Archivi categoria: Recensioni

The Ballad Singer, Recensione

Leggere una delle attività fondamentali dell’uomo. Così come ascoltare. Fanno parte integrante anche del gioco, oltre che dell’apprendimento. Azioni naturali che fin dalle prime avventure testuali di inizio anni ’80 sono state protagoniste nei videogiochi.

Il mondo delle avventure testuali, giochi in cui logica e decisioni (nonché la fantasia del giocatore) erano fondamentali, si è chiaramente evoluto. E senza fare troppi viaggi storici arriviamo al nocciolo della questione: i libri game che offrono grafica e sonoro a iosa rispetto al passato.

Tra questi spicca un progetto tutto italiano firmato dalla software house indipendente Curtel Games che nei mesi scorsi si è fatto strada prima su Kickstarter, raccogliendo più di 33.000 euro nel dicembre del 2017, e poi su Steam in early access. Avrete già capito che si tratta di The Ballad Singer che è uscito dalla fase di accesso anticipato nelle scorse ore ed è disponibile per gli utenti Pc e Mac.

Torniamo, quindi, sull’argomento per approfondirlo nella nostra recensione che segue di qualche mese le nostre Prime Impressioni. Da allora (era fine settembre), il titolo si è naturalmente evoluto ed avendolo giocato lungamente siamo in grado di dire la nostra su quello che è un interessantissimo libro game fantasy.

Ecco cosa ne pensiamo. Buona lettura.

QUALCHE NUMERO, PRIMA DI INIZIARE

Prima di tornare a parlare della storia di The Ballad Singer, naturalmente saltando i punti salienti visto che non ci perdoneremmo mai delle inutili anticipazioni (o spoiler) sui punti salienti. Ci occuperemo solo di alcuni dettagli di “pubblico dominio”. Ma è giusto elencare qualche numero di questo gioco.

Essendo una produzione che si basa essenzialmente sul testo e sulle decisioni, oltre naturalmente che sulla grafica, il testo ed il doppiaggio, The Ballad Singer offre una trama estremamente ramificata fatta di oltre 40 finali, articolata con oltre 400.000 parole, centinaia di snodi narrativi (1.700 storie) ed oltre 400 morti diverse. Su quest’ultimo numero già in passato abbiamo speso un paragone con Games of Thrones che ci va di ripetere vista anche la splendida ambientazione fantasy che ci ritroviamo di fronte. Ci arriveremo a breve. Gli snodi narrativi, inoltre, sono molti visto che ognuno dei quattro eroi ha tantissimi finali a disposizione e la morte, come viene citato dagli stessi sviluppatori, fa parte del gioco e non è un game over. Questo grazie anche al Sistema Destino.

Questo permette al giocatore di sapere cosa sarebbe successo se fosse morto e nel caso accetti il suo “destino” (quindi la morte in questo caso) di selezionare un secondo personaggio per continuare l’avventura in un mondo influenzato dall’eroe precedente.  In pratica, quando un eroe termina il proprio cammino, in qualsiasi modo, si può passare la “palla” ad un altro ma le azioni precedenti rimangono “attive” nel mondo di gioco così come le conseguenze che modificano ulteriormente il nostro cammino e la partita in corso.

UNA TRAMA, TANTE STORIE, QUATTRO EROI

Visti i grandi numeri appena nominati, va da sé che la trama abbia tante storie. Ma è giusto anche parlare dei personaggi che guideremo nel vasto mondo fantasy di Hesperia, il grande continente dove si svolge il tutto. Il tutto è incentrato sulla guerra per il controllo del continente. I due principali contendenti sono il mago Leon e la Resistenza.  E ci fermiamo qui.

Quattro gli eroi con cui poter girovagare nelle tante storie che The Ballad Singer offre. Conoscerli sarà fondamentale per giocare “di ruolo” e quindi essere coerenti con questo o quel personaggio. Ognuno chiaramente ha i suoi pregi ed i suoi difetti. Il lato gdr (o RPG) si concretizzerà in questo modo ma non ci saranno avanzamento di livello o statistiche da aggiornare ma i nostri eroi hanno delle caratteristiche preconfezionate: Grado di sfida; Abilità in combattimento; Fama nel mondo di Hesperia ed Allineamento iniziale. Su questi quattro cardini si basa la nostra giocata di ruolo.

Conosciamo, quindi, Leon, un mago temuto, gran maestro di elementi ed arti magiche; Ancoran, una ragazza silfide brava nella caccia e con arco e frecce (il tipico ranger “elfico di D&D” se vogliamo fare un paragone); Ancalimo, un elfo oscuro assassino dal passato oscuro e Dagarast il bardo guerriero di mezza età abile con la spada che in passato è stato il mentore di Leon.

Questi eroi sono nati dall’idea di Alberto De Stefano, autore della Saga dei Kalesin che fa da prequel alle vicende del gioco. A dare corpo a tutto sono le illustrazioni di Federico Mussetti.

MILLE DECISIONI, IN BILICO TRA LA VITE E LA MORTE

Il gameplay di The Ballad Singer si materializza nelle scelte che faremo. Si tratta di un libro game, quindi chi si aspetta azione può senz’altro andare oltre e cambiare gioco. In questo titolo dovremo leggere e prendere le proprie decisioni, giuste o sbagliate che siano.

Il gioco invita molto alla riflessione ed è interessante notare come alcune deduzioni logiche siano molto efficaci in determinati frangenti. Si va spesso e volentieri in bilico nella risoluzione di enigmi ma anche in altri tipi di scelte come alleanze o risposte o ancora si può optare per una deviazione per aiutare un amico o per cercare altre notizie, piuttosto che andare dritti al sodo.

I finali sono molteplici e stimolano a rigiocare The Ballad Singer più volte. In questa versione finale abbiamo anche apprezzato l’aggiunta dei vari Achievements di Steam che danno ulteriore stimolo a continuare ancora a girovagare per Hesperia.
La morte è, come più volte detto, dietro l’angolo e la sua descrizione è molto importante perché può fornire indicazioni sul come evitarla la volta successiva.

Si può decidere di essere coerenti o meno e quindi anche di rischiare. In questo senso il gioco apre tantissime diramazioni in grado di offrire tante sfide soddisfacenti per le proprie meningi.

Chi ama immergersi in un mondo fantasy, non può non pensare a questo titolo che regala tante storie diverse e moltissime ore di gameplay. Nondimeno, le sfide, possono essere adattate a tutti i gusti grazie ai quattro livelli di difficoltà presenti che vanno dal facile al più estremo. Il tutto dipende dai punti destino a disposizione. Un modo per evitare la frustrazione e di permettere di andare avanti anche se qualche cosa va storto.
In Cittadino di Hesperia (livello più semplice), si ha il maggior numero di punti destino. Si va avanti con Soldato di Hesperia (normale), Campione di Hesperia (difficile) e Leggenda di Hesperia.

Inoltre, tali livelli di difficoltà si differenziano per il numero di salvataggi manuali presenti. Inoltre, nella modalità Esploratore (che si sblocca dopo aver concluso per la prima volta la campagna) non ci saranno limiti al Destino.

Sia i neofiti che vogliono godersi il racconto, sia i più smaliziati che vogliono la sfida estrema, sono accontentati. In entrambi i casi, i giocatori hanno piena padronanza nel proprio destino e non solo per decisioni difficili ma anche per quelle (apparentemente) più leggere.

UN GIOCO DA LEGGERE MA ANCHE DA GUARDARE ED ASCOLTARE






Ma come è The Ballad Singer dal punto di vista tecnico? Il grosso è dato dalla storia da leggere e dalle decisioni che daranno un senso ai nostri tanti cammini… ma se la scrittura risulta gradevolissima, questa deve essere accompagnata a dovere. Il lavoro fatto da The Curtel Games è di una superba fattura artistica. Sotto tutti i punti di vista.

L’aspetto grafico è probabilmente il punto forte. Se nelle Prime Impressioni avevamo dato per certo questo dato, in sede di recensione diciamo che questo è accompagnano degnamente dalle musiche. Ma andiamo con ordine.

Il lavoro visivo si basa su tantissimi artwork animati che fanno da sfondo ed illustrano le diverse situazioni. Nel gioco ne conteremo oltre 700, una più bella dell’altra. Un lavoro enciclopedico, mastodontico, di altissimo pregio. I disegni, infatti, riescono a creare quell’atmosfera che tipicamente si accosta e si accompagna alla lettura. Si apprezza davvero l’area fantasy in ogni angolo di Hesperia: che si tratti di una foresta abitata da silfidi o che si esplori una grotta ghiacciata o ancora che si combatta per i viali di una città fortificata o che si vaghi lungo i sentieri naturali del Continente.

Ottima anche l’interfaccia: chiara, semplice, efficace: a sinistra le pagine del libro col testo della storia, sotto i vari pulsanti con i quali potremo velocizzare la lettura del narratore (fino a raddoppiarla) ed ovviamente la possibilità di girare le pagine. A destre le opzioni da scegliere. Un applauso a Federico Musetti, autore di queste scene che ci immergono letteralmente in un contesto che ricorda quello tolkeniano.






Le varie voci narranti aiutano tantissimo ad immergersi nella storia e le musiche fanno il loro dovere appieno. Abbiamo apprezzato più le voci femminili mentre in qualche passaggio, le voci maschili sono sembrate quasi un po’ frettolose. Generalmente, però, il doppiaggio è da promuovere a pieni voti.

Ma non possiamo non menzionare anche le musiche. Il gioco ne conta più di 40. Alcune hanno toni epici, altri più solenni, altri accompagnano la lettura e fissano al meglio la determinata scena che ci si propone davanti.

Insomma, manca soltanto un bel bicchiere di buon vino da sorseggiare, tanta serenità, e tuffarsi in questo mondo fantasy fatto di parole, storie, decisioni ed acume. Chiudere gli occhi per concentrarsi e riaprirli per ammirare ancora una volta il lavoro artistico di Musetti riflettendo sulle nostre scelte e sui nostri passi.












COMMENTO FINALE

The Ballad Singer conferma appieno, oltre alle più nostre rosee aspettative, quanto di buono e bello abbiamo visto e giocato nelle Prime Impressioni. Il lavoro di The Curtel Games è davvero mastodontico ed offre tante avventure da leggere, guardare, ascoltare e giocare a seconda della nostra inclinazione del momento.

Giocabile e rigiocabile ma sempre bello da vedere ed ascoltare con una grafica ancora più rifinita rispetto alle prove precedenti ed un sonoro alla massima potenza. Bene anche il doppiaggio seppur in qualche frangente altalenante.

The Ballad Singer non è un gioco per chi ama l’azione. È giusto ribadire il concetto. Ma chi adora leggere, ascoltare e far girare gli ingranaggi della propria testa nelle decisioni trova pane per i propri denti ed una superba atmosfera fantasy appagante. È vero: si può anche concludere il gioco in qualche ora e riprovare con le diverse decisioni con tutti e quattro personaggi; è altrettanto vero che il gameplay nudo e crudo si può ridurre ad un meccanico sistema di trial and error ma questo equivarrebbe a violentare un’opera che ha bisogno del suo tempo per essere giocato. Ed esige quel tempo per essere apprezzato ulteriormente.

The Ballad Singer non è un semplice libro game. È il libro game, adatto, peraltro, tanto ai neofiti (grazie al Sistema Destino) quanto agli esperti. Consigliatissimo agli amanti delle storie fantasy.

L’articolo The Ballad Singer, Recensione proviene da IlVideogioco.com.

Continua la lettura di The Ballad Singer, Recensione

Spider-Gwen: Ghost-Spider #5 – Recensione

Spider-Gwen: Ghost-Spider #5Dopo l’evento Spider-Geddon abbiamo finalmente visto tutti i personaggi riprendere le proprie vite, anche se qualcuno ha avuto più difficoltà di altri. Quella che forse ha subito maggiormente i danni dello scontro è Gwen Stacy, Spider-Ghost. La ragazza ha perso diversi amici e il suo potere di viaggiare liberamente tra i mondi era solo un […]

L’articolo Spider-Gwen: Ghost-Spider #5 – Recensione proviene da HavocPoint.

Snotgirl Vol. 2: California Screaming – Recensione

Snotgirl Vol. 2: California ScreamingIn estate ebbi la fortunata occasione di recensire il primo volume di una serie parecchio divertente e interessante con un risvolto sociale niente male. Snotgirl era quella ventata d’aria fresca nel mese più caldo d’estate e ovviamente ne ho approfittato nel modo più adeguato. Il secondo numero si è fatto attendere, ma Edizioni BD l’ha finalmente […]

L’articolo Snotgirl Vol. 2: California Screaming – Recensione proviene da HavocPoint.

God Eater 3, Recensione

La serie di action RPG God Eater torna su PlayStation 4 (e arriva su Pc) con un titolo che, lo diciamo subito, fa segnare un buon passo in avanti alla saga, nonostante qualche imperfezione che lo tiene a una certa distanza dall’irraggiungibile Monster Hunter: World.

Il gioco, disponibile in edizione digitale dall’8 febbraio e in versione fisica dal 15 dello stesso mese, è di fatto un “more of the same” con qualche sensibile modifica qua e là alle meccaniche, e quindi per questo pregna di quei pregi e quei difetti che hanno caratterizzato i suoi predecessori.

Ma procediamo con ordine. Nel futuro distopico immaginato da Bandai Namco l’umanità è costretta a vivere nel sottosuolo a causa degli Aragami, una razza di enormi bestie onnivore apparse all’improvviso anni addietro, e di un fenomeno atmosferico conosciuto come “Terre Cineree”, capace di trasformare in cenere qualsiasi cosa venga a contatto con esso.

Gli unici a poter uscire all’aria aperta sono una nuova progenie di God Eater, da sempre i soli esseri umani in grado di fronteggiare gli Aragami, che nel frattempo si sono adattati a vivere in un’ambiente terrestre ormai inospitale per gli altri. Geneticamente modificati, gli Adaptive God Eater (AGE) sono però tenuti prigionieri da una potente organizzazione chiamata Gleipnir, che li libera solo per mandarli in missione per uccidere le nuove “divinità” cineree. Almeno fino a quando… e qui ci fermiamo per evitare spoiler.

A CACCIA DI “DIVINITA’”

Nei panni di uno di questi “cacciatori”, creabile da zero a cominciare dal sesso e dalle abilità iniziali tramite un apposito editor, il giocatore deve operare i mondo ostile sfruttando le proprie capacità e l’uso delle God Arc, armi ibride biomeccaniche sviluppate da una società chiamata Fenrir, per tentare di aiutare la razza umana. Il gioco, sviluppato da Marvelous First Studio, presenta una struttura “classica” per il genere, formata da un hub centrale dove si possono svolgere alcune attività come interagire con altri soggetti, vendere oggetti recuperati in battaglia o acquistare elementi utili per potenziare l’equipaggiamento del personaggio, i cui accessori sono migliorabili anche grazie al materiale raccolto durante e dopo le numerose missioni che compongono l’avventura. Queste sono divise per gradi e si svolgono in compagnia di tre compagni di squadra. La presenza di questi ultimi, gestiti dall’intelligenza artificiale, non è un fattore di secondo piano, visto che il loro supporto in battaglia si rivela estremamente utile: i membri del gruppo, coi quali è perfino possibile scambiare qualsiasi tipo di oggetto, o effettuare combo e azioni particolari, godono infatti in generale di una buona intelligenza e di routine comportamentali molto funzionali alle varie tipologie di missioni e relativi nemici.

Questi a loro volta godono di una buona caratterizzazione sia visiva, nonostante la pochezza dei poligoni, che “personale”, e raramente compiono azioni ripetitive o stupide all’interno di uno stesso scontro. Ne conseguono combattimenti davvero molto divertenti e frenetici, dove però talvolta bisogna saper usare anche il cervello e non limitarsi a smanettare pulsanti a casaccio. Anche perché farlo rischierebbe di complicare le cose: God Eater 3 punta 






da un lato a eliminare tutti quei controlli ritenuti superflui o particolarmente macchinosi del predecessore, dall’altro a mantenere una mappatura dei comandi capace sì di garantire un buon quantitativo di mosse, ma al prezzo di combinazioni alquanto scomode da eseguire.
Pertanto è necessario imparare i controlli e prenderci un po’ la mano per poter lottare come si deve e sfruttare a dovere vecchie abilità come per esempio le Divorazioni Rapide e quelle Aeree, o quelle nuove come la Picchiata, eseguibile con l’aiuto dello scudo, che consente di balzare sui nemici o di velocizzarne gli inseguimenti, stamina permettendo. La vera pecca di queste sessioni è invece a nostro giudizio legata alla brevità delle missioni (in media 10-15 minuti) e all’eccessiva facilità con cui la maggior parte di esse si portano a termine (anche se dopo oltre la metà dell’avventura le cose per fortuna cambiano un poco), complice le sopracitate abilità dei membri del team del videogiocatore e la loro potenza una volta saliti di livello. Alla fine di ogni incarico, come scritto poc’anzi, si possono raccogliere oggetti utili e ricevere anche delle valutazioni sul proprio operato.

ALTI E BASSI






In generale non manca qualche momento di monotonia dovuto per la ripetitività di alcune situazioni, anche se la cosa, specie nei fan di vecchia data, viene mitigato dalla voglia di far crescere il proprio personaggio, di raccogliere bottini rari, scoprire le nuove categorie di God Arc e dalla volontà di abbattere creature sempre più forti.

Ultimando infatti i vari incarichi, il giocatore ottiene vari tipi di ricompense che possono spaziare dal danaro ai punti da spendere per migliorare il god eater, poteri speciali da assegnare alle armi e ai vestiti, e così via. Non per niente come da tradizione per la serie il giocatore è impegnato in lunghe sessioni di preparazione alla caccia e di caccia vera e propria. Ad ampliare l’offerta del gioco ci pensa poi l’online. Il titolo offre infatti missioni legate alla storia da svolgere con i soliti tre compagni, stavolta però gestiti da utenti reali selezionabile con un efficace matchmaking, oppure sfide ad hoc pensate per la rete, come le Missioni d’Assalto, all’interno delle quali sfidare creature particolarmente ostiche in rapida successione.

Durante le nostre prove non abbiamo riscontrato problemi di sorta coi server, già abbastanza pieni per via dell’uscita giapponese di qualche settimana fa, e di quella occidentale avvenuta in digitale, come scritto all’inizio, l’8 febbraio. Ciò che invece delude davvero in questa produzione è il comparto tecnico, oggettivamente troppo arretrato per gli standard attuali. Perfino l’imperfetto Monster Hunter: World, con la sua grafica non certo all’avanguardia, riesce a essergli superiore. Ne consegue un qualità generale solamente discreta, con scenari poco dettagliati che si reggono quasi esclusivamente sul buon disegno e l’azzeccata scelta da parte dei grafici delle ambientazioni, più che sulla bellezza della loro costruzione. Va meglio con le sequenze animate e con l’audio dove Bandai Namco ha svolto un buon lavoro in termini di effetti sonori, musiche e doppiaggio in inglese e giapponese (con sottotitoli italiani).

COMMENTO FINALE

God Eater 3 segna certamente un sensibile passo in avanti per la serie e si rivela una discreta alternativa al migliore Monster Hunter: World, anche se qui il livello di sfida è più tarato verso il basso e tecnologicamente non siamo al passo coi tempi. Nonostante ciò, il titolo di Bandai Namco resta piacevole da giocare, offre un buon livello di personalizzazione per il personaggio principale e un discreto numero di cose da fare per tenere impegnati per ore gli utenti sia in singolo che in modalità multigiocatore online.

L’articolo God Eater 3, Recensione proviene da IlVideogioco.com.

Continua la lettura di God Eater 3, Recensione

Tales of Vesperia: Definitive Edition – Recensione

Tales of Vesperia: Definitive EditionA undici anni dalla sua prima comparsa, Tales of Vesperia ritorna con una nuova edizione più fedele alle ultime uscite giapponesi, portando sul mercato un’edizione definitiva e ricca di contenuto inedito in occidente. Nonostante abbia meno impatto di altri jrpg nel nostro Paese, Tales of è una serie che vanta innumerevoli titoli dalla qualità a […]

L’articolo Tales of Vesperia: Definitive Edition – Recensione proviene da HavocPoint.

Ace Combat 7: Skies Unknown – Recensione

Ace Combat 7: Skies UnknownUna delle colonne portanti della console PlayStation fu Ace Combat, simulatore di aerei con rilevanza arcade tanto da arrivare in questa generazione col settimo capitolo. La serie Ace Combat ha avuto alti e bassi ovviamente, il 6 arrivò in esclusiva Xbox 360 e, su PlayStation 3 mancava un suo capitolo personale, tanto che, alla fine si […]

L’articolo Ace Combat 7: Skies Unknown – Recensione proviene da HavocPoint.

Gideon Falls Volume 1 – Recensione

Gideon FallsLa nuova serie di Jeff Lemire, Gideon Falls, arriva finalmente in Italia grazie all’editore BAO Publishing e chiaramente la attendevo in modo particolare. É infatti risaputo che personalmente apprezzo in modo particolare lo stile dello sceneggiatore e disegnatore canadese. Per questa serie a fargli da matita ci ha pensato l’ottimo Andrea Sorrentino, che dopo alcune […]

L’articolo Gideon Falls Volume 1 – Recensione proviene da HavocPoint.

Resident Evil 2 Remake – Recensione

Resident Evil 2 RemakeNella mia tutto sommato modesta “carriera” da videogiocatore ho avuto la possibilità, accompagnata da una forte passione per il medium e pedissequamente anche da uno spirito critico maturato nel corso del tempo, di contemplare, disquisire ed analizzare tante pietre miliari che hanno ridefinito il concetto stesso di videogioco. Contemporaneamente a questo mio irrefrenabile desiderio di […]

L’articolo Resident Evil 2 Remake – Recensione proviene da HavocPoint.

Royal City 3 di Jeff Lemire – Recensione

Royal City 3Scrivo questa recensione con della leggerezza mista alla malinconia. Leggerezza perché finalmente la storia di Jeff Lemire ha una conclusione che mi ha colpito parecchio. La malinconia invece per lo stesso motivo. La storia è finita e non potrò far altro che ricordare con piacere i personaggi di quella piccola perla qual è Royal City. […]

L’articolo Royal City 3 di Jeff Lemire – Recensione proviene da HavocPoint.

Recensione: Alfawise Y1 – Lo smartwatch economico con slot SIM e micro SD

Alfawise Y1 è uno smartwatch circolare che si posiziona nella fascia economica (costa poco più di 10€), che ha alcune

L’articolo Recensione: Alfawise Y1 – Lo smartwatch economico con slot SIM e micro SD proviene da Spazio Tech Italia.

Continua la lettura di Recensione: Alfawise Y1 – Lo smartwatch economico con slot SIM e micro SD

Kingdom Hearts III, Recensione

Kingdom Hearts III è uno dei giochi più attesi degli ultimi anni, non solo per l’elevato numero di fan che questo franchise ha saputo raccogliere attorno a sé nel tempo, ma anche perché sotto parecchi punti di vista è forse il più ambizioso della serie, compreso il fatto che è quello che deve dare risposta a molti interrogativi rimasti in sospeso dai precedenti episodi.

Il titolo, infatti, conclude l’arco narrativo legato alla figura di Xehanort, il cattivo che perseguita i protagonisti direttamente e indirettamente dal primo episodio, e vede protagonista ancora una volta Sora, accompagnato da Paperino e Pippo, in un’avventura lunga, avvincente e ricca di cose da fare ma, lo diciamo subito, al contempo anche un po’ al di sotto delle aspettative.

UN VIAGGIO NEI MONDI DISNEY

Viste le restrizioni imposte giustamente da Square Enix per evitare di svelare particolari interessanti della trama prima dell’uscita del videogioco, e quindi per una questione di rispetto da parte nostra nei confronti di publisher, distributore e lettori, eviteremo di soffermarci troppo sulla trama e sui suoi risvolti, eliminando il rischio spoiler limitandoci per questi motivi ad accennare solamente qualcosa su di essa.

Kingdom Hearts III, interagendo e collaborando con gli abitanti dei vari mondi Disney che ne compongono la struttura, attraverso momenti che ripercorrono fasi della storia dei film relativi, oppure trame completamente inedite. Un tantino scarna, invece, la presenza di personaggi o riferimenti ai giochi di Square Enix, a parte i Moguri che gestiscono i negozi e le officine, e in generale di alcuni degli elementi cardine della storia principale di Kingdom Hearts.

Questi si percepiscono, ma quasi sullo sfondo, e perfino la “presenza” dei guardiani della luce e dei cercatori dell’oscurità non hanno quel peso che invece viene riservato ai fatti riguardanti i mondi Disney, se non in qualche filmato che sembra fungere da riassunto o chiarimento di certi passaggi poco chiari nella mitologia della serie e della Guerra dei Keyblade. In realtà si tratta dell’antipasto di quello che sarà poi il rocambolesco quando esplosivo finale: una sorta di “preparazione” a un salto sull’ottovolante, dove gli sceneggiatori hanno voluto concentrare lo sviluppo “vero” della trama portante della saga, e dirimere gli intrecci narrativi e le questioni legate ai rapporti tra i vari personaggi. La scelta di delegare alle ultime ore di gioco, all’interno di un continuo avvicendarsi di combattimenti e cutscene, buona parte delle risposte che gli appassionati attendevano da tempo non ci ha convinti del tutto, sia perché alcuni quesiti rimangono irrisolti, sia perché in questo modo si è persa la possibilità di godere con più calma di momenti emozionanti che potevano essere meglio raccontati e lasciati apprezzare senza fretta.



Tuttavia non si può per questo asserire che la trama sia deludente o che il finale stesso sia brutto perché non soddisfa certi requisiti auspicati: semplicemente, non è come l’immaginavano molti in termini di epicità e coinvolgimento, ma rimane a suo modo bello e in grado di far emozionare. Passando alla giocabilità, ciascun mondo della Disney che compone l’avventura è ben caratterizzato sotto ogni punto di vista, anche se ce ne sono alcuni meglio realizzati di altri, non tanto dal punto di vista visivo, come vedremo più avanti nella recensione quando analizzeremo il comparto grafico, ma a livello di contenuti e temi narrativi. Tradotto in soldoni significa che ci sono locazioni, come per esempio quelle legate a Hercules o Big Hero 6, che risultano parecchio coinvolgenti dal punto di vista della giocabilità e della storia. Altre con pochi contenuti e una certa linearità di fondo ad accompagnare le dinamiche dei personaggi al suo interno.

UN MIX DI VECCHIE E NUOVE MECCANICHE

La giocabilità in generale, semplice e immediata, non si distacca molto da quanto visto nei classici Kingdom Hearts e Kingdom Hearts II, oltre che nel più recente Kingdom Hearts 3D: Dream Drop Distance. Si parla sostanzialmente di una sorta di miscellanea del meglio proposto dalle tre produzioni, o comunque di una loro evoluzione, con in più alcuni nuovi elementi integrati. Da questo punto di vista la prima cosa che salta all’occhio subito sono i controlli sul personaggio principale, davvero ben fattio: Sora, infatti, reagisce piuttosto velocemente agli imput ricevuti dal giocatore, complice un nuovo set di animazioni che lo accompagna.

KINGDOM HEARTS Ⅲ

Questo gli garantisce tra l’altro una maggiore libertà di movimento sullo schermo e la possibilità di compiere tutta una serie di nuove mosse, come le Fluimoto: durante una battaglia il nostro eroe può schivare i colpi dei nemici saltando e correndo se necessario sulle pareti, per poi posizionarsi atterrando in un altro punto del campo in attesa di un ulteriore comando, o di balzare direttamente sui nemici, magari per cavalcarli per qualche secondo. Un’opzione da non sottovalutare considerando che i combattimenti sono frenetici e che gli avversari possono contare tra le proprie fila su dei boss giganteschi che si aggiungono ai tradizionali nemici “più piccoli”, oltre che su un’intelligenza artificiale un po’ più evoluta.



Sia chiaro, Kingdom Hearts III non è difficile da giocare, almeno a livello di difficoltà normale, e molti scontri si riducono a schiacciare forsennatamente il pulsante X per l’attacco fisico in sequenza, il quadrato per parare e la croce direzionale per lanciare magie al costo di qualche PM. Questo non vuol dire tuttavia che alcuni avversari non possano dare del filo da torcere agli utenti, specie quando operano tecniche di gruppo. Allo stesso modo, anche Paperino e Pippo, i due personaggi a supporto del giocatore, possono chiamare Sora a eseguire con loro qualche mossa speciale in team, al prezzo di un certo quantitativo di punti, recuperabili al termine di ogni combattimento.

BATTAGLIE ULTRA DINAMICHE

A proposito di attacchi particolari, se ne possono compiere anche molti basati su alcune delle più famose attrazioni Disney, come le tazze girevoli di Alice nel Paese delle Meraviglie, la nave dei pirati, le montagne russe o quelle ispirate a ride come la Buzz Lightyear Astro Blasters. Si tratta delle Attrazioni, che si attivano casualmente: nel gioco ce ne sono parecchie da sbloccare, ed è possibile sempre sceglierne più di una da equipaggiare e sfruttare in base alla situazione. Anche questa tipologia di azioni ha un costo in punti. Sugli equilibri di uno scontro influisce poi la capacità delle Keyblade di trasformarsi acquisendo nuove abilità, una caratteristica che rende ancora più interessanti le battaglie visto che cambia lo stile di combattimento del protagonista.

La trasformazione della Keyblade è infatti uno degli elementi chiave del gameplay di Kingdom Hearts III: il sistema funziona in tempo reale, e consente all’arma di assumere diverse forme adatte ad ogni occasione, sia per il combattimento a distanza che per quello ravvicinato o basato sulla magia. Per attivare le Trasformazioni Sora sfrutta il potere delle sue nuove Fusioni. Per chi non le conoscesse, si tratta di un’abilità che permette al protagonista di fondersi con i suoi compagni per acquisire nuove e potenti tecniche temporanee una volta caricata la relativa barra turbo, come per esempio quella Fusione Guardiana o la Fusione Potere, giusto per citarne due, una difensiva e una offensiva.

A completare un’offerta di per sé già molto ricca ci sono poi tutta una serie di attività secondarie da svolgere e diversi mini giochi. Particolarmente interessante si è rivelata la modalità Gummiship, la rediviva sezione del gioco dove affrontare gli stage spaziali che separano i vari mondi: la modalità è piena zeppa di cosa da fare, con tantissimi boss e oggetti da racimolare per potenziare la navicella o ricostruirla da zero.

UN VOLO NELLA FANTASIA



Ad accompagnare le vicende di Sora e compagni c’è una regia di stampo cinematografico, sempre pronta a seguire l’evoluzione dei personaggi all’interno dei vari mondi di gioco. Questi ultimi sono stati ricostruiti in maniera impeccabile dai grafici di Square Enix, che sono stati molto attenti ad ogni minimo particolare per restituire lo stesso grado di “credibilità” e qualità degli equivalenti in computer grafica visti al cinema. Il mondo dei Caraibi, ma anche quelli di Toy Story, Frozen, Monsters & Co., Olympus (la città di Tebe) e Rapunzel, giusto per citarne alcuni, sono davvero splendidamente realizzati, e in ciascuno di loro i protagonisti principali assumono “sembianze” estetiche adatte al contesto, così da non stonare stilisticamente nei vari ambienti o dinanzi agli altri personaggi che popolano quelle aree.

Merito della direzione artistica, ma anche dell’Unreal Engine 4, grazie al quale pure i modelli poligonali e le animazioni dei vari personaggi di gioco, anch’essi uguali in ogni particolare alle controparti cinematografiche, ci sono piaciuti sotto ogni aspetto, chi più, chi meno. La spettacolarità della grafica di Kingdom Hearts III viene esaltata in particolar modo durante i combattimenti, dove grazie al taglio delle inquadrature, alla fantasia degli autori e alla messa in campo di tutta la potenza (e le funzioni) del motore grafico, la scena diventa ricca di colore, effetti particellari ed esplosioni di luce. Perfino la magia interagisce maggiormente con l’ambiente: ad esempio la spinta d’aria in seguito all’utilizzo di un incantesimo incide sul movimento dell’erba e degli altri elementi dello scenario, così come la tecnica Blizzard può congelare il pavimento permettendo a Sora di scivolarci sopra.

C’è così tanto materiale a muoversi in video che a volte l’engine fatica a tenere tutto insieme, zoppicando un po’. Ma si tratta di casi sporadici e di rallentamenti sensibili che non inficiano sulla fruibilità del gioco o sulla qualità dello stesso. Ciò che semmai dà veramente fastidio è la telecamera che spesso non è posizionata bene e non segue al meglio i personaggi durante le battaglie, anche se poi ci si fa l’abitudine e si riesce ugualmente a giocare. Insomma, per farla breve Kingdom Hearts III è un autentico spettacolo per gli occhi, senza sé e senza ma. In una produzione tecnologicamente quasi impeccabile come questa, non poteva mancare un comparto audio di ottima fattura. La colonna sonora curata da Yoko Shimomura a dire il vero non ci è sembrata ai livelli di altre sue opere, ma rimane ugualmente parecchio apprezzabile negli arrangiamenti, che riprendono in buona parte le sonorità dei brani più famosi della serie o dei cartoni animati di Disney, rielaborandole in maniera tale che ne ricordassero le melodie senza però imitarle. Molto belli invece gli effetti audio e il doppiaggio in lingua inglese, con una buona recitazione e la giusta intensità delle voci.

COMMENTO FINALE

Ci sono voluti parecchi anni ma alla fine il tempo trascorso ha perlomeno ripagato i fan della serie con un titolo forse imperfetto, ma comunque valido, degno capitolo conclusivo della saga di Xehanort.

Kingdom Hearts III resta infatti un ottimo titolo, che al netto di qualche lieve sbavatura e di un finale meno epocale di come molti auspicavano, si fa forte di una giocabilità senza fronzoli, divertente e mai troppo impegnativa, di  una grafica molto curata e di una storia dal ritmo lento ma con una conclusione pirotecnica che nella sua freneticità regala comunque qualche emozione.

L’articolo Kingdom Hearts III, Recensione proviene da IlVideogioco.com.

Continua la lettura di Kingdom Hearts III, Recensione

Dungeons & Dragons: Leggende di Baldur’s Gate – Recensione

Dungeons & Dragons: Leggende di Baldur's GateCi sono alcuni giochi che non moriranno mai. Dungeons & Dragons è proprio uno di quelli e nonostante gli anni, si dimostra sempre giovane e un passo più avanti rispetto ai giochi concorrenziali. Il suo universo nel corso dei decenni ha invaso anche la carta stampata con i romanzi (tra cui le serie di Forgotten […]

L’articolo Dungeons & Dragons: Leggende di Baldur’s Gate – Recensione proviene da HavocPoint.

Batman #62 (USA) – Recensione

Batman #62Quella di Tom King con Batman è una saga che attualmente si trova a metà della sua run totale e vuole ripercorrere le diverse fasi della vita del Cavaliere. Lo sceneggiatore gli ha dato un team, degli alleati e un amore, ma successivamente ha pensato di distruggere ogni parte della sua vita e rendere Bruce […]

L’articolo Batman #62 (USA) – Recensione proviene da HavocPoint.

The Delinquents – Recensione

The DelinquentsCi sono alcuni eroi che non lottano da soli, ma decidono di formare un gruppo, che poi li distingue in tutte le future avventure. Parliamo ad esempio di Quantum & Woody oppure di Archer & Armstrong che nell’universo Valiant hanno mostrato alcune avventure totalmente fuori di testa. Proprio questo è il punto di forza di […]

L’articolo The Delinquents – Recensione proviene da HavocPoint.