresso nella mente di un’intera generazione di utenti l’equivalenza “Pooyan=Orsetti”, con buona pace dell’idea originale di Tokuro Fujiwara, che forse si sarà vendicato inserendo una difficoltà atroce nel suo capolavoro Ghosts ’n Goblins (ovviamente scherziamo).

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Svilupparty 2020, avviati i preparativi per maggio

Maggio è ancora lontano ma l’organizzazione di Svilupparty 2020 si muove. Sono infatti aperte la “call for projects” dell’appuntamento che si terrà a Bologna dal 15 al 17 maggio prossimi e la campagna tesseramenti per l’anno in corso dell’associazione Ipid – Italian Party of Indie Developers.

Svilupparty è un evento nato nel 2010 e promosso dall’Associazione Ipid e dall’Archivio Videoludico della Cineteca di Bologna per celebrare il lavoro degli sviluppatori italiani. Tenuto a cadenza annuale, Svilupparty è il luogo dove sviluppatori indipendenti e appassionati possono incontrarsi per parlare dei propri progetti, raccontandosi ai propri colleghi e al pubblico.

L’evento si terrà presso l’Archivio Videoludico – Biblioteca Renzo Renzi, Cineteca di Bologna, via Azzo Gardino 65/B.

La prima giornata, Svilupparty BETA, sarà dedicata a incontri e presentazioni di professionisti del settore, di livello nazionale e internazionale. La giornata si terrà dalle 10 alle 18 ed è ad accesso libero.

La seconda e la terza giornata saranno dedicate agli sviluppatori e ai loro progetti. Dalle 10 alle 18 saranno a disposizione quarantadue postazioni showcase (tavoli attrezzati con prese di corrente) per la giornata di sabato e altrettante per la giornata di domenica. Parallelamente ci saranno venti presentazioni di progetti e concept il sabato e altrettante la domenica.

CALL PER PROGETTI E PRESENTAZIONI

L’associazione IPID ha aperto la call per le postazioni showcase in cui mostrare il proprio prototipo, farlo provare agli altri sviluppatori e al pubblico, e/o per gli spazi per le presentazioni, con slide e video, in cui raccontare la propria idea, il proprio team e il proprio modo di lavorare a Svilupparty 2020.

Con l’obiettivo è dare visibilità al maggior numero di progetti possibile, ci sarà alternanza fra sabato e domenica e ogni progetto sarà esposto solo uno dei due giorni.

Per richiedere una postazione showcase o uno spazio per presentazioni è necessario essere tesserati come soci sviluppatori all’Associazione Ipid.

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Gothic Playable Teaser, Anteprima

A volte ritornano, diceva qualcuno. Gothic Playable Teaser riporta in vita un franchise storico; nella fattispecie quel primo Gothic che quasi 19 anni fa diede vita a una trilogia di grande successo destinata a essere ricordata nell’Olimpo degli rpg. Questo nonostante un sensibile calo mostrato con il terzo e ultimo capitolo della serie, che risale al lontano 2006.

Lo sviluppo, realizzato con l’ausilio dell’Unreal Engine 4, è stato affidato a THQ Nordic Barcellona,  che ha lavorato a questa sorta di demo sperimentale della durata complessiva di due ore. Un punto di domanda su un eventuale remake di Gothic, un amo lanciato ai fan per carpire ciò che si aspettano da una resurrezione videoludica che avrebbe molto da dire.

Gothic Playable Teaser è stato lanciato su Pc, via Steam, ed è disponibile gratuitamente per tutti i possessori di un qualunque titolo sviluppato da Piranha Bytes, acquisito lo scorso anno dalla stessa THQ Nordic. Di seguito l’anteprima di una versione che non ha nulla di definitivo, ma che comunque offre uno stralcio di ciò che potrebbe offrire il futuro della serie: non a caso in seguito gli addetti ai lavori proporranno un sondaggio agli utenti circa le sensazioni e i desideri relativi a quanto provato. Vi auguriamo una piacevole lettura.

Gothic Playable Teaser

IL CONTESTO

Questo non è un gioco completo. È una versione teaser giocabile che ha lo scopo di dimostrare un potenziale approccio a un nuovo titolo della serie Gothic. Non c’è nulla di definitivo. Il tuo feedback è essenziale per trasformare Gothic in un gioco moderno. Di conseguenza, e per premiare la tua fedeltà, Gothic Playable Teaser è gratuito per tutti i fan in possesso di un titolo della saga di Gothic o sviluppato da Piranha Bytes!

L’avvio di Gothic Playable Teaser si apre con un messaggio di testo a opera degli autori, che tuttavia non rivela le scelte compiute all’interno della “demo”. Nell’atto di riportare in vita un titolo irrimediabilmente vetusto infatti, solitamente gli addetti ai lavori possono ad esempio percorrere la via della remastered (come con Medievil), che aggiorna il più possibile i comparti tecnici principali lasciando però inalterata la struttura del gioco e i suoi caratteri distintivi. Una scelta che non di rado, tuttavia, fatica a cancellare la cocente sensazione di “vecchio” che determinate meccaniche possono suscitare a distanza di tanti anni. La via più coraggiosa, oltre che più dispendiosa, è invece quella del remake (come con Resident Evil 2), che viceversa cerca di modernizzare ogni aspetto, mettendo sul piatto una creazione capace di soddisfare sia i palati storici che quelli più recenti e tecnologicamente esigenti.

Gothic Playable Teaser

In quest’ultimo caso però, si corre spesso il rischio di stravolgere l’identità dell’originale, il che non costituisce, di principio, né un bene né un male. Almeno in teoria. Nel caso di THQ Nordic Barcellona, già all’inizio si ha modo di constatare con mano la direzione intrapresa dal team di sviluppo, in totale contrasto rispetto allo storico primo capitolo.

Il giocatore viene introdotto al gioco in stile Uncharted, con una rocambolesca sequenza d’avvio che inaugura un abbondante, e oggettivamente eccessivo, utilizzo di cutscene (prima sconosciute alla serie) e di sezioni guidate. Se nel lontano 2001 si veniva abituati a un universo di gioco nudo e crudo segnato dall’azione e dal pericolo fin dai primi minuti, adesso si ha invece a che fare con una realtà irrimediabilmente facilitata, che di fatto snatura uno dei punti di forza del franchise. Un ecosistema dinamico pervaso dalla necessità di essere cauti, come in un verosimile (a livello di approccio) mondo fantasy medievale.

Gothic Playable Teaser

IMBOCCATI DALL’INIZIO (ALLA FINE)

Non mancano le citazioni, come quella (palese) a Dark Souls. Il protagonista, incredibilmente loquace rispetto alla sua controparte di inizio millennio, inizia infatti la sua avventura con una spada spezzata, che trova poco dopo il suo ingresso nell’universo di Gothic Playable Teaser.
Da lì avviene poi il primo faccia a faccia col pericolo, nei panni di un piccolo branco di scavenger: pericolo per modo di dire dal momento che a un certo punto si verrà salvati da Diego, il primo storico npc che si incontra in Gothic. Nel primo capitolo una sortita fuori da un sentiero poteva rivelarsi fatale anche con un buon equipaggiamento: qui si riesce a tenere testa ai propri avversari anche con una spada spezzata.

E’ presto per giudicare un’eventuale (a livello di remake ufficiale) scelta di distaccarsi tanto dai tratti distintivi dell’originale. Di certo però gli aficionados della serie avranno provato una confusione non irrilevante nell’avere a che fare con uno stravolgimento tanto possente. Anche i dialoghi risultano cambiati radicalmente, con l’introduzione di scelte di testo alla Mass Effect che tuttavia, come altre innovazioni, svecchiano non poco un titolo che nei panni di semplice remastered farebbe, oggi, irrimediabilmente molta fatica a imporsi. L’interazione con Diego introduce il giocatore alla situazione nella Colonia, con le tre fazioni impegnate a contendersi la supremazia.

Gothic Playable Teaser

La missione principale affidata da Diego fa da pretesto per conoscere gli altri punti cruciali su cui il team di sviluppo voleva (e doveva) operare una netta modernizzazione: interfaccia utente e combat system. La prima si rivela un po’ scomoda con mouse e tastiera, ma mostra un consistente avvicinamento agli odierni standard. Le varie sezioni (Inventario, Armi, Armatura ecc) sono accuratamente divise e dettagliate, anche se talvolta l’abbondanza di voci presenti può dare adito a della confusione. Discorso diverso invece per il gameplay relativo al combattimento, che ispirandosi a quello di For Honor propone la possibilità di effettuare colpi e parate direzionali, così da mettere su un confronto dinamico che prevede, nondimeno, finte e contro-finte.

Tale sistema risulta tuttavia raffazzonato in questo caso specifico, con lo spam di tasti che risulta essere più efficace in svariate occasioni rispetto a un approccio più strategico al combattimento. La sensazione generale rimane tuttavia quella di un’esperienza eccessivamente semplificata, troppo in linea con l’andazzo videoludico recente e troppo in disaccordo con le caratteristiche peculiari del Gothic originale. Tra alcuni buoni spunti, il quadro che emerge è dunque quello di una direzione che, probabilmente, potrebbe rivelarsi più fruttuosa dando vita a un titolo a parte, più che a un remake.

Gothic Playable Teaser

COMMENTO FINALE

Le scelte d’autore, si sa, vanno discusse con le pinze. E THQ Nordic è stata brillante a proporre una demo sperimentale che facesse da sondaggio popolare circa un eventuale ritorno di Gothic tramite un remake. Particolarmente saggia è stata la decisione di non specificare il livello di fedeltà all’originale, che obiettivamente è piuttosto basso. Gothic Playable Teaser ha infatti il (de)merito di stravolgere completamente le meccaniche, oltre che la stessa filosofia, di un titolo che a prescindere costituisce parte integrante della storia degli rpg.

I riferimenti e in generale i prestiti da altri titoli contribuiscono alla realizzazione di un quadro che finirebbe irrimediabilmente con lasciare l’amaro in bocca ai nostalgici del franchise, traditi da un’esigenza di modernizzazione arrivata a snaturare i tratti distintivi dello storico primo capitolo. Cosa ci riserverà il futuro, se un gioco a parte oppure un remake messo a punto tramite i feedback della community, non ci è dato ancora sapere. Ai posteri l’ardua sentenza.

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Infected Shelter, Recensione Pc

Specialmente su Pc, il mondo dello sviluppo indipendente è una vera e proprio fucina di produzioni più o meno innovative, che si muovono ondivagamente dai classici crismi di quel genere o quell’altro, a contesti completamente nuovi e, sin troppo spesso, totalmente folli. Infected Shelter, titolo sviluppato da Dark Blue Games, formato da due sole persone e di già autore della saga punta e clicca Silent Nights, recentemente uscito dall’accesso anticipato di Steam, è una produzione interessante nella sua complessiva semplicità: il titolo, per chi non lo conoscesse, è un gioco d’azione a scorrimento con elementi ruolistici e hardcore/roguelike ambientato in un mondo post-apocalittico.

Nello specifico, il giocatore rivestirà il ruolo di un sopravvissuto che combatte non morti d’ogni tipo e militari “cattivissimi” per riuscire, appunto, a sopravvivere.

TRAMA

Com’è lecito attendersi, Infected Shelter non poggerà le sue basi ludiche su di un intreccio chissà quanto sviluppato: un esercito di militari cattivissimi rapisce uno scienziato dal nostro piccolo insediamento, sorto come uno scoglio per arginare un enorme esercito di zombie affamatissimi.

Di lì, il nostro improbabile eroe, selezionabile da una schiera di sopravvissuti non particolarmente ordinari e che potranno essere sbloccati nel corso del gioco, si avventura in un periglioso viaggio alla ricerca non solo della scienziata rapita, ma anche di nuovi sopravvissuti da salvare e con cui popolare il proprio insediamento e che forniranno differenti bonus. Insediamento che purtroppo, non sarà gestibile in alcun modo durante il gioco e che non sarà parte delle caratteristiche specifiche del gameplay.

Sin dalle premesse iniziali, Infected Shelter mostra una certa leggerezza complessiva che è sicuramente apprezzabile, non solo per la scelta dei colori e per lo stile dei disegni, ma anche per la riuscita operazione di fare parodia su un tema, la post-apocalisse, che, in linea di massima, viene solitamente trattato utilizzando i colori scuri della tavolozza.

GAMEPLAY

Il titolo, come detto, sarà nulla più che un beat’em up vecchio stampo a scorrimento orizzontale e con stage procedurali, che ci vedrà alle prese con un sano button mashing vecchio stampo, ma non solo. Il nostro protagonista, oltre ad un combo base di attacchi, suddivisi tra leggeri e pesanti, potrà raccogliere varie armi d’offesa dal suolo, spesso lasciate dai nostri nemici e che avranno una loro limitata usabilità, e appoggiare la sua metodica opera di distruzione di non morti su di una serie di abilità speciali in grado di cambiare le sorti di un combattimento.

Come sottolineato, il titolo offrirà elementi ruolistici e roguelike: una volta morto, il nostro personaggio sarà andato definitivamente, ma non i nostri progressi. Infatti, procedendo alla sistematica eliminazione degli zombie, oltre all’ottenimento di vari oggetti che andranno da pozioni potenzianti a cibo utile per recuperare punti ferita, accumuleremo dei “punti infezione” che potremo spendere in determinate abilità che, una volta sbloccate, resteranno a nostra disposizione anche nel caso in cui il nostro personaggio dovesse perire.  In aggiunta, gli stessi punti potranno essere utilizzati per sbloccare determinati progetti che troveremo nel corso del gioco. Sostanzialmente, a livello meramente ludico, Infected Shelter è… finito: l’ossatura del gioco si fonderà su di una serie di stage, alcuni dei quali avranno a disposizione anche alcune biforcazioni fra cui scegliere, e che culmineranno in un boss di fine livello.

In linea di massima, il titolo presenterà una difficoltà elevata e i nemici, specialmente quelli speciali, saranno sempre piuttosto ardui da affrontare. Come detto, nel corso del gioco sbloccheremo diversi personaggi, i quali avranno caratteristiche individuali specifiche e potranno contare su differenti poteri speciali: ad esempio, il soldato disponibile all’inizio, oltre a combattere con una possente… stampella, potrà contare su di un raid di droni e su di una abilità che potenzierà la difesa. Nonostante un gameplay complessivamente dinamico e divertente, Infected Shelter cadrà velocemente nella ripetitività, specialmente da un punto di vista estetico (ci saranno pochi stage e poche varietà di nemici, specialmente per quanto concerne i boss).

Infected Shelter conta anche sul supporto di un multiplayer locale che può divenire online grazie alle possibilità offerte dal Remote Play di Steam: un’aggiunta che rende enormemente più divertente un titolo di già godibilissimo. Nonostante una generale qualità piuttosto elevata, il titolo non offrirà nessuna particolare caratteristica in grado di renderlo davvero differente dall’enorme vagonata di titoli che uniscono i dettami degli action game a scorrimento, con le classiche caratteristiche dei roguelike. Un peccato, viste anche le premesse per certi versi fuorvianti del titolo (in Infected Shelter non ci sarà nessuno… shelter!).

TECNICA

È un prodotto tecnicamente pulito e performante. Nonostante ovviamente non offra un comparto tecnico chissà quanto complicato, l’intero sistema si comporta in modo più che egregio, non mostrando mai bug tali da inficiare il complessivo fluire dell’esperienza, né tanto meno cali prestazionali vistosi che rendano difficile o poco godibile il gameplay. Un buon lavoro, in sostanza, che permette di poter fruire al button mashing senza (tanti) pensieri che Infected Shelter offre così bene all’utenza, nonostante offra in sostanza una possibilità di modificazione molto limitata dalle opzioni di gioco.

COMMENTO FINALE

Infected Shelter è un ottimo action/roguelike, in grado di divertire a lungo grazie ai suoi livelli procedurali e ai tanti oggetti e abilità da sbloccare e ottenibili, anch’essi in modo totalmente random, durante l’esperienza di gioco. Un titolo consigliato anche e soprattutto per le possibilità cooperative che, seppur di base siano limitatamente locali, divengono online grazie al Remote Play offerto da Steam.

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Transport Fever 2, Recensione

Transport Fever 2, è il sequel diretto del primo lavoro di Urban Games, una piccola gemma nata dal lavoro di sole quattro persone. Il buon successo del titolo d’esordio ha permesso al team svizzero di ingrandirsi, arrivando a 15 dipendenti che hanno duramente lavorato per sfornare un sequel all’altezza delle aspettative.

D’altra parte, trattandosi di una simulazione appartenente alla nicchia dei city builder, il lavoro principale non è solo quello di rimanere aggiornati a livello grafico, ma anche di tentare di innovare ove possibile, e risultare adeguatamente profondo. Il gioco, è uscito l’11 di dicembre scorso su Steam e GOG per Pc e Linux a firma del publisher Good Shepherd Entertainment.

SIMULAZIONI

Ma se non costruiamo una cittadina come in altri city builder, cos’è Transport Fever 2? Diciamo che non si discosta poi molto da un simulatore cittadino, ma in questo caso il nostro compito sarà quello di dare alle varie città una rete di trasporti adeguata, favorendone la crescita. Strada, ferrovia, trasporto marino e aereo dovranno essere collegati come parti di un meccanismo che dovrò funzionare come un orologio svizzero.

Urban Games, ha lavorato molto per aumentare il livello di dettaglio simulativo e la relativa profondità. Rispetto alla precedente iterazione, ora le catene che andranno a collegare lo spostamento delle merci rivestono un ruolo ancor più importante. Sarà necessario creare fermate ferroviarie nei pressi di una zona di parcheggio dei mezzi pesanti, e ancora una strada che porti il flusso di quelle stesse merci verso l’aeroporto e le aree portuali.
Questo tipo di pianificazione richiederà un certo periodo di ambientamento da parte del giocatore, che spesso i primi tempi si perderà queste strategie in favore di una costruzione più omogenea e che tenda a servire più che altro i centri cittadini.



Altro aspetto che potrebbe attirare sulla via del fallimento i giocatori alle prime armi, è quello di creare linee su linee parallele per movimentare i carichi da una destinazione all’altra. Grazie ad un sistema che ci permette di scaricare una determinata risorsa nella stessa città e spostarla tramite un trasporto differente, eviteremo di trovarci con grovigli il più delle volte indecifrabili.

Questo aspetto del gioco è simulato davvero bene, e ci sono un ventaglio di opzioni su come stipare localmente determinate merci, e preparare delle linee ad hoc per un materiale ritenuto più importante di altri. Insomma, già dopo poche ore sarà possibile creare quella macchina ben oliata e in grado di funzionare più o meno da sola, quindi con pochi interventi del giocatore. Tutto questo, a favore di un’automatizzazione che tiene lontani i pericoli di una microgestione inutilmente complicata e macchinosa.

Il passaggio delle merci ci permetterà di guadagnare denaro da investire nell’espansione della propria linea, sia per quanto riguarda le merci di cui abbiamo parlato sopra, che dei passeggeri. Le linee di trasporto pubblico come autobus e treni permetteranno di ricevere introiti posizionando strategicamente le varie fermate, ed è molto utile far coincidere una o più fermate autobus a quelle di una stazione, così da aumentare il numero di passeggeri trasportati.

Il bello, è che mentre pianifichiamo ed edifichiamo le varie linee ferroviarie, il trasporto pubblico, e tutto l’indotto delle merci, la città inizierà a crescere pian piano, e questa espansione è perfettamente constatabile e decisamente appagante. C’è poi il sistema di costruzione modulare dei vari edifici, che rappresenta un punto d’innovazione rispetto al primo capitolo. In pratica, potremo espandere praticamente ogni edificio che costruiremo, aggiungendo ad una stazione ferroviaria linee extra, espandere il porto aggiungendo banchine per passeggeri e merci, ampliandone le funzionalità.

INTERFACCIA

Che sia un city builder o uno strategico, l’interfaccia riveste sempre un ruolo centrale. Quella di Transport Fever 2, oltre ad essere una revisione di quella precedente, rappresenta anche un bel passo avanti. Nitida, pulita e sviluppata per rendere semplice tutti i compiti che ci attendono, specialmente quando dobbiamo impostare i percorsi delle varie linee di trasporto. Lo sviluppatore, ha avuto l’intelligente idea di dare colori differenti in base al tipo di linea, che potremo rinominare in caso di necessità.

La telecamera è perfettamente rotabile e questo si rivela molto utile specialmente quando dobbiamo impostare linee in città molto popolate, o dobbiamo sistemare trasporti differenti ma nella stessa posizione.

TRANSPORT FEVER 2 ED I TEMPI MODERNI



Di questi tempi, uno degli aspetti legati al trasporto è l’inquinamento. Per non rimanere indietro e rischiare di perdere profitti perché le persone non intendono usare i nostri trasporti, sarà necessario aggiornare con una certa regolarità tutto il parco mezzi.

Il bello è che l’inquinamento non è visto solo attraverso il tipo di carburante usato dai nostri mezzi, ma anche dal rumore che essi producono. Se non saremo pragmatici e continueremo ad espandere la nostra rete senza osservare questo particolare aspetto del gioco, i cittadini smetteranno di usare i nostri bus, i treni, gli aerei, facendoci perdere importanti profitti.

In realtà, fatte diverse prove l’impatto “negativo” dell’uso di mezzi inquinanti non è poi così prominente. Sarebbe stato molto bello andare ad approfondire ulteriormente questa meccanica. Magari l’aggiunta di mezzi ad idrogeno, o di quelli elettrici avrebbe giovato. Benché questi, a loro volta consumano perché l’assorbimento energetico avviene per mezzo di industrie inquinanti, e così via.

Ad esempio, è possibile aggiungere alcuni elementi da posizionare per rendere più attraente un determinato edificio. Ma nessuno di questi avrà un impatto positivo o negativo sull’ambiente, alberi compresi. Insomma, prova alla mano è una bella aggiunta, anche realistica, ma non approfondita quanto forse avrebbe dovuto.

Altro piccolo problema è rappresentato dal contrasto tra opere pubbliche e ampliamento cittadino. Capiterà sovente di progettare una linea, salvo poi dover correre ai ripari perché proprio in un punto dove avevamo deciso di far scorrere la strada è spuntato un nuovo edificio che ne preclude la costruzione.

Anche questo è un comportamento in parte realistico, salvo risultare frustrante quando stiamo progettando i servizi di metropolitana e bus per una città più ampia. Dobbiamo fare i salti mortali per trovare soluzioni spesso non in linea con ciò che avevamo ideato. Dei compromessi. Inoltre, dato che i trasporti sono legati anche all’inquinamento acustico, la costruzione di stazioni vicino agli edifici porterà ad una riduzione della felicità dei cittadini. Con tutto quello che comporta. Non sarebbe stato male acquistare alcune aree e poterne disporre in totale libertà, vedendo fiorire intorno a noi un’area commerciale o rurale per fare un esempio.

CONCORRENTI E MERLETTI

I city builder, sono nella stragrande maggioranza dei casi, prodotti dove la pianificazione è a lungo termine, sempre orientati al futuro. Il grado di sfida è determinato da una quantità di variabili spesso sfaccettata. Il prodotto di Urban Games non fa eccezione, ma come per l’inquinamento non va in profondità.

Fatta eccezione per errori più o meno gravi del giocatore, ci sono davvero poche minacce per la vita del giocatore. Non ci sono compagnie avversarie gestite dalla cpu, e nemmeno una reale minaccia climatica o territoriale che possa andare ad impattare sul gameplay.

Anche in caso di errori, basterà tenersi strette le piccole stazioni create ad inizio gioco e aspettare che generino abbastanza introiti per supplire alle spese. È un tipo di gameplay molto adatto ai neofiti, spesso impauriti dalla grande mole di opzioni e variabili e l’alto grado di sfida offerto da prodotti di questo tipo.

GRAFICA






Tecnicamente parlando, Transport Fever 2 segna un bel passo avanti rispetto al capitolo precedente. L’intera produzione è in tre dimensioni e tutti gli edifici vantano un discreto numero di texture. Che cambiano, ovviamente, con il passare del tempo e grazie all’ampliamento delle città.

Le animazioni, soprattutto quelle dei mezzi sono ben sviluppate. Quelle per i cittadini appaiono legnose e limitate, segno che il team svizzero ha focalizzato l’attenzione sull’aspetto visivo legato alla città e ai mezzi. Durante i gameplay abbiamo anche notato alcuni crash che ci hanno riportato alla schermata del desktop. Nulla di trascendentale e perfettamente sistemabile con qualche patch, ma è giusto riportarlo.

COMMENTO FINALE

Transport Fever 2 è un gioco davvero facile e divertente, quasi avvincente. Durante la costruzione del proprio sistema di trasporto, vedere la propria città che si espande, e le aree commerciali crescere attorno ai nostri centri di smistamento merci è davvero appagante. A volte è un po’ fin troppo “facile”, visto che non ci sono avversari, né potenziali problemi che vadano a contrastare il nostro impero. Ed è questo, insieme ad una meccanica sull’inquinamento non troppo approfondita, a rappresentare l’occasione mancata. Una chance non sfruttata completamente per un titolo che ha davvero molto da offrire, anche in termini visivi.

Considerando i margini di miglioramento quindi, non possiamo che consigliare il titolo a tutti quei giocatori che vogliono prendersi una pausa da SimCity 4. Questo per rilassarsi con un gameplay più compassato, e a tutti quei giocatori che si avvicinano al genere dei gestionali. Le ore di divertimento sono assicurate, anche se 39.99 euro sono un filino sopra la media.

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Indie 2020, Speciale sui migliori titoli in early access

Dopo aver fatto una carrellata dei migliori giochi indie in uscita nel corso del 2020, volevamo offrire anche un’occhiata a ciò che il panorama indipendente offre già adesso, specialmente in accesso anticipato.
Acquistare un gioco sfruttando questo sistema può sembrare rischioso, ma il più delle volte si rivelerà una scelta vincente, specialmente per tutti quei progetti che già dopo le prime release offrono materiale in abbondanza, e qualità uguale o anche superiore ai famigerati triple A. Siete pronti? Si comincia.

SPECIALE INDIE, PER INIZIARE…

Da cosa deduciamo se un early access è degno d’attenzione o no? Beh, innanzi tutto bisogna dire che questo tipo di esperienza è migliorata molto nel corso degli anni. Ed i progetti indie “rischiosi” si contano adesso sulle dita di una mano. Tralasciando il discorso dei triple A odierni e il fatto che spesso vengono venduti a prezzo pieno ma valgono meno di una buona metà degli early access attualmente disponibili, il primo fattore da controllare è la quantità di update e la regolarità con cui questo o quel titolo è stato aggiornato in precedenza.

Può essere utile controllare le recensioni dell’utenza, vi darà un’idea di ciò che il progetto ha da offrire o le cose che attualmente mancano o non funzionano al meglio. Nel caso il gioco che avete intenzione di acquistare disponga di un numero limitato di recensioni, non abbiate paura. Un numero esiguo potrebbe dipendere da un’uscita dell’early access recente, o un limitato numero di vendite. Questo però non significa che il titolo sia scarso, semplicemente non ha avuto la rilevanza che hanno ottenuto altri giochi.

Altro fattore da controllare è l’inserimento di un account Facebook, ma soprattutto Twitter. Molti sviluppatori indie che ascoltano l’utenza lo fanno attraverso questo canale, che spesso risulta di gran lunga superiore qualitativamente alla grande “f” di Mark Zuckerberg.

Generalmente, un titolo rilasciato da un anno o più che presenta pochi aggiornamenti, e la cui pagina Steam è orfana di un account Twitter, Facebook o un sito web, potrebbe essere un progetto abbandonato. I giochi indie che vi proponiamo di seguito, sono tutti provenienti da sviluppatori attivissimi e affidabili, e che in generale ascoltano molto la propria community.

STELLAR TACTICS



Uscito in early access a settembre 2016, ad oggi risulta essere uno dei giochi indie più promettenti dell’intero panorama Steam. Un rpg di stampo squisitamente sci fi che racchiude una galassia di stelle, pianeti, quest, navi stellari, personaggi e un background decisamente interessante. È un gioco che richiede dedizione ed impegno, ma che garantisce ore ed ore di divertimento. Scendere sui pianeti? Si può.

Cambiare navi e comandarle direttamente? Si può. Il crafting? Semplice, sfaccettato e immediato. Inventario? Centinaia di armi e armature capace di fornire diversi tipi di bonus. Vogliamo abbordare un vascello nemico? Possiamo farlo. Insomma c’è davvero di tutto, e il titolo viene costantemente aggiornato ed ampliato, grazie ad uno sviluppatore appassionato e attento anche ai desideri della community. I 16.79 euro necessari per portarselo a casa li vale tutti, ne varrebbe anche il doppio e non sarebbe un furto. Se volete un’opinione approfondita, date un’occhiata all’anteprima di qualche mese fa. Stra-consigliato.

GAIA BEYOND



Rimanendo nella fantascienza, non possiamo non parlare di Gaia Beyond, di cui abbiamo già scritto in precedenza proprio su queste pagine e di cui abbiamo recensito anche l’ultimo major content, il Mutato Update. Si tratta di uno space sim in 2d con grafica dall’alto e peculiarità uniche.
Innanzi tutto, la grafica è interamente disegnata a mano, e questo garantisce un livello artistico con pochi eguali. A questa peculiarità, aggiungiamo un livello di zoom del sistema solare pazzesco, e una meccanica open world in tempo reale molto ben sviluppata. Tante navi, quest e decisioni che andranno ad impattare seriamente sul gameplay. Insomma, un titolo da tenere in grandissima considerazione. 14.99 euro per portarselo a casa, spesi benissimo.

CHERNOBYLITE

Chernobylite

La catastrofe nucleare Cernobyl, avvenuta nel 1986, oltre a causare evidenti danni all’ambiente, ed alle persone ed animali, della zona interessata dall’incidente, ha aperto un filone narrativo in diversi ambiti. The Farm 51 sta lavorando ad un titolo in prima persona ambientato proprio nella cittadina ucraina e nei suoi dintorni (tra cui anche la cittadina di Prypjat, ndr) in cui avvenne il tragico fatto di cronaca.

Il team sta sviluppando un action-horror-survival di spessore grazie ad un comparto tecnico molto interessante. Il gioco, che si ispira al famosissimo (ed amatissimo) Stalker, è in early access da metà ottobre (e qui c’è la nostra anteprima) ma se ne è parlato per molto tempo grazie ad un’ottima campagna Kickstarter che raccolse 206.671 dollari grazie al coinvolgimento di 3.350 appassionati.

Sicuramente sentiremo ancora parlare di questo gioco.

IMAGINE EARTH



Imagine Earth è uno strategico in tempo reale, e allo stesso tempo anche una simulazione. Come manager di una colonia spaziale, il nostro compito sarà quello di espandere il nostro insediamento facendo attenzione ai delicati equilibri della flora, della fauna, e dell’inquinamento. È un titolo che promuove senza nasconderlo il concetto di ecologia e di industria “green”, quindi argomenti molto attuali.

L’esperienza di gioco indie è davvero entusiasmante, con una griglia a triangoli innovativa e che si svincola dalle solite mappe “quadrate”. La campagna è longeva e divertente, non il solito antipasto per apprendere le varie meccaniche, qui davvero sfaccettate e profonde. 19.99 euro per portarlo sui nostri schermi, ma siamo sicuri che questo titolo un giorno approderà anche sulle console, vista la grande qualità con cui è sviluppato. Ultimo ma non ultimo, è anche interamente in italiano.

STARPOINT GEMINI 3



A febbraio scorso, Little Green Man Games annunciò l’arrivo del nuovo capitolo della serie Starpoint. Tutti pensavamo ad un nuovo space sim/rpg con inquadratura in terza persona, magari permettendoci di atterrare sui pianeti.

Invece, lo sviluppatore croato sorprese tutti con un gioco interamente in 3d, personaggi animati, e un background che ci ricordava un gioco del passato per cui ancora oggi nutriamo molto affetto (anche se detto tra noi non era proprio perfetto), Protostar.

Starpoint Gemini 3 ha una trama decisamente interessante, un protagonista credibile, e un cast di personaggi secondari davvero singolare, specialmente una spassosissima intelligenza artificiale che è stata capace di farci ridere come pazzi davanti allo schermo. A tutto questo, aggiungiamo un gameplay ricco di novità, una meccanica open world profonda e sfaccettata, interni delle navi visibili e dettagliati, e la possibilità di visitare pianeti e perfino relitti di navi e stazioni stellari. I fan più accaniti sono ancora oggi impauriti della perdita delle capital, effige dell’intera serie. Ma basta guardare la roadmap di questa produzione indie per notare che alla fine di tutto, se tutto andrà per il meglio, arriveranno anche loro. 16.79 euro per sedersi nella cabina di pilotaggio, un ottimo prezzo per un gioco molto promettente.

ASTROX IMPERIUM



Astrox Imperium è la perfetta commistione tra EVE online e uno space sim rpg. Un open world indie davvero open e in tempo reale, dove il giocatore troverà pane per i suoi denti tra crafting, combattimenti e una marea di possibilità. L’economia alla base del gioco è simulata e realistica, e troveremo componenti da strategico in tempo reale e perfino FPS. Ci sono più di cento sistemi da esplorare, e il nostro personaggio potrà essere personalizzato con più di un centinaio di abilità. Più di 70 navi tra cui scegliere (in continuo aggiornamento), un’intelligenza artificiale avanzata e perfino un sistema di flotte. La roadmap, prevede la creazione delle proprie stazioni, miglioramenti alla modalità sandbox, e un sacco di altra roba. Insomma, insieme a Stellar Tactics è l’apoteosi per ogni appassionato di space sim deluso dalla serie X. Il costo per iniziare a giocare è perfino più basso degli altri, 12.49 euro. E li vale tutti.

RISK OF RAIN 2



Risk of Rain 2 è il seguito del gioco di successo ad opera di Hopoo Games. In questa nuova iterazione, oltre ad una nuova veste grafica in tre dimensioni, ci attendono ancora più sfide, livelli, nemici, boss, oggetti, ogni volta generati proceduralmente. Potremmo giocare da soli o in multiplayer, e nel secondo caso ci attenderanno ulteriori sfide, anche in PVP. Insomma, un gioco colorato e divertente che ci terrà impegnati per ore. I 17.99 euro sono più che giustificati

UBOAT



Torniamo alle atmosfere della Seconda Guerra Mondiale con Uboat. Era dai tempi di Silent Hunter III che aspettavamo un gioco che ci donasse le stesse atmosfere, catturandoci tanto per l’ambientazione quanto per le meccaniche. E sta arrivando grazie ad una produzione indie.

Ebbene, Uboat è una simulazione discretamente accurata sulla gestione di un sottomarino tedesco durante la WWII. Dato che la modalità principale è basata su una componente sandbox, dovremo gestire le risorse energetiche, le vettovaglie, e tutti i componenti della ciurma.

Potremo controllare l’intero sottomarino, ma per farlo dovremo di volta in volta “saltare” da un marinaio all’altro. Per far sì che tutto vada per il meglio, dovremo fare attenzione anche alla loro condizione fisica, mentale, al morale e alla stanchezza. Insomma, molte variabili che si aggiungono ad una campagna in tempo reale con la ricezione di incarichi durante il gameplay.

Per spiegare il livello di profondità di questa piccola perla con qualche esempio, vi basti pensare che sono correttamente e realisticamente simulati anche l’influenza della zavorra sull’assetto e la curvatura della Terra. Un titolo forse non per tutti, ma di sicuro impatto, ed è anche localizzato interamente in italiano. 24.99 euro per accedere all’accesso anticipato sono più della media, ma possiamo garantirvi che il gioco già ora è molto completo, e in continuo miglioramento e ampliamento.

BAROTRAUMA



Rimaniamo ancorati ai fondali marini con Barotrauma, un simulare sottomarino con elementi survival e cooperativi in 2d. Ispirato a FTL e Rimworld, è ambientato su Europa, una delle lune di Giove. Dato che la superficie ghiacciata è radioattiva, gli esseri umani si sono dovuti adattare a vivere tra le viscere degli oceani.

Il nostro compito in questo indie, sarà quello dei pionieri verso l’ignoto, che cela pericoli e incubi in ogni anfratto. Potremo giocare con i nostri amici, ognuno ad una postazione specifica, o affidarci ai bot e giocare in singolo, con una campagna che proprio in questo periodo sta ricevendo ulteriori sviluppi e miglioramenti.

Giocato da soli, è meglio tenere la luce accesa se avete paura del buio. Con gli amici, fate attenzione perché tra di loro potrebbe celarsi un traditore che sabotando il sottomarino, porterà tutti tra i fondali di questo satellite. Anche Barotrauma ha un prezzo un poco più alto del normale, 24.99 euro, ma la mole contenutistica e i continui miglioramenti giustificano l’esborso. Peccato al momento non sia prevista una localizzazione nella nostra lingua.

THE GUILD 3



Se vi piace The Sims, o i giochi di ruolo medievali, potreste facilmente apprezzare le meccaniche alla base di The Guild. Gestendo i personaggi della propria famiglia, il giocatore potrà aprire e veder fiorire una serie di attività commerciali che verranno amministrate durante il gameplay.

Sarà possibile vestire i panni di un oste, di un panettiere, di un alchimista, e molto altro. Inoltre, dato che parliamo di un simulatore di vita, i nostri personaggi interagiranno con una quantità esorbitante di npc, con cui potranno intrecciare relazioni romantiche e perfino sposarsi, o seminare odio e rancore dando vita a faide che perdureranno lungo il corso della propria dinastia.

Se il nostro casato verrà gestito con sapienza, potremo arrivare anche a partecipare alla vita politica locale, promulgando leggi a nostro favore o quello della comunità, o ancora danneggiando i nostri rivali.

Insomma, tanta carne al fuoco. Inizialmente, lo sviluppo di questo titolo ha vissuto più bassi che alti, a causa di una gestazione piuttosto travagliata. L’arrivo di THQ Nordic ha segnato l’addio proprio di Golem Labs, ma anche una nuova incetta di risorse e il subentro di un nuovo team di sviluppo, Purple Lamp.

Ed è proprio grazie a questo forte cambiamento che il titolo ha subito un’impennata, ed oggi è praticamente un altro gioco rispetto a quello visto nel corso del 2018. Recentemente, il language pack ha aggiunto anche la lingua italiana, davvero un must per godersi appieno questo interessante progetto. I 29.99 euro per iniziare la nostra vita medievale sono un po’ sopra la media, ma considerando la qualità odierna, risultano accettabili. Trovarlo a sconto, sui 19 euro, lo renderebbe davvero allettante.

WORKERS & RESOURCES: SOVIET REPUBLIC



Il fascino della grande Unione Sovietica non si discute, tanto per chi ama quel periodo storico, quanto per i fan della serie Stalker e Chernobylite. L’idea di un gestionale ambientato in quel contesto storico è intrigante, e questo fa di Workers & Resources: Soviet Republic uno dei city builder più promettenti del momento. Obbiettivo del giocatore, è quello di veder fiorire il proprio paesino fino a farlo arrivare ad essere una grande comunità cittadina.

In questo indie dovremo gestire l’economia pianificata di tipo sovietico, costruire infrastrutture e gestire aree aziendali, rendere felici i cittadini con svariati tipi di risorse. I mezzi e le costruzioni, sono stati ricostruiti in base ai modelli anni ‘60 e ‘90, come anche i paesaggi. Interessante la simulazione economica, che vede lo scambio e la compravendita di risorse in continuo mutamento. Il gioco è interamente localizzato in italiano, e i 21.99 euro dell’accesso anticipato sono più che accettabili per accaparrarsi il titolo.

PAX ROMANA: ROMULUS



Gli rpg in salsa RPG Maker non sono affatto da sottovalutare. Pax Romana: Romulus, ci farà rivivere le vicende della nascita della più grande forza dell’antichità, seguendo la leggenda di Romolo e Remo, i fondatori della Roma che conosciamo oggi.

Nei panni di Romolo, la nostra avventura ci porterà ad incontrare creature leggendarie, vivere situazioni più o meno divertenti a seconda delle nostre decisioni. Tutto questo, insieme ad un corposo sistema di crafting, un open world colmo di laghi, foreste, fiumi, villaggi, fattorie, e alle meccaniche tanto care agli amanti di giochi come Stardew Valley, compresa la possibilità di costruire e personalizzare la propria casa. Un titolo particolare, purtroppo disponibile al momento solo in inglese ma ad un prezzo davvero conveniente, 6.99 euro. Fino al 17 gennaio il gioco gode di un ulteriore 60% di sconto, permettendoci di fare la storia per soli 3.19 euro.

THE ISLE



Tranquilli, non parliamo di una serie televisiva né di un reality, lasciamo questi articoli ad altre testate ormai esperte sul genere. Invece, avete mai pensato a come potrebbe essere la vita di un dinosauro?

The Isle è la risposta. Indie, naturalmente. Si tratta di un survival horror in cui potrete esplorare vasti paesaggi e lussureggianti foreste, insidiose montagne ed oscure paludi. Troverete antiche rovine, segno di ciò che fu, e dovrete tentare il tutto per tutto pur di sopravvivere.

In alternativa, se gradite uno scenario più tranquillo o un’avventura più serena, potete optare per la modalità sandbox dove potrete scegliere tra un elenco molto ampio di dinosauri quello che più vi piace, e correre in libertà, facendo sempre attenzione ai pericoli che infestano l’isola, questa volta meno “incisivi”.

Nei prossimi update potrete perfino scegliere l’essere umano. Insomma, un titolo atipico che è in sviluppo da più di quattro anni ma che ora inizia a mostrare i muscoli. Il costo per l’accesso anticipato è di 19.99 euro, un costo congruo considerando l’offerta.

WARSIM: THE REALM OF ASLONA



Chiudiamo il nostro speciale sugli indie in early access con un titolo sulla scia della nostra recensione al Commodore 64 Maxi.  Warsim è un gestionale testuale dove il nostro compito sarà quello di gestire il regno. La grafica è realizzata interamente con grafica ASCII, e presenta una valanga di razze, eventi e aree tutti generati proceduralmente, con diverse opzioni circa la diplomazia e la guerra.

Il concetto di un gestionale a componente testuale, è a suo modo innovativo come i giochi a pane e assembly creati da quei folli geni di Zachtronics. È aggiornato con regolarità “svizzera”, e lo sviluppatore è conosciuto per ascoltare la propria community. 3.99 euro sono un prezzo irrisorio per ciò che questo titolo offre, e non vediamo l’ora di metterci le mani sopra per una recensione approfondita.

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Song Of Horror, recensione dell’episodio tre

Protocol Games ha organizzato per il suo Song Of Horror (qui la nostra recensione) una distribuzione, compiuta da Raiser Games, diluita in cinque episodi, che avrà termine a marzo di quest’anno.

A dispetto del budget non proprio faraonico, il team spagnolo è riuscito a mettere su una storia interessante, che tra un clichè e l’altro non si risparmia comunque dal solleticare la curiosità, oltre che i nervi, del giocatore. Intitolato A Twisted Trail (“una pista contorta”), il terzo episodio del titolo prosegue l’indagine di Daniel Noyer sulla sparizione di Sebastian Husher e della sua famiglia, che questa volta lo condurrà presso l’università dove lo scrittore lavorava.

Ricordiamo che il terzo episodio, al pari degli altri due finora usciti, sono disponibili su Steam, e sono acquistabili sia singolarmente che insieme nel pacchetto Nightmare Season Pass, che comprenderà anche i due episodi ancora in attesa di rilascio.

SEMPRE PIU’ A FONDO NEL MISTERO

Tutto è cominciato con la scomparsa di Sebastian P.Husher, un scrittore e professore universitario misteriosamente scomparso assieme alla sua famiglia. Daniel Noyer viene inizialmente incaricato dalla sua agenzia di recuperare il manoscritto che Husher avrebbe dovuto consegnare, ma poi inizia un’indagine che lo porterà a scontrarsi con un mistero fitto e spaventoso. A partire dall’esplorazione del maniero dove il professore risiedeva, primo luogo di incontro con la misteriosa entità The Presence, che rivelandosi infruttuosa viene poi spostata a un negozio d’antichità. Lì prende piede il secondo capitolo, che sviluppa l’indagine parallela sul misterioso carillon legato a The Presence e dunque alla scomparsa dello scrittore, ma che si arena inesorabilmente una volta appresa la tragica sorte del proprietario del negozio.

Song Of Horror

Nuovi sviluppi consentono di risalire ai proprietari originali di quel terrificante oggetto, e così l’indagine di Noyer prosegue lungo nuovi binari, che lo conducono all’università (chiusa da tempo per lavori di ristrutturazione) dove Husher lavorava. Così prende piede il terzo episodio di Song Of Horror, che si mantiene sulla falsariga dei primi per quanto concerne le meccaniche base del titolo, come ad esempio la morte permanente del personaggi.

Essendo disponibili tre personaggi e non quattro, il rischio di dover ricominciare da capo l’episodio sarà dunque più concreto. In questo caso infatti ad affiancare Daniel Noyer ci saranno solo altri due personaggi, totalmente inediti e strettamente collegati allo stesso Husher.
Uno è Omar Nassiri, professore ordinario di storia presso quella stessa università ed ex-studente dello scrittore scomparso; l’altra è Grace Richards, una brillante dottoranda in storia seguita dai due docenti citati.

TRA NOVITA’ E CERTEZZE CONSOLIDATE

Song Of Horror

In A Twisted Trail non mancano le novità a livello di gameplay. Nei primi due episodi infatti l’indagine poteva essere portata avanti da un personaggio alla volta. L’investigatore poteva arrivare fino in fondo al livello, oppure trovare disgraziatamente la morte prima, per poi venire rimpiazzato da un altro personaggio selezionabile, che avrebbe ripreso esattamente dagli indizi raccolti fino a quel momento. In questo terzo episodio invece i tre personaggi possono essere cambiati liberamente a partita in corso, con il giocatore che viene incentivato a farlo, dal momento che non tutte le aree dell’università sono accessibili per la totalità dei personaggi.

Questa nuova meccanica ravviva un po’ la formula di Song Of Horror, che inoltre amplia ancora di più il repertorio di The Presence. La misteriosa entità potrà infatti palesarsi in maniere nuove, senza trascurare quelle più tradizionali affinate nei precedenti due episodi. Protocol Games non ha lesinato sulle novità, con quest’episodio che prevede una divisione in tre parti, dove per la terza il giocatore avrà la possibilità di impersonare lo stesso Sebastian Husher in un inquietante (ma illuminante) flashback.

Song Of Horror

Il resto si rivela conforme a quanto visto finora. Nel corso dell’indagine si avrà a che fare con una nuova sequela di enigmi, tendenzialmente più facili rispetto al passato recente ma ugualmente interessanti nella loro cripticità.

L’utilizzo dell’Unreal Engine si conferma di spessore, con ambientazioni e scenari ancor più dettagliati e realistici, che assieme al pregevole comparto audio (uno dei punti di forza del climax generale, ma anche del titolo in sé) metteranno ancor più a dura prova i nervi del giocatore. L’interpretazione dei dialoghi è altresì ottima, mentre le cutscene si confermano invece sottotono, al pari delle animazioni facciali poco varie e convincenti, che assieme a un framerate a tratti instabile macchiano una direzione che altrimenti sarebbe andata unicamente verso il miglioramento.

COMMENTO FINALE

Protocol Games prosegue con successo l’avvincente indagine di Daniel Noyer all’interno di Song Of Horror. Il mistero dietro alla scomparsa di Sebastian Husher si fa ancora più intrigante tra un consolidamento di quanto buono fatto finora assieme all’introduzione di qualche nuova, gradita meccanica. L’ibridazione tra avventura grafica e survival horror continua a convincere, nonostante la presenza dei difetti già riscontrati nei precedenti capitoli, primo fra tutti un’ottimizzazione ancora non perfetta. La totale assenza di una localizzazione in italiano si fa sentire, ma non costituisce una tragedia per una trama ugualmente godibile, interessante e ricca di dettagli ma mai eccessivamente complessa. Nei prossimi due episodi vedremo come proseguirà l’indagine con The Presence a tallonarci da vicino, assieme al proseguimento del lavoro del team iberico.

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