Devil May Cry V, Recensione

Da un paio di anni a questa parte Capcom sembra aver ritrovato la vena artistica di un tempo, sfornando capolavori in serie come non le accadeva dai tempi di PlayStation e PlayStation 2. Così dopo l’ottimo Resident Evil 7, Monster Hunter World e il recente remake di Resident Evil 2, ecco arrivare questo Devil May Cry V, che lo diciamo subito senza girarci troppo attorno, abbandona il percorso intrapreso qualche tempo addietro dal reboot realizzato da Ninja Theory, per riprendere una strada più tradizionale, quella interrotta con Devil May Cry 4, riallacciandosi dunque ai vecchi episodi della serie non solo da un punto di vista narrativo ma anche contenutistico.

Devil May Cry V ha fatto il suo debutto la settimana scorsa, 8 marzo. Ecco la nostra recensione di uno dei giochi più attesi dell’anno. Buona lettura.

I TRE MOSCHETTIERI

La storia di svolge diversi anni dopo gli eventi di Devil May Cry 4 e dallo scontro con l’Ordine della Spada, segnando la fine della storyline dei figli di Sparda: un misterioso giovane di nome V assume Dante per eliminare un demone, mentre qualcosa  di molto strano sta accadendo a Red Grave City.
Nella cittadina  un gigantesco albero è infatti sbucato dalle profondità della terra e sta mietendo centinaia di vittime innocenti, succhiandone il sangue con le sue radici. Da questo incipt parte una storia che pur mantenendo alcune caratteristiche basilari della saga, propone anche elementi dai toni un po’ più drammatici, arricchendosi di sfaccettature e sottotrame che, in teoria, dovrebbero scandagliare a fondo l’animo dei vari personaggi. Il titolo prevede infatti la presenza tre eroi giocabili, Dante,  Nero e V, oltre che di diversi comprimari con ruoli più o meno importanti all’interno della storia.

In realtà ogni tanto la trama si perde qualcosa, lasciando aperti alcuni interrogativi che non sempre poi si riescono a chiudere. Ad ogni modo, le vicende vengono raccontate attraverso una serie di missioni dall’ordine prestabilito (che una volta completate possono però poi essere rigiocate senza vincoli) durante quella che possiamo definire la campagna principale, e quindi tramite scene di intermezzo in stile cinematografico, dialoghi e un sistema di annotazioni e file testuali.

All’interno della stessa non mancano tuttavia cose da fare, comprese delle sessioni platform parecchio divertenti e delle missioni secondarie utili a spezzare il ritmo frenetico di quelle principali, nonché a rendere meno piatte e noiose le fasi esplorative che si svolgono tra l’altro in scenari più ampi rispetto al passato, con tanto di aree nascoste e percorsi alternativi.

Tornando ai tre protagonisti, ognuno di loro ha ovviamente delle abilità che lo rendono unico nel controllo e nell’esecuzione di mosse, il che dona una grande varietà e profondità al sistema di combattimento. Nero, per esempio, è equipaggiato con la sua spada Red Queen, che tramite un sistema a combustione può aggiungere ancora più potenza e rapidità ai suoi fendenti oltre a dare fuoco ai nemici che vengono colpiti attivando una particolare funzione. Possiede inoltre il revolver Blue Rose e un nuovo braccio artificiale chiamato “Devil Breaker”. Quest’ultimo è intercambiabile e dotato di varie abilità: di base ciascun braccio può tirare a sé i nemici o proiettarsi verso quelli più pesanti e altri oggetti, ma per il resto hanno caratteristiche uniche, come Gerbera, che emette potenti onde d’urto grazie a un complesso sistema a riflesso presente nella sua struttura a forma di petali, o Buster Arm, utile ad afferrare gli avversari e a scaraventarli via.

Dal canto suo Dante ha equipaggiate alcune delle sue iconiche armi, come la spada Rebellion, e le fide Ebony & Ivory e Coyote-A, ma anche due nuove Devil Arm, armi simili a motoseghe che può combinare per creare una motocicletta, chiamata Cavaliere, e Balrog. Durante il combattimento, poi, il figlio di Sparda può recuperare energia vitale o trasformarsi in un demone potente caricando un apposito indicatore che dà vita a un processo chiamato Devil Trigger. Il terzo personaggio giocabile, V, brandisce infine un bastone e un libro, ma rispetto a Dante e Nero, non avendo grandi capacità combattive, si appoggia all’aiuto di tre demoni di supporto, vale a dire Shadow, Griffon e Nightmare: il primo è forte negli attacchi ravvicinati, il secondo in quelli a distanza e il terzo, gigantesco, nel colpire più avversari contemporaneamente.

COOPERARE ONLINE

Devil May Cry 5 resta un gioco single player, ma in alcune fasi i tre cacciatori di demoni si trovano a combattere insieme: in alcuni momenti dell’avventura, infatti, capita che i personaggi si incrocino e collaborino. In questi casi, giocando da soli e scollegati dalla rete, a gestire i compagni ci pensa l’intelligenza artificiale, altrimenti entra in campo la nuova modalità online chiamata Cameo, che consente di interagire con altri giocatori umani. Non solo quindi durante il gioco, con la connessione attiva, gli utenti possono vedere cosa stanno facendo i loro colleghi, ma in alcune missioni possono perfino combattere fianco a fianco. I nomi dei videogamer “ospiti”appaiono in questo caso sotto la dicitura “Con la partecipazione di”, e possono ricevere un giudizio dai loro compagni di avventura: in caso di voti positivi, essi possono ottenere delle speciali Gemme dorate. La modalità a noi è piaciuta parecchio, anche se purtroppo durante i nostri test abbiamo incrociato solo in due circostanze altri cacciatori umani, comunque molto bravi e dunque capaci di regalarci dei bei momenti. Perché è chiaro che l’esperienza dipende molto anche dagli utenti che si incrociano casualmente: trovandone di seri e preparati, ovviamente, la collaborazione diventa piacevole, viceversa può riservare qualche sgradita sorpresa in termini di cooperazione. Per giocare online e usufruire della possibilità di essere abbinati in tempo reale con altri giocatori, è richiesto il servizio a pagamento offerto dalle aziende produttrici delle console.

Per quanto riguarda il gameplay, Devil May Cry V propone la classica struttura dei predecessori, con una certa enfasi e spettacolarità riposta sui combattimenti. Questi sono come da tradizione frenetici e molto curati in termini coreografici: per rendere il tutto più dinamico il gioco utilizza poi un lock-on fisso sui nemici, introduce una serie di nuove azioni che vanno ad affiancarsi alle tecniche passate ma rielaborate per l’occasione, come il sistema di schivata, ridisegnato in maniera tale da garantire spostamenti molto più rapidi, e punta decisamente ai sessanta frame al secondo per mantenere fluida l’azione. Quest’ultima viene a sua volta corroborata da un sistema di controllo davvero riuscito, con una azzeccata mappatura dei comandi e una risposta rapida e precisa dei controlli. Da questo punto di vista ciascun protagonista può di conseguenza eseguire mosse e combo con grande naturalezza, mentre la visuale cambia dinamicamente per gestire i combattimenti più caotici senza inficiare più di tanto non solo sulla resa visiva, ma anche sull’evoluzione stessa dello scontro per errori di posizionamento.

L’interazione con l’ambiente va poi ad arricchire il tutto grazie alla possibilità di distruggere elementi dello scenario o di “trasformarli” in tempo reale, sebbene non al livello di quanto accadeva in DmC Devil May Cry, sfruttandoli magari per infliggere più danni ai nemici o per tentare comunque approcci differenti durante le fasi di gioco. Oppure, ancora, per eseguire azioni speciali, come correre sui muri o saltarci contro per prendere poi slancio per un attacco dall’alto o per operare una mossa evasiva per scavalcare un boss particolarmente arcigno e aggressivo, giusto per fare degli esempi.

Da questo punto di vista le boss fight sono caratterizzate da un livello di difficoltà crescente, frutto di un’intelligenza artificiale dei nemici evoluta e capace di adeguarsi agli stili di combattimento dell’utente, e quindi in grado di variare gli schemi comportamentali in maniera tale da spingere gli utenti a utilizzare al meglio tutte le capacità dei personaggi per poterne venire a capo. Peccato che questa varietà non sia presente quando si tratta di nemici dozzinali.

QUESTIONE DI STILE

Alla fine di ogni battaglia, il giocatore riceve il tradizionale punteggio e le relative ricompense in gemme rosse, utili per acquistare potenziamenti per i personaggi. Il sistema delle missioni e il ranking sono simili a quanto visto in passato, ma stavolta il gioco premia lo stile dell’utente con l’elargizione di punti legati alla varietà espressa in termini di attacchi, combo e abilità, in maniera tale da disincentivare la reiterazione dei colpi normali e spingere anche i più pragmatici a soluzioni quanto più estrose possibili. Il titolo viene tra l’altro incontro ai neofiti offrendo perfino la possibilità di settare le combo automatiche, per eseguirle in serie senza troppi sforzi. A completare l’offerta di Capcom con questo suo Devil May Cry 5 ci sono altre modalità oltre alla campagna: c’è infatti una Modalità foto, che consente di immortalare qualsiasi momento di gioco gestendo liberamente la telecamera; Il Vuoto, dove fare pratica sfidando i nemici incontrati nel gioco impostando tutta una serie di parametri, e Palazzo di Sangue, che però arriverà gratuitamente ad aprile 2019, e che dovrebbe essere una sorta di battaglia per la sopravvivenza a ondate.



Passando alla parte tecnica, il nuovo Devil May Cry è un vero spettacolo per gli occhi. D’altronde poggia le sue basi usll’ormai affidabile e famoso sul Re Engine: dal punto di vista grafico, infatti, si rivela ottimo il lavoro di Tatsuya Yoshikawa e della sua squadra: l’azione è coreografica, la regia quasi impeccabile, e lo spettacolo visivo è dunque garantito.

Belle le texture, soprattutto quello dei volti e degli abiti, ben fatti anche gli scenari con alcune aree particolarmente riuscite e evocative, grazie a un level design che scade un po’ solo nella seconda porzione dell’avventura a causa di una certa ripetitività degli ambienti, e azzeccati gli effetti speciali correlati alle mosse più spettacolari.

A deludere è invece la telecamera, purtroppo non sempre posizionata a dovere durante i momenti più caotici. Certo, la cosa non va a inficiare minimamente sulla fruibilità del gioco e sullo svolgersi generale dei combattimenti, ma resta comunque un elemento un tantino fastidioso in certi momenti. Note finali sul comparto audio, ottimo sotto ogni profilo, dal doppiaggio in lingua inglese agli effetti sonori, fino alla musica che varia in base al comportamento del giocatore in battaglia: all’aumentare del voto di stile, sale anche il tono dei brani e cambiano perfino le inquadrature.

COMMENTO FINALE

Una trama a suo modo interessante, personaggi ispirati, un sistema di combattimento spettacolare ma al contempo profondo e ben stratificato, e una maggiore fluidità nei controlli rispetto al recente passato: insomma, a parte qualche lieve inciampo, Devil May Cry si ripresenta al suo pubblico in grande stile con un quinto capitolo regolare che, per i motivi sopra descritti, si rivela essere tra i migliori in assoluto dell’intera saga. Un titolo capace di aggiornarsi sensibilmente pur mantenendo una filosofia di gioco nel solco della tradizione e quel pizzico di fan service che a volte non guasta, come in questo caso.

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Fonte: Devil May Cry V, Recensione