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Slaps and Beans, Recensione Switch

Schiaffi, fagioli, musiche memorabili, scazzottate impossibili e le atmosfere “calde e rassicuranti” dei film con Bud Spencer e Terence Hill. Chi da bambino non si è divertito guardandoli e chi non ha legato qualche ricordo spensierato? Slaps and Beans ci fa rivivere il mito di questa “strana coppia ben assortita” grazie ad un videogioco tutto italiano.

Il titolo è arrivato, ufficialmente, il 20 aprile scorso su Steam ed ha raggiunto Nintendo Switch (e le altre console quali PS4 ed Xbox One) lo scorso 24 luglio andando a rimpinguare il novero degli “spaghetti-beat’em up” portato avanti da Gekido: Kintaro’s Revenge di Naps Team.

Lungi da noi andare a ricalcare quanto espresso egregiamente in sede di recensione della versione Pc, qui ci limitiamo ad una disanima della versione Nintendo Switch del gioco di Trinity Team e Bud Productions.

LO CHIAMAVANO TRINITA’

Slaps and Beans è un omaggio al dinamico duo formato da Bud Spencer e Terence Hill, che per trent’anni ha intrattenuto il pubblico con produzioni a basso budget ma dall’alto tasso di divertimento, battute, ironia e denuncia sociale. Tra una scazzottata e una gag, infatti, i nostri eroi difendevano i più deboli da angherie, spacconerie, malavitosi e schiavisti.

Slaps and Beans non fa altro che porre il giocatore (o i giocatori, visto che uno può impersonare Bud Spencer e l’altro Terence Hill) nei panni di questi anti-eroi tutti italiani alla (ri)scoperta delle pellicole che li hanno resi famosi in tutto il mondo. Dall’ambientazione western di Lo Chiamavano Trinità a quella più recente, come Altrimenti ci arrabbiamo, l’attività prevalente sarà quella di andare avanti a prendere schiaffoni, pugni, padellate i cattivi che ci sbarrano la strada.

Non manca lo spazio per dei mini-giochi di guida o di tempismo, come il gioco di birra e salsiccia, che risultano gradevoli per abbassare il ritmo, di tanto in tanto e far tirare il fiato su un gioco che risulterebbe, alla lunga, troppo monotono e ridondante.

NATI CON LA CAMICIA

Slaps and Beans si presenta in piena Pixel Art, realizzata a regola d’arte e che offre ben pochi difetti per essere bocciata. Anche le animazioni sono state realizzate molto bene e l’accompagnamento musicale, preso di peso da quello delle pellicole più famose che vedono protagonisti i due attori è di sicuro impatto emotivo.

Ci sono ben poche da rimarcare e criticare, in Slaps and Beans e una di queste è certamente la durata, decisamente breve, del tutto. Una questione spinosa, perché il rischio di risultare troppo lungo e ridondante è sempre dietro l’angolo e i mini-giochi non possono certo fare miracoli in tal senso. A nostro modo di vedere, il gioco è semplicemente ben orchestrato e tarato, dura il giusto ma al confronto con altre produzioni, inevitabilmente, bisogna ammettere che la sua durata, unita ad una rigiocabilità che risiede tutta nel tornare ad emulare le gesta degli attori, è estremamente soggettiva.

La versione Nintendo Switch è, né più né meno, identica alle controparti Pc e console, con il solito valore aggiunto della portabilità che permette di godere del gioco anche lontano dallo schermo del salotto o della zona di gioco.
Dato lo stile grafico, non si segnalano peggioramenti di risoluzione o di fluidità dell’azione. L’unica cosa da menzionare è la curiosa corrispondenza di posizione dei comandi, che va in controtendenza con l’usanza di affidare al tasto A del pad della console Nintendo il comando per proseguire e al tasto B il comando per tornare indietro sulle proprie decisioni.
Qui, in sostanza, funziona tutto al contrario e non è cosa da poco per chi è abituato alla normalità.

COMMENTO FINALE

Bud Spencer and Terence Hill Slaps and Beans è un videogioco picchiaduro di scorrimento che si rifà alle pietre miliari del genere, molto in voga negli anni ‘90. Ispirandosi a titoli quali Double Dragon, Metal Slug, Batman The Movie e tanti altri, offre al giocatore una breve ma intensa carrellata di omaggi alle pellicole di Bud Spencer e Terence Hill, accompagnati dalle più iconiche colonne sonore che hanno segnato almeno quattro generazioni di spettatori.

Visivamente stiamo parlando di una gestione della pixel art ai limiti della perfezione e sono molto buone anche le animazioni di protagonisti e comparse. Nemmeno i fondali sembrano essere realizzati con poca cura e questo alza l’asticella della qualità a livelli di eccellenza.

Joypad alla mano si parla di controlli semplicissimi e di facile utilizzo. Giocando in due giocatori sullo stesso schermo, tutta la magia degli anni ‘90 di scazzottare in compagnia riprende vita e si può far meglio in quanto a mosse speciali e situazioni degne dei film dei due famosi attori omaggiati in questa produzione.

La versione Switch, come sempre, si distingue dalle altre per l’eccellente gestione del gioco in portabilità, sul piccolo schermo, sia che si giochi da soli oppure in compagnia. Merito anche della pixel art, il passaggio da grande a piccola schermata non è deludente ma sempre all’altezza. L’unica piccolezza che ci ha messo un po’ in crisi è stata quella di constatare che, su piattaforma Nintendo, contrariamente alla norma di tutti i giochi, si conferma con il tasto B e si ritorna indietro con quello A: segno che i comandi sono stati importati di peso dalle versioni Pc e console da salotto, senza badare al nome del pulsante.

 

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Hand of Fate 2, Recensione Switch

Immaginate di stare davanti ad un misterioso individuo in grado di leggervi le carte e che il suo racconto influenzi il vostro destino come se fosse un dungeon master… chiudete gli occhi e riapriteli. Il mondo di Hand of Fate si materializza anche su Switch grazie al suo sequel.

Hand of Fate 2 era già arrivato su Steam il 7 novembre dello scorso anno raccogliendo buoni responsi della critica (tra cui il nostro) e un buon seguito dal pubblico.

Dal 17 luglio scorso, invece, gli utenti Switch possono acquistarlo in via digitale tramite il Nintendo E-Shop. Stiamo parlando di un videogioco di ruolo, roguelike con elementi da gioco da tavolo e deck-building, sviluppato da Defiant Development.

La versione Switch quindi si propone agli utenti della ibrida di Nintendo con tante caratteristiche peculiari. Ma andiamo con ordine e dritti al punto

DI TUTTO UN PO’

Il primo Hand of Fate risale al 17 febbraio 2015, è arrivato su sistemi Windows, Linux, PS4 e Xbox One ed intavolava (quasi letteralmente) un videogioco di ruolo che si svolgeva intorno ad un tavolo di legno, per l’appunto. Da lì prendeva forma la narrazione di un commerciante che, rivolgendosi al giocatore, intavolava una discussione a base di segreti, intrighi e avventure.

Quando la narrazione non riusciva a rendere l’idea, quando occorreva menar le mani perché la situazione si era fatta incandescente, al giocatore spettava il compito di superare delle fasi – brevi ma intense – di combattimento in terza persona dove schivare, bloccare e attaccare, uccidendo le minacce prima che queste uccidessero lui.

Le avventure si sviluppano lungo un cammino formato da un mazzo carte, come dei novelli tarocchi, dove sono raffigurati personaggi, oggetti, armi, luoghi e nemici da affrontare. Alla fine del sentiero formato dalle carte, immancabilmente, c’è un boss di fine livello. Questi deve essere eliminato per permettere alla storia di proseguire. Hand of Fate 2, in buona sostanza, fa le stesse cose del suo “papà” ma lo fa con un’attenzione ai particolari che ci sembra prodigiosa.

Il mazzo di carte, in gran parte, possiamo deciderlo noi ma è del tutto casuale l’ordine di ritrovo delle carte che decidiamo di portare con noi.

UNA VERA GIOIA DA SENTIRE E VEDERE

L’aspetto grafico di Hand of Fate 2 è quello che salta subito all’occhio. E’ talmente pieno di attenzione per i dettagli, animazioni certosine ed effetti di luce da rendere, il risultato finale, una vera gioia per gli occhi. Non ne risulta sminuita l’ambientazione medievale, gotica e oscura, piena com’è di magia, mistero e fascino, tutta condita da quella voce del commerciante che, da bravo “Dungeon Master” di cartacea memoria, aiuta ad immergersi nella narrazione. L’atmosfera è davvero notevole ed interessante e le avventure man mano che si va avanti sono molteplici. Questo favorisce molto la varietà ed aumenta il piacere a ri-giocare il titolo.

Effetti sonori e musiche sono ottimamente selezionate e orchestrate, restituiscono l’atmosfera giusta e sono avvalorate da un doppiaggio, tutto sommato, convincente.

Quello che lascia un po’ l’amaro in bocca è il dover ammettere che Hand of Fate 2, come il suo predecessore, sono ottimi giochi ma apprezzato da una stretta cerchia di appassionati, che non fuggono di fronte a lunghi dialoghi narrati (e tradotti anche in italiano, in maniera decisamente funzionale) e non si lamentano delle brevi ed intense sessioni di combattimento.

La versione Nintendo Switch si lascia apprezzare ancora di più data la sua natura di ibrida e, quindi, portatile, che non soffre il passaggio dal grande al piccolo schermo e si presta egregiamente per questo tipo di giochi ragionati, facilmente da interrompere e da riprendere appena possibile.

COMMENTO FINALE

Hand of Fate 2 è il seguito di un videogioco di ruolo con elementi da libro-game e giochi da tavolo ottimamente implementati. Le fasi narrative si alternano a quelle di combattimento e queste ultime sono in terza persona, con molta azione e ben orchestrate, breve ed intense.

Le fasi narrative fanno ampio uso di testi e voce narrante, scelte da compiere e conseguenze da accettare. Non manca nemmeno il bottino da raccogliere, da scegliere e da utilizzare nel migliore dei modi. Ci sono spade a una mano che permettono di difendersi con uno scudo, ci sono armi ad una mano che rendono più forti in offesa ma più deboli in difesa e così via. Buona la personalizzazione del personaggio e avvincente risulta la trama, canonica, classica, aderente agli stilemi della tradizione fantasy e, per questo, molto godibile.

La giocabilità è sorprendentemente abbordabile, di facile intuizione, chiarissima e mai banale. Le fasi action spingono a dare il meglio di sé tramite blocchi, contro-mosse, schivate, fendenti e affondi. Il tutto è accompagnato da una presentazione visiva che non ha nulla da invidiare a produzioni più blasonate: animazioni, suoni, colonna sonora compongono un quadro d’insieme davvero gradevole e discretamente longevo.

 

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MXGP Pro, Recensione Pc

MXGP Pro è una fatica, l’ultima, di Milestone, che si presenta per essere un’esperienza professionistica ma che non resiste alla tentazione di restare alla portata di chi guida solo tramite joypad. Arrivato su Steam, PS4 e Xbox One il 29 giugno scorso, segue MXGP 3 recensito in queste pagine poco più di un anno fa.

Se c’è uno sviluppatore italiano, di cui possiamo andar fieri perché esporta la passione per i motori a 360° (sia a quattro ruote che a due ruote) è proprio Milestone, che da 22 anni – ormai – ci abitua a produzioni dall’alto tasso di qualità visiva e un’apprezzabile componente arcade che vuole strizzare l’occhio al realismo ma preferisce farsi giocare da chi, una patente di guida e competenze professionali, non le ha.

FANGO, COMPOUND, CARRIERA

Alimentato dall’Unreal Engine di ultima generazione, MXGP Pro si presenta subito con il motore su di giri e ci getta nella mischia con un rapidissimo tutorial e una gara all’ultima derapata. Dopo averci traumatizzato così tanto in pochi minuti, eccoci a riprendere fiato e a fare i conti con l’offerta realizzata per noi. Al di là delle classiche modalità di gioco: gara, carriera, corsa al tempo e multiplayer, quello che ha subito attratto l’attenzione e drenato tempo libero è stato il Compound.

Si tratta di una vasta mappa liberamente esplorabile e caratterizzata da un paio di tracciati in terra battuta, che possiamo visitare a bordo della nostra due-ruote e setacciare incuranti delle barriere ai lati della carreggiata.

Pur essendo una sola mappa e grezza nel modo di presentare il tutto, da un’idea di quello che potrebbe essere un interessantissimo “hub” dei prossimi videogiochi, tanto elegante quanto funzionale. Per ora dobbiamo accontentarci di un bel posto dove far pratica senza le pressioni di una gara o di una carriera.

Quest’ultima sembra delinearsi come la modalità di punta di MXGP Pro, perché vuole (riuscendoci) metterci nei panni di un novello professionista di moto-cross, che ha tutta l’intenzione di raggiungere la vetta delle classifiche mondiali, lasciando dietro di sé fior fiori di piloti realmente esistenti (il gioco è quello ufficiale della disciplina di moto-cross tra le più seguite al mondo).

QUASI TUTTO AL POSTO GIUSTO






MXGP Pro come ogni medaglia, ha due facce. Da un lato, l’Unreal Engine di ultima generazione, offre uno scorcio davvero impressionante e tanti piccoli tocchi di classe tra animazioni ricercate, effetto fango, deformazione del manto fangoso al passaggio delle moto, effetto blur per la velocità e vento che frusta la tuta quando si raggiungono le velocità più alte. D’altro lato è stato un peccato enorme vedere che le collisioni tra piloti non sono così gravi o penalizzanti, quelli si limitano a rimbalzare tra loro.

Capita, inoltre, di dosare male una staccata o un salto, di finire un metro un po’ più di là della strada tracciata e il gioco ci fa apparire, magicamente, in mezzo alla pista. Sarebbe stato più difficile ma immensamente più gradevole che il sistema oper-world del compound, che non interrompe il flusso di gara. Comprendiamo le ragioni di questa scelta pur, tuttavia, non condividendola fino in fondo.

Infine, ci auguriamo che il titolo sia ottimizzato meglio, dal momento che qualche piccola sbavatura grafica è sfuggita al controllo di qualità, rendendo MXGP Pro più un gioco da spettacolari istantanee che da mostrare in diretta. Nulla, comunque, che pregiudichi il più alto punto di qualità di questa serie, che possiamo ormai definire fiore all’occhiello di Milestone.

CARATTERISTICHE E CONTENUTI

* Tutti i circuiti ufficiali, le moto e i piloti della stagione MXGP 2017.

* Un nuovo sistema di Bike Set-Up, ridefinito in base a quello che gli sviluppatori di Milestone chiamano l’approccio meccanico, che consente ai giocatori di impostare ogni singolo parametro della loro moto sulla base di valori e parametri reali.

* Un approccio realistico alla fisica, movimenti spettacolari e un sistema rielaborato di prese, collisioni e comportamenti in aria.

* Movimenti più realistici dei piloti integrati con la moto e influenzati dall’impatto su diversi tracciati.

*Un Compound di 1 km², un’area di allenamento dove i giocatori possono liberamente vagare o gareggiare contro l’AI e allenarsi su due piste diverse, una per il Supercross e una per il Motocross.

* Tutorial innovativi, una modalità di gioco dedicata a coloro che desiderano migliorare le capacità personalizzate del pilota, focalizzate sugli aspetti principali della disciplina Motocross: air control, scrubs, cornering, riding in the wet, starting e braking.

COMMENTO FINALE

MXGP Pro riparte dal suo predecessore, MXGP 3 e ne eredita quasi ogni aspetto senza preoccuparsi di somigliare troppo al “padre”. E’ un videogioco di moto-cross che ci porta a vivere i fasti e i nefasti di una carriera di pilota nel circo che conta. Che sia in prima persona o in terza, quel che è certo è che il gioco è mosso dall’ultima versione di Unreal Engine ed è un bel vedere, peccato per qualche sbavatura qui e lì.

Joypad (meglio) o tastiera alla mano, l’ultima fatica di Milestone si difende piuttosto bene pur disattendendo quel “Pro” che si legge sul titolo, optando per un approccio decisamente più arcade alla faccenda delle forze G, dei pesi sulla moto e sull’incidenza dei freni. Portando le opzioni al massimo del realismo, tuttavia, sarà comunque un’autentica sfida, quella di domare le due ruote per raggiungere la vetta della classifica.

Modalità carriera, corsa al tempo, gare veloci e immancabile multiplayer chiudono il cerchio dell’offerta che ha pochi, ma critici, difetti che possono essere tollerati da chi è un veterano della serie.

Il primo difetto riguarda le collisioni tra i piloti, decisamente poco realistiche e molto generose (anche le più dure non fanno cadere a terra, come la realtà suggerirebbe); altro difetto, specialmente durante le gare, è il reset di moto e pilota qualora si allontanassero di un metro più in là del seminato previsto dagli sviluppatori. Da un lato comprendiamo la scelta ma dall’altro il ritmo ne soffre molto: sempre interrotto. Ultimo aspetto che non ci ha particolarmente convinto sta nella mancata ottimizzazione: non tanto per le configurazioni più datate, che soffrono il bel motore grafico, quanto per i pop-up grafici e di illuminazione che rompono la magia di un paesaggio, altrimenti, eccezionale.

MXGP Pro è un signor videogioco di moto-cross, probabilmente il migliore a disposizione per gli appassionati. Questi non saranno delusi, tutti gli altri, probabilmente, si.

 

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