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Detroit: Become Human, Recensione PS4

Sono trascorsi parecchi anni da quando Quantic Dream mostrò al pubblico una tech demo intitolata Kara, realizzata per far vedere la sua nuova tecnologia su PlayStation 3 in grado di supportare una tecnica di motion capture capace di catturare nello stesso momento i movimenti del corpo, l’espressione facciale e la voce di ogni attore.

La “scena” mostrava in real time l’assemblamento di un androide dalle sembianze femminili, che veniva poi sottoposto a una serie di test per verificarne il corretto funzionamento. Ad un certo punto, però, l’essere artificiale iniziava a dare segni di sofferenza e a mostrare una sorta di coscienza artificiale: difetto di fabbrica, disfunzioni positroniche o il primo sintomo di qualche clamorosa forma di evoluzione? Ad ogni modo la cosa finiva per sconvolgere l’esaminatore, così come le suppliche dell’androide che urlava di avere paura e di voler vivere, al punto da fargli decidere di non smontarla.

Il pubblico rimase piacevolmente colpito dalla demo, innamorandosi della dolce androide Kara, ma David Cage, co-fondatore e CEO del team di sviluppo francese, si affrettò a precisare che quanto mostrato non doveva essere inteso come un’anticipazione di un nuovo videogioco. In realtà dentro di sé, David Cage sperava di trasformare in futuro quella dimostrazione tecnica in un vero e proprio videogioco. Un prodotto che affrontasse tematiche quali l’autocoscienza delle macchine, i loro diritti all’interno della società e lo sviluppo di un sentimento umanizzato, in un’avventura da vivere attraverso gli occhi di un “diverso”, un androide che cercasse di comprendere l’umanità e le emozioni, di svilupparle per essere accettato e diventare quanto più umano possibile. E così in effetti poi è stato, con Detroit: Become Human.

UOMINI E MACCHINE






Di autori che hanno trattato l’argomento di creature capaci di essere soggetti autonomi di decisioni e obiettivi ce ne sono stati infatti tanti, da Mary Shelley col suo Frankenstein, ai robot di Karel Capek,  Philip K. Dick e di Isaac Asimov. Ma Quantic Dream è riuscita ugualmente a dire la sua, ovviamente in un “racconto” digitale bello e coinvolgente. Siamo a Detroit, anno 2038, la società è ormai in uno stato tecnologico avanzato e può contare sul supporto costante degli androidi, creature che rivestono un ruolo centrale nella vita quotidiana dell’umanità: gli automi svolgono infatti ogni tipo di compito, dall’assistenza agli anziani e ai malati, fino alla pulizia di case e luoghi pubblici e al supporto alle forze dell’ordine. Addirittura “regalano” momenti fittizi di gioia paterna e materna a quelle coppie che non hanno potuto avere figli o non li hanno voluti fare perché troppo impegnate a far carriera, grazie a degli automi modellati sulle forme di bambini.

Ma essendo, di fatto, degli oggetti, sono tutti vestiti con specifiche uniformi con il nome del modello impresso sul petto e trattati come creature inferiori, senza diritti, essendo privi di libero arbitrio e geneticamente costretti all’obbedienza. E anche per questo che le creature meccaniche vengono aggredite per strada dalla gente, senza paura di una loro reazione, o sono costrette a vivere nell’emarginazione, raggruppate in apposite aree e obbligate a fruire di alcuni servizi pubblici separatamente dagli umani.
La violenza contro di loro non scaturisce però solo dal disprezzo nei confronti di quelli che vengono visti come oggetti, seppur evoluti, ma anche a causa di una sorta di lotta di classe tra una parte della popolazione umana che si sente messa da parte e scavalcata in certi settori produttivi dagli androidi, venduti proprio come forza lavoro. La Detroit del 2038 è un luogo in cui il divario sociale è ben visibile e piuttosto netto, tra super ricchi e gente che non ha nulla.

 

In questo contesto si svolgono le vicende degli androidi, Kara, modello standard di androide casalingo tuttofare, Connor, androide della polizia, e Markus, prototipo di assistente familiare, in una storia che da tre prospettive differenti narra della presa di coscienza di queste macchine e dell’effetto che questo elemento ha sui loro simili e sulle personalità degli esseri umani con i quali si trovano a interagire. Un automa dotato di acume intellettivo e capacità deduttiva fino a rivendicare il suo diritto di esistere e di essere considerato e trattato senza mezzi termini come un individuo senziente, quali paure e quali problemi potrebbe instillare nella popolazione non artificiale?

Chi, cosa e perché ha generato in loro quella forma di autocoscienza di sé, trasformandoli di fatto da un oggetto a un soggetto? È stato il caso o sono state altre intelligenze artificiali che nel contribuire a crearli, hanno iniziato a dar loro istruzioni che vanno contro le normali funzioni di un robot, per dare il via a una  ribellione alla Prima Legge della robotica?

CIRCUITI, MICROCHIP E SENTIMENTI 

E il gameplay? Da questo punto di vista il titolo riprende quello delle altre produzioni di Quantic Dream, come Heavy Rain e Beyond: Due anime. Di conseguenza gran parte delle meccaniche sono incentrate su QTE e azioni guidate come in un vero e proprio film interattivo in cui ogni scelta, azione e decisione ha conseguenze irreversibili. Ma anche se il focus dell’avventura è come sempre la narrazione (forse più che nei titoli precedenti), con momenti emotivamente coinvolgenti dove le decisioni del giocatore vanno a incidere sulla storia e sul mondo di gioco, plasmandone l’evoluzione, non mancano delle nuove funzioni, come le indagini, utili per spezzare un po’ la ripetitività di fondo di talune meccaniche e l’esplorazione dell’ambiente  sempre circoscritto – ma fondamentale per trovare elementi utili per sbloccare opzioni extra nei dialoghi o nuove vie di fuga.

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico della produzione, la produzione di Quantic Dream si attesta su degli standard abbastanza alti, sicuramente in linea con le potenzialità di PlayStation 4, di cui il gioco, ricordiamo, è in esclusiva. Non per niente il team francese ha sviluppato un engine appositamente pensato per l’hardware della console Sony, e in grado di offrire al pubblico una ricostruzione ambientale dettagliata, dinamica e “viva”, con effetti di luce e ambientali molto realistiche tanto quanto le animazioni facciali dei personaggi, come per esempio quelle di Markus (Jesse Williams), Connor (Bryan Dechart) e Kara, androide di terza generazione che ha il volto dell’attrice Valorie Curry, vista all’opera, tra gli altri, nel telefilm Veronica Mars.

Vederla sviluppare delle emozioni, guardare lo stupore fanciullesco dipinto sul suo volto mentre vaga per la città alla letterale scoperta del mondo rappresentano lo stato dell’arte per la grafica digitale. Un mondo “alieno” dal suo punto di vista, dove tutto per lei è nuovo: il vento che le accarezza il volto, il sole che le scalda il corpo, la pioggia che a un certo punto le bagna il viso, e i suoni che riecheggiano nelle strade di una Detroit ricostruita in quella forma futuristica in maniera magistrale.

Il tutto impreziosito da una bella quanto funzionale colonna sonora e da un ottimo doppiaggio in italiano, caratterizzato dalla valida interpretazione fornita in particolare da Emanuela Damasio e Andrea Oldani.






COMMENTO FINALE

Detroit: Become Human è un titolo incentrato sullo storytelling dal forte impatto emotivo, piuttosto che su un gameplay dinamico o particolarmente innovativo.

La difficile convivenza tra macchina e uomo, lo sviluppo di una coscienza artificiale, la “diversità” e le differenze sociali sono i punti cardine della storia raccontata nel nuovo progetto di Quantic Dream in un prodotto che strizza l’occhio a Asimov, Clarke e Dick, ma che al contempo presenta qualche spunto originale tale da non farlo scadere nel “già visto”.

 

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Detroit Become Human e l’evoluzione definitiva degli Interactive Drama

Uno dei protagonisti di Detroit Become HumanL’ultima fatica di David Cage è giunta sui nostri scaffali da ormai un mese, ed a seguito di tanti anni di uno sviluppo che definir “travagliato” è riduttivo abbiamo provato nella sua interezza anche questo Detroit: Become Human che, come successo anche per i precedenti lavori targati Quantic Dream, seppur autoproclamandosi il vero “breakpoint” (l’evoluzione […]

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Detroit Become Human – Recensione

La recensione di Detroit Become HumanLe esclusive Sony di spessore spesso marcano un punto di rottura nell’industria. Tutti han gli occhi puntati a questi titoli che possono cambiare totalmente il trend del mercato. Dopotutto The Last of Us rimane tutt’ora un esempio di storytelling rispettato e copiato, sebbene God of War sembra aver rovesciato le carte in tavola. Questo discorso […]

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Quantic Dream, cadute e trionfi dei creatori di un genere

Quantic DreamIl videogioco è un arte basata sull’interazione. Nella, giovane, storia del medium diversi individui han provato a creare storie complesse, per equivalere a quelle di altri tipi d’intrattenimento. Ma una cosa ha accumunato questi progetti. Che il nome del direttore fosse Hideo Kojima, Hironobu Sakaguchi o Ken Levine, il focus del gioco era il gameplay, […]

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Detroit: Become Human, un filmato sull’arte dietro il gioco

Pochi giorni fa, Sony Interactive Entertainment e Quantic Dream hanno pubblicato un video dietro le quinte dedicato a Detroit: Become Human.

Nel filmato rilasciato sul canale YouTube di PlayStation Italia e visualizzabile in calce alla notizia, potrete ammirare tutto il processo creativo che gli sviluppatori hanno dedicato alla realizzazione grafica del titolo ideato da David Cage, che ricordiamo uscirà il prossimo 25 maggio in esclusiva su PlayStation 4.

Se non l’avete ancora fatto, correte a leggere le nostre prime impressioni sulla demo di Detroit: Become Human, rilasciata lo scorso 24 aprile sul PlayStation Store.

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Detroit: Become Human esce il 25 maggio

Detroit: Become Human debutterà il 25 maggio. Una delle esclusive PS4 che più destano curiosità ha finalmente una data di lancio che è stata comunicata da Quantic Dream sulle pagine del PlayStation Blog.

Lo studio spinge la tecnologia oltre i limiti per offrire una storia con tre personaggi ambientata nelle strade di una città futuristica.

Ambientato in un prossimo futuro distopico, Detroit narra la storia di tre androidi, tre macchine progettate per obbedire, che iniziano a provare emozioni. I tre si sono trovati di fronte a persecuzioni, alla violenza della società e dovranno decidere chi vogliono essere.

Connor è un prototipo progettato per aiutare gli investigatori umani in casi che coinvolgono androidi; Kara diventa una fuggiasca dopo aver stretto amicizia con una bambina e averne condiviso il sogno di libertà; Markus diventerà il leader di una rivoluzione di androidi.

Il giocatore controllerà a turno tutti e tre i personaggi diventando artefice dei loro destini e rivelando non solo le loro storie individuali, ma anche quelle delle persone e del mondo.



Detroit: Become Human è di gran lunga il titolo più ambizioso creato dallo studio: con questo gioco gli sviluppatori vogliono spingersi oltre i limiti creando delle dinamiche complesse.
Le azioni hanno conseguenze tangibili e (a detta dei creatori del titolo) spettacolari: ci sono scene intere a cui si potrà accedere o meno in base alle proprie scelte; gli alleati più fedeli potrebbero aiutare fino alla fine o morire subito dopo averli conosciuti; anche il proprio destino potrebbe dipendere completamente dalle proprie azioni. Inoltre, gli autori invitano a prestare molta attenzione ai tre personaggi principali.

Si legge sul PlayStation Blog italiano:

“Ogni storia è unica come il DNA di ognuno di noi: è il risultato delle scelte che compi, anche di quelle meno importanti, perché in DETROIT ogni decisione conta. Dovrai osservare, pensare, decidere, sentire, seguire l’intuito o il cuore, rivelare le storie uniche di ciascun personaggio, che poi diventeranno la tua storia personale.

DETROIT esplora numerosi temi complessi che trovano corrispondenza nel mondo odierno. Uno di questi è naturalmente l’IA e il ruolo della tecnologia, ma c’è anche molto altro riguardo a noi, la nostra società, i nostri sogni, i nostri errori, le nostre speranze. Il tema principale è cosa vuol dire essere umani: occorre essere fatti di carne e ossa o c’è dell’altro? Il gioco potrebbe essere considerato controverso, in quanto esplora tematiche delicate che per alcuni potrebbero essere inappropriate o tabù per i videogiochi, ma forse è proprio questo l’aspetto più affascinante di DETROIT. Ci auguriamo che possa offrire lo spunto per conversazioni importanti e non vediamo l’ora di sapere cosa ne pensano i gamer.

Per poter ritrarre l’universo di DETROIT, abbiamo sviluppato il nostro motore 3D più spettacolare di sempre. Abbiamo cercato di spingere al massimo le capacità di PS4, con centinaia di personaggi estremamente realistici, performance capture completa, scene con folle, il tutto con un livello di qualità che non avevamo mai raggiunto prima. Abbiamo anche immaginato un nuovo modo di raccontare una storia basato interamente sull’azione di gioco diretta: scoprire le caratteristiche uniche degli androidi, mettersi nei panni di un investigatore, inseguire criminali sui tetti, interrogare i sospetti, combattere… tutto questo avviene sotto il tuo diretto controllo e nel contesto di una storia complessa, in cui ogni tua scelta avrà delle conseguenze…”.



Con Detroit, Quantic Dream presenta la sua esperienza di gioco più completa realizzata fino a questo momento, un viaggio spettacolare e inatteso carico di emozioni, sorprese, pericoli e speranze, oltre alla storia più complessa creata finora, in cui ogni decisione è importante.

L’articolo chiude:

“Ci auguriamo che DETROIT diventi un’esperienza unica che rifletta alcune delle sfide che il nostro mondo si trova ad affrontare, e magari che tocchi da vicino la vita dei gamer. Ma, soprattutto, desideriamo che DETROIT colpisca i giocatori, che le storie di questi tre androidi alla ricerca della libertà vengano ricordate a lungo…”.

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Speciale, resoconto della PlayStation press conference alla Paris Games Week 2015

L’evento più importante che ha inaugurato l’inizio della kermesse parigina è stato senza dubbio la conferenza Sony che ﹣ ricordiamo ﹣ proprio quest’anno ha preferito spostare l’attenzione nell’industry europea del videogioco dalla Germania a Parigi. Come da consuetudine degli ultimi anni insieme alla stampa specializzata intervenuta per l’occasione anche migliaia di utenti della rete hanno […]

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