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Doctor Mirage Omnibus – Recensione

Doctor MirageNei vari universi fumettistici gli eroi sono davvero tanti e sono tutti diversi. Li distinguiamo per poteri, personalità, provenienza e cosi via. Alcuni sono dei guerrieri o soldati pronti a scatenare una guerra per il proprio credo, altri si tengono in disparte e agiscono nelle ombre e alcuni invece cercano di rimediare a dei casini […]

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Darksiders III, Recensione

Dopo le tante vicissitudini che ne hanno caratterizzato lo sviluppo, in pochi forse si sarebbero aspettati di vedere Darksiders III nei negozi.

Invece, nonostante la gestazione lunga e travagliata che a volte ha fatto temere il peggio, compresa la cancellazione, il terzo capitolo della serie della ex THQ (oggi THQ Nordic dopo l’acquisizione da parte della compagnia austriaca Nordic Games GmbH) dedicata ai Cavalieri dell’Apocalisse è tra noi.

Pertanto, come i titoli che lo hanno preceduto, questo capitolo disponibile su PlayStation 4, Xbox One e personal computer, riprende storia e meccaniche collaudate, diversificandone però certi schemi con l’introduzione di qualche piccola novità come la telecamera mobile, più libertà di esplorazione e qualche elemento gdr. Il risultato è un gioco non all’altezza dei suoi due illustri predecessori, ma nell’insieme comunque abbastanza piacevole, come vi spiegheremo nel corso della nostra recensione.

FURIA CIECA!

Dopo Guerra e Morte, questa volta è il turno di Furia vestire i panni di protagonista dell’avventura, ambientata subito dopo gli eventi disastrosi che vedono la Terra a un passo dalla distruzione, dilaniata dalla guerra tra angeli e demoni. Il Cavaliere del Destriero Nero e unico membro femminile dei Cavalieri viene incaricata dall’Arso Consiglio di fermare i Sette Peccati Capitali, potenti demoni che hanno a lungo influenzato la razza umana e che un tempo furono sconfitti proprio dai Cavalieri, che sciamano nuovamente sulla Terra dopo essersi liberati dalla loro prigionia. Guerra è infatti stato imprigionato proprio dal Consiglio per aver causato prematuramente l’Apocalisse, mentre Morte e Conflitto risultano rispettivamente irreperibile e in missione.

Da qui si sviluppa poi un’avventura tutta azione, il cui ritmo viene interrotto in particolari momenti dalle scene di intermezzo che servono a collegare i vari punti della storia, o dai momenti in cui si è liberi di esplorare. Ciononostante il canovaccio narrativo rimane estremamente superficiale, a tratti addirittura banale, con dialoghi scontati e approssimativi e improvvisi cambi di scenario che tentano di coprire le scelte di level design. E’ infatti evidente come a volte la narrativa si pieghi all’esigenza di giustificare certi scenari piuttosto che il contrario, fungendo da collante per tenere assieme i vari livelli, peraltro ben disegnati e interconnessi da passaggi e scorciatoie, e questo dispiace visto che traspare lo sforzo di THQ Nordic per dare più sostanza e corpo a un universo, quello che vede i Cavalieri dare battaglia ai demoni che, almeno sulla carta, potrebbe risultare estremamente interessante.



Laddove Darksiders III dà quindi i meglio di sé è il gameplay, dove il fulcro centrale dell’esperienza resta il combattimento. Le battaglie non offrono la varietà vista nei capitoli passati, ma risultano ugualmente interessanti da svolgere, complici la forza dei nemici e la necessità quindi di imparare a conoscere i loro schemi di movimento per schivare i loro attacchi e riempirli di colpi non appena si presenta l’occasione. In tal senso Furia può fare affidamento su una serie di armi potenziabili attraverso appositi oggetti reperibili durante il gioco come fruste, spade, mazze e pugnali, e utilizzare la magia, attraverso la quale può anche assumere diverse forme elementali per migliorare le sue capacità di combattimento e quelle esplorative, visto che con esse può arrivare in aree altrimenti irraggiungibili. Da questo punto di vista diventano importanti le anime dei nemici uccisi, che servono come moneta di scambio e per fare salire di livello Furia.

LIBERI DI AGIRE

È essenziale spendere ancora qualche parola sulla gestione dei livelli e sulla conseguente libertà offerta al giocatore. Il titolo offre una struttura meno lineare di quella dei predecessori, a parte le fasi in cui per esigenze di storia bisogna procedere in un certo modo. Concede pertanto una discreta libertà al giocatore per esplorare le varie aree di gioco: trovare armi, oggetti, materiali rari e formule nascoste per migliorare il proprio equipaggiamento diventa così la molla che spinge il videogiocatore a girovagare per il mondo. Peccato però che in realtà la mappa offra pochi motivi di reale interesse per essere esplorata, a parte qualche elemento utile come scritto prima per migliorare le armi o qualche boss opzionale, e che alla lunga l’attività risulti noiosetta. Mancano infatti gli enigmi dei due precedenti capitoli, i gadget e altro materiale che avrebbe potuto rendere più interessante queste fasi. Inoltre, una volta migliorata un’arma, non si percepisce la necessità di fare altrettanto con le altre, visto che unita ai poteri di Furia, è abbastanza sufficiente per andare avanti.

Rimanendo sempre in ambito tecnico, Darksiders III non fa gridare al “capolavoro” per la grafica, dove si segnalano texture ed effetti speciali altalenanti in termini di qualità, ma nel complesso si lascia apprezzare, complice uno stile particolare ormai assurto a simbolo della saga e facilmente identificabile con essa.
Di conseguenza piace la figura di Furia, anche se risulta meno affascinante rispetto ai suoi predecessori, così come quella di alcuni nemici, soprattutto certi boss, la cui cura nella loro realizzazione estetica bilancia in parte una caratterizzazione invece approssimativa in termini narrativi. Da rivedere, e pare in tal senso che gli sviluppatori stiano correndo ai ripari con un’apposita patch in arrivo nei prossimi giorni, l’eccessiva mobilità della telecamera, più fissa, che tende talvolta ad andarsene per i fatti suoi non inquadrando sempre a dovere l’azione in corso di svolgimento, e la fluidità generale: nelle fasi più concitate, infatti, abbiamo riscontrato problemi di frame rate con conseguente rallentamento della scena. Solo discreto, invece, il doppiaggio in italiano, e buone le musiche che accompagnano l’azione.

COMMENTO FINALE

Darksiders III è un gioco divertente, incentrato quasi esclusivamente sull’azione pura e senza eccessivi fronzoli, e su una discreta libertà esplorativa. Il titolo non è al livello dei suoi predecessori e non è nemmeno esente da difetti a livello tecnico, di narrazione e di caratterizzazione dei personaggi, quest’ultima appena abbozzata nonostante le indubbie potenzialità della loro natura.

Eppure è lo stesso in grado di soddisfare gli appassionati del genere action-adventure hack and slash, grazie a una buona struttura dei livelli, a un discreto battle-system e a un livello di sfida tarato verso l’alto, capace quindi di tenere incollati al pad per ore anche gli utenti più esperti.

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Fallout 76 – Recensione

Fallout 76Tempo fa, giocando a Fallout 3 riflettevo su quanto sarebbe bello giocare in compagnia. La solitudine dei giochi di ruolo mi piace ovviamente, ma poter prendere un amico e attraversare insieme tutta la Zona Contaminata sarebbe impagabile. Un’avventura emozionante in questo modo potrebbe diventare qualcosa di memorabile ed è in fondo uno dei motivi (uno […]

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Horizon Chase Turbo, Recensione

C’erano una volta le sale giochi dei primi anni ’90. Quei luoghi fantastici, pieni di luci e suoni che avvolgevano la mente di un bambino al fine di portarlo in mondi lontani, universi paralleli, e strade con le quali correre con il nostro bolide.

Spesso, gli stessi cabinati erano delle piccole riproduzioni di abitacoli, regalandoti la sensazione di essere davvero alla guida di quel bolide, e poter sentire l’aria che ti accarezzava il viso mentre sognante, pensavi alla controparte femminile seduta nel sedile accanto al tuo con quel sorriso assolutamente invitante. In pieno stile Top Gun, ci si poteva sentire anche sentirti il Maverick della situazione, facendo il figo mentre l’abitacolo del cabinato andava prima più su, e poi più giù, a seconda della posizione della cloche. Ma facciamo un passo indietro, e torniamo all’abitacolo del bolide, con volante, pedali e marce tutti funzionanti.

I brasiliani di Aquiris devono essersi svegliati lo stesso giorno, alla stessa ora, con la stessa idea, frutto di un sogno o di un’immaginifica vena ispiratrice, perché hanno reso possibile qualcosa di dannatamente difficile. Qualcosa che molti sviluppatori tentano di portare a termine ma spesso con risultati scadenti nei casi più felici, e purtroppo deludenti nella stragrande maggioranza.

Prendere un gioco, o una serie di giochi, e riproporli al pubblico a distanza di quasi trent’anni cercando di mantenere vive quelle stesse sensazioni provate in precedenza, che ad oggi pungoleranno la memoria di chi è sulla quarantina, ed ecciteranno i più giovani con colori sgargianti, una colonna sonora riconoscibile ed incalzante, un gameplay veloce, frenetico, dannatamente tecnico, e dal sapore di pura vittoria quando vedi quell’”1″ stampato alla fine della gara. Tutto questo, è Horizon Chase: Turbo, titolo che abbiamo già trattato su Pc (qui la nostra recensione) e che adesso riproponiamo per PS4. Un racing arcade dal sapore antico, genuino, ed in grado di evocare e rievocare tanti altri ricordi.

SIEDITI E METTI IN MOTO JACK 















Provato e recensito dal nostro DannyDSC questa volta in versione PS4, Horizon Chase: Turbo si presenta come una normalissima operazione nostalgia per portare il fascino e la velocità di giochi come Out Run e Lotus ( solo per citare i due giochi più famosi che vengono in mente) sui nostri televisori. Rompiamo gli indugi chiarendo subito un punto: No! Non è così! È molto di più.

Installato e fatto partire Horizon Chase: Turbo si presenta con una schermata iniziale in pieno stile sala giochi che ci inviterà a premere un pulsante per passare al menu principale. Da li, potremo scegliere una delle modalità a nostra disposizione quali Tour Mondiale (la modalità più “importante”), i tornei (divisi per difficoltà), le gare di Resistenza (difficili ed appaganti) e nel caso volessimo cimentarci in qualche partita online, avremo a disposizione il classico multiplayer o la modalità a schermo condiviso per farci qualche partita con gli amici sulla stessa console.
Già da qui è facile capire che Aquiris punti ad una mole di contenuti notevole per intrattenere il giocatore, cosa che non è accaduta per altre “operazioni nostalgia” quali ad esempio Outrun Online Arcade (uscito per PS3 nel 2009 con un discreto successo).

Ad esempio il Tour Mondiale si dipana in diverse zone del mondo, passando dal Brasile al Cile alla Grecia al Giappone all’Islanda e altro ancora. Piccola punta di amarezza, non aver visto l’Italia tra le location disponibili. Facendo un piccolo passo indietro per tornare al menu principale, scopriremo che all’inizio non tutte le modalità saranno disponibili, questo perché per procedere con il gioco, dovremo ottenere dei risultati. Quindi, mettiamo in moto e passiamo al gameplay.

CURVA A DESTRA! CURVA A SINISTRA!






Selezionata la California, prima tappa del Tour Mondiale, la prima gara da affrontare sarà sul circuito di Grass Hills. Siamo agli inizi, quindi a disposizione avremo solo un paio di macchine tra qui scegliere.

Andando avanti nelle competizioni e ottenendo punti, potremo sbloccare altri veicoli che si aggiungeranno al nostro garage (in totale, sono poco più di una trentina e spaziano dalle super car che ricordano le Ferrari e le Lamborghini, per passare a modelli più raffinati, vicini alle BMW, ai camioncini Hippy e altro).

È importante sottolineare che tutti i veicoli abbiano caratteristiche molto diverse.  Quindi, avremo una Ferrari veloce ma poco manovrabile, un Roadster più lento ma agilissimo, una Lamborghini dalla velocità incredibile ma con un serbatoio molto limitato, e così via. La coperta sarà sempre un po’ corta anche per bilanciare al massimo il gameplay.

Sarà, infatti, una scelta più strategica di quello che si potrebbe inizialmente pensare, e non a caso, spesso e volentieri potrà capitare di dover ripetere gara cambiando macchina proprio perché la scelta fatta in precedenza era errata. Ma torniamo a Grass Hills; finito il counter la nostra prima gara inizia ed è tutto un susseguirsi di curve larghe, curve strette, veloci rettilinei, e 19 concorrenti per la vittoria che non ne vogliono proprio sapere di farsi da parte, scegliendo saggiamente di posizionarsi praticamente ogni volta nella posizione giusta per rallentarci.

Durante la nostra gara avremo a disposizione il turbo, da usare con molta saggezza, perché se in un rettilineo fa la differenza, usato in curva può avere conseguenza catastrofiche se attivato al momento sbagliato. Durante la gara, dovremo anche prestare attenzione all’indicatore del carburante, posto nella parte superiore destra dello schermo.

Se il carburante finisce, verremo squalificati e la gara finirà in anticipo. Fortunatamente, lungo il percorso, potremo acquisire taniche di carburante che ci permetteranno di proseguire, ma dovremo essere attenti e ricordarci i punti dove vengono sistemati. Oltre a taniche di benzina e turbo aggiuntivi, durante la corsa potremo acquisire delle monete che se accumulate, ci permetteranno di sbloccare nuovi percorsi, nuove modalità, e nuove macchine.

Inutile dire che il lavoro di posizionamento di questi tre elementi da parte di Aquiris è stato certosino e ponderato con attenzione, frutto di una corposa fase di testing. Più di una volta vi capiterà di rimanere senza benzina, o ripetere una gara per riuscire a collezionare tutte le monete. Questo perché Horizon Chase Turbo, è un gioco sé Arcade e veloce ma, al tempo stesso, anche dannatamente tecnico. Gli sviluppatori meritano davvero i nostri più sentiti complimenti, prova e riprova che il mondo indie ha da dire più che qualcosa rispetto a molti titoli “Triple AAA” che di Triple hanno soltanto il budget, ma non la qualità.

QUANTO SEI BELLA… GRAFICA MIA!



In un gioco di corse, la grafica riveste una parte importante per qualunque giocatore, non solo perché l’occhio vuole la sua parte, ma perché una grafica armonizzata e realizzata con cura, miscelata ad un buon design dei circuiti, garantirà ore ed ore di divertimento senza cadere nella “ripetitività” che spesso può portare un’esperienza di gioco a divenire noiosa dopo poco tempo. Ebbene, anche qui il team di sviluppo si dimostra all’altezza del compito, “asfaltando” team ben pių conosciuti. Lo sviluppatore stesso, ha definito la grafica di Horizon con queste parole:

Horizon Chase riporta il contesto grafico della generazione a 16 bit e crea uno stile ispirato al passato senza rinunciare alla sua contemporaneità. Il minimalismo dei poligoni e l’estetica del colore secondario (per avere un colore secondario si vanno a mescolare due colori primari in uguali quantità, ndr) accentuano la bellezza visiva del gioco, creando un’atmosfera unica e armonica. Sentirai l’anima retrō del gioco su un corpo completamente moderno.

Vi lasciamo qualche secondo per rileggere queste poche righe e riflettere, perché ne vale la pena. È poesia, tecnica e genialità: lo stile grafico ci riporta agli anni ’80 e ’90, minimale ma di grande impatto. I fondali, preparati con maestria, sono talmente belli che a tratti non ci sembrerà di giocare, ma di essere dentro un anime giapponese.

Durante la nostra prova nel circuito “Notte Selvaggia” in Sudafrica, ci siamo soffermati più e più volte per ammirare la splendida cornice di gioco. E l’effetto “anime” è elevato tanto per il giocatore quanto per chi osserva senza pad alla mano.

Poteva un gioco così ben fatto avere una colonna sonora come tallone d’Achille? Se così fosse, non sarebbe comunque un grosso neo, o forse no? Beh, non dovremo comunque preoccuparcene, perché le musiche di Horizon Chase Turbo meritano un acquisto a parte per godersela in macchina mentre si guida (senza correre). Perché? Semplice: oltre ad essere splendida, è stata composta da un certo Barry Leitch, che ci ha donato giusto qualche perla come ad esempio la colonna sonora di Top Gear (Super Nintendo), Lotus 2 (Amiga), Imperium (Pc), e molte altre. Per Horizon Chase, l’artista ha voluto proporre musica elettronica in pieno stile anni ’80 e ’90 che accompagneranno le nostre partite con brani incalzanti e carichi di adrenalina. Unico neo, volevamo una trentina di tracce in più.

COMMENTO FINALE

Siamo alla fine della nostra recensione. Un po’, quasi, ci dispiace: avremmo desiderato parlarvi ancora di questo gioco, ma il miglior consiglio che possiamo darvi è di provarlo, dato che č disponibile una demo gratuita che siamo sicuri, non farà altro che aumentare la voglia di possedere questa perla.

Horizon Chase Turbo è un sogno che si avvera per qualunque amante delle gare Arcade, o per un giovinastro che voglia provare sfide che vanno oltre il semplice “save&reload”. È affascinante, veloce, adatto per lunghe sessioni o per brevi e fugaci toccate e fughe. Il framerate su PS4 Pro è perfetto, il sonoro azzeccato, è anche tutto in italiano. Insomma, questi ragazzi (ai quali invitiamo di potersi in futuro cimentare con un’uguale operazione per After Burner) meritano davvero tanta stima e supporto per un gioco venduto a prezzo budget ma completo, appagante e divertente, sempre in grado di proporre sfide.

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Jagan #1- Recensione

JaganSono sempre stato un amante dei fumetti Horror, infatti adoro Junji Ito, che è un maestro in questo ambito, e ogni volta che guardo una sua tavola rimango a bocca aperta. In questo articolo però non parleremo di un’opera del maestro Ito, bensì di Jagan, ilseinen (n.d.r Manga per adulti) di tipo Horror/Sovrannaturale, opera di Muneyuki Kaneshiro che […]

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Pokèmon Let’s Go Pikachu – Recensione

Pokemon Lets Go PikachuLa serie di Pokèmon non è tra le più sane a livello qualitativo, a mio parere. A causa dell’insistente supporto al Nintendo 3DS, il titolo è rimasto in uno stato di stagnazione ove le uniche novità interessanti le si possono trovare solo giocando al tedioso e dispendioso (in tempo perlomeno) competitivo. In questo contesto entra […]

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The Dragon Dentist – Recensione

Dalla mente di Otaro Maijo, The Dragon Dentist è l’adattamento manga disegnato da Youko e basato sul corto presentato al concorso Nihon animator mihon’ichi diretto da Hideaki Anno, regista di Neon Genesis Evangelion (in arrivo su Netflix) e fondatore dello Studio Khara. Questo manga, per quanto si regga su un’idea piuttosto originale legata al culto di […]

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Ushio e Tora – La fine della vecchia era – Recensione

Ushio e Tora, finalmente, è giunto alla sua conclusione naturale. Grazie alla ristampa con la Perfect Edition della Star Comics, anche i neofiti hanno potuto gustare di questa serie nata negli inizi degli anni ’90 dalla penna e dalla mente di Kazuhiro Fujita. Pubblicato in una rivista di soli shonen, Ushio e Tora è uno […]

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Lo Squalificato #1 – Recensione

Lo SqualificatoJunji Ito, per chi già lo conosce non servirebbe aggiungere altro. Pluripremiato autore di manga a tematica horror dai disegni strutturalmente semplici ma ricchi di dettagli, il più delle volte angoscianti, si ripropone al mondo con la sua più recente opera: Lo Squalificato, una miniserie composta da tre volumi basata sull’omonimo romanzo, uno tra più […]

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Babau #1 – Recensione

BabauSalve cari lettori; oggi vogliamo portare alla vostra attenzione il primo volume, su due totali, di un nuovo debuttante nella famiglia fumettistica: Babau. L’albo, scritto da Mathieu Salvia e disegnato da Djet, si presenta con toni molto dark: violenza, angoscia, paura e del resto come non potrebbe? I due creatori hanno deciso di reinterpretare la […]

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Dottor Morgue Volume Uno – Recensione

Dottor MorgueAnni fa, quando studiavo a Bologna e abitavo e Rimini, mi capitò tra le mani un fumetto italiano edito da Star Comics che in poco tempo cambio alcune mie percezioni. Si tratta dei Dr. Morgue scritto da Silvia Mericone e Rita Poretto e disegnato sempre da un artista differente. Da quel momento comprai ogni numero […]

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Hitman 2 – Recensione

Dopo due anni dalla pubblicazione della prima “stagione” del nuovo Hitman, Io Interactive ci propone delle nuove avventure per 47, questa volta senza ricorrere alla formula episodica. Trattandosi – ed essendo stato così pubblicizzato – di una seconda “stagione”, come a trovarsi davanti ad una serie TV, più che ad un secondo titolo del franchise, […]

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Rage in Piece, Recensione

La vita è un mistero tutto da vivere. La morte è un mistero in tutto e per tutto. Cosa succede dopo? C’è vita dopo la morte? Ma al di là di queste domande che il genere umano si pone da sempre, cosa succederebbe se conoscessimo la data della nostra dipartita? Non sarebbe una gran cosa ma è quello che succede a Timmy Malinu, il protagonista di Rage in Peace, titolo indie sviluppato da Rolling Glory Jam per l’editore Toge Productions.

Le premesse non sono delle migliori perché il nostro ragazzo è piuttosto giovane, ha 27 anni, ed in un giorno qualunque della sua vita straordinariamente ordinaria, mentre si sta preparando per andare in ufficio a svolgere il suo lavoro da impiegato incontra la Mietitrice. Non è uno degli amori di Bender in Futurama ma la morte in persona che gli preannuncia allegramente che proprio in quella giornata, la sua vita cesserà entro 24 in modo violento con la decapitazione.

Ma il nostro Timmy ha un desiderio: morire placidamente a casa propria ed in pigiama. Possibilmente nel proprio letto. Va detto che anche in sede di presentazione, gli sviluppatori indonesiani hanno parlato apertamente di aver preso spunto per l’incipit del gioco, dalle opere di Paulo Coelho de Souza e sospettiamo fortemente (siamo menti sopraffine a volte, che credete? Ndr) che il libro sia “Come il fiume che scorre” visto che un capitolo intitolato “Il morto in pigiama”.

E dunque, qual è il nostro obiettivo? Si, avete capito bene: far si che Timmy riesca a poter morire serenamente a casa propria in pigiama entro la mezzanotte. Per farlo, però, dovrà evitare… di morire in un ultimo giorno di vita un po’ movimentato.

Ecco la nostra prova relativa alla versione Pc ricordando che il titolo è uscito lo scorso 8 novembre anche su Switch. Buona lettura.

NON VOGLIO PERDERE LA TESTA, VOGLIO MORIRE IN PACE

Rage in Peace parte da una premessa alquanto strana: il premio finale sarà una morte dolce, che poi è l’ultimo desiderio del protagonista, ma per farlo deve evitare morti violente attraverso cinque grandi stage suddivisi in più livelli a loro volta composti da segmenti molto più brevi. Strano e se andrete avanti nel gioco le numerose scene, dialoghi e flashback che vivremo spiegheranno molte cose.

A parte questo, dobbiamo dire che il gioco appartiene a quella categoria di titoli cattivi al punto che ci spingiamo a definirlo bastardo. Avete presente la perfidia che c’è in Syobon o in Andy Contreras trap adventure? Bene, siamo a quei livelli. Forse un po’ più sotto ma il numero di morti che esige il gameplay sarà elevato anche per i giocatori più smaliziati.

Il gameplay si riduce in una corsa ed in salti per evitare ostacoli che appaiono improvvisamente dove la tempistica per effettuare l’azione è fondamentale. Per fortuna gli schemi sono sempre gli stessi (sia dei movimenti dei nemici che della comparsa degli ostacoli che delle sequenze delle piattaforme) per cui bisognerà fare molta attenzione ma il risultato non cambierà molto perché l’ostacolo letale si materializza così velocemente che spesso, anche se si sa cosa bisogna fare, si finisce sempre per morire in modo violentissimo e sempre per decapitazione.

E vi sono molti modi di finire indegnamente: ci possono cadere addosso dei tubi dell’areazione, o possono apparire magicamente degli squali da una pozza d’acqua… in ufficio. O ancora essere trafitti da canne di bambù (zen, giusto sottolinearlo) o da frammenti di vetro e così via. A tratti, vista l’incredibile varietà e stravaganza di ostacoli e nemici, siamo tornati indietro ai tempi degli Happy Tree Friends e pensiamo agli incredibili suonatori di bongo selvaggi.

Un trial ed error che sminuisce un attimino la trama che seppur elementare ci è sembrata tutto sommato carina e sviluppata bene grazie ai numerosi dialoghi di intermezzo che accompagnano il nostro folle viaggio verso la morte tranquilla. L’azione è velocissima e viene intervallata da alcuni dialoghi con zombie, la stessa morte. Ci sono anche alcuni intermezzi in cui dovremo soltanto spostarci anziché saltare o effettuare doppi salti. Ma la cattiveria non è fine a sé stessa: è molto sottile. Correre si ma non sempre ed anche stare fermi aiuta, a volte ad evitare ostacoli. Ma l’insidia è sempre dietro l’angolo perché ci sono anche alcuni nemici da evitare e delle boss fight da vincere per andare avanti.

Per fortuna è possibile ricominciare ogni volta che si vuole e soprattutto riprendere dall’ultimo dei numerosi checkpoint. C’è anche la modalità Goldfish che aggiunge ulteriori punti dai quali ripartire dopo l’ennesima fine ingloriosa. E così all’infinito fino alla conclusione.
Mentre è giusto segnalare la possibilità di raccogliere bonus o oggetti da collezione lungo la nostra run che ci daranno sempre dei piccoli dettagli sul mondo di gioco. Il problema dell’avanzare della frustrazione, però, è dietro l’angolo anche per via delle numerose morti “evitabili” e sicuramente a sorpresa. Come detto, sarà fondamentale imparare a memoria il posizionamento e le tempistiche ma a questa si devono unire i riflessi. Del resto non abbiamo molto da fare se non correre, saltare ed eseguire il doppio salto. Amen.

STILE GRAFICO CARINO, MUSICA ECCELLENTE

















La parte tecnica di Rage in Peace fa segnare un punto in favore della produzione indonesiana. Lo stile grafico ci ricorda un po’ quello di Super Meat Boy ma è molto più colorato e meno tetro. A volte stride la rotondità ed i colori vivacissimi della grafica con l’estrema difficoltà del gameplay.

Anche gli ostacoli o i nemici non sembrano mai avere l’aria cattiva. Stesso dicasi per la Morte e per gli Zombie o anche dei boss che si affronteranno.

Abbiamo apprezzato moltissimo la varietà di quanto visto nelle varie ambientazioni surreali, a volte tenue, a volte tetre, altre più allegre (si, proprio così) ed a tratti quasi psichedeliche. Si varia dagli ambienti chiusi degli uffici a foreste o a deserti o agli interni di una piramide e così via.

Ottime anche le animazioni: sempre fluide e mai incerte. Certo, stiamo parlando sempre di ambientazioni ed animazioni in 2d. Roba ormai alla portata di tutti gli sviluppatori che vogliono cimentarsi in videogiochi. Il compito però è fatto bene da parte di Rolling Glory Jam ed è supportato da una valida impostazione artistica che si esalta in alcune scene di intermezzo da applausi (soprattutto verso la fine). Il tutto viene accompagnato ed arricchito da un’ottima colonna sonora che propone diversi brani orecchiabili e di vario stile. Dal metal rude a temi più delicati. A tratti sembra di essere ad un concerto rock, ad altri di musica new age.

COMMENTO FINALE

Rage in Peace è sorprendentemente. Dolce e cattivissimo allo stesso tempo, possiamo definirlo un action platform davvero spietato. Livello di difficoltà elevatissimo, attorno all’ottavo grado della scala dei “vaffa” (non quanto Syobon, Andy Contreras Trap Adventures e Impossible Game) e quindi anche in grado di generare frustrazione.

Questo è un difetto ma anche un pregio per quei giocatori che amano le sfide impossibile. Memoria, riflessi e tempistiche sono le nostre armi in un titolo che racconta una storia carina grazie anche a dei dialoghi divertenti.

Dal punto di vista tecnico, inoltre, il gioco si difende davvero bene con una coloratissima e ben dettagliata grafica in 2d dallo stile peculiare e molto interessante nonché ricco di animazioni e finezze. Ve ne accorgerete con il passare dei livelli. Le animazioni sono molto buone. Eccellenti le musiche che includono diversi virtuosismi d’autore unendo ed alternandosi a più stili come scritto nella recensione.

È un gioco molto carino ma che va preso con le pinze. L’aspetto “carino e coccoloso” è ingannevole perché nasconde tanta fine cattiveria ed è comunque, al di là dei dialoghi comici, un titolo che va oltre offrendo momenti più profondi. Peccato per la sua enorme difficoltà che controbilancia un titolo piuttosto breve in termini di durata.

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