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Hand of Fate 2, Recensione Switch

Immaginate di stare davanti ad un misterioso individuo in grado di leggervi le carte e che il suo racconto influenzi il vostro destino come se fosse un dungeon master… chiudete gli occhi e riapriteli. Il mondo di Hand of Fate si materializza anche su Switch grazie al suo sequel.

Hand of Fate 2 era già arrivato su Steam il 7 novembre dello scorso anno raccogliendo buoni responsi della critica (tra cui il nostro) e un buon seguito dal pubblico.

Dal 17 luglio scorso, invece, gli utenti Switch possono acquistarlo in via digitale tramite il Nintendo E-Shop. Stiamo parlando di un videogioco di ruolo, roguelike con elementi da gioco da tavolo e deck-building, sviluppato da Defiant Development.

La versione Switch quindi si propone agli utenti della ibrida di Nintendo con tante caratteristiche peculiari. Ma andiamo con ordine e dritti al punto

DI TUTTO UN PO’

Il primo Hand of Fate risale al 17 febbraio 2015, è arrivato su sistemi Windows, Linux, PS4 e Xbox One ed intavolava (quasi letteralmente) un videogioco di ruolo che si svolgeva intorno ad un tavolo di legno, per l’appunto. Da lì prendeva forma la narrazione di un commerciante che, rivolgendosi al giocatore, intavolava una discussione a base di segreti, intrighi e avventure.

Quando la narrazione non riusciva a rendere l’idea, quando occorreva menar le mani perché la situazione si era fatta incandescente, al giocatore spettava il compito di superare delle fasi – brevi ma intense – di combattimento in terza persona dove schivare, bloccare e attaccare, uccidendo le minacce prima che queste uccidessero lui.

Le avventure si sviluppano lungo un cammino formato da un mazzo carte, come dei novelli tarocchi, dove sono raffigurati personaggi, oggetti, armi, luoghi e nemici da affrontare. Alla fine del sentiero formato dalle carte, immancabilmente, c’è un boss di fine livello. Questi deve essere eliminato per permettere alla storia di proseguire. Hand of Fate 2, in buona sostanza, fa le stesse cose del suo “papà” ma lo fa con un’attenzione ai particolari che ci sembra prodigiosa.

Il mazzo di carte, in gran parte, possiamo deciderlo noi ma è del tutto casuale l’ordine di ritrovo delle carte che decidiamo di portare con noi.

UNA VERA GIOIA DA SENTIRE E VEDERE

L’aspetto grafico di Hand of Fate 2 è quello che salta subito all’occhio. E’ talmente pieno di attenzione per i dettagli, animazioni certosine ed effetti di luce da rendere, il risultato finale, una vera gioia per gli occhi. Non ne risulta sminuita l’ambientazione medievale, gotica e oscura, piena com’è di magia, mistero e fascino, tutta condita da quella voce del commerciante che, da bravo “Dungeon Master” di cartacea memoria, aiuta ad immergersi nella narrazione. L’atmosfera è davvero notevole ed interessante e le avventure man mano che si va avanti sono molteplici. Questo favorisce molto la varietà ed aumenta il piacere a ri-giocare il titolo.

Effetti sonori e musiche sono ottimamente selezionate e orchestrate, restituiscono l’atmosfera giusta e sono avvalorate da un doppiaggio, tutto sommato, convincente.

Quello che lascia un po’ l’amaro in bocca è il dover ammettere che Hand of Fate 2, come il suo predecessore, sono ottimi giochi ma apprezzato da una stretta cerchia di appassionati, che non fuggono di fronte a lunghi dialoghi narrati (e tradotti anche in italiano, in maniera decisamente funzionale) e non si lamentano delle brevi ed intense sessioni di combattimento.

La versione Nintendo Switch si lascia apprezzare ancora di più data la sua natura di ibrida e, quindi, portatile, che non soffre il passaggio dal grande al piccolo schermo e si presta egregiamente per questo tipo di giochi ragionati, facilmente da interrompere e da riprendere appena possibile.

COMMENTO FINALE

Hand of Fate 2 è il seguito di un videogioco di ruolo con elementi da libro-game e giochi da tavolo ottimamente implementati. Le fasi narrative si alternano a quelle di combattimento e queste ultime sono in terza persona, con molta azione e ben orchestrate, breve ed intense.

Le fasi narrative fanno ampio uso di testi e voce narrante, scelte da compiere e conseguenze da accettare. Non manca nemmeno il bottino da raccogliere, da scegliere e da utilizzare nel migliore dei modi. Ci sono spade a una mano che permettono di difendersi con uno scudo, ci sono armi ad una mano che rendono più forti in offesa ma più deboli in difesa e così via. Buona la personalizzazione del personaggio e avvincente risulta la trama, canonica, classica, aderente agli stilemi della tradizione fantasy e, per questo, molto godibile.

La giocabilità è sorprendentemente abbordabile, di facile intuizione, chiarissima e mai banale. Le fasi action spingono a dare il meglio di sé tramite blocchi, contro-mosse, schivate, fendenti e affondi. Il tutto è accompagnato da una presentazione visiva che non ha nulla da invidiare a produzioni più blasonate: animazioni, suoni, colonna sonora compongono un quadro d’insieme davvero gradevole e discretamente longevo.

 

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Divinity: Original Sin 2 – Definitive Edition avrà una modalità Arena rinnovata

Divinity: Original Sin 2 – Definitive Edition avrà una nuova e migliorata modalità Arena che debutterà su console (PS4 ed Xbox One) in edizione fisica il prossimo 30 agosto con le versioni digitali in arrivo il giorno dopo.

Larian Studios ha, quindi, completamente rinnovato la modalità Arena per offrire nuove sfide agli appassionati di questo gdr già disponibile su Pc.

Questa variante include una modalità per giocatore singolo, un’esperienza multiplayer online PvP ed una modalità Hot Seat, tramite scambio del controller. Arena introduce anche 16 personaggi nel gioco, tra cui alcuni giocabili per la prima volta, come Malady, Zandalor e Radeka, ognuno dotato di un proprio set di abilità e capacità.














E non finisce qui. Arena offre anche due varianti, Deathmatch classico, in cui i giocatori vengono spinti gli uni contro gli altri finché non ne resterà soltanto uno, e Kill the King, in cui ogni squadra deve proteggere un VIP dalla morte.
Queste modalità possono essere giocate su 13 mappe che sono state ottimizzate per un’esperienza di combattimento tattica a turni e includono cinque nuove arene. Ogni mappa contiene tre diversi tipi di forziere, che possono essere saccheggiati durante il combattimento, come un Destruction Coffer che include pergamene di distruzione, un Control Coffer con pergamene di controllo, o un Source Coffer con pergamene molto potenti.

La rinnovata modalità Arena introduce anche i Mutatori, che possono conferire abilità o modificare i parametri durante le battaglie. Per esempio, durante il secondo round, il mutatore di movimento può donare ali magiche a tutti gli eroi, consentendo loro di spostarsi a lunghe distanze, mentre durante il settimo round, i mutatori possono provocare la Morte istantanea, riducendo la salute di tutti gli eroi fino al livello minimo. I mutatori, insieme a un certo numero di altri parametri, possono essere personalizzati dall’host.

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Banner Saga, l’intera trilogia è disponibile su Pc e console

Il grande viaggio volge al termine. Lo sviluppatore indie Stoic ed il publisher Versus Evil hanno annunciato che The Banner Saga 3, terzo ed ultimo atto del gioco di ruolo e di strategia fantasy è disponibile adesso su Pc, PS4, Xbox One e Switch.

Tre le edizioni disponibili. Il gioco singolo costa 24,99 euro mentre la deluxe edition che include la colonna sonora ufficiale del gioco composta da Austin Wintory oltre a uno sfondo e la mappa del mondo digitali, e l’oggetto di gioco “Gold Wasp” è proposta al prezzo di 29,99 euro. La legendary edition, inoltre, costa 39,99 euro ed include gli stessi contenuti della deluxe edition oltre al titolo eroico esclusivo “Shadow Walker”, l’esclusivo oggetto leggendario “Petrie Clan Ring” e dil romanzo digitale “Gift of Hadrborg”.

Dal 27 luglio sarà anche disponibile una versione pacchettizzata prodotta da 505 Games, The Banner Saga Trilogy: Bonus Edition, sia per Xbox One che PlayStation 4, al costo di 39,99 euro. La Bonus Edition include The Banner Saga 1, 2 e 3 oltre a un mini artbook, un poster, una selezione della colonna sonora e un oggetto di gioco digitale.

Il lancio del terzo capitolo porta la serie in salsa “vichinga” ad un epico finale in cui sarà possibile provare la saga completa anche grazie alla speciale edizione Banner Saga Trilogy, disponibile online da oggi in digitale. Le versioni pacchettizzate per PS4 e Xbox One saranno disponibili da domani 27 luglio, mentre la trilogia per Nintendo Switch arriverà il 21 settembre.

Ecco il trailer di lancio.

The Banner Saga 3 è il finale definitivo di una serie che è iniziata nel 2014, contribuendo a incantare i suoi innumerevoli fan con un’avventura profonda e provocante, caratterizzata da una trama coinvolgente, una splendida grafica con elementi dipinti a mano e un’esperienza di combattimento strategica a turni davvero impegnativa. La colonna sonora conclude il lavoro di Austin Wintory nel franchise con un altro accompagnamento musicale splendidamente orchestrato e registrato nel corso di quest’anno nel Regno Unito.

Il viaggio finale oltre la barriera dell’oscurità continuerà a sorprendere i fan, mentre la trama si snoderà trasformandosi in base alle loro scelte. I fan che hanno giocato ai due episodi precedenti di The Banner Saga vedranno le proprie scelte influenzare anche The Banner Saga 3, mentre i nuovi giocatori avranno una serie di opzioni predefinite con cui iniziare.

John Watson, direttore tecnico di Stoic, ha commentato:

“TheBanner Saga 3 rappresenta il capitolo finale nella nostra avventura vichinga che abbiamo voluto condividere con tutti gli appassionati di questa incredibile serie. Siamo davvero grati a tutti i fan e supporter per averci aiutato a creare il gioco che abbiamo sempre voluto realizzare, concludendo la trilogia in maniera perfetta”.

Steve Escalante, fondatore di Versus Evil ha detto:

“La conclusione è dunque arrivata… ma è difficile accettare che questa serie pluripremiata debba terminare. Questa trilogia è dedicata a chi ha atteso l’uscita di tutti i giochi e ora è finalmente arrivato il momento di giocarli. Abbiamo iniziato questa avventura con Stoic circa cinque anni fa e non potevamo essere più orgogliosi della stupenda collaborazione che abbiamo siglato con questa serie straordinaria. Congratulazioni al team di Stoic e a tutti i loro supporter. Insieme abbiamo creato uno dei più incredibili giochi indipendenti dei nostri tempi”.

Nel corso di quest’anno, The Banner Saga 3 sarà disponibile anche su App Store per iPad e iPhone, su Google Play e Amazon per i dispositivi Android, e sui tablet Windows.

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Pathfinder: Kingmaker, c’è la data di uscita

Pathfinder: Kingmaker farà il suo debutto su Pc il prossimo 25 settembre. Lo hanno annunciato Owlcat Games e Deep Silver sviluppatore e publisher del gdr che sarà disponibile in edizione fisica e digitale.

Gli aspiranti avventurieri possono ora effettuare il pre-order scegliendo tra una diversa varietà di versioni digitali di Pathfinder: Kingmaker.

Gli utenti potranno decidere tra quattro edizioni: la Explorer, la Noble, la Royal e la Imperial. Ecco tutti i dettagli sui contenuti assieme ai video relativi alla data di lancio ed alle caratteristiche. Buona visione e buona lettura.

Explorer Edition

  • Download Digitale

Noble Edition

  • Download Digitale Premium
  • ArtBook Digitale
  • Original Sound Track Digitale
  • 2 ritratti aggiuntivi del giocatore all’interno del gioco (una femmina + un maschio)

Royal Edition

  • Download Digitale Premium
  • ArtBook Digitale
  • Original Sound Track Digitale
  • 2 ritratti aggiuntivi del giocatore all’interno del gioco (una femmina + un maschio)
  • Adventure Module di Chris Avellone Digitale
  • Mappa delle Stolen Lands Digitale
  • Panda Rosso come animale domestico nel gioco

Imperial Edition

  • Download Digitale Premium
  • ArtBook Digitale
  • Original Sound Track Digitale
  • 2 ritratti aggiuntivi del giocatore all’interno del gioco (una femmina + un maschio)
  • Adventure Module di Chris Avellone Digitale
  • Mappa delle Stolen Lands Digitale
  • Panda Rosso come animale domestico nel gioco
    + Season Pass

Il titolo porterà i giocatori in un tour attraverso le famigerate Stolen Lands, territori pericolosi e turbolenti ben conosciuti dal fandom di Pathfinder. L’gdr vivisiterà personaggi familiari e luoghi noti della serie, oltre a presentare ai giocatori nuove avventure, nemici mortali e colpi di scena imprevedibili. I fan del gioco di ruolo fantasy cartaceo sperimenteranno l’epico ed eroico universo in un modo nuovo, mentre gli appassionati di giochi di ruolo per computer scopriranno il loro genere preferito in una nuova luce.

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Divinity: Original Sin 2 – Definitive Edition in 4K su Xbox One Preview

Bandai Namco annuncia l’arrivo di nuovi aggiornamenti per Divinity: Original Sin 2 – Definitive Edition su Xbox One Preview a partire dal 19 luglio alle 20.

Le nuove funzionalità si applicheranno alla versione Xbox One Preview e includeranno una serie di aggiornamenti, quali il supporto per 4K e HDR (che ottimizzerà il gioco per Xbox One X), miglioramenti al gameplay e all’interfaccia e correzione di bug. L’aggiornamento aggiunge anche nuovi obiettivi e statistiche eroe. Ecco il video:

Tutto questo anticipa la il rilascio di Divinity: Original Sin 2 – Definitive Edition che sarà disponibile in Italia in versione fisica per Playstation 4 e Xbox One a partire dal 30 agosto. Le versioni digitali arriveranno il giorno successivo.

Sviluppato da Larian Studios, Divinity: Original Sin 2 per Pc, il team ha aggiornato il gdr per offrire la modalità co-op in split-screen e creato nuove funzionalità per la versione su console di Divinity: Original Sin 2 – Definitive Edition, che includono: un nuovo sistema di inventario dedicato al party, un sistema inedito per la gestione del diario, un nuovo tutorial, un’area PvP aggiornata e un nuovo livello di difficoltà per la modalità Storia.



L’aggiornamento più sostanzioso riguarderà il terzo capitolo del gioco, che è stato completamente riscritto in modo da permettere ai giocatori vecchi e nuovi di immergersi nella storia intricata e complessa del gioco. I giocatori potranno anche godersi la nuova modalità Arena PVP con mappe e personaggi inediti.

Infine, chi effettuerà il pre-ordine di Divinity: Original Sin 2 – Definitive Edition riceverà anche il dlc Sir Lora al lancio del gioco, che includerà anche un nuovo compagno da aiutare in fuga dai Cavalieri di Drey, un ordine di cavalieri pelosi che crede nell’arrivo della Grande Ghianda. Reclutando questo scoiattolo in fuga, i giocatori potranno sbloccare le sue abilità di crafting e, soprattutto, avranno l’opportunità di immergersi ancora più in profondità nei misteri che avvolgono la Grande Ghianda.

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CD Projekt RED conferma che ci sarà un nuovo The Witcher

CD Projekt RED conferma la volontà di continuare la serie The Witcher anche se al momento la concentrazione è tutta su Cyberpunk 2077 di cui solo nel corso del recente E3 2018 di Los Angeles si è cominciato a scoprire qualche cosa di concreto.

Adam Kicinski, presidente e CEO della software house polacca, ha comunque ribadito a DualShockers che la serie The Witcher, sulla quale il team lavora da 12 anni, proseguirà ma non con un The Witcher 4. Ne aveva già parlato poco tempo addietro lasciando le porte aperte per un eventuale spin-off, o prequel. Da quel che afferma, apprendiamo che la saga sarà ancora molto importante per l’azienda.

“I primi tre episodi di sono stati definiti una trilogia, pertanto non possiamo semplicemente chiamare il prossimo gioco The Witcher 4 – afferma Kicinski – questo ovviamente non significa che abbandoneremo il mondo di The Witcher, su cui abbiamo lavorato per più di dodici anni, e che i giocatori di tutto il mondo desiderano e apprezzano. The Witcher è uno dei due franchise sui quali costruiremo le future attività dell’azienda. Sfortunatamente in questo momento non posso svelare nient’altro”.

E per ora è sostanzialmente tutto. Conoscendo il modus operandi di CD Projekt RED, avremo pochissimi dettagli sul nuovo The Witcher fino a quando Cyberpunk 2077 non arriverà nei negozi. E proprio su quest’ultimo dettaglio, la data di lancio del nuovo gioco, non si sa nulla ancora.

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Final Fantasy VII Remake, nuove immagini di Cloud

Recentemente, un utente ha condiviso sul suo profilo Twitter una serie d’immagini in cui è possibile notare il modello poligonale di Cloud usato nel remake di Final Fantasy VII, esclusiva in arrivo prossimamente su PlayStation 4.

New development pics of FF7 Remake. The fireworks shot might not be from it though. These pics came from a presentation unrelated to FF7R that Visual Works did in conjunction with UE4. #FFVIIRemake #FF7R pic.twitter.com/fsckh4FwzY

— bazztek (@_bazztek) July 9, 2018

Secondo quanto riportato nel tweet, le sopracitate immagini provengono da una presentazione organizzata da Visual Works in collaborazione con Unreal Engine 4, motore grafico di Epic Games utilizzato per lo sviluppo di Final Fantasy VII Remake.

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Fallout 76 non sarà perfetto al day one

Fallout 76 debutterà il prossimo 14 novembre su Pc, PS4 ed Xbox One concentrandosi, per la prima volta nella storia della serie, sul comparto multiplayer.

Todd Howard di Bethesda ha parlato al Gamelab di Barcellona spiegando sostanzialmente che il gioco non sarà perfetto alla pubblicazione ma il team raccoglierà i feedback degli appassionati per perfezionarlo e per piazzare contenuti nuovi.

Segment Next ha raccolto le dichiarazioni di Howard:

“Creeremo quanto abbiamo in mente, vediamo se funziona. Conosciamo le nostre priorità. Siamo spaventati. Quanto possiamo fare bene questo lavoro? Pensiamo ad altri grandi giochi online ed anche le persone che ne hanno realizzati molti incontrano sempre problemi. Non siamo ingenui al punto da pensare che verrà perfetto”.

Fallout 76 non farà eccezione, quindi, a quanto ormai succede per la maggior parte dei giochi del genere: riceverà aggiornamenti e supporto continui.

“Se tutto dovesse funzionare perfettamente al lancio, e non sarà questo il caso, saremmo in grado di realizzare molti contenuti ma conosciamo le nostre priorità e per noi è una grossa novità – ha continuato Howard – chiunque abbia detto qualcosa come questo è il futuro e questa parte del gaming è morta è sempre stato smentito. Vogliamo provare tutto e per molto tempo abbiamo desiderato poter lavorare su un titolo multiplayer. Abbiamo avuto questa idea e non dovremmo avere paura ma provare”.

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Kingdom Come: Deliverance, ecco From the Ashes

From the Ashes, il primo dlc di Kingdom Come: Deliverance è disponibile per Pc, PS4 ed Xbox One sui rispettivi canali e store di distribuzione. Warhorse Studios ha ufficializzato il tutto. .

Il primo dlc “premium” di Kingdom Come: Deliverance introduce una nuova avventura. I giocatori avranno l’opportunità di partecipare alla genesi di un villaggio, risorto dalle ceneri di un campo di banditi bruciato, per costruire personalmente un nuovo insediamento.

I nuovi ufficiali giudiziari dovranno decidere quali strutture costruire, come attirare il popolo e come risolvere le controversie tra i cittadini. Il compito dell’ufficiale giudiziario è certamente duro, ma può anche divertirsi un po’ dopo una lunga giornata di lavoro. Può farlo cavalcando uno dei nuovi cavalli presenti nel giro, tirando i dadi o semplicemente visitando la taverna locale; queste sono solo alcune delle attività introdotte tramite il dlc Premium “From the Ashes”.

Caratteristiche

  • Gestite un villaggio e controllate le finanze. Pianificate di conseguenza e cura la vostra reputazione;
  • Aggiornate i vostri edifici e ricevete oggetti unici che vi aiuteranno nel vostro viaggio attraverso la Boemia;
  • Assumete NPC speciali e migliorate la tua produzione con i famosi personaggi del gioco
  • Gestite le dispute: le vostre scelte influenzeranno il benessere dei vostri cittadini e il budget.



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Kingdom Come: Deliverance, la modalità Hardcore è disponibile

Puntuale come da programma, la modalità Hardcore debutta oggi in Kingdom Come: Deliverance grazie ad un dlc gratuito disponibile su Pc, PS4 ed Xbox One.

La Hardcore Mode trasforma Kingdom Come: Deliverance in un survival rpg. Non saranno disponibili le barre della salute e della stamina, non ci saranno più autosalvataggi, i combattimenti e la navigazione saranno ancora più realistici. Seguire il sole e studiare la dettagliata mappa del mondo saranno azioni ancora più cruciali per viaggiare nella vasta campagna di Bohemia. Siete pronti ad una vera esperienza medioevale?

“Come ogni uomo giudicato da Dio, anche tu dovrai sopportare questo fardello” – La Hardcore Mode introduce malus inusuali, come ossa fragili, incubi e claustrofobia. I giocatori dovranno sceglierne due ed esse permarranno per tutto il gioco. Terminare il gioco con questi fardelli sbloccherà nuovi achievement. La Hardcore Mode metterà sicuramente alla prova i giocatori.

Oltre alla nuova modalità, Deep Silver e Warhorse Studios hanno pubblicato un nuovo trailer che mostra le prime immagini dello Story dlc From the Ashes, che sarà presto disponibile.

 

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Ash of Gods: Redemption, Recensione Pc

Forse non tutti ricordano che lo sviluppo di Ash of Gods: Redemption è iniziato nel lontano 2007. A quell’epoca gli sviluppatori (che probabilmente non avevano neppure fondato lo studio attuale), avevano realizzato però alcune componenti rudimentali.
Benché il tutto ripartì in forze nel 2016, si cominciò a parlare del gioco effettivamente dal maggio dello scorso anno quando AurumDust Studio, un team indie russo, aprì una campana Kickstarter chiedendo al grande pubblico del web almeno 75.000 dollari per la realizzazione di un gdr-tattico che – inutile girarci intorno ed in tondo – ha parecchie caratteristiche che ricordano il blasonatissimo ed osannato The Banner Saga.

Il progetto venne finanziato discretamente bene su Kickstater con quasi 1.800 supporters che hanno donato poco più di 87.000 dollari. Cifra sufficiente anche per realizzare i contenuti di un paio di obiettivi secondari (stretch goal) interessanti come 50 quest secondarie aggiuntive e brani aggiuntivi alla colonna sonora. Probabilmente le aspettative erano anche un po’ diverse ma andò così.

Ash of Gods: Redemption ha trovato la luce dopo circa 9 mesi dalla fine della campagna Kickstarter e quindi in tempi relativamente brevi. E noi vi parliamo di questo titolo che è ancora ampiamente in fase di aggiornamento (anche contenutistico).

I russi di AurumDust Studio avranno fatto centro? Ecco la nostra recensione della versione Pc ricordandovi anche che sono previste le edizioni per PS4 ed Xbox One che arriveranno più in là.

TERMINIUM, UN VASTO REGNO SULL’ORLO DEL BARATRO

La storia di Ash of Gods: Redemption è piuttosto lunga ed articolata. Chiaramente non diremo nulla che possa rappresentare una vera e propria anticipazione (o spoiler, se preferite).

Il tutto si svolge nel vasto mondo di Terminium in un’ambientazione fantasy che attinge a piene mani dal mondo medievale ed asiatico nonché dalle infinite credenze e culture di questo territorio. Tre i personaggi principali con altrettante linee narrative che suddividono i dieci capitoli della storia principale in diverse sessioni prima di poter andare avanti.

Terminium (che non è proprio Termini Imerese), non se la passa per niente bene. Questo mondo è già in tumulto per screzi tra le varie popolazioni locali, perché il mondo – anche quello fantasy – non è mai in pace. Ben presto, però, i nostri protagonisti che andremo a descrivere a breve, riescono a cogliere alcuni segnali inquietanti. Il continente sta per essere invaso dagli Enses e dai Mietitori bramosi di annegare tutto e tutti nel sangue e fin da subito si capisce che i problemi politici e razziali ben presto potrebbero essere che un ricordo quasi gioioso visto che tutti gli indizi portano ad un imminente inizio della Mietitura in grado di ridurre quello che un tempo poteva essere un possente e ricco continente in un cumulo di cenere. Letteralmente.

L’escalation di eventi viene vissuta attraverso le storie di tre personaggi: Hopper Rouley, un ex guerriero e scriba di lungo, lunghissimo corso. Egli è anche un guaritore ed un mago ed è una persona estremamente colta ed esperta. Adesso è in viaggio per incontrare una veggente misteriosa.

Ad Albius, poi, faremo la conoscenza di Thorn Brenin, ex capo delle guardie reali di Odalah, e della sua adorata figlia Gleda. A Woden, infine, conosceremo e guideremo Lo Pheng, un assassino professionista di altissimo livello del Clan delle Ombre ingaggiato per fare la guardia del corpo al nobile Pelko Soturi.

La storia è scritta dall’autore contemporaneo fantasy russo, di origine polacca, Sergey Malitsky, conosciuto per la sua serie Arban Saesh,The Code of Semideath, Nothing Personal, Stones of Mitutu, Shelter of the Cursed ed altre.

Inutile dire che sono presenti parecchi tocchi di classe e colpi di scena che fanno restare i giocatori attaccati allo schermo. Inoltre, ci è piaciuto moltissimo la dovizia di particolari per la biografia di ogni personaggio. In Ash of Gods: Redemption non faremo soltanto la conoscenza di questi tre personaggi ma dialogheremo (prendendo spesso decisioni anche decisive), con tanti altri personaggi ben caratterizzati. Che si tratti di comparse, di figure minori o di altri coprotagonisti o antagonisti.

Man manco che incontreremo i diversi personaggi ne impareremo a conoscere la biografia e ad apprezzarne le diverse sfumature.

Così come la storia che viene raccontata attraverso tantissimi dialoghi che per fortuna sono stati tradotti in un italiano buono, pur con qualche piccola imperfezione (nulla di particolare), che permette di godere di un racconto oggettivamente valido anche se in certi punti tendente al prolisso e che in alcuni casi, rallenta il ritmo che potrebbe essere più palpitante.






Sicuramente le tematiche sono molto varie e comunque delicate. Il mondo che ci viene dipinto è piuttosto crudo e violento. Anche nei dialoghi secondari c’è un senso di malinconia con il quale si dovrà ben presto fraternizzare.

Propri i dialoghi sono in quantità industriale ma bisognerà stare attenti a quanto si legge per far si di rispondere o risolvere secondo coscienza i vari dialoghi che, come detto, potranno essere determinanti o addirittura decisivi.

UN VIAGGIO PERICOLOSO CHE PUO’ RIVELARSI MORTALE

Inutile dire che le figure appena nominate inizieranno un lungo e pericoloso pellegrinare alla ricerca delle rispettive verità per risolvere determinati quesiti e portare la pace nei loro regni. Storie raccontate attraverso un viaggio come in The Banner Saga.

Ed è anche interessante aggiungere come nel gioco siano presenti alcune ester-egg dedicate proprio al mastodontico lavoro di Stoic Studio. Una la abbiamo trovata verso la metà della storia.

E proprio come in The Banner Saga (che il mese prossimo chiuderà la trilogia), le dinamiche del viaggio sono simili. Solo che in Ash of Gods controlleremo direttamente il nostro manipolo di eroi (mentre li una carovana), anzi, i nostri manipoli di eroi visto che le storie principali sono tre ed ognuna di esse avrà un tipo di gestione leggermente diversa.





In uno dovremo fare attenzione al livello di maledizione che colpisce il personaggio ed i suoi compagni di ventura; in un’altra, invece, dovremo fare attenzione alle Strix, delle pietre magiche fungono, in questo caso, ad una sorte di moneta necessaria per potersi spostare da una località all’altra della enorme Terminium. Inoltre serviranno anche a curare le ferite in battaglia dei nostri eroi raffigurate dalla presenza di un teschio rosso accanto ai vari ritratti.
Queste ferite si concretizzano quando un nostro personaggio cade durante una battaglia. Sarà inutilizzabile per quella schermaglia ma sarà in grado di combattere successivamente anche se ferito. A seconda del grado di menomazione, ci saranno anche dei malus alle statistiche. Con ferite lievi non ci sono troppi problemi ma con medie e gravi le cose cominciano a farsi pericolose anche perché con un evento sfavorevole o con un’altra caduta in battaglia, potrebbe sopraggiungere la morte di quel personaggio con relative ripercussioni sulla storia e sui rapporti con i vari componenti del party.

Durante il nostro viaggio, e tra una battaglia e l’altra, sarà possibile curare i nostri eroi spendendo un determinato numero di Strix. Queste pietre possono essere frutto di una battaglia, di un ritrovamento o possono trovarsi negli oggetti dei mercanti che si incontreranno via via lungo il nostro peregrinare.

Sarà fondamentale avere sempre un altro numero di Strix perché il viaggio richiede un enorme tributo di queste pietre. In mancanza, le potremo ricavare dai personaggi ma con un duro dazio da pagare in ferite che fiaccano in battaglia e possono essere pericolose a lungo andare.

Con l’immancabile oro (sarà sempre uno scenario fantasy ma non ci sono orchi, elfi, gnomi o altro, solo esseri umani, umani di etnie diverse che, ahinoi, si odiano e dove il vil denaro serve per ogni cosa ndr), invece, potremo acquistare altri oggetti come frammenti di carte da utilizzare per avare dei vantaggi tattici (ne parleremo a breve), o equipaggiamenti utili al miglioramento delle statistiche. Ogni personaggio può indossare fino ad un massimo di due oggetti… dove abbiamo già visto questa caratteristica?


Inoltre, prima della schermaglia, dovremo scegliere fino ad un massimo di sei persone da mandare in combattimento. Ed in alcuni frangenti dettati dalla trama, alcuni combattenti saranno bloccati e non potranno essere utilizzare per cui dovremo fare delle scelte opportune per mandare sulla scacchiera la squadra più equilibrata ed in salute possibile.

L’equilibrio narrativo-gestionale è molto interessante anche se non è sempre facile reperire Strix che, come abbiamo visto hanno la duplice funzione curativa e permettono gli spostamenti nella mappa. E c’è anche da tenere conto il morale che influisce sui dialoghi tra compagni di ventura facendoli diventare più leali o meno avvezzi alla collaborazione e questo può pesare lungo il cammino. Ma certamente non finisce qui.

COMBATTIMENTI A TURNI ARRICCHITI DAL PEPE DELLE CARTE

Parliamo adesso di un altro aspetto fondamentale del gameplay di Ash of Gods: Redemption: le battaglie tattiche. E queste, per sintetizzare, sono molto ben realizzate ed anche qui ricordano tantissimo The Banner Saga anche se hanno un particolare che aggiunge pepe e rischio alla contesa: la possibilità di usare delle carte in grado di offrire bonus o malus “calcolati”.

Queste, come detto, si accumulano grazie all’acquisto di frammenti dai tanti mercati e possono, se utilizzate al momento giusto, sovvertire l’esito delle battaglie. È possibile utilizzarne una a turnazione del party e dei nemici. Ve ne sono di diversi tipi e valore: le più devastanti possono essere giocate solo dopo tre o quattro turni. I loro effetti sono tra i più svariati: possono offrire un lieve vantaggio tattico aumentando per quel turno la forza o il danno o togliendo punti alle difese avversarie in modo da rendere i nostri attacchi più efficaci. O dare più energia. Una particolarmente utile permette di invertire i punti vita con quelli energia di tutti i presenti sulla scacchiera con rischi e pericoli che sono rischiosi. Se però la carta viene giocata nel momento giusto può diventare risolutiva.

Andando nella meccanica del combattimento, ogni personaggio può muoversi una sola volta a turno in una scacchiera con visuale isometrica dove è possibile effettuare zoom. Ogni campo di battaglia è diverso ed ha le proprie caratteristiche delle quali bisognerà tenere conto come le possibili coperture tattiche. I quadrati blu attorno al nostro eroe rappresentano il raggio di movimento, quelli rossi i punti che possono essere raggiunti spendendo però un determinato numero di punti energia che servono per eseguire attacchi speciali.

Il personaggio poi può decidere se fare un’azione passiva come ad esempio ampliare la propria difesa o altro. Ci sono azioni che non concludono il turno per cui è possibile anche attaccare. Ogni componente del gruppo ha le proprie caratteristiche non solo in statistiche ma anche nel tipo di attacco e di colpi speciali. Ci sono alcune classi che sono in grado di fare danni multipli, altri di concentrare le forze in un attacco unico e letale, altre ancora mobili nei movimenti ed in grado di attaccare a distanza, o ancora c’è chi può guarire i personaggi e così via.

Come in qualsiasi gdr che si rispetti c’è questa varietà nel party. Ogni personaggio che effettuerà un’uccisione guadagnerà punti esperienza che serviranno poi a salire di livello. Sarà possibile con i punti abilità andare a sbloccare varie mosse e capacità. L’albore abilità è suddiviso su tre linee fondamentali che si sbloccano al primo, al quarto ed all’ottavo livello. Ogni singola abilità ha diversi gradi di efficacia che possono essere sbloccati applicando i punti abilità con mosse via via sempre più letali.

È vero che ogni personaggio abbia le sue abilità ma queste tendono sostanzialmente ad assomigliarsi mentre abbiamo notato una varietà di nemici piuttosto limitata così come la varietà dei nemici ma riteniamo che questa sia una scelta per rimanere coerenti con la trama.

ARTISTICAMENTE E MUSICALMENTE SONTUOSO






Il lato artistico ancor prima di quello tecnico di Ash of Gods: Redemption è forse uno dei fiori all’occhiello del team di Aurum Dust Studio.

Graficamente il gioco vanta uno stile stupendo. I disegni realizzati a mano e le relative animazioni sono una gioia per gli occhi. Le linee sono decisamente raffinate e lo stile è senza dubbio notevole e degno di un lungometraggio d’animazione di alta scuola. L’impianto visivo si ispira all’opera di Ralph Bakshi, dei cartoni animati della vecchia scuola e dello studio di animazione sovietico “Soyuzmultfilm” degli anni ’60. L’animazione dei personaggi nelle scene di combattimento si basa sulla cattura di motion degli attori dal vivo. Per non parlare dell’aspetto dei personaggi nei vari dialoghi.

Di pregio anche le diverse ambientazioni che oltre ad avere diversi dettagli notevoli e tante raffinatezze sono molto varie tra loro. Luoghi oscuri, o città più o meno grandi brulicanti, comunque, di vita ed attività o natura selvaggia. Nota di merito anche per la mappa che segna i nostri movimenti: una pergamena così dettagliata anche nell’esporre punti geografici di villaggi o posti “secondari” rare volte l’abbiamo vista. Per non parlare dei vari orpelli e ghirigori presenti. Anche la mappa di gioco diventa “preziosa”.

Insomma, rende benissimo l’aspetto fantasy medievale. Ottimi anche i filmati di intermezzo benché alcuni non abbiano trovato i favori del nostro gusto ma per una questione personale non da addurre alla qualità.

L’intelligenza artificiale che si manifesta durante le battaglie si comporta bene anche se alcune volte tende a risparmiare il giocatore soprattutto a livelli di difficoltà meno alti. Tuttavia è sufficientemente in grado di offrire un’ardua sfida.

La colonna sonora firmata da Adam Skorupa (che ha realizzato le musiche anche di The Witcher) Krzysztof Wierzynkiewicz e Michał Cielecki sono altrettanto belle ed esaltano le diverse fasi di gioco creando anche pathos oltre che ad essere in alcuni frangenti maestose e sicuramente solide. Convincente anche la voce narrante assieme ad alcuni effetti sonori.

COMMENTO FINALE

Ash of Gods: Redemption ci ha lasciati piacevolmente sorpresi. Il fatto di trovarsi di fronte ad un titolo che apparentemente sembrava un clone di The Banner of Saga poteva essere l’unico freno. Le riserve si sono sciolte subito perché se è vero che comunque il titolo abbia preso molti spunti sulle meccaniche del capolavoro di Stoic, è altrettanto vero che ci troviamo di fronte ad un titolo con una propria anima, con una storia molto profonda e con un’atmosfera ancora più tetra, se possibile, rispetto al titolo sopracitato.

Nondimeno ci sono alcune varianti del gameplay che permettono di differirlo. Anche in questo caso la trama mette di fronte a diversi bivi sia di tipo narrativo sia di tipo pratico come il girovagare attraverso la mappa lungo un enorme continente quale è il mondo di Terminium. È ampiamente rigiocabile, longevo ed offre una sfida niente male che farà felici gli estimatori di questo particolare genere misto tra gdr-strategia ed avventura grafica interattiva. Inoltre c’è anche la componente multiplayer che ne aumenta il peso, se non altro a livello contenutistico.

A dare maggiore identità all’opera di Aurum Dust Games è l’aspetto artistico che è una gioia per gli occhi e per le orecchie.

Poche cose da segnalare. Anzi, quasi nulle, se non il peso di un testo enorme che a volte spezza il ritmo pur sfoggiando una trama interessantissima, nonché l’eccessiva somiglianza, ed è evidente, al concetto di The Banner Saga.

 

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Rainbow Skies, Recensione PlayStation 4

SideQuest Studios è un piccolo ma promettente studio che si è fatto notare in particolare qualche anno fa con l’interessante Rainbow Moon, un gdr di strategia vecchio stile per PlayStation Network. Il gioco ebbe un discreto successo su PlayStation 3 e PlayStation Vita, così da convincere a distanza di tempo il team di sviluppo a riprovarci con un titolo che sembra la sua naturale evoluzione.

Anche Rainbow Skies, infatti, appartiene idealmente alla vecchia scuola, trattandosi di un gioco di ruolo strategico con combattimenti a turni e visuale isometrica, che strizza palesemente l’occhio a titoli quali Final Fantasy Tactics e, in forma minore, a quelli di NIS. La storia del gioco racconta di Damion alle prese con un esame per diventare domatore di mostri, una professione importante nella sua città natale, costantemente minacciata dagli attacchi di misteriose creature.

Purtroppo per lui, le cose non vanno per il verso giusto, così a causa di una bevuta di troppo il test finisce male e la scuola dove sostiene la prova, addirittura distrutta. L’episodio però è solo l’inizio di una serie di eventi che lo porteranno a vivere una delle avventure più intense e imprevedibili della sua vita, all’interno di un conflitto che vede fronteggiarsi due superpotenze rivali!

CLASSICO A TURNI

Il gioco sviluppato da SideQuest Studios per PlayStation 4, PlayStation 3 e PlayStation Vita, punta decisamente molto su una trama dai toni leggeri ma discretamente coinvolgente, e sul gameplay, che come scritto prima si mantiene su quello stile classico che gli appassionati di genere hanno imparato a conoscere nel corso degli anni in decine di prodotti di genere. C’è una mappa che invita all’esplorazione di scenari ampi e colorati, ricchi di particolari e coi soliti villaggi abitati in cui interagire con la gente, nemici visibili sullo schermo e i combattimenti. Questi si basano sui canoni tipici dei gdr strategici e si svolgono quindi sulla  tradizionale mappa a scacchiera.

Lì, rispettando turni e parametri propri e degli avversari, si possono eseguire tutta una serie di azioni tramite i tre membri che compongono il party di eroi guidati dal giocatore. Attacchi normali, fisici o magici, i cui danni inflitti variano a seconda del tipo di arma e di sensibilità elementale di coloro che li subiscono, ma anche uso di tecniche speciali e artefatti in grado di curare o donare temporaneamente una maggiore resistenza ai colpi potenziando la difese del gruppo sono solo alcune delle cose fattibili durante la battaglia. Sta all’utente sfruttare a dovere le caratteristiche di ciascun membro del party (Layne è abile nell’uso dell’arco per colpire dalla distanza, Ashly nelle magie, etc), la conformità del terreno e le debolezze dei nemici.

ESPLORARE CHE PASSIONE!




Dopo ogni combattimento vinto, i personaggi ottengono punti utili per salire di livello, sbloccare nuove caratteristiche, oltre a degli oggetti per potenziare i rispettivi equipaggiamenti grazie anche al contributo di qualche fabbro. Molti di questi upgrade sono disponibili anche portando a termine apposite quest secondarie, o semplicemente esplorando le aree di gioco.
Rainbow Skies, infatti, offre ai giocatori la possibilità di girare in lungo e in largo all’interno delle mappe alla ricerca di personaggi con cui interagire, magari per scambiare due semplici chiacchiere o per scovare qualche interessante missione secondaria, appunto. Oppure, ancora, per cercare nuovi percorsi e oggetti rari, e svolgere diversi mini giochi che spaziano dalla pesca a degli scontri all’interno di apposite arene, fino alla possibilità di allevare e far evolvere dei mostri, da aggregare poi in battaglia al fianco dei componenti della propria squadra, giusto per fare degli esempi.

Insomma, tanta carne al fuoco per un titolo che non sarà originalissimo, ma che è comunque in grado di offrire un buon livello di sfida ai giocatori e tanto divertimento, e dove se vogliamo trovare qualche difetto dobbiamo cercare tra alcuni glitch e freeze a cui però il team pare stia già lavorando per risolverli, e a una certa ripetitività di fondo in alcune sessioni tipiche però del genere.
Per il resto, Rainbow Skies si rivela una produzione estremamente gradevole anche per quanto riguarda l’aspetto tecnico, grazie a una grafica molto carina, dal classico stile fantasy ma alla giapponese, con ambienti variegati e colorati che ben rappresentano il mondo in cui è ambientata l’avventura.

Dalle aree innevate a quelle marine, spaziando per le zone ricche di vegetazione o per quelle rocciose, il titolo regala alla vista un bel quadretto d’insieme e una certa varietà di locazioni. Bella in particolare la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto quelli principali, e dei boss. Completano il quadro un comparto sonoro caratterizzato da una colonna sonora che non fa gridare al miracolo, ma lo stesso gradevole da ascoltare e perfetta per accompagnare i giocatori durante ogni fase dell’avventura, e i testi completamente tradotti in italiano. Una bella aggiunta che a nostro parere gioverà alla diffusione del gioco ma anche alla comprensione di ogni più piccola sfaccettatura della storia.

COMMENTO FINALE

Rainbow Skies non è a livello di mostri sacri come Disgaea e Final Fantasy Tactics, ma resta ugualmente un ottimo esponente del genere, capace di tenere impegnati gli utenti e divertirli per ore e ore, grazie alla sua giocabilità, all’ottimo sistema di upgrade per i personaggi e a una longevità piuttosto elevata, che rendono sopportabili alcune fasi tendenzialmente un tantino ripetitive nello svolgersi. Se poi consideriamo il prezzo estremamente competitivo, allora non possiamo che consigliarlo vivamente a tutti gli appassionati di giochi di ruolo strategici vecchio stampo.

 

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The Lost Child debutta oggi

NIS America annuncia che The Lost Child arriva oggi in Europa su, PS4 e PS Vita (in versione digitale), Switch e sarà disponibile in Oceania il 6 luglio. Ieri una piccola anticipazione con il trailer di lancio che vi riproponiamo a seguire.

SINOSSI

Il giornalista dell’occulto, Hayato Ibuki, si imbatte in una strana ragazza mentre investiga su una serie misteriosi suicidi avvenuti a Tokyo. Dopo averle salvato la vita, questa lo implora prima di sopravvivere, per poi conferirgli un dispositivo mistico che gli consente di catturare creature celesti e arcane.
Il ragazzo è dunque trascinato in un mondo al di là del nostro, in cui dimorano dei mostri orribili e degli esseri celestiali. Qui sarà impegnato in dungeon chiamati Layers e in misteri legati al dispositivo. Il luogo in cui lo condurrà questo viaggio potrebbe decidere il destino del nostro mondo.

CARATTERISTICHE CHIAVE

  • Mitologia illimitata – Oltre 100 astrali da miti e leggende, ognuno con 3 forme uniche per progredire di livello.
  • Diffondete la ricchezza della conoscenza: ci sono oltre 250 abilità da imparare e distribuire tra la vostra squadra di astrali.
  • L’infinito Abisso vi attende: mettetevi alla prova contro enormi dungeon composti da oltre 100 piani di pericoli mortali.

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The Banner Saga 2, Recensione Switch

The Banner Saga 2 è arrivato su Nintendo Switch lo scorso 7 giugno ad un mese di distacco dal prequel già recensito su queste pagine.

La seconda di Stoic Studio, un team indipendente di stanza in Texas, Stati Uniti d’America, raggiunge l’ammiraglia di Nintendo a quasi esattamente due anni di distanza dal suo esordio Pc. Eredita, tuttavia, la configurazione delle versioni console PS4 e Xbox One, come è logico attendersi ma con la solita marcia in più che può vantare solo Nintendo: quella di poterci giocare praticamente ovunque, senza soluzione di continuità.

Per chi non lo sapesse, parliamo di un videogioco di ruolo con battaglie tattiche degne di XCOM, ambientazione fantasy di tutto rispetto e una trama di stampo classico accompagnata da disegni che ricordano le più belle produzioni di Don Bluth.

LA GUERRA PER LA SOPRAVVIVENZA CONTINUA

The Banner Saga 2 prosegue la narrazione interrotta nel primo The Banner Saga e ne ripresenta molti personaggi fondamentali. Se foste, inoltre, di quei videogiocatori che apprezzano conoscere la storia dall’inizio, portando a termine i capitoli in ordine cronologico troverete, ad attendervi, una lieta caratteristica: tutte le scelte prese nel primo capitolo sono ereditate dal secondo tramite l’importazione del salvataggio originale. Il peso e la responsabilità di quanto accaduto prima, dunque, vi accompagna anche adesso.

Umani e Varl (giganti dalle corna lunghe e dal temperamento tipico di certi, leggendari, vichinghi) continuano sotterrare l’ascia di guerra e a far fronte comune: devono contrastare una minaccia al mondo per come lo conoscono, i Dredge. Alle fila di coloro che lottano per il futuro del mondo si aggiungono gli Horseborn, affascinanti Centauri che hanno un bel caratterino. Il giocatore avrà il suo bel da fare per mandare avanti l’ormai famosa carovana di popoli e farli andare, magari non d’amore e d’accordo, ma almeno di tolleranza e rispetto.

UNA SECONDA GIOVINEZZA

The Banner Saga 2, per merito della sua splendida direzione artistica e l’assoluta capacità di adattarsi tanto al sistema di controllo del mouse misto a tastiera quanto ai joypad, arriva su Nintendo Switch ereditando quanto di buono è stato osservato già due anni fa in sede di recensione della versione PlayStation 4 e quello che di assolutamente gradevole propone Nintendo Switch: giocare fuori di casa.

Soprattutto nel caso dei videogiochi di Stoic, che prediligono un seguire la trama e offrono molti punti in cui interrompere il gioco per prendersi una pausa, non ci è mai sembrato di essere così vicini ad una serie di videogiochi che possa essere una validissima alternativa ad un libro, un audiolibro o un kindle. Su Pc e console da salotto, insomma, si potevano lodare la direzione artistica, le scelte narrative e la cura per le fasi tattiche. In The Banner Saga 2, oltre tutto, si espande molto il versante delle battaglie offrendo nuove unità, una nuova razza, varietà e situazioni più dinamiche, meno tediose (qualcuno è riuscito a lamentarsi pure di questo e Stoic è riuscito a smussare questi spigoli).


I punti dolenti restano sempre i soliti: se foste cresciuti a pane e Bayonetta evitatelo come la peste, perché qui non c’è azione al cardiopalma e sparare a tutto quello che riempie lo schermo. Si va avanti piano, si legge molto (grazie a Stoic anche in italiano) e si “sfoglia un libro”. Come per il primo capitolo, quando lo si gioca in portabilità le bellissime tavole disegnate devono cedere un po’ di spazio (fino a metà schermo) per i sottotitoli più sostanziosi. A parte questo, ci sono ben pochi motivi per non proseguire la saga degli umani e dei Varl, soprattutto se aveste gradito il primo capitolo quanto lo abbiamo gradito noi.

COMMENTO FINALE

The Banner Saga 2 per Nintendo Switch è un videogioco di ruolo e tattico che prende spunti da giochi tipo XCOM. Prosegue le avventure di buona parte dei protagonisti del capitolo originale e porta con sé nuovi personaggi, nuove unità da schierare nella lotta, nuove abilità. Insomma: The Banner Saga 2 riprende ed espande il concetto di videogioco di ruolo tattico del capostipite consegnando al pubblico un degno seguito.

La fatica di Stoic, lo studio di sviluppo che ai tempi vantava solo tre addetti ai lavori, ha raggiunto Nintendo Switch lo scorso 7 giugno di quest’anno, portando con sé anche il bel lavoro di “cause ed effetti” tanto caro agli estimatori della serie e del genere. Le scelte da noi effettuate nel primo The Banner Saga vengono ereditate nella nuova avventura portandoci a sostenere il peso delle nostre azioni.

Adesso Stoic Studio vanta quattordici sviluppatori e in attesa di poter provare il terzo capitolo della saga, atteso per luglio, possiamo prepararci godendoci non solo il primo, ma anche il fantastico secondo capitolo di questo studio indipendente. Se aveste apprezzato il primo, non avete molte scuse per evitare The Banner Saga 2 e farvi rapire dal fascino e dalla magia di questa importante produzione indipendente.

 

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Fallout 76 potrebbe ricevere il supporto VR

Fallout 76 è stato tra i protagonisti dell’E3 2018 che si è concluso da poco a Los Angeles. Presentato nella conferenza-evento di Bethesda, il nuovo capitolo della serie ruolistica ad ambientazione post-apocalittica quasi certamente non avrà il supporto per la realtà virtuale al lancio. Tuttavia potrebbe riceverlo in futuro.

Pete Hines, vicepresidente di Bethesda, abbia candidamente e sostanzialmente detto ad UploadVR di non aver piani attuali in merito.

“Non sono sicuro di come funzionerebbe. Non ho mai sentito la VR menzionata in relazione a Fallout 76. Ciò non significa che non accadrà, però”.

La curiosità sul supporto alla realtà virtuale nasce dal fatto che la software house abbia pubblicato nel recente passato Doom VFR e Skyrim VR. Resta da capire se questa caratteristica possa essere efficace anche su un titolo come Fallout 76 che avrà anche una forte componente multiplayer che, per inciso, fa il suo debutto nella saga. Probabile che dopo aver ottimizzato il tutto, la VR possa arrivare come nei titoli sopracitati.

Il gioco, lo ricordiamo, debutterà il prossimo 14 novembre. All’E3 2018 ci sono state diverse informazioni importanti che sono elencate in questo nostro articolo dove è presente anche il trailer in 4K ed altre immagini. Pronti ad esplorare la Virginia Occidentale post-nucleare?

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