Archivi categoria: PlayStation 4

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Conviene acquistare un gioco al Day One?

Day One. Una parola abbastanza in voga per noi giocatori, che rileva una tendenza del voler ottenere qualcosa il giorno della sua uscita. L’impulso che denota la volontà spasmodica di acquistare un prodotto al lancio è forte e molto sentito, almeno per una consistente fetta di utenza, il che potrebbe configurarsi come un mero gesto […]

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At Sundown arriva su Pc, Switch, PS4 e One questa primavera

Il publisher Versus Evil e lo sviluppatore indipendente Mild Beast Games hanno svelato oggi la finestra temporale di lancio di At Sundown, che è previsto per questa primavera su PcPlayStation 4 Xbox OneNintendo Switch. Il titolo è un arena shooter (vincitore tra l’altro di un premio BAFTA 2016 “One to Watch”) basato sullo stealth, in cui 4 giocatori dovranno competere tra di loro in deathmatch online o in locale.

Chi, incuriosito dal gioco, desidera provarlo può dirigersi alla pagina Steam ufficiale dello stesso, dove è stata resa disponibile una demo che permette di provare 4 delle 11 armi disponibili nel gioco completo e una selezione di mappe da due diverse ambientazioni. Vi lasciamo alle numerose immagini a corredo dell’articolo.










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PlayStation 4: tutti i dettagli dell’aggiornamento di sistema 5.50

Come di consueto, Sony è al lavoro sul nuovo aggiornamento di sistema, che attualmente è in fase di beta su PlayStation 4. Inoltre, la casa nipponica ha rilasciato una lista contenente tutte le novità in arrivo con l’aggiornamento 5.50. Andiamo a vedere tutte le novità qui sotto. Play Time Management Stiamo per introdurre la Gestione del […]

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Il Libro 2 di The Pillars of the Earth è disponibile su console

Daedalic Entertainment ha annunciato che la seconda parte della sua avventura grafica The Pillars of the Earth – dedicata all’omonimo romanzo di Ken Follett – è ora disponibile su PlayStation 4Xbox One. Il Libro 2 del gioco, intitolato Sowing the Wind, è dunque ottenibile se si decide di acquistare il pacchetto completo del gioco, formato tra 3 libri in totale e disponibile al prezzo di 40 euro su console e 30 euro su Steam e GOG.

Daedalic stessa ci fa inoltre sapere che la suddetta terza e ultima parte, Eye of the Storm, sarà disponibile per tutti gli utenti il prossimo maggio. Nel frattempo, non rimane che lasciarvi alla visione del trailer dedicato al Libro 2, proprio qui in basso.

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Quasi 80 milioni di PlayStation 4 vendute entro il 31 dicembre 2017

La conferenza sul bilancio trimestrale di Sony Corporation è stato il momento più idoneo di Haz Hirai per annunciare le sue dimissioni da presidente della multinazionale giapponese e per presentare il suo sostituto, Kenichiro Yoshida. Dopo questo annuncio, veniamo ora ai numeri. I massimi dirigenti di Sony hanno annunciato durante la presentazione che PlayStation 4 […]

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Dragon Ball FighterZ, Recensione Pc

Non è facile quantificare con esattezza l’importanza del franchise di Dragon Ball per la storia dell’animazione giapponese.
Volendo mantenersi sul cauto, potremmo dire che, come minimo, il celebre manga/anime frutto della mente del celeberrimo Akira Toriyama ha cambiato completamente il modo di intendere un certo genere di animazione, quello cosiddetto shonen – ovvero generalmente indirizzato a ragazzi e adolescenti, che da allora non è più stato lo stesso, facendo da apripista a tanti prodotti più o meno conosciuti e apprezzati, da Naruto a One Piece.

Ma, più di tutto, Dragon Ball è entrato di diritto nell’immaginario popolare di un’intera (se non anche più di una) generazione di bambini e ragazzi, segnandoli con la forza di un uragano.
Quello stesso pubblico che poi, per confluenza di interessi e tempistiche, ha per anni ha cercato di rivivere le avventure di Goku e soci con un pad in mano invece che limitandosi a fissare lo schermo di un televisore: il primo titolo a portare l’universo delle sette Sfere del Drago su home console (più nello specifico, su Super Cassette Vision, nientemeno) fu Dragon Ball: Dragon Daihikyō, nel 1986, mentre gli adattamenti probabilmente più conosciuti dal pubblico occidentale a partire dalla metà degli anni ’90 sono gli ormai leggendari titoli d’importazione – perché mai arrivati ufficialmente in molte regioni dell’Occidente – per la prima PlayStation, come Ultimate Battle 22, Final Bout e Legends.

Si tratta di giochi che, a rivedere oggi, fanno quasi paura per la loro grossolanità tecnica e oggettiva bruttezza, ma ciononostante cercarono – ognuno a proprio modo – di trasmettere al loro meglio gli spettacolari scontri della serie TV, in particolare del supereroistico e ipercinetico Dragon Ball Z.

Da allora in poi ne è trascorsa di acqua sotto i ponti: passando per i tre mai fprtimato  Budokai Tenkaichi per PlayStation 2 e arrivando ai due strani “mix” di mmorpg e picchiaduro Xenoverse, il franchise si è rivelato capace di spaziare tra più generi e suggestioni, dal fighting game duro e puro al gioco di ruolo alla giapponese. Ed è qui che entra in gioco proprio Dragon Ball FighterZ, titolo già disponibile su PC, PlayStation 4 e Xbox One firmato proprio da quei maestri del picchiaduro 2d che rispondono al nome di Arc System Works; quella che vuole tentare FighterZ, infatti, è la via della semplicità (che, attenzione, non vuol dire semplificazione) e del convinto recupero di un ben determinato di tipo di gameplay che il franchise non vedeva da molto tempo su una console, casalinga o portatile che sia. Dopo poco più di sei mesi di hype e trailer spettacolari, è dunque arrivato il momento di scoprire se le aspettative sono state ripagate. E come già sa chi si è andato di corsa a leggere il voto alla fine della recensione, la risposta non può che essere un sonoro “sì”.

UNA METICOLOSA TRASPOSIZIONE DIGITALE

Dragon Ball FighterZ si presenta subito con carte immediatamente vincenti, sia dal filmato iniziale che dai primi match disputati contro l’IA per allenamento o curiosità: il gioco denota fin dai primissimi istanti un’aderenza al materiale di partenza che ha del maniacale e del perfezionista, grazie ad alcuni assi portanti che definiscono un’opera stratificata e complessa.
Primo fra tutti è il motore grafico, che unisce sapientemente sfondi 2d disegnati a regola d’arte con modelli 3d dall’aspetto non semplicemente cartoonesco, bensì compiutamente “cartaceo” e bidimensionale grazie ad un’astutissima combinazione di shader, illuminazione e texturaggio in cel-shading. Il risultato finale lo potete vedere grazie alle immagini a corredo, un vero e proprio tripudio di elementi estetici che sembrano tratti direttamente dalle tavole di Toriyama, per giunta definiti e dettagliati all’inverosimile, al fine di raggiungere l’ideale risultato in una veste grafica uguale, in tutto e per tutto, a quella del cartone animato; i “trucchi” grafici escogitati dalla software house giapponese permettono anche un grado di cinematicità e movimento di telecamera inusuale per il genere, che permea quasi ogni mossa, combo e attacco speciale.

L’altro elemento capace di donare a FighterZ l’approvazione anche del più fondamentalista dei fan è il virtuosismo citazionistico che permea ogni singolo pixel: dalle conversazioni dello story mode che offrono numerosissimi dialoghi tra i personaggi che esplorano gli eventi e l’universo ideato da Toriyama-sensei (ma di questo ne parleremo meglio più avanti) alle super che riprendono quasi in maniera pedissequa le tavole del manga originale e le inquadrature della serie, per non parlare delle numerosissime citazioni sparse qua e là e della cura dei dettagli che denotano un amore viscerale per la saga da parte degli autori.
Non si tratta però, come si potrebbe forse facilmente pensare, di citazionismo fine a sé stesso, ma piuttosto di un ben preciso “feel” artistico, sonoro e visivo che permea ogni frame, animazione ed effetto, ricostruito a partire dal materiale di base con perizia quasi da filologo dell’antichità.

IL LEGGENDARIO SUPER SAIYAN (E I SUOI AMICI)







Una tale ossessiva ricerca della perfezione audiovisiva ha avuto un effetto collaterale che, a seconda dell’opinione del singolo, può essere sia un bene che un male: FighterZ può infatti contare, all’uscita, su solo 24 personaggi, contando anche tre versioni particolari di Goku e Vegeta, due Gohan tratti da periodi temporali diversi e un personaggio speciale sbloccabile completando lo story mode.
Si tratta di un roster indubbiamente sufficientemente variegato, anche perché Arc System Works è riuscita perfettamente nel compito di caratterizzare ogni singolo guerriero, tuttavia tale numero potrebbe essere considerato da qualcuno insufficiente, soprattutto per un picchiaduro le cui modalità online puntano a tenere incollato il giocatore per le prossime settimane, o mesi. C’è anche chi, forse, potrebbe lamentarsi di alcune scelte tendenti a raggruppare insieme più personaggi, come gli Androidi 17 e 18 o la Squadra Ginew, ma a nostro parere si tratta di espedienti volti alla creazione di combattenti dallo stile unico e distintivo più che di pigrizia o di volontà di semplificazione.

Ed infatti, il roster di FighterZ, per quanto ci riguarda, è promosso a pieni voti. Nonostante, infatti, il numero non elevatissimo di guerrieri (destinato, in ogni caso a salire nei prossimi mesi grazie agli immancabili dlc), non si può negare che ognuno di essi sia portatore di uno stile di gioco specifico e peculiare, nonché di tratti particolari che lo differenziano da chiunque altro; c’è qualcosa di adatto per ogni tipo di giocatore, da chi predilige le combo aeree al virtuoso più tecnico.
Certo, come ogni ogni titolo del genere si definirà con tutta probabilità, nelle settimane che verranno, una “tier list” di combattenti più o meno oggettivamente forti o deboli rispetto ad altri, ma queste sono delle questioni di bilanciamento destinate ad essere risolte in futuro tramite il necessario lavoro di patching. In ogni caso, secondo la nostra opinione, in FighterZ non esistono, in questo momento, delle scelte intrinsecamente sbagliate, perché ogni personaggio – previo un sapiente allenamento – può essere utilizzato con effetti devastanti nelle composizioni di team giuste (il titolo, infatti, propone esclusivamente match 3v3).
Tuttavia alcuni possiedono comunque delle peculiarità che li rendono meno intuitivi nell’utilizzo e forse anche maggiormente macchinosi rispetto ad altri, come gli “assist” degli altri componenti della Squadra Ginew nel caso si giochi nei panni del loro capitano, oppure delle pietre lanciate da Crilin che spesso non hanno effetti particolarmente apprezzabili, oppure ancora il forse eccessivo focus sulle prese dell’Androide 16. Di converso, altri guerrieri ci sono sembrati anche troppo versatili e capaci nella loro attuale incarnazione, come il temibilissimo Goku Black, dotato di strumenti per colpire praticamente in ogni situazione e da qualunque distanza, mentre altri ancora sono così complessi che la community non è ancora nemmeno riuscita a comprenderne pienamente il funzionamento – parliamo naturalmente del velocissimo e letale assassino Hit.

TRA ACCESSIBILITÀ E PROFONDITÀ

Ma come funzionano, esattamente, gli scontri di Dragon Ball FighterZ? Come già detto, l’unica forma di combattimento prevista è quella di un incontro fra tre personaggi contro altri tre in tag, sullo stile dei vari Marvel vs. Capcom, per intenderci. Naturalmente, solo uno di essi per squadra lotterà direttamente, mentre gli altri potranno essere richiamati per eseguire degli assist tramite la pressione dei due pulsanti dorsali del lato sinistro del pad (L1 e L2 nel caso del Dualshock 4, LB e LT nel caso del controller Xbox One), con i medesimi assist che variano a seconda della circostanza, tra attacchi e mosse speciali consecutive che permettono l’impostazione di un buon numero di strategie e combo.

Le dinamiche del combattimento in sé denotano un titolo che fa di tutto per guidare i giocatori meno avvezzi al genere e risultare attraente anche a chi non digerisce minimamente i picchiaduro: i tipi di attacchi fondamentali solo solo 4 – leggero, medio, pesante ed energetico – deputati ai tutti ai pulsanti frontali, mentre quelli dorsali della parte destra del controller servono a gestire una particolare forma di “presa” chiamata Dragon Rush, che spedisce l’avversario in aria, e uno scatto con l’aura in volo (dal nome di Super Dash) che permette di raggiungere l’altro giocatore in una frazione di secondo.
I colpi di base possono essere premuti ripetutamente senza seguire alcun ordine particolare, anche limitandosi a premere più volte consecutivamente lo stesso tasto, attivando così una serie di attacchi di base molto semplice ma comunque efficace, mentre è anche possibile combinarli l’uno di seguito all’altro senza schemi precisi per costruire già delle combo di colpi sufficientemente articolate. Gli scontri, così, soprattutto quelli tra principianti, si caratterizzano dunque per un altissimo tasso di velocità e brutalità, che è comunque connaturata ad un titolo che, è chiaro fin da subito, fa della spettacolarità scenografica dei combattimenti un proprio punto d’onore

Tuttavia, lungi da noi affermare che Dragon Ball FighterZ sia un inno al “button mashing” e al lato più casual del picchiaduro, dato che tale schema di controlli cela, dietro un velo di semplicità fatto apposta per essere approcciato anche dai lottatori più inesperti, una complessa stratificazione di tattiche e strategie possibili: i giocatori più esperti sapranno, per esempio, interrompere un avversario troppo zelante grazie all’utilizzo di colpi mirati come uppercut e attacchi dal basso, mentre la gestione della barra della super, che si carica o attaccando oppure raccogliendo l’energia della propria aura tramite la pressione di due tasti frontali e va da 0 a 7 livelli, richiede una lungimiranza tattica che si acquisisce, inevitabilmente, solo con l’allenamento e l’esperienza; essa rappresenta una risorsa preziosissima, in quanto viene usata per un’ampia varietà di mosse speciali e attacchi energetici particolarmente potenti, da effettuare generalmente con una mezza luna più il tasto adeguato.
Le mosse più efficaci e dispendiose, tra l’altro, sono sottolineate da rapidi cambi di telecamera ed effetti luminosi viscerali che riprendono in pieno i momenti più entusiasmanti della serie TV, a sottolineare ancora di più quel continuo gioco di rimandi estetici di cui il titolo è a dir poco pieno zeppo.

Se c’è dunque un combat system che merita di essere definito come (e invero, è una frase spesso abusata) “facile da imparare, difficile da padroneggiare” è proprio questo, dato che apprendere come sfruttare al meglio i propri tre personaggi preferiti richiederà necessariamente diverso tempo, tanto più che sono presenti ulteriori livelli di profondità possibili: combinazioni diverse tra i personaggi della propria squadra sono più o meno consigliate a seconda dei rispettivi assist (e daranno anche vita ad alcune scenette esilaranti, ma non vogliamo spoilerarvi nulla), mentre alcuni combattenti possiedono dei lati “nascosti” di complessità nelle proprie meccaniche che ancora – come già dicevamo nel caso di Hit – non sono stati completamente svelati. Un elemento ulteriore di novità rispetto alla media del genere è – e questo fattore in particolare è davvero pregno di sentimentalismo per gli amanti della saga – la possibilità di evocare, nientemeno, il drago Shenron durante il gioco, previa raccolta delle sette Sfere del Drago nel corso del match, da eseguire inanellando particolari combo.
Una volta evocato, il mitico Drago può esaudire uno fra quattro desideri, ognuno dei quali rappresenta un vantaggio decisivo per il giocatore che riesce ad ottenerlo: si va dalla possibilità di rigenerare la salute a quella di poter riportare in vita un membro del proprio team caduto, arrivando anche a poter ricaricare la propria Vampata di Energia (un particolare potenziamento utilizzabile una volta per incontro). Ad onor del vero, nella nostra esperienza l’evocazione di Shenron arriva sempre troppo tardi per poter fare veramente la differenza in uno scontro, ma non escludiamo la possibilità che vengano, in futuro, elaborate delle strategie apposite per capitalizzare al massimo su questa opportunità.

TANTE MODALITÀ PER TUTTI

Per fortuna, il gioco propone un’offerta contenutistica più che sufficiente per scoprire tutte le sfaccettature del combat system e appagare la propria voglia di mazzate: all’avvio, ogni giocatore viene indirizzato verso una lobby (online o offline, non fa differenza) interattiva che va a sostituire in tutto e per tutto i normali menù tradizionali. Tale lobby si presenta come una sorta di sala d’attesa nella quale si potrà scegliere un proprio avatar (versioni cosiddette chibi dei vari lottatori) e interagire con dei PNG che indirizzeranno poi alla modalità prescelta vera e propria. Ogni lobby (ce ne sono diverse per regione geografica) può contenere fino a 64 giocatori tutti insieme, con i quali si potranno organizzare degli incontri direttamente, tramite il ring centrale, oppure in una delle sale predisposte al gioco in locale o online; si tratta, insomma, di una particolare interpretazione di una classica sala d’attesa multiplayer.

Partendo da una sommaria analisi, intanto, del comparto offline, esso si snoda attraverso quattro modalità distinte: il classico allenamento permette di impratichirsi con tutti gli aspetti del gioco, grazie ad una modalità libera, ad un tutorial graduale e ad una serie distinte di sfide di difficoltà crescente per ogni lottatore. Vi è poi il classico incontro in locale, suddiviso tra match singolo e tornei ad eliminazione personalizzabili, e fin qui non c’è nulla di nuovo rispetto a quanto propone la concorrenza. Le novità cominciano ad intravedersi nella particolare strutturazione della modalità arcade, divisa tra tre percorsi diversi (ognuno affrontabile sia in versione normale che in un’altra più difficile) con un differente numero di incontri per ognuno, ma soprattutto nello story mode, vero fiore all’occhiello dell’offerta per giocatore singolo.

Attraverso tre archi narrativi distinti, avremo infatti modo di seguire una storia lineare che vede protagonista l’Androide 21, nuovo personaggio creato appositamente per inserirsi nell’universo narrativo di FighterZ e il cui design è firmato, addirittura, dal maestro Toriyama in persona.
Ogni arco narrativo permetterà, di volta in volta, di assumere il controllo di quasi tutti i personaggi che compongono il roster del titolo, risultando quindi molto utile anche come strumento per conoscere più approfonditamente il gameplay di ogni singolo combattente; ogni arco, poi, si snoda attraverso più mappe, realizzate a mo’ di “gioco dell’oca” nelle quali bisognerà spostarsi lungo diversi turni per arrivare al punto finale dove affrontare l’immancabile boss di fine mappa.

Nel frattempo, è possibile livellare i propri combattenti e raccogliere dei potenziamenti (il cui effetto, in realtà, è piuttosto risibile) affrontando degli scontri ulteriori e facoltativi, ma ciò che più contraddistingue la narrazione di FighterZ è il pesante accento posto sui personaggi: affrontare i vari combattimenti utilizzando determinate selezioni di guerrieri darà infatti vita a diversi siparietti cinematici pre-battaglia, che non sono solo pieni di riferimenti al setting narrativo di partenza (il gioco, scopriamo, è ambientato immediatamente dopo l’arco di Black Goku in Dragon Ball Super), ma servono anche da base per un notevole approfondimento dei rapporti tra i personaggi, sia vecchi che nuovi.

Molte di queste scenette, poi, sono davvero esilaranti – per esempio quelle con protagonista Gotenks o la Squadra Ginew, mentre altre, addirittura, confermano alcune piccole teorie e ipotesi che i fan si ponevano da lungo tempo.

HA UN’AURA… POTENTISSIMA?







Per il resto, in realtà, seppur lo sforzo sia apprezzabilissimo, l’intreccio principale del gioco è senza dubbio piacevole, ma nulla di più, nonostante l’evidente cura riposta in questo aspetto da parte degli sviluppatori.
La trama in sé si dipana in modo piuttosto convincente, e i personaggi sono ben caratterizzati e fedeli alla “lore” di base; la new-entry Androide 21, poi, è sufficientemente caratterizzata e riesce nel compito di non stonare con il resto del cast, ma il difetto principale della narrazione consiste soprattutto in un ritmo scandalosamente lento: non sarà infatti raro affrontare diverse mappe di seguito per vedere poi procedere solo di pochissimi passi la narrazione. Risulta così artificialmente aumentato il numero di ore necessarie per il completamento di una modalità che, è chiaro già dopo pochissimo tempo, non sembra proporre abbastanza carne al fuoco per giustificare le meccaniche attraverso le quali viene offerta al giocatore: le mappe, a parte i combattimenti, sono decisamente vuote, e il livellamento dei personaggi, nonostante serva allo sblocco di alcune piccole cinematiche aggiuntive, risulta alla resa dei conti piuttosto fine a sé stesso, nonché eccessivamente tendente al grinding.

Davvero un peccato, considerando poi che alcune intuizioni dell’intreccio – come il ruolo del giocatore, ma non spoileriamo nulla nemmeno qui – sono decisamente ispirate.

Infine, dando un’occhiata al lato online di FighterZ possiamo scorgere una mistura in parti uguali di alti e bassi: le modalità multiplayer, di base, sono ben congegnate – tra incontri mondiali classificati e non, replay e matchmaking di ottima fattura – e il netcode durante gli scontri si è dimostrato assai più affidabile rispetto al livello disastroso raggiunto nella precedente bene. Sfortunatamente, è tutto il contorno a destare qualche perplessità: la particolare visione di Arc System Works per il sistema di lobby spesso lascia alquanto a desiderare, dato che in teoria è perfettamente possibile mettersi in lista d’attesa per la ricerca di un match e poi dedicarsi ad altro, ma sfortunatamente – e non si capisce per quale ragione – tale ricerca si interrompe non appena si avvia una qualsiasi attività, snaturando così lo scopo stesso di questa particolare visione della lobby. La comunicazione tra giocatori è poi un po’ macchinosa, essendo fondata sull’utilizzo di particolari adesivi abbinati a frasi preimpostate, ma al momento attuale il problema più grave dell’online, a nostro parere, è la scarsa stabilità dei server. Se, infatti, abbiamo già detto di come il codice di rete durante lo scontro vero e proprio sia piuttosto solido, così non è per la sala d’attesa in sé, dato che molto spesso ci siamo ritrovati buttati fuori in maniera completamente casuale per sovraffollamento dei server. Si tratta tuttavia di piccole pecche destinate, con tutta probabilità, ad essere risolte in futuro tramite aggiornamenti dedicati.

COMMENTO FINALE

Al momento attuale Dragon Ball FighterZ rappresenta senza dubbio alcuno il miglior picchiaduro degli ultimi anni dedicato allo storico franchise di Bird Studio.
Sicuramente molto più intrigante e soddisfacente, per qualità dell’offerta ludica, rispetto ai due Xenoverse, ma non solo: in FighterZ vi è un gusto per la spettacolarità scenica e immaginifica intrinseca della saga che non si vedeva da molto tempo sullo schermo di una console o di un Pc, unita ad una cura per i dettagli e ad un’attenzione per l’universo originale da rimanere basiti.
Si tratta però non solo di una lettera d’amore per un’opera di grandissima rilevanza nell’animazione giapponese, ma in generale di un titolo dall’elevato livello qualitativo, approcciabile da tutti, soddisfacente nel feedback, tecnicamente indovinatissimo e ricco di suggestioni sia per i principianti che per i veterani del genere.

 

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Dissidia Final Fantasy NT è disponibile per PS4

Debutta oggi Dissidia Final Fantasy NT. Lo ricorda Square Enix col trailer di lancio. Il picchiaduro a squadre è quindi disponibile per PS4.

Sviluppato in collaborazione con il celebre studio Team Ninja di Koei Tecmo Games, Dissidia FInal Fantasy NT è un titolo unico in cui i giocatori devono collaborare per sconfiggere i loro rivali e dominare il campo di battaglia.

Con 28 personaggi giocabili della serie Final Fantasy disponibili dal giorno del lancio, delle potenti evocazioni, delle modalità di gioco online (per gli abbonati PS Plus) ed offline, la possibilità di personalizzare i propri eroi, una nuovissima storia inedita ed altro ancora, il titolo invita tutti quanti ad entrare nell’arena e a mettere alla prova le loro abilità.

Per chi desidera ampliare l’esperienza di gioco, è disponibile anche un season pass che include sei nuovi personaggi giocabili e dei contenuti aggiuntivi post-lancio.

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Sony ha annunciato la lineup per il Taipei Game Show

In giornata Sony Interactive Entertainment Taipei ha annunciato i titoli che saranno presenti all’interno del Taipei Game Show. Potete trovare la lista andando in calce alla notizia. Tra i giochi protagonisti del Taipei Game Show troviamo l’ottimo Detroit: Become Human, il nuovo gioco di David Cage. Ci sarà anche il picchiaduro

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Il Chapter One di Elite Dangerous: Beyond sarà in open beta

Frontier Developments ha annunciato oggi l’avvio di una fase di beta aperta per tutti i giocatori Pc di Elite Dangerous: Beyond relativa ai nuovi contenuti che verranno introdotti gratuitamente con il Chapter One, primo update per la terza stagione di uno dei simulatori spaziali più popolari degli ultimi anni. Tale fase di beta avrà inizio il 25 gennaio, come detto solo su piattaforma Windows, mentre i contenuti del Chapter One arriveranno su tutte le piattaforme, quindi anche PlayStation 4Xbox One.

Elite Dangerous (1)
Elite Dangerous (2)
Elite Dangerous (3)

I partecipanti della beta potranno provare nuove Wing Missions con obiettivi di squadra e possibilità di condividere le suddette missioni con i propri alleati, mentre chi è più attratto dal commercio troverà benvenuta una nuova interfaccia per il mercato galattico. Saranno della partita anche dei miglioramenti grafici (visibili in particolare nella renderizzazione dei pianeti) e dei cambiamenti di bilanciamento, riguardanti le dinamiche ingegneristiche, le ricompense delle missioni e un sistema di crimini e punizioni migliorato. Infine, è prevista anche una nuova nave dell’Alleanza, la Chieftain.

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I migliori sparatutto del 2017

L’anno appena trascorso è stato foriero di tante novità per il genere shooter (o sparatutto se gradite), sia su console che su Pc sia che si tratti di fps, in prima persona, o in altre visuali. Non sono mancate le uscite di qualità, che si sono distinte, di volta in volta, per eccellenza nella narrazione, per le esperienze multiplayer sempre più ricche, per la capacità di far immergere il giocatore in un mondo costruito ad arte, per il design accattivante.

Da Prey a Splatoon 2, la classifica che troverete qui di seguito mostra un mercato videoludico degli sparatutto davvero in gran forma, e poco importa che si tratti di titoli che abbiano mantenuto l’essenza pura del genere oppure ibridazioni estese e complesse con altre tipologie di videogioco. In questa sistematizzazione abbiamo voluto includere tutti gli esponenti più importanti dell’anno scorso per quanto riguarda l’azione in prima persona, e questo è il motivo per cui potrete trovare titoli concettualmente assai differenti l’uno dall’altro. E il fatto che ci sia così tanta varietà a disposizione dell’appassionato è, a nostro parere, sicuramente una vittoria non di poco conto.

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Ecco qui di seguito le nostre scelte (nei titoli abbiamo posizionato un link alle rispettive recensioni):

5) CALL OF DUTY: WORLD WAR II

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Quest’anno l’amato/odiato franchise di Activision cambia faccia e dà uno sguardo al passato: World War II rappresenta un ritorno ad un’epoca storica che da un po’ di tempo non veniva esplorata dal genere, dopo un inizio degli anni 2000 contraddistinto da una vera e propria epidemia di nazisti digitali da combattere. E il ritorno è davvero in pompa magna perché, al netto di tutti i difetti storici della serie, questo nuovo Call of Duty riesce a rinverdire un brand che l’anno scorso aveva certamente toccato i minimi storici di apprezzamento.

Tre modalità distinte per un’esperienza di gioco capace di soddisfare tutti i palati: la campagna single-player è un passo verso la giusta direzione, non mancando di alcuni momenti genuinamente esaltanti ma nemmeno distinguendosi particolarmente per il suo carisma. La modalità multigiocatore, invece, vero fiore all’occhiello della produzione, si presenta ricchissima in progressione e varietà, nonché meno confusionaria e maggiormente concentrata sugli scontri a terra senza diavolerie tecnologiche come i jetpack dell’episodio precedente. L’ormai immancabile modalità dedicata agli zombi nazisti, infine, è più “survival” e completa che mai, persino terrificante nelle giuste condizioni. In generale, si tratta di un pacchetto senza dubbio allettante per chi da tempo auspica un ritorno del genere alle atmosfere della guerra più grande di sempre.

4) DESTINY 2

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Il sequel dell’mmofps targato Bungie si pone come uno “step” successivo e incrementale all’interno di una saga concepita fin dal primo momento con grande lungimiranza. Il “progetto Destiny” è destinato a durare 10 anni, divisi tra tre titoli elaborati con la massima coordinazione e sequenzialità l’uno con l’altro, ed è per tale motivo che questo secondo episodio della saga si è da subito contraddistinto come una sorta di ripresa del primo, con qualche aggiustamento qua e là ma senza alcuna variazione fondamentale nel tessuto di base.

Tessuto che è sempre quello: un fps in singolo ma anche da giocare in compagnia, profondamente connesso eppure privo di caratteristiche fondamentali per il genere, un titolo contraddistinto da ispirazioni di grandissimo impatto (per esempio la tanto criticata “lore”, che si rivela essere in realtà assai complessa e intrigante ad uno sguardo più approfondito) e al tempo stesso da ingenuità che lasciano basiti. Eppure è facile lasciarsi affascinare da Destiny 2, anche perché risolve alcuni problemi che avevano tanto messo in difficoltà l’immediato predecessore – come l’endgame contraddistinto da un grindind eccessivo – mantenendo intatti i suoi punti di forza, come il “gunplay” assolutamente incredibile, sia su console che su Pc. Destiny 2 è più elegante e coerente nella presentazione dei contenuti e maggiormente focalizzato nella struttura, ed è senza dubbio destinato a migliorare con l’entrata in gioco delle prossime, immancabili espansioni.

3) SPLATOON 2

Go4 Splatoon 2

L’anno del grande ritorno in auge di Nintendo porta con sé non solo capolavori come Breath of the Wild e Super Mario Odyssey, ma anche, quatto quatto, Splatoon 2. Vivace, eccentrico e, naturalmente, coloratissimo, questo nuovo Splatoon migliora praticamente tutto rispetto all’originale del 2015, offrendo anche una gamma di contenuti non di poco conto.

La campagna in singolo è composta da 32 missioni (per un totale di circa sei ore di gioco) che esplorano idee di gameplay già di per sé interessanti, ma è la modalità online il vero e proprio punto forte del titolo: essa offre una gamma di opzioni tale da non sfigurare neppure davanti a titani del calibro di Call of Duty e Battlefield, tra punti esperienza, prestigio, possibilità di sbloccare armi, vestiti e collezionabili. Ci sono persino delle velleità da e-sport, in quanto non mancano alcune modalità orientate pesantemente al professionismo, e se a questo aggiungiamo una robusta componente cooperativa e uno stile visivo e artistico da capogiro allora otteniamo un titolo che non può assolutamente mancare nella ludoteca di qualunque possessore di Switch.

2) PREY

Prey 050617 B

Mettiamo subito le mani avanti: scegliere i titoli appartenenti alle prime due posizioni di questa classifica è stato per noi estremamente difficile. Non certo perché mancassero i candidati ideali, attenzione, ma piuttosto perché sia Prey che il titolo che noi tra poco premieremo come miglior sparatutto del 2017 sono giochi di così elevata caratura, di così grandi qualità oggettive che, se avessimo potuto, avremmo voluto premiare tutte e due vendendoli entrambi sulla sommità del podio. Purtroppo, ciò non è possibile.

Non certo per demerito di Prey in ogni caso, il quale si pone come una cosiddetta “immersive sim” che non solo rispetta tutti i canoni di questo particolare sotto-genere (dal mai troppo osannato System Shock 2 a Deus Ex e i suoi epigoni), ma si rivela essere anche un titolo davvero fantastico, addirittura geniale sotto diversi aspetti. Conoscevamo già le grandi capacità del team di Arkane  Studios (già celebre per la serie Dishonored, per citare solo un nome illustre), ma nella nostra opinione questa software house ha davvero superato sé stessa, stavolta: Prey è un survival fantascientifico aperto ad ogni possibilità, è una stazione spaziale esplorabile in ogni direzione, è complesso ma equilibrato in ogni sua componente interna, è un sottile gioco di meccanismi che, fra azione e reazione, scelta e conseguenza, dimostra cosa è veramente possibile fare quando si pone l’immersione del giocatore in un universo fittizio sopra ogni altra cosa, e quando gli si danno in mano strumenti che permettono in ogni momento di “giocare” con l’universo di gioco. Recuperatelo, perché con tutta probabilità non vedremo di nuovo un titolo come questo per parecchio tempo ancora.

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1) And the Winner is… WOLFENSTEIN II: THE NEW COLOSSUS

Wolfenstein II 160817

Era inevitabile. Già nel 2014 il predecessore, The New Order, si configurò come una vera e propria “sleeper hit” venuta quasi dal nulla, un titolo di culto capace di esplodere tra appassionati e non con la forza di un uragano. Tre anni dopo, il seguito The New Colossus è uno dei titoli prima più attesi e poi più apprezzati dell’anno. E a ragion veduta, perché si tratta di nulla di meno che di un incredibile capolavoro del genere.

Ritorna il mix di ironia, gore, sesso, azione da B-movie e profonda riflessione al tempo stesso che già aveva contraddistinto l’episodio precedente, ma stavolta al cubo, tra cinematiche girate con competenza da maestri e un cast di personaggi eclettici interpretati in modo eccezionale, soprattutto se si sceglie di giocarlo in lingua originale. Ma se già The New Colossus merita per la sua capacità di mettere in piedi una narrazione coraggiosa e appassionata come poche al giorno d’oggi, il vero valore aggiunto e immancabile è ovviamente il gameplay, vario e pregevole come non mai grazie ad un sistema di dual-wielding migliorato e all’entrata in scena delle missioni. Ma ciò che più contraddistingue The New Colossus è l’azione ipercinetica dichiaratamente “vecchia scuola”, vero marchio di fabbrica degli sviluppatori di MachineGames, che ne fa uno degli sparatutto più viscerali, sopra le righe e appassionanti di sempre.

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I migliori strategici/gestionali del 2017

Ecco il nostro secondo speciale sui GOTY 2017. Dopo un 2016 che – come già visto in occasione dei nostri GOTY 2016 – si è contraddistinto per la grande qualità e quantità di uscite per quanto riguarda il genere strategico/gestionale, sia su console che su Pc, il 2017 appena trascorso è parimenti stato caratterizzato per la solidità e i risultati raggiunti dai titoli appartenenti a tali, specifici sotto-generi videoludici che si sono susseguiti nell’arco di questi dodici mesi.

A fronte di una netta – ma consueta e abbondantemente prevista – abbondanza di seguiti e riconferme da parte di team ormai conosciuti per le loro comprovate capacità, non sono mancate comunque delle gradite sorprese capaci di distinguersi all’interno di un panorama che, in generale, si conferma davvero ricchissimo e assai accattivante per chi apprezza soprattutto l’utilizzo del cervello nella fruizione della propria passione giocosa.

Nella classifica che ci accingiamo a proporre qui di seguito – al netto dei propri gusti personali e della legittimità o meno, puramente soggettiva, di alcune scelte – possiamo dunque elencare, tuttalpiù, una mera summa di un anno che, per vastità e valore delle offerte proposte al pubblico, non ha certo nulla da invidiare alle annate precedenti, anzi. Ma veniamo alle nostre scelte, presentate qui in basso in ordine con relativi collegamenti alle rispettive recensioni:

Miglior strategico gestionale 2017 b

5) WARHAMMER 40.000: DAWN OF WAR III

Dawn-of-War-III-Logo

Criticatissimo e severamente bacchettato sia da critica che da pubblico (a volte anche ingiustamente), questo ultimo esponente della serie Dawn of War è stato da noi giudicato positivamente, per quello che è: ovvero una delle migliori rappresentazioni su Pc, ad oggi, del celebre e amatissimo gioco da tavolo fantascientifico di Games Workshop. Dawn of War III cerca costantemente di mediare fra le pulsioni “vecchia scuola” tanto desiderate dai fan e le più moderne sensibilità del genere degli strategici in tempo reale, il quale sta da tempo provando a svecchiare le proprie più obsolete strutture da certi stilemi prendendo più di qualche spunto dai sempre più popolari MOBA.

L’e-sport è dunque la fonte di diverse ispirazioni che hanno contraddistinto questo titolo, dagli eroi capaci da soli di ribaltare le sorti di uno scontro al pesante accento posto sulla microgestione delle unità. Un comparto grafico e fisico di prim’ordine completa il tutto, capace com’è di restituire un impatto visivo assolutamente spettacolare ed un’estetica che riesce pienamente nel duro compito di riproporre su pixel il tetro universo di Warhammer 40.000. Certo, ci sono diversi passi falsi, e il bilanciamento non è sempre perfetto. Ma Dawn of War III è un titolo che guarda anche al futuro, e il lavoro di patch e modifiche tramite aggiornamenti svolto finora dagli sviluppatori di Relic Entertainment sta lentamente riuscendo a raffinare un prodotto che, magari con qualche espansione o due nel corso dei prossimi anni, potrebbe finalmente assurgere alla gloria che merita.

4) ENDLESS SPACE 2

Endless Space 2 A

Seguito dell’interessante ma leggermente derivativo Endless Space, questo titolo rappresenta un altro, ulteriore salto di qualità da parte dello studio Amplitude, dopo il già eccelso Endless Legends; si distingue non solo per la proposizione di un gameplay assolutamente solido e incredibilmente raffinato e migliorato rispetto al predecessore, ma anche per il grado quasi inedito di collaborazione raggiunto fra creatori e fruitori del prodotto videoludico, che è risultato addirittura nella creazione “a quattro mani” di un’intera fazione.

Al giocatore viene, in ogni caso, lasciata la libertà decisionale completa riguardo agli aspetti su cui intervenire nella gestione del proprio impero galattico: è possibile procedere per grandi linee, definendo obiettivi di grande portata e focalizzandosi sulla macrogestione, oppure immergersi pienamente in ogni aspetto politico, economico, sociale e militare della fazione scelta, grazie ad un pesante (ma facoltativo) accento posto sulla microgestione. Una flessibilità che è degnamente accompagnata non solo da un versante estetico e sonoro di eccellente impatto, ma anche da un’intelligenza artificiale da non sottovalutare. Endless Space 2 è l’ultimo, ottimo esponente di un genere, quello dei cosiddetti strategici “4X”, ormai considerabile in piena rinascita.

3) XCOM 2: WAR OF THE CHOSEN

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Ebbene sì, stiamo usando una sorta di “cheat” proponendo una espansione di un titolo che – per quanto assolutamente meritevole – è stato originariamente rilasciato l’anno scorso, e perciò non avrebbe teoricamente senso la sua inclusione in questa classifica. Tuttavia, l’incredibile mole di contenuti e novità di War of the Chosen è tale da far impallidire titoli completi offerti al pubblico a 50-60 euro, e da giustificare pienamente il suo inserimento tra i titoli strategici migliori del 2017.

War of the Chosen si innesta sull’originale senza soluzione di continuità e in modo uniforme, inserendo all’interno della campagna base di XCOM 2 una vera e propria cornucopia di cinematiche inedite, stage, nemici, armi, fazioni e dinamiche completamente nuove. Un bagaglio di contenuti (che, tra l’altro, può essere attivato o disattivato a piacimento) che espande e migliora in modo esponenziale una campagna di base già davvero molto ricca: tra pericolosissimi nemici equiparabili, per difficoltà, a dei veri e propri boss, tre fazioni che propongono stili di gioco radicalmente diversi, tantissime possibilità tattiche sia sulla mappa strategica che su quella tattica e un aspetto tecnico finalmente rifinito a dovere, è semplicemente impossibile non considerare War of the Chosen, nonostante il suo status di espansione, quantomeno un serio candidato al titolo di GOTY 2017 per la strategia.

2) MARIO + RABBIDS: KINGDOM BATTLE

Mario + Rabbids Kingdom Battle Keyart

Prodotto tanto unico quanto insperato, questo Mario + Rabbids: Kingdom Battle. Unico perché, fedele all’annuncio originale di Shigeru Miyamoto, non si era mai visto un titolo appartenente al brand Mario di questo tipo. Insperato perché si tratta del lavoro di un team tutto italiano, quello di Ubisoft Milano, capitanato da un Davide Soliani che è riuscito a coronare il proprio sogno di lavorare con Miyamoto-san in persona.

Lungi da noi, in ogni caso, voler fare del campanilismo patriottico fine a sé stesso. Mario + Rabbids si pone, anzi, come uno strategico di sopraffina caratura, erede di tante suggestioni diverse (prima fra tutte il recente reboot di XCOM) ma dotato di una propria, precisa identità. Che è quella di un Mario diverso da tutti gli altri, eppure dotato di un impareggiabile e inconfondibile carisma, supportato da un gameplay solido come una roccia e da meccaniche semplici eppure profonde e complesse al punto giusto, il tutto accompagnato, inoltre, da una presentazione audiovisiva pulita, efficace e coloratissima. Mario + Rabbids è senza dubbio alcuno un titolo imprescindibile per ogni possessore di Nintendo Switch.

GOTY 2017

1) And winner is… TOTAL WAR: WARHAMMER II

Total War Warhammer II (21)

Già l’anno scorso il primo Total War: Warhammer ci aveva profondamente colpiti, ma con il suo seguito i ragazzi inglesi di Creative Assembly hanno a dir poco superato sé stessi. Total War: Warhammer II è un inno all’asimmetricità e alla spettacolarità che solo il genere fantasy epico può offrire, uno strategico profondo e complesso eppure accessibile, un titolo denso di contenuti (destinati tra l’altro ad essere enormemente espansi nel tempo, grazie a dlc come quello, già annunciato, che introdurrà i Tomb Kings), una pressoché perfetta trasposizione digitale di Warhammer Fantasy Battles e un gioco visivamente mastodontico. Le quattro razze che formano il “roster” di base del gioco non differiscono semplicemente per colori o unità, ma presentano delle distinzioni che sono intrinseche nella loro stessa natura e nella propria “lore”, risultando in stili di gioco così diversi da rendere perfettamente auspicabile giocare la stessa campagna quattro volte diverse, ognuna nei panni di una delle quattro fazioni.

Fazioni che vengono presentate in tutta la loro gloria da un motore, il Warscape, ormai giunto a completa maturazione: gli scorci mozzafiato si sprecano, e le linee di battaglia di un Total War non sono mai state così epiche e ricche graficamente. Ma lungi dall’essere solo un semplice aggiornamento grafico, rispetto al predecessore questo Warhammer II ha anche il merito di saper evolvere nei punti giusti un gameplay già ottimamente rifinito in partenza, grazie ad una interfaccia sulla quale sono state innestate delle piccole, ma sostanziali, modifiche, e ad una struttura della campagna dotata di un inedito e benvenuto accento narrativo – che permette comunque un’ampia varietà di approcci al gioco, da quello più difensivista a quello più aggressivo. Ad oggi, Total War: Warhammer II è, semplicemente, uno dei migliori esponenti della serie, se non il migliore in assoluto, e permane come punto fermo e importantissimo caposaldo della strategia su Pc.

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MX vs ATV All Out, annunciata la data d’uscita

THQ Nordic ha comunicato oggi la data d’uscita del racing game MX vs ATV All Out su PcPlayStation 4Xbox One. Il giorno da segnarsi sul calendario è il 27 marzo 2018, e l’annuncio è accompagnato da un primo trailer di gameplay che è possibile visionare in basso.

In MX vs ATV All Out i giocatori potranno sviluppare la propria carriera e il proprio equipaggiamento a mano a mano che il gioco procede, migliorando pezzi, moto, ATV e UTV. Sarà possibile esplorare enormi ambienti a mondo aperto o competere in gare ed eventi di vario genere su tracciati ricostruiti meticolosamente da tutto il mondo. Infine, saranno della partita anche un corposo sistema di acrobazie, una modalità a schermo condiviso e una modalità multigiocatore online a 16 giocatori.

Chi preordinerà il titolo potrà ricevere come bonus il Champion’s Pass, ovvero un accesso istantaneo a pezzi e veicoli del valore di 100.000 Moto Coins (la moneta interna del gioco), mentre chi ordinerà il gioco tramite PS Store o Xbox Store avrà la ghiotta possibilità di iniziare a giocare ben quattro giorni prima del day-one.

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Sony Computer Entertainment Japan vuole dedicarsi a nuovi progetti nel 2018

In una recente intervista pubblicata da 4Gamer, tante figure importanti al lavoro su giochi Playstation con Sony Computer Entertainment Japan hanno rilasciato alcuni indizi criptici su cosa sarà il piano di pubblicazione per il 2018 e oltre. Teruyuki Toriyama, uno dei collaboratori al progetto Bloodborne, sta per rilasciare No Heroes

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Iron Harvest, un nuovo video di gameplay

KingArt Games (già conosciuta per The Dwarves) ha pubblicato un nuovo filmato di gioco per Iron Harvest, un nuovo titolo strategico in tempo reale ambientato in una versione immaginaria e alternativa degli anni ’20 in salsa steampunk. Il filmato in questione, che trovate proprio in basso ed è stato riportato già da DualShockers, si focalizza in particolare sulla distruttibilità dell’ambiente e sullo stato dei lavori sul gioco.

Secondo il team di sviluppo il titolo si trova ancora in fase di sviluppo attivo, e molte cose sono destinate a cambiare da qui alla versione finale. Iron Harvest sembra già essere, in ogni caso, veramente promettente, a giudicare dal filmato sottostante: il giocatore avrà infatti la possibilità di distruggere coperture ed edifici all’interno dei livelli, creando nuove strategie in modo dinamico.

Alla fine, inoltre, gli sviluppatori hanno confermato di essere – al momento – al lavoro sulla modalità multigiocatore 1v1 del titolo. Segnaliamo, infine, che il titolo sarà disponibile nel corso del 2018 su PcPlayStation 4Xbox One.

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Gran Turismo Sport, confermate nuove condizioni meteo per i tracciati

All’uscita di Gran Turismo Sport aveva destato disappunto tra gli appassionati la scelta da parte del team di sviluppo di Polyphony Digital di non inserire le condizioni meteo relative alla pioggia nel titolo, con conseguente mancanza di feedback nei tracciati bagnati con l’eccezione del circuito Northern Isle Speedway. Tuttavia, come riportato da DualShockers, pare che il creatore della serie Kazunori Yamauchi abbia tutta l’intenzione di intervenire su questo aspetto.

Yamauchi ha infatti affermato che al momento gli sviluppatori stanno cercando di implementare le condizioni relative alla pioggia e al bagnato nei tracciati già rilasciati, il tutto tramite degli aggiornamenti gratuiti destinati ad arrivare nel prossimo futuro. Tutte le auto sono già compatibili con gli effetti della pioggia (per esempio, dispongono già di tergicristalli funzionanti), quindi secondo Yamauchi si tratta solamente di attivare in-game le nuove condizioni meteo.

Tuttavia, lo stesso designer si è poi portato avanti, affermando che non tutti i tracciati riceveranno questo trattamento, facendo l’esempio di Willow Springs – circuito che, a suo parere, non ha bisogno di una tale implementazione. Non rimane dunque che attendere ulteriori novità in proposito.

Gran Turismo Sport

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