Fury Unleashed, la recensione PS4

Fury Unleashed, il nuovo gioco di Awesome Games Studio, ha attirato subito il nostro interesse, invocando la nostra recensione per console PS4. La software house polacca approda sulla console di casa Sony dopo essersi fatta le ossa dapprima su Xbox e poi su Steam. La gavetta, se così la si può definire, è servita. Fury Unleashed è una interessante e originale reinterpretazione di un genere, quello dei action platform, il più inflazionato della storia del gaming. Ci vuole, comunque, sempre il dovuto rispetto. Capolavori come Super Mario, Sonic e Metal Slug hanno ispirato generazioni di videogiocatori, sia su console che nelle sale giochi di tutto il mondo.

Awesome Games Studio riesce, però, a creare la tanto ambita “novità” e lo fa creando delle contaminazioni tra generi molto interessanti. Attingendo alle meccaniche RPG, inserisce uno skill tree e il concetto di progressione e crescita. Il nostro Fury diventerà sempre più forte anche grazie ai punti esperienza maturati e le armi ed equipaggiamento ottenuti. Il sistema dei comandi, estremamente reattivo, segue il gameplay sui binari dell’azione e della frenesia.

Fury Unleashed recensione ps4

Il gioco non è localizzato in italiano anche se non incontrerete difficoltà enormi nella comprensione generale del gioco. La storia e la trama di Fury Unleashed sono delle componenti accessorie rispetto le dinamiche del gameplay. Molto interessante è la modalità co-op (solo in locale e non online), anche se difficilmente la preferirete al classico single player. La difficoltà scalabile rappresenta, da sempre, la vera sfida per gli amanti del genere. La quantità dei contenuti extra offerti, tra bonus stage, sfide in-game e inediti backstage, migliora molto l’esperienza di gioco, allontanando l’ombra della monotonia.

Adesso non ci resta che raccontarvi la nostra esperienza di gioco con Fury Unleashed, sulle note della nostra recensione della versione per console PS4.

UN GAMEPLAY COMBO-LIKE

Iniziamo la nostra recensione PS4 di Fury Unleashed parlando subito del gameplay e delle sue caratteristiche principali. Il nuovo gioco di Awesome Games Studio si presenta, sin dai primi istanti, carico di azione e di frenesia. Mostri mutaforma provenienti da antichi rituali Maya, interi eserciti di truppe di nazi fasciste e orribili creature aliene ci renderanno la vita un inferno nel corso dei dodici livelli.

La meccanica di gameplay di Fury Unleashed è quella tipica di un action platform. Fare “piazza pulita” dei nemici, evitando le varie trappole infernali. Sopravvivere, però, non sarà per niente facile, soprattutto se iniziate il gioco in modalità hard. Ed è qui che si concretizza il primo colpo di genio del gameplay: la joint-venture combo/salute.

Ad ogni nemico abbattuto si incrementa il contatore delle combo. Al raggiungimento del numero 5, il nostro Fury viene pervaso da una aura di energia, che funziona anche da scudo temporaneo. Oltre a questo, quando si raggiungono le 5 e più combo, più si picchia (e si uccide) e più ci si cura. I cadaveri dei nostri nemici rilasceranno delle sfere di sangue, utili per curarsi.

Come vedete, è proprio il gameplay a richiamare azione e frenesia, anchè perché altrimenti si finisce al creatore. Il creare, però, un legame biunivoco tra combo e cure è un puro colpo di genialità. Ma le sorprese non finiscono qui.

Fury Unleashed recensione ps4

Vi abbiamo detto di come il gioco sia difficile, soprattutto se lo si inizia in modalità Hard. Preparatevi a morire un numero indefinito di volte, al punto da cominciare a dubitare delle vostre facoltà di gamer. E qui si concretizza il secondo colpo di genio, caratteristica tipica di un roguelike: ad ogni respawn il level design cambia. Sebbene i nemici siano sempre gli stessi, cambia la loro disposizione.

Le vignette sulla famosa tavola cambiano la loro disposizione, offrendo la possibilità di leggere un fumetto sempre inedito. In chiave gameplay, Fury Unleashed sconfigge la monotonia che affligge il genere degli action platform.

NON CHIAMATELO SOLO PLATFORM

Sebbene Fury Unleashed rientra di diritto nella categoria degli action platform, con una spiccata vena roguelike alla Dead Cells e Rogue Legacy, c’è molto di più in questo gioco. Vi abbiamo già parlato delle meccaniche combo/cura e del respawn, due veri punti di forza del gioco. Adesso è il turno di dare un’occhiata a quella contaminazione RPG, introdotta nelle battute iniziali della nostra recensione PS4 di Fury Unleashed.

Siamo abituati oggi a vedere sempre più spesso dinamiche ruolistiche in generi del tutto inediti. Il roguelike porta con sé delle “pillole amare” come la morte permanente (conosciuta come permadeath) e la generazione di mappe casuali. L’introduzione dello skill tree e di un sistema di progressione del personaggio, sono quelle contaminazioni che le indorano.

Tutto merito dell’enorme varietà di potenziamenti e perk da sbloccare, che invogliano il giocatore a migliorare e migliorarsi. In quest’ottica rientra di prepotenza il meccanismo delle combo. Seguendo la stessa logica delle cure, più nemici cadono sotto i nostri colpi e più sfere di inchiostro e monete d’oro si collezionano. Concentrandoci sulle prime, queste serviranno per sbloccare i potenziamenti prima citati, popolando sempre di più il nostro skill tree.

Fury Unleashed recensione ps4

Anche le monete hanno la loro importanza. Il level design di Fury Unleashed offre una miriade di NPC amici che vi aiuteranno in cambio di qualcosa. Nuove armi ed equipaggiamenti, potranno essere sbloccati pagando una determinata somma di denaro. Ovviamente il potenziamento non è temporaneo e vi accompagnerà sino alla fine della vostra avventura.

Definirlo un semplice action platform, a nostro avviso, è riduttivo. Awesome Games Studio dimostra come un genere così inflazionato, a oltre 30 anni dalla sua prima apparizione ha ancora molto da dire. Le contaminazioni, si sa, al giorno d’oggi sono quasi naturali nel mondo dei videogiochi. In ottica next-gen Fury Unleashed si ritaglia, con merito, uno spazietto.

METAL SLUG REMAKE?

Questa software house polacca ha avuto coraggio con Fury Unleashed, bisogna riconoscerlo. Quando si parla di videogiochi si ragiona per termini di paragone. In questa ottica il gameplay di Fury Unleashed, per certi aspetti, ricorda quello di Metal Slug. La logica del looting di armi e potenziamenti in-game è molto simile. Più che similitudini, però, oseremo di dire che Awesome Games Studio raccoglie l’eredità della saga prodotta da SNK Playmore.

Metal Slug era uno sparatutto a scorrimento sinistra-destra, con un level design accessorio ma non funzionale al gameplay. Il looting serviva solo a potenziare il personaggio, senza alcuna logica RPG dietro. Era pura azione e frenesia, perfetta per la sala giochi, un po’ meno per il gaming da salotto. Erano altri tempi, che ricordiamo con rispetto e nostalgia.

Fury Unleashed recensione ps4

Fury Unleashed è un inno a quei tempi, un perfetto ritorno di fiamma che crea un ponte di congiunzione tra passato e presente. Si vede moltissimo di Metal Slug, anche nello stile grafico utilizzato. Il cartooncomics style è un chiaro riferimento alla famosa saga di SNK Playmore. Questa, però, è resa ancora più funzionale grazie al level design scelto in Fury Unleashed. I classici stage di un platform si trasformano in vignette di un albo a fumetti.

Ci si allontana, quindi, dalla sola logica dello scorrimento sinistra-destra, sperimentando anche una top-down con tanto di spostamento rapido. Le dinamiche RPG consentono, inoltre, di costruire una build che permette di specializzare il nostro personaggio e lo stile di gioco. Possiamo decidere, per esempio, se privilegiare la velocità di ricarica dell’arma o la quantità e la qualità del looting. In tutto questo sarà fondamentale “far fiorire” il vostro skill tree, connesso alla qualità del vostro gameplay e, quindi, al numero di combo che collezionate.

Fury Unleashed recensione ps4

COMMENTO FINALE

Concludiamo la nostra recensione per console PS4 di Fury Unleashed tracciando un sunto della nostra esperienza. Ci siamo divertiti, come non succedeva da diverso tempo a questa parte. Il gameplay è coinvolgente e ricorda tanto il buon vecchio Metal Slug. Awesome Games Studio, secondo noi, è riuscita a crearne il suo erede legittimo. Ne ha complicato le meccaniche, complice anche la scelta delle dinamiche del rogulike. Il gioco, in generale, è difficile ma il sistema di comandi reattivo e dinamico, unito all’enorme varietà dei contenuti offerti, vi farà dimenticare il permadeath e gli “infiniti” respawn.

Ci sarebbe piaciuto giocarlo con qualcun altro, magari con qualche nostro amico di PSN, ma questo non è stato possibile. Gli sviluppatori, probabilmente anche per questioni economiche, hanno preferito optare per un multigiocatore locale e non online. Non potendo condividere la nostra esperienza, ci siamo impegnati nel migliorare il nostro record personale, come si faceva ai vecchi tempi dei cabinati.

Awesome Games Studio guarda ai platform classici con rispetto, dimostrando, con intelligenza e metodo, che il genere non è sulla via del tramonto. Anzi, tutt’altro. Vi aspettiamo sulle next-gen.

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Bloodroots, Recensione PS4

Vi parleremo di Bloodroots, raccontandovi, nella nostra recensione della versione PS4, una storia fatta di azione, tanta violenza gratuita e il tutto condito con una malsana e irriverente ironia. Paper Cult, uno studio di indie di stanza a Montreal, ha deciso di scendere in campo presentando un’evoluzione dei buoni e vecchi beat’em up.

Loro amano definirli fast-paced action games, giochi basati su azioni frenetiche e mosse spettacolari. Dopo la nostra esperienza di gioco, secondo noi Bloodroots potrebbe rientrare in un’ennesima sotto categoria, platform fast-paced action games. La scelta di unire componenti platform in un gioco basato su combo frenetiche è una scelta azzardata. I due meta, come la storia dei videogames insegna, viaggiano a due velocità diverse. Paper Cult ha forse fatto il passo più lungo della gamba?

Se volete scoprirlo non vi resta che restare con noi e con la nostra recensione di Bloodroots, titolo, vi ricordiamo, giocato nella sua versione per console PS4.

UNA SVELTA VENDETTA

Iniziamo la nostra recensione della versione per PS4 di Bloodroots, all’insegna della parola vendetta, concetto che meglio descrive e accompagna la scorrere degli eventi di gioco. Per mettere in atto i suoi folli piani il villain di turno, Mr. Wolf, stermina il villaggio del nostro protagonista. Non contento, finisce con un colpo di pistola e uno di ascia il nostro alter-ego in gioco.

La voglia di vendetta è, però, un qualcosa che riesce a fare miracoli e far tornare i morti nel regno dei vivi. Adesso tra voi e Mr. Wolf vi sono solo 3 atti di intense emozioni, all’insegna della violenza gratuita e tanto sangue. Dovete solo avere un po’ di pazienza con i dialoghi, localizzati in lingua inglese. Purtroppo il mondo indie, sviluppando videogiochi in regime di risparmio, taglia molto sui costi di traduzione.

Bloodroots recensione ps4

Come abbiamo esordito nella premessa della nostra recensione per PS4 di Bloodroots, il gioco rientra all’interno del genere fast-paced action games, che tradotto significa frenetico gioco d’azione. Ci aspettavamo quindi un gioco molto veloce, che sa essere frenetico quanto basta, pieno zeppo di combo e mosse speciali concatenate e con delle animazioni a tema (in stile fatality di Mortal Kombat).

Alcune di queste componenti le abbiamo ritrovate in Bloodroots. La velocità delle azioni e la frenesia sono i due pilastri portanti del meta del gioco. Non abbiamo, invece, ritrovato il meccanismo delle combo a catena come ce lo aspettavamo noi. Queste sono legate al concetto di uccisione e non di colpo messo a segno. La parte bella e originale di Bloodroots è proprio questa.

Bloodroots recensione ps4

La potremo quasi definire una macabra fantasia, quella appunto di studiare nuovi modi originali per ammazzare i nostri avversari presenti sul terreno di gioco. Tutto può trasformarsi in arma, anche perché tutto (o quasi), investito dalla nostra potenza distruttiva, finisce in mille pezzi rilasciando oggetti utilizzabili. Il nostro personaggio è solo in grado di sferrare un pugno che, se ben assestato, è in grado di mandare K.O. il nemico di turno. Ma ne può dare solo uno e quindi diventa facile preda in caso di gruppi di nemici.

Vi vengono in aiuto gli oggetti presenti sulla mappa, che si possono suddividere in armi e oggetti ibridi. I primi rappresentano il vero e forse l’unico modo efficace per scatenare la vostra potenza distruttiva. Ce ne sono di diversi tipi e man mano che avanzate con i livelli ne scoprirete sempre di nuove. Le armi vi permettono di generare un danno in grado di coprire un’area che varia a seconda della tipologia dell’arma.

Bloodroots recensione ps4

Vi sono le spade che, per esempio, vi permettono di ripulire la zona con dei movimenti in linea retta super-veloci. Vi sono, invece, le catene che generano un vortice distruttivo in grado di coprire un’area piuttosto grande. Gli oggetti ibridi, a differenza delle armi, sono versatili e si trasformano, se la situazione lo richiede, in strumenti offensivi. In linea di massima il loro scopo è quello di farvi raggiungere aree sopraelevate, coprire lunghe distanze e liberare spazi.

Ma attenzione, non è tutto oro quello che luccica. I vostri oggetti, che siano essi armi o ibridi, hanno una durata limitata. La vostra abilità di perfetti assassini vi costringerà ad analizzare lo scenario di gioco per capire come impostare la perfetta strategia della morte. Ora non ci sentiamo di dire che è facile diventare oggetto-dipendenti, limitando il gameplay alla ricerca ossessivo compulsiva di armi e surrogati di esse. Invero, non ci sentiamo nemmeno di smentire del tutto questa affermazione. Vi sono delle sequenze in cui la concentrazione di nemici è importante dove il semplice vostro pugno rischia di essere un biglietto di sola andata per l’inferno.

UN PLATFORM O UN BEAT’EM UP?

Se rispondessimo a questa domanda dicendovi “entrambi” non commetteremmo di certo un errore. La natura frenetica ed action, che ricorda i tanto amati beat’em up è viva e presente. Il level design, allo stesso tempo, rievoca in noi quell’amore intramontabile verso i platform. I vari stage sono piuttosto eterogenei tra loro. Difficilmente troverete delle situazioni “riciclate” da precedenti livelli, rendendo l’esperienza mai ripetitiva.

Sorgono però due problematiche nel far convivere questi due generi assieme. Il primo problema è dato dalla natura estremamente veloce del gioco, definita dagli sviluppatori stessi fast-paced. Il design della mappa si sviluppa anche in altezza ma le sue “limitazioni” non sono sempre ben identificate e visibili.

È molto facile, mentre ci esibiamo in mirabolanti e folli combo, finire in un burrone senza nemmeno accorgersi che li ce ne era uno. Colpa sicuramente della troppa voglia di vedere aumentare quel numerino, quello che conta il numero delle uccisioni, e migliorare il nostro posizionamento nella leaderboard mondiale.

Bloodroots recensione ps4

Noi, però, una parte di responsabilità la addossiamo anche allo stile di design utilizzato in Bloodroots. Il cartoon style molto simile a quello della serie animata Netflix Samurai Warrior, entra in contrasto con la visuale isometrica utilizzata. Questa evidenzia sicuramente la natura multipiano del level design, grazie al gioco di ombre e luci, nel contempo, però, appiattisce le zone di profondità. Per questo, e per il precedente motivo, terminare le nostre evoluzioni “giù per un fosso” è una cosa che dobbiamo mettere in conto.

Queste due problematiche appena evidenziate danno vita al vero grande problema che affligge Bloodroots, insito nella logica del respawn. Ad ogni colpo e/o tuffo nel vuoto si finisce al creatore e si ri-inizia dal nostro ultimo checkpoint. Immaginate di re-iterare questo ciclo per diverse volte, inventare nuovi modi per superare lo stage e miseramente fallire perché avete esagerato con le vostre evoluzioni e non avete visto il burrone di turno. Questa lacuna, a nostro avviso evitabile da parte di Paper Cult, penalizza molto l’esperienza di gioco.

Bloodroots recensione ps4

Nell’equilibrio dei due generi, il platform e l’action frenetico, il secondo domina la scena. Non sottovalutate però neanche il primo. Gli stage possono nascondere dei segreti, identificati da un lupo di colore nero. Questi, oltre a influire sul punteggio di fine livello, servono anche per rilasciare l’unica mod presente nel gioco, un copricapo a tema.

Questo cappello fornisce al personaggio un miglioramento delle prestazioni in battaglia. Stranamente gli sviluppatori hanno deciso di abilitare questo upgrade solamente nei livelli già completati e non in quelli ancora da affrontare. Onestamente non ne capiamo il senso di questa scelta.

Bloodroots recensione ps4

COMMENTO FINALE

La nostra recensione della versione per console PS4 di Bloodroots si conclude qui. A margine del nostro lavoro possiamo dire che siamo piacevolmente soddisfatti dal lavoro svolto da Paper Cult. Ancora una volta le cose che divertono sono sempre quelle più semplici. Il gameplay, basato sulla dinamica del “killo tutto quello che trovo sulla mia strada” unita a delle logiche tipicamente platform, riesce a intrattenere ma non a sorprendere. Il nostro database videoludico è piuttosto ampio e di giochi simili a questo ne abbiamo già visti qualcuno. Lo stile ironico che accompagna l’escalation di violenza è comunque un bella trovata e ne diventa il marchio di fabbrica.

Dal punto di vista tecnico vi sono delle defezioni che fanno parte dell’infrastruttura del meta stesso. Mixare due generi, il platform e l’action frenetico, è pericoloso per via della loro natura profondamente diversa. Il level design, infatti, soffre questo dualismo identitario. Le animazioni dei movimenti e la logica con cui si collezionano combo, vincendo una lieve diffidenza iniziale, sono funzionali ma devono essere performate con una buona consapevolezza spaziale. Finire in burrone, dopo aver fatto la macabra piroetta di turno, è molto facile. Il gioco manca di una localizzazione in italiano, aspetto quasi scontato nel panorama indie. Bello ma non bellissimo.

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Hardcore Mecha, Recensione PS4

Nella recensione di oggi vi parleremo della nostra esperienza di gioco con Hardcore Mecha, titolo testato su console PS4. Il suo sviluppo iniziava nel 2016, quando Rocket Punch, un piccolo studio indie di Beijing, decideva di creare un videogioco sul mondo dei mecha (per intenderci, i robottoni giapponesi). Questi ragazzi, per finanziare il progetto, avviavano una campagna di found raising su Kickstarter.

Probabilmente, all’epoca, nessuno tra loro si aspettava il successo che di li a poco sarebbe arrivato. In 1.959 hanno contribuito alla nascita di Hardcore Mecha (all’epoca era conosciuto come CODE: Hardcore) versando la cifra di 143.518 dollari. Di li a poco arrivarono anche i primi riconoscimenti importanti in occasione dell’anteprima del gioco avvenuta durante il Tokyo Game Show del 2016.

Tutto è partito da lì. Il resto ve lo raccontiamo noi con la nostra recensione di Hardcore Mecha, titolo, vi ricordiamo, testato su console PS4.

IL MONDO DEI ROBOT, TRA PASSATO E PRESENTE

Iniziamo la nostra recensione per PS4 di Hardcore Mecha con un po’ di nostalgia. C’erano una volta Mazinga, Goldrake, Jeeg Robot d’acciao, Daitarn 3, Voltron, Daltanius, God Sigma e forse ce ne saranno ancora a centinaia. Questa era l‘epoca dei super robot, che ha ispirato generazioni di bambini e ragazzi, adesso adulti e diventati genitori. Cartoni animati dove i protagonisti erano dei prodotti della scienza al servizio della pace e della giustizia, con l’unico compito di sconfiggere alieni e mostri disumani.

Qualcuno tra loro volava e si trasformava, dotato di armi, spade e abilità uniche e distruttive. Non stiamo parafrasando la canzone di Daitarn 3 ma vi stiamo illustrando quali sono le caratteristiche che hanno ispirato il lavoro dei ragazzi di Rocket Punch.

hardcore mecha recensione ps4

L’ispirazione tecnologica dei mecha presenti nel videogioco proviene in parte da questa epoca. In parte perchè il mondo dei super robot, con il tempo, si è evoluto e ha abbandonato progressivamente il lato bambinesco, trattando temi più maturi. Ed è su questo terreno che maturano capolavori come Evangelion, Mazinkaiser e i Cieli di Escaflowne. Anime (e non più cartoni animati) con una profondità caratteriale notevole e caratterizzati da combattimenti spettacolari, veloci e frenetici.

Hardcore Mecha riesce a cogliere il meglio di entrambi i periodi, realizzando un qualcosa che diverte e richiama alla passione verso questo mondo. Non ci sentiamo di dire che questo è un gioco rivolto principalmente agli amanti di questo genere. Magari, chi ama gli anime sui robot lo apprezzerà di più. Una cosa è certa: se cercate un platform brawler a scorrimento 2d che percorre lo stile dell’intramontabile Metal Slug, Hardcore Mecha è il gioco che fa per voi.

IL BUON VECCHIO BRAWLER NON MUORE MAI

Viene sempre il momento in una recensione in cui si deve definire un genere di un videogioco e Hardcore Mecha non si sottrae di certo a questa giudizio. Rocket Punch crea un perfetto restyle dei vecchi brawler a scorrimento 2D, anche se, il più delle volte, i modelli sembrano realizzati in 3d. Questo effetto si genera grazie alla perfetta combinazione tra la tecnica dello skeletal animation e i disegni realizzati a mano (e ovviamente renderizzati con programmi di grafica). Infatti, nonostante sia un classico gioco 2d, la dovizia dei dettagli lo rende un prodotto con un livello grafico apprezzabile.

Vi abbiamo accennato prima alla somiglianza tra Hardcore Mecha e Metal Slug. Effettivamente, Rocket Punch estrapola molto dalle meccaniche e dal meta di quest’ultimo. A partire dai collezionabili che si possono recuperare distruggendo oggetti e nemici e che si suddividono in 3 categorie: offensivi, difensivi e curativi.
Nella prima tipologia troviamo le armi di supporto che, assieme all’arma principale e a quelle corpo a corpo, costituiscono il sistema offensivo del mecha. La parte difensiva del robot, oltre allo scudo in dotazione, e supportata anche da protezioni mobili. Ovviamente il vostro mecha non è indistruttibile e per portare avanti la vostra missione avrete bisogno di cure costanti e refrigeranti per i vostri superpropulsori.

hardcore mecha recensione ps4

Il meta del gioco si basa molto sull’utilizzo degli oggetti da collezione e sono fondamentali per la riuscita della missione. Hardcore Mecha è un gioco veloce e frenetico e vi ritroverete spesso ad affrontare ondate numerose di nemici. È naturale, quindi, ricorrere a qualche aiutino extra in più.

Per il resto la formula è sempre quella dell’intramontabile genere platform brawler a scorrimento. Si va avanti, si spara, si distrugge. I propulsori danno quel pizzico di vivacità al tutto e che ricorda lo stile proprio degli anime sui robot. Menzione speciale la merita la mossa speciale in dotazione al vostro mecha. L’animazione riprodotta prima dell’esecuzione effettiva è da applausi. Vero e autentico amarcord.

I SOLITI VECCHI PROBLEMI

La longevità del gioco è più che sufficiente: 8 capitoli, suddivisi di 18 livelli, non sono numeri da poco per un platform 2d. Ve ne sono alcuni, di livelli, che vi daranno il filo da torcere. In più di un’occasione abbiamo dovuto ripetere lo stesso livello diverse volte per via dell’elevato grado di difficoltà. Ed è stato proprio durante questi momenti che ci siamo accorti del primo grande problema di Hardcore Mecha: l’arrivo della noia.

Quando si arriva verso la fine del livello e il mecha esplode a un passo dal traguardo, come le regole videoludiche insegnano, si attende di buona lena il caricamento del resume. Il problema è che si deve ripartire dal checkpoint di sezione (e non fortunatamente di livello) riguardando la scena introduttiva (il più delle volte senza possibilità di skippare), riprendere gli oggetti da collezione e i potenziamenti vari e ri-sbloccare le eventuali missioni secondarie. Capite che il ripetere questo teatrino per diverse volte fa naturalmente posizionare il dito sul tasto “ciao ciao”.

hardcore mecha recensione ps4

Anche le dinamiche base del sistema dei comandi di Hardcore Mecha presentano alcune problematiche. Come vi abbiamo anticipato il meta del gioco è quello di un platform in stile Beat ’em up caratterizzato da azione e velocità.

Ovviamente queste ultime due componenti richiedono un layout di comandi che sia reattivo e organizzato. Il robot consente di difendersi e attaccare: nel primo caso lo fa da fermo per cui la difesa in movimento non è prevista; nel secondo, si può scegliere se attaccare da fermi o in movimento.Attaccando sul posto, si guadagna una maggiore precisione con le armi da fuoco ma si diventa una facile preda. Optare per una soluzione in movimento è sicuramente più vantaggioso ma si viene penalizzati dal sistema di mira e puntamento che diventano ingestibili.

hardcore mecha recensione ps4

Ma non stiamo raccontando nulla di nuovo. Queste problematiche sono esistite sin dalla notte dei tempi (dei platform) e, purtroppo, tali sono rimaste. A rendere difficoltoso il tutto ci pensa anche la localizzazione del gioco, con testi in lingua inglese e audio con gli idiomi del sol levante. Non è un inglese tecnico e complicato, ci mancherebbe, ma ne limita comunque l’accessibilità.

LE MODALITÀ DI GIOCO

Le modalità di gioco che troverete in Hardcore Mecha sono essenzialmente 3: campagna, multigiocatore e survival. Nella modalità campagna vestirete i panni di Tarethur, un soldato mercenario inviato in una missione di recupero su Marte.

Lui ha il compito di recuperare un ufficiale sotto copertura indentificato con il nome in codice “A”. Ben presto si accorgerà che su Marte le cose non stanno andando per il verso giusto. Le forze dell’UNF stanno perdendo il controllo della colonia e un gruppo di spietati ribelli sta facendo strage di vite innocenti.

Ben presto si troverà davanti a un bivio: sposare la causa della liberazione del pianeta o portare semplicemente a termine il contratto per cui si è stati ingaggiati?.

Sinceramente la trama della storia non sembra nulla di nuovo, anche se gli amanti del genere anime sui robot apprezzeranno le sequenze narrate inserite in vari momenti del gioco.

hardcore mecha recensione ps4

Rocket Punch ha inserito in Hardcore Mecha anche la modalità multigiocatore. Qui si manifesta tutto l’animo action e frenetico del gioco, elevato alla massima potenza da quello competitivo. Potrete scegliere se giocare in locale con il classico split-screen a 4 giocatori oppure se sfidare piloti di mecha online. Se invece siete degli amanti delle sfide impossibili allora potrete tuffarvi nella modalità survival, dove si dovrà sopravvivere a delle ondate infernali di nemici. Per farlo, avrete a disposizione ben 40 modelli di mecha pronti per essere testati sul campo di battaglia.

Tra le tre modalità abbiamo apprezzato maggiormente quella survival dove vi possiamo assicurare che il vostro joypad verrà messo seriamente a dura prova.

PIÙ SEI BRAVO E PIÙ CRESCI

hardcore mecha recensione ps4

Siamo arrivati alla parte finale della nostra recensione per PS4 di Hardcore Mecha. In quest’ultima parte vi descriveremo la logica di grinding sviluppata dai ragazzi di Rocket Punch per il loro gioco. Nella prima parte, se ricordate, vi abbiamo parlato dell’importanza dei collezionabili e di come questi vengono reperiti sconfiggendo nemici e distruggendo casse e oggetti presenti sulla mappa.

Oltre a questi vengono rilasciate anche delle monete che, in base alla potenza del nemico, assumono un valore diverso di volta in volta. Queste possono essere impiegate al termine del livello, andando nella sezione dedicata, dove migliorerete i componenti del vostro mecha.

hardcore mecha recensione ps4

Si può apportare ogni genere di miglioria al vostro robot: dal sistema difesa a quello di attacco, si possono acquistare nuove armi e nuove mod. I potenziamenti sono sbloccabili in base al livello raggiunto dal vostro mecha.

La crescita è subordinata alla vostra bravura. Al termine di ogni livello viene, infatti, rilasciato un voto che tiene conto del tempo impiegato per portare a compimento lo stage, dei nemici uccisi, delle volte in cui siete morti e delle missioni secondarie portate a termine. Tutto questo servirà per il calcolo del voto finale ed è propedeutico alla crescita del vostro personaggio.

Per quanto può sembrare un sistema un po’ complesso, noi lo troviamo meritocratico. È giusto che i più bravi meritino un riconoscimento maggiore.

hardcore mecha recensione ps4

COMMENTO FINALE

Siamo arrivati ai titoli di coda della nostra recensione per PS4 di Hardcore Mecha. In definitiva, è un gioco che sa far divertire e a tratti arrabbiare. La nostra esperienza finale percorre le note di questo di questo spartito, in una continua sinusoide di emozioni.

Se da un lato gli amanti degli anime sui robot apprezzeranno tantissimo il lavoro egregio svolto dallo studio indie Rocket Punch, quelli dei brawler a scorrimento e dei platform 2D non assaggeranno nulla di nuovo. Idee brillanti che poggiano su problematiche vetuste. Il lavoro svolto dal team grafico e di design merita comunque una menzione d’onore.

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