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I Maestri del Mistero: Il Giro di Vite – Recensione

Il mistero ha mille sfaccettature, mille volti, mille colori. A volte i casi sono più umani che sovrannaturali, altre volte sono un miscuglio di entrambe le cose e poi ci sono quelli più complessi, in cui è difficile distinguere qualsiasi movente o entità. Con la collana I Maestri del Mistero

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Football Manager 2018, Recensione Pc

Siamo ancora sgomenti dall’eliminazione mondiale dell’Italia ad opera della Svezia. Dopo 60 anni, non vedere gli Azzurri in una fase finale a tentare di vincere la Coppa del Mondo è uno strazio. E questo ha alimentato ovviamente la gogna mediatica nei confronti di Giampiero Ventura, il CT della Nazionale che ha fallito l’obiettivo.

Sia chiaro: l’Italia è stata da sempre una terra di santi, poeti, navigatori e commissari tecnici, ma mai come negli ultimi mesi, il dibattito sulla panchina azzurra si è inasprito.

E qui torniamo andiamo al nostro mondo per parlarvi di Football Manager 2018, nuovo capitolo della storica serie che ha fatto capolino su Pc (Windows, Mac e Linux) nel novembre scorso. Una serie, quella firmata da Sports Interactive, che aggiunge, anno dopo anno, dettagli supplementari per offrire un maggior realismo. Grazie anche all’aggiunta di chicche che vanno ad arricchire una struttura mostruosa, mastodontica ed inumana per qualità e quantità di caratteristiche.

Perché Football Manager da anni non è un semplice gioco nel quale cambiare semplicemente il modulo per ottenere i risultati migliori o nel quale una ricerca di mercato si possa fare facilmente. Ecco la nostra recensione di questo capitolo. Buona lettura.

LE NOVITA’ DI QUESTO 2018

Football Manager 2018 E

Parlavamo di chicche. Già perché di fronte alle molteplici cose da fare (ne parleremo un po’ più avanti), la serie Football Manager ha saputo guardare avanti e strizzare l’occhio agli eventi per rimanere sempre attuale.

Giocare a Footbal Manager da tempo, equivale a farsi una sorta di corso di calcio perché il volume enciclopedico (a dir poco) dei dati aggiornati di un database enorme e quasi surreale, ci offre una panoramica a tutto tondo dei maggiori campionati di tutto il mondo ed anche delle relative serie inferiori. Se lo scorso anno gli autori avevano aggiunto le possibili conseguenze della Brexit, ovvero dell’uscita della Gran Bretagna dall’Europa Unita, quest’anno si pensato ad altro.

Troviamo così le dinamiche di spogliatoio, alcune novità sullo scouting fino alla possibilità che i giocatori gay possano fare coming out.

Miles Jacobson, il papà di Football Manager, starà già pensando a Football Manager 2019 ma saremmo curiosi di sapere a cosa voglia aggiungerci per allargare ulteriormente il campo.

Le Dinamiche di spogliatoio sono la prima novità importante sul gameplay. Un aspetto da sempre presente nel reale ma che finalmente è stato applicato. C’è un menu apposito sezione nel menu di gioco di Football Manager 2018 e grazie a questo si può accedere sui punti di forza del proprio operato. Potremo anche sapere, finalmente, cosa rende scontenti i giocatori. Capiremo quindi le magagne interne che ci sono andando ad approfondire il rapporto tra un calciatore e l’altro. Le dinamiche tengono conto infatti della gerarchia della squadra che è guidata da capitano e vicecapitano. Starà a noi capire quali giocatori avranno il carisma necessario per essere i giusti leader della squadra accettati anche dal resto della rosa. Ma anche chi ha carisma potrà dire la sua. Il gioco tiene conto anche dell’anzianità dei giocatori nel club.

Football Manager 2018 L

Noteremo come nel nostro team si formeranno dei gruppi sociali e come questi possano essere potenzialmente destabilizzanti. Se il malumore, invece, dovesse colpire qualche giocatore con scarso carisma o ai margini dei gruppi e della piramide, il resto della rosa non dovrebbe risentirne molto.

Le Dinamiche sono utili ma non ancora perfette: i problemi con i portieri di riserva (che difficilmente, proprio in virtù di una gerarchia anche di valori prestazionali, potrebbero vedere il campo) ci sono e non servirà a nulla alcun intervento. E dire che anche Soviero (noto per le sue pacatissime proteste) probabilmente non avrebbe fiatato più di tanto. Del resto il ruolo del portiere è sempre delicato ed un po’ diverso dal resto della squadra. E purtroppo i grattacapi possono poi arrivare in riunioni di spogliatoio dove riportare il morale del collettivo a livelli decenti diventa un problema. Nulla di nuovo sotto l’orizzonte ma proprio sul portiere e proprio perché parliamo di un team di sviluppo attentissimo ad ogni chicca, si sarebbe potuto intervenire in modo diverso. Siamo certi che si interverrà, se non prossimamente, nel nuovo gioco.

Nella sostanza, sono rimasti identici i dialoghi con i propri giocatori e con la stampa. Le nostre frasi avranno sempre le solite intonazioni (cauto, energico, diffidente e così via). Il problema è che a volte si innescano meccanismi non voluti. Per fortuna la scalabilità del gameplay è alta e quindi potremo anche decidere di far sbrigare queste cose al nostro vice che, spesso e volentieri, ci togliere da situazioni imbarazzanti.

Bene, invece, le trattative sul calcio mercato e sui contratti. Le opzioni sono innumerevoli e si può concretamente sperare di convincere i giocatori ad accettare alternative ad un ingaggio troppo oneroso per il budget. Si possono offrire bonus o si possono fare promesse per il futuro che riguardano gli obiettivi personali o quelli del club (magari se si gioca in un club piccolo che punta alla salvezza, si può promettere che con lui si lotterà per la promozione o per lo scudetto). Avendo scelto un club da zero e con un modestissimo budget, abbiamo trovato un mercato verosimile. Anche le cifre dei big ci sono sembrate adeguate ma anche qui non mancano eccezioni che fanno più o meno sorridere. Ci può stare ma si può senza dubbio migliorare.

In Football Manager 2018, ovviamente, saranno importanti le tattiche e gli osservatori. Anche questi due aspetti sono stati variati per offrire ulteriore varietà di gameplay. Come sempre è possibile delegare ai propri componenti dello staff (che però prima si devono scegliere accuratamente previo consenso della dirigenza in caso di una squadra amatoriale, ndr) su come intervenire e dove intervenire per snellire i nostri molteplici compiti che variano dalla gestione dei contratti al variare le tipologie di allenamento della squadra, al suo focus, alla gestione degli impianti (a volte anche il giardiniere dirà la sua) o alla gestione della squadra giovanile e delle strutture. Diversamente soprattutto ad inizio stagione, si perderanno ore ed ore per delineare tutti i minimi particolari fino anche al mantenimento delle misure del campo.

Football Manager 2018 F
Football Manager 2018 G
Football Manager 2018 H
Football Manager 2018 I

A partire dalle tattiche: la schermata predisposta offre un’analisi dei ruoli definiti dall’allenatore. Questo permetterà di capire i punti deboli del modulo. Le posizioni normali sono state ulteriormente arricchite da altre definizioni che spiegheranno meglio anche le caratteristiche di ogni calciatore e la sua versatilità nel ricoprire quel ruolo e stare in quella fetta di campo. Un terzino può quindi essere utilizzato, alla bisogna, come ala, ma può adattarsi anche a difensore o a centrocampista più centrale (a seconda delle caratteristiche ed attitudini). Insomma, raramente troveremo un giocatore dal ruolo fisso, ma è altrettanto vero che la posizione consigliata è spesso quella più redditizia. Chiaramente se un centrale difensivo sarà messo in porta potremo vedere chiaramente nella schermata dello schema un pallino rosso in fondo nero che indicherà la sua inadeguatezza a quel ruolo. Se, invece, vedremo un pallino giallo sopra il nome di quell’atleta, significa che la scelta è azzeccata.

Ma è chiaro che non finisca qui. Ci sono diverse opzioni anche sul comportamento dettato anche in base al risultato. E cambieremo comportamento se ad esempio perderemo di uno o di due gol, oppure se vinceremo di uno, due o tre gol. Un modo anche per risparmiare energie in caso di largo successo e magari addormentare la partita o potere essere in grado di infierire ulteriormente impostando il contropiede, o magari di intensificare i nostri sforzi nel caso si sia costretti ad operare una rimonta.

C’è pure l’utilissimo (e graditissimo) Centro Medico che è presente con una sezione distinta. Il Centro ci offre la lista di giocatori più predisposti agli infortuni facendo un rapporto dettagliato sulle motivazioni. Gli infortuni sono causati da eccessivo carico di lavoro o da un affaticamento per le partite giocate ed i minuti caricati, oltre che dal mero caso.

Nondimeno sapremo anche se i giocatori a nostra disposizione saranno in forma ed avranno il ritmo partita.

Gli osservatori, infine, non forniranno i vecchi rapporti ma delle schede dei vari calciatori su richiesta. Questo permetterà di capire se quel giocatore possa essere un possibile obiettivo di mercato o meno. Impatto un po’ da digerire all’inizio ma a lungo andare più efficace che però potrebbe non essere metabolizzato dai vecchi fruitori della saga. Sarà, comunque, questione di abitudine.

IL SOLITO MASTODONTICO FOOTBALL MANAGER DAL GAMEPLAY SCALABILE

Football Manager 2018 B

Per il resto, e saremo brevi, si tratta del solito Football Manager. Un titolo che nel corso degli anni ha saputo guadagnarsi il rispetto e l’affetto degli utenti ma anche degli addetti ai lavori.

Il motivo è sempre quello: uno studio a dir poco maniacale e la possibilità di imprimere la propria immagine di gioco alla propria squadra. Diventare un manager di alto livello è sempre esaltante soprattutto viste le difficoltà e le tante cose da fare.

Il gameplay è scalabile. Si può gestire tutto, ma proprio tutto, fino anche a demandare molti incarichi al vice ed allo staff ma senza comunque perdere d’occhio la situazione globale ed intervenire ogniqualvolta se ne presenti la necessità.

Ci si può mettere alla prova in 50 dei Paesi più evoluti del calcio, scegliere una tra le 2.500 squadre presenti con un calcio mercato composto da oltre 600.000 giocatori veri e componenti dello staff. Insomma, si può realizzare il proprio sogno calcistico formando anche da zero il proprio club. Tante le chicche di sempre come i suggerimenti degli scout su alcuni avversari da tenere d’occhio nel prossimo match. Ci vengono indicati i giocatori chiave e decidere se marcarli in modo più o meno stretto, con pressing più o meno asfissiante e con interventi leggeri o duri nonché da quanti giocatori.

È riproposto, inoltre, l’editor dell’allenatore che permette di scegliere l’aspetto del nostro alter ego anche con l’ausilio della cattura dell’immagine direttamente dalla webcam o da una foto. Nondimeno è possibile anche scegliere di applicare delle note sul passato del nostro allenatore virtuale come una carriera di calciatore. Questo modificherà le caratteristiche e le competenze tecnico-tattiche del nostro coach personalizzato che potrà essere ulteriormente sviluppato con una specie di scheda personale come se fosse un gdr con tanto di punti competenze da assegnare. Più strategia, più attitudine a far lavorare meglio i giocatori o a scoprire giovani talenti? Bene. Si può fare.

Non poteva mancare la modalità Fantasy Draft. Questa presenta una nuova interfaccia utente pensata appositamente per gli streamer. Con una interfaccia utente più efficace ed un focus maggiore sul centro dello schermo,  i giocatori potranno fare lo streaming della loro squadra sfruttando i controlli social in-game in modo chiaro e semplice.

La modalità Fantasy Draft di Football Manager 2018 presenta anche alcune nuove opzioni, tra cui pool di giocatori personalizzabili per la creazione e l’aumento del budget. Questo significa che potrete personalizzare l’esperienza di Fantasy Draft grazie ad un numero maggiore di parametri. Potete portare le vostre squadre di Fantasy Draft in tutte le stagioni che desiderate e i giocatori non invecchiano e non si ritirano affrontando tutte le stagioni desiderate.

E’ rimasta anche la squadra personalizzata che permette di prendere un club esistente, cancellarlo, mantenendo l’assetto societario e lo staff tecnico, e partire da zero optando la cancellazione dei cartellini dei giocatori in possesso dalla prima squadra alle giovanili. In questo modo si potrà fare il mercato da zero utilizzando la somma dei cartellini dei calciatori mandati via.

ALTRA NOVITA’, L’ENGINE DI GIOCO

Anche in Football Manager 2018 si punta all’evoluzione del motore di gioco durante le partite. Anche Football Manager 2018 offre partite in 3d. Il match è migliorato dal punto di vista grafico. Siamo ancora lontani dai modelli proposti in Fifa e PES. Del resto le priorità del gioco sono altre. Ma i modelli di stadi e calciatori sono migliorati. Rimangono alcuni difettucci non certo eclatanti visto che si tratta di una simulazione manageriale. Alcune volte gli effetti sonori non sono sincronizzati con i reali movimenti. Ovviamente durante le partite si potrà intervenire sulla propria squadra. Si potrà modificare al volo il calciatore che batte un rigore, o modificare lo schieramento e l’atteggiamento. Anche durante l’intervallo, come per il pre partita, sarà possibile parlare ai propri giocatori.

Football Manager 2018 A

Durante il match, le azioni salienti scorrono in modo più fluido rispetto al passato anche se comunque è tutto piuttosto migliorabile benché, come ribadiamo, l’obiettivo di Football Manager 2018 sia ben altro.

Bene i menu di gioco anche se con le ulteriori aggiunte, forse la loro conformazione dovrebbe essere riveduto e corretta magari per dare una maggiore facilità di utilizzo del gioco soprattutto per i neofiti. Per fortuna, l’ottima traduzione italiana aiuta gli aspiranti allenatori.

COMMENTO FINALE

Football Manager 2018 propone alcune piccole novità ma non stravolge il cuore e la struttura dei suoi predecessori. Le novità sono ovviamente interessanti ed aumentano il realismo di alcune fasi. Interessante lo scouting anche se adesso sembra più macchinoso organizzarlo, ma le dinamiche ed i risultati sono decisamente più inclini alla realtà.

Ci si trova sempre di fronte ad un mostro di dati da tener d’occhio e cose da fare. Dal semplice discorso al capire quali siano i rapporti tra i giocatori stessi. Dalla possibilità di contrattare i calciatori allettandoli con promesse, premi supplementari ed obiettivi oltre, o in alternativa, all’aumento dell’ingaggio rende ancora più profondo il mercato. Certo, a volte troviamo valori assurdi con clausole non proprio paragonabili a quelle della realtà, tuttavia, siamo certi che in futuro anche queste piccole incongruenze saranno limate. Del resto parliamo sempre di un database formato da oltre 600.000 nominativi con tantissime caratteristiche personali diverse. Migliorato anche il motore di gioco che adesso propone azioni salienti in un ambiente 3d migliorato anche se non privo di difetti: poco male, FM18 punta ad altro.

Per il resto, il gioco offre una memorabile esperienza da allenatore e manager con la possibilità di una carriera che può iniziare da zero e che può specializzarsi in tante cose, come ad esempio nella scoperta dei giovani, nella gestione del gruppo, o in tante altre cose. Cambiare costantemente tattiche, studiare alternative, vedere i punti forti e deboli del proprio gruppo ed agire di conseguenza, valutare le contromisure contro le altre formazioni. Quando i primi risultati arriveranno, vi assicuriamo che sarà stupendo e che darà soddisfazioni anche se ci vorrà tempo per memorizzare le tante cose che il titolo propone. L’interfaccia, per quanto buona, comincia a sentire il peso del tempo e dovrebbe essere adeguata.
Football Manager 2018 rimane un mostro da domare ma dal gameplay scalabile ed in grado di poter essere giocato e goduto anche dai neofiti grazie alla possibilità di poter demandare diversi aspetti della gestione ai collaboratori.

 

Pregi

Le novità di quest’anno come le Dinamiche, il Centro Medico ed il Sistema di Scouting sono interessanti ed utili. Le tattiche sono ancora più complete rispetto al passato. Il nuovo engine ci convince. Il solito, solido e mastodontico, Football Manager. Gameplay assolutamente scalabile.

Difetti

Le novità richiedono un po’ di tempo per essere assimilate. L’interfaccia comincia a risentire degli anni.

Voto

9-

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[Recensione] Aukey Altoparlante Wireless con Orologio e Radio SK-M37: la radio sveglia con cassa 2x3W bluetooth e aux

SpazioAndroid.com Italia

Dopo avervi recensito l’ottima tastiera meccanica di Aukey, oggi vi abbiamo recensito un altro prodotto davvero interessante l’Aukey Altoparlante Wireless con Orologio e Radio SK-M37. Contenuto della confezione: 1 x Aukey Altoparlante Wireless con Orologio e Radio SK-M37 1 x Cavo di ricarica USB 1 x Cavo Audio 3,5mm 1 x Carta di Garanzia 1 […]

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Son of Scoregasm, Recensione Pc

Gli shooot’em up sono un genere di giochi primordiale. Da Space Invaders (che quest’anno compie i 40 anni) a titoli via via sempre più raffinati hanno sempre attirato tanto pubblico.

Da qualche anno, inoltre, c’è un sottogenere indie che si è fatto avanti e che ha cominciato il suo filone grazie a Geometry Wars che debuttò nell’ormai lontano 2003 ma che in qualche modo ebbe il merito di rilanciare gli shoot’em up vecchio stampo.

E tutto questo continua con formule più o meno diverse o piccole innovazioni. Ecco, quindi Son of Scoregasm, titolo firmato da R. C. Knight e dal publisher Charlie’s Games, uscito su Steam a fine novembre dello scorso anno. Noi vi parliamo di questo titolo interessante soprattutto per gli amanti dei dual stick shooter. Buona lettura.

IL RE DELLA TERRA E’ STATO RAPITO, DOBBIAMO RECUPERARLO

Il mondo è in subbuglio: il Re della Terra è stato rapito dagli alieni cattivi e portato in un luogo sconosciuto della galassia. Solo noi possiamo salvarlo. Come? Semplice, andando a pilotare una navetta in grado di distruggere i nemici…

Dopo un rapido, ma interessante tutorial per farci impratichire con le meccaniche del gioco, ci getteremo all’inseguimento di questi alieni per salvare il nostro re attraverso 28 livelli diversi suddivisi in uno schema ad albero con 7 finali diversi. Vi assicuriamo che non sarà una passeggiata. Del resto, non è stato mai facile salvare una principessa, figuriamoci un re (neppure tanto bello).

GAMEPLAY FRENETICO: I MOLTIPLICATORI SONO IMPORTANTI

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Detto della stupefacente trama, parliamo subito del gameplay. Son of Scoregasm ricorda parecchio Geometry War. Soprattutto agli inizi. Ci troveremo, infatti, a bordo di una navetta che muoveremo con la leva sinistra del joypad mentre con la leva destra spareremo i colpi da dirigere verso le ondate di nemici sempre più folte e più potenti in quello che sembra una enorme modalità survive.

Qui finisce la similitudine con Geometry War. I ritmi frenetici diventano infernali fin da subito, già alla terza ondata del primo livello per cui dovremo usare una sorta di bomba ad impulsi capace di spazzare ed eliminare tutto ciò che ci è attorno e quindi in grado di far pulizia di tutto e di tutti.

Son of Scoregasm 2017-05-29 16-38-10-22

Benissimo, dovete sapere che questo serve anche ad attivare i moltiplicatori, indispensabili per ottenere punteggi alti sia per le classifiche globali (esistenti nel gioco), sia per sbloccare i punteggi minimi per passare di livello. E qui viene il bello: raggiunto l’obiettivo si apriranno due portali: uno verde dove il livello di difficoltà è (apparentemente più semplice dove semplice è un concetto piuttosto relativo), ed uno arancione con compiti un po’ più difficili. Questo ci ricorda Arkanoid 2 Revenge of Doh al termine di ogni livello o ancora ci fa tornare ai tempi di OutRun quando la fine di ogni stage era caratterizzata da un bivio. Il cammino in Son of Scoregasm può portare a qualcosa come 7 finali lungo 28 livelli pieni zeppi di insidie.

Torniamo però a parlare di questa super arma che si attiva con i pulsanti dorsali del joypad. Molto potente dicevamo ma, per ovvi motivi, limitata nel suo utilizzo. Quest’arma si ricaricherà, infatti, nel tempo. Il problema è che le frotte di nemici si faranno sempre più aggressive e più veloci. Bisognerà resistere e comunque utilizzare al meglio quest’arma che cancella buona parte dei nemici nelle vicinanze ma non tutti (e qui sta la raffinatezza nel gameplay del titolo, ndr).

I riflessi saranno fondamentali per evitare anche i colpi delle navette nemiche e quindi una buona tempistica può difenderci al meglio.
Ma i problemi non vengono mai da soli e non si limitano al solo numero di astronavi nemiche: la griglia è molto piccola e con pochissimo spazio a disposizione, le vie di fuga sono risicatissime. Andando avanti, inoltre, la conformazione degli stage metterà ulteriormente in serio pericolo la nostra navicella visto che ci saranno anche dei laser che dovranno essere evitati.

Queste orde durano piuttosto poco in termini classici: uno o due minuti e potremo andare avanti (laddove raggiunto il punteggio) e scegliere il nostro portale ma oltre ad avere problemi perché tali orde sono estremamente aggressive fin da subito, un singolo colpo subito ci costringerà ad iniziare nuovamente il livello ripartendo da zero. C’è, per fortuna, la possibilità di scegliere il livello da quale ripartire, a patto che questo stage sia stato sbloccato.

GRAFICA MINIMALE MA BEN FATTA

Son of Scoregasm 2017-05-29 16-51-15-94

Tecnicamente parlando, Son of Scoregasm è un gioco ben realizzato. La grafica minimale ed in pixel art fa il suo dovere ma non fa gridare al miracolo. Un’esplosione di colori e linee che però non a tutti potrebbe piacere.

Il sonoro accompagna bene l’azione.

COMMENTO FINALE

Son of Scoregasm offre una sfida davvero interessante per gli amanti degli shooter. I livelli non sono lunghissimi e neppure grandi ma sono carichi e densi di nemici nonché ricchi di insidie letali. Come se non bastasse, basta un colpo e siamo ko. Tuttavia oltre al cannone che può anche sparare colpi multipli, si può utilizzare una fascia d’energia ad impulsi in grado di spazzare ogni nemico nelle vicinanze e di moltiplicare il punteggio. Sarà proprio la corsa al punteggio a spingerci a migliorare.

Interessante il gameplay ed anche il fatto che si possa scegliere il proprio percorso al termine del livello. Questo permette di giocare e rigiocare il titolo fino alla fine per più volte per sbloccare i 28 stage ed i 7 finali.

Il gioco permette anche di scegliere la difficoltà con la quale affrontare ogni partita e già a livello facile, c’è da stare attenti fin dai primi istanti. Per il resto, il lavoro svolto è apprezzabile anche se probabilmente, da un punto di vista grafico, si sarebbe potuto fare di più. Inoltre i livelli, per quanto brevi, sono dannatamente difficili. Questo rende il titolo frustrante a volte in modo punitivo.

 

Pregi

Alto grado di sfida… anche in difficoltà Easy. Longevo nonostante la breve durata degli scontri. Rigiocabile più volte. Alcune idee carine come il bivio alla fine di ogni livello e l’utilizzo della bomba ad impulso.

Difetti

A volte diventa davvero frustrante… anche a livello facile. Qualche estro grafico in più ci sarebbe piaciuto.

Voto

7,5

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Bloodshot Reborn 2: Caccia – Recensione

Ci troviamo con il secondo incontro con l’eroe della casa Valiant, Bloodshot, edito da Star Comics sul suolo Italiano. Vi ho parlato del suo esordio all’interno della miniserie The Valiant e delle sue prime gesta da libero uomo all’interno di Bloodshot Reborn: Colorado. Ora è però chiaro che Ray non

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Batman Rinascita 15-21 – Recensione – DC Comics

Ho atteso il momento per metterci in pari con la serie Batman La Rinascita e devo dire che a parte alcuni momenti un po’ bassi, la serie è andata bene con tutte le testate presentateci in Italia grazie a RW Edizioni. Stavolta la recensione riguarda una serie di numeri che

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Bloodshot Reborn: Colorado – Recensione – Valiant

Per iniziare questo 2018 in modo davvero stupefacente ho pensato di continuare subito la nostra avventura nel mondo editoriale Valiant. Ricorderete infatti che abbiamo già affrontato parecchi eroi e viste tante avventure, ma stavolta toccherò finalmente l’eroe di Jeff Lemire, Bloodshot. Lo abbiamo visto come coprotagonista nella miniserie The Valiant.

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Fallen Legion+, Recensione Pc

La scorsa estate, Fallen Legion arrivò su PS4 e PS Vita con due giochi: Sins of an Empire e Flames of Rebellion. YumyYummyTummy e Mintsphere a distanza di qualche mese hanno unito due giochi in Fallen Legion+ ed hanno pubblicato il titolo nelle scorse su Steam.

Troviamo così un mix tra action gdr ed avventura dal gameplay con meccaniche che strizzano l’occhio ai giochi di ruolo giapponesi.

Ecco la nostra recensione della versione Pc uscita il 5 gennaio, ossia ieri.

FENUMIA, UN VASTO CONTINENTE IN CONFLITTO TRA IL REGNO ED I RIBELLI

Fallen Legion+ ci fa conoscere l’enorme continente di Fenumia, un mondo prima splendente ma adesso in decadenza ed in conflitto perenne da diverso tempo e cioè da quando il vecchio imperatore è morto.

Deceduto lui, Fenumia è caduta in disgrazia, da un lato i ribelli e la popolazione hanno cominciato una guerriglia che ha rovinato quella che un tempo era una gloriosa nazione.

Il titolo, come accennato, unisce Sins of an Empire e Flames of Rebellion che narrano una storia vista da due punti di vista opposti per mostrarci tutti i segreti, intrighi politici ed altri dettagli dal passato.

In Fallen Legion: Sins of an Empire vestiremo i panni della Principessa Cecille e di un enigmatico grimorio (un libro di magie) parlate che le è stato donato alla morte dell’amato padre. Tale libro permette di dare vita alle armi ed è l’alleato più forte contro Legatus Leandur, un eroico generale che guida questa ribellione e che è quindi attore principale in Fallen Legion: Flames of Rebellion.

Fallen Legion (8)

L’obiettivo dei due è quello di riportare il vasto continente di Fenumia ai fasti del passato; in Flames of Rebellion, faremo la conoscenza di Legatus Laendur seguendo, così, il percorso opposto. In entrambi i modi, però, saremo in grado di vedere le ferite della guerra dai due punti di vista diametralmente opposti entrambi desiderosi di costruire un futuro ricco per la propria vasta nazione.

Chiaramente, andando avanti, si scopriranno diversi dettagli sulla trama grazie anche ai tantissimi (troppi, a dire il vero) dialoghi ed ai vari personaggi avranno lungo i rispettivi viaggi verso la gloria e la conquista di Fenumia.

GAMEPLAY, DI TUTTO UN PO’, FACILE DA IMPARARE MA CON UN BUON GRADO DI SFIDA

Fallen Legion+ propone un gameplay interessante che strizza l’occhio soprattutto ai giochi di ruolo orientali (Jrpg). I giocatori controllano un party che può includere fino ad un massimo di quattro personaggi che affronteranno battaglie in tempo reale. Tali componenti li conosceremo man mano che andremo avanti. Giusto ricordare che saranno gli stessi nelle due campagne anche se gli incontri, naturalmente, cambieranno a seconda del leader che sceglieremo di seguire.

Uno sarà sempre fisso, e sarà il rispettivo eroe (Cecille o Legatus) gli altri tre possono essere scelti a discrezione dopo averli sbloccati e prima di ogni “quest”, che sostanzialmente si materializza col passaggio su ogni punto della vasta mappa di gioco.

Si potrà così preparare un team sempre diverso che combatterà in tempo reale contro le varie orde di nemici che appariranno. Il combattimento è una delle fasi nevralgiche del gioco. Sarà importante saper miscelare bene le varie caratteristiche dei componenti del gruppo, conoscere pregi e difetti anche perché sarà possibile effettuare combo di attacco letteralmente devastanti ed in grado di eliminare i nemici più forti ed all’apparenza più impenetrabili. Se, infatti, si azzecca una combinazione interessante, il nemico di turno o, meglio ancora, il boss avrà un momento di stasi nel quale sarà possibile infierire massimizzando il danno. Nondimeno si ricarica anche il mana delle tre magie/azioni del personaggio principale.

Fallen Legion (3)

Ma conterà anche la tempistica soprattutto nell’attivare lo scudo. Se attivato al momento giusto, infatti, lo scudo non solo para l’attacco ricevuto ma riflette, a volte, il danno ma anche a recuperare preziosi punti vita. A volte, alcuni scontri si possono risolvere con delle parate in grado di sovvertire l’esito. Si potrà anche tentare di schivare il colpo. Ogni personaggio avrà le sue mosse (che si ampliano man mano si va avanti visto che si sbloccheranno ulteriori attacchi speciali) che richiedono un determinato periodo di tempo per ricaricarsi. Ogni attacco a diverse cariche e relativi tempi di ripresa.

È interessante il ruolo del nostro eroe: sta nelle retrovie e “guida” i compagni di ventura. A seconda delle gemme raccolte ed equipaggiate, le sue magie possono variare gli effetti. Sostanzialmente può fare tre cose… mana permettendo: attaccare con un potente colpo i nemici, resuscitare un compagno e curare il team.

Fallen Legion (2)

Ci sono anche dei bonus che vengono elargiti attraverso delle scelte “volanti”. Tra un combattimento all’altro, infatti, si verificano in diversi casi alcuni accadimenti che esigono una scelta. Ad esempio ci viene chiesto di scegliere se punire una guardia del nostro reggimento che non aveva fatto il saluto al nostro passaggio o ignorare il fatto o ancora cambiargli la razione. A seconda della scelta ci saranno conseguenze come ad esempio un bonus del 25% al blocco o uno del 10% alla velocità di un determinato personaggio che si attivano nella battaglia successiva. Ovviamente ci sono decisioni più importanti che vanno a cambiare gli esiti (ad esempio mandare dei rinforzi agli alleati) e che danno anche bonus importanti come delle reliquie o altri equipaggiamenti da poter utilizzare una volta con effetti davvero utili anche per tutto il party in generale.

Insomma, le tante sfumature non mancano ed anche a livello narrativo possiamo contare su una buona trama. Nulla di rivoluzionario, intendiamoci, ma un lavoro solido godibile anche in inglese.

La sfida è longeva, diverse e diverse ore per concludere una run, ma come detto si possono scegliere due vie per cui varrà la pena rigiocarlo. Inoltre la difficoltà è ben bilanciata ed offre buone prove. Nulla di veramente impossibile. Se, ad esempio, dovessimo perire in battaglia, sarà possibile rifarla ripartendo dall’inizio di ogni stage in modo da poter modificare il nostro party o dalla schermaglia persa.

BUONA DISEGNATA A MANO E BUON SONORO GRAFICA

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Il lavoro tecnico fatto per Fallen Legion+ è sicuramente discreto. La grafica è disegnata a mano ed artisticamente è abbastanza gradevole.  Le ambientazioni che si alternano sono convincenti anche se avremmo desiderato una maggiore varietà visto il numero di ore di gameplay che il titolo offre.

Le scene di intermezzo, infatti, sarebbero certamente potute essere di più. Se i lineamenti, tipici dello stile giapponese sono ben realizzati, anche le ambientazioni sono ben caratterizzate. Ci sono piaciuti moltissimo i boss davvero ben caratterizzati e tosti.

Le animazioni sono ben rifinite e sono gradevoli negli effetti speciali che ci riportano alla memoria alcune scene arcade. Non ci hanno impressionato le ombre, appena accennate.

Il sonoro fa il suo lavoro con buone musiche anche pertinenti che accompagnano le nostre gesta sia in battaglia che durante le altre fasi con un doppiaggio in inglese professionale ma non troppo accentuato. Complessivamente un lavoro di sostanza dal punto di vista artistico e discreto dal lato tecnico. Qualche estro supplementare avrebbe sicuramente giovato.

COMMENTO FINALE

Fallen Angel+ è un gioco dedicato agli amanti del genere jrpg che strizzano l’occhio ai vari Final Fantasy IV, V e VI per intenderci.

Interessante la storia che può essere giocata da due punti di vista per salvare Fenumia, il continente in disgrazia che fa da sfondo alle gesta dei due eroi: la principessa Cecille ed il generale Legatus spinti da motivazioni di base diverse ma che al tempo stesso mirano al trono per far rifiorire il regno devastato da conflitti interni e battaglie logoranti.

Ci ha sorpreso positivamente il sistema di combattimento che è in tempo reale ed è in una visuale orizzontale. Gradevole, quindi, il gameplay che permette diversi approcci nelle battaglie in tempo reale. O estremamente aggressivo ma col rischio di farsi male; o estremamente più tattico con tanto di parate ed attacchi mirati. Bene anche l’aspetto tattico della preparazione del party che di tappa in tappa può variare. Fallen Angel+ può soddisfare le esigenze di molti, soprattutto degli amanti di questo tipo di giochi ma anche di chi inizia ad affacciarsi a questo tipo di giochi. Manca, però, un vero e proprio sistema di progressione classico che fa perdere alcuni aspetti ruolistici che si limitano all’equipaggiamento delle rune dai diversi effetti lungo il nostro cammino.

Tecnicamente ribadiamo che si tratti di un compito svolto senza troppe difficoltà anche si sarebbe, a nostro modesto avviso, osare di più. Artisticamente parlando, invece, promuoviamo il gioco che offre un gradevole aspetto grafico e buone musiche. Forse, un po’ ripetitivo, ma il gameplay e la voglia di andare avanti spingono oltre.

Pregi

Gameplay immediato e facile da apprendere. Buon grado di sfida. Longevo. Titolo adatto anche ai neofiti… gradevole artisticamente…

Difetti

… ma tecnicamente si poteva osare di più. Alcune fasi sono ripetitive. Troppi dialoghi.

Voto

7

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SpellForce 3, Recensione Pc

La serie SpellForce, dopo aver debuttato nel 2003, ha avuto alterne fortune. Nel 2007 è stato pubblicato il secondo capitolo e da allora delle espansioni sia legate al gioco base sia autonome (Faith in Destiny e Demons of the Past) uscite con il passaggio di consegne tra i publisher JoWooD e THQ Nordic che nel 2013 prese le redini.

E dopo una beta multiplayer un po’ così così arrivata questa estate (qui le nostre Prime Impressioni), ecco l’approdo su Steam del terzo capitolo del titolo che da sempre è stato un mix tra gdr e strategia in salsa Fantasy.

Grimlore Games, la software house che ha realizzato SpellForce 3, è stata in grado di fare un buon lavoro? Ecco la nostra recensione.

UN PO’ DI STORIA

SpellForce 3 è ambientato nel 518, un periodo di ribellioni e profondi mutamenti nella gloriosa terra di Eo. I maghi rinnegati hanno mosso battaglia e si sono susseguite le Guerre dei Maghi che, però, sono state soffocate dalla Corona per merito delle forze della regina Aielith. È stata, però, come si suol dire, una vittoria di Pirro. Il motivo è semplice: intere regioni sono in preda all’anarchia, rifugiati vagano in cerca di accoglienza e una misteriosa e letale malattia chiamata “Ardisangue” si sta diffondendo rapidamente in tutta la regione.

In momenti simili, la gente si aggrappa a qualsiasi scampolo di speranza le venga offerto. La Purezza della Luce, guidata dal carismatico Rondar Lacaine, sostiene che l’origine di ogni sventura sia da ricercare nei maghi e che solo la seconda venuta di Aonir, padre di tutti gli dèi, riporterà Eo all’antico splendore.

La trama è sostanzialmente stata raccontata negli altri episodi ma qui si hanno degli ulteriori approfondimenti. La campagna è piuttosto lunga ed offre qualcosa come otre 30 ore di gioco in single-player. A queste ovviamente si uniranno le opzioni per il multiplayer ma ne parleremo dopo. La storia di SpellForce 3, lo diciamo subito, non è per niente innovativa ma si incastra perfettamente nel contesto della saga.

UN PO’ GDR…

SpellForce 3 A

Andiamo a parlare dell’anima del gameplay che è bene dire, ma già lo avrete intuito (o sapete se avete giocato agli altri SpellForce, ndr), si divide equamente in gioco di ruolo e gioco di strategia in tempo reale.

La produzione ci offre un inizio piuttosto soft con due mappe tutorial che possono richiedere anche un paio d’ore per esplorarle fino in fondo. Questo dipende ovviamente anche dalla difficoltà selezionata. Le due mappe iniziali ci spiegano le meccaniche di gameplay.

Sentenza Noria è il campo delle Wolf Guard e, assieme ad un manipolo di eroi selezionati, deve irrompere nella fortezza dove si nasconde Isamo Tahar, il mago cospiratore numero 1. Conosceremo così le prime sfumature della storia ed alcuni compagni di ventura che formeranno il nostro party che si gestisce in modo piuttosto semplice grazie ad una buonissima interfaccia e ad una buona traduzione in italiano dei testi. Impareremo a costruire anche i primi avamposti che serviranno a generare, reperire e gestire, risorse sia umane che materiali che serviranno alla realizzazione di costruzioni di utilità o militari ed a fortificare la nostra presenza nella mappa.

In questo tutorial reperiremo le risorse utili per realizzare un piccolo esercito per aiutare il nostro manipolo di eroi e sfondare le linee nemiche per entrare nella fortezza di Tahar.

Le mappe includono tante insidie, come nemici sempre in agguato, ma anche a raccogliere bottini che saranno utili al nostro party per migliorare la propria efficacia sia in attacco che in difesa. Si raccoglieranno, infatti, qua e la, armi, armature, bastoni magici, anelli, talismani e così via.

SpellForce 3 B
SpellForce 3 G
SpellForce 3 H

Va da sé che sconfiggendo i nemici si guadagneranno punti esperienza utili per far accrescere il livello dei personaggi e del party in generale. Questo cambio di livello si concretizza con l’assegnazione di un punto per gli attributi (Forza, Costituzione, Destrezza, Volontà, e così via) e di punti da assegnare all’albero delle abilità (o Skill Three se preferite). Ogni personaggio ha tre alberi (più uno fisso) dai quali scegliere con sei abilità ed è possibile quindi realizzare un personaggio o fortemente specializzato o eterogeneo come ad esempio un mago-guerriero. Scuole di pensiero dicono che è meglio specializzarsi, altre dicono il contrario, a voi spetta scegliere e divertirvi come più vi aggrada.
Il sistema di combattimento è semplice ed è già stato visto in tanti altri giochi. Ci ricorda un po’ quello di Dwarves, uscito a dicembre dello scorso anno. Solo che qui ci sono anche alcune sfumature gestionali di cui abbiamo già accennato.

Individuati i nemici si dovrà cliccarci sopra per attaccarli, sia singolarmente che in gran numero. Si potranno visualizzare i danni fatti e subiti e le rispettive barre di salute. Si potrà cliccare sia sui ritratti per poter selezionare eventuali abilità o attacchi speciali sia utilizzando le scorciatoie da tastiera. Si può anche far fare all’intelligenza artificiale soprattutto quando si affrontano gruppi più grandi di nemici ma questo può essere anche un pericolo. Meglio agire su ogni personaggio del party, magari istruendolo e mettendolo informazione e piazzando possibilmente maghi ed arcieri nelle retrovie mandando a vanti i tank della situazione.

Il resto si controlla normalmente: si può accedere ad una schermata di gestione dell’inventario dove cambiare l’equipaggiamento. Ogni personaggio ha i propri slot e caratteristiche.

Le classi fisse sono sei (dal classico guerriero all’arciere o al mago) ma si possono personalizzare quando si crea il personaggio alla fine del tutorial. Non facciamo ulteriori anticipazioni sulle fasi preliminari anche per non dare indicazioni sulla trama lasciando a voi il piacere di giocarci.

Come negli altri capitoli della serie Spellforce troviamo mappe adatte a chi ama la gestione ed alle fasi RTS ed altre approntate sull’utilizzo degli eroi. Queste offrono più bottino ma sono più chiuse rispetto a quelle riservate alle fasi RTS. Ancora una volta non possiamo ribadire che queste fasi gdr ci ricordano quelle dell’ottimo Dwarves. Il loot è mirato e si troverà sempre qualche potenziamento utile.

E poi? Beh, si può parlare con altri personaggi ed i dialoghi suggeriscono anche delle informazioni utili alla storia ed alla mappa che si sta esplorando. Ci sono tante quest (anche secondarie) ed ovviamente si potranno raccogliere oggetti ed esaminare alcune parti interessanti della mappa. Non mancano anche alcuni puzzle ma nulla di difficile.

… UN PO’ STRATEGICO IN TEMPO REALE… O RTS SE VI PIACE

SpellForce 3 I

SpellForce 3 offre, come detto, anche una spiccata sessione strategica in tempo reale. Per fortuna, anche qui nulla di complicato anche se per le nostre corde preferiamo le fasi ruolistiche.

Nei segmenti strategici si dovrà fondare un quartier generale, o magari anche conquistarlo, per avere i lavoratori. Chi conosce le meccaniche saprà certamente che poi si dovranno costruire gli edifici per la raccolta delle risorse. Abbiamo sette risorse da far nostre: legna, pietra, cibo, ferro ed altro. Con queste si potranno anche produrre le truppe. Quest’ultime avranno bisogno di materiali più rari per essere più potenti. Ma come si raccolgono queste risorse? Bisogna edificare l’edificio adatto, come detto ma a questo si devono poi assegnare i lavoratori specifici. Quest’ultimi si recheranno poi a cercare lungo la mappa i luoghi specifici dove reperire queste risorse.

Gli edifici, inoltre, variano con l’avanzare del gioco e, soprattutto, possono essere sbloccati dei progetti avanzati che a dire il vero non sono tantissimi. Ci vorranno alcune ore prima di avere i progetti del terzo livello. Le truppe, infine, variano a seconda la razza scelta tra umani, elfi ed orchi.

Troviamo le unità che servono a far da numero (non forti ma utili a far impantanare il nemico), ma ci sono unità colossali che possono fare la differenza in battaglia. Anche qui troviamo un’estrema semplificazione ma questa è data dall’alternanza con le fasi ruolistiche e per mantenere un certo equilibrio anche con le dinamiche della storia oltre che di gameplay che diversamente potrebbe risultare troppo macchinoso o squilibrato da una parte.

Ad ogni modo, per quanto semplificate le parti RTS possano essere, ci si trova poi in situazioni complicate con più avamposti da gestire e seguire con attenzione, più focolai di guerra, eserciti da formare o eroi da indirizzare. A quel punto, le semplificazioni di cui abbiamo appena parlato, saranno benedette perché il ritmo in SpellForce 3 non sarà rallentato.

GRADEVOLE ATMOSFERA FANTASY, BUONE MUSICHE… E QUALCHE SPIGOLATURA

SpellFOrce 3 D

Dal punto di vista artistico, Grimlore ha svolto un buonissimo compito. Non c’è nulla di eccezionale, intendiamoci, ma il lavoro della software house tedesca fondata da THQ Nordic è degno di nota anche se tecnicamente ci sono alcune sbavature. Troviamo mappe con ambientazioni veramente interessanti con una natura che diventa selvaggia e poi si addolcisce ogni tanto che offre anche cittadine o fortezze spigolose. Il tutto si alterna con una buonissima varietà e si apprezzano anche alcuni effetti ambientali ben fatti. Ma anche la diversità delle unità e delle architetture che troveremo (scegliendo anche tra Umani, Elfi ed Orchi) saranno di indubbio interesse.

La terra di Eo è molto bella da guardare e dona ai giocatori un certo senso di epicità grazie al fantasy che trasuda da ogni pixel. Ci è piaciuto anche il sistema di zoom e di rotazione della visuale che offre via via sempre più dettagli e particolari.

La realizzazione dei personaggi mostra alcune magagne ma è altrettanto vero che la maggior parte delle volte si giocherà dall’alto per avere una visione strategica migliore per cui, alcuni dettagli non esattamente spettacolari possono passare in secondo piano.

SpellForce 3 F
SpellForce 3 E
SpellForce 3 C

Buonissima, come accennato sopra, l’interfaccia anche se all’inizio, vista la mole di dati, qualche cosa sembra sfuggire o non essere perfettamente oleata. Notiamo, però, sempre a livello tecnico, alcune imprecisioni con le interazioni con il paesaggio. A volte bisogna cliccare più volte prima di accedere al bottino o per parlare con i personaggi. Per risolvere basterà un attimo “giocare” con la telecamera e lo zoom.

Bene i filmati di intermezzo, molto fluidi e non privi di dettagli interessanti ma un po’ spogli rispetto a quelli di produzioni tripla A e soprattutto non sembrano troppo ispirati. Pochissima, infatti, l’originalità.

Il doppiaggio è più che sufficiente con alcuni momenti di impatto. Buone anche le musiche che aggiungono epicità al tutto. Troviamo brani strumentali orecchiabili ed una colonna sonora che offre ben 50 pezzi.

IL RESTO

SpellForce 3 L

La modalità Storia è senza dubbio quella regina in SpellForce 3 che però offre pure scenari supplementari per il giocatore singolo con brevi avventure diverse dalla campagna. Ad ora ne troviamo una sola ma siamo sicuri che altre avventure non mancheranno.

Non poteva mancare (visto che c’è stata la Beta multiplayer) il comparto multigiocatore con la modalità schermaglia in cui si devono conquistare le basi dei nemici. Non sono tantissime le mappe e qualche altra ambientazione non avrebbe fatto male.

COMMENTO FINALE

SpellForce 3 è un buonissimo gioco. La sua realizzazione, nonostante qualche sbavatura tecnica, riesce ad amalgamare alternando molto bene i generi gdr ed RTS unendoli in una trama lunga ed in ambientazioni pregnanti fantasy.

Chi ama questo genere (ma anche la stessa serie che ha comunque raggiunto i 14 anni di età) dovrebbe far suo SpellForce 3 immediatamente anche perché gli autori hanno lavorato duramente risolvendo alcuni gravi bug e stanno ancora eliminando altri difetti rimasti. In più il titolo è longevo e ben fatto con una buona grafica (non esente da piccoli difetti) ed un comparto sonoro di livello.
Il gameplay non è male ed invoglia i giocatori a cimentarsi nel titolo e ad approfondire elementi della storia esplorando ogni ambientazione sia che si comandi il manipolo di eroi nelle fasi ruolistiche che si debba costruire o conquistare un avamposto e gestirlo nelle fasi RTS. L’inizio può sembrare un po’ lento ma poi il gioco, grazie comunque ad una buona impostazione, riesce a marciare. Ed è bello poi, di livello in livello, far crescere personaggio e party. Il grado di sfida comunque è buono visto che comunque non sarà una passeggiata (soprattutto nei segmenti RTS, almeno per noi).

Insomma, se vi piace il fantasy, il mix tra ruolo e strategia ed una buona sfida, senza magari troppe pretese, SpellForce 3 è quello che fa per voi e non mancherà anche di offrire fasi profonde e divertimento.

 

Pregi

Ottima modalità storia. Gdr ed Rts uniti davvero molto bene. Graficamente ben fatto a livello generale. Ottimo il comparto sonoro sia nel doppiaggio che per i brani.

Difetti

Qualche bug qui e là (ed alcuni qualche settimana fa erano davvero gravi). Qualche spigolatura. Nonostante il gioco sia buono, manca dei guizzi del campione.

Voto

7+

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Gran Turismo Sport, Recensione PS4

Lo si attendeva da tempo Gran Turismo Sport. Si, perché questo gioco porta la serie – da sempre tratto distintivo PlayStation – sulla nuova ammiraglia e lo fa, come sempre, con tante novità.

Del resto, la serie automobilistica firmata Polyphony Digital, ha sempre fatto parlare di sé fin dal suo esordio nel lontano 1998 sulla prima PlayStation. Vuoi per l’elevato numero di vetture a propria disposizione, per una cura quasi maniacale ai dettagli anche dei tracciati, e vuoi per i contenuti oltre che per un gameplay che nel bene o nel male è stato sempre fonte di divertimento oltre che di tante discussioni tra appassionati e puristi.

Gran Turismo Sport è approdato due mesetti fa su PlayStation 4 non senza qualche mancanza che è stata colmata solo pochi giorni fa con l’arrivo della patch 1.10 che ha portato, finalmente, la tanto attesa modalità carriera in single player. Si perché GT Sport ha portato alcune innovazioni importanti come il supporto al PlayStation VR, ossia al visore per la realtà virtuale ma la versione uscita lo scorso ottobre non prevedeva la modalità carriera in singolo spostando il baricentro contenutistico sulle gare online.

Siamo però pronti a parlare velocemente di questa attesissima esclusiva PS4, PS4 Pro e PS VR.

GAMEPLAY NON ESENTE DA DIFETTI MA SOLIDO

Parliamo subito, senza troppi indugi, del gameplay del titolo. Diciamo subito che dal lato guida, Gran Turismo Sport ha fatto passi in avanti rispetto ai capitoli precedenti ma gli sviluppatori guidati da Kazunori Yamauchi hanno comunque voluto rendere il gameplay alla portata di tutti.

È possibile selezionare diverse opzioni basate su tre livelli di esperienza con i titoli di guida. Ci sono opzioni per l’attivazione degli aiuti (traiettorie consigliate, avviso di frenata, trazione e stabilità nonché guida assistita e molto altro). Questi vanno ovviamente ad influire sul gameplay rendendo il tutto piuttosto semplice o più professionale. Insomma, il modello di guida è accessibile e scalabile a tutti.

Inutile dire che con la disattivazione di tutti gli aiuti, si può apprendere al meglio la guida e verificare la fisica piuttosto credibile. Le varie opzioni anche sulla vettura ed i tipi di trazione incidono realmente sulle reazioni della nostra vettura durante la gara. Stesso dicasi per l’aderenza delle varie mescole degli pneumatici sulle varie superfici.

Inoltre per rendere la nostra vettura competitiva per ogni evenienza sarà possibile creare dei livelli di sviluppo (differenti per ogni modello) e sfruttare le modifiche introdotte al peso della vettura, alla potenza del propulsore e così via. Questi livelli si sbloccano scambiando i punti miglia che si accumulano giocando, un po’ come quando si entrava nel negozio elaborazioni in GT5 e si compravano a suon di crediti le componentistiche per migliorare la propria auto.

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I punti miglia si possono anche scambiare per ottenere oggetti speciali: colori particolari per le nostre vetture, o acquistare auto speciali, o ruote ed altro materiale che può essere utilizzato nell’editor Livrea.

Quest’ultimo permette di cambiare la verniciatura, applicare adesivi, personalizzare i cerchioni e molto altro della nostra vettura, o cambiare il colore del nostro casco e tuta.

Ovviamente, accumulando risultati in ogni gare si spenderanno i crediti per acquistare le vetture nei Brand Central che non solo sono le concessionarie che man mano vengono sbloccate a seconda del livello raggiunto dal nostro pilota ma ci offrono oltre allo showroom anche informazioni storiche su ogni marchio presente nonché filmati e pagine utilissime.

Nondimeno oltre allo showroom è possibile acquistare le vetture Vision, quelle concepite proprio per il gioco. Si tratta di modelli costosissimi ed al tempo stesso fantastici. Vere e proprie bombe che ogni collezionista vorrebbe avere.

Toyota TS050 Hybrid GT Sport

Ed in pista? Beh, il gioco è divertente ed offre generalmente un gameplay solido con un ottimo grado di sfida. Gran Turismo Sport, però, non è esente da difetti. Come sempre il sistema di danni e collisioni se ne infischia del realismo. I danni sono ridotti all’osso anche dal punto di vista visivo (qualche ammaccatura e graffi) mentre se si ha un incidente ad alta velocità, al massimo si perderanno secondi preziosi ma si potrà sempre concludere la gara.

Si possono anche effettuare gare personalizzate dove si può scegliere attraverso un ventaglio di opzioni molto ampio per cambiare ad esempio il consumo di benzina o inserire i danni meccanici, restrizioni di potenza e tanto altro.

Ma non è solo una questione di guida. In precedenza ci si lamentava anche dell’intelligenza artificiale dei nostri avversari computerizzati. I trenini, molto frequenti in gare estremamente combattute, adesso vengono spezzati più facilmente da attacchi o manovre più sensate da parte della cpu. Si può assistere a duelli in pista interessanti e si può anche esserne protagonisti. Insomma, anche all’intelligenza artificiale, una volta indossato il casco, spuntano i canini. Un detto per dire che i piloti, indossato il casco, vedono solo il modo più pratico per superare tutti e vincere.

Certo, in alcuni casi la stessa intelligenza artificiale ha dei cali ma sicuramente ha fatto un passo in avanti rispetto al passato offrendoci competizioni più vivaci nonché un vero pericolo anche per noi visto che è in grado di sfruttare le nostre incertezze.

Le gare endurance danno ulteriore sfumature al gameplay visto che dovremo stare attenti all’usura delle gomme nonché a centrare una tattica giusta per i pit-stop ed i rifornimenti di carburante. Peccato, però, manchino le condizioni atmosferiche variabili.

CARRIERA, MODALITA’ E CONTENUTI

Gran Turismo Sport Demo D

Uno dei punti forti della serie Gran Turismo è stato sempre il lato contenutistico. Accedendo a Gran Turismo Sport, il menu propone tantissime cose da fare. L’aggiunta della modalità GT League con campionati per Principianti, Dilettanti, Professionisti e gare di Durata, ha senza dubbio dato quello che mancava all’offerta iniziale. Si spera che queste competizioni, così come avviene per quelle online, possano essere aggiornate o ampliate ulteriormente.

Continuiamo quindi a parlare della Campagna di cui fa parte la GT League, ultima arrivata. Troviamo l’accademia di guida che sostanzialmente sostituisce le patenti grazie a 48 lezioni pratiche da superare che permettono di acquisire i rudimenti delle tecniche di guida come, ad esempio, l’inserimento in curva, ci farà capire come evitare o “domare” il sottosterzo o il sovrasterzo, ci darà nozioni sulla guida su sterrato e molto altro. Ogni lezione è supportata da un video di spiegazione utilissimo. Come in passato, anche qui per passare alla prova successiva si dovrà ottenere almeno il risultato di bronzo.

La modalità Missioni offre 64 sfide tra gare complete e monomarca nonché su sterrato e di resistenza su 15 o 30 tornate fino alla fase dedicata esclusivamente al Nurburgring Nordschleife, uno dei templi della velocità mondiale vista la particolarità del tracciato, la durezza, bellezza e lunghezza.

Chiude la modalità Campagna l’Esperienza su Circuito che ci catapulta su ogni tracciato e configurazione presente per poter affrontare determinate sfide ed accumulare punti esperienza affrontando e conoscendo al meglio le piste presenti.

Per gli amanti delle partite in solitaria, in locale ed in VR c’è la modalità Arcade con tantissime gare che via via si sbloccano grazie al livello raggiunto dal nostro pilota e tre livelli di difficoltà. Un ottimo modo per far pratica e conquistare crediti. Troviamo anche la prova derapata, nonché lo schermo condiviso per due giocatori in locale oltre, come detto, al Tour Virtuale.

E c’è la partita personalizzata dove è possibile variare tantissimi parametri.

GT Sport Cockpit

Il comparto multiplayer online è però quello che va per la maggiore. Per accedere alla modalità Sport bisogna prima guardare due filmati sulla “sportività”. Cinque minuti per imparare le nozioni su cosa non si deve fare durante una gara ed apprendere una sorta di decalogo del bon ton in pista.

Ricevuto l’attestato per il fair play dopo aver visto i filmati “Etichetta di corsa” si potrà gareggiare nella modalità Sport.

Qui troviamo gare quotidiane (dove è possibile anche effettuare giri di qualificazione) e molto altro che gira a rotazione ed offre tantissimi contenuti. Non per niente… parliamo di Gran Turismo Sport.

Ogni corsa ha il proprio regolamento e valutazione. I piloti in erba cresceranno grazie alla bontà delle prestazione oltre che di risultati.

TECNICAMENTE SPLENDIDO

Gran Turismo Sport Demo C

Gran Turismo Sport offre un ottimo comparto tecnico. Graficamente, Polyphony Digital, ha sicuramente realizzato un lavoro eccellente sotto tutti i punti di vista.

Partendo dalla grafica, le vetture sono davvero splendide e si differenziano tutte. Il gioco è partito con 163 auto, davvero “poche” rispetto ad uno dei tratti distintivi della serie che in Gran Turismo 6 su PS3, ad esempio, ha proposto circa 1.200 auto. Con gli aggiornamenti in questo lasso di tempo, sono stati aggiunte altre macchine e la lista aggiornata alla settimana scorsa ha fatto salire il numero a quasi 200.

Questa riduzione drastica, però, ha portato alla presenza di modelli qualitativamente eccelsi. Kazunori Yamauchi, che lo scorso ottobre ha ricevuto una laurea ad honorem in “Ingegneria del Veicolo” all’università di Modena, aveva descritto questi modelli come i migliori in assoluto ed inferiori soltanto a quelli delle case produttrici. Beh, non ha tutti i torti.

Nota a margine, in Gran Turismo Sport questi modelli sono anche animati e girano fino a risoluzioni 4K.

Gran-Turismo-Sport-PS4-Pro

Lo stesso dicasi per i tracciati. Splendidi sotto ogni punto di vista ed in ogni visuale del gioco, che sia da quella in terza persona o quella direttamente dall’abitacolo. Su quest’ultima possiamo notare le diverse “strumentazioni” tra un veicolo e l’altro ed apprezzare quelle delle vetture più lussuose e tecnologiche. Si può, inoltre, gareggiare in diverse ore del giorno in modo da poter apprezzare le differenze di luce.

Molto bene anche i vari effetti luce ed ombra anche se ogni tanto troviamo qualche piccolo effetto pop-up (su PS4). Le configurazioni delle piste sono più delle 40 iniziali grazie agli update. Un buon numero ma meno della metà di quelli presenti in Gran Turismo 6 su PS3. Anche su questo piano, gli sviluppatori stanno lavorando per aumentare. Bella la varietà anche se si può solo migliorare con futuri aggiornamenti ed a tal proposito, Kazunori Yamauchi ne ha promessi tanti.

La maestosità visiva di Gran Turismo Sport si apprezza nei replay che esaltano le bellezze delle vetture con primi piani e così via.

Tanti i brani, invece, sono presenti nella colonna sonora del gioco mentre gli effetti sonori sono davvero soddisfacenti con ogni vettura che ha il proprio rombo differente.

COMMENTO FINALE

Gran Turismo Sport è una di quelle esclusive che può far scegliere o meno l’acquisto di una console PlayStation. Anche questo nuovo capitolo della serie non fa eccezione. Troviamo il solito lavoro mastodontico da parte di Yamauchi (dottore dalle nostre parti) e di Polyphony Digital. La partenza forse è stata in sordina vista la mancanza di una modalità “carriera” per gli utenti (e non sono pochi) che preferiscono muoversi in single player.

Gran Turismo Sport è stato concepito per le competizioni online che sono presenti in massa e che variano quotidianamente. Finalmente, però, da qualche giorno è possibile correre da soli grazie alla GT League. Auspichiamo maggiori aggiornamenti che in verità in questi due mesi dal suo debutto non sono mancati, anche per questa nuova appendice.

Ci ha soddisfatto il gameplay, migliore rispetto al passato ed adatto a tutti con una buona intelligenza artificiale anche se, come sempre, il sistema di danni è irrisorio e non incide troppo sulle prestazioni. Mai quanto le modifiche personalizzate che si possono fare su diversi aspetti della vettura. In questo senso, il gioco si riprende alla grande.

Mentre, al di là dell’essere dispiaciuti per il numero relativamente basso di vetture e di circuiti presenti (che comunque aumentano grazie anche ad upgrade gratuiti), non possiamo che riscontrare una qualità eccellente di quanto fin qui proposto. A volte graficamente è davvero spettacolare e grazie alla risoluzione 4K, al supporto dell’HDR ed all’utilizzo di luci ed ombre ben architettati. Su PS4 abbiamo notato qualche effetto pop up.

Si ha però la sensazione di un titolo non ancora concluso. Non sappiamo se sia un bene o un male. Certo, ai giorni d’oggi e con internet all’ennesima potenza non possiamo più pretendere che un gioco sia “completo”. In questo caso è stato un bene perché un Gran Turismo senza la sua carriera avrebbe fatto malissimo.

Per il resto non possiamo che attendere ulteriori novità.

 

Pregi

Stupendo dal punto di vista tecnologico. Grafica e sonoro di prim’ordine. Sistema di guida molto bilanciato ed adatto a tutti anche se non “perfettamente” simulativo. Sostanzialmente un gameplay molto solido e divertente. Tante gare da fare e sfide sempre aperte. In certi aspetti maniacale. Supporto costante con aggiunte…

Difetti

… non possiamo, però, dimenticare che la carriera in singolo non abbia fatto parte dell’offerta iniziale del gioco. Impatti e sistema dei danni da rivedere. “Poche” vetture rispetto a quanto siamo abituati dalla saga. Manca il tempo dinamico.

Voto

9-

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Rugby 18, Recensione Pc

Il rugby è uno sport di antica tradizione che purtroppo, in ambito videoludico difficilmente ha trovato lo spazio che merita.

Conosciuto in tutto il mondo grazie anche alle prodezze degl All Blacks, la nazionale neozelandese – tra le più forti del mondo – capace di dare spettacolo sempre ed ovunque, ma anche grazie ad altre rappresentative fortissime quali Australia, Inghilterra, Francia, Irlanda, Scozia e Sud Africa questo sport sta cominciando ad attecchire anche in Italia anche se, nonostante mondiali dignitosi (senza mai, però, passare il girone di qualificazione e quindi passare ai quarti di finale), da qualche anno sembra esserci un appiattimento verso il basso con la conquista del poco ambito cucchiaio di legno nelle ultime due edizioni del Sei Nazioni.

Parliamo così di Rugby 18, titolo sportivo uscito a fine ottobre scorso per Pc, PS4 ed Xbox One. Il gioco distribuito da Bigben e sviluppato da Eko Software punta a fare meta nei rudi cuori dei rugbisti ed a fare breccia in quello degli appassionati.

Avrà raggiunto il suo intento?

LE COSE BUONE PRIMA DI TUTTO

Andiamo a parlare degli aspetti positivi. Menu semplici da consultare, informazioni alla portata di mano. Notiamo che ci sono molte licenze ufficiali: Bigben Interactive ci tiene a far bella figura. Troviamo diverse squadre di club e nazionali su licenza nonché alcuni tornei importanti.

Ecco quindi il Top 14, il Pro 14 e Pro D2. Le competizioni di livello non mancano, seppur pochine. Tra le nazionali spiccano tutte quelle più forti e c’è anche quella Azzurra.

LE MODALITA’

Rugby 18 A

Non ci sono tantissime modalità in Rugby 18. Troviamo la partita veloce, i campionati e la carriera. Purtroppo tra i campionati, non troveremo alcuna competizione ufficiale per le nazionali come la Coppa del Mondo o il Sei Nazioni o il Tre Nazioni.

Tuttavia, in questa sessione troveremo l’Aviva Premiership Rugby, la massima serie britannica, le già accennate Top 14 (che la massima serie francese), Pro 14 (che include i più forti team di Galles, Irlanda, Scozia, Sudafrica ed Italia) e Pro D2 (la seconda serie transalpina). A supporto tre competizioni “arrangiate” per le nazionali. Il Torneo settentrionale tra le migliori squadre europee (il Sei Nazioni mascherato); il Torneo meridionale con le squadre di Argentina assieme a quelle del Tre Nazioni, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa e Torneo Internazionale con 12 rappresentative.

La modalità Carriera dovrebbe essere, come capita in questi giochi, quella trainante. Si ha la sensazione di essere vicini ad una cosa simile a quanto visto nell’Ultimate Team dove si dovrà costruire da zero la nostra rosa di 23 uomini attingendo dal database dei giocatori presenti. Se, però, il bilancio sarà negativo la nostra avventura si chiuderà in modo brusco e definitivo costringendo a ripartire dall’inizio.

È dunque consigliabile partire in sordina con giocatori magari non di primissima fascia e sperare di raggranellare risultati utili che possano far crescere il bottino nelle tasche del club. Potenzialmente interessante ma nulla più.

Troviamo anche la modalità MySquad e la Sfida Settimanale.

GAMEPLAY CHE NON INGRANA FINO IN FONDO

Rugby 18 C

Ma scendendo in campo, il problema è il gameplay. Joypad alla mano ci troviamo di fronte ad un titolo macchinoso. È vero: il rugby non è molto fluido e spesso le mischie o le touche (rimesse laterali). Queste fasi in Rugby 18 sono piuttosto macchinose e sembrano quasi dei mini-game.

Bisognerà prendere la mano perché all’inizio sembrerà di essere dei pesci fuor d’acqua. Una spiacevole sensazione quando si gioca a livelli di difficoltà più elevati.

I passaggi (che si effettuano con i dorsali L1 ed R1) sono discreti. Generalmente i comandi rispondono bene ed il controllo di veri e propri bulldozer appare nella maggior parte dei casi consono. Ad ogni placcaggio inoltre, se non viene fischiato il gioco pericoloso, bisognerà portare diversi uomini sulla palla ed avere ragione della resistenza avversaria per poter acquisire il possesso palla e decidere come disporre gli attacchi: se passaggi alla mano, o calcetti tattici ad hoc per spiazzare la linea difensiva come ci viene proposto rapidamente attraverso le opzioni.

Queste situazioni (chiamate ruck) ancor prima delle mischie, saranno il piatto forte del gameplay. In Rugby 18 si possono fare le spettacolari azioni corali fatte di fitte reti di passaggi, ma saranno eventi davvero rari perché tutto tende a trasformarsi in una lotta continua in mischia con partite spesso ancorate su punteggi davvero molto bassi. Una vera guerriglia dove vincere i mini-game (anche delle mischie e delle touche) sbalzerà completamente gli equilibri. Non che nel rugby questo non succeda, anzi, i “pacchetti di mischia” sono fondamentali per far male. Ma sarà raro vedere azioni pulite ovale alla mano come i maestri di questo sport duro ma spettacolare amano fare.

Non ci sono sembrati ispirati neppure i calci piazzati. Peccato.

GRAFICA E SONORO NON AL TOP

Il comparto tecnico di Rugby 18 è piuttosto spoglio. Graficamente parlando sembra un titolo su PS3. Non ci ha impressionato per nulla l’impatto visivo con animazioni altalenanti, a tratte discrete ma anche piuttosto legnose. I modelli degli atleti in campo, a volte ci sono sembrati sproporzionati.

Pochi i modelli di stadi presenti e questo aumenta il rammarico perché vediamo partite più o meno sempre negli stessi luoghi. Gli impianti presenti, nessuno reale ma tutti realizzati su fantasia, sono meno di una decina.

Il commento in inglese affidato a Nick Mullins e Ben Kay (ex seconda linea della nazionale inglese con la quale ha vinto il Mondiale del 2003 arrivando secondo in quello del 2007), ovvero ai telecronisti ufficiali della lega inglese, è quasi privo di emozioni. Sinceramente si poteva fare di meglio.

Rugby 18 B

COMMENTO FINALE

Poteva andare sicuramente meglio. Rugby 18 non fa breccia e potrebbe sembrare da Cucchiaio di Legno anche ai più appassionati di questo sport.

Non mancano le note positive: alcuni tornei (ma molto pochi) sono presenti così come tantissime nazionali ma su quest’ultimo fronte mancano le competizioni ufficiali (dicasi sempre Coppa del Mondo, Sei Nazioni, Tre Nazioni e compagnia bella). La modalità Carriera poteva essere approfondita un attimino, mentre dal punto di vista del gameplay, il risultato è piuttosto altalenante con un’azione in campo troppo limitata e quasi ripetitiva.

Tecnicamente, infine, si sarebbe potuto fare meglio con alcuni spunti senza dubbio gradevoli ma con alcuni modelli di giocatori davvero sproporzionati (alcuni sembrano delle caricature di bodybuilder), pochissimi stadi ed un commento sonoro tutt’altro che memorabile.

Peccato la poca varietà complessiva ed un comparto tecnico da rivedere. Detto questo, possiamo dire che si può solo migliorare.

 

Pregi

La presenza di alcune licenze. Alcuni campionati interessanti. Modalità Carriera tutto sommato discreta… Gameplay altalenante.

Difetti

La stessa modalità Carriera è un po’ anonima. Potevano esserci più contenuti. Gameplay lascia pochissimo spazio a giocate estrose. Tecnicamente ha moltissimi limiti.

Voto

5

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