Slipstream, Recensione Pc

L’amore per i racing arcade in stile retro è una di quelle cariche che spingono molti sviluppatori indie a realizzare titoli in modo costante e con risultati, spesso e volentieri, molto soddisfacenti.

Diverse volte giochiamo a tributi che sono vere e proprie compensazioni a quello che avevamo giocato tanti anni addietro e che avremmo desiderato. Merito senza dubbio dell’hardware e di software ma anche dell’abilità e della passione degli sviluppatori (spesso e volentieri indie) che si cimentano in questa missione.

Tra i titoli più interessanti usciti in questo periodo piuttosto intenso, c’è sicuramente Slipstream. Sviluppato da Ansdor (al secolo Sandro Luiz de Paula), autore indipendente brasiliano, il gioco è un vero e proprio tributo ad OutRun, celebre titolo firmato da SEGA che imperversò in sala e nelle piattaforme casalinghe di tutto il mondo a metà anni ’80.

Slipstream è un vero e proprio omaggio al classico dei classici ed è stato pubblicato pochi giorni fa su Steam, lo scorso 21 maggio dopo qualche anno di lavorazione ed una campagna Kickstarter vittoriosa che permise all’autore di raccogliere quasi 7.000 dollari grazie ai quasi 500 appassionati che diedero il loro contributo. Sarà, dunque, in grado di regalare emozioni ed offrire un appeal tale da essere ricordato?

Leggete la nostra recensione per scoprirlo.

IMMAGINIAMO OUTRUN CON PIU’ CONTENUTI

Iniziamo col fatto che Slipstream propone una dinamica simile ad OutRun ma offre qualche cosa in più in termini di contenuto.

La modalità Arcade è quella regina e si comporta sostanzialmente come quella del gioco firmato SEGA. Al volante della propria vettura e si cerca di completare un percorso ad albero nel più breve tempo possibile. Per percorso ad albero intendiamo un percorso che propone dei bivi in modo da chiudere il proprio percorso personalizzato. Quindici gli stage di questa modalità per cinque traguardi finali.

C’è anche il gusto della sfida contro dei rivali che bisognerà precedere al traguardo dopo duelli a tutta velocità.

È possibile anche affrontare (fin da subito) i percorsi al contrario. Inoltre, possiamo scegliere tra cinque vetture che si differenziano per velocità massima, manovrabilità ed accelerazione.

Ma non finisce qui. Troviamo anche le modalità Quick Race e Grand Prix Nella prima si fa una corsa su uno dei 15 scenari standard messi a disposizione. Queste gare si svolgono in circuiti chiusi, negli stessi scenari della modalità Arcade ma senza i bivi in una sorta gran premio. Si può personalizzare il numero dei partenti e quello dei giri da percorrere nonché la propria posizione sulla griglia di partenza.



Di interesse è senza dubbio l’appendice Grand Prix che offre dei veri e propri campionati a punti con premi in denaro per i primi 8 classificati (come in Formula 1 dal 2003 al 2009 visto che il sistema di punteggio è lo stesso ed assegna 10 punti al primo, 8 al secondo, 6 al terzo 4 al quinto 3 al sesto, 2 al settimo ed uno all’ottavo).

I premi in denaro servono per potenziare le componenti della propria vettura. Tre le tipologie. Si potranno migliorare il motore (per la velocità massima) le marce (che influiranno sull’accelerazione) e le gomme che aggiorneranno la guidabilità.

Ogni campionato ha cinque gare.

ARRIVERANNO L’EDITOR DEI TRACCIATI E IL MULTIPLAYER LOCALE

A questo quadro contenutistico tutto sommato positivo considerando che si tratta di un racing arcade indie in chiaro stile retrò, c’è anche la volontà, riportata anche sulla pagina Steam, di aggiungere ulteriori contenuti come ad esempio un editor di tracciati e una modalità multiplayer fino a 4 giocatori in locale. Sarebbe probabilmente la ciliegina sulla torta.

FACILE DA IMPARARE MA UNA SFIDA ARDUA

Il gameplay di Slipstream è semplice da imparare ma difficile da padroneggiare. Il motivo è presto detto: le gare impongono un sapiente utilizzo della derapata ma non sempre questa si riesce a fare. Resta comunque imperativo saper giocare di grilletti (freno ed accelerazione) per poterla attivare ed affrontare le curve in modo più rapido. Inoltre, i contatti sia con le vetture che con lo scenario fanno rallentare moltissimo.

Diversamente si farà troppa strada nella modalità Arcade mentre in Grand Prix o Quick Race, il tutto diventa molto complicato. Anche perché nelle prime gare, trovare la zona punti diventa arduo e senza risultati sarà impossibile migliorare la vettura palesemente inferiore alle altre.

I comandi hanno il feeling del retro ma non sono immediatissimi. Bisogna prendere la giusta confidenza per saper agire col tempismo giusto. Un po’ come nei vecchi arcade. Una volta presa la mano e le giuste tempistiche, tutto diventa familiare. Questo crea il grado di sfida adatto a chi ama mettersi a dura prova. Anche se a tratti, queste prove sono realmente ostiche.

GRAFICA EVOCATIVA, OTTIME MUSICHE



La magia della pixel art è un fenomeno affascinante. L’effetto del vecchio applicato a giochi nuovi per ritrovare il sapore degli anni ’80 e ’90 può essere un’arma a doppio taglio, ma non in questo caso.

Uno dei tratti distintivi di Slipstream è senza dubbio la sua grafica che ricorda moltissimo (a volte troppo) quella del grande classico SEGA al quale si ispira. Alcuni stage sembrano “cugini” molto stretti. Ammiriamo 15 diversi scenari di ogni genere, da quello cittadino ai prati in fiore o, ancora, al tracciato su spiaggia (Resort Island) che ci riporta alla mente lo stage iniziale di OutRun. Non mancano anche gli effetti meteo come la pioggia, la neve, o gareggiare in diverse condizioni di luce. Tante piccole chicche sono presenti, avvalorate anche da una palette di colori vivacissima.

Il tutto grazie ad un motore di gioco pseudo 3d con grafica 2d in grado di accendere subito i ricordi. Vale la pena ricordare come l’engine di gioco sia custom, ossia realizzato dallo sviluppatore stesso fatto specificatamente per questo titolo. I vari scenari sono deliziosi e tra questi c’è pure quello ispirato al Partenone. Bene anche le animazioni dove spiccano gli impatti violenti con lo scenario che fanno letteralmente volare la nostra vettura mentre quelli con le altre macchine ci fanno andare in testacoda.

Generalmente, comunque, l’aspetto è un inno ad OutRun. Così come le musiche scritte da Stefan Moser. Davvero gradevoli.

Ci sono inoltre, i vari effetti grafici da applicare. Pixel, CRT, NTSC ed altri filtri per accentuare l’effetto retro.

COMMENTO FINALE

Slipstream è un titolo in versione “finale” ancora in evoluzione benché sia uscito su Steam qualche giorno fa. Sia chiaro, non stiamo parlando di un titolo in Early Access, non ci sogneremo mai di recensire un titolo non ancora completo, ma è chiaro che lo sviluppatore lo stia ulteriormente puntellando anche sul piano dei bug fix come è ormai consuetudine nel mercato di oggi.

Poco male perché quello che offre questa produzione indie è sufficiente a fare apprezzare tanti aspetti. Colpisce di Slipstream l’aspetto grafico con ambientazioni veramente deliziose e musiche molto azzeccate. Un mix che è un inno d’amore ad OutRun ma anche ed in generale ai racing di una decade che va dalla metà degli anni ’80 alla metà degli anni ’90. Fascino ed a tratti magico, il richiamo a questo periodo offerto dal gioco.

Stesso dicasi per il gameplay. Facile nella sua teoria, difficile metterlo sempre in pratica. La derapata è la chiave di tutto ma questa non è semplicissima padroneggiarla a dovere sempre. A questa sfida si aggiungono anche le modalità Quick Race e Grand Prix con quest’ultima che ci permette di fare campionati veri e propri su più corse con classifiche cumulative. È un po’ come se OutRun si unisse a Lotus Esprit Turbo Challenge collegando il pittoresco viaggio della modalità Arcade ai campionati agonistici. Un peccato per le difficoltà iniziali che oggettivamente potrebbero scoraggiare i meno avvezzi. Bisogna avere pazienza: i risultati arriveranno.

L’azione è sufficientemente veloce e le animazioni fanno il resto. La longevità presto potrebbe avere un’impennata grazie all’implementazione prevista dell’editor dei tracciati. È prevista anche una modalità multiplayer in locale fino a quattro giocatori con schermo condiviso.

Insomma, Slipstream va preso per quello che è, un racing arcade vecchia scuola e dal fortissimo sapore retro, frutto di una produzione a bassissimo costo ma dal grande dispendio di energie da parte dell’unico sviluppatore. Un inno d’amore di buon livello ma forse ancora troppo ostico per le nuove generazioni. Gli amanti delle sfide, invece, avranno pane per i loro denti. Se siete tra questi, e soprattutto se amate OutRun, Slipstream deve far parte della vostra collezione. Lo apprezzerete.

 

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Fonte: Slipstream, Recensione Pc