Crash Bandicoot N. Sane Trilogy – Recensione Switch

Abbiamo provato la versione Nintendo Switch della Crash Bandicoot N. Sane Trilogy, che è stata pubblicata esattamente ad un anno di distanza dalla versione PlayStation 4. Viene accompagnata dalle versioni Steam e Xbox One e avvalorata da un dlc aggiuntivo, acquistabile a parte e del tutto inedito.

Crash Bandicoot deve i suoi natali alle menti di Naughty Dog (quelli che ormai sfornano The Last of Us e Uncharted ad anni alterni, per intenderci), che ventidue anni fa ultimava e faceva pubblicare il primo Crash Bandicoot in esclusiva per PlayStation. Era la risposta – oggettivamente molto lontana in termi di qualità intrinseca – a quel Super Mario 64 che impazzava nella concorrente Nintendo 64 e che imponeva nuovi standard di qualità e gameplay in un campo del tutto nuovo: i platform a tre dimensioni e liberamente esplorabili.

Lungi da noi mettere a confronto due giochi che, a loro modo, hanno condizionato il divertimento di almeno due generazioni di videogiocatori. Qui si parla di Crash Bandicoot N. Sane Trilogy, un’operazione-nostalgia ad opera di Activision (detentore del marchio) e di Vicarious Visions, lo sviluppatore che ha messo mano al codice originale e ha sfornato una versione remaster con i fiocchi, pubblicata il 30 giugno dello scorso anno solo su PlayStation 4.

BELLO DA VEDERE E MUSICHE INDIMENTICABILI

Crash Bandicoot N. Sane Trilogy si presenta con un lavoro di rifacimento grafico che ha del sorprendente. Mentre sotto la veste grafica pulsa forte il codice di gioco sviluppato da Naughty Dog, con tanto di codice segreto per innescare messaggio della demo – a suo tempo segreta – di Spyro the Dragon di Insomniac Games.

Essendo, quindi, il codice di ventidue anni fa, quello che andiamo a giocare, aspettiamoci di vedere i livelli e muovere i passi nelle esatte riproduzioni dei titoli originali. La differenza sta in due cose: la presentazione visiva al passo con i tempi e le moderne tecnologie, unica ad un sistema di controllo ad uso quasi esclusivo (e caldamente consigliato) con lo stick analogico.



Tornando all’aspetto tecnico, ritroviamo su Nintendo Switch praticamente lo stesso gioco che approdò su PlayStation 4 un anno fa, con la consueta comodità di poter staccare la console dalla dock-station del televisore e continuare a giocare in portabilità, come se fosse un piccolo tablet, senza interruzioni e senza soluzione di continuità.

L’unica cosa che cambia, dal grande al piccolo schermo, è la definizione grafica: un termine che indica a quale risoluzione viene riprodotto il gioco su schermo. Su televisore il gioco si presenta in alta definizione mentre il modalità portatile questa risoluzione viene praticamente dimezzata. Se pensaste che questo taglio possa bruciarvi le retine oculari e provocare morte per attacchi epilettici sareste fuori strada: Crash Bandicoot N. Sane Trilogy resta comunque un bellissimo vedere e si lascia giocare tranquillamente, in barba alla risoluzione adottata.

IMPIETOSO E DIFFICILE COME MAI PRIMA

Il passaggio da una grafica poligonale ma essenziale come quella del 1996 ad un aspetto molto più coreografico e d’impatto come quello odierno ha provocato, fondamentalmente, due effetti.

Il primo effetto è quello di abbandonare il sistema di controllo con la croce direzionale per un più preciso e doveroso controllo affidato alla levetta analogica. Questo porta direttamente al secondo effetto: le collisioni e la posizione dei piedi del protagonista, sulle piattaforme, adesso sono calcolate al millimetro ed è tragicamente più facile perdere una vita perché si è calcolato male un salto o il tempo di innesco di una trappola. Nulla che fosse così scandalosamente difficile vent’anni fa, ma adesso è tutta un’altra storia.

Aggiungere un sistema di controllo e posizionamento ai limiti del maniacale, grazie al completo controllo tridimensionale del personaggio, accentua il rischio di errori, anche non voluti e fa rientrare, Crash Bandicoot N. Sane Trilogy, di diritto nel novero di videogiochi belli e facili da approcciare, ma assolutamente difficili da superare se non ci si impegna un po’ di più degli standard a cui – soprattutto le nuove generazioni – si è abituati da una quindicina d’anni a questa parte. Ad aggiungere ancora più pepe a questa difficoltà del tutto nuova in Crash Bandicoot, si aggiungono le levette analogiche di Nintendo Switch che, pur essendo assolutamente adatte allo scopo, non possono competere certamente con sistemi di controllo più sensibili e calibrati, come quelli di un joypad espressamente dedicato.

COMMENTO FINALE

Crash Bandicoot N. Sane Trilogy è una raccolta dei primi tre videogiochi che hanno per protagonista quel Crash Bandicoot che è stato ideato da Naughty Dog, per PlayStation, nel lontano 1996. Si innesta nel novero dei platform in 3D, quel genere che da Super Mario 64 in poi, ha conosciuto solo tanti (e anche bellissimi) tentativi di imitazione e Crash Bandicoot è uno di questi.

Pur con tutti i suoi difetti e un invecchiamento non proprio esaltante, l’opera di svecchiamento grafico ad opera di Vicarious Visions ha del prodigioso: texture, effetti speciali, solidità grafica e sonoro non si discutono. Quello che può fare storcere il naso è il sistema di controllo mutuato dall’originale senza mezze misure, delegato più alle levette analogiche che al d-pad (che ci crediate oppure no, nel 1996 su PlayStation si giocava tutto con le “freccette” direzionali). La perfetta ed impietosa gestione delle collisioni e dei pixel rende, Crash Bandicoot N. Sane Trilogy più difficile di quello che fosse ventidue anni fa.

La versione Nintendo Switch si fa notare per l’ottima gestione della fluidità del tutto, soprattutto in modalità portatile che è il fiore all’occhiello dell’offerta ibrida dell’ammiraglia di Nintendo. Pur sacrificando qualcosa sull’altare della definizione grafica, si lascia giocare che è un piacere e risulta gradevole anche alla vista grazie ad uno stile grafico che non punta sull’aspetto visivo, quando su quello giocoso.

Proprio sul fronte giocoso occorre stare attenti, perché le levette dello Switch fanno il loro dovere ma non sono il terreno ideale per farci giocare nel migliore dei modi. Il titolo è difficile di base e chiede un grande tributo in termini di vite perse e ripartente da game over: giocatori avvisati.

 

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Fonte: Crash Bandicoot N. Sane Trilogy – Recensione Switch