Archivi categoria: Recensioni

The Valiant – Recensione

Dal 2016 Star Comics ha deciso di proporre nuovamente la collana Valiant qui in Italia. Dopo un primo tentativo andato non proprio bene, la casa editrice ha rimesso in vendita gli albi rivisti sotto molti punti di vista. Il risultato è quello di avere tra le mani degli albi di

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Touch di Mitsuru Adachi #6-12 – Recensione

Dopo aver terminato la lettura dei primi cinque volumi di Touch, già recensiti in precedenza sul nostro sito, ne rimasi pienamente soddisfatto e con un modesto carico d’aspettative per ciò che sarebbero stati i numeri successivi. Tristemente, mi duole dirlo, con il proseguire dei capitoli la qualità dell’opera subisce in

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Assassin’s Creed Origins Gold Edition, Recensione PS4

Era il 13 novembre 2007 e quindi sono già passati dieci anni da quel giorno in cui un si affacciava al mondo dell’industria videoludica, un chiacchieratissimo, pubblicizzatissimo e controverso Assassin’s Creed approdava su PS3 e Xbox 360 con qualche mese di anticipo rispetto alla controparte Pc Windows. Assassin’s Creed Origins, è stato pubblicato il 27 ottobre scorso, contemporaneamente a Wolfenstein II: The New Colossus e Super Mario Odyssey. Action adventure in terza persona con predilezione alle fasi di infiltrazione, l’ultima fatica di Ubisoft Montreal arriva al grande pubblico dopo un anno di pausa forzata, mitigata in parte dal film con Michael Fassbender come protagonista. Ed arriva quindi dopo due anni da Syndicate, ambientato nella Londra Vittoriana, e con una importante sfumatura ruolistica.

Noi vi parliamo della Gold Edition per PS4 che include il season pass del gioco.

LE ORIGINI DELLA GUERRA ETERNA

Assassin’s Creed Origins ci riporta intorno al 50 a.C. per la prima volta nella storia dell’intera saga. Si era partiti dai tempi delle Crociate e poi si è andati sempre verso i giorni nostri. Dopo i fasti e i nefasti di epoca Vittoriana con Assassin’s Creed: Syndicate, quindi, si fa un bel salto nel passato di oltre duemila anni.

Siamo al tempo di Re Tolomeo XIII, fratello di Cleopatra, in guerra con la sorella e tiranno dal cuore poco tenero. Il giocatore assume le parti di Bayek di Siwa, l’ultimo dei Medjay, guardie del corpo del Faraone che hanno una tradizione millenaria. Andati in fumo millenni di fedeltà al proprio signore, a Bayek non resta che difendere con tutti i suoi mezzi il popolo dell’Antico Egitto dai soprusi, dalla tirannia e dall’ingiustizia.

Senza rivelare molto della trama, qui possiamo dire che Bayek – in maniera vagamente simile a Ezio Auditore da Firenze – è mosso principalmente da un’inesauribile sete di vendetta nei confronti di cinque congiurati che hanno attentato alla sua vita e all’esistenza stessa dell’impero egizio. Le origini, a cui il titolo del gioco accenna, sono quelle della Fratellanza degli Assassini o meglio: quella che sarebbe divenuta, secoli dopo, la Fratellanza. Qui si narra anche dell’eterna guerra tra coloro che abbiamo sempre conosciuto come Templari e Assassini ma, coerentemente, qui hanno nomi e diversi seppur analoghe motivazioni.

Altro piccolo dettaglio che possiamo accennare è la presenza, finalmente più interessante e ben orchestrata, di sessioni di indagine ai giorni nostri, affidati alla brillante scienziata Layla Hassan, che trova il modo di rivivere i ricordi di Bayek senza soffrire i terribili effetti collaterali dati dall’uso intensivo dell’Animus.

LA GUARDIA DEL FARAONE

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Come abbiamo accennato più su, Bayek di Siwa è il nome del protagonista di Assassin’s Creed Origins, alter-ego del giocatore per la maggior parte del tempo, insieme a Layla Hassan che, tuttavia, viene impersonata per meno tempo. Bayek è un Medjay, una figura molto vicina al Faraone, una guardia del corpo ma anche un addetto alla sicurezza, una sorta di poliziotto con poteri di giudice e boia, se lo volesse. Un vicario del Faraone, un suo rappresentante quando e dove il Faraone non può intervenire.

Questo, almeno, sulla carta, perché si fa molto presto a capire che Bayek è caduto in disgrazia, il suo status di Medjay è ricordato solo dal popolo e dai suoi amici e su questo egli adotta un codice di condotta che non può servire un Faraone corrotto e crudele come Tolomeo XIII, ma può servire a proteggere e servire un popolo sempre più disperato, come quello d’Egitto.

Come in ogni Assassin’s Creed, il protagonista può camminare, correre, arrampicarsi su edifici di ogni ordine di grandezza, buttarsi di sotto dove è morbido, gettarsi nelle acque del Nilo o dei laghi presenti, immergersi. Bayek può anche combattere ed è qui che entra in campo una clamorosa novità: è stato bandito il vecchio modo di ingaggiare e far fuori coloro che ci minacciano. Adesso le fasi di combattimento sono molto più profonde e curate, si nota moltissimo l’influenza di For Honor: possiamo portare fendenti leggeri e veloci, lenti e pesanti (utili anche a spezzare le difese degli avversari più ostici), caricare colpi potenti, schivare quelli non bloccabili, parare con lo scudo.

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A tanta varietà durante il combattimento viene in soccorso tantissima varietà di armi, scudi e archi: armi bianche, in asta, pesanti, mazze, bastoni, archi da guerra, da caccia e archi leggeri. Insomma, c’è tutto quello che serve per non stancare né limitare le possibilità offerte ai giocatori e allo stile di gioco di ciascuno.

Prendendo in prestito elementi da videogiochi di ruolo d’azione, Assassin’s Creed Origins pone sul piatto dell’offerta un sistema di punti esperienza da accumulare tramite esplorazione, combattimenti, incarichi portati a termine, missioni compiute. L’esperienza riempie una barra che, al suo completamento, fa scattare il livello di potenza superiore: danni e salute vengono aumentati automaticamente, mentre al giocatore è concessa la facoltà di scegliere quale ramo di tre espandere oppure tenerli tutti equilibrati: Cacciatore, Guerriero o Veggente recano con sé tutte le abilità che renderanno, Bayek, un’arma umana pronta ad uccidere le sue prede senza lasciare traccia o quasi.

Nulla di nuovo su questo fronte: tra videogiochi di ruolo che ci hanno abituati da decenni, e giochi d’azione quali Tomb Raider (dal 2013) con tutte le seguenti uscite che ammiccano al lavorone di Crystal Dynamics (Horizon Zero Dawn, giusto per citare uno degli ultimi) siamo abituati a vedere tre alberi di abilità da sbloccare. Quello che suona nuovo è vederlo in Assassin’s Creed Origins, unitamente alla presenza delle immancabili materie prime che vanno a potenziare anche armi e armature che usa Bayek. Se cercate un gioco vario nella gestione del personaggio, Origins potrebbe fare al vostro caso.

ANTICO EGITTO AL TRAMONTO

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L’Antico Egitto preparato per noi da Ubisoft è, di per sé, enorme (e col season pack ed ulteriori aggiornamenti gratuiti di cui abbiamo parlato qui e di cui segnaliamo velocissimamente la ventura Modalità chiamata Discovery Tour che permette di fare un giro turistico dell’Antico Egitto, lo sarà di più). Se si volesse percorrere la diagonale della mappa passerebbero davvero delle ore e quello che sorprende più di tutto è che non si tratta di una mappa vuota o sterile di contenuti. Bayek può viaggiare in lungo e in largo grazie a cammelli o cavalli, non manca il “viaggio rapido” per i giocatori più pigri ma previa scoperta del punto di interesse e del suo “sblocco” sulla mappa. Nulla che non fosse già in opera da The Elder Scrolls IV: Oblivion o il ben più recente The Legend of Zelda: Breath of the Wild. L’esplorazione, dunque, è una parte fondamentale in Assassin’s Creed Origins e un grande aiuto proviene da Senu, l’aquila di Bayek, che può aiutare tantissimo nello scovare punti, oggetti e personaggi di interesse.

Bayek parte da Siwa, piccola città d’origine del protagonista ma la sua epopea lo porterà ai quattro angoli dell’impero ellenistico che ha ereditato il millenario impero dei Faraoni. Giza e le sue Piramidi, Alessandria con la sua biblioteca ed il leggendario faro, Cirene la cosiddetta “Atene d’Africa” con i suoi templi in stile greco, Menfi l’antica capitale dell’Impero d’Egitto sono pronte per essere (ri)scoperte e visitate alla luce di un punto di vista che non è archeologico ma quello di un cittadino dell’Antico Egitto vissuto nel quinto decennio prima dell’arrivo di Cristo nella storia dell’umanità. Quel vago senso di “turismo virtuale” che non sentivamo dai tempi di Assassin’s Creed II, finalmente ritorna a dare un senso tutto nuovo e affascinante alle parole “esplorazione” e “scoperta”.

Per esplorare e scoprire, lo ribadiamo, ci si affida agli occhi di Senu, l’aquila di Bayek. Il famigerato “occhio dell’aquila” di Desmond, Altair ed Ezio, quindi, cede il posto al più corretto “impulso dell’Animus” che evidenzia oggetti e persone nelle immediate vicinanze. Per scovare invece nemici, obbiettivi e altri punti sensibili, bisogna affidarsi ad una vera aquila. Questa può arrivare ad aiutarci, sbloccandone un’abilità che permette di distrarre un nemico particolarmente zelante, permettendoci di sgattaiolare via o di neutralizzarlo con molta facilità.

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Assassin’s Creed Origins procede con i giusti ritmi narrativi, la presenza di scene d’azione, boss-fight ed evoluzione del personaggio tramite un sistema mutuato dai videogiochi di ruolo d’azione senza strappi, senza intoppi e senza aver generato, durante la prova, la delusione tipica dell’occasione sprecata: delusione che ci ha accompagnato dall’uscita di Assassin’s Creed III in poi.

Origins, invece, colpisce nel segno, sia il novello giocatore che colui che ha seguito la storia fin dal principio, fedelmente, nonostante tutto. Ammicca anche al lungometraggio con Michael Fassbender e Jeremy Irons, generando una “continuity” di contenuti e sotto-trame che, a chi vi scrive, fa solo piacere.
A pescare i soliti peli nell’uovo bisogna evidenziare la proverbiale, scarsa, percezione dei nemici, glitch grafici all’ordine del giorno (ma è anche naturale in un gioco immenso come questo, come lo è su Skyrim o Red Dead Redemption o GTA 5), fluidità che crolla rovinosamente durante i caricamenti (ma questa, forse, può essere dipesa da una scarsa manutenzione alla PS4 da parte nostra). Se, infine, come il sottoscritto, vi dedicate alle attività secondarie prima di proseguire, vi ritroverete ben più potenti del livello richiesto dalla trama del gioco, rendendo l’esperienza estremamente semplice anche a difficoltà più elevate. C’è ben poco da discutere sul fronte tecnico: il gioco è praticamente inattaccabile, bellissimo a vedersi, fluido e sempre più supportato e ottimizzato.

IL CONTENUTO DEL SEASON PASS

  • DLC 1 – The Hidden Ones: Questa espansione si concentra sulla storia e si basa sulla crescita della Confraternita, portando i giocatori anni dopo gli eventi di Assassin’s Creed: Origins e mettendoli di fronte alle ostili forze Romane in una nuova regione. Questa espansione amplierà il livello massimo, permettendo ai giocatori di far progredire ulteriormente il proprio personaggio. Disponibile da gennaio 2018.

  • DLC 2 – The Curse of the Pharaohs: In questa espansione incentrata sulla mitologia Egizia, i giocatori combatteranno contro faraoni non morti ed esploreranno un nuovo e mistico reame. Durante il viaggio, incontreranno famigerate bestie egiziane al pari dei guerrieri di Anubi, scorpioni e molto altro, mentre investigano la causa della maledizione che ha riportato in vita i faraoni. The Curse of the Pharaohs aumenterà ulteriormente il livello massimo e introdurrà nuove abilità. Disponibile da marzo 2018.

  • Pacchetti Horus e Centurione Romano: Due esclusivi contenuti aggiuntivi che includono nuovi outfit, armi, scudi e montature. Disponibile da novembre 2017.

  • Un pacchetto di 500 Crediti Helix. Disponibile al lancio del gioco.

  • Un’esclusiva arma rara, la Lama della Calamità. Disponibile al lancio del gioco.

COMMENTO FINALE

Assassin’s Creed Origins è un gioco d’azione e avventura in terza persona, con elementi da gioco di ruolo e free roaming, sviluppato da Ubisoft Montreal dopo un anno di pausa da Synidcate. Il nuovo capitolo della saga Racconta delle avventure di Bayek, una guardia del Faraone caduta in disgrazia e che deve vendicarsi di torti subiti, mentre in prospettiva si narrano le origini della Confraternita degli Assassini e del loro conflitto con quelli che poi diventeranno i Templari.

Sul versante grafico e sonoro c’è ben poco da sindacare. Il gioco offre un altissimo livello di dettaglio, ottime animazioni, pochi glitch e bug grafici in relazione alla vastità degli ambienti e del numero di personaggi che si muovono a schermo. La colonna sonora è di tutto rispetto, gli effetti sonori ben resi e il doppiaggio originale non ci è sembrato affatto male. C’è anche la possibilità di giocare con il doppiaggio in italiano, previo scaricamento di una patch di traduzione a parte: l’interpretazione delle voci nostrane è generalmente buona molto, con pochissimi picchi negativi.

Joypad alla mano, invece, abbiamo trovato sensibili differenze rispetto ai passati Assassin’s Creed e ben più di un’analogia con il più recente Watch Dogs 2 che “condividono lo stesso universo”. Le fasi di studio dell’area, di infiltrazione, di combattimento sono tutte ben studiate e ci sono risultate ben amalgamate tra loro. La gestione del personaggio, delle abilità e degli equipaggiamenti fa tanto videogioco di ruolo ma anche – tantissimo – Horizon Zero Dawn da cui sembra che Ubisoft abbia preso qualche licenza. Ma se guardassimo al passato sarebbe anche lecito affermare che il Tomb Raider del 2013 abbia imposto diversi standard agli aspetti legati ad oggetti e abilità.

Pregi

Tecnicamente valido. Varietà mista a quantità di cose da fare. Gli elementi da gioco di ruolo motivano a svolgere attività secondarie alla storia. Personaggi ben caratterizzati e trama avvincente. Sistema di combattimento più profondo. Fasi di infiltrazione ben rese. Ambientazione estremamente affascinante. Season Pass ed altri contenuti gratuiti di livello

Difetti

Intelligenza Artificiale ben poco intelligente in più di un’occasione. Sporadici (e fisiologici) glitch grafici. Dedicarsi alle attività secondarie rende il gioco più facile e meno bilanciato. Sul modello base PS4 la fluidità crolla pesantemente in più di un’occasione.

Voto

9-

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[Recensione] Adattatori USB C MINIX NEO C-UE, C-MUC e C-4K

SpazioAndroid.com Italia

Il mese scorso MINIX ha presentato sei nuovi adattatori USB C, di cui noi abbiamo ne abbiamo provati tre: MINIX NEO C-UE, C-MUC e C-4K. Contenuto delle confezioni: –MINIX NEO C-UE 1 x MINIX NEO C-UE 1 x Manuale istruzioni –MINIX NEO C-MUC 1 x MINIX NEO C-MUC 1 x Manuale istruzioni –MINIX NEO C-4K […]

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Wolfenstein II: The New Colossus, Recensione Pc

Di Massimo Reina

In un periodo nel quale si discute ogni giorno sull’opportunità o meno di sviluppare titoli incentrati prevalentemente sul single player, è bello sapere che esistono team come MachineGames capaci di creare degli sparatutto frenetici e coinvolgenti, ma dotati anche di una narrativa d’impatto.
Dopo l’ottimo The New Order, il publisher Bethesda ha pensato bene di puntare su un seguito affidandolo proprio alle mani sapienti del sopra citato sviluppatore. Wolfenstein II: The New Colossus è stilisticamente simile al titolo che lo ha preceduto, ma meglio rifinito sia in quelle meccaniche già presenti e riproposte, sia in quelle piccole novità che sono state implementate per rendere ancora più avvincente l’esperienza di gioco. Il risultato, ve lo anticipiamo subito, è uno dei migliori fps degli ultimi anni.

NAZISTI MADE IN USA

Wolfenstein II: The New Colossus riparte da dove si è fermato New Order. B.J. Blazkowicz  è ancora vivo, ma è stato in coma sei mesi a bordo del Martello di Eva, stato dal quale si risveglia proprio mentre è in corso un attacco da parte di Frau Engel. Sfiancato da settimane di incoscienza, il nostro eroe è costretto ad agire seduto su una sedia a rotelle ed a farsi strada tra i nemici in un nuovo contesto che è il trionfo dell’Ucronia.

Da qui ha inizio una lunga avventura che porterà il giocatore ad affrontare decine e decine di nazisti, androidi e mostruosi super soldati, armati di tutto punto grazie a un arsenale non esagerato ma efficace a cui si unisce un sistema di potenziamenti semplice ma ben stratificato.

Questi prevede infatti che per migliorare un abilità basta portare a termine alcune sfide, così che se si eliminano una dozzina di nemici tramite una bella raffica di mitra il personaggio cresce in mira e danni, mentre se esegue un certo numero di eliminazioni furtive migliora le sue capacità di agire nell’ombra e dunque i parametri legati allo stealth. Perché Wolfenstein II: The New Colossus permette anche questo, di scegliere l’approccio che più piace all’utente in molte sequenze di gioco: quando le munizioni scarseggiano e non si può fare qualche “rambata”, meglio agire in silenzio. Ovviamente il titolo di Bethesda e MachineGames dà il meglio di sé durante le numerose sparatorie a viso aperto. In questi casi il ritmo si fa molto alto, almeno se paragonato a quello di altri giochi analoghi o al predecessore, complice pure il rinnovato dual-wielding delle armi. A proposito, se volete una rinfrescata sui gingilli da usare per abbattere i nostri nemici mortali, qui c’è la guida.

POCA VARIETA’

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Di fatto , visto anche un livello di difficoltà tarato verso l’alto (si può comunque scegliere all’inizio a che grado di complessità giocare) diventa fondamentale sfruttare anche le arene nella loro interezza per venire a capo degli scontri, muovendosi e cercando quando possibile un punto ideale dal quale controbattere.

Però senza rimanere fermi nello stesso punto, visto che il gioco non premia di certo questa tipologia di videogiocatori, specialmente quando si affrontano avversari come i  comandanti, che possono chiamare dei rinforzi e rendere ostiche le aree all’inizio più facili da superare popolandole di soldati corazzati, mezzi pesanti e droni. Peccato solo che questi nemici pecchino in varietà, e alla lunga siano sempre gli stessi, chi più, chi meno.

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Wolfenstein II: The New Colossus non ha un comparto online, un’assenza che se da un lato non inficia sulla qualità generale del prodotto, dall’altro poteva essere una gradita aggiunta a un pacchetto comunque molto ricco sotto diversi punti di vista.

Tecnicamente il gioco è davvero molto curato. Forse l’unica pecca risiede in una certa ripetitività di stanze in alcuni ambienti, ma in generale MachineGames ha confezionato un titolo in grado raggiungere i 60fps fissi su console, senza eccessivi compromessi in termini di qualità grafica. Texture, effetti di luce, particellari, scenette di intermezzo, tutto contribuisce a rendere quanto più particolareggiato e vivo possibile il mondo di questo Wolfenstein II: The New Colossus, e a raccontarne e svilupparne la trama. Allo stesso modo si comporta il settore audio, dove tutto agisce in funzione di quanto avviene sullo schermo, con una colonna sonora capace di sottolineare al meglio i vari momenti, dai dialoghi più drammatici alle fasi più prettamente d’azione.

COMMENTO FINALE

Wolfenstein II: The New Colossus è uno dei migliori sparatutto in soggettiva mai realizzato. E questo non solo per la giocabilità ben bilanciata o per un ottimo comparto tecnologico, ma anche per l’attenzione che riserve alla modalità giocatore singolo, per la quale mette a disposizione un’avventura molto carina e ben strutturata, dalla dura complessiva di circa 14 ore.

 

Pregi

Avventura divertente e ben concepita. Grafica e audio di ottima fattura. Giocabilità soddisfacente e stratificata il giusto.

Difetti

Poca varietà di nemici. Manca la componente online.

Voto

9

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Niente da Perdere di Jeff Lemire – Recensione

Ci sono alcuni sceneggiatori che volenti o meno, ma suscitano un certo interesse con ogni opera che producono. Jeff Lemire è sicuramente uno di questi. L’autore canadese ha saputo spaziare attraverso un enorme quantità di generi ed è quasi sempre riuscito nel durissimo intento di appassionare i lettori. Non ci

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Destiny 2, Recensione Pc

Di Massimo Reina

Numeri alla mano Destiny 2 si è rivelato un grosso successo di critica e di pubblico per Bungie. Il titolo si è infatti distinto per un’ottima giocabilità, una serie di contenuti interessanti e ambientazioni affascinanti, trovando di conseguenza il gradimento di critica (qui la nostra recensione PS4) e di pubblico. Ora, a distanza di poco più di un mese, il gioco arriva anche su Pc, in una edizione che, vi anticipiamo già, è superiore alla controparte console, e che vi raccontiamo nel dettaglio. Un vero e proprio esordio con i fiocchi per la serie fps che approda per la prima volta su computer Windows.

Destiny 2 ha anche un altro record: è il primo titolo non Blizzard che si gioca attraverso la piattaforma Battle.net conosciuta per essere la casa di Diablo, WoW, Overwatch, Starcraft II, Heroes of the Storm ed Hearthstone.

LA DIFFERENZA C’E’…

Il primo elemento caratteristico di questa conversione è il suo collegamento esclusivo a Battle.net, la piattaforma digitale di Blizzard. Grazie a essa il titolo implementa una chat testuale che può essere attivata premendo il tasto Invio per poter parlare con i membri della squadra e del clan. Ma le funzioni disponibili sono davvero tante, tutte da scoprire, a partire dal menu che durante la partita consente all’utente di vedere chi è online, invitarli al volo oppure vedere a cosa stanno giocando, e così via. Il tutto è ben implementato con la grafica e i menu del gioco, e dà davvero un maggiore controllo al videogiocatore su diversi aspetti importanti dell’online. Altro aspetto inedito presente in Destiny 2 Pc rispetto alla controparte su console è la possibilità che viene data al giocatore di poter configurare a piacimento i controlli, e questo indipendentemente per mouse e tastiera o joypad. Una manna per chi ama personalizzare anche questo aspetto in un videogioco, e vuole potersi scegliere i tasti a cui adibire le varie funzioni in partita.

A proposito, passando a parlare di gameplay, il titolo di Bungie è ovviamente simile all’originale su console. Certo, la possibilità di avere un frame rate sbloccato va a tutto vantaggio della fluidità dell’azione, ragion per cui il gameplay risulta migliore su computer rispetto alla controparte per Xbox One o PlayStation 4.
Per il resto, invece, non cambia praticamente nulla. Rispetto al primo capitolo che aveva deluso in tal senso, Destiny 2 presenta infatti come su console una bella storia ben articolata all’interno di una campagna single player più lineare, ma accompagnata da personaggi ben definiti, colpi di scena e filmati cinematici che aiutano a immergersi meglio nella storia per un totale circa di dieci-tredici ore. Il gioco racconta di un Guardiano, il quale a seguito della disfatta della Legione Rossa a opera delle armate dei Cabal, si ritrova suo malgrado sulla Terra da dove, stremato, dovrà iniziare la sua lotta per sopravvivere ma anche per difendere ciò che resta del suo mondo. Da lì inizia una lunga avventura ricca di situazioni, missioni secondarie e chi più ne ha, più ne metta.

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Il protagonista per chi ha giocato il predecessore viene automaticamente importato dal primo capitolo, altrimenti si deve creare da zero scegliendo l’aspetto e la classe fra le tre disponibili, ognuna delle quali dotata di un set di abilità di movimento e di una sua personale skill: per lo Stregone c’è Rift, il Cacciatore ha la Schivata e Titano una Barriera. A seconda poi della classe scelta il personaggio dispone inoltre di tre sottoclassi (per un totale di nove) legate al fuoco, all’elettricità e al vuoto. Ciascuna di loro attribuisce al Guardiano granate con effetti particolari, una specifica Super e due rami di abilità differenti. Queste ultime, come del resto le altre abilità principali possono essere potenziate o sbloccate grazie ad appositi punti che si guadagnano salendo di livello combattendo. Proprio le battaglie e dunque la giocabilità è un altro dei punti di forza di Destiny 2.

Il sistema sparatutto funziona perfettamente e in generale la giocabilità resta accessibile a tutti. Basta un po’ di esperienza e non ci sono problemi di sorta nell’affrontare nemici su nemici, a parte ovviamente la difficoltà intrinseca di lottare contro creature che non stanno certo a guardare. Ma tutto funziona e diverte come raramente si è visto in altri titoli dello stesso genere, complice un armamentario di tutto rispetto. Questi è suddiviso in tre categorie principali, cioè a dire cineticheenergetiche e distruttive. Nelle prime due rientrano delle armi tradizionali come mitragliette, armi da supporto, fucili automatici e le Submachine, giusto per citarne alcune, che si differenziano quindi solo per il tipo di danno, normale o elementale, in grado di infliggere ai nemici. Quelle distruttive, invece, come si può intuire dal nome sono quelle più potenti, capaci di uccidere con pochissimi colpi.

L’utente può equipaggiare al massimo tre armi, una per categoria, e le può cambiare al volo durante una battaglia semplicemente premendo un apposito tasto. Passando ai contenuti, quelli di questa edizione sono gli stessi identici della controparte console, raid compreso, e già a partire dal prossimo dlc, La Maledizione di Osiride, previsto entro la fine dell’anno, la sincronizzazione sarà completa. Uguali anche i problemi di connessione, aggirabili con qualche escamotage le cui guide si possono facilmente reperire sul web. Presenti ovviamente assalti, eventi pubblici ed eroici, e poi le classiche azioni di pattuglia breve, le sfide e così via, più le missioni legate alla campagna principale e gli incarichi secondari, che possono essere giocati da soli.

… E SI VEDE!

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Laddove invece il gioco torna a essere completamente differente dall’originale è il comparto tecnologico. Da questo punto di vista c’è poco da dire se non che Destiny 2 su Pc è davvero eccezionale sotto ogni punto di vista. Sembra proprio che gli sviluppatori abbiano realizzato questo porting tenendo bene in mente quelle che sono le esigenze e i gusti dei videogiocatori Pc. Di fatto, il titolo offre una grande possibilità di personalizzazione con una serie molto variegate di impostazioni grafiche in grado di rendere il gioco come lo si vuole.

Dall’occlusione ambientale, alla qualità di texture e ombre e persino il livello di dettaglio separato per quello che concerne ambienti, personaggi e ombre della vegetazione, c’è di che sbizzarrirsi. Il tutto corroborato da un fame rate sbloccato e da settaggi proprietari come il supersampling, che permette di impostare la qualità del rendering da un minimo del 25% a un massimo del 200% della risoluzione. Ne consegue un livello di dettaglio, a seconda delle configurazioni, davvero notevole, a tutto vantaggio dell’immedesimazione e di una visione d’insieme che esalta alcuni degli scenari più belli e affascinanti mai visti in un gioco del genere.

Se proprio vogliamo quindi trovare un difetto in questo Destiny 2 per computer dobbiamo guardare all’anti-aliasing, che non svolge appieno il proprio dovere. Per quanto riguarda il comparto audio, anche qui nulla da eccepire: il gioco offre un sonoro di ottima fattura sotto ogni punto di vista, dagli effetti audio alla colonna sonora, tra le migliori ascoltabili in un videogioco.

COMMENTO FINALE

Destiny 2 su Pc è a dir poco spettacolare, e se paragonato alla controparte console, sembra proprio un altro gioco. Grafica, libertà di settare quel che si vuole, perfino i comandi, il frame rate sbloccato e il gameplay di ottimo livello, tutti elementi che fanno di Destiny 2 su personal computer la versione migliore in assoluto in commercio.

 

Pregi

Ottima campagna in singolo. Visivamente spettacolare. Possibilità di configurare a piacimento vari elementi grafici. I controlli possono essere impostati indipendentemente per mouse e tastiera o joypad

Difetti

Livello di difficoltà piuttosto basso. Alla lunga può risultare un po’ ripetitivo. Problemi di connessione.

Voto

9

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Horizon Zero Dawn: The Frozen Wilds, Recensione PS4

Soltanto otto mesi sono passati da Horizon Zero Dawn, ultima fatica di Guerrilla Games in esclusiva per PS4 e capace di vendere più di due milioni di copie in due settimane. Dal 7 novembre di quest’anno, infatti, possiamo godere di Horizon Zero Dawn: The Frozen Wilds, corposissima espansione – non chiamatelo Dlc, non rende giustizia – che, sulla falsariga di Blood & Wine di The Witcher 3, aggiunge un’inedita area di gioco, raggiungibile dalla mappa di base senza soluzione di continuità. Le avventure si Aloy, in sostanza, non sono affatto terminate e nuovi segreti sono pronti per essere scoperti.

LO SQUARCIO DOVE VIVONO I BANUK

Horizon Zero Dawn: The Frozen Wilds espande la mappa di gioco base con un’area molto grande e raggiungibile seguendo la strada maestra nord orientale. Lì, questa strada, si interrompe lasciando posto ad un sentiero montano piuttosto ripido, scosceso e per il quale possono proseguire solo pochi, temerari, esploratori. Aloy è uno di questi, non si ferma di fronte a nulla e a nessuno, neppure all’evidenza del fatto che quella strana regione che riposa oltre lo Squarcio sia infestata da indicibili avversità.

Strada facendo, dunque, la nostra eroina raggiunge il primo insediamento abitato da temerari Banuk e viene a conoscenza di quella che sembra delinearsi come una nuova, concreta, inquietante, minaccia per la poca umanità rimasta in vita sul pianeta: un vulcano attivo presso cui vivono e proliferano terribili biomacchine mai viste prima. Essendo Aloy, in quelle terre, una straniera, deve prima guadagnarsi la fiducia delle nuove tribù, poi ottenere gli strumenti adatti allo scopo, ed infine cercare di risolvere problemi che sembrano fuori portata di tutti.

Questa, per sommi capi, è la trama che gravita intorno a Horizon Zero Dawn The Frozen Wilds senza scendere nei particolari.

AMBIENTAZIONE INDIMENTICABILE

Se foste tra coloro che hanno apprezzato la bellissima ambientazione di Horizon Zero Dawn, vi inviteremmo a prendere un profondo respiro. Perché troviamo che la regione dello Squarcio, queste terre selvagge eternamente ghiacciate all’estremo nord del mondo di gioco, siano semplicemente fantastiche. La luce del Sole arriva debolmente, lasciando molto in penombra o eterno crepuscolo. Quando cala la notte, la volta celeste si illumina di costellazioni e l’aurora boreale dipinge dei suoi colori sfumati grandi tratti del cielo, lasciando lo spettatore davvero senza parole.

Raramente ci è capitato di stare a contemplare la vastità dell’ambientazione e ogni suo aspetto sullo sfondo. Raramente abbiamo sentito “freddo” quando si trattava di avventurarsi in luoghi freddi e inospitali ma gli sforzi di Guerrilla Games per trasmettere la durezza e la bellezza di questa nuova parte esplorabile sono da applaudire.

La mappa di The Frozen Wilds equivale a quella di una regione del gioco base. E’ davvero grande, sebbene non abbiamo misurato se fosse effettivamente la più grande a disposizione, ma quel che importa è che non si tratta di un semplice fazzoletto di terra da cui trarre pochi vantaggi. Parliamo di una vera regione di gioco in aggiunta con un’avventura ad essa dedicata, sotto-trame, incarichi, missioni di caccia e non meno di una decina d’ore in cui perdersi.

COME PRIMA E ANCHE MEGLIO

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Horizon Zero Dawn: The Frozen Wilds non si limita ad aggiungere un’area alla già enorme mappa di gioco. Né si limita a rimpolpare l’offerta con missioni e qualcosa da comprare da nuovi mercanti infreddoliti nello Squarcio. Anche a livello di gameplay troviamo qualche novità: Aloy, adesso, può attingere da nuovi materiali da riforgiare, nuovi elementi ottenibili e scambiabili, nuove armature, armi, oggetti di varia utilità. Anche le mostruose bio-macchine che abitano Lo Squarcio sono diverse dalle solite a cui siamo abituati: più forti, resistenti, crudeli, difficili da buttare giù ma soprattutto nulla che avessimo visto prima, non le varianti corrotte di bio-macchine di base ma qualcosa di più inquietante. Per fare fronte a queste, gli sviluppatori hanno pensato bene di dotare Aloy di nuove abilità che possano aiutarla a contrastare le nuove minacce.

Nondimeno, abbiamo avuto l’impressione che concentrarsi su una singola regione abbia giovato alla profondità e alla complessità della stessa. Fin da subito emergono tantissime sfumature e non poche curiosità sulla cultura della tribù Banuk, e non soltanto tramite qualche linea di dialogo con i personaggi secondari.
Tutto, in The Frozen Wilds, “parla” e suggerisce al giocatore: dal modo in cui sono costruiti gli avamposti a quello in cui sono sorti i villaggi, dal modo di vestire e di parlare dei Banuk, dal tipo di equipaggiamenti che si portano dietro. Ci ha impressionato parecchio tutta questa attenzione per i particolari, qualcosa che dal gioco base non era emersa così tanto.

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COMMENTO FINALE

Horizon Zero Dawn: The Frozen Wilds è un’espansione al gioco, concessa da Sony per permetterci di produrre questa recensione in tempo utile entro il day one del titolo e nel rispetto dell’embargo indicato. Horizon Zero Dawn, lo ricordiamo, è un’esclusiva PS4 pubblicata il primo marzo di quest’anno. Si tratta di un gioco di avventura, azione ed elementi di sopravvivenza e di ruolo, ambientato in un futuro in cui l’umanità è sull’orlo dell’estinzione, mentre la fauna è costituita da poche specie animali e numerose specie di biomacchine.

The Frozen Wilds, per chi ha terminato il gioco di base a suo tempo, rappresenta l’espansione della mappa di base con una nuova regione esplorabile, piena di missioni, equipaggiamenti, personaggi, tipi di macchine da cacciare. Anche Aloy si ritrova un ventaglio di abilità ed equipaggiamenti aggiuntivi, di vitale importanza per poter affrontare Lo Squarcio. E’ questo il nome della regione dove abitano numerosi Banuk, una delle tribù di esseri umani sopravvissute all’olocausto di un remoto futuro.

Tecnicamente parlando ci ritroviamo di fronte ad un’espansione e – in quanto tale – poco o nulla ci è dato da segnalare riguardo a variazioni visive pesanti. Il motore grafico è sempre il Decima di Guerrilla Games e c’erano ben pochi motivi di dubitare di questo. Quello che salta subito all’occhio è lo stile che pervade tutta la nuova ambientazione: per diverse ore abbiamo camminato, esplorato e scalato i territori dello Squarcio sotto aurore boreali che tolgono il fiato, con un terribile vulcano fumante sullo sfondo, inquietanti creature metalliche e volteggianti sulla nostra testa, paurose macchine di morte mai viste prima di oggi.

Sul fronte della giocabilità non c’è nulla di negativo da segnalare, nulla che non avessimo mancato di sottolineare nella recensione del gioco base. Ci è parso che animazioni ed espressioni facciali siano stati, nel complesso, migliorati e questo non può che far bene alla valutazione complessiva di questo solido, corposissimo, ben realizzato, Dlc (meglio dire espansione vista la mole di contenuti) che risulta imperdibile se aveste apprezzato il gioco di base. Horizon Zero Dawn: The Frozen Wilds è dunque consigliata a pieno titolo.

Pregi

Una nuova, enorme, mappa che espande quella del gioco di base. Ambientazione artica estremamente suggestiva. Nuovi nemici, nuove abilità e nuovi equipaggiamenti a disposizione di Aloy. Per chi ha adorato Horizon Zero Dawn e non ne ha ancora abbastanza.

Difetti

Necessita del gioco di base per funzionare. Non aggiunge nulla di scandalosamente nuovo.

Voto

8,5

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Dylan Dog 374: La fine dell’oscurità – Recensione

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The Evil Within 2, Recensione Pc

Tre anni esatti dividono The Evil Within 2 dal suo predecessore. Era il 14 ottobre del 2014, infatti, quando Shinji Mikami (il “papà” di Resident Evil) e lo studio Tango Softworks hanno pubblicato, sotto bandiera Bethesda, il primo The Evil Within. Survival horror in terza persona che gioca con paure inconsce, orrori di nuova concezione e situazioni da far girare la testa anche ai più navigati.

Ora come allora, le piattaforme di riferimento per giocare all’oggetto di questa recensione sono Xbox One, PlayStation 4 e Pc Windows. Noi abbiamo provato la versione del gioco relativa a quest’ultima piattaforma.

STEM, SENSI DI COLPA, RIVELAZIONI

The Evil Within 2 è ambientato a tre anni di distanza dal prequel anche nel tempo della narrazione. Sebastian Castellanos, investigatore, è reduce dagli “incidenti” del Beacon Hospital ed è talmente segnato nel profondo da non riuscire a dormire la notte. Incubi inenarrabili lo perseguitano, insieme ai sensi di colpa per non essere riuscito a salvare chi ama. Un giorno qualunque, il passato torna a tormentarlo: membri di un’inquietante società lo obbligano a collegarsi ad un macchinario infernale – lo Stem che conosce tristemente bene – per risolvere un grattacapo non indifferente e che evitiamo accuratamente di svelarvi.

Pur senza fare i salti di gioia, Sebastian accetta di collegarsi al macchinario per farsi devastare il cervello da incubi talmente vividi da rischiare di ucciderlo veramente. L’incarico per cui si collega verte sul ritrovamento di una squadra di soldati che si è “persa” nella realtà virtuale. E’ solo l’incipit di un incubo che accompagnerà Castellanos e giocatore per 15, intense, ore di gioco, dense di colpi di scena e rivelazioni fin dal prologo.

OTTIMIZZAZIONE QUESTA SCONOSCIUTA

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Modelli dei personaggi talmente dettagliati da non lasciare nulla al caso. Animazioni ed espressioni facciali molto convincenti che aiutano a farsi trasportare da una narrazione che fa il verso a tanti film. Doppiaggio, tutto sommato, accettabile e convincente. Tutto questo è The Evil Within 2 sotto l’aspetto grafico ma c’è anche altro. Gli ambienti sono ben ricostruiti, sia quelli al chiuso che all’aperto e non possiamo non apprezzare lo stile e l’attenzione messi in campo per realizzare il tutto.

Tuttavia, tutto questo, ha un prezzo non indifferente da pagare. Parlando strettamente di versione Pc Windows: dobbiamo constatare che non bastano 8 core 3Ghz, 16 Gb RAM e una scheda video con chipset AMD di tutto rispetto (che ci permette di giocare Ombra della Guerra a dettagli alti senza scatti). Le esigenze hardware di The Evil Within 2 sono piuttosto alte e si fa fatica a soddisfarle per ottenere una fluidità stabile a meno di non scendere vertiginosamente a compromessi. Questa mancata ottimizzazione potrebbe infastidire i giocatori più esigenti e ovviamente, su console (sia Xbox One che PlayStation 4), tutto questo si avverte poco o per niente, data la natura prettamente ludica delle console da salotto.

TRA PASSATO E PRESENTE, POCO SPAZIO PER NOVITA’ E FUTURO

The Evil Within 2, sul profilo di gioco, offre 10/15 ore (dipende da come lo si gioca) di intensa indagine sullo STEM e i suoi reconditi segreti. Quel che salta subito all’occhio è che non ci sono novità di rilievo talmente grandi da far gridare ad un nuovo gioco di pacca o un nuovo esperimento di gameplay. Con una mossa del tutto conservativa e fedele alla tradizione messa in campo tre anni or sono, Tango Softworks ci ripropone – in pratica – gli stessi stilemi del prequel con qualche, piccola, aggiunta alle mosse che il protagonista può compiere. Tutto questo si unisce ad un design dei livelli più ispirato, l’alternanza tra spazi chiusi e aperti ancora più “naturale” e in generale un’opera di cesello che smussa tutti gli spigoli che potevano notarsi tre anni fa.

Un plauso in particolare vogliamo farlo alla gestione dei tempi della narrazione, dei ritmi e del modo con cui il tutto viene portato avanti. Non abbiamo sofferto fasi eccessivamente frenetiche né situazioni troppo soporifere. Negli spazi aperti, soprattutto, il pericolo di stare a gironzolare senza un nulla di fatto poteva essere reale, ma per fortuna – tra una gestione delle munizioni quasi perfetta e ambienti di gioco mai “vuoti” – non ci si annoia mai.

Se dobbiamo dare una colpa a The Evil Within 2, forse è solo quella di somigliare tanto al suo predecessore senza osare tantissimo. Evidentemente, sviluppatori e pubblico hanno ritenuto che la squadra e l’offerta survival horror fossero vincenti e nessuno a pensato di cambiare o aggiungere qualcosa che potesse far sentire ancor di più il distacco tra primo e secondo episodio. Poca volontà di stupire, sorprendere, poche novità in senso assoluto insomma: solita, buonissima per gli intenditori, minestra di tre anni fa, con quel pizzico di spezie in più che non guasta mai.

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COMMENTO FINALE

The Evil Within 2, di Tango Softworks e Bethesda Software, è un videogioco survival horror in terza persona con elementi da sparatutto in terza persona. E’ disponibile per Xbox One, PlayStation 4 e Pc Windows dal 13 ottobre scorso e alterna fasi classiche e lineari a quelle open world in cui è possibile uscire (di poco) dal seminato degli sviluppatori.

Tecnicamente parlando il gioco è realizzato discretamente, senza acuti né cadute di stile. Alcuni orrori riprodotti sono davvero ben fatti ed impressionanti ma in generale bisogna evidenziare una scarsa ottimizzazione del tutto, che ci ha costretto (su Pc) a scendere a molti compromessi visivi, mentre su console non si può parlare di “gioco migliore graficamente parlando” ma, The Evil Within 2, non vuole essere certamente questo. Possiamo concludere che la grafica “funziona”, sebbene non sia perfettamente ottimizzata.

Joypad alla mano, invece, quanti di quelli che hanno apprezzato il primo The Evil Within si sentiranno a casa. L’impianto di base è praticamente identico con l’aggiunta di poche – pochissime – novità che espandono di poco il ventaglio di possibilità offerto al protagonista. L’introduzione di alternanza tra ambienti chiusi, lineari e spazi molto aperti e liberamente esplorabili, alla fine dei conti, non risulta del tutto sbagliata e i ritmi di gioco ottengono un effetto “elastico” che, a chi vi scrive, non è dispiaciuto: al ritmo soffocante e pressante delle fasi al chiuso si alterna quello più compassato delle fasi all’aperto. Nulla che possa definirsi “stato di calma” ma certamente non lo stesso stato di quando dobbiamo avventurarci nel dedalo dei corridoi ordito per noi.

In definitiva: The Evil Within 2 riprende e cesella tutti gli spigoli del prequel e mette sul piatto dell’offerta un survival horror concentrato sulla storia, sulla tensione e su scontri relativamente brevi ma molto intensi. Chiunque abbia apprezzato il primo, non potrà non apprezzare il secondo. I nuovi arrivati avranno buon pane per i loro denti ma una trama che ammicca spesso al prequel ed espande il carattere di molti personaggi già visti.

 

Pregi

Storia accattivante. Personaggi in continua evoluzione. Ambientazioni ben ricostruite. Ricorda molto Silent Hill ed Alone in the Dark.

Difetti

Ottimizzazione grafica lontana dalla sufficienza. Chi non ha apprezzato il primo ha pochi motivi per apprezzare questo. Non porta con sé autentiche novità.

Voto

8

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