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Recensione: Xiaomi POCOPHONE F1 6+64GB

Xiaomi POCOPHONE F1 è il primo smartphone nato da una startup sotto Xiaomi, che punta ad essere un top ma

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Mega Man 11, Recensione

Trentuno anni fa, il primo Mega Man approdava su Nintendo NES per la gioia di grandi e piccoli. Era il 1987, quando un androide difeso da un’armatura blu e dotato di un cannone sul braccio, andava ad affrontare pericoli più grandi di lui per il bene e la salvezza di tutta l’umanità. Mega Man 11, pubblicato da Capcom il 2 ottobre scorso per tutte le console di attuale generazione e Pc, torna a svecchiare il brand ad otto anni di distanza dall’ultima, ufficiale, pubblicazione su Wii, PS3 e Xbox 360.

NOSTALGIA CANAGLIA

La trama che ci intrattiene, fin dalle prime battute, è presto spiegata. Un nostalgico Dr. Wily, rievocando i tempi universitari, ripesca dal dimenticatorio un suo vecchio progetto, bocciato dagli accademici e bollato come “pericoloso”. Memore delle potenzialità offerte da quell’acerbo progetto, l’infingardo torna a far danni impiantandone una sua diretta evoluzione tra i circuiti di alcuni dei più potenti robot al mondo.

Mega Man corre a risolvere una situazione disperata ma non avrebbe possibilità di riuscita, se non fosse per un prototipo che copia le stesse potenzialità dell’invenzione del Dr. Wily. Questo upgrade robotico conferisce la possibilità di potenziare gli attacchi in maniera esponenziale, oppure di velocizzare i movimenti del robot che lo usa così tanto da far sembrare che il mondo intorno vada a rallentatore.

La tecnologia è pericolosa ed instabile e si fa presto a scoprirlo. Si può godere di più potenza o più velocità per pochi secondi: quanto basta per rivedere tutte le tattiche di ingaggio e per temere la furia di robot impazziti e fuori controllo.

QUANDO I GIOCHI ERANO DAVVERO DIFFICILI

Mega Man 11 affonda le proprie radici là dove il primo Mega Man ed il secondo hanno imposto standard di qualità difficilmente superabili, in termini di varietà degli ambienti e – soprattutto – difficoltà proposta. In un tempo in cui i videogiochi costavano tanto, pesavano pochi kilobyte e non potevano essere estremamente vasti, la difficoltà tarata a livello “ingiusto” serviva ad intrattenere i giocatori di turno per ore ed ore, ingannando così lo spettatore/attore che, anni più avanti e conoscendo tutto a memoria, porta al termine il gioco in un’ora o due, non di più.

Mega Man 11 rievoca, in tutto e per tutto, Mega Man 2: otto differenti boss fight, corrispondenti ad altrettanti livelli. Disposizione predefinita dei checkpoint che definire “vigliacca” è eufemistico, che costringe a ripetere tutto il livello o buona parte per tornare a fronteggiare il boss. Strada facendo occorre memorizzare pure il pattern di movimento ed attacco dei nemici più deboli, che drenano la preziosa energia vitale con lentezza e certezza matematica. A metà livello troviamo un mini-boss, la cui utilità è quella di dimezzare energia e speranze dei giocatori della domenica: infine si fronteggia il boss, ma non prima di aver superato certi livelli che occorre, semplicemente, conoscere a memoria perché l’improvvisazione, in Mega Man 11 (come in Mega Man 2) non è contemplata.

Fortunatamente, Capcom pensa pure a noi comuni mortali, concedendo livelli di difficoltà più bassi e piazzamenti checkpoint più generosi per scongiurare nuove discipline sportive come il “lancio del joypad”.

AL PASSO CON I TEMPI















Visivamente parlando, Mega Man 11 si presenta al passo con i tempi, proponendo la classica visuale platform laterale, ma avvalorata da una scelta cromatica aderente ai canoni della serie, con colori vivaci e stile cartoon. I modelli e i paesaggi sono poligonali, in 3d quindi, proponendo al pubblico il cosiddetto “2,5d”, cioè un po’ in due dimensioni (si gioca sempre da sinistra verso destra) ma in grafica poligonale. Un po’ come siamo abituati con la trilogia di Trine, per intenderci.

Il sonoro si affida a musiche che si rifanno, ancora una volta e scusate se risultassimo ripetitivi, a quelle di un tempo ma composte con le moderne tecnologie ed affidate a sonorità rock e pop, molto vivaci e orecchiabili. Nulla da eccepire sul fronte degli effetti sonori e del doppiaggio, sempre sopra i livelli di guardia.

Tirando le somme, Mega Man 11 è un graditissimo ritorno alle origini, lo apprezzeranno moltissimo coloro che trent’anni fa ci giocavano dalla mattina alla sera su NES, ma gli accorgimenti di Capcom per coinvolgere le nuove generazioni sono evidenti e gradite. Resta una difficoltà di fondo (in modalità predefinita) decisamente ostica, a tratti frustrante, che richiede notevoli dosi di pazienza e di memorizzazione attacchi/movimenti nemici. Astenersi giocatori della domenica, insomma, a meno che non vogliate giocarci sempre e solo in modalità facile o ancora più facile.

COMMENTO FINALE

Come prima e più di prima. Mega Man 11 torna alla ribalta, ereditando tutto quello che di buono avevano realizzato i primi due, mitici, episodi. Il lavoro di Capcom per riportare in auge l’eroe dall’armatura blu è semplicemente encomiabile e fa la felicità di tutti coloro che, trentuno anni fa – o qualcosa in meno – hanno scoperto e apprezzato l’ostico platform del produttore nipponico.

E per tutte le nuove generazioni? Capcom ha pensato pure a loro, tarando la difficoltà in maniera magistrale e rendendo Mega Man 11 alla portata, davvero, di ogni tipo di utente. Graficamente parlando ci assestiamo su livelli di assoluta bontà, senza sbavature e ottima fluidità. Il sistema di controllo risulta preciso nella quasi totalità delle volte e sembra premiare quello che più assomiglia al vecchio modo di giocare (affidato a tasti direzionali e non alle levette analogiche). La novità più evidente è il sistema che potenzia gli attacchi o rallenta il tempo, perfettamente integrato nell’economia di gioco e in un design di livelli che risulta insuperabile.

Mega Man 11 è un titolo validissimo sia per la vecchia guardia degli estimatori, sia per le nuove generazioni che possono, così, scoprire in veste al passo con i tempi, a che genere di sfide erano abituati i loro genitori. Se vi piacciono i giochi “vecchio stampo” e sistemi di gameplay aderenti ai canoni di trent’anni fa, trovate qui la vostra isola felice.

 

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Dylan Dog 385: Perderai la Testa – Recensione

Dylan DogDylan Dog continua la sua mensile pubblicazione mensile con le varie tematiche che girano attorno al genere horror, ma non sempre riuscendo a centrare il segno. Ovviamente la serie non sempre ha raccontato del paranormale e per fortuna, direi. Ci sono tantissimi sceneggiatori che a turno conducono Dylan verso una destinazione a noi ignota e […]

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Quantum Replica, Recensione

Nell’affollato panorama dei titoli stealth, magari declinati con ibridazioni multi-genere strane e variopinte, non possono mai mancare titoli che sembrano voler raccogliere in un unico, onnicomprensivo calderone le maggiori tendenze attuali del genere, per poi riproporle al pubblico in una forma personale.

Così hanno agito, sembrerebbe, gli sviluppatori di ON3D Studios, che – coadiuvati dal publisher 1C Entertainment – hanno voluto creare Quantum Replica, titolo che recupera i fasti degli esponenti di più recente successo del genere, da Dishonored in poi, confezionandoli in una cornice futuristica che fa dell‘atmosfera distintamente cyberpunk il proprio punto di forza. Quantum Replica, disponibile ora su Steam, promette tante guardie da cui nascondersi, livelli ricchi di trabocchetti e un setting che farà la gioia di chiunque abbia visto più di una volta Blade Runner. Ma basterà per distinguersi in un settore in cui, ogni giorno di più, ognuno sembra voler dire la propria?

L’ALPHA SENZA L’OMEGA

Non si può dire, purtroppo che il gioco inizi nel migliore dei modi. Quantum Replica parte infatti da una premessa narrativa di cui si è quantomai abusato in passato: il protagonista, un tale dal nome in codice Alpha, si risveglia senza memoria in un complesso di proprietà del tentacolare Sindacato, tirannica organizzazione che ha in mano le redini del potere assoluto.
Perennemente aiutato dalla voce via radio (anche questa una lunga e onorata tradizione del genere) di Althus, leader dell’immancabile Resistenza, il nostro amnesiaco protagonista dovrà farsi largo tra le guardie del Sindacato e diversi boss – per un totale di circa 6-8 ore di gioco – per raggiungere la verità finale.

E non si può certo dire che il tessuto del racconto sia il punto forte di Quantum Replica. Esilità è infatti, come ci si poteva aspettare dalla premessa narrativa già spiegata, la parola d’ordine della trama e dei suoi personaggi: questi ultimi, infatti, non saranno mai nulla di più che macchiette abbastanza banali per tutto il gioco, mentre l’intreccio in sé si contraddistingue anch’esso in negativo per la scarsezza dei colpi di scena e per la loro prevedibilità.

Il numero di personalità con le quali avremo a che fare è anch’esso ridotto di numero, e per la maggior parte del gioco potremo solamente assistere a battibecchi continui tra Alpha e Althus che, per quanto assolutamente ben recitati dai rispettivi doppiatori – il cui lavoro di interpretazione è senza dubbio da lodare, non riescono a sostituire completamente la mancanza di altri personaggi di rilievo. Anche i vari boss con i quali avremo a che fare nascono e muoiono nell’esclusivo ambito delle boss fight a loro concesse, ed è davvero un peccato dato che è possibile individuare, tra le pieghe dei loro risicatissimi dialoghi, alcuni spunti che sarebbe stato veramente interessante poter approfondire più pienamente.





LACRIME NELLA PIOGGIA

È quindi evidente che gli sviluppatori abbiano voluto puntare, più che sulla qualità intrinseca della scrittura, sull’ambientazione in sé.
Quest’ultima ha l’indubbio pregio di presentarsi in modo familiare e apprezzabile per tutti coloro che vivono a pane ed impianti cibernetici: le strade cyberpunk del gioco rispettano appieno i canoni estetici del genere, tra luci al neon soffuse, notte e pioggia perenni, complessi dal distinto sapore sci-fi, campionamenti musicali rigorosamente al sintetizzatore (ma anche un po’ ripetitivi e privi di spessore), e una classica megacorporazione abituata a schiacciare qualunque cosa sotto i propri piedi.

Gli ingredienti, insomma, ci sono tutti, e gli artisti di ON3D Studios dimostrano, il più delle volte, di saperci fare, destreggiandosi con un art design funzionale e sufficientemente gradevole, seppur forse un po’ derivativo e non particolarmente originale.

Il tutto è supportato da un comparto grafico che, sebbene non si distingui per l’utilizzo di particolari virtuosismi tecnici, riesce a portare in vita con sufficiente abbondanza di dettagli la visione di ON3D Studios.

Il gioco è contraddistinto da una particolare visuale isometrica che limita, nel suo raggio ridotto, il campo visivo del giocatore, ma al tempo stesso permette una chiara visuale sulle minacce presenti nelle immediate vicinanze. Tale tipologia di telecamera permette anche qualche orpello grafico in più senza dover pesare troppo sui componenti hardware, ravvisabile soprattutto nel buon utilizzo delle luci e nel lavoro di texture sufficientemente particolareggiato, anche se non certo eclatante. Considerando, tuttavia, il bassissimo budget della produzione, non ci si può proprio lamentare delle inevitabili carenze grafiche.

FIGHT THE POWER

In Quantum Replica, dunque, dovremo farci strada attraverso più livelli ben delimitati fra loro, superando marchingegni di sicurezza di vario tipo e guardie più o meno accessoriate con strumenti che ci renderanno la vita via via sempre più difficile. Gli elementi più canonici degli stealth sono sempre tenuti in gran conto, ma non mancano alcuni sprazzi di ispirazioni maggiormente eterogenee, e il gioco si contraddistingue per una fusione di elementi distinti fra loro che, quando funziona, dona un particolare e benvenuto dinamismo.

Quantum Replica ha, per sua natura, un ritmo di gioco molto elevato, il che non vuol dire che non si possa procedere a stendere metodicamente le guardie (in maniera letale o non letale, ma poco conta nell’economia complessiva del titolo) e a “ripulire” completamente i livelli. Tuttavia, dopo pochissimo tempo il protagonista si ritroverà tra le mani diversi poteri particolari che, a seconda delle tendenze del giocatore, possono permettere di osare con un approccio molto più fluido rispetto alla media del genere.
Lo scatto, per esempio, offre la possibilità di destreggiarsi tra i coni visivi dei nemici, muovendo con agilità il personaggio per evitare di essere scovato dalle guardie, ma bisognerà stare attenti perché tale strumento tende a surriscaldarsi abbastanza velocemente. Il potere dell’ombra offre invece la possibilità di rallentare il tempo, e nel gioco potremo sfruttarlo in una varietà di modi ingegnosi, per esempio quando si avrà a che fare con delle mine a tempo.





Quando non ci si diverte a sperimentare con i vari poteri di Alpha, il gioco assume dei toni che ricordano un Metal Gear Solid in versione isometrica: le guardie, come già detto, dispongono di coni visivi – delineati dalle luci delle loro torce – che sarà fondamentale evitare, e saranno attirate dai rumori (in particolare dalla corsa di Alpha) e a da altri tipi di occorrenze inaspettate, come un corpo disteso per terra (che sarà fondamentale occultare – magari in un armadietto). Insieme alle guardie saranno presenti altre tipologie di nemici, come dei rapidissimi droni e, più avanti, persino dei cecchini.

Ovviamente, al giocatore vengono dati diversi gadget più o meno iper-tecnologici per sopperire alla superiorità numerica degli avversari, da granate EMP con cui stordire i nemici per pochi secondi a più demodé bottiglie di vetro utili per distrarre il malcapitato di turno, passando per vari tipi di proiettili, letali o meno. Sebbene tali strumenti siano senza dubbio utili, non si può fare a meno di notare come le loro tipologie siano tutto sommato decisamente poche: avrebbero fatto comodo delle risorse in più per diversificare maggiormente lo stile di gioco, come delle mine o altri modi per distrarre i nemici.

In alcune sezioni, Quantum Replica osa essere qualcosa di più che un mero omaggio ai classici: utilizzando i poteri già menzionati, bisognerà a volte destreggiarsi in sezioni dallo spiccato sapore platform, spesso e volentieri con pavimenti a tempo; oppure ancora, ci si troverà spesso a ragionare su particolari enigmi, come spostare delle casse in un determinato ordine oppure trovare il percorso giusto in un labirinto. Nulla di particolarmente trascendentale, ma tali sperimentazioni riescono comunque a spezzare un po’ delle meccaniche che altrimenti rischiavano di essere un po’ troppo fossilizzate sulla tradizione. Non mancano neppure alcuni minigiochi, come quello relativo all’hacking dei numerosissimi terminali presenti nel mondo di gioco.

EVOLUZIONE IMPERFETTA

Il problema è che spesso questi tentativi di diversificazione della formula di gioco non sempre riescono. Quando essi si dimostrano ben integrati, allora Quantum Replica diventa un esperimento davvero interessante e sapientemente poliedrico, ma è quando avviene il contrario che vengono a galla le diverse storture che impediscono al titolo di raggiungere l’eccellenza.

Le già menzionate sezioni platform si rivelano, più che altro, frustranti, noiose e monotone: spesso sono solamente un tripudio di inaffidabilità e imprecisione, dato che le tempistiche non sono mai chiare né precise, e si ha la distinta sensazione che le summenzionate piattaforme a tempo cadano prima del previsto, forse per un qualche tipo di bug. I checkpoint sono, parimenti, in generale ben poco permissivi, il che, se unito all’approccio rigidamente “trial and error” del level design, logora ulteriormente i già provati nervi del giocatore. Le boss fight – che, a ben vedere, stonano già per il fatto di essere inevitabili in uno stealth game – osano proporre spunti addirittura da bullet hell, ma il risultato finale è una difficoltà artificiosa e incoerente.  Per esempio, abbiamo trovato il primo boss di gran lunga più difficile di tutti quelli seguenti.

Altre sezioni, ancora, sono talmente convolute e ben poco appaganti da far seriamente considerare l’abbandono in toto del titolo, con particolare riferimento a diverse occasioni in cui bisogna sfuggire ad un carro armato con un pilota dal grilletto troppo facile e dalle finestre temporali ristrettissime. E ci fermiamo qui per evitare spoiler.

In generale, Quantum Replica dà spesso e volentieri la sensazione di un cattivo bilanciamento e di un codice non perfetto, tra proiettili letali che perdono di efficacia dopo i primissimi livelli a causa dell’alta quantità di salute dei nemici, comportamenti imprevedibili da parte di una IA a volte deficitaria e altre volte onnisciente, e strane hitbox che generano risultati inaspettati, con conseguente riavvio da parte del giocatore e nervi sempre più tesi.

Ad ulteriore conferma del tutto, arriva una sequela non indifferente di bug, tra fastidiosi crash nelle occasioni più disparate (non mi è parso di intravedere un particolare motivo o una causa scatenante per queste occasioni) e un sistema di controllo ben poco responsivo. Addirittura, per un bug mi è capitato di saltare del tutto una particolare boss fight al momento del caricamento di un salvataggio durante la stessa, senza aver nemmeno terminato di affrontare il boss in questione.

COMMENTO FINALE

Nello sviluppo di uno stealth game è bene avere ben chiare le idee su cosa si può e cosa non si può fare. E lo dimostra perfettamente Quantum Replica, un titolo che di per sé non è particolarmente deludente o inavvicinabile, nel complesso; anzi ci sono, sparsi qua e là, degli occasionali sprazzi di brillantezza.

Tuttavia, in questo caso gli incroci con elementi di gameplay estranei, seppur effettuati nel tentativo di portare una ventata di novità, raramente si dimostrano riusciti. Ciò che contraddistingue una playthrough del gioco è, quindi, alla fine soprattutto una sensazione mista di frustrazione per determinate sequenze dichiaratamente “rotte” e di delusione per un titolo che comunque offre alcuni momenti di criterio ed eleganza, e che avrebbe potuto –  e dovuto – distinguersi in maniera molto più marcata e vivace.

 

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Exorder, Recensione

Exorder di Fat Dog Games è approdato su Steam lo scorso 19 marzo, andando a riempire quel piccolo buco lasciato da strategici a turni del calibro di XCOM e Shadowrun, che puntano molto in alto le proprie ambizioni lasciando alla porta neofiti ed esordienti totali, più intimoriti che affascinati dal gameplay degli storici titoli Firaxis e Paradox. Exorder, a nostro avviso, giunge ad introdurre i giocatori della domenica al fascino delle sfide “tipo scacchi”, senza dimenticare di intrattenere anche i veterani.

Noi vi parliamo dell’edizione Switch uscita ieri (16 ottobre) sull’ammiraglia Nintendo. Edizione che permette oltre a giocare anche in portabilità ovunque si voglia, anche il cross play per l’online multiplayer con gli utenti Steam.

FRATELLI COLTELLI

Exorder ci pone alla guida delle gesta di Beyla, la principessa che si contende il trono con l’arrogante fratello Tristano. Questi, geloso del valore della sorella, trama contro di lei e mette in pericolo i confini del regno dei Cerulei. L’escalation di battaglie raggiunge il culmine e Beyla non può far altro che radunare i vessilli contro il fratello e non solo, per evitare che il regno cada nelle crudeli mani degli invasori.

Le premesse narrative di Exorder sono fedeli ai canoni classici, non si preoccupano di scrivere qualcosa di totalmente originale ma fanno il loro dovere, cercando di rendere Beyla un personaggio da difendere e sostenere, mentre tutti, intorno a lei, congiurano e si rendono antipatici.

SEMPLICE ALL’INIZIO E PROFONDO IN SEGUITO

Exorder si presenta come un gioco strategico e tattico a turni. La visuale è dall’alto, come se guardassimo una scacchiera, e proprio una scacchiera sembra stagliarsi sul terreno, indicando chiaramente dove e come possiamo muoverci e agire con ogni singolo personaggio.

Le parti in campo attivano, una dietro l’altra, tutte le proprie unità. Una volta che tutte siano state mosse ed attivate, parte il turno avversario. Si procede così fino alla risoluzione della missione oppure fino all’annientamento delle truppe nemiche.

A rendere meno piatta l’esperienza accorrono dei punti nevralgici: case, fattorie e baliste, che costellano le mappe (mai gigantesche). Le case vanno occupate per impedire ai nemici di ricevere unità di rinforzo ad ogni turno; le fattorie garantiscono il gettito fiscale per pagare l’addestramento delle nostre truppe mentre le baliste sono dei potenti strumenti d’assedio che sia il giocatore che il suo avversario possono usare per abbattere i nemici da distanza di sicurezza e senza troppi affanni.

Più si va avanti nel gioco e più unità dalle capacità speciali troviamo a disposizione. Queste possono essere sfruttate per compiere delle sinergie o vere e proprie combinazioni di attacco, per rendere più semplice la vita ai nostri soldati e più spettacolare la risoluzione delle battaglie.

GIOCO PER TANTI MA NON PER TUTTI

Exorder, per la sua natura di gioco indipendente e a basso budget, si propone come ottima scelta di partenza per il neofito che vuole cimentarsi nel novero dei videogiochi strategici a turni. Riesce ad intrattenere anche i veterani, pur senza offrire scosse o emozioni di levatura tale da rendersi irrinunciabile. Lo stile grafico non passa inosservato e l’attenzione tanto all’aspetto esteriore quanto al bilanciamento delle unità, si nota. Il rapporto qualità/prezzo, insomma, è tutto a suo favore.

La versione Switch, da noi provata, si distingue da tutte le altre per l’ottima resa sullo schermo piccolo della modalità portatile, l’assenza di input lag o rallentamenti ed una trasposizione pressoché perfetta di tutta l’esperienza che possiamo godere su Steam. Giocarlo ovunque si voglia e si possa, come sempre, resta un preziosissimo valore aggiunto.

COMMENTO FINALE

Exorder, del piccolo studio di sviluppo Fat Dog Games, è uno strategico a turni fatto e finito, che pone il giocatore alla guida di un manipolo di soldati, tutti diversamente equipaggiati, alla guerra contro altre due fazioni.

La storia affonda le proprie radici ai più classici canoni fantasy, intavolando battaglie fratricide, contro mostruosità assortite e ottusi invasori. Il tutto è accompagnato da un doppiaggio di tutto rispetto, da una presentazione grafica coloratissima che ricorda, in parte, i primi WarCraft e da un’impostazione che odora di XCOM fin dal primo scontro. Le sfide scacchistiche non mancano, a rendere il tutto più speziato concorrono punti nevralgici quali case, fattorie e armi da assedio che spingono il giocatore (o entrambi, nel caso di multigiocatore) a rivedere le proprie tattiche di turno in turno.

Titolo indipendente, a costo relativamente basso, promettente una manciata d’ore di divertimento solitario e non quantificabili partite multigiocatore online. Tutto questo è Exorder, un gradevolissimo passatempo che potrebbe essere l’isola felice di un neofita che vuole affacciarsi agli strategici a turni senza battezzarsi nel fuoco magmatico di XCOM et simila.

 

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Call of Duty: Black Ops IV, Recensione

Call of Duty è una di quelle serie ludiche destinate sempre e comunque a far discutere e a dividere l’opinione pubblica: di fatto, ogni gioco di questa saga o lo si ama, o lo si odia, quasi mai senza vie di mezzo. La conferma la si è avuta anche quest’anno, con l’uscita sul mercato di Black Ops IV, l’ultimo capitolo della serie, il primo nel quale manca totalmente una campagna single player.

Una scelta che, appunto, ha fatto molto discutere i fan, divisi tra quelli che amavano la modalità e coloro che invece la giocavano solo come contorno, prima di tuffarsi “anima e core” nelle varie modalità multigiocatore. Proprio verso questi ultimi Treyarch e Activision, evidentemente attenti al mercato e alle mode, hanno deciso di indirizzare la loro ultima fatica, che come scritto prima elimina la campagna in favore di un’offerta multiplayer più ricca che mai, all’interno della quale è disponibile pure un’interessante modalità Battle Royale.

Ecco quindi la nostra recensione Di Call of Duty: Black Ops IV su PS4. Buona lettura.

LO SPECIALISTA

Call of Duty: Black Ops IV “parte” proponendo una serie di tutorial narrativi legati al passato dei dieci specialisti del gioco.

Già visti in numero minore e caratteristiche differenti in Call of Duty: Black Ops III, questa categoria di personaggi come vedremo meglio più avanti aggiunge ulteriore pepe al sistema di combattimento del gioco.

Ad ogni modo, sono disponibili in una modalità offline chiamata Quartier Generale Specialisti, dove ciascuno di loro viene impegnato in una breve sezione d’addestramento. Questo è seguito da un filmato introduttivo e da un vero e proprio combattimento contro dei bot. La sezione è utile per prendere confidenza col gioco e con le sue meccaniche prima di tuffarsi a capofitto nelle partite online, anche se in linea di massima il feeling con i comandi per chi ha giocato ai vecchi Call of Duty rimane intatto. Molti dei contenuti disponibili in questa area, infatti, replicano a grandi linee quelli del multiplayer: ritmo incalzante, tanta varietà e le giuste trovate create ad hoc per ravvivare situazioni usuali.

Ma questo è solo un assaggio. Call of Duty: Black Ops 4 offre infatti tre diverse modalità principali di gioco: Multiplayer, Zombi e Blackout. Cuore pulsante della produzione è il comparto multigiocatore, che propone otto modalità e un sistema di gioco estremamente “semplice”, ma al contempo ricco di possibilità e combinazioni.

Eliminati super-salti, jetpack e camminate sui muri si ritorna al combattimento classico, quello duro e “piedi a terra” dei capitoli passati. I combattimenti si svolgono sulla falsariga dei precedenti capitoli della saga, anche se gli sviluppatori si sono impegnati per rendere gli ambienti più ricchi in termini di verticalità e ancora più variegati gli scontri.

In tal senso un ruolo importante lo recitano i sopracitati Specialisti, soldati dotati di un’abilità e una mossa speciale a tempo specifici, più un gadget personale. Tale qualità è però legata al sistema “Pick 10”, la possibilità cioè di scegliere dieci tra perk, potenziamenti e modificatori ed equipaggiarli per definire una Classe. Armi, ottiche, granate e addirittura le “Killstreak” possono essere tutte equipaggiate in modo libero, a patto di avere i relativi punti necessari per il loro sblocco.
Ebbene, fino a quando l’equipaggiamento speciale che caratterizza l’abilità dello Specialista è equipaggiato, la sua adozione è gratuita, ma nel momento in cui si decide di sostituirlo con un accessorio “normale”, viene consumato uno dei dieci punti a disposizione per creare una classe.

Sul campo, la presenza degli Specialisti aggiunge maggiore strategia all’impianto costruito da Treyarch, come accennato prima, soprattutto nel gioco di squadra, visto che alcuni “poteri” sono molto utili in qualsiasi circostanza, altri solo in alcune modalità e il giocatore è spinto quindi a trovare, a seconda degli scenari, la giusta combinazione di elementi nel gruppo per superare al meglio ciascuna sfida. Proprio per adeguarle alla loro presenza, il team di sviluppo ha lavorato molto sulle mappe. In Black Ops IV ce ne sono quattordici, in un pacchetto adatto per tutti gli stili e le modalità di gioco.

Ci sono scenari ideali per imboscate, e più in generale per frenetiche partite di Deathmatch, altre piene di punti di accesso, defilamenti e zone “calde” da dove godere di un buon punto di cecchinaggio o da affrontare correndo impazziti tra strette viuzze. Altri campi da gioco sono progettati su più livelli, e dotati di una spiccata verticalità capace di garantire un approccio per tutte le tipologie di giocatori. Altre novità in ambito gameplay sono la nebbia di guerra, un effetto che oscura porzioni della mappa sul piccolo radar di riferimento, mostrando solo zone circoscritte intorno ai giocatori costretti a quel punto a sfruttare la comunicazione di squadra e il piazzamento degli uomini, un miglior rinculo dell’arma e l’eliminazione della rigenerazione automatica della salute, sostituita da un sistema di recupero vita manuale delegata a un’abilità.

MODALITÀ ZOMBI

Anche la modalità Zombi mantiene una struttura simile a quella delle passate edizioni, ma viene proposta in ben tre modalità e con qualche piccola ma interessante novità, a cominciare dalla presenza della modalità Rush, che offre un’alternativa arcade alle meccaniche principali, incentrando tutto sul punteggio, sulla velocità d’azione e su quel pizzico di competizione nel rubare potenziamenti e moltiplicatori ai compagni per vincere.

Quella classica, invece, rimane la stessa, con una sorta di avventura condita da dialoghi piuttosto fuori di testa dove i personaggi lottano per sopravvivere e progredire, attivando trappole improvvisate o utilizzando postazioni fisse per eliminare i morti viventi e accumulare quindi punti, coi quali ottenere nuovi accessori, elisir e talismani. Ogni personaggio è dotato di un ruolo e di tratti offensivi e difensivi specifici che coinvolgono tutto il team, per cui si agisce insieme nel più classico gioco di squadra.

Dulcis in fundo, attraverso le opzioni si può intervenire sul livello di difficoltà e su alcuni modificatori che vanno a incidere sull’esperienza, personalizzandola al massimo. Il tutto è tenuto insieme da una trama come sempre un po’ fuori di testa: Scarlett Rhodes sta indagando sulla misteriosa scomparsa del suo eccentrico padre, e con l’aiuto di tre fedeli reietti dovrà viaggiare nel tempo per affrontare ondate di non morti e scoprire una preziosa reliquia dotata di uno straordinario potere capace di minacciare tutta l’umanità.

Questa sessione di gioco funziona e diverte, soprattutto in co-op, e a noi è piaciuta particolarmente la modalità zombi intitolata “Viaggio disperato”. Per la cronaca, una quarta mappa chiamata Classified è disponibile come bonus all’interno del Season Pass del gioco: si tratta del remake dell’originale Five di Call of Duty: Black Ops ambientata al Pentagono.

LA BATTLE ROYALE

Blackout è invece la modalità battle royale del gioco, e riunisce personaggi, ambientazioni, armi ed equipaggiamenti di tutta la serie, all’interno della più grande mappa mai realizzata in Call of Duty. Essa è in grado di ospitare fino a un centinaio di giocatori: come ambientazioni gli sviluppatori si sono ispirati ai luoghi iconici dei precedenti capitoli come Nuketown, Firing Range e Raid, mentre in termini strutturali, a prodotti come Playerunknown’s Battlegrounds, personalizzando il tutto con lo stile di CoD per realizzare una modalità divertente e immediata, ma al contempo capace di regalare soddisfazioni agli utenti più abili e preparati a livello di tattica, strategia e scambio di colpi.

Si può giocare in singolo, con un amico (coppie) o con un’intera squadra (quartetti) poi, una volta lanciatisi da un aereo con una tuta alare e scelto il luogo ideale della mappa dove atterrare, iniziare il combattimento.
Non prima ovviamente di essersi procurati armi ed equipaggiamento negli edifici incrociati.

La modalità funziona piuttosto bene, offre diversi spunti per partite divertenti e imprevedibili (ci sono delle missioni alternative che si attivano a partita in corso, utili magari per sbloccare altri personaggi o ottenere particolari bottini), ma manca ancora di qualcosina a livello di contenuti per essere davvero completa. E qui subentra l’unica perplessità al riguardo del gioco in generale: data la sua natura puramente online, quanto durerà il supporto? E questi sarà quasi esclusivamente a pagamento, pesando ulteriormente sulle tasche dei giocatori, o i contenuti saranno in buona parte a titolo gratuito?

Ad ogni modo, controlli alla mano le sparatorie risultano piacevoli grazie anche a un arsenale che propone le tantissime armi della saga. La loro distribuzione casuale sulla mappa è abbastanza oculata, così come quella di kit medici, armature, power-up, munizioni e accessori. Sono tutti elementi che al momento giusto possono spesso fare la differenza in battaglia.
Come del resto gli zombi, presenti in alcune aree, variabile impazzita pronta a divorare chiunque osi avventurarsi dalle loro parti. Ma non possiamo chiudere questa nostra recensione senza gettare prima uno sguardo  all’aspetto tecnico del prodotto.

Da questo punto di vista il gioco è caratterizzato da una grafica pulita e da una buona fluidità generale a 60Fps, con solo qualche lieve calo di frame rate in Blackout. Ma questo va a discapito di un abbassamento tangibile del dettaglio e della pulizia, con texture non sempre all’altezza e aliasing spalmato a schermo che gravano molto sulla qualità totale delle immagini. Per non parlare dei modelli dei protagonisti non di altissimo livello, così come le loro animazioni che risultano un tantino legnosette a vedersi.

Eppure nonostante tutto ciò,  Call of Duty: Black Ops IV resta abbastanza valido dal punto di vista estetico generale. Questo grazie al buon utilizzo degli effetti di luce e di quelli particellari. Al pari della colonna sonora, delle voci e degli effetti audio, decisamente buoni seppur nella media.

COMMENTO FINALE

Call of Duty: Black Ops IV si conferma sui livelli di eccellenza del passato per il multiplayer grazie a un comparto come al solito ricco di contenuti, ben ingegnato e molto divertente.

Eliminata la campagna per singolo giocatore, il team di sviluppo ha incrementato l’offerta online con una mole più che abbondante di modalità multigiocatore.
La giocabilità, poi, è quella classica della serie, con in più qualche aggiunta che non stravolge l’impianto strutturale di certe meccaniche, ma dona comunque una maggiore profondità tattica e strategica alle sfide, complice la figura dei cosiddetti specialisti, senza per questo mettere da parte l’azione personale. In più ci sono gli zombi con tre modalità molto divertenti e impegnative e una inedita Battle Royale ben concepita, seppur bisognosa ancora di qualche intervento per limarne alcune piccole imperfezioni.

Gli unici dubbi riguardano invece il costo a nostro modo eccessivo del prodotto, considerandone la natura. Ed il timore che il supporto da parte di Activision non sia poi costante e lungo come promesso, e necessiti di ulteriori spese da parte dell’utenza.

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Spider-Geddon #1 – Recensione

Spider-Geddon #1Questo 2018 è sicuramente l’anno del ragno e lo dimostra la presenza massiccia di Spider-Man. Dopo Avengers abbiamo visto l’ottimo Spider-Man uscire su Playstation 4, conquistare me e il pubblico e battere ogni record. Ora però tocca al fumetto (che comunque fin dagli inizi di Fresh Start d’estate ha mostrato i denti) che riunirà nuovamente […]

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NBA 2K19 – Recensione

NBA 2K19Ci sono titoli che annualmente escono per catturare un preciso pubblico, quello amante dei titoli sportivi. Ovviamente a fronte di un nuovo titolo annuale, escono sempre due tipologie di persone. Le prime sono quelle non amanti dei giochi sportivi che spesso si chiedono se sia necessario pubblicare cosi tanti titoli; domandandosi se sia solo una […]

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Recensione: Aukey KM-W9 2.4GHz Wireless Mouse Verticale con design ergonomico e comfortevole

Se siete in cerca di un mouse senza fili con design ergonomico e comfortevole, adatto sia ad un uso giornaliero

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Achtung! Cthulhu Tactics, Recensione

Il contesto storico della Seconda Guerra Mondiale è sempre molto gettonato. Tante opere di varia natura continuano ancora oggi a catturare l’attenzione. Stesso discorso per i lavori di Howard Phillips Lovecraft che rimangono sempre molto amati e fonte di ispirazione per giochi, film, libri e quant’altro.

Unendo queste premesse si possono creare diversi ingredienti. E dalla loro unione nasce Achtung! Cthulhu Tactics, un videogioco firmato da Auroch Digital (piccola software house di stanza a Bristol, in Inghilterra, nrd) e da Ripstone che è uscito pochi giorni fa su Steam per Pc ed è in procinto di esordire, entro fine anno, anche su PS4 ed Xbox One.

Il titolo è uno strategico a turni con una ampia spruzzata di gdr che prende spunto dal famoso board game (gioco da tavolo) Achtung! Cthulhu Skirmish uscito qualche anno fa.

Andiamo quindi a parlare della versione Pc di questo gioco, nato – giusto ricordarlo – grazie anche ad una campagna su Kicksterter che vide la raccolta di quasi 22.000 sterline grazie al supporto di poco più di 750 fan.

Vi auguriamo buona lettura.

UNA SECONDA GUERRA MONDIALE DAL SAPORE OCCULTO

Cosa sarebbe successo se l’esercito della Germania del Terzo Reich nella Seconda Guerra Mondiale avesse trovato il modo di utilizzare i poteri occulti ed invocare mostri? A questa domanda (chiaramente ipotetica) risponde Achtung! Cthulhu Tactics che ci catapulta nell’oscurità del secondo conflitto mondiale e in una versione immersa nelle atmosfere lovecraftiane. Se già un conflitto non fosse abbastanza oscuro, infatti, il titolo ci porta in una rivisitazione che prende spunto dalle opere del noto scrittore americano.

Ne nasce uno scenario che vede alcune divisioni occulte della Germania nazista provare il tutto per tutto per fermare l’avanzata degli alleati (guidata dagli USA) verso Berlino. L’aiuto di forti poteri, infatti, permette loro di evocare abomini e creature mostruose che creano scompiglio ed un evidente vantaggio pratico in conflitto. Questo richiamo è piuttosto affascinante dal punto di vista storico: effettivamente il Terzo Reich ebbe rapporti molto stretti con l’occulto e con l’esoterismo ma questa è, il caso di rimarcarlo, un’altra storia ed i risultati, ovviamente, furono ben diversi da quelli narrate nelle diverse opere di fantasia.

Nel gioco guideremo un manipolo di eroi in diverse missioni contro gli uomini (e le creature) della Nachtwolfe e della Black Sun. Il nostro quartetto dovrà affrontare soldati fanatici e decisi a sfruttare il fortissimo (ed altrettanto pericoloso) potere dei miti per bloccare la nostra avanzata.

GAMEPLAY DAVVERO SOLIDO ED INTERESSANTE ANCHE SE CANONICO

È senza dubbio il gameplay il punto forte di questa produzione low budget. Le meccaniche di Achtung! Cthulhu Tactics prendono spunto da X-Com ed anche un neofito se ne accorgerebbe.

Il movimento durante le fasi di esplorazione è libero. Se incontreremo dettagli degni di nota, questi saranno evidenziati attraverso un pulsante che se premuto ci fornirà dei testi sensibili e degli indizi utili allo svolgimento della missione.

Il combattimento, però, è la parte focale del gameplay ed è a turni. Quando scoveremo, o verremo scoperti, dai soldati tedeschi (o dalle loro creature ed abomini), si attiverà la schermaglia che sarà a turni.

Dapprima toccherà a noi fare le nostre mosse. Ogni personaggio ha un determinato numero di punti azione da spendere per il posizionamento ma anche per le abilità da utilizzare. Il numero dei punti azione dipenderà anche dallo sviluppo dei personaggi ma ne parleremo a brevissimo.

In queste fasi sarà fondamentale, ovviamente, muoversi con cautela e scegliere accuratamente dove piazzarsi. Ottenere le coperture (indicate in fase di scelta del piazzamento) necessarie per proteggersi ma anche per individuare il nemico e poi avere una percentuale alta di colpire sarà fondamentale per sperare di vincere.

Le varie percentuali di successo dei nostri attacchi saranno influenzate anche dall’equipaggiamento oltre che dalla posizione, dall’angolo di visuale e dalla copertura difensiva del nemico. Stesso discorso vale a parti invertite. Quando pronti potremo puntare i soldati nemici. A quel punto, potremo scegliere come agire anche a seconda dei punti azioni rimasti.
Potremo decidere di attaccare con l’arma a lungo raggio, solitamente la più potente che se equipaggiata con mirino e maneggiata con abilità, può essere una soluzione letale. Si può optare per colpire con la pistola (arma secondaria) o, se fosse più conveniente, buttarsi in un attacco corpo a corpo con tutti i pro ed i contro del caso. Ci sono anche attacchi occulti che possono essere sviluppati. Uno fra tutti: il prosciugamento di un tot di punti vita che l’unica donna del gruppo può effettuare fin dall’inizio.

L’arte della copertura, dell’avvistamento e della guerriglia si incarna molto bene in Achtung! Cthulhu Tactics che presenta anche un buon grado di sfida e diversi gradi di difficoltà adatti anche ai neofiti che possono essere agevolati anche da un valido tutorial.

Le percentuali di successo degli attacchi sono anche dovute alla distanza e ad un fattore ugualmente importante: l’individuazione effettiva del nemico. Ecco perché ogni qualvolta che ci sposteremo dovremo poi decidere, prima di poter passare all’azione successiva, l’angolo di visuale che indicherà anche il raggio in cui potremo sparare e, soprattutto, l’identità dei nemici della Nachtwolfe e della Black Sun.

Durante il combattimento, se qualcuno dei nostri dovesse soccombere, si potrà rianimare portando un altro personaggio al suo cospetto per effettuare l’operazione. Ma bisognerà farlo in fretta perché questi potrebbero essere catturati e bisognerà poi affrontare una missione per liberare i compagni di ventura.

Si può anche sfruttare il sistema Momentum (o Slancio) che sfrutta una risorsa secondaria condivisa tra i componenti del nostro team d’assalto e può essere accumulata grazie ai colpi critici ed uccisioni.

Ma i nemici non staranno a guardare e se saranno bravi da colpirci potrebbero, se non ucciderci, dare molto fastidio. Possono infliggere, infatti, danni psicologici da stress e questo diminuisce i punti azione o rende i nostri movimenti ed attacchi meno precisi. C’è però da aggiungere che l’intelligenza artificiale non ci è sembrata al top, almeno in alcuni frangenti. Inoltre il combattimento inizierà sempre nello stesso modo: veniamo individuati dai nemici e dopo il loro piazzamento toccherà a noi fare le nostre scelte.

Se il combattimento in nostro favore dovesse andare bene si continuerà con la missione. Chiuso l’incarico si otterranno punti esperienza che serviranno a sopravanzare di livello i personaggi ed a far crescere le abilità dei nostri eroi. Ognuno di loro ha infatti il proprio albero della abilità  anche se i perk sono molto limitati.
Potremo, comunque, scegliere di spendere i punti abilità per migliorare il tiro dalla distanza, o aumentare la precisione con le pistole o nel corpo a corpo, o aumentare i punti vita o ancora quelli azione e così via.  Null’altro.

Tuttavia, questo dà ulteriore profondità al gameplay di Achtung! Cthulhu Tactics anche perché i miglioramenti sono effettivi e man mano che andremo avanti nella nostra campagna vedremo crescere la bravura e l’efficienza del nostro manipolo di eroi. I perk sono pochini e, appunto, le armi sono molto ristrette.





I personaggi non possono essere modificabili nell’aspetto e nell’armamento base ma le ricompense delle varie missioni permettono di migliorare l’equipaggiamento sfruttando anche giubbetti antiproiettile, impugnature migliori e mirini per le armi per combattere al meglio anche le mostruose creature al soldo del Terzo Reich come gli shoggoth, dei blob violacei che sono letali nel corpo a corpo, o abomini o ancora soldati con armi sperimentali. In tutto questo, la spruzzata lovecraftiana è ben presente.

Le diverse missioni si susseguono e si possono affrontare (caldamente consigliato) degli incarichi secondari che daranno, oltre a punti esperienza anche ricompense utili. Buona la longevità anche se non altissima e comunque forse anche superiore a quanto effettivamente proposto narrativamente.

Sostanzialmente il gameplay è buono, a tratti divertente, ma non c’è nulla di sostanzialmente nuovo o che non sia già stato trattato da altri. La trama, inoltre, in generale è interessante – quanto meno affascinante visto i vari contesti – ma il suo sviluppo non offre troppi spunti narrativi. A parte i briefing pre-missione e qualche interazione con l’ambientazione non c’è molto altro ed è questo probabilmente il vero punto debole della produzione perché la trama non lega molto con l’azione. Più ancora della scarsa varietà.

GRAFICA SUFFICIENTE, BUONISSIMO IL SONORO

Andando al nocciolo tecnico. Il lavoro di Auroch Digital su Achtung! Cthulhu Tactics è onesto. La visuale estremamente zoomabile durante le missioni è classica, ma sono le ambientazioni che purtroppo non sono troppo varie. Rocce, alberi, qualche accampamento ed installazione nemica e qualche dettaglio degno di nota. Non c’è molto altro.

Ristretta anche la varietà delle unità nemiche. Insomma, non c’è tantissimo da dire sull’aspetto grafico che non ha spunti tali da essere ricordato ma che comunque svolge sufficientemente il suo lavoro. Il fatto che si ispiri al gioco da tavolo può essere un’attenuante ma forse in questo caso ci si sarebbe potuti spingere oltre anche se potrebbe essere frutto di una produzione non ricchissima economicamente.








Apprezzabili gli artwork, i menu e le schermate statiche. In azione inoltre ci sono anche alcuni glitch e bug. Ne abbiamo trovato uno fastidioso che ci ha bloccato ma che per fortuna si è risolto ricaricando la partita da dove si era fermata.

Ci sono alcuni effetti interessanti come l’effetto nebbia-oscurità durante l’esplorazione così l’ombra delle unità nemiche che vengono individuate ma non avvistate definitivamente. Un effetto che serve a creare ulteriore tensione.

Buoni gli effetti sonori in game così come il doppiaggio dei nostri eroi e la voce narrante che ci introduce alle missioni così come gli effetti sonori ambientali (esplosioni, bossoli dei proiettili che cadono a terra, ricarica delle armi) nonché le musiche tra una missione e l’altra. Nulla di miracoloso ma ben fatto.

COMMENTO FINALE

Achtung! Cthulhu Tactics è un titolo tutto sommato interessante. Se amate l’ambientazione, il contesto ed il connubio tra strategia a turni e gdr, il gioco fa per voi.
Il progetto di Auroch Digital è comunque un titolo da prendere in considerazione. E questo nonostante alcuni evidenti limiti su moltissimi fronti. Da quello narrativo che non lega le missioni ma è solo un pretesto per il loro proseguimento, alla poca varietà delle unità dei nemici.

La realizzazione tecnica è discreta mentre quella artistica, per quanto ristretta, è apprezzabile. Ci è piaciuto parecchio il sonoro. In generale, comunque, questa piccola produzione avallata dal publisher Ripstone, può comunque essere interessante e ci sentiamo di consigliarlo ai neofiti perché offre un buon grado di sfida e la possibilità di affrontare in diverse difficoltà le varie quest.

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Shaun of the Dead (L’alba dei Morti Dementi) – Recensione – Retroview

Shaun of the DeadLa trilogia del cornetto, la trilogia del triplo sapore di comicità. Ammetto che ogni qualvolta che mi trovo a mangiare un cornetto Algida il pensiero diretto va verso i tre film del genio qual è Edgar Wright, anche se pari merito di a un immenso Simon Pegg, che ha realizzato insieme a Wright la sceneggiatura […]

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The Superior Octopus #1 – Recensione

Superior OctopusL’evento Spider-Geddon inizierà ufficialmente la settimana prossima settimana con il primo numero, mentre il numero 0 è disponibile da una settimana. Un evento che catalizzerà tantissimi universi inserendoli in una storia che tra gli altri unirà anche lo Spider-Man del videogioco uscito su Playstation 4. Questa settimana invece abbiamo avuto l’occasione di leggere il primo […]

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Flipping Death, Recensione

Non è un mistero che Zoink Games sia una software house talentuosa. Il team indie svedese negli ultimi anni si è fatto notare per alcuni suoi titoli caratterizzati da uno stile grafico cartoonesco peculiare e per l’humor fuori di testa.

Se si esclude il più recente Fe, infatti, progetto più serioso ma altrettanto affascinante, lo studio di Goteborg ha firmato un paio di videogiochi di notevole spessore artistico come Stick it to the Man e Zombie Vikings ma anche dal gameplay particolare. Ecco, quindi, che di recente è arrivato Flipping Death, ultima fatica di Zoink che torna sui suoi canoni.

Il gioco, uscito lo scorso 7 agosto in digitale e ieri in versione fisica, si presenta come un action adventure con fasi platform e puzzle ma anche come il sequel spirituale di Stick it to the Man anche perché ambientato nello stesso universo.

Riuscirà a divertire e ad essere all’altezza delle recenti produzioni firmate Zoink? Ecco la nostra recensione della versione Pc. Buona lettura.

CONOSCIAMO PENNY… E LA SUA STRANA “SOSTITUZIONE FERIE”

La protagonista di Flipping Death è Penny Doewood, una giovane e simpatica ragazza che lavora per un’agenzia di pompe funebri dal nome particolare: “Funerali sensibili per persone sensibili”. Non è il lavoro più allegro che ci sia ma  il suo approccio per promuovere i servizi dell’azienda è troppo esuberante: la teatralità e la grande enfasi “urtano i clienti”.

Viene, così, licenziata e, a quel punto decide di uscire con Elliot, il suo fidanzato per andare a rilassarsi… nel cimitero. Beh, De gustibus non disputandum est (del resto chi scrive tifa per il Palermo…). Non fa neppure in tempo a scrollarsi di dosso la brutta notizia che una brutta caduta mette fine alla sua breve vita.

La sfortunata ragazza si trova nell’aldilà e cominciano qui le prime risate ed i primi equivoci perché le tempistiche di Penny sono da record. Il motivo? Semplice: la Morte in persona – si, l’oscura signora con falce e mantello – stressata dal suo lavoro scambia la nuova arrivata nell’Ade per la sua sostituta. Dopo un periodo infinito di tempo, infatti, l’oscura mietitrice decide irrevocabilmente di andare in vacanza sulla Luna (migliaia di chilometri quadrati senza anima viva… o morta) lasciando la falce alla nostra protagonista che non riesce neppure a spiegarsi per chiarire l’equivoco.

Fatto sta che la stravagante Penny, si ritrova con la falce in mano e mantello addosso. Poco male probabilmente per lei che in vita amava il gotico, il lugubre, Halloween, i cimiteri e molto altro. Ma diventa un problema perché dovrà anche ascoltare le lamentele delle varie anime presenti ed aiutarle in qualche modo.

E ci fermiamo qui, perché non siamo amanti delle anticipazioni. Quello che avete letto lo ritroverete concentrato nel prologo di Flipping Death. La trama firmata tra gli altri da Ryan North (vincitore, tra l’altro di due Eisner Awards ) di Adventure Time, è un concentrato di stravaganza ed humor di grande qualità.

LA DOPPIA ANIMA DI PENNY… E DEL GAMEPLAY






Parliamo del gameplay di Flipping Death che, seguendo una narrazione molto dinamica e vivace, ci offre due mondi da ammirare. Quello della cittadina di Flatwood Peaks (e dintorni), ed il regno dei morti. La nostra Penny deve ascoltare le assurde richieste di alcune anime degli inferi che si trova li pur avendo qualche affare sospeso nel regno dei vivi.

Starà a noi aiutare queste anime in pena che ci faranno penare. Ma come potremo risolvere questi annosi problemi? Semplice, individuando alcuni abitanti nel regno dei vivi e “possederli”. A quel punto entrerà in gioco la peculiare meccanica “Flip” che ci permetterà di prendere il controllo di queste persone nel mondo dei vivi facendogli fare tutto ciò che vogliamo e soprattutto svolgendo alcuni compiti che ci spianeranno la strada verso il successo.

In Flipping Death, infatti, come abbiamo già detto, ci sono due mondi che esistono in parallelo: quello dei vivi ed il regno dei morti. Sostanzialmente sono le facce della stessa medaglia che in qualche modo comunicano tra loro soprattutto grazie ai nostri interventi. Ma come potremo possedere un abitante del mondo dei vivi? Nel regno dei morti dovremo, oltre che ascoltare le anime perse, catturare degli strani esserini (tre tipi di spiritelli) che fungeranno da contropartita per poter controllare un determinato personaggio. Ognuno di essi, inoltre, ha il proprio “costo” per cui bisognerà fare scorta di questi spiritelli sfuggenti.

Sono davvero tante le cose da fare ed i personaggi da controllare. Tutti eccentrici e folli a partire dal suonatore di tromba, per continuare con il maniaco travestito da supereroe che deve toccare tutto e tutti. Ognuno di loro ha un proprio compito, un piccolo – ma importante – ruolo nella trama e negli enigmi da risolvere. Basti pensare che guideremo un dentista armato di trapano fuori dal suo studio per andare ad aprire una latta di vernice che a sua volta nel mondo dei morti era diventata un mostro…

Chiudiamo qui con le anticipazioni che comunque non rovinano nulla in quanto troverete questo all’inizio del primo dei sette capitoli presenti nel titolo. Discussioni stravaganti, personaggi a dir poco eccentrici e folli, trovate geniali accompagnano un gameplay interessante che unisce alcune idee “innovative”. A tal proposito va dato atto a Zoink di aver provato a dare un pizzico di novità in meccaniche classiche. La possibilità di alternare i due mondi è interessante anche se già vista in altri titoli ma quella di dover controllare altri personaggi e switchare tra le due dimensioni per risolvere enigmi è comunque una piccola novità di interesse.

La risoluzione degli enigmi, invece, risulta altalenante. A tratti intuitiva, a tratti un po’ meno. Capiamo che diventa più facile se si entra nella mentalità folle e stravagante di Flipping Death. Gli sviluppatori hanno contemplato un sistema di indizi che si può utilizzare nel menu di pausa.

Le fasi platform, che si concretizzano soprattutto nell’Ade (o giù di li), sono caratterizzate dalla possibilità di utilizzare la falce come mezzo di teletrasporto. L’arma di Penny può essere lanciata sulle piattaforme per permettere alla nostra protagonista di teletrasportarsi e raggiungere così luoghi altrimenti impossibili da raggiungere. Meccanica interessante e lodevole per l’ingegno. Purtroppo, però, non è sempre precisa ed ogni tanto dovremo ripetere l’operazione perché vada a buon fine.

IL DELIZIOSO COMPARTO ARTISTICO

Uno dei punti forti di Flipping Death è certamente l’aspetto grafico forte di una direzione artistica sempre di primo livello. Chi ha amato Stick it to The Man e Zombi Vikings non potrà fare a meno di notare il peculiare stile visivo del gioco e di apprezzarne la fattura.

Tutto sembra disegnato su un foglio dove tanti livelli compongono la scenografia del mondo di gioco, i personaggi sono delle figurine in 2d prive di spessore dal design altamente caratterizzato e dalle linee forti ed audaci. Stesso, ovviamente, dicasi per il mondo di gioco che offre scorci deliziosi. La doppia natura, calda e colorata del mondo reale e simpaticamente lugubre nel regno dei morti, è resa stupendamente così come le varie scene di intermezzo.





Zoink Games è famosa per questo particolare stile e non si smentisce offrendo un quadro pittorico stupendo animato stupendamente (sia con qualche piccola sbavatura). Pur conoscendo lo stile peculiare del team svedese, alcuni scorci di Flipping Death sono così notevoli che ci fermiamo ad ammirarli. Le atmosfere sono rese alla grande e rendono questo gioco evocativo per Halloween (che tra l’altro arriverà tra poche settimane, ndr).

Non è da meno neppure l’audio con un buon doppiaggio in inglese ed ottime musiche oltre ad effetti sonori azzeccati e precisi. Sicuramente il lato migliore della produzione.

COMMENTO FINALE

Dopo la recente parentesi Fe, peraltro apprezzatissima, Zoink Games torna alle sue tradizioni (passando quindi dal 3d dell’ultimo titolo al canonico 2d) proponendo in Flipping Death una narrazione fuori dai canoni, esilarante esaltata senza dubbio dal grande pregio artistico della sua grafica. Condivide con Stick it to the Man l’ambientazione ed anche con Zombie Vikings il medesimo stile grafico che si rivela, ancora una volta delizioso. Un marchio di fabbrica imprescindibile per il team svedese che non ha rinunciato a proporre anche alcune meccaniche che tentano di svecchiare il gameplay. Quest’ultimo risulta vivace per le tante cose da fare e per la molteplice natura platform-puzzle-adventure che regala momenti di spasso narrativo non indifferenti.

L’unico grosso peccato è che la longevità sia “solo” sufficiente ma anche questo fattore dipende dai vari approcci e dall’intuito dei giocatori vista la presenza di enigmi alquanto stravaganti ma che trovano una certa coerenza se si entra nella “parte”. Penny, inoltre, è molto simpatica e troverete tante situazioni paradossali divertenti. Due mondi caricaturali realizzati al meglio seppur con qualche piccola sbavatura nei comandi e nelle animazioni ma complessivamente, Flipping Death è un titolo che gli amanti del genere non dovrebbe farsi sfuggire.

 

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