Call of Duty: Vanguard, recensione Xbox - IlVideogioco.com


Ormai le cose che aspettiamo tutti gli anni sono poche: Babbo Natale e il nuovo Call of Duty. La serie di Activision Blizzard è rimasta una delle poche ad avere una release fissata per ogni trimestre di fine anno. Il 2021 non è da meno e Sledgehammer Games porta nelle nostre case Call of Duty: Vanguard, titolo che ci tornerà a parlare degli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale.

Stavolta vivremo le gesta di un ristretto gruppo di soldati scelti, con quasi niente in comune. Nemmeno la provenienza. Curiosi di scoprire se il nuovo fps è all’altezza del suo nome? Scopriamo nella recensione della versione Xbox Series X di Call of Duty: Vanguard. Il quale, vi ricordiamo, è disponibile anche su Pc, PS4, PS5 e Xbox One. Buona lettura.

C’ERANO UN INGLESE, UN AMERICANO, UN AUSTRALIANO E UNA RUSSA…

Sembra l’inizio di una barzelletta, ma è proprio questo l’incipit di Call of Duty: Vanguard. Nell’ultima fatica di Sledgehammer Games non vedremo la guerra dai classici fronti, ma faremo parte di un team segreto di uomini scelti provenienti da diverse nazioni con lo scopo di impossessarsi di documenti confidenziali dei nazisti. La narrazione non è lineare ma alternerà momenti “presenti” a flashback che serviranno a raccontarci il passato dei membri della Task Force.

Polina Petrova, formidabile cecchina russa, la quale ha come unico scopo l’annientamento dei nazisti dopo che questi le hanno portato via l’intera famiglia. Il suo personaggio è ispirato dalla soldatessa Ljudmila Michajlovna Pavličenko. Lucas Riggs è un esperto di esplosivi australiano che ha combattuto sotto il comando degli inglesi che lo ritenevano quasi uno schiavo. L’americano Wade Jackson è il pilota del gruppo. Ha una fama leggendaria per ciò che riguarda le battaglie aeree, ma quel suo fare da duro nasconde anche un ottimo soldato di prima linea. A comandare questo team scelto c’è l’inglese Arthur Kingsley, soldato che ha già messo in mostra ottime doti di leadership, soprattutto durante il D-Day a Merville.

Questi flashback ci porteranno in giro per i vari fronti di guerra. Ci troveremo, infatti, a combattere in territori completamente diversi fra loro. Andremo dalla Francia del D-Day ad affrontare scontri fra le dune dell’Egitto e della Libia, passando per una Stalingrado invasa dai nazisti e dalle foreste delle isole Midway. Per quanto riguarda le vicende della linea narrativa principale, il gioco si apre con la squadra che fa meta ad Amburgo, per poi passare quasi l’intera trama chiusi in prigione. Ed è proprio qui che la trama ha il suo focus principale. Il team ormai messo alle strette dal generale nazista Fresinger deve trovare un modo per evadere di prigione e al contempo scoprire i piani nazisti e i dettagli del progetto Phoenix.

Il gameplay principale della narrazione, quindi, si muoverà in questi flashback che ci metteranno via via nei panni dei membri della Task Force 1 facendoci scoprire il loro passato, le loro ambizioni e le loro debolezze. Purtroppo, è proprio in questo che il gioco ha il suo grande difetto. La campagna si estende in 9 brevi capitoli che non fanno in tempo a farci immedesimare nei vari protagonisti, rimandandoci ad un finale che cerca di mixare tutto ciò che abbiamo visto nelle precedenti 6 ore, non riuscendoci mai in pieno. L’unico personaggio probabilmente meglio caratterizzato è quello della russa Polina. Non per niente, è stato anche quello più pubblicizzato fino alla release.

NOI SIAMO L’AVANGUARDIA

La particolarità di questo Call of Duty: Vanguard, quindi, è proprio quello di interpretare persone sempre diverse. Questo si rifletterà anche in termini di gameplay. Ogni volta che cambieremo il membro della Task Force, verranno alterate anche abilità o armi caratteristiche. Polina avrà sempre con sé il suo fucile da cecchino, il che si traduce in sessioni di tiro al bersaglio dalla distanza. Con Arthur avremo la possibilità di impartire ordini ai nostri compagni. Lucas, invece, sarà in grado di portare una quantità superiore di esplosivi. Infine, con Wade potremo completare sezioni a bordo di bombardieri americani e, una volta al suolo, disporremo dei sensi avanzati che ci daranno la possibilità di vedere i nemici attraverso gli ostacoli e poter rallentare il tempo in fase di sparatoria. Peccato che tutte queste idee appaiono quasi solamente abbozzate. Se tutto fosse stato sfruttato come nell’epilogo, il risultato sarebbe stato nettamente migliore.

Il gunplay di questo Call of Duty: Vanguard, che è quello che accomuna tutte le varie storie, è quello classico della saga di Activision portato all’ennesima potenza. Anche in questo capitolo si spara bene ed è divertente farlo. Le sezioni sapranno essere totalmente diverse tra loro per stile, però risultano troppo brevi, fallendo nella gestione del ritmo dell’intera campagna. Abbiamo notato, inoltre, una cura altalenante durante tutta la campagna. Per esempio, abbiamo apprezzato la nuova distruttibilità degli ambienti e dei ripari. Poi, è palese come i capitoli con protagonista Polina abbiano avuto uno studio maggiore di level design, con anche brevi sezioni di parkour che danno varietà al tutto. Mentre il capitolo in cui interpreteremo il pilota americano mentre pilota un bombardiere ci è sembrato molto superficiale. La guida del velivolo è risultata troppo macchinosa e complicata per un gioco che non fa delle battaglie aeree il suo centro.

Altra nota negativa va attribuita all’intelligenza artificiale. Infatti, spesso ci siamo imbattuti in soldati nemici che si riparavano dietro barricate piazzandosi dal lato sbagliato, concedendoci tiri fin troppo semplici. In altre occasioni, i loro movimenti sono stati totalmente senza senso.

UNA SECONDA GUERRA MONDIALE CHE RIMPIANGE LA GUERRA FREDDA

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, Call of Duty: Vanguard fa quasi un passo indietro rispetto al suo predecessore Cold War. Non stiamo parlando di una bocciatura, per carità. Il titolo, come sempre, è ricco di dinamismo ed esplosività con una resa visiva e sonora molto buona. Il livello della prima invasione di Stalingrado è forse il punto più alto, con una Polina che corre a 60 fps in un susseguirsi di scoppi che ci buttano in faccia una polvere realistica e che rimbombano nelle nostre orecchie. Notevole è la cura per l’illuminazione, come possiamo notare nelle missioni notturne, come quella introduttiva sul treno per Amburgo, dove è presente anche una fitta pioggia resa in maniera ottimale.

Su tutto il resto, invece, abbiamo notato come il titolo di Treyarch fosse più curato, come sulla resa delle superfici e altri dettagli che qui sono stati un po’ tralasciati. Nota negativa a margine, non abbiamo del tutto apprezzato gli stacchi con le scene di intermezzo. Passare dalle scene prerenderizzate a quelle di gioco ci ha sempre lasciati perplessi, con le cinematic che girano ad un frame rate più basso del gioco stesso e un impatto sugli ambienti totalmente diverso fra le due sezioni.

IL MULTIPLAYER

Ovviamente, l’attenzione di Call of Duty: Vanguard è puntata sul comparto multiplayer. Il multigiocatore ci offre come al solito la possibilità di scegliere la modalità preferita e se giocare nella variante normale o veterano, dove avremo vita ridotta e assenza dell’interfaccia di gioco. Le tipologie di partite che potremo intraprendere sono i classici Deathmatch, a squadre, uccisione confermata o tutti contro tutti, Cerca e Distruggi, modalità che prevede una squadra attaccante che deve piazzare una bomba e una difensiva che deve evitare che la bomba esploda. Dominio, dove dovremo conquistare e difendere obiettivi. Interessante anche la variante di quest’ultima modalità, chiamata Postazione, che prevede che gli obiettivi da conquistare vengano ridotti ad uno solo ma che sarà itinerante per tutta la mappa.

A proposito di mappe, fin dal lancio ce ne sono ben venti, il che rende Vanguard il Call of Duty con più mappe al Day one. Quest’anno avremo anche la possibilità di scegliere il Ritmo partita. Questa selezione ci permetterà di poter decidere i giocatori presenti in partita, in modo da poter affrontare battaglie di diversa tipologia. Se cerchiamo battaglie intense e ravvicinate allora potremo decidere di cercare partite da 4 contro 4, diversamente se vogliamo affrontare una battaglia su larga scala potremo buttarci su un 12 contro 12. Altra novità introdotta in Vanguard è la Collina degli Eroi. Questa modalità metterà a confronto piccoli team da due o tre operatori affrontarsi in una sorta di torneo ad eliminazione. In ogni match si affrontano due squadre e chi perde tutte le vite di squadra in queste partite viene eliminato.

Per quanto riguarda la progressione, Call of Duty: Vanguard non aggiunge molto a ciò a cui siamo abituati. Ogni livello che raggiungeremo andrà a sbloccare qualche nuova arma da poter utilizzare negli scontri. Armi che hanno anch’esse livelli che potremo aumentare con l’utilizzo e il completamento di sfide ad esse legate. Ogni livello arma ci donerà un accessorio sempre diverso per poter personalizzare in toto la nostra bocca di fuoco. Inoltre, fra i bonus della progressione ci sono ben 12 operatori personalizzabili in estetica, accessori e animazioni.

La modalità Zombie è quella che ci ha divertito particolarmente. Sviluppata da Treyarch, veri genitori di questa tipologia di multigiocatore, è molto intrattenente, soprattutto se giocata in coop con qualche amico. Rimane ancorata alle basi classiche dei precedenti capitoli, che si traduce in un gameplay fatto di ondate di zombie che ci assalgono e che dovremo respingere nel tentativo di conquistare più punti possibili e migliorare il nostro equipaggiamento. Ora, però, ci saranno missioni specifiche da affrontare durante queste orde. Al raggiungimento della quinta ondata, potremo decidere se concludere la missione o continuare ad affrontare orde di non-morti nel tentativo di conquistare ulteriori punti. Questa modalità è quasi un prologo di quello che arriverà nei prossimi mesi. Infatti, durante le stagioni verranno aggiunti ulteriori contenuti che aumenteranno la varietà e il divertimento di questa modalità.

CONSIGLIATO AGLI APPASSIONATI

In sostanza, questo Call of Duty: Vanguard ci ha lasciati perplessi. Tecnicamente siamo ai soliti livelli di Activision Blizzard, anche se abbiamo notato un passo indietro rispetto a Cold War. Tuttavia la campagna intavolata da Sledgehammer Games non prende mai sul serio il volo e risulta piatta e poco coinvolgente. L’idea di narrare le vicende di diversi operatori era interessante ma pare quasi che sul più bello abbiano avuto fretta di concludere il tutto. Del resto, però, il gameplay è da sempre divertente. Quando si spara, lo si fa in maniera quasi impeccabilie. Dal lato multiplayer, invece, possiamo dire di esserci divertiti molto. Il titolo funziona e le introduzioni sono tutte azzeccate. La progressione dei livelli è ottima e invoglia a rimanere incollati al monitor per poter sbloccare tutto. La modalità Zombie, inoltre, offre varietà a chi vuole divertirsi con gli amici in una co-op gestita veramente bene.



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