Marvel Avenger’s, Recensione PS4 – IlVideogioco.com

Il mondo di videogiochi è pieno di titoli d’azione. Aggiungiamo un sistema di ricompense (loot), progressione come videogioco di ruolo d’azione, personalizzazione estetica. Chiudiamo l’offerta con un sistema di combattimento e di colpi preso in prestito dai “grandi” picchiaduro a scorrimento come Devil May Cry e God of War, la Read more…

Bloodroots, Recensione PS4

Vi parleremo di Bloodroots, raccontandovi, nella nostra recensione della versione PS4, una storia fatta di azione, tanta violenza gratuita e il tutto condito con una malsana e irriverente ironia. Paper Cult, uno studio di indie di stanza a Montreal, ha deciso di scendere in campo presentando un’evoluzione dei buoni e vecchi beat’em up.

Loro amano definirli fast-paced action games, giochi basati su azioni frenetiche e mosse spettacolari. Dopo la nostra esperienza di gioco, secondo noi Bloodroots potrebbe rientrare in un’ennesima sotto categoria, platform fast-paced action games. La scelta di unire componenti platform in un gioco basato su combo frenetiche è una scelta azzardata. I due meta, come la storia dei videogames insegna, viaggiano a due velocità diverse. Paper Cult ha forse fatto il passo più lungo della gamba?

Se volete scoprirlo non vi resta che restare con noi e con la nostra recensione di Bloodroots, titolo, vi ricordiamo, giocato nella sua versione per console PS4.

UNA SVELTA VENDETTA

Iniziamo la nostra recensione della versione per PS4 di Bloodroots, all’insegna della parola vendetta, concetto che meglio descrive e accompagna la scorrere degli eventi di gioco. Per mettere in atto i suoi folli piani il villain di turno, Mr. Wolf, stermina il villaggio del nostro protagonista. Non contento, finisce con un colpo di pistola e uno di ascia il nostro alter-ego in gioco.

La voglia di vendetta è, però, un qualcosa che riesce a fare miracoli e far tornare i morti nel regno dei vivi. Adesso tra voi e Mr. Wolf vi sono solo 3 atti di intense emozioni, all’insegna della violenza gratuita e tanto sangue. Dovete solo avere un po’ di pazienza con i dialoghi, localizzati in lingua inglese. Purtroppo il mondo indie, sviluppando videogiochi in regime di risparmio, taglia molto sui costi di traduzione.

Bloodroots recensione ps4

Come abbiamo esordito nella premessa della nostra recensione per PS4 di Bloodroots, il gioco rientra all’interno del genere fast-paced action games, che tradotto significa frenetico gioco d’azione. Ci aspettavamo quindi un gioco molto veloce, che sa essere frenetico quanto basta, pieno zeppo di combo e mosse speciali concatenate e con delle animazioni a tema (in stile fatality di Mortal Kombat).

Alcune di queste componenti le abbiamo ritrovate in Bloodroots. La velocità delle azioni e la frenesia sono i due pilastri portanti del meta del gioco. Non abbiamo, invece, ritrovato il meccanismo delle combo a catena come ce lo aspettavamo noi. Queste sono legate al concetto di uccisione e non di colpo messo a segno. La parte bella e originale di Bloodroots è proprio questa.

Bloodroots recensione ps4

La potremo quasi definire una macabra fantasia, quella appunto di studiare nuovi modi originali per ammazzare i nostri avversari presenti sul terreno di gioco. Tutto può trasformarsi in arma, anche perché tutto (o quasi), investito dalla nostra potenza distruttiva, finisce in mille pezzi rilasciando oggetti utilizzabili. Il nostro personaggio è solo in grado di sferrare un pugno che, se ben assestato, è in grado di mandare K.O. il nemico di turno. Ma ne può dare solo uno e quindi diventa facile preda in caso di gruppi di nemici.

Vi vengono in aiuto gli oggetti presenti sulla mappa, che si possono suddividere in armi e oggetti ibridi. I primi rappresentano il vero e forse l’unico modo efficace per scatenare la vostra potenza distruttiva. Ce ne sono di diversi tipi e man mano che avanzate con i livelli ne scoprirete sempre di nuove. Le armi vi permettono di generare un danno in grado di coprire un’area che varia a seconda della tipologia dell’arma.

Bloodroots recensione ps4

Vi sono le spade che, per esempio, vi permettono di ripulire la zona con dei movimenti in linea retta super-veloci. Vi sono, invece, le catene che generano un vortice distruttivo in grado di coprire un’area piuttosto grande. Gli oggetti ibridi, a differenza delle armi, sono versatili e si trasformano, se la situazione lo richiede, in strumenti offensivi. In linea di massima il loro scopo è quello di farvi raggiungere aree sopraelevate, coprire lunghe distanze e liberare spazi.

Ma attenzione, non è tutto oro quello che luccica. I vostri oggetti, che siano essi armi o ibridi, hanno una durata limitata. La vostra abilità di perfetti assassini vi costringerà ad analizzare lo scenario di gioco per capire come impostare la perfetta strategia della morte. Ora non ci sentiamo di dire che è facile diventare oggetto-dipendenti, limitando il gameplay alla ricerca ossessivo compulsiva di armi e surrogati di esse. Invero, non ci sentiamo nemmeno di smentire del tutto questa affermazione. Vi sono delle sequenze in cui la concentrazione di nemici è importante dove il semplice vostro pugno rischia di essere un biglietto di sola andata per l’inferno.

UN PLATFORM O UN BEAT’EM UP?

Se rispondessimo a questa domanda dicendovi “entrambi” non commetteremmo di certo un errore. La natura frenetica ed action, che ricorda i tanto amati beat’em up è viva e presente. Il level design, allo stesso tempo, rievoca in noi quell’amore intramontabile verso i platform. I vari stage sono piuttosto eterogenei tra loro. Difficilmente troverete delle situazioni “riciclate” da precedenti livelli, rendendo l’esperienza mai ripetitiva.

Sorgono però due problematiche nel far convivere questi due generi assieme. Il primo problema è dato dalla natura estremamente veloce del gioco, definita dagli sviluppatori stessi fast-paced. Il design della mappa si sviluppa anche in altezza ma le sue “limitazioni” non sono sempre ben identificate e visibili.

È molto facile, mentre ci esibiamo in mirabolanti e folli combo, finire in un burrone senza nemmeno accorgersi che li ce ne era uno. Colpa sicuramente della troppa voglia di vedere aumentare quel numerino, quello che conta il numero delle uccisioni, e migliorare il nostro posizionamento nella leaderboard mondiale.

Bloodroots recensione ps4

Noi, però, una parte di responsabilità la addossiamo anche allo stile di design utilizzato in Bloodroots. Il cartoon style molto simile a quello della serie animata Netflix Samurai Warrior, entra in contrasto con la visuale isometrica utilizzata. Questa evidenzia sicuramente la natura multipiano del level design, grazie al gioco di ombre e luci, nel contempo, però, appiattisce le zone di profondità. Per questo, e per il precedente motivo, terminare le nostre evoluzioni “giù per un fosso” è una cosa che dobbiamo mettere in conto.

Queste due problematiche appena evidenziate danno vita al vero grande problema che affligge Bloodroots, insito nella logica del respawn. Ad ogni colpo e/o tuffo nel vuoto si finisce al creatore e si ri-inizia dal nostro ultimo checkpoint. Immaginate di re-iterare questo ciclo per diverse volte, inventare nuovi modi per superare lo stage e miseramente fallire perché avete esagerato con le vostre evoluzioni e non avete visto il burrone di turno. Questa lacuna, a nostro avviso evitabile da parte di Paper Cult, penalizza molto l’esperienza di gioco.

Bloodroots recensione ps4

Nell’equilibrio dei due generi, il platform e l’action frenetico, il secondo domina la scena. Non sottovalutate però neanche il primo. Gli stage possono nascondere dei segreti, identificati da un lupo di colore nero. Questi, oltre a influire sul punteggio di fine livello, servono anche per rilasciare l’unica mod presente nel gioco, un copricapo a tema.

Questo cappello fornisce al personaggio un miglioramento delle prestazioni in battaglia. Stranamente gli sviluppatori hanno deciso di abilitare questo upgrade solamente nei livelli già completati e non in quelli ancora da affrontare. Onestamente non ne capiamo il senso di questa scelta.

Bloodroots recensione ps4

COMMENTO FINALE

La nostra recensione della versione per console PS4 di Bloodroots si conclude qui. A margine del nostro lavoro possiamo dire che siamo piacevolmente soddisfatti dal lavoro svolto da Paper Cult. Ancora una volta le cose che divertono sono sempre quelle più semplici. Il gameplay, basato sulla dinamica del “killo tutto quello che trovo sulla mia strada” unita a delle logiche tipicamente platform, riesce a intrattenere ma non a sorprendere. Il nostro database videoludico è piuttosto ampio e di giochi simili a questo ne abbiamo già visti qualcuno. Lo stile ironico che accompagna l’escalation di violenza è comunque un bella trovata e ne diventa il marchio di fabbrica.

Dal punto di vista tecnico vi sono delle defezioni che fanno parte dell’infrastruttura del meta stesso. Mixare due generi, il platform e l’action frenetico, è pericoloso per via della loro natura profondamente diversa. Il level design, infatti, soffre questo dualismo identitario. Le animazioni dei movimenti e la logica con cui si collezionano combo, vincendo una lieve diffidenza iniziale, sono funzionali ma devono essere performate con una buona consapevolezza spaziale. Finire in burrone, dopo aver fatto la macabra piroetta di turno, è molto facile. Il gioco manca di una localizzazione in italiano, aspetto quasi scontato nel panorama indie. Bello ma non bellissimo.

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Hardcore Mecha, Recensione PS4

Nella recensione di oggi vi parleremo della nostra esperienza di gioco con Hardcore Mecha, titolo testato su console PS4. Il suo sviluppo iniziava nel 2016, quando Rocket Punch, un piccolo studio indie di Beijing, decideva di creare un videogioco sul mondo dei mecha (per intenderci, i robottoni giapponesi). Questi ragazzi, per finanziare il progetto, avviavano una campagna di found raising su Kickstarter.

Probabilmente, all’epoca, nessuno tra loro si aspettava il successo che di li a poco sarebbe arrivato. In 1.959 hanno contribuito alla nascita di Hardcore Mecha (all’epoca era conosciuto come CODE: Hardcore) versando la cifra di 143.518 dollari. Di li a poco arrivarono anche i primi riconoscimenti importanti in occasione dell’anteprima del gioco avvenuta durante il Tokyo Game Show del 2016.

Tutto è partito da lì. Il resto ve lo raccontiamo noi con la nostra recensione di Hardcore Mecha, titolo, vi ricordiamo, testato su console PS4.

IL MONDO DEI ROBOT, TRA PASSATO E PRESENTE

Iniziamo la nostra recensione per PS4 di Hardcore Mecha con un po’ di nostalgia. C’erano una volta Mazinga, Goldrake, Jeeg Robot d’acciao, Daitarn 3, Voltron, Daltanius, God Sigma e forse ce ne saranno ancora a centinaia. Questa era l‘epoca dei super robot, che ha ispirato generazioni di bambini e ragazzi, adesso adulti e diventati genitori. Cartoni animati dove i protagonisti erano dei prodotti della scienza al servizio della pace e della giustizia, con l’unico compito di sconfiggere alieni e mostri disumani.

Qualcuno tra loro volava e si trasformava, dotato di armi, spade e abilità uniche e distruttive. Non stiamo parafrasando la canzone di Daitarn 3 ma vi stiamo illustrando quali sono le caratteristiche che hanno ispirato il lavoro dei ragazzi di Rocket Punch.

hardcore mecha recensione ps4

L’ispirazione tecnologica dei mecha presenti nel videogioco proviene in parte da questa epoca. In parte perchè il mondo dei super robot, con il tempo, si è evoluto e ha abbandonato progressivamente il lato bambinesco, trattando temi più maturi. Ed è su questo terreno che maturano capolavori come Evangelion, Mazinkaiser e i Cieli di Escaflowne. Anime (e non più cartoni animati) con una profondità caratteriale notevole e caratterizzati da combattimenti spettacolari, veloci e frenetici.

Hardcore Mecha riesce a cogliere il meglio di entrambi i periodi, realizzando un qualcosa che diverte e richiama alla passione verso questo mondo. Non ci sentiamo di dire che questo è un gioco rivolto principalmente agli amanti di questo genere. Magari, chi ama gli anime sui robot lo apprezzerà di più. Una cosa è certa: se cercate un platform brawler a scorrimento 2d che percorre lo stile dell’intramontabile Metal Slug, Hardcore Mecha è il gioco che fa per voi.

IL BUON VECCHIO BRAWLER NON MUORE MAI

Viene sempre il momento in una recensione in cui si deve definire un genere di un videogioco e Hardcore Mecha non si sottrae di certo a questa giudizio. Rocket Punch crea un perfetto restyle dei vecchi brawler a scorrimento 2D, anche se, il più delle volte, i modelli sembrano realizzati in 3d. Questo effetto si genera grazie alla perfetta combinazione tra la tecnica dello skeletal animation e i disegni realizzati a mano (e ovviamente renderizzati con programmi di grafica). Infatti, nonostante sia un classico gioco 2d, la dovizia dei dettagli lo rende un prodotto con un livello grafico apprezzabile.

Vi abbiamo accennato prima alla somiglianza tra Hardcore Mecha e Metal Slug. Effettivamente, Rocket Punch estrapola molto dalle meccaniche e dal meta di quest’ultimo. A partire dai collezionabili che si possono recuperare distruggendo oggetti e nemici e che si suddividono in 3 categorie: offensivi, difensivi e curativi.
Nella prima tipologia troviamo le armi di supporto che, assieme all’arma principale e a quelle corpo a corpo, costituiscono il sistema offensivo del mecha. La parte difensiva del robot, oltre allo scudo in dotazione, e supportata anche da protezioni mobili. Ovviamente il vostro mecha non è indistruttibile e per portare avanti la vostra missione avrete bisogno di cure costanti e refrigeranti per i vostri superpropulsori.

hardcore mecha recensione ps4

Il meta del gioco si basa molto sull’utilizzo degli oggetti da collezione e sono fondamentali per la riuscita della missione. Hardcore Mecha è un gioco veloce e frenetico e vi ritroverete spesso ad affrontare ondate numerose di nemici. È naturale, quindi, ricorrere a qualche aiutino extra in più.

Per il resto la formula è sempre quella dell’intramontabile genere platform brawler a scorrimento. Si va avanti, si spara, si distrugge. I propulsori danno quel pizzico di vivacità al tutto e che ricorda lo stile proprio degli anime sui robot. Menzione speciale la merita la mossa speciale in dotazione al vostro mecha. L’animazione riprodotta prima dell’esecuzione effettiva è da applausi. Vero e autentico amarcord.

I SOLITI VECCHI PROBLEMI

La longevità del gioco è più che sufficiente: 8 capitoli, suddivisi di 18 livelli, non sono numeri da poco per un platform 2d. Ve ne sono alcuni, di livelli, che vi daranno il filo da torcere. In più di un’occasione abbiamo dovuto ripetere lo stesso livello diverse volte per via dell’elevato grado di difficoltà. Ed è stato proprio durante questi momenti che ci siamo accorti del primo grande problema di Hardcore Mecha: l’arrivo della noia.

Quando si arriva verso la fine del livello e il mecha esplode a un passo dal traguardo, come le regole videoludiche insegnano, si attende di buona lena il caricamento del resume. Il problema è che si deve ripartire dal checkpoint di sezione (e non fortunatamente di livello) riguardando la scena introduttiva (il più delle volte senza possibilità di skippare), riprendere gli oggetti da collezione e i potenziamenti vari e ri-sbloccare le eventuali missioni secondarie. Capite che il ripetere questo teatrino per diverse volte fa naturalmente posizionare il dito sul tasto “ciao ciao”.

hardcore mecha recensione ps4

Anche le dinamiche base del sistema dei comandi di Hardcore Mecha presentano alcune problematiche. Come vi abbiamo anticipato il meta del gioco è quello di un platform in stile Beat ’em up caratterizzato da azione e velocità.

Ovviamente queste ultime due componenti richiedono un layout di comandi che sia reattivo e organizzato. Il robot consente di difendersi e attaccare: nel primo caso lo fa da fermo per cui la difesa in movimento non è prevista; nel secondo, si può scegliere se attaccare da fermi o in movimento.Attaccando sul posto, si guadagna una maggiore precisione con le armi da fuoco ma si diventa una facile preda. Optare per una soluzione in movimento è sicuramente più vantaggioso ma si viene penalizzati dal sistema di mira e puntamento che diventano ingestibili.

hardcore mecha recensione ps4

Ma non stiamo raccontando nulla di nuovo. Queste problematiche sono esistite sin dalla notte dei tempi (dei platform) e, purtroppo, tali sono rimaste. A rendere difficoltoso il tutto ci pensa anche la localizzazione del gioco, con testi in lingua inglese e audio con gli idiomi del sol levante. Non è un inglese tecnico e complicato, ci mancherebbe, ma ne limita comunque l’accessibilità.

LE MODALITÀ DI GIOCO

Le modalità di gioco che troverete in Hardcore Mecha sono essenzialmente 3: campagna, multigiocatore e survival. Nella modalità campagna vestirete i panni di Tarethur, un soldato mercenario inviato in una missione di recupero su Marte.

Lui ha il compito di recuperare un ufficiale sotto copertura indentificato con il nome in codice “A”. Ben presto si accorgerà che su Marte le cose non stanno andando per il verso giusto. Le forze dell’UNF stanno perdendo il controllo della colonia e un gruppo di spietati ribelli sta facendo strage di vite innocenti.

Ben presto si troverà davanti a un bivio: sposare la causa della liberazione del pianeta o portare semplicemente a termine il contratto per cui si è stati ingaggiati?.

Sinceramente la trama della storia non sembra nulla di nuovo, anche se gli amanti del genere anime sui robot apprezzeranno le sequenze narrate inserite in vari momenti del gioco.

hardcore mecha recensione ps4

Rocket Punch ha inserito in Hardcore Mecha anche la modalità multigiocatore. Qui si manifesta tutto l’animo action e frenetico del gioco, elevato alla massima potenza da quello competitivo. Potrete scegliere se giocare in locale con il classico split-screen a 4 giocatori oppure se sfidare piloti di mecha online. Se invece siete degli amanti delle sfide impossibili allora potrete tuffarvi nella modalità survival, dove si dovrà sopravvivere a delle ondate infernali di nemici. Per farlo, avrete a disposizione ben 40 modelli di mecha pronti per essere testati sul campo di battaglia.

Tra le tre modalità abbiamo apprezzato maggiormente quella survival dove vi possiamo assicurare che il vostro joypad verrà messo seriamente a dura prova.

PIÙ SEI BRAVO E PIÙ CRESCI

hardcore mecha recensione ps4

Siamo arrivati alla parte finale della nostra recensione per PS4 di Hardcore Mecha. In quest’ultima parte vi descriveremo la logica di grinding sviluppata dai ragazzi di Rocket Punch per il loro gioco. Nella prima parte, se ricordate, vi abbiamo parlato dell’importanza dei collezionabili e di come questi vengono reperiti sconfiggendo nemici e distruggendo casse e oggetti presenti sulla mappa.

Oltre a questi vengono rilasciate anche delle monete che, in base alla potenza del nemico, assumono un valore diverso di volta in volta. Queste possono essere impiegate al termine del livello, andando nella sezione dedicata, dove migliorerete i componenti del vostro mecha.

hardcore mecha recensione ps4

Si può apportare ogni genere di miglioria al vostro robot: dal sistema difesa a quello di attacco, si possono acquistare nuove armi e nuove mod. I potenziamenti sono sbloccabili in base al livello raggiunto dal vostro mecha.

La crescita è subordinata alla vostra bravura. Al termine di ogni livello viene, infatti, rilasciato un voto che tiene conto del tempo impiegato per portare a compimento lo stage, dei nemici uccisi, delle volte in cui siete morti e delle missioni secondarie portate a termine. Tutto questo servirà per il calcolo del voto finale ed è propedeutico alla crescita del vostro personaggio.

Per quanto può sembrare un sistema un po’ complesso, noi lo troviamo meritocratico. È giusto che i più bravi meritino un riconoscimento maggiore.

hardcore mecha recensione ps4

COMMENTO FINALE

Siamo arrivati ai titoli di coda della nostra recensione per PS4 di Hardcore Mecha. In definitiva, è un gioco che sa far divertire e a tratti arrabbiare. La nostra esperienza finale percorre le note di questo di questo spartito, in una continua sinusoide di emozioni.

Se da un lato gli amanti degli anime sui robot apprezzeranno tantissimo il lavoro egregio svolto dallo studio indie Rocket Punch, quelli dei brawler a scorrimento e dei platform 2D non assaggeranno nulla di nuovo. Idee brillanti che poggiano su problematiche vetuste. Il lavoro svolto dal team grafico e di design merita comunque una menzione d’onore.

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Infected Shelter, Recensione Pc

Specialmente su Pc, il mondo dello sviluppo indipendente è una vera e proprio fucina di produzioni più o meno innovative, che si muovono ondivagamente dai classici crismi di quel genere o quell’altro, a contesti completamente nuovi e, sin troppo spesso, totalmente folli. Infected Shelter, titolo sviluppato da Dark Blue Games, formato da due sole persone e di già autore della saga punta e clicca Silent Nights, recentemente uscito dall’accesso anticipato di Steam, è una produzione interessante nella sua complessiva semplicità: il titolo, per chi non lo conoscesse, è un gioco d’azione a scorrimento con elementi ruolistici e hardcore/roguelike ambientato in un mondo post-apocalittico.

Nello specifico, il giocatore rivestirà il ruolo di un sopravvissuto che combatte non morti d’ogni tipo e militari “cattivissimi” per riuscire, appunto, a sopravvivere.

TRAMA

Com’è lecito attendersi, Infected Shelter non poggerà le sue basi ludiche su di un intreccio chissà quanto sviluppato: un esercito di militari cattivissimi rapisce uno scienziato dal nostro piccolo insediamento, sorto come uno scoglio per arginare un enorme esercito di zombie affamatissimi.

Di lì, il nostro improbabile eroe, selezionabile da una schiera di sopravvissuti non particolarmente ordinari e che potranno essere sbloccati nel corso del gioco, si avventura in un periglioso viaggio alla ricerca non solo della scienziata rapita, ma anche di nuovi sopravvissuti da salvare e con cui popolare il proprio insediamento e che forniranno differenti bonus. Insediamento che purtroppo, non sarà gestibile in alcun modo durante il gioco e che non sarà parte delle caratteristiche specifiche del gameplay.

Sin dalle premesse iniziali, Infected Shelter mostra una certa leggerezza complessiva che è sicuramente apprezzabile, non solo per la scelta dei colori e per lo stile dei disegni, ma anche per la riuscita operazione di fare parodia su un tema, la post-apocalisse, che, in linea di massima, viene solitamente trattato utilizzando i colori scuri della tavolozza.

GAMEPLAY

Il titolo, come detto, sarà nulla più che un beat’em up vecchio stampo a scorrimento orizzontale e con stage procedurali, che ci vedrà alle prese con un sano button mashing vecchio stampo, ma non solo. Il nostro protagonista, oltre ad un combo base di attacchi, suddivisi tra leggeri e pesanti, potrà raccogliere varie armi d’offesa dal suolo, spesso lasciate dai nostri nemici e che avranno una loro limitata usabilità, e appoggiare la sua metodica opera di distruzione di non morti su di una serie di abilità speciali in grado di cambiare le sorti di un combattimento.

Come sottolineato, il titolo offrirà elementi ruolistici e roguelike: una volta morto, il nostro personaggio sarà andato definitivamente, ma non i nostri progressi. Infatti, procedendo alla sistematica eliminazione degli zombie, oltre all’ottenimento di vari oggetti che andranno da pozioni potenzianti a cibo utile per recuperare punti ferita, accumuleremo dei “punti infezione” che potremo spendere in determinate abilità che, una volta sbloccate, resteranno a nostra disposizione anche nel caso in cui il nostro personaggio dovesse perire.  In aggiunta, gli stessi punti potranno essere utilizzati per sbloccare determinati progetti che troveremo nel corso del gioco. Sostanzialmente, a livello meramente ludico, Infected Shelter è… finito: l’ossatura del gioco si fonderà su di una serie di stage, alcuni dei quali avranno a disposizione anche alcune biforcazioni fra cui scegliere, e che culmineranno in un boss di fine livello.

In linea di massima, il titolo presenterà una difficoltà elevata e i nemici, specialmente quelli speciali, saranno sempre piuttosto ardui da affrontare. Come detto, nel corso del gioco sbloccheremo diversi personaggi, i quali avranno caratteristiche individuali specifiche e potranno contare su differenti poteri speciali: ad esempio, il soldato disponibile all’inizio, oltre a combattere con una possente… stampella, potrà contare su di un raid di droni e su di una abilità che potenzierà la difesa. Nonostante un gameplay complessivamente dinamico e divertente, Infected Shelter cadrà velocemente nella ripetitività, specialmente da un punto di vista estetico (ci saranno pochi stage e poche varietà di nemici, specialmente per quanto concerne i boss).

Infected Shelter conta anche sul supporto di un multiplayer locale che può divenire online grazie alle possibilità offerte dal Remote Play di Steam: un’aggiunta che rende enormemente più divertente un titolo di già godibilissimo. Nonostante una generale qualità piuttosto elevata, il titolo non offrirà nessuna particolare caratteristica in grado di renderlo davvero differente dall’enorme vagonata di titoli che uniscono i dettami degli action game a scorrimento, con le classiche caratteristiche dei roguelike. Un peccato, viste anche le premesse per certi versi fuorvianti del titolo (in Infected Shelter non ci sarà nessuno… shelter!).

TECNICA

È un prodotto tecnicamente pulito e performante. Nonostante ovviamente non offra un comparto tecnico chissà quanto complicato, l’intero sistema si comporta in modo più che egregio, non mostrando mai bug tali da inficiare il complessivo fluire dell’esperienza, né tanto meno cali prestazionali vistosi che rendano difficile o poco godibile il gameplay. Un buon lavoro, in sostanza, che permette di poter fruire al button mashing senza (tanti) pensieri che Infected Shelter offre così bene all’utenza, nonostante offra in sostanza una possibilità di modificazione molto limitata dalle opzioni di gioco.

COMMENTO FINALE

Infected Shelter è un ottimo action/roguelike, in grado di divertire a lungo grazie ai suoi livelli procedurali e ai tanti oggetti e abilità da sbloccare e ottenibili, anch’essi in modo totalmente random, durante l’esperienza di gioco. Un titolo consigliato anche e soprattutto per le possibilità cooperative che, seppur di base siano limitatamente locali, divengono online grazie al Remote Play offerto da Steam.

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Annunciato Gekido Kintaro’s Revenge Premium Edition

Naps Team ed il publisher Red Art Games hanno annunciato Gekido Kintaro’s Revenge Premium Edition per PS4 e Switch.
Questa edizione fisica (pacchettizzata con lo stile dei giochi su GameBoy Advanced), includerà oltre al beat’em up che abbiamo apprezzato in digitale anche su Pc anche un artbook e degli stickers esclusivi.

Non si sa ancora la data di lancio. Ecco il cinguettio ufficiale del publisher Red Art Games su Twitter.

Announcing Gekido Kintaro’s Revenge by @NapsTeam for #PS4 and #NintendoSwitch!

Offering a Premium Edition (more value 4 the same price) :
– GameBoy Advanced packaging
– ArtBook
– Exclu Stickers
– Game

Preorders on https://t.co/cRYEbYSov2 on Thursday 2PM UTC ⏱️#switchcorps pic.twitter.com/E6iyaB8MkA

— RED ART GAMES (@REDARTGAMES) May 14, 2019

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Street of Rage 4 sarà giocabile al PAX East di Boston

Notizia interessante, anche se brevissima, su Street of Rage 4. Il nuovo capitolo della celebre e storica serie beat’em up sarà giocabile dai visitatori del PAX East 2019 di Boston che si terrà dal 28 al 31 marzo prossimi.

Lo rende noto DotEmu, publisher del titolo sviluppato da Lizardcube e Guard Crush che sarà presente allo stand (Booth) 21097. Per fine mese, quindi, ne sapremo di più.

Ecco il cinguettio dell’editore.

Great news! @Lizardcube, @Guard_Crush and ourselves are glad to announce that Streets of Rage 4 will be playable for the first time at PAX East in Boston, March 28-31 on our Booth 21097! #SOR4 pic.twitter.com/irU1IOCjrJ

— Dotemu (@Dotemu) March 8, 2019

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Gekido Kintaro’s Revenge approda su Steam il 4 marzo

Dopo aver fatto il giro di tutte le console ed essere approdato lo scorso dicembre su GOG, Gekido Kintato’s Revenge sarà disponibile anche su Steam.

Lo rende noto Naps Team, la software house indie messinese che ha sviluppato il remake del beat’em up uscito nel lontanissimo 2000 su Game Boy Advance.

Gekido: Kintaro’s Revenge mette il giocatore nei panni di un ragazzo di nome Testuo, che è addestrato alle arti marziali e viene inviato, dal proprio maestro, ad indagare su strani avvenimenti che capitano alla periferia di una grande città.
Si mormora che la gente sparisca dalle strade e che i morti tornino a camminare tra i vivi: ce n’è abbastanza per stuzzicare tanta curiosità quanta inquietudine, nel buon Tetsuo, che alla prima occasione entra in guardia e inizia a menare le mani ai criminali (e ai mostri) che si accalcano tra le schermate di gioco.

CARATTERISTICHE

Ricapitoliamo le peculiarità di Gekido,

  • 2 giocatori in modalità cooperativa
  • Diverse modalità video per giocare ed esplorare sia i livelli originali che quelli nuovi.
  • Nuova colonna sonora.
  • Nuovi filmati.
  • 2 modalità di gioco completamente nuove.
  • Tasti di opzioni video / audio e originali e nuove opzioni per personalizzare la tua esperienza.
  • Controller completamente configurabili e completamente supportati.
  • Modalità Sopravvivenza in cui 1 o 2 giocatori possono procedere attraverso una vasta gamma di livelli completamente nuovi, semplicemente dando fuoriosamente pugni e calci per sopravvivere a orde di spietati nemici.
  • Modalità caccia alla reliquia, in cui 1 o 2 giocatori possono esplorare i dungeon generati proceduralmente per trovare reliquie antiche e collezionarle.

 

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Streets of Rage 4, nuovo breve trailer ed immagini

Streets of Rage 4 torna a mostrarsi. Dopo l’annuncio, avvenuto qualche mesetto addietro, il beat’em up di DotEmu e Lizardcube si fa vedere con un breve video di gameplay e qualche immagine inedita.

Il gioco arriverà nel 2019 e ricordiamo che avrà un aspetto grafico in stile cartoon, molto lontano dalla pixel art.

Vi lasciamo al cinguettio di Lizardcube, sviluppatore del picchiaduro a scorrimento che andrà a rinvigorire una serie storica come quella di Streets of Rage. Eccolo con tanto di brevissima clip e di accenno ad un articolo di IGN che approfondisce il tutto.

And here’s a short gif/video segment of Streets of Rage 4 gameplay (as featured in the @IGN article) #SOR4 pic.twitter.com/ifeZO8qoYA

— Lizardcube (@lizardcube) December 28, 2018




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Capcom annuncia il Beat ‘Em Up Bundle per settembre

Capcom punta a far rivivere la gloriosa epopea dei beat’em up a scorrimento degli anni ’80 e ’90. La software house giapponese ha annunciato nelle scorse ore il Beat ‘Em Up Bundle che irromperà su Pc, PS4, Xbox One e Switch al prezzo di 19,99 euro il prossimo 18 settembre.
Al suo interno sette classici griffati Capcom. Troviamo Final Fight (1989); The King of Dragons (1991 Captain Commando (1991), Knights of the Round (1991), Warriors of Fate (1992), Armored Warriors (1994) e Battle Circuit (1997).

Ecco il trailer d’annuncio.

Tutti questi giochi hanno avuto grande successo nelle sale ed hanno introdotto iconici personaggi Capcom come Captai Commando, Cody, Guy e Mike Haggar da Final Fight.

Si potrà giocare in cooperativa con amici. Tutti i sette titoli nella raccolta supporteranno il multiplayer locale in cooperativa e diverse opzioni per la personalizzazione delle varie partite come il numero di vite disponibili, i “continua” e la difficoltà.

Nelle battaglie, i giocatori potranno anche “tuffarsi” in un gallerie di immagini storiche ed artwork incluse in ognuno dei titoli. Un viaggio nel tempo che include anche documenti di sviluppo, libretti di istruzione ed altro.

Ci sono anche tante immagini ad accompagnare l’annuncio. Eccole.


















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Esce oggi Ninjin: Clash of Carrots su Pc, Switch, PS4 e One

Pocket TrapModus Games hanno annunciato l’uscita di Ninjin: Clash of Carrots, nuovo beat’em up ad altissima velocità su PcNintendo SwitchPlayStation 4Xbox One. Per l’occasione è stato pubblicato anche il nuovo trailer di lancio che potete vedere in basso.

Il titolo si configura come un action ambientato in un mondo colorato ispirato al Giappone feudale, dove il giocatore impersonerà il guerriero Ninjin o la volpe Akai e dovrà lottare contro il malvagio shogun Moe. Ninjin: Clash of Carrots può vantare uno story mode robusto giocabile da soli o in coop, un elevato ritmo di gioco, profonde opzioni di personalizzazione con più di 150 armi e armature, una modalità sopravvivenza “Live TV Show” e un’elegante presentazione visiva.

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Slaps and Beans, Recensione Switch

Schiaffi, fagioli, musiche memorabili, scazzottate impossibili e le atmosfere “calde e rassicuranti” dei film con Bud Spencer e Terence Hill. Chi da bambino non si è divertito guardandoli e chi non ha legato qualche ricordo spensierato? Slaps and Beans ci fa rivivere il mito di questa “strana coppia ben assortita” grazie ad un videogioco tutto italiano.

Il titolo è arrivato, ufficialmente, il 20 aprile scorso su Steam ed ha raggiunto Nintendo Switch (e le altre console quali PS4 ed Xbox One) lo scorso 24 luglio andando a rimpinguare il novero degli “spaghetti-beat’em up” portato avanti da Gekido: Kintaro’s Revenge di Naps Team.

Lungi da noi andare a ricalcare quanto espresso egregiamente in sede di recensione della versione Pc, qui ci limitiamo ad una disanima della versione Nintendo Switch del gioco di Trinity Team e Bud Productions.

LO CHIAMAVANO TRINITA’

Slaps and Beans è un omaggio al dinamico duo formato da Bud Spencer e Terence Hill, che per trent’anni ha intrattenuto il pubblico con produzioni a basso budget ma dall’alto tasso di divertimento, battute, ironia e denuncia sociale. Tra una scazzottata e una gag, infatti, i nostri eroi difendevano i più deboli da angherie, spacconerie, malavitosi e schiavisti.

Slaps and Beans non fa altro che porre il giocatore (o i giocatori, visto che uno può impersonare Bud Spencer e l’altro Terence Hill) nei panni di questi anti-eroi tutti italiani alla (ri)scoperta delle pellicole che li hanno resi famosi in tutto il mondo. Dall’ambientazione western di Lo Chiamavano Trinità a quella più recente, come Altrimenti ci arrabbiamo, l’attività prevalente sarà quella di andare avanti a prendere schiaffoni, pugni, padellate i cattivi che ci sbarrano la strada.

Non manca lo spazio per dei mini-giochi di guida o di tempismo, come il gioco di birra e salsiccia, che risultano gradevoli per abbassare il ritmo, di tanto in tanto e far tirare il fiato su un gioco che risulterebbe, alla lunga, troppo monotono e ridondante.

NATI CON LA CAMICIA

Slaps and Beans si presenta in piena Pixel Art, realizzata a regola d’arte e che offre ben pochi difetti per essere bocciata. Anche le animazioni sono state realizzate molto bene e l’accompagnamento musicale, preso di peso da quello delle pellicole più famose che vedono protagonisti i due attori è di sicuro impatto emotivo.

Ci sono ben poche da rimarcare e criticare, in Slaps and Beans e una di queste è certamente la durata, decisamente breve, del tutto. Una questione spinosa, perché il rischio di risultare troppo lungo e ridondante è sempre dietro l’angolo e i mini-giochi non possono certo fare miracoli in tal senso. A nostro modo di vedere, il gioco è semplicemente ben orchestrato e tarato, dura il giusto ma al confronto con altre produzioni, inevitabilmente, bisogna ammettere che la sua durata, unita ad una rigiocabilità che risiede tutta nel tornare ad emulare le gesta degli attori, è estremamente soggettiva.

La versione Nintendo Switch è, né più né meno, identica alle controparti Pc e console, con il solito valore aggiunto della portabilità che permette di godere del gioco anche lontano dallo schermo del salotto o della zona di gioco.
Dato lo stile grafico, non si segnalano peggioramenti di risoluzione o di fluidità dell’azione. L’unica cosa da menzionare è la curiosa corrispondenza di posizione dei comandi, che va in controtendenza con l’usanza di affidare al tasto A del pad della console Nintendo il comando per proseguire e al tasto B il comando per tornare indietro sulle proprie decisioni.
Qui, in sostanza, funziona tutto al contrario e non è cosa da poco per chi è abituato alla normalità.

COMMENTO FINALE

Bud Spencer and Terence Hill Slaps and Beans è un videogioco picchiaduro di scorrimento che si rifà alle pietre miliari del genere, molto in voga negli anni ‘90. Ispirandosi a titoli quali Double Dragon, Metal Slug, Batman The Movie e tanti altri, offre al giocatore una breve ma intensa carrellata di omaggi alle pellicole di Bud Spencer e Terence Hill, accompagnati dalle più iconiche colonne sonore che hanno segnato almeno quattro generazioni di spettatori.

Visivamente stiamo parlando di una gestione della pixel art ai limiti della perfezione e sono molto buone anche le animazioni di protagonisti e comparse. Nemmeno i fondali sembrano essere realizzati con poca cura e questo alza l’asticella della qualità a livelli di eccellenza.

Joypad alla mano si parla di controlli semplicissimi e di facile utilizzo. Giocando in due giocatori sullo stesso schermo, tutta la magia degli anni ‘90 di scazzottare in compagnia riprende vita e si può far meglio in quanto a mosse speciali e situazioni degne dei film dei due famosi attori omaggiati in questa produzione.

La versione Switch, come sempre, si distingue dalle altre per l’eccellente gestione del gioco in portabilità, sul piccolo schermo, sia che si giochi da soli oppure in compagnia. Merito anche della pixel art, il passaggio da grande a piccola schermata non è deludente ma sempre all’altezza. L’unica piccolezza che ci ha messo un po’ in crisi è stata quella di constatare che, su piattaforma Nintendo, contrariamente alla norma di tutti i giochi, si conferma con il tasto B e si ritorna indietro con quello A: segno che i comandi sono stati importati di peso dalle versioni Pc e console da salotto, senza badare al nome del pulsante.

 

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Slaps and Beans, trailer di lancio per la versione console

Tutto pronto per il debutto su console di Slaps and Beans. Già uscito su Pc, il beat’em up in pixel art dedicato a Bud Spencer e Terence Hill sarà disponibile da domani, 24 luglio, su PS4, Xbox One e Switch.

Per l’occasione, Trinity Team – il team indie che sviluppa e supporta il titolo – ha pubblicato il trailer di lancio. Qui, invece, c’è la nostra recensione del gioco su Pc. La versione per computer ci colpì positivamente per l’ottimo aspetto e la buonissima varietà di azione nonché per la colonna sonora che include diversi brani dei numerosi film che hanno visto i due attori protagonisti. Tutte caratteristiche che ritroveremo anche su console.

Vi lasciamo al video. Buona visione.

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Gekido Kintaro’s Revenge debutta la settimana prossima su Xbox One

Prima su Switch, poi su PS4 adesso Gekido Kintaro’s Revenge si dirige su Xbox One. Il beat’em up di Naps Team arriverà il prossimo 13 luglio sull’ammiraglia Microsoft.

Lo rende noto la stessa software house indie siciliana con questo post su Facebook.

Ricordiamo che si tratta di un remake del titolo originale uscito nel lontano 2002 su Game Boy Advance. Questa versione includerà un livello in più della modalità Relic Hunt, una delle aggiunte di questa remastered.

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Barack Fu: The Adventures of Dirty Barry, svelato un segreto dietro Shaq Fu: A Legend Reborn

A sorpresa, è stato svelato un interessante segreto dietro le copie fisiche di Shaq Fu: A Legend Reborn: pare, infatti, che ogni copia del suddetto titolo contenga… un altro gioco! Intitolato Barack Fu: The Adventures of Dirty Barry, esso è disponibile da oggi su PlayStation 4Xbox OnePcNintendo Switch per il download gratuito da parte degli acquirenti di Shaq Fu in versione fisica (come esclusiva temporanea), con tanto di trailer dedicati in basso.








Si tratta di un gioco creato in via indipendente, con un eroe completamente nuovo, dichiaratamente ispirato alle fattezze dell’ex-presidente americano Barack Obama. Lo stile, ovviamente, è lo stesso del folle Shaq Fu, quindi aspettatevi letteralmente di tutto e di più.

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Creepy Road debutta oggi su Steam

Groovy Milk annuncia l’esordio odierno di Creepy Road. Il beat’em up debutta su Steam per Windows e Mac al prezzo di 9,99 euro ed in sconto del 10% nel corso della prima settimana.

“Abbiamo sempre amato i giochi a scorrimento orizzontale in 2D come Metal Slug, Contra e Comix Zone –  afferma Ilia Polutis, art director di Groovy Milk – così, quando abbiamo iniziato a pensare a come sarebbe stato il nostro primo gioco, già sapevamo a quale genere sarebbe appartenuto. Abbiamo voluto riportare in vita le atmosfere old-school rinnovandole con uno stile moderno, una cura maniacale per l’aspetto artistico e tanti personaggi divertenti e memorabili”.

Più dettagli a questo nostro indirizzo.

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