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They came from the Sky, (mini) Recensione

La fantascienza è sempre stato un argomento molto interessante. Fin da tempi remoti. Un esempio storico fu la trasmissione radiofonica del 1938 intitolata “War of the Worlds” interpretata così bene da Orson Welles che molte persone che ascoltarono la radio credettero effettivamente ad una invasione aliena. Non mancano esempi anche negli anni successivi. Ma non è questa la sede per andare avanti. Abbiamo voluto iniziare così la (mini) recensione di They came from the Sky, nuovo titolo di Fobti Interactive che dopo averci portato nel West con Gunman Tales e fatto esplorare dungeon con eroi nell’interessante RPG “numerico” Numgeon, ci fa vestire i panni degli alieni invasori.

Proprio così. E lo fa facendoci tornare indietro, in un’atmosfera anni ’50. Il gioco è uscito su Steam pochi giorni fa e propone una grafica in pixel art ed un design interessante. Oltre a dinamiche estremamente semplici ed immediate che lo rendono adatto a chi vuole divertirsi per qualche minuto.

Ecco la nostra recensione.

GAMEPLAY SNELLISSIMO MA DIVERTENTE

Diciamocelo subito: They came from the Sky è un passatempo semplice. Potremmo definirlo una sorta di “Space Invaders al contrario”. In questo caso, infatti, saremo noi a guidare l’invasione aliena a bordo di un classico disco volante del tutto simile a quello che si ritiene sia caduto a Roswel, negli Usa, avvenuto nel 1947.

Il nostro compito? Semplicissimo: rapire (o come simpaticamente viene descritto su Steam: “salvare”) il maggior numero di esseri umani e/o animali evitando anche le rappresaglie della polizia o altri tipi di controffensiva terrestre. Al tempo stesso sarà importante evitare di rimanere senza energia (del resto è sempre un ufo degli anni ’40-’50) e conquistare bonus che aumentino il tempo a nostra disposizione che è limitato. La missione è nobile: assicurare un numero di esseri umani per poter preparare un delizioso frullato rinfrescante…

Grazie al raggio traente quindi potremo attirare nel nostro disco volante persone ed animali. Raccoglieremo anche dei bonus che serviranno a renderci invisibili per un breve periodo di tempo, a fermare le persone e renderci più facile il nostro compito o, ancora, a trasformare le persone in polli, o attivare scudi o il warp che serve per la ricarica.

Potremo anche raccogliere, sempre col nostro raggio, alcune monete che accumulate saranno utili a sbloccare altri tipi di ufo. Ve ne sono in tutto sei. Questi si differiscono non solo per l’aspetto (sempre retro) ma anche per tre caratteristiche: velocità di movimento, energia e resistenza ai colpi.





Non possiamo, inoltre, il nostro movimento laterale sarà automatico ma grazie all’utilizzo del nostro raggio potremo cambiare direzione.

Nel gioco sono presenti le statistiche. Ad esempio leggeremo quante volte siamo stati abbattuti, quanti round abbiamo fatto, quanti umani abbiamo rapito, quanti animali sono stati prelevati e così via. Nonché il nostro rango mentre il numero di monete raccolte tra ogni partita è cumulativo e, come detto, serve a sbloccare le navette con le quali effettuare le nostre scorribande.

Ah, ovviamente bisogna fare il maggior numero di punti e se centreremo tanti obiettivi rapidamente attiveremo un sistema di combo che aumenterà a il punteggio.

PIXEL, BUONA MUSICA E QUALCHE EFFETTO









Dal punto di vista tecnico, They came from the Sky è il classico lavoro in pixel art da parte di Fobti Interactive. Tutto molto semplice ma ben fatto ed in grado di offrire la giusta atmosfera. Buoni anche alcuni piccoli effetti ed un omaggio a Godzilla che ogni tanto fa capolino sulla scena.

Ed a questo punto, facendo un passo indietro, ci viene un dubbio: ma noi li rapiamo o li salviamo questi esseri umani, gatti, gabbiani, poliziotti, polli e così via?… In effetti se gli umani potessero scegliere, cosa farebbero: essere spiaccicati da Godzilla o essere l’ingrediente principale di un succo rinfrescante per alieni?

Ci sono alcune opzioni grafiche per gli effetti (togliere lo “sporco” ad esempio) o per giocare in bianco e nero o a colori. Buoni gli effetti sonori e buonissime anche le due musiche. Entrambe evocative e di atmosfera che fanno perfettamente il loro dovere. Offrono, infatti, quel po’ di suspense che ci aspetteremmo anche da un tipo di film del genere. Ci accompagnano molto bene nella nostra missione di terrore… o di salvataggio… beh, nel nostro compito.

COMMENTO FINALE

They came from the Sky è un bel passatempo. Nulla di impegnativo ma è molto simpatico. E siamo convinti che effettivamente nove alieni su dieci (come ironicamente appare nella pagina Steam del gioco) abbiano ragione consigliando questo giochino firmato da Fobti (al secolo Tibor Fobel). Divertente, scanzonato, immediato e per piccino che sia, funzionale.

Ottimo prezzo (non supera i tre euro, ndr), peccato per la poca varietà complessiva. Capiamo, tuttavia, che vada bene così visto il tipo di produzione strettamente individuale ed indipendente.

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Armored Brigade, Recensione

Con Armored Brigade, Matrix Games e Veittikka Studios, ci riportano in Europa, durante il controverso periodo della Guerra Fredda.

Con uno stile che riprende da lontano la serie Close Combat, comanderemo battaglioni e mezzi pesanti su terreni più moderni rispetto alla Seconda Guerra Mondiale, ma su scala in un certo senso diversa da quella “operazionale” in senso stretto. Come sarà andata? Mettetevi comodi: DannyDSC ha curato questa recensione dello strategico per Pc e del nuovo dlc, Nation Pack Italy-Yugoslavia.

SI TORNA IN MATRIX

La Guerra fredda inizia subito dopo la WWII (Seconda Guerra Mondiale, ndr). Dato che la nostra razza proprio non vuol fare a meno dei conflitti, Stati Uniti e Russia pensarono bene di iniziare a giocare a mahjong con i destini e le paure delle persone, compresa la minaccia atomica sfruttata poi anni dopo da diverse software house (il post apocalittico è un genere che va molto di moda oggi).

Le varie “schermaglie”, il più delle volte verbali, portarono alla creazione di due blocchi. Quello Occidentale e quello Orientale, detto anche “blocco comunista”. Nell’Occidente, trovavano posto i Paesi della NATO, varie nazioni amiche.

L’Oriente, comprendeva l’allora Unione Sovietica, i suoi alleati del Patto di Varsavia, e altri Paesi che non si erano allineati. Tanti scenari, molte notizie, paura, mezzi in movimento pur senza sparare un colpo. Qualche sparuta schermaglia sulla decima pagina di un quotidiano, azioni di guerriglia che probabilmente non verranno mai rese pubbliche, e scenari ipotetici a far felici i teorici del complotto. In questa sede, ci soffermeremo su scenari ipotetici, ma senza complottisti. Matrix Games, ha affidato lo sviluppo di questo prodotto ad un team interno, Veittika Studios, con il compito di creare un gioco operazionale in tempo reale che rendesse la simulazione snella, realistica, profonda, immediata. Sedetevi sulla scrivania, preparate le mappe, perché è il momento di entrare in guerra…

QUANTO È BELLA LA SIMULAZIONE

Piccola divagazione prima di entrare nel vivo di questa recensione. La guerra, non è mai bella, soprattutto perché in guerra, non ci finiscono mai i veri artefici, e perché è sempre una questione di soldi e risorse. Chi ci finisce in mezzo, sono sempre quelli che contano zero, e che spesso perdono tutto.

La guerra, NON È MAI BELLA, MAI. La strategia militare, la simulazione, si. Possiamo simulare tutte le guerre che vogliamo, combattere con le armi più avanzate di cui possiamo disporre, senza far male a nessuno. Un altro motivo per cui strategia militare e simulazione sono interessanti, è che ci permettono di NON DIMENTICARE.

Dimenticare ciò che è accaduto, gli errori commessi, ci impedirà di imparare ad abbracciare un futuro migliore. Se qualcuno ai piani alti leggesse questa recensione, pensi quanto può essere redditizia una simulazione che non prevede esodi di massa, carestie, e molto altro. E, per inciso, si possono far soldi anche con le simulazioni.

AI SUOI ORDINI SIGNORE!

Installato il gioco, siamo pronti a prendere le redini e il comando delle nostre truppe. Potremo optare per una serie di scenari, oppure una campagna che si articolerà su più missioni. Il nostro suggerimento, è di iniziare con alcuni tra gli scenari. Vengono spiegati i concetti base utili a familiarizzare con il gioco e allenarci per la campagna.

Termini come Line of Sight (cosa un’unità può vedere in base agli ostacoli, al terreno che percorre, ad abilità ad essa associata), e tipi di terreno, saranno comuni per tutti gli appassionati, soprattutto il secondo. Chi si avvicina per la prima volta ad un titolo di questa portata però, avrà bisogno di una bella infarinatura, e di una lettura del manuale, tra l’altro davvero ben fatto, su cui torneremo più avanti.

Deciso il teatro della nostra prima incursione, e scelto il fronte da comandare (non in tutti i scenari sarò possibile scegliere da che parte muovere le unità), verremo catapultati sulla mappa di gioco. Armored Brigade, ha dalla sua un fattore decisamente non da poco, la grandezza delle mappe.  Ogni mappa è davvero imponente, e se lo zoom iniziale può trarci in inganno, basterà usare lo scroll per capire di cosa stiamo parlando. Si va da uno zoom minimo che copre un’intera regione, ad uno zoom massimo dove vedremo le nostre “piccole” unità che aspettano i nostri ordini, e tutto questo su mappe realistiche.








Attenzione, non stiamo parlando di realismo a livello grafico, o della conformazione dei terreni, ma proprio di mappe riferite ad aree del globo realmente esistenti. Quale che sia il fronte selezionato, le nostre unità saranno lì, ad attendere i nostri ordini, ognuna con il suo bel simbolo NATO, questa volta sotto forma di icone “digitalizzate”, anziché le classiche icone da boardgame che possiamo trovare in titoli come War in the East o The Operational Art of War (III o IV).

Veittika Studios, ha deciso per un’interfaccia minimalista, ma efficace. In alto, troveremo il classico menu opzioni e un utilissimo tasto che ci mostrerà le varie scorciatoie da tastiera (lo useremo spesso). Al centro, due piccoli grafici che mostreranno la “forza” delle varie unità rimaste sul campo, mentre sulla destra una serie di informazioni che andremo ad analizzare più del dettaglio.

BRIEFING

Il briefing della missione conterrà importanti informazioni sullo scenario in questione e sui nostri obbiettivi.

OOB

Order of Battle, ossia una panoramica delle unità a nostra disposizione. Negli scenari preparati dagli sviluppatori, questo menu conterrà un numero di unità predeterminate, mentre durante la campagna e negli scenari personalizzati, avremo la possibilità di comporre a piacimento le nostre forze.

TEMPO DI GIOCO/PAUSA TATTICA

Armored Brigade è un operazionale in tempo reale con pausa tattica che potremo usare a piacimento.  Potremo anche decidere per una velocità di gioco normale, o far scorrere il tempo più velocemente. In quest’ultimo caso, l’uso del fast forward è fortemente consigliato solo dopo aver impostato al meglio tutte le unità.

TEMPO ATMOSFERICO

Avrà un ruolo molto importante, tanto quanto il tipo di terreno e gli ostacoli. Di notte, o in condizioni di meteo avverse, per esempio, la visibilità sarà ridotta. La line of sight delle unità sarà quindi inferiore, impedendo ai nostri uomini di “intercettare” truppe nemiche. Ora del giorno, condizioni di visibilità, e tempo atmosferico, giocheranno un ruolo molto importante durante ogni azione. Tanto per noi, quanto per il nemico

La parte inferiore dell’interfaccia è affidata ad una mini mappa con 3 filtri, di cui uno per la Line Of Sight, ed un altro (fighissimo) che mostrerà una visuale 3d della mappa, dove verificheremo le altezze ed eventuali ostacoli meno visibili nella visuale classica in 2d.  Per selezionare un’unità basterà un click con il tasto sinistro, con in basso a sinistra una rappresentazione grafica e 2 riquadri con i dati a corredo. Questa panoramica, va a confermare una gestione dinamica della battaglia, senza dover scorrere tra una serie di menu o una micro gestione esasperata. Condividiamo questa scelta, anche se è bene precisare che sarà necessario prendere confidenza con le varie scorciatoie da tastiera.

MOVIMENTO E COMBATTIMENTO








Finita la fase di deploy (posizionamento), è ora di passare all’azione. Trattandosi di un wargame operazionale, potremo muovere interi battaglioni, o singole unità. Nel nostro caso, scegliamo sempre la seconda opzione che pur essendo lenta, risulta ben più precisa, soprattutto quando vogliamo un movimento delle truppe su determinati punti strategici.

Cliccando con il tasto destro su una delle nostre unità, avremo accesso ad un’immediata e comprensibile serie di azioni, alcune a disposizione solo dell’unità selezionata. Gli scout ad esempio, potranno essere inviati con compiti di infiltrazione, che forniranno importanti dettagli circa il posizionamento delle truppe nemiche. Selezionando l’artiglieria, potremo ordinare il lancio di alcune salve per creare cortine fumogene su una determinata area, o ancora, il classico “bombardamento”. In quest’ultimo caso, precisiamo che contraerea e artiglieria, avranno come bersagli aree, e non punti precisi. È una precisazione forse inutile, ma doverosa. Per il resto, il movimento delle unità e l’assegnazione di determinati compiti è quanto di più semplice visto di recente, ma questa semplicità è riferita solamente alla metodologia con cui vengono inviati gli ordini, non certo per la battaglia.

Urge un esempio: durante una fase di gameplay, abbiamo scelto uno scenario disponibile con il nuovo dlc uscito di recente, di cui parleremo tra poco. Muovendo i nostri uomini (in questo caso appartenenti alla Jugoslavia), abbiamo mosso la fanteria nel tentativo di creare una manovra di accerchiamento larga, visto che gli ordini erano di prendere possesso di due posizioni strategiche.

I nostri scout, avevano l’ordine di lavorare sulla distanza, e contrassegnare le unità nemiche lungo le strade e i campi. Nel mentre, le nostre truppe avevano l’ordine di avanzare in verticale, con due gruppi rinominati “Expendables” che avrebbero fatto da apripista all’avanzata. Tutto molto semplice all’apparenza, la fase di assegnazione dei compiti ci ha preso una ventina di minuti, ma l’avanzata si è dimostrata ben più difficile. Le nostre truppe, in movimento di notte, hanno incontrato da subito una certa resistenza, e a causa di una limitata visibilità (line of sight + condizioni meteo+condizioni giornaliere) hanno sofferto diverse perdite. Due salve di cortine fumogene, partite troppo in ritardo, hanno solamente tamponato una situazione che poteva essere in realtà ben peggiore.

La line of sight, ciò che le nostre unità sono in grado di vedere, le rende tutto fuorché onniscienti. Ci informeranno di eventuale resistenza, ma finché unità nemiche con i loro occhi o la strumentazione in loro possesso, saranno in grado di informarci solo sulla presenza, ma non la posizione esatta.

Questo breve esempio ci fa capire due cose. Armored Brigade non è solo un progetto ambizioso, ma è un operazionale in tempo reale realistico e ben strutturato, che riesce a far immedesimare il giocatore e far percepire il vero senso di una manovra militare. Questi fattori, sono determinanti, se vogliamo qualcosa più di un semplice operazionale in cui muovere le icone NATO. War in the East, è profondo come pochi, difficile e lungo da padroneggiare, e rende bene lo scenario bellico che ci farà vivere (pur se in un contesto storico differente), ma il titolo proposto da Veittikka Studios, ci farà immedesimare anche nelle singole unità, e questo è un punto a suo favore. Solo altre due serie possono fregiarsi di queste “features”; una è Close Combat, sempre di Matrix Games. L’altra è Combat Mission di Battlefront (da non confondere con Battlefield…). Dalla sua, Armored Brigade non solo ha mappe decisamente più ampie, ma soprattutto sono reali

Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale di Armored Brigade, siamo di fronte ad un lavoro di fino, migliorato ulteriormente grazie alla patch 1,024. Il comportamento della fazione avversa tenderà a metterci alle corde nei casi in cui dovessimo difendere la nostra posizione. Nel caso fossimo noi ad attaccare, cercherà in ogni modo di posizionarsi nell’area più vantaggiosa possibile, e non andrà all’attacco a tutti i costi di un’unità inviata con il solo scopo di fare da “civetta”, mentre tentiamo di usare le altre per un accerchiamento.

Di tanto in tanto ci è parsa forse troppo “propositiva”, ma parliamo di casi sporadici, e perfettamente in linea con una simulazione tattica. Studio del terreno, condizioni climatiche, line of sight, topografia, sono armi a nostra disposizione, che verranno usate anche dal nostro interlocutore digitale, non dimenticatelo mai.

IL PRIMO DLC: NATION PACK ITALY – YUGOSLAVIA








Uscito lo scorso 9 maggio, questo dlc porta con sé ben due eserciti. Il nostro tricolore, e quello jugoslavo, entrambi con tutte le unità dell’epoca perfettamente riprodotte in quanto a dati e statistiche. Giusto per precisazione, non parliamo di un dlc con due unità, stiamo parlando di una nuova mappa che copre un’area di ben 61×61 km, e 250 unità che si vanno ad aggiungere alle 500 del gioco base. 750 unità, ricercate, riprodotte, portate in Armored Brigade.

Un lavoro immane, di certosina passione, cui pochi altri titoli possono aspirare. In concomitanza del dlc è uscita anche una corposa patch, che ha portato numerose migliore, tra cui un tool che permette di generare campagne dinamiche. Oltre ad essere semplice da usare, questo tool permetterà di creare campagne con diverse missioni, che a seconda di vittoria o sconfitta, vedranno uno dei due eserciti ritirarsi, e migliorare le proprie difese in previsione di un’offensiva. A seconda dell’andamento delle varie schermaglie, sarà possibile combattere più volte in una stessa mappa, ma con una “piccola” (enorme) differenza. I danni ad edifici, postazioni difensive, strade, che la mappa ha riportato nella battaglia precedente, saranno tutti li ad attenderci. Con quel che comporta in termini di logistica e gestione dei movimenti. Esattamente come nella realtà…

Un dlc con 250 (Duecentocinquanta) unità ed una grossa mappa, con poi le aggiunte al gioco base (completamente gratuite), valgono poco meno di 15 euro? Secondo noi si, ed è così che dovrebbero essere tutti i contenuti digitali. Non 9.99 euro per un’unità o per un singolo scenario.

COMPLETO, VASTO… È BELLO?

Tecnicamente parlando, il gioco porta mappe ricche di dettagli dal punto di vista topografico, con un dettaglio in linea con il clima della guerra fredda. Una mappa dettagliata con un motore grafico in 3d avrebbe fatto gridare al plagio certi irriducibili dei Combat Mission, portando ad una Seconda Guerra Fredda nei vari forum.

Già ci immaginiamo i ban, le accuse, le prove sottobanco, i sentito dire, ma non continuiamo oltre per non rischiare di fare i “qualunquisti”.

No, Armored Brigade ha una sua anima tanto sul fronte AI, interfaccia e gameplay, quanto sul fronte grafico. Le immense mappe, non godono di tantissimo dettaglio, ma sono perfette per l’economia di gioco. Strade, foreste, casolari, colline, pianure, c’è tutto quello che serve al proprio posto, ed è realistico. Per quanto riguarda le unità, il dettaglio informativo è immane, a livello grafico dobbiamo fare una distinzione. Sebbene dalle opzioni venga permesso di usare sia i simboli NATO che la rappresentazione grafica di ciascuna unità, il nostro consiglio è di rimanere sulle icone.

Se siete già conoscitori di questo tipo di giochi, annuirete annoiati (un po’ come se parlassimo della scoperta dell’acqua calda per capirci) e lo capiamo, ma è importante specificarlo per chi non è avvezzo a questo genere.

Imparare a memorizzare i simboli, garantirà di giocare anche ad altri prodotti dello stesso tipo senza impazzire, e se ne aveste bisogno, con una piccola ricerca nel web troverete diversi schemi da stampare sia su A4 che su A3, che faciliteranno di molto il compito.

In secondo luogo, per quanto il lavoro di Veittikka Studios sul fronte grafico sia discreto, durante le nostre prove è emerso che spesso è facile confondersi tra unità “simili”, cosa che con i simboli nato non accadrà. Animazioni e grafica quindi, passano in secondo piano, anche se il lavoro è di buon livello. L’audio ci è sembrato poco vario, ma anch’esso utile nell’economia del gioco. Anzi, considerata la dimensione delle mappe, il rumore di spari ci avvertirà di una schermaglia in corso.

MANUALISTICA E LOCALIZZAZIONE

Le 68 pagine del manuale di Armored Brigade in pdf, saranno un’utile guida che ci accompagnerà nelle prime ore di gioco. All’interno, non ci si perderà in divagazioni o parole sull’ambientazione, quanto su ciò che il gioco offre, i vari comandi, e molte spiegazioni circa i menu e le varie funzionalità. Un buon manuale, sintetico e chiaro.

La lingua italiana, non è supportata, ma questa volta siamo a favore di questa scelta per due motivi. Molti acronimi d’uso comune in questo tipo di giochi, sono tutti in inglese, e più in generale, quasi tutti gli acronimi militari. Inoltre, allenandoci con un titolo di tale portata, nel caso passassimo ad altri prodotti anche in contesti storici differenti (War in the East, ma soprattutto Command: Modern Air/Naval Operations), ci sentiremo meno spaesati.

 

COMMENTO FINALE

Armored Brigade è un progetto ambizioso, profondo, sfaccettato, e sviluppato con passione. Si incentra su un periodo storico che può non piacere a tutti, ma è indubbio che la software house sia riuscita a renderlo affascinante, invece di aggiungersi all’esorbitante moltitudine di titoli ambientati nella WWII. Per carità, una mappa ambientata in Market Garden farebbe la felicità di molti (compreso il sottoscritto. Market Garden sarebbe davvero fantastica, degna di un bel dlc. Armored Brigade Market Garden, la finestra d’uscita decidetela voi, purché sia dopo settembre), ma mai come in questo caso la Guerra Fredda ci è piaciuta.

L’intelligenza artificiale di ottimo livello, l’accurata precisione dei dati riferiti alle unità, la grande quantità di variabili e di studi da effettuare, anziché mandare le truppe allo sbaraglio, sono solo alcune delle molte caratteristiche che il titolo porta con sé. Non ultima, la possibilità di impersonare un’unità, ponendoci al centro di un conflitto, in prima persona. È un gioco adatto ai palati più esigenti, ma che con un po’ di impegno e dedizione, darà molte soddisfazioni anche ai meno esperti.

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Baldo mostra per la prima volta il suo gameplay

Dalla Sicilia con furore. Naps Team mostra per la prima volta il gameplay di Baldo. Gioco annunciato tempo addietro di cui si sapeva pochissimo ma che, al tempo stesso, aveva incuriosito non pochi fan grazie al suo spiccato stile artistico.

La clip, pubblicata dal colosso IGN, ci offre alcune sequenze di gioco dal quale si evince la pregevole fattura artistica accompagnata dalla tecnica Cel Shading. Continuiamo a conoscere poco di questo titolo che però si preannuncia molto interessante soprattutto per i fan di Zelda. Vedremo nelle prossime settimane. Dalla clip, lunga quasi un minuto e mezzo, si evince però un dettaglio interessante: Baldo sarà un titolo multipiattaforma essendo in lavorazione per Pc, PS4, Xbox One e Switch.

Cliccate sull’immagine per vedere il gameplay di Baldo dal sito di IGN. Qui, invece, la nostra intervista a Naps Team dello scorso anno in cui il team indie messinese accennava a questo titolo che finalmente vediamo oggi in azione.

Buona visione.


 

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Parasol Stars sta arrivando su C64

Il Commodore 64 non muore mai. Probabilmente non è l’attacco più originale della storia del giornalismo ma è senza dubbio uno dei più appropriati. Soprattutto in casi come questo. Parasol Stars, infatti, sta arrivando sull’amato 8 bit di casa Commodore. O meglio, visti i recenti precedenti, salvo intervento di Taito (storica software house che realizzò il gioco originale, ndr), si sta dirigendo sul C64.

Commodoreformat e IndieRetroGames, infatti, danno questa notizia, gradita agli irriducibili amanti retrogamer. Non si tratta di una conversione impossibile visto che ai suoi tempi, parliamo del 1991, il gioco era effettivamente in previsione per il Commodore 64 edito da Ocean. Purtroppo, un vero e proprio atto di ripicca della moglie del programmatore che si occupava del porting (Colin Porch) spinse il publisher a cancellare quella versione a causa del grave ritardo (vennero persi in un solo momento tre mesi di lavoro) che si sarebbe accumulato.

I mentioned yesterday about a port I started of Parasol Stars for the #C64. Here’s the latest WIP build before I put it on hold. Definitely going to look into getting some sound and graphics help to complete this when I’m done with Doc #retrogames #EverythingC64 pic.twitter.com/v6va23Qmk9

— Simon Jameson (@EvoluteGames) May 10, 2019

Ventotto anni fa, inoltre, è bene ricordarlo, il periodo storico, inoltre, era favorevole al C64. L’era ad 8 bit stava tramontando in favore dei consolidati Amiga, Atari ST e console a 16 bit. Inutile dire che quei mesi furono fatali per questa edizione che probabilmente avrebbe fatto molto bene come i capitoli precedenti, ossia Bubble Bobble e Rainbow Island del quale era il sequel diretto (Il sottotitolo è inequivocabile “The Story of Rainbow Island II”).

Parasol Stars arriverà, quindi, sul biscottone, probabilmente a titolo gratuito a firma di Simon Jameson. L’autore ha anche recentemente detto su Twitter di aver “bisogno di un aiuto per completare la grafica ed il sonoro. Ma la più grande necessità è quella di elaborare il sistema di oggetti bonus follemente profondo ed i mondi segreti. Bubble Bobble, Rainbow Islands e questo sono molto profondi”.

Siamo molto curiosi. C’è anche un video molto interessante che mostra il gameplay della versione C64 ancora in sviluppo (è un work in progress). Siete pronti a vagare nello spazio? Buona visione.

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Field of Glory Empires, Anteprima

Si può dire tutto, ma non Slitherine non sia una software house con sfumature eclettiche. Il publisher inglese propone titoli a ripetizione e, ultimamente, non ne sbaglia una. Immaginiamo una riunione di lavoro del team per decidere su qualche nuovo progetto puntare. Qualcuno avrà parlato di quanto fosse bello il sistema di combattimento e la parte tattico/strategica di Field of Glory II, un altro avrà proposto di cambiare genere, puntando su un grand strategy game. Poi, un terzo (sicuramente il più folle), avrà esordito con un’idea pazzesca: “perché non applichiamo ad un buon grand strategy game il sistema di Field of Glory II? “.

Sicuramente il silenzio è calato nella stanza, e qualcuno avrà anche detto che era impossibile. Eppure tutti, erano colpiti da questa idea. Prima uno schizzo, poi qualche parola, fino ad un’idea di fondo. Ma c’era un problema: a chi affidare un compito così difficile? Realizzare un buon grand strategy game è già difficile, ma qui si parla di armonizzarlo con il combattimento tattico e profondo di Field of Glory II. E chi poteva essere meglio attrezzata ed esperta di Ageod?

La software house francese, vanta una lunga serie di titoli strategici a carattere storico, e lavorare su un progetto così ambizioso dev’essere stato decisamente affascinante. Siamo così arrivati all’annuncio di quello che probabilmente è uno dei progetti più ambiziosi del publisher britannico, Field of Glory Empires. Un 4X (avete capito bene, non solo un grand strategy game, ma anche 4X) ambientato nel periodo di Roma antica. Il fascino di un periodo storico con tanti appassionati, unito ad un sistema di gioco profondo, attraente, moderno e complesso.

E il sistema di combattimento di Field of Glory II (qui da noi recensito), vengono i brividi solo a pensarci. Slitherine però, conscia della portata del progetto, ha deciso di sfruttare il periodo di sviluppo anche come fase di testing (e far schizzare l’hype alle stelle), creando una serie di sfide che i giocatori devono completare entro un certo limite temporale, con tanto di invio di screenshots per “validare” la propria partecipazione. Il titolo non ha ancora una data d’uscita, e nel futuro sono attese altre sfide. DannyDSC, non si è tirato indietro, e indossata una comoda toga e recuperata una corona d’alloro, ha curato questa anteprima.

MISCHIAMO ALCUNI INGREDIENTI…

Se avete letto la recensione di Field of Glory II, saprete che il titolo non solo ci ha convinto, ci è proprio piaciuto. Uno strategico tanto profondo quanto immediato, eppure non semplice, ma davvero appagante. Però, aveva un punto debole, la campagna. Questa, infatti, era un po’ dispersiva ed impersonale anche se non cambiava di una virgola la qualità del prodotto. Ageod è ben conosciuta tra gli appassionati di strategici, soprattutto quelli di livello “advanced/expert/grognard”.

Impossibile dimenticare Alea Jacta Est, un prodotto non perfetto, ma che garantiva ore ed ore grazie ad un numero di scenari elevato, e una profondità tattica degna di un boardgame. Per chi fosse interessato, è possibile recuperarlo anche in italiano, cosa rarissima per questo tipo di prodotti. Eppure, sia Field of Glory II che Alea Jacta Est, avevano nella campagna il loro punto debole. Ma se unissimo la mappa del secondo, con il gameplay del primo, modernizzando l’interfaccia, e con un sistema di produzione/reclutamento più immediato, cosa avremmo davanti?

Abbiamo volutamente “sintetizzato”, ma quello di qui parliamo, è Field of Glory Empires. È bene precisare una cosa: sebbene il prodotto sia un grand strategy game di stampo “moderno”, è richiesta dedizione, pazienza, voglia di sbagliare ed imparare. Siamo in serie A signore e signori. E ad ottimi livelli.

INTERFACCIA CHIARA



















Trattandosi di un’anteprima, ci focalizzeremo su ciò che il gioco offre, considerando che il prodotto è una beta. C’è, quindi, tutto il tempo di migliorare, cambiare, reinserire in corsa. Parlando dell’interfaccia, la mano di Ageod si vede tutta, anche se in questo caso il passo avanti è netto.

L’interfaccia è snella, pulita e chiara. In alto a sinistra, i pulsanti uscita, opzioni, salvataggi. Al centro, i valori di tesoreria, forza lavoro, diplomazia, lo stendardo della fazione controllata che dà accesso ad ulteriori menu. Sulla parte più a destra, il menu che fornirà un riassunto delle varie regioni, il quantitativo di metallo a nostra disposizione, e i punti legacy, di cui discuteremo più avanti. Ancora a lato, il tasto che ci permetterà di finire il turno. Ogni messaggio relativo all’impero, verrà ridotto ad icona sul lato destro dello schermo, mentre in basso troviamo la mini mappa, con tutti i filtri relativi a rotte commerciali, fazioni, e molto altro. In basso a sinistra, abbiamo l’icona “console”, dove verranno riepilogate tutte le mosse e le informazioni importanti che sono accadute nel turno precedente, specialmente quelle nemiche.

Questo menu, di default ridotto ad icona, e va aperto solo quando serve, lasciando quindi come protagonista, ma bella mappa di gioco. Questo, permette al giocatore un ampio controllo sulla plancia, non invasa da una valanga di menu o popup. Più semplice di così è impossibile, eppure con pochi click si ha a portata un impero fatto anche di decine e decine di regioni. È così difficile fare un’interfaccia chiara e immediata nel 2019? Per Slitherine e Ageod no, e ne siamo felici.

GESTIONE DELL’IMPERO









Passiamo ora in rassegna, il controllo delle provincie e la produzione. Ogni provincia può avere una roccaforte e può essere migliorata per mezzo di una lunga serie di costruzioni. Un acquedotto, aumenterà la salute della popolazione, aumentando la nostra forza lavoro.
Un mercato, produrrà entrate aggiuntive ad ogni turno, mentre un allevamento di bestiame, garantirà il cibo necessario al mantenimento dei nostri cittadini.

Ogni costruzione però, graverà sulle nostre infrastrutture, quindi è importante decidere con molta attenzione cosa costruire e cosa evitare. Nella schermata di riepilogo della città, troveremo icone con vari indicatori attribuiti alla difesa della provincia, alla lealtà e alla composizione della popolazione, al livello di decadenza di cui parleremo più avanti, ai livelli di cibo, infrastrutture, e molto altro.

La schermata è talmente chiara, che in pochi minuti avrete una panoramica sulle necessità più importanti, e su cosa investire in futuro. Precisiamo che è possibile costruire un edificio per volta, quindi ogni azione va pianificata con attenzione. Il reclutamento delle unità, varierà anche in base alle materie prime e alle strutture a disposizione della provincia di appartenenza. Non potremo reclutare unità di cavalleria senza un maneggio, e le caserme sono un requisito base delle unità avanzate. In questo gioco, tutto è interconnesso, e questo aumenta molto sia la profondità, che l’immedesimazione.

DIPLOMATIA






Come in tutti i grandi giochi di strategia, la parte diplomatica ha un ruolo molto importante. E anche qui, la beta di Field of Glory Empires, non delude.

E fin da ora abbiamo tutte le classiche opzioni che accompagnano questo tipo di giochi: dall’alleanza alla guerra, del “regalino” per aumentare la propria reputazione alla richiesta di collaborazione. La relativa schermata, ci mostra, oltre al tipo di relazione, anche il tipo di governo e i trattati che quella fazione ha firmato.

LEGACY & DECADENCE






I concetti di Legacy e Decadence, sono due facce della stessa medaglia. I punti Legacy, determineranno il nostro successo alla fine del gioco, e si basano sugli obbiettivi raggiunti, il numero di regioni controllate, eventuali meraviglie costruite.

Il concetto è tanto semplice quanto interessante. Anche se la nostra fazione dovesse ad un certo punto cadere per mano nemica, il raggiungimento di vari obbiettivi e la costruzione di determinati edifici, potrebbero comunque vederci vincitori alla fine dello scenario. Al contrario, possedere tre quarti di mappa ma senza alcun tipo di politica “sociale”, potrebbe portarci alla sconfitta.

La Decadenza, che a sua volta è la contrapposizione del progresso, è dettata dalla mancanza di scuole, e di luoghi di culto in cui la popolazione possa professare il proprio credo. Un’espansione troppo veloce e priva di attenzione alla salute e ai desideri della popolazione, aumenterà questo valore. Un livello di decadenza troppo alto, potrà portare la popolazione alla guerra civile. Questi due concetti, spesso vengono proposti sotto altre forme in diversi 4X. Ageod ha fatto sue queste esperienze, per portare un concetto storicamente attendibile e realistico, superbo.

IMPERI IN GUERRA












Il lato “battagliero” del titolo, vive di due anime e non vedevamo l’ora di parlarvene. Reclutato e preparato il nostro esercito, andremo ad affrontare il nemico passando dalla visuale principale ad una a volo d’uccello. I valori che determineranno la disfatta o la vittoria, varieranno in base ai rifornimenti. Ma anche alle statistiche delle unità, e in caso di assedio, al morale e alla stanchezza di entrambe le parti. Le nostre truppe verranno posizionate in falangi orizzontali in automatico, e fronteggeranno la fazione opposta in una serie di schermaglie a turni.

Non avremo alcun controllo diretto in questa fase. Sarà il nostro acume logistico/strategico a predisporre un’armata superiore a quella avversa. Leggendo queste parole, penserete che quello di cui abbiamo all’inizio dell’articolo, sia fumo negli occhi. E invece no. Nel caso fossimo alle prese con una battaglia davvero importante, e volessimo intervenire direttamente sul campo di battaglia, non dovremo far altro che esportare il relativo file su Field of Glory II, combatterla, e poi caricare il risultato su Field of Glory Empires.

Questa funzione non è solo comoda, è davvero unica. La maggior parte dei grand strategy games vede due unità corrispondenti agli eserciti fronteggiarsi per poi passare ad altro, ma qui potremo intervenire in prima persona. È chiaramente una chicca indirizzata agli appassionati, ma data la grandissima profondità di Field of Glory II, una feature del genere è tanto bella quanto utile. Ricordate che le falangi sono orizzontali? Cosa accadrebbe se caricassimo il file su Field of Glory II e usassimo la cavalleria per attaccare alle spalle la fanteria? Purtroppo non abbiamo ancora avuto occasione di provare quest’opzione, ma non vediamo l’ora di metterci le mani sopra.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, QUELLA FURBA



L’AI del gioco è furba, dannatamente furba. Nello scenario di Cartagine, siamo andati in contro a quella che sembrava una sparuta compagnia di pirati, salvo poi venire completamente annientati dai loro amici che ci aspettavano in una provincia adiacente.

Abbiamo fatto anche altre prove. Ad esempio, abbiamo lasciato la provincia di Septa incustodita, per vedere se il nemico ne avrebbe approfittato. Non ci ha pensato nemmeno un turno, e l’ha conquistata in un batter d’occhio. Anche il comportamento durante la fase diplomatica è coerente, segno che lo sviluppatore ha portato una beta già ben rodata sotto questo punto di vista.

FUNZIONALE, È BELLO

Tecnicamente, il titolo è bello da vedere, anche se non eccelle: la mappa di gioco è ampia, con tante regioni, ed è possibile anche ruotarla. Ma le province sono graficamente simili ed un po’ di varietà in più non guasterebbe.

Plauso, invece, per le unità. Tutte diverse, graficamente ben caratterizzate, e con animazioni semplici, ma tutto sommato gradevoli, ed in piena linea con Field of Glory II, da cui Empires eredita una porzione della grafica di gioco durante la battaglia. Prova che non servono dlc a pagamento per fare unità diverse. Per quanto riguarda il sonoro, il tema principale è orecchiabile e ispirato, mentre le quattro tracce riservate a questo scenario, seguiranno le nostre avventure senza annoiarci, pur rimanendo nella media. Certamente il titolo ha molto più da offrire che non siano grafica e sonoro, ma le unità sono un valore aggiunto inestimabile, soprattutto di questi tempi…

COMMENTO

Field of Glory Empires, è un progetto ambizioso, interessante, coraggioso. L’idea di portare le battaglie sui campi di Field of Glory II è una delle feature che attendiamo con più impazienza. Ma possiamo dire senza ombra di dubbio che questo prodotto ha un’anima molto marcata.

L’immedesimazione e la gestione dell’impero sono tanto immediati quanto profondi ad ogni schermata, comprese quelle lunghe e dettagliate d’aiuto, traspira di passione e attenzione per i dettagli. È un prodotto per gli appassionati di storia, di strategia, e anche di tattica (appena sarà possibile esportare i file). Inoltre, è un 4X, non un semplice grand strategy game.

E casomai non lo avessimo già scritto, parliamo di una beta. Confidiamo in una futura versione finale anche boxata, magari come la splendida edizione proprio di Field of Glory II. E ora, quali saranno le sfide da affrontare in futuro? Purtroppo non ci è dato saperlo, ma non vediamo l’ora.

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Rage 2, Recensione

A distanza di circa un anno da Mad Max, Avalanche Studios torna con un nuovo gioco a tema post-apocalittico col seguito di uno dei suoi vecchi cavalli di battaglia, ovverosia l’ottimo Rage. Un gioco sul quale c’erano molte aspettative, non solo per il “nome”, ma anche per la presenza durante il suo sviluppo addirittura di id Software in qualità di supervisore. Ebbene, lo diciamo subito, nonostante le premesse Rage 2 non è purtroppo quel grande sparatutto in soggettiva che molti si aspettavano, come avremo modo di spiegarvi tra poco.

Ecco, infatti, la nostra recensione sulla versione Pc del gioco che ha fatto il suo debutto lo scorso 14 maggio anche su PS4 ed Xbox One distribuito da Bethesda. Buona lettura.

DOPO L’APOCALISSE

Rage 2 riparte trent’anni dopo il primo episodio, in un mondo distopico devastato dall’impatto con un asteroide in cui società, legge e ordine non esistono. Come se non bastasse c’è perfino un gruppo di invasati chiamato Autorità che vuole eliminare tutto quello che è rimasto della società passata, quindi anche molte comunità. Non a caso anche il quartier generale della resistenza, di cui fa parte il protagonista del gioco, il ranger Walker (nessun legame con Chuck Norris!), viene attaccato e distrutto.
Rimasto solo e senza equipaggiamento, il giocatore, nei panni del ranger, deve trovare le risorse utili per sopravvivere e vendicarsi, affrontando nemici senza scrupoli, dai mutanti ad altri superstiti folli e sadici, a loro volta membri di diverse fazioni. Oltre a quella dell’Autorità, infatti, esiste per esempio quella dei Sudari Immortali, che si vedono come i salvatori della Zona devastata, o i Bulli, nomadi dall’indole brutale, assetati di sangue disposti a tutto pur di ottenere bottino e potere. Le fazioni in gioco sono in totale sei, e ciascuna è caratterizzata da un proprio codice comportamentale, armi, equipaggiamenti, modi di combattere e caratteristiche generali.





Da questo punto di vista il team di sviluppo ha fatto un buon lavoro caratterizzando bene i vari gruppi non solo dal punto di vista estetico ma anche nel modo di agire e combattere.

Peccato solo che non abbiamo “forzato” un po’ di più sulle loro routine comportamentali, che distinguono si una fazione dall’altra, ma che poi sul campo si traducono spesso in azioni similari tra loro. La struttura di gioco è quindi quella tipica di Rage, ma un po’ più aperta rispetto al precedente titolo della serie, con un territorio più grande da esplorare anche con l’ausilio di veicoli, pieno zeppo di cattivi da eliminare e gare da affrontare, ma poco interessante nel suo insieme.

Dopo un paio di ore di gioco, ci si rende infatti conto che il mondo di Rage 2 è povero di contenuti tali da invogliare a scoprirlo per intero, di eventi, anche casuali, che una volta attivati portino ad “aprire” nuovi scenari e inattesi sviluppi. In tal senso ci sono poche missioni secondarie, spesso slegate dal contesto narrativo principale, che non portano tra l’altro a ricompense particolarmente appetibili e che nello svolgersi tendono dopo un po’ a ripetersi, come nel caso di quelle utili a incrementare il livello delle tre fazioni alleate durante fasi di grinding selvaggio.

In quest’ottica non aiuta nemmeno la disposizione sulla mappa delle Arche all’interno delle quali si trovano gli elementi utili per sviluppare le abilità di Walker, visto che è casuale, cosa che costringe l’utente a girovagare inutilmente per ore per trovarle o a perdersene qualcuna, stufo. Se poi consideriamo che la campagna in sé non dura molto, meno di una decina di ore, ecco che nasce un doppio problema, ovverosia rischio noia e scarsa longevità. Invece che popolare la mappa con nuove missioni e attività tramite DLC a pagamento già annunciati per il futuro, e pensare quindi al mero guadagno, non avrebbe avuto più senso e non sarebbe stato più corretto integrare questi aspetti nel gioco base per migliorarne da subito la struttura e l’offerta?

LA SOLITA MINESTRA?

 

A tenere a galla la produzione sono quindi il sistema di progressione del personaggio insieme al gunplay e alle parti dedicate alla guida dei veicoli. Il sistema di gestione delle sparatorie è fortunatamente ottimo, col videogiocatore chiamato a sfruttare al meglio il variegato armamentario messo a disposizione dagli sviluppatori per venire a capo degli scontri, che risultano pertanto frenetici e avvincenti, nonostante richiedano poco impegno.
Il crafting legato alle armi e il loro diverso feedback sul campo, anche in termini di utilità, sono una delle cose meglio riuscite del gioco, così come lo sviluppo delle abilità di Walker, legate alla funzionalità della sua tuta. Diverse in tal senso le competenze del personaggio su cui intervenire: esse sono correlate principalmente alle funzioni nanotritiche e spaziano da abilità cinetiche con le quali respingere letteralmente via un nemico, al sistema Vortice, col quale risucchiare un gruppo di avversari, fino a Scatto, che consente di attraversare velocemente l’area dello scontro per colpire rapidamente gli avversari o evitare i loro colpi anche attraverso salti estesi. E questo solo per fare alcuni esempi.

Al giocatore viene insomma offerta l’opportunità di divertirsi a “giocare”, sperimentare nuove e devastanti combinazioni di armi e tecniche, grazie a un sistema articolato e ricco di opportunità. In quest’ottica va vista anche la possibilità, come accennato prima, di poter guidare dei veicoli. Ce ne sono, modificati, di ogni tipo, utili e differenziati sia per attraversare aree specifiche della Zona devastata, sia per combattere le varie tipologie di nemici.
Motori come lo splendido Raptor, l’Idroscivolante per solcare i fiumi e le paludi, e poi auto da corsa, corazzati come la Phoenix e grossi Monster Truck con i quali schiacciare ogni cosa, fino a insoliti velivoli coi quali sorvolare le foreste. Tutti tra l’altro customizzabili. Usare uno di questi mezzi è un vero e proprio spettacolo, e giocando non può non venire in mente quanto accadeva in pellicole come Mad Max. Specie quando poi si ha a che fare con i convogli, vere e proprie fortezze mobili gigantesche, scortate da decine di altre vetture più piccole.






Assaltarne uno significa rivivere le emozioni della sopra citata pellicola, a ulteriore conferma che Rage 2 non propone nulla di particolarmente originale, nulla che non si sia già visto e che per larghi tratti ricordi il recente Far Cry New Dawn di Ubisoft che già di per sé non era molto originale visto che si rifaceva idealmente al primo Rage. Passando ad altro, dal punto di vista tecnico Rage 2, che utilizza il motore di gioco Apex di Avalanche Studios, sfrutta solo discretamente le capacità hardware delle nuove schede grafiche, non riuscendo da questo punto di vista a rivaleggiare alla pari con gli altri esponenti del genere più recenti su Pc. La grafica in generale è buona. E l’impatto visivo non delude nell’insieme, complici un buon sistema di luci e ombre, il sapiente uso degli effetti particellari e la scelta di una palette cromatica colorata e in alcuni punti satura.



Ma i modelli poligonali, alcune texture e in generale le animazioni dei personaggi, che non brillano troppo per scaltrezza a causa di una intelligenza artificiale non troppo “sveglia” e routine comportamentali a volte insensate, non sono all’altezza delle aspettative. Va meglio col level design degli ambienti, abbastanza variegati e con qualche scorcio azzeccato, specie nelle aree delle Piane Lacerate o del mare di Dune, e con la fluidità generale, garantita su personal computer a 60fps.

Per quanto riguarda il comparto sonoro, ottimi gli effetti principali e secondari, compresi quelli di sottofondo, e la colonna sonora, in linea con le ambientazioni. Così così invece il doppiaggio in italiano, che alterna qualche voce bene interpretata ad altre decisamente sottotono e fuori contesto, incapaci cioè di evidenziare con la tonalità della recitazione e con la loro partecipazione emotiva, il carattere del protagonista e degli antagonisti, oltre a quella folle ironia di fondo che permea il gioco.

COMMENTO FINALE

Rage 2 riparte esattamente dal suo predecessore, non solo dal punto di vista narrativo, ma anche tecnico, non riuscendo quindi a far evolvere più di tanto la serie.

Di fatto è un “more of the same” che mutua gran parte del gameplay e della struttura di gioco dal primo capitolo. Il gioco si rivela uno sparatutto folle, colorato e caratterizzato in positivo da una buona grafica, ottimi elementi GDR e un bel sistema di gestione delle sparatorie. In negativo da una poco interessante struttura della progressione, da una mappa che offre pochi contenuti e da un’intelligenza artificiale non sempre all’altezza delle situazioni. Insomma, uno strano ibrido bello a metà, consigliato pertanto principalmente ai fan di Rage.

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SEGA Mega Drive Mini, presentati altri titoli

Sì, è proprio così. Capcom porterà alcuni suoi titoli sul SEGA Mega Drive Mini. Mega Man: The Wily Wars, in passato un’esclusiva di SEGA Channel nel Nord America, è una raccolta dei primi tre episodi di Mega Man, e troverà una nuova casa sul SEGA Mega Drive Mini. Ricordiamo che la console rievocativa sarà disponibile dal prossimo 19 settembre con 40 giochi.
Il Blue Bomber tuttavia, non sarà solo. Anche Street Fighter II: Special Champion Edition, uno dei più grandi giochi di combattimento di tutti i tempi, sarà incluso.
Inoltre, SEGA ha annunciato che il controller a 6 tasti sarà disponibile a fine agosto a 19,99 euro. Il controller sarà utilissimo.
A completare la lista, c’è anche Ghouls ‘n Ghosts. Per salvare le anime rubate dal diabolico Lucifero, il coraggioso cavaliere Arthur deve combattere contro orde di demoni; tutto ciò che si frappone tra lui e una morte certa sarà utile come armatura.

GALLERY





































Gli ultimi dieci giochi saranno svelati prossimamente.

I prossimi 10 titoli

1.        Mega Man: The Wily Wars
2.        STREET FIGHTER II’: SPECIAL CHAMPION EDITION
3.        Ghouls ‘n Ghosts
4.        Alex Kidd in the Enchanted Castle
5.        Beyond Oasis
6.        Golden Axe
7.        Phantasy Star IV: The End of the Millennium
8.        Sonic the Hedgehog Spinball
9.        Vectorman
10.      Wonder Boy in Monster World

Ecco i primi 20 titoli inclusi nel sistema, i restanti verranno annunciati nei prossimi mesi:

1.        Sonic the Hedgehog
2.        Ecco the Dolphin
3.        Castlevania: Bloodlines
4.        Space Harrier 2
5.        Shining Force
6.        Dr. Robotnik’s Mean Bean Machine
7.        ToeJam & Earl
8.        Comix Zone
9.        Altered Beast
10.      Gunstar Heroes
11.        Castle of Illusion
12.        World of Illusion
13.        Thunder Force III
14.        Super Fantasy Zone
15.        Shinobi III
16.        Streets of Rage 2
17.        Earthworm Jim
18.        Sonic the Hedgehog 2
19.        Contra: Hard Corps
20.        Landstalker
21.        Mega Man: The Wily Wars
22.        STREET FIGHTER II’: SPECIAL CHAMPION EDITION
23.        Ghouls ‘n Ghosts
24.        Alex Kidd in the Enchanted Castle
25.        Beyond Oasis
26.        Golden Axe
27.        Phantasy Star IV: The End of the Millennium
28.        Sonic the Hedgehog Spinball
29.        Vectorman
30.        Wonder Boy in Monster World.

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Stellaris si arricchirà con Ancient Relics

Conclusi i festeggiamenti per i tre anni di Stellaris, Paradox ha presentato un nuovo story pack. Si chiama Ancient Relics e sarà disponibile prossimamente per Pc, Mac e Linux.

Questo offrirà due nuovi Precursori, i Relic Worlds da esplorare ed altri tesori archeologici da scoprire.

I giocatori scopriranno le rovine di civiltà a lungo morte in Relic Worlds per ricostruire la storia della loro ascesa e dell’eventuale caduta. Si potranno scrutare le loro città e navi abbandonate per portare alla luce la verità, scoprire potenti reliquie e sfruttarle per le ambizioni del proprio impero.

Vediamo il trailer d’annuncio.

STELLARIS: ANCIENT RELICS INCLUDE

  • Reliquie antiche: Raccogliete ed acquisite preziose reliquie nelle vostre avventure come ricompensa per superare le crisi più gravi o dopo aver completato uno scavo in un sito archeologico e risolto i capitoli. Ogni reliquia offre vantaggi significativi al vostro impero per aiutare nella galoppata interstellare.
  • Antenati: Si incontreranno indizi su due civiltà precursori estinte, il Baol e lo Zroni, la prima viveva in una vasta distesa di plantoidi, quest’ultima era una delle più potenti razze psioniche che siano mai esistite. I giocatori potranno investigare su questi sistemi domestici per capire chi fossero e, cosa più importante, cosa si può imparare dalla loro fine.
  • Mondi passati: una volta pieni di vita brulicante, questi Mondi ora giacciono morti, pieni di rovine desolate e misteri dormienti. I giocatori possono scavare siti archeologici garantiti su questi mondi per esplorare questi resti e portare alla luce potenti cimeli e artefatti.
  • Dig In: Colpite la superficie di una varietà di mondi enigmatici ed alieni con più siti archeologici disponibili per il vostro impero per studiare … o saccheggiare. Ogni sito inizia una storia da uno a sei capitoli da scoprire. Ripercorrete la storia per scoprire artefatti e reliquie che possono diventare dei doni per il vostro impero.
  • Questione di artefatti: Imparare dalla storia è importante, può spesso essere la chiave per comprendere il proprio posto nella galassia. Utilizzando la ricerca archeologica, si possono scoprire artefatti minori, un nuovo tipo di risorsa che può aiutare a rafforzare il proprio impero.

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There Was a Dream, Anteprima

Il movimento indie italiano lancia segnali ottimistici. Sono tanti gli studi che stanno facendo molto bene. Cartel Games, Hammer&Ravens, Wisdom Games, Fantastico Studio, sono solo alcuni dei cosiddetti “indiedev” che con i loro progetti e la loro passione, vogliono proporre buoni prodotti pur con budget limitati. Il titolo di cui parleremo oggi è There Was a Dream, sviluppato dal duo italiano Keydare Project.

Si tratta di un gioco di ruolo survival molto particolare che è già disponibile sulla piattaforma itch.io. DannyDSC ha provato il gioco e ci ha fornito questa anteprima.

SIAMO FATTI DELLA STESSA SOSTANZA DEI SOGNI

I sogni, sono esperienze di una vita passata? O desideri e paure inespresse? O forse, il sogno è un viaggio in un’altra dimensione?
La nostra giovane Claire, ha 26 anni, e dopo una lite con i genitori, decide che è arrivato il momento di vivere da sola.
Cambia città, e la solitudine è la sua unica amica. Forse è proprio “lei”, insieme ad una casa spoglia e del tutto impersonale, a far riemergere nella nostra eroina una scintilla sopita da tempo. Tempi felici, in cui i sogni di una piccola bambina la facevano volare tra le stelle, accarezzare creature dalle fogge più uniche, e viaggiare in terre color oro e smeraldo. Quei luoghi, Claire li aveva già visitati da bambina, con i suoi nonni, ed ora, è tornata. Come può essere possibile?
La risposta a questa domanda la fornirà Xehor, membro di una razza non specificata che abita da tempo questo luogo incantato. Gli abitanti del reame incantato sono in pericolo, e vengono rapiti senza motivo apparente. Starà a Claire e al suo compagno far luce su questo mistero, tra mille avventure ed un mondo che aspetta solo noi.

UNA PIACEVOLE BREZZA ESTIVA












Avviato il gioco, Xehor ci aspetta sulla spiaggia, pronto a fornirci i primi rudimenti su quello che dovremo fare. There Was a Dream è un gioco di ruolo survival, con una mappa open world da 4 chilometri quadrati. In questo tipo di prodotti, specialmente se sviluppati da software house indipendenti, il primo problema è spesso rappresentato da un mondo ampio ma vuoto, spazi aperti ma impersonali. Fughiamo subito il primo dubbio, perché questo prodotto ha un level design ispirato e ben congeniato.

Ogni parte della mappa è studiata con molta attenzione, e gli spazi aperti sono lasciati ad aree dove lo sviluppatore ha voluto dare al giocatore una forte sensazione di libertà. Già dalla partenza, su una spiaggia soleggiata, avremo a disposizione una pratica guida posta sul lato sinistro dell’interfaccia, mentre sul lato destro verranno riepilogate le quest e gli obbiettivi. Claire avrà a disposizione una serie di “armi” e di strumenti. Una cosa che abbiamo gradito, è che le armi, non sono affatto quello che ci si potrebbe aspettare.

Per farvi un esempio, la prima arma a disposizione sarà un fantastico sturalavandini ultimo modello. Gli strumenti sono di vario tipo, e vano dalla classica torcia, ad un mirabolante ombrello che ci permetterà di planare. Tutto quello che abbiamo elencato, come per quanto riguarda la conformazione dei livelli, non è messo a caso, a funzionale. Lo sturalavandini ci permetterà di difenderci, ma anche di attaccare mostri che forniranno materiali per il crafting e cibo. L’ombrello, ci permetterà di raggiungere zone altrimenti inaccessibili, la torcia illuminerà il buio di una notte senza fine.

E questi sono solo alcuni esempi di ciò che potremo usare durante la nostra avventura. C’è poi da parlare della componente survival e del crafting. Claire e Xehor hanno bisogno di cibo per continuare a correre, e il cibo verrà ricavato dai frutti degli alberi, o come dicevamo sopra dalle creature.












Quando Xehor è al nostro fianco, assumerà la forma di un piccolo gatto nero, che da solo vale il prezzo d’acquisto del titolo. Potremo anche controllarlo, ad esempio quando dovremo raccogliere cibo per il suo sostentamento. Il concetto di survival non si applicherà solamente alla nostra sopravvivenza, ma anche alla fase di costruzione della nostra casa. Avete letto bene, potremo mettere radici, creando un vero e proprio appartamento dalle forme che più ci piacciono. La fase di costruzione è ben fatta e anche molto divertente, soprattutto grazie ad un tocco grafico davvero azzeccato.

Ovviamente, la raccolta di risorse e materiali richiede spazio, e grazie allo zaino a nostra disposizione, avremo un colpo d’occhio immediato sull’inventario.
A differenza di molti altri titoli che propongono la classica schermata a griglia quadrata, qui il nostro zaino non sarà solo un orpello grafico, ma lo apriremo per valutarne il contenuto. All’interno del diario invece, potremo consultare le quest attive, la mappa di gioco e le statistiche della nostra eroina. I ragazzi di Keydare Project però, non si accontentano mai, e ad ogni update aggiungono qualcosa di bello e strabiliante.

Avete mai sognato di prendere un treno voltante? Potete farlo. Avete voglia di prendervi cura di un cavallo, e poi gareggiare? C’è anche quello. E dato che parliamo di corse, è possibile anche guidare veicoli, facendo attenzione a non rimanere senza carburante lungo il percorso, come è successo a chi redige questa preview. Insomma, c’è tantissima carne al fuoco e il duo italiano si sforza tantissimo per sistemare bug, migliorare la stabilità e le prestazioni, e seguire i feedback della community. Ma fate attenzione, perché il sogno può anche diventare un incubo, e nel mondo di There was a Dream, dovrete affrontare anche quello.

GRAFICA E SONORO












Parlando del lato tecnico, la grafica di gioco stupisce per la qualità. Gli ambienti sono vari, ricchi di particolari, con spiagge che si alternano a foreste, montagne, città. Unico neo, è forse un effetto “bloom” davvero troppo marcato, e performance che appesantiscono in modo ingiustificato le performance di gioco. Ad esempio, sul nostro fidato Asus G752 il gioco risulta piuttosto pesante, costringendoci a ridurre il dettaglio grafico, così da avere una fluidità migliore.

Nulla di particolarmente grave, considerando che il gioco, attualmente in fase alpha, viene regolarmente aggiornato e migliorato. Per quel che riguarda la colonna sonora, il tema principale è splendido, mentre le musiche di contorno al momento risultano un po’ povere, ma anche qui, vale il discorso fatto prima.







COMMENTO FINALE

Questo primo assaggio di There was a Dream, è davvero positivo. La grafica di gioco, ispirata alla campagna italiana, è ricca di dettagli e i livelli sono sviluppati con cura.

Siamo solo in alpha eppure la quantità di cose già fatte è immane. Dal crafting alla caccia, dalle quest alla costruzione della propria casa, dal solo esplorare alla personalizzazione del personaggio. Insomma, tanta carne al fuoco e ben cucinata, che necessita solo di qualche lavoro sulle perfomance, così da rendere questo gioco ancor più sorprendente. Ma se questa è solo un alpha, cosa ci aspetterà nella versione finale?

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The Last Hex, Anteprima

I giochi di carte, hanno radici profonde e molto variegate, soprattutto per i ragazzi più giovani. Ma anche chi ha superato i famosi “enta” (ah, che brutta bestia, ndr), ricorderà Magic The Gathering. Da questo genere, in campo digitale, negli ultimi anni sono nati ed evoluti i “deck builder”, giochi con meccaniche di vario tipo, ma con un unico comune denominatore, la creazione di un mazzo con cui procedere nell’avventura.
Questo tipo di prodotti è spesso associato ai giochi di ruolo (deckbuilding rpg), e più propriamente ai roguelike. Il titolo che vi presentiamo oggi, The Last Hex, è l’opera prima dello sviluppatore americano That Indie Studio. Il gioco, uscito in accesso anticipato su Steam ieri, 10 maggio, si propone come un deckbuilding rpg profondo e variegato. DannyDSC lo ha provato così da proporci le sue primissime impressioni.

SPACCHETTIAMO?

Quando il sottoscritto era giovine giovine, uno dei ricordi più belli giocando a Magic, era la fase di “spacchettamento”. Andare a comprare nel negozio di fiducia la sudata nuova busta, era un evento settimanale. Purtroppo, chi scrive l’articolo non era in buona compagnia, perché, all’epoca, in pochi giocavano con le carte. Ma a lui non importava, perché oltre ad aver voglia di giocare, adorava leggere i testi delle carte, e godere di quei disegni fatti da veri maestri della grafica. Purtroppo, quel negozio di fiducia, oggi non c’è più. È sparito tanto tempo fa, ed in parte, anche la passione per i giochi di carte, o almeno, era quello che pensavamo.

La possibilità di provare e scrivere un articolo su questo gioco, è stata tanto casuale quanto felice. L’editore di “The Gazette of Independent Gaming”, uno dei nostri compagni di ventura nel mondo indie, ci ha messo in contatto con lo sviluppatore, e voi vi domanderete perché. Rispondiamo velocemente: Ilvideogioco.com è uno dei pochi giornali online del nostro Paese impegnati in prima linea e fattivamente su questo fronte ed, inoltre, lo sviluppatore in questione, Luigi Garnuccio, ha chiarissime origini italiane. Era ovvio che ci saremmo occupati di questa prova. Finita questa fase introduttiva, è ora di parlare del prodotto in questione, The Last Hex.

L’INIZIO DELLA QUEST





The Last Hex, è un gioco che va a miscelare la componente rpg roguelike, con meccaniche da deckbuilding. Detto così sembra impersonale, e anche poco chiaro, quindi proprio per questa preview, andremo a concentrarci su questi aspetti.

Prima però, dobbiamo spigare il perché il nostro eroe, parte all’avventura. Ebbene, un’armata di non morti ha invaso il regno, e vuole conquistare la capitale.

Ad ogni turno, le orde di non morti guadagnano terreno, e si fanno sempre più minacciose. Il nostro compito, sarà quello di partire per la quest della vita, e sconfiggere il re dei non morti, salvando il regno. Cliché abusato, e sicuramente non originale, ma funziona sempre, e mai come in questo caso, si armonizza bene nel contesto di gioco. All’inizio di ogni partita, sceglieremo la classe del nostro eroe senza nome.

Ogni classe ha carte e statistiche di partenza differenti, come anche la quantità d’oro a disposizione. Ad esempio la forza, determinerà il quantitativo di danno massimo di ogni carta, ma avere un’alta arcana, ci permetterà di giocare più carte nello stesso turno. Le classi di partenza sono davvero tante, ognuna con i suoi punti pro e i suoi contro, e un’abilità innata unica.
Ad esempio, il contadino riceverà 25 monete per ogni esagono esplorato. La creazione del proprio personaggio, è al momento limitata al cambio di ritratto, ma ci auguriamo che in futuro venga aggiunta qualche possibilità di personalizzazione.




Durante una chiacchierata con lo sviluppatore, è emerso che uno degli aspetti che verrà implementato nei futuri aggiornamenti, sarà la personalizzazione del mazzo iniziale.
Questa notizia, farà sicuramente felici, tutti quei appassionati che sfruttano parte del tempo nella creazione del mazzo perfetto per il proprio stile di gioco. Il nostro eroe, avrà anche un equipaggiamento, che avrà importanti ripercussioni durante la partita. Elmo, armatura, un’arma principale ed una secondaria, un anello, un ciondolo ed un artefatto. Ogni elemento potrà avere bonus riguardanti il danno, una quantità di vita aggiuntiva, la possibilità di giocare più carte durante il turno, e molto altro.

Durante i nostri gameplay abbiamo fatto diverse prove, e possiamo dire senza ombra di dubbio che la varietà è assicurata.  Queste attrezzature potranno essere acquistate nelle varie città sparse nella mappa, acquisite durante alcuni eventi, o sconfiggendo i boss durante il percorso. Insomma, per una personalizzazione che appare scarna ad una prima occhiata, c’è molto su cui lavorare giocando.

BISACCIA, SPADA E PROVVISTE




Scelto il personaggio, il gioco ci proporrà una veloce carrellata di quella che è la mappa. Il percorso da affrontare, si snoderà su una plancia orizzontale con griglia esagonale, dove ogni casella proporrà un combattimento, un evento o una città.
Ci ha ricordato molto, lo stile dei giochi di ruolo “con carta e penna”, e lo stesso sviluppatore vede The Last Hex, come un Dungeons & Dragons con meccaniche da gioco di carte, piuttosto che il contrario. Inoltre, ogni partita sarà unica perché la mappa è generata proceduralmente e gli esagoni posizionati casualmente. Tale caratteristica, renderà ogni partita unica.

Durante le nostre prove, abbiamo notato che l’algoritmo atto alla generazione delle mappe lavora molto bene, perché ogni avventura è iniziata in modo diverso. Ovviamente prima o poi si noterà una certa ripetitività, ma il risultato è davvero buono. Gli eventi sparsi nella mappa possono portare ad un nuovo oggetto da equipaggiare, punti ferita, combattimenti, oro, e altro. Nelle città invece, potremo riposare per ripristinare la salute, acquistare carte e pozioni, migliorare le proprie caratteristiche, e come detto sopra, acquistare nuovi oggetti per il nostro equipaggiamento.

CORNI DA GUERRA



Il combattimento è a turni. Il nostro eroe (e il nemico), pescherà una serie di carte, che potrà giocare per un numero massimo in base alle proprie caratteristiche. Le carte si dividono in offensive, difensive, e istantanee. Quelle offensive si riferiscono agli attacchi, le difensive saranno “lo scudo” che ci permetterà di non subire danni alla salute in caso di attacco nemico, mentre quelle istantanee potranno eliminare i malus negativi, curare il veleno, curare la salute, o danneggiare l’avversario. Ad ogni turno le carte non utilizzate andranno nel cimitero, e se ne pescheranno di nuove. Questo fattore è molto importante dal punto di vista strategico. Sfruttare un attacco subito o aumentare la propria difesa?

Inoltre, ogni nemico che affronteremo ha un suo mazzo speciale, che verrà reso visibile solo dopo averlo sconfitto. La fase di combattimento è tanto veloce quanto pragmatica, sia nelle fasi iniziali che in quelle avanzate. Si ha sempre l’impressione di sfidare i propri limiti, e di affrontare nemici sempre più forti. È un gioco punitivo, e anche se di tanto in tanto l’AI evita di darci immediatamente il colpo di grazia, arriva. Inizialmente, eravamo partiti con un approccio tutt’altro che concentrato, pensando di goderci la partita nella fase iniziale, sicuri che il bello sarebbe venuto dopo.

Tutt’altro, il bello è venuto subito e un lupo ci ha portato al game over dopo pochi turni. Il gioco non permette salvataggi manuali, e questo significa che alla morte del personaggio, corrisponderà l’inizio di una nuova partita. Durante il nostro miglior gameplay, siamo arrivati fin quasi al limitare dell’orda di non morti, per poi arrenderci ad un drago, decisamente troppo forte per noi.
Il combattimento poteva volgere a nostro favore, se avessimo tenuto un pugnale che ci garantiva l’uso di una carta aggiuntiva per turno. L’acquisto di una spada che donava ad ogni attacco danni da fuoco ci sembrava strategicamente utile, ma in questo particolare caso ha decretato la nostra disfatta. Il bello è che ad ogni run, si impara sempre qualcosa.

CHE BEL PANORAMA

 

La grafica in cel shading è semplice e leggera, ma funzionale e gradevole. Ogni esagono è ben determinato e riconoscibile, e carte e nemici sono ben differenziati.
Al momento le animazioni sono un po’ sottotono, e quelle degli attacchi e degli incantesimi sono molto simili, a parte qualche eccezione. Ma trattandosi di un early access è più che normale. Piccola menzione per la soundtrack, che anche se non eccelle nel numero di tracce, è davvero orecchiabile e rilassante.

COMMENTO FINALE

The Last Hex è una piccola perla grezza. Sviluppato con passione e con un obbiettivo preciso, ha nella giocabilità e nelle meccaniche il cuore dell’esperienza. È un gioco profondo, con molte variabili e che non va mai preso sottogamba.

Può sembrare punitivo, e a tratti lo è, ma questo è un pregio, non un difetto. Grafica e sonoro sono piacevoli, ma al momento risultano più un contorno. Le mappe procedurali sono sempre diverse, e la grande mole di classi, carte ed equipaggiamenti garantiscono ore di gioco. Per essere un accesso anticipato, questo progetto indie parte proprio con il piede giusto.

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Pax Nova entra oggi in accesso anticipato

Pax Nova sarà disponibile oggi in early access su Steam.  Puntuale come da annuncio. Lo rendono noto Iceberg Interactive e Greywolf Entertainment, publisher e sviluppatore del grand strategy 4X a turni. Il prezzo è di 24,99 euro con un 10 percento di sconto nel periodo di lancio.

Il titolo ha un’ambientazione sci-fi in cui si controlla il destino di una delle diverse fazioni divise in tre razze. Esplorate nuovi mondi e nuovi sistemi stellari pieni di segreti e nuovi pericoli. Costruite nuove città, espandete la vostra influenza e combattete grandi battaglie sulla terra e nello spazio. Per ottenere un vantaggio nel gioco, guardate la guida per principianti nel video a seguire e scoprite alcune informazioni utili.

Ecco la clip di 10 minuti. Buona visione.

Mike Domingues, capo sviluppatore di Greywolf Entertainment in procinto di rilasciare Pax Nova in early access sottolinea:

Avendo sviluppato diversi giochi in passato, ascoltare la community è vitale per aumentare la soddisfazione dei giocatori e il successo del gioco. Dato che Pax Nova è un traguardo ambizioso, vogliamo davvero assicurarci di ottenere il maggior numero di feedback possibile dalla comunità per continuare a sviluppare il gioco fino al suo pieno potenziale prima del lancio completo.

Il CEO di Iceberg Interactive, Erik Schreuder, afferma:

Conoscendo le dimensioni di questo gioco tutto il resto che lo accompagna, credo che Pax Nova sarà un’aggiunta innovativa ed entusiasmante per tutte le collezioni di giochi di giocatori di strategia 4X.

PAX NOVA IN SINTESI

  • Fazioni: scegliete tra una varietà di razze o personalizzate le vostre.
  • Città: costruite la vostra città “pensierosa”. Scegliete diversi terreni che aiuteranno ad espandere i Gestite il tutto.
  • Opzioni di ricerca e diplomazia: pianificate la vostra strategia. Sfruttate più risorse e possibilità.
  • Combattimento: personalizzate le vostre unità per massimizzare lo sterminio.
  • Geografia: esplortea l’enorme universo di Pax Nova e scoprite altri pianeti e colonie.















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Super Cane Magic Zero ha una data di lancio

L’editore Intragames ha annunciato la data di uscita per l’action arcade RPG Super Cane Magic Zero. Il titolo annunciato ad ottobre 2014, da quasi cinque anni anni in early access, è sviluppato da Studio Evil e dal vignettista italiano Sio (al secolo Simone Albrigi), uscirà il prossimo 30 maggio. In digitale.

In Super Cane Magic Zero (realizzato grazie anche ad una fruttuosa campagna su Eppela), il mondo di WOTF è in pericolo dopo che il villaggio di Poptarts esplode, scatenando una rivolta vegetale e lasciando il destino del mondo nelle mani di un gruppo di persone seminude che sono appena cadute dal cielo. L’avventura inizia come Dude, Dudette o uno dei tanti personaggi stravaganti, trovate il cane, ripristinate Internet e salvate la giornata.

Il titolo presenta un mondo di gioco ampio e colorato sviluppato in collaborazione con il fumettista italiano Sio. Oltre a dozzine di livelli “fatti a mano”, il gioco include anche mappe generate casualmente e arene PvP locali. I giocatori possono combattere da soli o in locale divano co-up fino a quattro giocatori, trovare attrezzi, mangiare bombe, gattonare nei sotterranei ridicoli e uccidere tutte le verdure.

CARATTERISTICHE DI SUPER CANE MAGIC ZERO

  • Più di 20 ore di folle storia e personaggi del fumettista di YouTube Simone “Sio” Albrigi.
  • Sfidate i vostri amici in otto furiose arene locali / multiplayer.
  • Sbloccate più di 15 personaggi giocabili con abilità folli.
  • Esplorate il mondo di WOTF e ruba centinaia di oggetti casuali e unici.
  • Scegliete cosa credere e rendetelo reale. Migliorate le vostre abilità sbloccando 7 alberi.
  • Annotazione: divano abbastanza grande per quattro giocatori non in dotazione. 

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MotoGP 19, ecco le novità del Multiplayer

Il comparto multiplayer di MotoGP 19 è protagonista di un nuovo video diffuso da Milestone. La software house italiana ha diramato ovviamente i dettagli.

E sono state annunciate grandi novità alla sessione multigiocatore del venturo titolo ufficiale sul motomondiale in arrivo il 6 giugno su Pc, PS4 ed Xbox One. La versione Switch debutterà il 27 giugno.
Il multiplayer, dunque, si arricchisce di importanti novità sia dal punto di vista tecnico che di gameplay. Gli sviluppatori hanno deciso di dedicare grande attenzione all’implementazione di tecnologie che potessero migliorare sensibilmente il gameplay online, oltre ad arricchirla con nuove funzionalità che permettessero ai giocatori di vivere un’esperienza di gioco più realistica ed autentica.

LE NOVITA’

Dopo il gameplay, quindi, mostrato qualche giorno fa, adesso tocca al multiplayer. Ecco il trailer sottotitolato in italiano. A seguire, invece, le informazioni relative.

SERVER DEDICATI POWERED BY GAMELIFT



Il primo passo per migliorare la qualità dell’esperienza multiplayer di MotoGP 19 è stato quello di utilizzare, per la prima volta nella storia dei giochi Milestone, i server dedicati per la gestione delle partite online. Come in qualsiasi gioco multiplayer, infatti, l’infrastruttura di rete è fondamentale per garantire l’affidabilità e la stabilità di cui giocatori hanno bisogno per poter competere al meglio. L’adozione di Server Dedicati permette infatti di avere una bassa latenza, per gare più fluide e senza quei lag che potrebbero compromettere le performance durante una gara.

Michele Caletti, producer di Milestone, ha commentato:

Quando si parla di multiplayer online, i giochi racing sono tra i più esigenti in termini di ampiezza di banda e ping time. Devono infatti riprodurre in un ambiente di rete, l’azione frenetica di bolidi che sfrecciano a più di 300 Km/h, in cui la precisione nelle collisioni e nella posizione degli avversari è fondamentale. Grazie ai Server Dedicati di GameLift, le fluttuazioni nei ping time e i problemi derivanti dalle differenze di banda dei partecipanti alla partita sono ormai solo un lontano ricordo. Tutti i giocatori potranno finalmente sfidarsi ad armi pari.

Jen MacLean, worldwide head of business development di amazon game tech, ha spiegato:

Amazon aiuta gli sviluppatori a pensare in grande e a realizzare giochi ancor più grandi, siamo davvero contenti che Milestone abbia deciso di affidarsi a GameLift per il suo MotoGP 19. GameLift aiuta gli sviluppatori ad ottenere un Multiplayer stabile, affidabile e con una bassa latenza.

LOBBY PUBBLICHE, LOBBY PRIVATE E RACE DIRECTOR MODE




In MotoGP 19 è possibile scorrere la lista delle lobby pubbliche per cercare la partita più adatta alle proprie esigenze oppure. Grazie alle lobby private, quindi,  si potrà creare un Gran Prix completamente personalizzabile per gareggiare solo con gli amici.

Insieme alle Lobby Private, Milestone ha introdotto, per la prima volta nella serie, la modalità Direttore di Gara, che permetterà di gestire ogni aspetto delle competizioni fra amici. Il Direttore di Gara potrà infatti decidere a proprio piacimento quali sessioni di gara includere nella sfida, oltre a decidere in quali condizioni meteo si dovranno fronteggiare i partecipanti.

Durante la gara avrà invece la facoltà di assegnare penalità in caso di comportamenti scorretti in pista, proprio come accade durante un vero Gran Premio. Grazie al ruolo di TV Director, avrà inoltre la gestione completa delle telecamere di gioco, per essere sempre nel vivo dell’azione e gestire in completa autonomia la regia dei propri livestream.
Le novità introdotte quest’anno per la modalità multiplayer, richieste a gran voce dalla community di appassionati del gioco, sono un’ulteriore conferma dell’importanza che i feedback della community hanno avuto nel processo di sviluppo del gioco.

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Bloodlines 2, conosciamo i Tremere

I Tremere faranno parte del cast di Vampire: The Masquerade – Bloodlines 2. Paradox Interactive ce li presenta con un trailer e con i dettagli su background e discipline.

Si tratta del secondo clan di Vampiri full-blod presenti nell’atteso gioco di ruolo (rpg) in sviluppo. La settimana scorsa abbiamo fatto conoscenza con i Brujah. Gli appartenenti ai Tremere sono stregoni ossessionati dalla conoscenza e scatenano la devastante magia del sangue contro i loro nemici.

Spesso chiamati usurpatori, blood witches o peggio, gli altri clan condividono una sfiducia generale nei confronti dei Tremere. Nonostante questo, gli altri clan rispettano il puro potere della magia del sangue dei di questi vampiri utile a trasformare coloro che sono disposti a offrire i loro servizi, in ottimi alleati.

Molto prima di Seattle, i Tremere iniziarono come occultisti in cerca dell’immortalità. Nonostante abbiano trovato un modo per vivere per sempre, il prezzo da pagare ha legato la loro magia al sangue. L’origine della loro maledizione è per lo più dimenticata, ma continua ad animare i loro rapporti con i Kindred. I Tremere non erano ben accolti, in numero significativo, a Seattle, questo fino a poco tempo fa…

Questi vampiri impiegano una potente magia del sangue per svelare segreti e scatenare attacchi devastanti. I giocatori che si uniscono ai ranghi dei Tremere possono sbloccare due nuove discipline per espandere il loro arsenale: Thaumaturgy e Auspex.

Eccole spiegate:

Thaumaturgy

  • Skewer – Lancia una piccola porzione del sangue del vampiro ai piedi dei nemici facendo esplodere punte affilatissime. Una volta dissolte, una corrente di sangue scorre verso il vampiro.
  • Purge – Permette al vampiro di far vomitare sangue alle vittime, danneggiandole pesantemente. Una corrente di sangue scorre verso il vampiro.
  • Blood Boil – Un maestro di Thaumaturgy può lanciare Purge per una seconda volta su un NPC, facendo bruciare il sangue nelle loro vene. Il disgraziato esplode in pochi istanti; le vittime all’interno dell’area vengono danneggiate. Il sangue di ogni vittima ritorna verso l’incantatore.

L’uso di Thaumaturgy di fronte ai testimoni è una violazione della Masquerade.

Auspex

  • Aura Sense – Permette al vampiro di individuare gli NPC anche attraverso i muri e tra le folle. Inoltre, permette di contrassegnare le persone così da non perderle di vista in lunghe distanze. Permette anche di individuare i punti deboli nell’attacco e nella difesa di un NPC marcato.
  • Psychic Projection – Permette di separare la mente del vampiro dal suo corpo. Senza legami, i vampiri possono esplorare l’area in forma astrale, rimanendo liberi di usare Aura Sight per marcare qualsiasi personaggio individuato. Oltre a tutto ciò, la padronanza dei propri sensi da parte del vampiro è cresciuta a tal punto da poter sopraffare telepaticamente i sensi degli altri per un breve periodo.

L’uso di Auspex non è una violazione della Masquerade.

I giocatori che si uniranno al clan dei Tremere, possono utilizzare queste discipline in aggiunta ai poteri individuali del loro passato da Thinblood.

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Pillars of Eternity II: Deadfire festeggia il primo anno

Pillars of Eternity II: Deadfire compie un anno. Per festeggiare l’evento, Obsidian Entertainment e Versus Evil annunciano la disponibilità dell’aggiornamento 5.0.

Tantissime le novità apportate da questo corposo update che include perfezionamenti per gli scontri navali. Obsidian ha scritto anche diversi contenuti inediti per la storia che sono stati anche doppiati dagli attori originali. Ampliate e migliorate le storie di background di Woedica ed Eothas. L’ultima God Challenge è stata introdotta così come la modalità Solo (per giocare in solitario), la Trail of Iron (dove si ha un solo file di salvataggio e se si muore tale file viene cancellato), e Path of Damned che (come indica il nome) è la difficoltà più ardua.

E c’è di più. Con l’aggiornamento 5.0 Obsidian fornisce anche una serie riveduta delle regole del gdr di Pillars of Eternity. Chiunque sia interessato a giocare a un gioco da tavolo nel mondo di Eora, può andare su https://eternity.obsidian.net e scaricare il set di regole ora.

Chi ha già ricevuto le regole sia attraverso il backing del gioco su Fig, o nelle edizioni Deluxe o Obsidian di Deadfire avranno anche il set di regole aggiornato.

Vediamo il trailer di presentazione lungo cinque minuti abbondanti. Buona visione.

DETTAGLI AGGIORNAMENTO 5.0

  • Rivista l’interfaccia utente per le battaglie navali: è stato implementato un aggiornamento che si presenterà ogni volta che i giocatori si impegneranno con una nave in mare che offre un modo più elegante per gli scontri marittimi.
  • Modalità a turni fuori dalla beta: grazie al feedback della community, Obsidian ha apportato molte modifiche alla modalità a turni eliminando bug e facendo diverse correzioni per equilibrare il gameplay. Tale lavoro è ora in versione completa con la patch 5.0.
  • Nuovi contenuti aggiunti alla storia: dopo aver ascoltato il feedback degli appassionati che hanno suggerito di migliorare la reattività di Woedica ed Eothas, Obsidian ha scritto nuove righe di testo e le ha fatte registrare dagli attori originali per aggiungerne altre sfumature al gioco.
  • The Ultimate: l’ultimate God Challenge è live con la patch 5.0. Questa sfida, “The Ultimate”, accenderà tutte le altre modalità God Challenge, Trail of Iron, Path of Damned e Solo.











EXTRA

  • Regole del gioco di ruolo cartaceo riviste: è possibile scaricarle visitando eternity.obsidian.net. Coloro che hanno avuto la guida introduttiva PnP come ricompensa digitale attraverso la campagna Fig, o coloro che hanno le edizioni Deluxe o Ossidiana di Pillars of Eternity II: Deadfire riceveranno anche le regole aggiornate.
  • Ultimate God Contest: chi completa la sfida e mostra la prova ad Obsidian attraverso una playlist su YouTube del loro gioco, o un link a video tramite Dropbox (che dovranno essere inviati a theultimate@obsidian.net), può avere la possibilità di ricevere una patch dagli sviluppatori. I primi 12 a completare la sfida riceveranno una patch, ma avranno anche il loro nome, il nome del loro personaggio, la loro classe e livello, incisi su una targa.

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